Identikit statistici: Andy Murray

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Identikit statistici: Andy Murray

Uno sguardo statistico al gioco del campione scozzese

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Andy Murray - Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)
 
 

Per molto tempo si è pensato che la carriera di Andy Murray fosse destinata a essere etichettata con “grande tennista, ma purtroppo è stato sfortunato a essere contemporaneo dei Big Three”. Sembrava infatti che Andy fosse, per così dire, il meno fab dei fab four, ovvero il meno favoloso dei favolosi quattro, espressione che identifica i Beatles ma anche, nel mondo tennistico, il quartetto Federer-Nadal-Djokovic-Murray. Ma il campione scozzese, oltre a grandi colpi e indiscutibile talento, ha dimostrato un carattere eccezionale e ha saputo cogliere le sue occasioni. Raggiunge la vittoria Slam, che per tanto tempo gli era sfuggita, a Flushing Meadows nel 2012 e poi, per ben due volte (2013 e 2016), sull’erba di Wimbledon, il torneo di casa, interrompendo un digiuno che per i tennisti britannici durava da 77 anni, dai tempi di Fred Perry.

Nel 2016, il coronamento di un lungo, difficile ed entusiasmante percorso: a fine anno, Andy Murray è numero uno del mondo. Purtroppo, gli anni successivi sono funestati da un brutto infortunio all’anca, che si pensa addirittura possa rappresentare la fine della carriera. Ma Andy torna in campo e, a giudicare dal match di primo turno dello US Open che lo vede opposto al numero 3 del ranking Stefanos Tsitsipas (perso al quinto set dopo quasi cinque ore di gioco, con il greco che non offre una grande prova di sportività, dando l’impressione di sfruttare i toilet break per rompere il ritmo dell’avversario) sembra intenzionato a fare ancora parlare di sé nella stagione 2022, come testimonia la finale raggiunta nel torneo di Sydney, risultato purtroppo non confermato a Melbourne (Murray esce al secondo turno, per mano di Taro Daniel).

Prima di analizzare il gioco di Murray esaminando i suoi match di Grande Slam degli ultimi dieci anni (2011-2021), per provare a intuire quali sorprese potrà ancora riservare il suo percorso, ripercorriamo le tappe fondamentali della carriera dello scozzese fino a questo momento.

 

PALMARÈS

Già a livello giovanile Murray fa la conoscenza di Rafa Nadal e, proprio a seguito di tale incontro, chiede ai genitori di potersi trasferire in Spagna per confrontarsi con avversari di maggiore valore (in Scozia Andy non ha rivali). Poco dopo, nel 2004, a 17 anni, Murray si aggiudica lo US Open juniores. L’anno successivo, grazie a una wild card, esordisce a livello ATP nel torneo di Barcellona, e viene sconfitto, dopo essersi aggiudicato il primo set, da Jan Hernych. La prima vittoria, molto netta (6-1 6-2) arriva sui prati del Queen’s, e a fine stagione Murray si piazza già tra i primi cento giocatori del mondo.

L’anno successivo, il talento di Andy si rivela al mondo: vince il suo primo torneo a San Jose, sconfiggendo Andy Roddick (allora numero 3 del mondo) in semifinale e Lleyton Hewitt, ex numero uno del mondo, in finale, rimontando dopo aver perso il primo set per 6-2. A fine stagione, Andy è già in Top 20. Nel 2007 il tennista scozzese difende con successo il titolo di San Jose e si aggiudica il torneo di San Pietroburgo. Complice la semifinale raggiunta al Master 1000 di Miami e i quarti di finale a Parigi-Bercy, la scalata continua, e Murray chiude la stagione all’undicesimo posto della classifica ATP.

