Il racconto di Steve Flink: l'ascesa di Alcaraz ai vertici del tennis

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Il racconto di Steve Flink: l’ascesa di Alcaraz ai vertici del tennis

Il giornalista americano Hall of Fame, Steve Flink, ripercorre il torneo di Miami che ha sancito il successo di Carlos Alcaraz

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Carlos Alcaraz - Miami 2022 (foto Twitter @atptour_ES)
 
 

Diciassette anni fa un incredibile Nadal raggiunse la finale del Masters 1000 di Miami e rischiò di portarsi a casa il titolo. Conduceva due set a zero su Roger Federer ed era avanti 4-1 nel terzo quando lo svizzero riuscì a trovare la chiave per una magnifica rimonta e infine vinse in cinque set. Nadal aveva ancora 18 anni allora ma nonostante la drammatica sconfitta contro Federer era evidente che quello spagnolo dall’incredibile dinamicità era inesorabilmente destinato ad arrivare ai vertici del tennis. In quella stagione Nadal vinse ben 11 tornei tra cui il Roland Garros, il suo primo Slam. Chiuse la stagione al numero 2. Da allora quest’agonista instancabile non ha mai cessato di correre, stabilendo un record di 21 major vinti e dimostrando la sua grandezza una volta dopo l’altra e sempre nelle occasioni più importanti.

C’è la sensazione sempre più forte che un altro spagnolo diciottenne dotato della medesima capacità di dare il meglio di sé quanto più alta è la posta abbia dimostrato di appartenere all’élite. Carlos Alcaraz è diventato il più giovane tennista della storia a vincere il Miami Open quando ha sconfitto il norvegese Casper Ruud 7-5 6-4 in finale. Alcaraz, che in questo torneo era testa di serie numero 14, è il terzo giocatore più giovane della storia ad aver mai vinto un Master 1000. Il più giovane fu Michael Chang quando vinse Toronto nel 1990. Secondo in questa speciale classifica è Nadal, che si aggiudicò il titolo a Montecarlo a diciott’anni nel 2005. Non è affatto sorprendente che Alcaraz si sia affermato a questi livelli a un’età così giovane e si tratta solo di una questione di tempo prima che trionfi in uno dei quattro Slam. La sensazione è che vi possa riuscire già quest’anno, forse alla fine dell’estate agli US Open.

Non c’è stato nessun altro nel mondo del tennis maschile dai tempi di Nadal nel 2005 che abbia giocato a questi livelli. Nadal è poi esploso dopo Miami in quella stagione che ha cambiato per sempre il panorama del tennis mondiale. Per come la vedo io Alcaraz è lanciato sulla medesima strada per il resto del 2022 e per tutta la carriera a venire. Può vincere 11 tornei quest’anno come fece Nadal nel 2005? Ne dubito. ma si è già aggiudicato due titoli in questa stagione e sicuramente ne vincerà almeno altri quattro o cinque. Ritengo che chiuderà il 2022 tra i primi cinque giocatori al mondo. Potrebbe anche ambire al numero 1.

 

Nel 2005 Nadal aveva già messo in mostra una straordinaria capacità di elevare il livello del proprio gioco e di dare il meglio di sé nei momenti più importanti delle occasioni più importanti, giocando come un avveduto veterano nonostante la propria inesperienza. L’esuberanza, la positività e l’intensità di Alcaraz ricordano molto Nadal, ma il suo gioco è decisamente più evoluto e vario di quanto non lo fosse quello di Nadal alla stessa età. Come disse una volta Ted Tinling, Hall of Famer ed erudito conoscitore del tennis, i paragoni sono odiosi. In questo senso Tinling aveva ragione in quanto tutti i campioni di tennis si evolvono in maniera diversa e affrontano sfide che hanno una propria unicità dettata dalle circostanze in cui avvengono. Nadal era perfino più maturo a diciott’anni e la scelta dei colpi era forse più sofisticata e precisa, ma Alcaraz è già un giocatore più completo. E’ dotato di un bagaglio completo con il suo gioco esplosivo da fondocampo esplosivo sia dal lato del dritto che da quello del rovescio, con la sua notevole varietà al servizio, il suo tocco squisito e l’utilizzo intelligente della palla corta. La sua copertura del campo non ha precedenti e gli permette di difendersi con una rapidità straordinaria. Costringe gli avversari a spingere oltre il limite perché sono consapevoli della sua velocità nel recuperare qualsiasi palla. La sua propensione a venire avanti non solo su palle che rimbalzano a metà campo ma anche facendo serve and volley è incredibile. E’ davvero impressionante come utilizzi questa tattica con un servizio kick a uscire sul rovescio dell’avversario che gli apre il campo per una volée di routine, o che a volte induce l’avversario direttamente all’errore sulla risposta.

