Guerra in Ucraina, Medvedev: "Noi tennisti siamo per la pace". Da Svitolina a Dolgopolov, le reazioni

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Guerra in Ucraina, Medvedev: “Noi tennisti siamo per la pace”. Da Svitolina a Dolgopolov, le reazioni

Diversi i messaggi di pace arrivati in queste ore, dalle parole del nuovo n. 1 a quelle di Rublev, Nadal e dei tennisti ucraini. Così Stakhovskiy: “Se l’Ucraina cadrà, l’Europa sarà la prossima”

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Daniil Medvedev - Acapulco 2022 (Twitter - @AbiertoTelcel)
Daniil Medvedev - Acapulco 2022 (Twitter - @AbiertoTelcel)
 

Il mondo del tennis unito contro la guerra. É questo il messaggio di pace arrivato nelle ultime ore da parte di diversi esponenti di questo sport, russi, ucraini e non solo. Insomma, da cittadini del mondo. Lo scorso 24 febbraio, con l’attacco alla capitale Kiev, la Russia di Vladimir Putin ha lanciato un’operazione militare senza precedenti mirata all’invasione del territorio ucraino.

Un affronto alla pace mondiale, oltre che europea, che non può lasciare indifferenti. Nessuno escluso, in particolar modo personaggi che muovono l’opinione pubblica come i tennisti e più in generale gli sportivi. E così, il nuovo n. 1 del mondo, un russo, Daniil Medvedev, mette da parte le considerazioni su quello che accade nel rettangolo da gioco per concentrarsi su cose al momento più rilevanti. “In questa fase capiremo che il tennis a volte non è così importante” – ha dichiarato il moscovita nella conferenza dopo il match di quarti vinto ad Acapulco – “Come tennisti noi promuoviamo la pace il tutto il mondo. Sono stato in tanti Paesi diversi fin da quando ero juniores e non è facile per me sentire tutte queste notizie. Io sono per la pace“.

Medvedev ha poi voluto ricordare come, nella finale di doppio giocata lo scorso weekend a Marsiglia, sia stata proprio una coppia formata da un russo e un ucraino a trionfare (Andrey Rublev e Denys Molchanov): “É stato fantastico, perché le persone hanno bisogno di stare insieme“. Proprio uno dei protagonisti della finale, Rublev (campione anche in singolo), ha dichiarato dopo la vittoria di ieri ai quarti del 500 di Dubai: “In questi momenti la mia partita non conta, quello che sta succedendo è terribile. Capisci quanto sia importante la pace nel mondo, e rispettarsi gli uni con gli altri, non importa chi siamo, ed essere uniti. Dobbiamo avere cura della Terra e del nostro prossimo. In queste ore molti mi hanno attaccato su internet solo perché sono russo, ma anche se mi tirano pietre io voglio mostrare che sono per la pace“.

 

Medvedev-Nadal sarà una delle semifinali del 500 di Acapulco ma, in questo momento, lo spagnolo preferisce rivolgere i propri pensieri a ciò che sta succedendo in Ucraina: “È una notizia devastante e incomprensibile” – ha dichiarato Nadal al termine del match vinto contro Paul – “Posso esprimere la mia opinione come cittadino, non come tennista. Non voglio parlare di chi incolpare, quale sia il problema o no, ma qualunque sia a questo punto e nel secolo in cui siamo, mi sembra incredibile che ci siano le guerre. Mi sfugge il motivo in ogni modo. Non riesco a capirlo. Spero che finisca il prima possibile, che possano esserci il minor numero possibile di persone colpite, il minor numero di perdite possibili, che finisca ora“.

In quanto “vittime” dirette dell’attacco da parte delle forze russe, non potevano mancare i messaggi da parte dei tennisti ucraini. E così, è forte la presa di posizione di Marta Kostyuk, diciannove anni e n. 54 del ranking, che su Instagram scrive: “L’Ucraina ha la propria storia, la propria cultura, la propria lingua. Non è parte della Russia, non lo è mai stata e non lo sarà mai”. Un messaggio, poche parole ma dirette, arrivano da Elina Svitolina (n. 15 WTA) che, dopo aver cambiato l’immagine dei propri profili social in favore di una mano con la bandiera ucraina, scrive: “I can’t“. Non posso.

Messaggi di pace, ma anche politici, arrivano poi dall’ex tennista ucraino Alexander Dolgopolov e dal giocatore di Kiev Sergiy Stakhovsky, entrambi ritirati. “Tutto il mondo libero deve sapere che ora soltanto l’Ucraina si frappone tra loro ed un regime folle!” – scrive su Twitter Dolgopolov – “Europa, Stati Uniti, Gran Bretagna e tutti gli altri, si facciano avanti. Abbiamo bisogno di aiuto“. Un messaggio di allarme non solo per ciò che sta accadendo in questo momento, ma anche per quello che potrebbe succedere in futuro, come sottolineato anche da Stakhovsky sempre su Twitter: “Vorrei incoraggiare tutti i miei amici nel mondo a fare pressione sui vostri governi, convincendoli a sostenere l’Ucraina con tutti i mezzi necessari. Per cacciare fuori dai loro paesi tutti i diplomatici e gli oligarchi russi. Se l’Ucraina cadrà, l’Europa sarà la prossima.“.