L’anno successivo, Murray raggiunge la quarta posizione in classifica, vincendo i suoi primi tornei Masters 1000 (Cincinnati e Madrid). E ha occasione di fare conoscenza, sempre più da vicino, con una sorta di “soffitto di vetro”, rappresentato dai Big Three: in particolare, in quel momento, da Federer e Nadal, con Djokovic in ascesa ma non ancora così vincente. Allo US Open Murray sconfigge Nadal in una grande semifinale, disputata in due giorni causa pioggia, ma il giorno successivo, prosciugato di energie, non può nulla contro Federer, cui si arrende in tre set.

Arriverà in una finale Slam nel 2010 e nel 2011 in Australia, poi a Wimbledon nel 2012. In tutte e tre le occasioni viene sconfitto: due volte da Federer, una da Djokovic, che nel 2011 vive una stagione straordinaria e sembra essere il nuovo uomo da battere. Nel 2012 però, Andy ha un’altra occasione: l’occasione di una rivincita ai danni di Federer, che lo aveva costretto alle lacrime dopo la finale persa a Wimbledon.

Subito dopo quella sconfitta, ancora in campo, Andy dichiarò: “So piangere come Roger [con ogni probabilità Andy si riferisce alle lacrime di Federer dopo la finale persa con Nadal in Australia, nel 2009, ndr], ma purtroppo non so giocare come lui”. Poco dopo però, i tennisti migliori del mondo si ritrovano ancora a Wimbledon, per le Olimpiadi di Londra. E la finale è ancora una volta Federer-Murray. Qualcosa però è cambiato, e oltre alle consuete ed eccezionali doti di “difesa attiva”, colpi che non soltanto raccolgono le bordate dell’avversario ma cercano di ribaltare lo scambio, Andy mette in mostra un tennis più propositivo e d’attacco, giocando più vicino alla linea di fondo, e sfruttando meglio l’ottimo tocco sotto rete.

Murray vince e poco dopo trionfa anche a Flushing Meadows, conquistando il suo primo Slam, battendo Djokovic in cinque set dopo essere stato rimontato da due set a zero. L’anno dopo vince finalmente a Wimbledon per il tripudio del pubblico, battendo ancora una volta Djokovic. Poi, purtroppo, è vittima di un infortunio alla schiena che non gli consente di dare il massimo nella stagione 2014. Nel 2015 però Murray rientra di gran carriera, aggiudicandosi la Coppa Davis con Team GB e, data la grande regolarità ad alto livello, la seconda posizione mondiale. L’anno successivo, come ricordato nell’introduzione, impreziosito dalla prima finale sulla terra di Parigi, dal secondo trionfo olimpico a Rio e da un finale di stagione entusiasmante, coronato dalla vittoria delle ATP Finals, Andy riesce a chiudere davanti a tutti, in cima al ranking.

Poi, i problemi all’anca: le due operazioni, nel 2018 e nel 2019. C’è grande incertezza sulle possibilità di rientro dello scozzese ai suoi livelli. In seguito, però, in un anno particolare come il 2021, ancora caratterizzato dalla pandemia, proprio a fine stagione Murray mostra tutto il talento e il carattere che gli sono valsi l’affetto di milioni di tifosi in tutto il mondo.

Ma quali sono i segreti che permettono al campione scozzese di esprimersi a un livello così elevato per tanto tempo, pur in presenza di avversari formidabili? Proviamo a capirlo analizzando le sue partite giocate in tornei del Grande Slam negli ultimi dieci anni, dal 2011 (compreso) in poi.

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo, nei limiti del possibile, di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Murray degli ultimi dieci anni con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Andy Murray, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Non stupisce certo la capacità di Murray di produrre colpi vincenti su tutte le superfici, ma colpisce come il saldo tra vincenti ed errori non forzati sia significativamente migliore sull’erba, forse la superficie più congeniale al gioco del campione scozzese (e su cui, in effetti, ha raccolto alcuni tra i suoi maggiori successi, a cominciare dall’oro olimpico a Londra).

A differenza di altri tennisti, Murray non sembra essere particolarmente più (o meno) propenso a cercare la via della rete in funzione della superficie: mediamente, si presenta a rete tra le quindici e le venti volte per match, sia su erba che su cemento che su terra.