Contro la testa di serie numero 6, il norvegese Casper Ruud, Alcaraz ha messo in atto rigorosamente il piano di battaglia che lo aveva contraddistinto durante l’intera settimana a Miami, combattendo ferocemente, cercando la ricetta ideale, mai cedendo al panico quando si è trovato a inseguire. Ruud possiede uno dei diritti più pesanti e precisi del circuito e il suo servizio e alquanto sottovalutato. Il 23enne norvegese è uscito dai blocchi ben determinato e in grande fiducia, aggiudicandosi 12 dei primi 18 punti. Si è così costruito un vantaggio di 3-0 per poi portarsi sul 4-1 dopo aver salvato una palla break nel quinto game. Alcaraz aveva dato l’impressione di essere un po’ apprensivo nelle fasi iniziali della partita cedendo il servizio nel secondo gioco con quattro errori non forzati di diritto.

Ma ci sono pochi giocatori nell’attuale mondo del tennis ad avere la perspicacia di Alcaraz, che è dunque riuscito a prendere le contromisure necessarie, in particolare assumendo molto di più il controllo del gioco con il dritto. Quando Ruud ha servito sul 4-2, ha mancato 5 primi servizi su sei e Alcaraz non gli ha dato scampo. Ha ottenuto il controbreak poi lo ha raggiunto sul 4-4. Dopo che Ruud ha tenuto il servizio nel nono gioco, Alcaraz ha giocato in maniera stellare sotto pressione. Quando ha servito sul 4-5, 30-30, a due punti dal cedere il set, è venuto avanti inducendo Ruud a colpire un passante di rovescio appena lungo, e ha poi piazzato un ace al centro a 124 miglia orarie.

Sul 5-5 Alcaraz non ha avuto esitazioni. Ha strappato ancora il servizio a Ruud ed è volato sul 40-15 nel dodicesimo game prima di perdere tre punti di fila. Ruud si è trovato così con un break point a disposizione ma Alcaraz ancora una volta ha giocato alla perfezione in un momento cruciale, affidandosi alla tattica serve and volley e Ruud ha sbagliato la risposta. Dopo essersi procurato un terzo set point con una volée vincente di diritto, Alcaraz ha giocato ancora di serve and volley chiudendo con uno smash su una risposta alta e morbida di rovescio. il set è così andato ad Alcaraz, 7-5. Nel secondo set lo spagnolo si è portato subito al comando in maniera decisa con due break. Ruud ha recuperato fino al 3-2 ma Alcaraz è stato poi inarrestabile: ha tenuto il servizio tre volte concedendo solo tre punti e ha chiuso 7-5 6-4. Quando ha servito per il match Alcaraz è stato letteralmente perfetto tenendo il servizio a zero e chiudendo i conti in maniera impeccabile e senza alcuna esitazione.

La maniera in cui ha recuperato uno svantaggio nella finale è stata indicativa di come ha giocato l’intera settimana. I primi due incontri erano stati relativamente semplici. Alcaraz ha debuttato nel torneo con una vittoria netta, 6-3 6-2, sull’ungherese Marton Fucscovics. Al turno successivo ha liquidato il campione degli US Open 2014, Marin Cilic, con un perentorio 6-4 6-4. Ma da lì il lavoro si è fatto duro per il teenager. Uno degli incontri più avvincenti del 2021 è stato il trionfo in 5 set di Alcaraz su Stefanos Tsitsipas agli US Open. È stato in quest’occasione che si è dimostrato definitivamente un giocatore da vertice. Da allora non si erano più incontrati ma a Miami, negli ottavi di finale, Tsitsipas ha cominciato la partita colpendo la palla con un tempismo perfetto e servendo brillantemente fino a portarsi avanti 5-2 nel primo set. A quel punto Alcaraz ha infilato una serie vincente di 7 game di fila e 30 punti su 38, portandosi a casa la partita con il punteggio di 7-5 6-3. Il greco è rimasto completamente disorientato dalla maestria dei colpi del mago spagnolo. Nei quarti di finale Alcaraz ha affrontato il serbo Miomir Kecmanovic, n.48, uno dei giocatori in maggior progresso quest’anno e dotato di una straordinaria solidità. Questa volta ha dovuto lottare fino all’estremo.