I primi passi concreti arrivano anche nel circuito Challenger dove è stato annullato il torneo in programma dalla prossima settimana a Mosca. Questo il messaggio ufficiale: “A causa delle preoccupazioni per la sicurezza dei giocatori e dell’incertezza relativa ai viaggi internazionali a seguito della recente escalation degli eventi tra Russia e Ucraina, il torneo ATP Challenger della prossima settimana a Mosca non si svolgerà come programmato

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Luca Van Assche, il primo 2004 a vincere un torneo Challenger: ecco il dato che può renderlo ottimista

Il diciottenne francese di origini italo-belghe iscrive il suo nome in un elenco che lo vede in compagnia anche di Alcaraz e Sinner

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Luca Van Assche – Maia Open 2022 (foto via Twitter @ATPChallenger)

Era in agguato da un paio di mesi, Luca Van Assche. Una, due, tre prede gli erano state soffiate all’ultimo momento da Cecchinato, Barrere e Krutykh. Era ormai solo questione di tempo, ma il tempo stava per scadere. O, meglio, il calendario era arrivato all’ultimo foglio da strappare, quello con i nomi di Maspalomas, nella Canarie, e Maia, in Portogallo. È stata quest’ultima la destinazione scelta da Luca per l’ultimo torneo della stagione, il Maia Open, categoria Challenger 80. Così, dopo tre finali perse, il diciottenne francese ha messo le mani sul suo primo trofeo a questo livello. Ora francese, ma nato a Woluwe-Saint-Lambert, comune nei pressi di Bruxelles, da padre belga e madre italiana, per poi trasferirsi con la famiglia a Aix-en-Provence all’età di tre anni.

Da numero 501 del ranking, a inizio anno ha giocato il suo ultimo torneo ITF, vincendolo. Ha così continuato la sua rapida ascesa (un anno prima era fuori dai primi 1500) fino all’attuale n. 138, l’ultimo (ma certo non ultimo) best ranking conquistato. Vincitore del Roland Garros 2021, per l’ATP misura 178 cm, un’altezza che, se confermata e definitiva, non è molto promettente, per quanto i due top 20 più bassi vantino appena cinque centimetri più di lui – e parliamo di Alcaraz e Ruud, numero 1 e 3 del mondo.

Di sicuro, almeno per adesso, non possiede il colpo che lascia fermo l’avversario, né a destra, né con il rovescio bimane, né con il servizio. Riservandoci di capire meglio nel prossimo futuro le qualità su cui può puntare per continuare un’ascesa che si fa sempre più ripida, ci sono un paio di dati che paiono di buon auspicio e, forse, anche per questo Luca sembra essersi avventato con particolare urgenza sul trofeo portoghese. Innanzitutto, l’elenco dei vincitori francesi under 18 a livello Challenger vede Richard Gasquet, Gael Monfils, Fabrice Santoro e Sébastien Grosjean. Vabbè, anche Corentin Moutet.

 

Inoltre, ci svela un tweet di Luca Fiorino, c’era una casella vuota in corrispondenza della classe 2004 nella lista dei primi vincitori Challenger di ogni annata ed è stata occupata appunto da Van Assche. Non che la concorrenza fosse agguerritissima, con il solo connazionale Fils (quello che aveva battuto Fognini nelle quali di Bercy per poi perderci al primo turno) a frequentare abitualmente la categoria. In ogni caso, considerando i nomi che lo precedono – Auger-Aliassime, Sinner, Musetti e Alcaraz – il giovane francese ha un motivo in più per essere ottimista riguardo alla propria carriera da pro.

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Bollettieri, da Todd Martin a Mouratoglou e Shapovalov: il saluto del mondo del tennis

Così il tennista canadese: “Ricorderò per sempre i tuoi insegnamenti”. E Mouratoglou: “Grazie a te ho sognato di costruire una mia accademia”

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Il mondo del tennis piange Nick Bollettieri: il noto coach americano è morto domenica 4 dicembre 2022 all’età di 91 anni dopo una vita dedicata a questo sport e alla crescita di campioni della racchetta. E mentre la notizia fa il giro del mondo, sono tante le reazioni di giocatori, coach e addetti ai lavori. Di seguito una breve raccolta dei pensieri di chi ha conosciuto e apprezzato Bollettieri durante la sua lunghissima attività nel tennis.

“Nick è stato uno dei più grandi ambasciatori del tennis – sono le parole di Todd Martin, ex giocatore statunitense -. La sua passione e la sua enorme energia sono state di ispirazione per chi lo ha conosciuto. Aver allenato più di dieci numeri uno del mondo è stato solo uno dei traguardi raggiunti da Nick. Ha lasciato un impatto duraturo a tutti i livelli di questo sport”.