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa:

Figura 2. Altre statistiche medie per Andy Murray, match di singolare in tornei del Grande Slam dal 2011 in poi

Da questo secondo plot, è evidente in primo luogo la costanza di rendimento ad alti livelli, con una percentuale di match vinti che si aggira, su tutte le superfici, sempre intorno all’80%. Notevole anche la capacità di Murray di salvare palle break, in particolare sull’erba dove sfiora il 75%, a testimonianza di una grande forza mentale e di una notevole capacità di reazione, nei momenti più critici.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI MURRAY

Dopo questa panoramica, proviamo a chiederci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Murray alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. Se Murray si procura almeno quattro palle break, e se non ne concede più di otto, allora si aggiudica la partita”. Il pattern si è verificato in cento occasioni e, in tutte e cento, Murray ha vinto il match.
  2. “Se Murray ha un rendimento a rete di almeno il 3% superiore al suo avversario, e se l’avversario non mette a segno più di 6,9 vincenti per set più di lui in media, allora lo scozzese vince la partita”. Il pattern è altrettanto generale, e quasi altrettanto preciso: si è verificato 102 volte, e per 101 volte Murray si è aggiudicato la vittoria.
  3. “Se Murray commette mediamente oltre 1,8 errori gratuiti più dell’avversario per set, e se trasforma meno del 21,1% delle palle break, allora viene sconfitto”. Il pattern è molto specifico, ma anche molto preciso: si verifica sette volte, e si tratta di sette sconfitte di Murray.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione scozzese. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Murray, dal 2011 in poi. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

L’elemento più significativo, forse un po’ sorprendentemente, è la differenza tra il rendimento a rete di Murray e quello dell’avversario. Ricordiamo però che, effettivamente, lo scozzese ha sempre mostrato, anche all’apice della propria carriera, di soffrire un po’ i giocatori particolarmente aggressivi, che cercano spesso (e con successo) la via della rete. Pensiamo, ad esempio, alla sorprendente sconfitta in quattro set nel match di primo turno con Mischa Zverev all’Australian Open 2017. Possiamo quindi provare a interpretare questo dato come la rappresentazione del fatto che l’elemento più rilevante per Murray è riuscire a giocare la propria partita, in progressione, senza subire repentine accelerazioni nel ritmo dello scambio da parte dell’avversario.

Seconda, terza e quarta posizione del feature ranking sono tutte dedicate alle palle break e rappresentano rispettivamente la differenza in termini di rendimento nella trasformazione delle palle break (seconda feature), il numero di palle break dell’avversario (terza) e di Murray (quarta). Interessante il fatto che, ancora una volta, la priorità di Murray sia di impedire all’avversario di crearsi delle occasioni. Soltanto in seconda battuta è rilevante il numero di palle break che lo scozzese riesce a costruire. Forse possiamo leggere questa evidenza statistica come segue: col procedere della partita, dato il suo talento, lo scozzese avrà senz’altro delle occasioni. L’importante è che, fino a quel momento, chiuda la porta all’iniziativa dell’avversario, mostrandosi aggressivo.

Come quinta feature, troviamo un dato davvero controintuitivo: la differenza media, in termini di errori gratuiti per set, è correlata inversamente con la vittoria di Murray. In altre parole, è leggermente più probabile che lo scozzese vinca se, nel complesso, commette qualche errore gratuito più dell’avversario. Naturalmente, tale elemento non va interpretato come un invito all’autolesionismo tennistico ma, ancora una volta, come conferma dell’importanza, anche a costo di qualche errore, di tenere il pallino del gioco, giocando più vicino alla riga di fondo e senza lasciarsi tentare dalla prospettiva di sfruttare le sue doti atletiche e difensive per giocare soltanto di rimessa.