Da fondo campo i due si sono equivalsi e nel terzo set Alcaraz si è trovato in una posizione assai pericolosa sul 4-5 15-30. La sua reazione ha avuto dell’incredibile. Alcaraz ha piazzato un diritto vincente lungolinea, una stupefacente demi volée smorzata di diritto e poi ha seguito il servizio a rete per chiudere con una volée smorzata. Alcaraz si è trovato ancora a un passo dalla sconfitta nel tiebreak, in svantaggio 3-5. Ma si è prodotto in un’altra incredibile demi volée di diritto, un rovescio ficcante lungolinea che ha indotto Kecmanovic all’errore, un servizio vincente sul diritto dell’avversario e un passante lungolinea spettacolare. Quei quattro punti consecutivi hanno portato Alcaraz a una vittoria assai combattuta. Si è trovato cinque volte a due punti dalla sconfitta, ma nei momenti cruciali, si è dimostrato il più forte. In semifinale contro il campione uscente Hubert Hurkacz Alcaraz è stato ancora una volta messo alle strette. Si è trovato a inseguire 3-5 nel tiebreak del primo set ma si è aggiudicato i quattro punti successivi e un set che sembrava ormai compromesso. Anche il secondo set si è deciso al tiebreak ma questa volta Alcaraz lo ha vinto più agevolmente, chiudendo in grande stile un match senza break.

Poi c’è stata la finale con quella rimonta travolgente dal 1-4 e con 9 game vinti su 10 per una vittoria che segna l’inizio di una nuova carriera. Quest’incredibile Alcaraz, attualmente numero 11 al mondo, sta chiaramente riconfigurando il tennis maschile. Il tempismo è tutto nella vita. Tenete a mente che Daniil Medvedev ha perso a Miami da Hurkacz nei quarti, poi ha annunciato che si sottoporrà a un’operazione d’ernia che lo terrà lontano dai campi di gioco per uno o due mesi. Dopo aver provato brevemente l’ebbrezza di essere numero 1 al mondo si è perso. Inoltre la sconfitta contro Nadal agli Australian Open dopo essere stato in vantaggio per due set a zero e 3-2 0-40 nel terzo ha costituito uno shock devastante che ha sicuramente avuto un impatto psicologico negativo.

Sascha Zverev è stato magnifico nella seconda metà del 2021 e ha vinto le ATP Finals a Torino alla fine della stagione, ma quest’anno sta facendo una fatica enorme e a Miami quando ha perso in tre set da Ruud nei quarti di finale non stava bene. Ora si sta avviando verso la stagione sulla terra battuta con ben poca fiducia nei propri mezzi. Nadal stava furoreggiando nel 2022, con le vittorie nei suoi primi tre tornei della stagione e la finale a Indian Wells. Una costola fratturata lo ha rallentato e ha interferito con la preparazione per la stagione sulla terra battuta. Nel frattempo Novak Djokovic ha giocato solo un torneo quest’anno. Conta di tornare alla competizione a Montecarlo, ma il numero 1 del mondo ha assolutamente bisogno di giocare partite.

E così la scena è pronta per Alcaraz, che si farà prodigiosamente conoscere nelle settimane e nei mesi a venire. Ha lottato con Nadal fino allo stremo prima di perdere nella tormenta in cui si è giocata la semifinale di Indian Wells ma non è mai sembrato veramente intimidito dal suo illustre compatriota. Va detto che ora Alcaraz si vedrà sotto una nuova luce, consapevole di essere lui l’obbiettivo, quello da battere. Molti giocatori saranno intimiditi dalla sua sicurezza e dalla sua portentosa capacità di giocare al meglio sotto pressione. Spesso contro Alcaraz saranno già sconfitti prima di scendere in campo. Altri invece guarderanno al suo nuovo status e lo vedranno come un’opportunità, lo affronteranno senza aver nulla da perdere. E’ fondamentale che lo spagnolo mantenga il suo ammirevole rispetto nei confronti di tutti gli avversari e non solo nei confronti dei nomi più prestigiosi.