Ecco il ricordo di un altro coach molto noto, Patrick Mouratoglou: “Nick, sei stato un pioniere e un visionario. Grazie a te ho sognato di avere una mia Accademia, per aiutare le giovani generazioni a diventare adulti inseguendo un sogno. Chi ti ha incontrato può testimoniare che avevi un’energia unica ed eri in grado di trasferire la tua potenza ai tuoi giocatori. Bollettieri ha fatto crescere l’industria del tennis e ha aperto opportunità per coach e giocatori. Ricorderemo tutti lo speciale essere umano che era”.

 

Telegrafico il ricordo su Twitter del coach e commentatore Brad Gilbert: “Nick, sei stato un gigante che ha aiutato intere generazioni di giocatori”. Un altro cinguettio è quello di Denis Shapovalov, che racconta: “E’ stato un onore conoscerti, Nick. Ricorderò e apprezzerò per sempre i tuoi consigli. Hai dato molto a questo sport, sarei sempre ricordato e amato come uno dei più gentili”. Infine, il ricordo della Hall of Fame del tennis è nelle parole dello storico Joel Drucker: “Nick Bollettieri è stato un carismatico allenatore in grado di lavorare con dieci numeri uno del mondo, uno dei soli cinque coach inseriti nella Hall of Fame. Un’infinita passione, unita a uno stile di vita da star dei film e un’etica votata al lavoro sette giorni su sette, è ciò che ha reso unico Bollettieri. […] E’ stato un innovatore, creando a fine anni Settanta quella che è diventata la prima accademia pienamente dedicata al tennis”.

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Lorenzo Sonego: “Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire”

“Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, come in Coppa Davis. “. In una lunga intervista al quotidiano La Repubblica di Torino, Lorenzo Sonego racconta le sue abitudini e gli obiettivi per l’anno prossimo

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Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Che Lorenzo Sonego sia un ragazzo umile e alla mano l’hanno capito tutti gli appassionati di tennis. Un’ulteriore conferma la si ha leggendo l’intervista rilasciata a Fabrizio Turco, collega che scrive per La Repubblica di Torino. In questa off-season, Lorenzo è nella sua Torino e si allena allo Sporting “perché qui mi sento a casa”.

Per lui che vive a poche centinaia di metri dal circolo, la sveglia è alle 7:30 ogni mattina e poi 4 ore di allenamento in campo e preparazione atletica al mattino e altrettante al pomeriggio, sempre sotto la guida attenta del suo inseparabile coach Gipo Arbino (intervistato in esclusiva pochi giorni fa) che l’ha scoperto e condotto nel mondo dello sport di racchetta quando ancora alternava il tennis al calcio nel Toro.

Classe 1995, Lorenzo non è ancora arrivato al suo meglio “Ho iniziato tardi e non sono mai stato un predestinato”. La passione per il tennis ha affiancato per tanti anni l’amore per il calcio, mai sopito che ancora agita il cuore del giovane torinese Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, proprio come in Coppa Davis. Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire, anche sul campo da tennis”.

 

Già, la Coppa Davis. In due giornate straordinarie, Lorenzo è stato l’eroe della spedizione azzurra. Prima la vittoria contro Frances Tiafoe, n. 19 del ranking, poi contro il mancino Denis Shapovalov, n. 18 “Però la partita della vita resta il 6-2 6-1 contro Djokovic, un paio d’anni da a Vienna. L’obiettivo per il 2023 è ritoccare il best ranking, mentre ora resta al n. 45. “Un pensierino alle Finals lo faccio e nel frattempo alzo l’asticella: l’obiettivo per il 2023 è migliorare la mia miglior posizione raggiunta in carriera, la n.21. La Coppa Davis purtroppo non assegna punti in classifica, ma vuoi mettere la soddisfazione?”. E chissà che quel sogno Finals di fine anno non possa concretizzarsi anche in doppio con il suo amico Andrea VavasSori. QUI INTERVISTATI IN ESCLUSIVA

Tra i suoi colleghi, il più simpatico è Berrettini, e non solo perché mi ha presentato Alice” cui Lorenzo riserva parole al miele sebbene non si parli ancora di matrimonio; Nadal “fuori dal campo è molto disponibile pur restando uno che daÀpoca confidenza” mentre Djokovic “è molto aperto”.

Gli Internazionali a Roma e Wimbledon sono per Lorenzo i tornei più belli ed emozionanti per l’atmosfera sugli spalti del primo e l’eleganza e la storia che si respira nel secondo ma i grandi spazi infiniti dei tornei americani come Miami e Indian Weels esercitano sempre un grande fascino. La stagione 2023 di Lorenzo Sonego inizierà il 2 gennaio al torneo di Adelaide e subito dopo il primo Slam dell’anno, gli Australian Open.

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