Basteranno le indubbie capacità e la grande tenacia di Andy a garantirgli un ritorno al vertice, o perlomeno qualche fiammata delle sue? Forse, data la posizione attualmente non ancora brillante in classifica ATP (a seguito del periodo complesso per via dell’infortunio) Andy avrà bisogno anche di qualche tabellone favorevole per riprendersi, di un po’ di fortuna insomma. Fortuna che, senz’altro, gli augurano tutti gli appassionati e i molti tifosi.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Wimbledon, preview quarti: Halep-Anisimova, Nadal-Fritz e Garin-Kyrgios

LONDRA – Due semifinali anticipate fra Simona e Amanda, e fra Rafa e Taylor. Più la curiosità per Nick contro Cristian, fisico dell’australiano permettendo

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(da Londra il nostro inviato)
Simona Halep – Amanda Anisimova
Dal punto di vista di Simona, una partita molto molto simile a quella vinta in modo nettissimo su Paula Badosa, che è una giocatrice di tipologia quasi sovrapponibile ad Amanda. Bei fisici, belle botte con tutti i fondamentali, tendenza a cercare le palle filanti e semipiatte. Purtroppo per loro, davanti a una maestra della corsa e del contrattacco come la Halep in forma vista qui a Wimbledon, o realizzano percentuali straordinarie, o non ne escono. Favorita Simona, quindi, a meno di una prestazione straordinaria di Anisimova.
Consigliata a chi apprezza le battaglie fra violenza e manovra.

Taylor Fritz – Rafael Nadal
Il match del giorno, perchè Taylor è arrivato ai quarti giocando bene, in crescendo, e mettendo in mostra un bell’adattamento all’erba. Mi perdoneranno gli avversari precedenti, a cominciare da Lorenzo Sonego, ma questo sarà il primo vero test per Rafa, e se lo supererà probabilmente la semifinale con chi vincerà tra Garin e Kyrgios sarà meno pericolosa, dati i problemucci fisici e di affaticamento accusati dal favorito di quella sfida Nick. Se poi dovesse uscirne Garin, insomma, immaginarlo battere Nadal sul centrale mi riesce difficile. Ma prima, per lo spagnolo ci sono da affrontare i gran servizi, i drittoni, i rovesci ficcanti e l’ottima fisicità di Fritz, che a Indian Wells l’ha battuto, anche se era stata una partita fra infortunati vinta dal meno malconcio.
Consigliata ai tifosi di Rafa, e pure a quelli di Djokovic che potranno monitorare lo spauracchio.

Cristian Garin – Nick Kyrgios
Il simpatico Cristian piace un po’ a tutti, è un ragazzone allegro e davvero forte (è stato nei primi 20, ora è 43 ATP), ma decisamente quello che gli sta succedendo quest’anno a Wimbledon ha del miracoloso, considerato che è un picchiatore da terra e cemento prestato ai prati con diverse perplessità tecniche. Qualche giorno fa ha dichiarato: “quando ho visto che avrei dovuto giocare contro Berrettini ero furibondo. Lui e Djokovic per me erano i più forti del torneo, mi sembrava una vera sfortuna avere Matteo al primo turno“. Sono d’accordo con lui, i rimpianti per Matteo vengono fuori ogni volta che scrivo il suo nome. Dovrebbe bastare una versione di Nick appena sufficiente per far valere la differenza di talento e propensione all’erba, ma con l’australiano fare pronostici è semplicemente inutile. Speriamo che Kyrgios stia bene atleticamente, e che sia un confronto divertente.
Consigliata a tutti, come sempre quando scende in campo Nick.