Tutto sommato credo che riuscirà a gestire il cambiamento con serenità e maturità. Sotto l’aspetto del temperamento mi ricorda Nadal. Alcaraz non si lascerà trascinare dal successo. Avrà voglia di assaporare la possibilità di andare sempre più avanti, di esplorare con successo nuovi territori, di provare a se stesso di avere il talento e il temperamento per diventare uno dei grandi giocatori della sua epoca e forse uno dei più forti di sempre. Speriamo davvero di poter assistere a battaglie emozionanti tra Alcaraz e Nadal nonché a duelli spettacolari tra Alcaraz e Djokovic. Il serbo non ha mai giocato contro lo spagnolo. Nei prossimi anni quei match saranno forse quelli che sono tipicamente oggetto di animata discussione a tavola, quelli che i fan aspettano con ansia e che tutti noi celebriamo. Ma nel lungo termine Alcaraz si confronterà con giocatori che forse neppure conosciamo in questo momento.

Con il suo gioco versatile e il suo talento sfolgorante, la sua immensa motivazione e determinazione, con la sua incrollabile fiducia in sé stesso, Carlos Alcaraz regalerà emozioni al pubblico di tutto il mondo per i prossimi 15 anni. Perdonatemi se mi sono dilungato in riflessioni ma a conti fatti ritengo che Alcaraz vincerà almeno 12/15 Major nell’arco della carriera e forse qualcuno in più. Questo straordinario giocatore dal potenziale infinito è solo all’inizio.

Traduzione di Kingsley Elliot Kaye

Il tabellone maschile completo di Miami

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ATP Montreal: Auger Aliassime profeta in patria, Tsitsipas subito fuori

Esordio vittorioso per Felix Auger-Aliassime su Yoshihito Nishioka nel torneo di casa. Subito fuori Stefanos Tsitsipas per mano di Jack Draper

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Felix Auger-Aliassime - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

All’Omnium Banque Nationale di Montreal mercoledì sera era “la” sera nella quale essere presenti al tennis. In uno degli eventi della stagione estiva per la città del Quebec, l’idolo di casa Felix Auger-Aliassime ha fatto l’esordio nel torneo affrontando il giapponese Yoshihito Nishioka, fresco finalista al CitiOpen di Washington la settimana scorsa.

Il ritardo accumulato dal programma diurno a causa delle oltre tre ore del match tra Paul e Alcaraz ha fatto sì che gli spettatori della sessione serale abbiano dovuto aspettare oltre un’ora nei ground prima di prendere posto sul Centrale (o Stadium IGA che dir si voglia) per la partita clou della serata, per la gioia delle concessioni commerciali del torneo che senza dubbio hanno fatto affari d’oro vendendo cibo e bevande ai quasi 12.000 spettatori in attesa.

Sulla carta l’esordio non era dei più semplici: come detto Nishioka era reduce da un’ottima prestazione nel torneo precedente, era in vantaggio per 3-1 nei confronti diretti contro Auger-Aliassime, e proprio il loro primo incontro in assoluto ha una valenza simbolica molto forte per il giovane canadese. Quel precedente risale al luglio 2015 in occasione del Challenger di Granby, il primo torneo professionistico in assoluto giocato da Auger-Aliassime. Ricevuta una wild card per le qualificazioni, l’allora quattordicenne Felix procedette poi ad arrivare nei quarti di finale dove perse in tre set proprio contro Nishioka in un match giocato nella prima serata di venerdì e trasmesso in diretta televisiva in tutto il Quebec.

 

Sette anni dopo, e in una situazione di esperienza e classifica completamente diversa, Auger-Aliassime ha iniziato il suo incontro inevitabilmente teso e messo alla prova dal ritmo da fondocampo imposto dal giapponese. Gli scambi erano tesi e rapidi, l’ideale per intrattenere il pubblico da tutto esaurito sullo Stadium IGA. Il primo ad andare in vantaggio era proprio Nishioka, che al quinto gioco otteneva il break alla quinta occasione, salvo poi però non essere in grado di consolidare la leadership restituendo immediatamente il controbreak.

Il primo set si è così deciso al tie-break, nel quale Auger-Aliassime è andato a tre set point sul 6-3, non riuscendo però a concretizzare la chance avuta sulla propria battuta a causa di uno smash tirato in maniera troppo cauta che ha consentito a Nishioka di recuperare. Il secondo set point, però, due punti più tardi, ha visto il più grosso boato registrato su questo campo dalla famosa notte del 2017 nella quale il 18enne Shapovalov sconfisse Rafael Nadal: un rovescio incrociato in corsa che ha infilato Nishioka a rete e ha lasciato quasi tutti i 12.000 dell’arena in piedi per una standing ovation.

Nel secondo set il nipponico è stato bravo a rintuzzare l’esuberanza di Auger-Aliassime in un game di 20 punti con cinque palle break, ma l’inerzia della partita era definitivamente girata. Il canadese ha preso il vantaggio poco dopo sul 4-2, ha mancato alcune occasioni per il doppio break, ma se pur dopo ben due ore e sei minuti di gioco, la vittoria è alla fine arrivata sancendo il passaggio al terzo turno dove sfiderà Cameron Norrie, contro il quale ha perduto la settimana scorsa a Los Cabos.

In chiusura di serata, quando ormai l’orologio aveva già passato da tempo la mezzanotte, è arrivata l’ultima sorpresa di questa lunghissima giornata: anche la testa di serie n. 3 del torneo, Stefanos Tsitsipas, è stata eliminata dal giovane qualificato britannico Jack Draper. Una vittoria in due tie-break per il classe 2001 di Londra, che ha così registrato il suo primo successo su un Top 5 raggiungendo il suo primo ottavo di finale in un Masters 1000 dove incontrerà il francese Gael Monfils.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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ATP Montreal: Il magic moment di Kyrgios, battuto Medvedev in rimonta. Alcaraz piegato da Paul, gli avversari di Carlos si esaltano

L’australiano centra la seconda vittoria contro un n. 1 della classifica mondiale: ci riuscì nel 2014 contro Nadal a Wimbledon. Le due partite sembrano segnare altrettante fasi della carriera di Nick

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Erano 21 anni che le prime due teste di serie di un torneo di categoria “1000”, oggi denominati ufficialmente Masters 1000, non venivano eliminate contemporaneamente al primo turno, che nel loro caso potendo godere di un bye è il secondo round. Infatti a succedere alle cocenti sconfitte di Guga Kuerten (n. 1) e Andre Agassi (n. 2) a Stoccarda 2001 per mano rispettivamente del bielorusso Max Mirnyi e del marocchino Hicham Arazi, ci sono i ko di Daniil Medvedev e Carlos Alcaraz al Omnium Banque Nationale presented by Rogers. Una situazione, che andando ad approfondire per gli amanti dei numeri, non si verificava all’Open del Canada addirittura dal 1996, quando Thomas Muster e Goran Ivanisevic abbandonarono l’evento nordamericano sotto i colpi del padrone di casa Daniel Nestor e dello svedese Mikael Tillstrom.

N. Kyrgios b. [1] D. Medvedev (2)6-7 6-4 6-2

Il match del torneo, quello che tutti fremevano di ammirare appena dopo l’esito dell’urna del sorteggio, è andato a Nick Kyrgios. Continua l’incredibile annata del rilancio per l’australiano, che sta approdando finalmente verso i lidi del tennis mondiale che competono al suo magnifico talento. Oggi ne ha dato l’ennesima riprova, mostrando crescenti progressi sul piano psicologico: è riuscito ad andare oltre la fatica e la stanchezza, con fine abilità nel perseguire una partita impostata sul serve&volley. Il 27enne di Canberra ha prevalso in rimonta sul n. 1 del tabellone Daniil Medvedev per (2)6-7 6-4 6-2 in due ore esatte di gioco. Un confronto tra due giocatori in ottima forma, considerando che entrambi avevano vinto un titolo la scorsa settimana – a Washington e a Los Cabos – ma allo stesso tempo molto provati fisicamente visto i due trofei back-to-back in doppio da un lato e l’inattività prolungata, che poteva far risentire maggiormente la cavalcata in un torneo, dall’altra.

 