 

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Wimbledon, Maria: “Mi piace che si parli di me come madre. Cambiare il rovescio non è stato semplice”

La veterana tedesca raggiunge la prima semifinale Slam della carriera. Dopo i 34 anni, solo altre cinque campionesse sono riuscite nell’impresa a Wimbledon

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Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Non si ferma l’incredibile corsa di Tatjana Maria, che a quasi 35 anni (li compirà l’8 agosto) ottiene la prima semifinale Slam della carriera. La tedesca fa suo il derby contro la connazionale Jule Niemeier, che al secondo turno aveva eliminato la testa di serie numero due Anett Kontaveit. “È fantastico, ho cercato di mantenere la calma nello spogliatoio e capire quello che avessi fatto, ma è ancora difficile da realizzare!”. Queste sono state le primissime parole della numero 103 del mondo all’esordio in conferenza stampa, lei che è soltanto la quarta giocatrice dal 1984 a raggiungere le semifinali a Wimbledon nonostante fosse fuori dalla top100 ad inizio torneo (le altre sono Mirjana Lucic, n°134 nel 1999; Jie Zheng, n°133 nel 2008 e Serena Williams, n°181 nel 2018).

D: Ti sei attenuta alla tua solita routine questa mattina, con la solita lezione di tennis con tua figlia? E oltre a ciò, ci racconti che cosa vuol dire vivere queste emozioni insieme alla tua famiglia?

Tatjana Maria: “Sì, era tutto uguale. Questo mattina siamo arrivati ​​alle 8:30 e Charlotte (sua figlia, ndr) aveva una lezione. Continuiamo alla stessa maniera: fuori dal campo per me non cambia nulla, quindi cerco di continuare così. Anche se giocherò le semifinali (sorride)!”

 

D: Si parla molto del fatto che sei madre di due bambine e quanto tutto ciò sia incredibile. Ti piace essere descritta così o preferiresti, semplicemente, che si parlasse di te come una tennista?

Tatjana Maria: Mi piace assolutamente che si parli di me come madre. Penso che questa sia la cosa più importante della mia vita. Sono in semifinale di Wimbledon ed è incredibile, ma sono pur sempre una mamma. Dopo questo torneo vedrò i miei figli e farò le stesse cose che vedo e faccio ogni singolo giorno”.

D: Hai appena detto che è incredibile quello che hai raggiunto. Come mai?

Tatjana Maria: “Sicuramente perché questo è il miglior Grande Slam della mia carriera. In passato avevo soltanto raggiunto una volta il terzo turno qui, mentre negli altri Major non ero mai andata oltre il secondo turno: ora sono in semifinale a Wimbledon. Ho sempre creduto di avere qualcosa dentro, però essere arrivata a questo punto, specialmente dopo che un anno fa ho dato alla luce la mia secondogenita, è qualcosa di incredibile.

D: Che cos’ha detto Charlotte della tua vittoria?

Tatjana Maria: Charlotte è felice di poter stare altri due giorni qui! Ha capito che è qualcosa di davvero speciale, è molto orgogliosa di me e questo è fantastico”.

D: Posso chiederti qualcosa sul cambiamento del tuo rovescio? Dev’essere molto rischioso cambiarlo ad un punto già avanzato della tua carriera: quanto è stato difficile? Ha funzionato fin dall’inizio oppure no?

Tatjana Maria: “È stato molto complicato, perché dalla parte del rovescio giocavo soltanto lo slice. Non avevo mai giocato un rovescio a due mani, nemmeno quando la mia avversaria veniva a rete. Mio marito mi ha detto di voler provare a cambiare il mio rovescio e farmelo giocare a una mano: è stato rischioso, certo, ma mi sono totalmente fidata di lui. Ora mi sembra di non aver mai giocato un colpo diverso da questo. Ovviamente all’inizio non era facile, avevo bisogno di fiducia e di giocarlo quante più volte possibile. Con il tempo è sempre andato meglio.

D: La lista delle donne che sono riuscite ad approdare in semifinale a Wimbledon dopo i 34 anni comprende Billie Jean King, Martina Navratilova, Chrissie Evert, Venus Williams, Serena Williams e ora Tatjana Maria. Che effetto fa far parte di questo gruppo?

Tatjana Maria: È incredibile, davvero. Non riesco ancora a credere che il mio nome appartenga a questo gruppo, senza dubbio mi rende orgogliosa.

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Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.


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D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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