Con questa affermazione Nick può vendicarsi della sconfitta subita in quattro set all’inizio dell’anno, a casa sua, in Australia portandosi sul 3-1 nel computo degli H2H, avendo vinto anche nel 2019 a Roma e nella finale di Washington. Ma probabilmente il dato più rilevante di questo match, è che per Kyrgios si tratta della seconda vittoria della carriera contro il n. 1 del ranking ATP, ci era riuscito soltanto nel 2014 agli ottavi di Wimbledon contro Nadal. Quella fu la partita che fece conoscere Nick al grande pubblico, ma soprattutto fu la dichiarazione di cosa era capace di fare. Il talento c’è sempre stato, la continuità mentale pare averla raggiunta adesso. Perciò potremmo definire i successi in questione, due match epocali, che fanno da spartiacque segnando, per certi versi, un prima e un dopo nella sua carriera: dal successo ad appena 19 anni sul campo più importante del mondo contro uno dei più grandi agonisti della storia sportiva, con il proprio nome sulla cresta dell’onda ma che invece di dare inizio ad una epopea imperiale di dominio e di trionfi Slam a raffica, fu solo uno dei tanti exploit – dei successivi 8 anni – privi della stabilità necessaria a raggiungere grandi risultati; al trionfo della maturità raggiunta, a 27 anni, e che potrebbe regalare a Nick nell’ultima parte della sua vita da atleta le vittorie che il suo braccio merita.

IL MATCH – Il primo game della partita è già indicativo dello stato delle condizioni fisiche dell’australiano, Kyrgios si proietta costantemente verso la rete mostrando chiaramente la sua strategia tattica per la sfida odierna: ha intenzione di utilizzare frequentemente il serve&volley per sprecare il meno possibile a livello di energie ed evitare d’invischiarsi nel terreno di caccia preferito dal russo, quello del palleggio da fondocampo. Ovviamente è facile intuire che se Nick vorrà perseguire uno schema di gioco estremamente aggressivo, sarà fondamentale per lui avere una resa al servizio inossidabile e continua.

La prima parte del set ci dice che la battuta, come del resto sta avvenendo nell’ultimo periodo, funziona a meraviglia. S’intravedono alcuni scambi soltanto durante i turni di servizio di Medvedev, ma anche il n. 1 del mondo è molto solido con il fondamentale d’inizio gioco. In particolar modo Daniil sta brillando nel primo colpo in uscita dal servizio, giocando la prima esecuzione con eccezionale precisione. Questo gli permette di comandare immediatamente il punto, per poi sfiancare il giocatore di Canberra sulla diagonale sinistra. Nel sesto gioco si vedono le prime variazioni, con il back del n. 37 ATP e la smorzata dell’orso di Mosca, ma l’equilibrio regna sovrano.

Si giunge così sul 4-4, con le ribattute che hanno raccolto solamente 5 punti complessivi. Nick è invalicabile alla battuta, sostanzialmente non parte mai lo scambio nei suoi turni: il massimo a cui si può assistere è un tentativo di passante del moscovita quando la prima o la volée non si rivelano definitive. Questa totale assenza di pericolosità in risposta innervosisce e non poco il campione dello Us Open, perché sa perfettamente che se il finalista di Wimbledon non calasse sarebbe dura per lui impensierirlo. Più passano i minuti e più si consolida la sensazione di maggiore insidia per la battuta di Medvedev. La percezione diventa realtà nel decimo game, dove Daniil chiamato a prolungare il set inciampa in due doppi falli ma soprattutto Nick trova un paio di soluzioni da cineteca: prima una rispostona vincente di dritto in allungo, all’incrocio delle righe, poi il capolavoro con lo slice a rallentare e l’uscita bimane folgorante in lungolinea. Arrivano così le prime due palle break del match, che dunque sono anche set point: opportunità che pesano come un macigno, ma Medvedev è inappuntabile con il servizio scagliando una prima vincente e un ace.

In realtà il 26enne deve soffrire ancora, prima di preservare il proprio turno di battuta, a causa di qualche imprecisione nelle esecuzioni eppure senza rischiare ulteriormente si salva. L’ex n. 13 a questo punto deve affrontate le prime reali difficoltà della sua partita, con il primo game di servizio ai vantaggi per via di qualche seconda di troppo, che lo costringe a fare gli straordinari al volo. Tuttavia ancora una volta facendo leva sul proprio repertorio da doppista, peraltro in scia di un doppio trionfo nella specialità tra Atlanta e Washington, Nick non concede nessuna concreta chance. Si arriva così al prevedibile tie-break, dove si deciderà tutto ai punti e nel quale anche la più piccola disattenzione potrebbe costare il parziale: il primo a sbagliare è Kyrgios, tra il terzo ed il quarto punto ricerca un angolo troppo pronunciato con la volée di rovescio e poi sempre nello stesso lato del corridoio manda largo uno schiaffo al volo, regalando due mini fughe al russo. Così Daniil senza fare nulla di trascendentale si ritrova sul 6-1, Nick allora perde le staffe e scaraventa una pallata fuori dall’impianto, inevitabile il warning. Infine altro gratuito a rete, che chiude il set 7 punti a 2.

L’australiano però non demorde, parte forte nel secondo set e grazie ad un bellissimo cross di dritto breakka immediatamente per poi consolidare l’allungo, nonostante vada sotto 0-30, e salire 2-0 con anche un pericoloso 30-30 che non riesce a trasformare in una possibilità di doppio break. Continua l’ex n. 1 a non patire il bimane moscovita, reggendo alla grande quella direttrice oltre a mostrare un’eccezionale capacità di anticipo sulla palla per prendere campo e togliere tempo all’avversario. In questo secondo set si scambia decisamente di più, Daniil mette ancora pressione con un altro 30-30 nel quarto gioco ma il n. 37 non se vuole sapere di cedere il servizio. I fondamentali d’inizio gioco a questo punto non lasciano neanche le briciole e Nick vince 6-4 il secondo set, durato 36 minuti.

La grande battaglia dei servizi continua nella frazione finale, anche se l’equilibrio rischia di rompersi già in apertura come accaduto ad inizio secondo parziale. Il 27enne di Canberra adesso infatti accusa la stanchezza, essendo perciò costretto a diminuire la velocità del suo servizio per prediligere soluzioni più lavorate in slice affinché possa ricercare maggiormente gli angoli e avere di conseguenza più tempo per scendere a rete. Nick oggi è perfetto nelle sistematiche discese in avanti, di vecchia scuola; tuttavia qualche errore in più per via dell’appannamento fisico è fisiologico. Dall’altra parte inoltre è molto concentrato e attento Medvedev, pronto a sfruttare il minimo passaggio a vuoto dell’avversario: ecco quindi materializzarsi due pericolosissimi break point, l’ex vincitore dell’Australian Open 2013 allora decide di mostrare tutti i progressi fatti sul piano mentale quest’anno, con l’ace numero dieci e undici pareggia (1-1). Questo salvataggio si rivelerà decisivo e propedeutico per lo strappo finale, nel quinto gioco infatti anche se le energie stanno venendo meno il talento trascina l’australiano, che mette in fila una serie di risposte sensazionali con spettacolare anticipo. Break sigillato da un passante bimane incrociato tirato da posizione invereconda, con Nick ormai incontenibile che consolida a 0. Il match si conclude qui, Medvedev si spegne: commette un doppio fallo e due marchiani errori di rovescio. Anche il nastro gli è sfavorevole, doppio break (5-2) e Kyrgios al servizio certifica il suo approdo agli ottavi.

T. Paul b. [2] C. Alcaraz (4)6-7 7-6(7) 6-3

ALCARAZ MOSTRA I PRIMI SCRICCHIOLII – Dopo due finali consecutive, seppur perse per mano degli azzurri Musetti e Sinner, Carlos Alcaraz non mantiene fede al suo status di seconda testa di serie e all’esordio nel Canada Open viene estromesso immediatamente da Tommy Paul (n. 34 ATP) subendo la rimonta dell’americano per (4)6-7 7-6(7) 6-3, questo lo score finale a conclusione di una battaglia infernale di quasi tre ore e mezza di gioco (3h24). Una versione dell’allievo di Ferrero, che comincia a mostrare i primi scricchiolii e le prime crepe del suo tennis, dopo la devastante prima parte di stagione. Sapevamo che un giocatore con le sue caratteristiche, non potesse reggere quel livello per 12 mesi, ma la sensazione sempre più incalzante è che in un certo senso porti gli avversari ad innalzare il loro livello massimone avevamo già parlato dopo Miami.

Un match pazzesco, che lo statunitense avrebbe potuto perdere anche in due set se solo il 19enne murciano non avesse mancato un match point sul proprio servizio al tie-break, gioco decisivo al quale si è giunti dopo che lo stesso campione junior del Roland Garros 2015 ha gettato al vento l’opportunità di servire per il parziale sul 5-4. Ma l’intero set ha avuto un andamento abbastanza ondivago: Carlos va avanti 3-0 salvo poi farsi recuperare e vedere sfumare in volata la vittoria, con l’avversario che ha rischiato seriamente di finire nel burrone. Infine l’apoteosi del parziale finale, con Tommy a frantumare due break point in apertura e a rompere gli indugi con il break del quarto game. Per completare, l’ultimi scampoli in versione thriller: Alcaraz annulla altri 4 match point (dopo quello sprecato da lui), due di fila, e dopo 12 punti rimane in scia. Questo sforzo gli garantisce un’opportunità per riaprire tutto, ma Paul supera brillantemente l’ultima curva e vince al quinto match ball. Per lui 42 vincenti e 32 non forzati, Alcaraz da questo punto di vista in perfetto equilibrio (36/36), ma paga la poca efficienza della seconda.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP Montreal: Sinner batte in rimonta Mannarino e raggiunge Carreno Busta agli ottavi

Jannik Sinner parte male ma esce alla distanza contro Mannarino anche grazie all’aiuto del servizio. Agli ottavi sfida con Pablo Carreno Busta

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

[7] J. Sinner b. [Q] A. Mannarino 2-6 6-4 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

Esordio non semplice per Jannik Sinner, che ha faticato più di quanto ci si potesse aspettare a entrare in partita contro Adrian Mannarino, cedendo nettamente nel primo set per poi uscire molto bene alla distanza, aiutato anche dal servizio in netto miglioramento. “Ci ho messo un po’ di tempo per capire come giocava, perché sapevo che veniva da tre vittorie e quindi era sicuramente in condizione – ci ha detto Sinner dopo il match – ho provato a trovare una soluzione, perché lui all’inizio stava giocando bene e sbagliava poco. Ho cominciato a servire meglio, poi lui ha fatto un paio di errori nei momenti importanti quando sono riuscito a fargli il break e poi da lì in poi sono riuscito ad alzare il livello”.

IL MATCH – Che non sarebbe stata una giornata facile per Sinner si era capito subito dal secondo game, quando sulla prima palla break in favore di Mannarino il francese si vedeva regalare il punto da un nastro vincente micidiale che lo mandava subito avanti 2-0. Passato attraverso le qualificazioni, il transalpino è una vecchia volpe dei campi e si trova certamente a suo agio nei palleggi ad alta velocità sui quali solitamente Sinner imposta le sue partite.

 

Il servizio dell’altoatesino è sicuramente un’arma più letale, ma grazie alla rotazione mancina e ai movimenti molto puliti anche Mannarino sa farsi rispettare. Il primo set è volato via in 38 minuti senza che Sinner ci abbia capito un gran ché: un po’ troppi errori da parte sua negli scambi da fondocampo, e pochi punti gratuiti ottenuti con il servizio nonostante ottime velocità di punta ottenute con la prima, comparabile a quelle di Berrettini del giorno precedente.

Il secondo set non iniziava meglio del primo: Mannarino continuava a giocare da fermo dando l’impressione di non essere minimamente in difficoltà sugli scambi da fondo e Sinner, nonostante la decisione di aumentare la “net clearance” e aggiungere un po’ più di “curva” ai suoi colpi continuava a commettere errori per lui piuttosto inusuali.

A metà set cambiava qualcosa: Sinner iniziava a far correre l’avversario, muovendo di più il gioco e togliendosi dalle solite diagonali. Con l’assistenza del servizio che consentiva di rilassarsi un poco nei propri turni di battuta, trovava la chiave per iniziare a girare la partita quando, sul 4-4, riusciva a ottenere il break per la prima volta nel match chiudendo con uno splendido passante di rovescio lungolinea. Nel game successivo riaffioravano due errori gratuiti che inguaiavano Sinner sullo 0-30, ma con quattro punti consecutivi l’azzurro in 46 minuti chiudeva il secondo parziale e trascinava il match al terzo.

Mentre il sole vinceva definitivamente la sua battaglia sulle nuvole e il livello superiore del Court Rogers veniva riempito dagli spettatori reduci dalla sconfitta di Alcaraz sul Centrale, Sinner iniziava il set decisivo con il piglio giusto: aiutato anche da un doppio fallo sanguinoso di Mannarino sul 30-30 nel game d’apertura, Jannik prendeva subito un break di vantaggio passando per la prima volta nel match a condurre. Il francese appariva visibilmente contrariato e continuava a toccarsi il ginocchio destro, per il quale finiva poi per chiedere il medical time-out al primo cambio di campo del set.

La fasciatura ottenuta dal medico durava solo un paio di giochi, ma la nave era già salpata per Mannarino: Sinner aveva trovato il suo assetto ideale negli scambi da fondo e riusciva a martellare tenendo saldamente il pallino del gioco in mano sua. Un secondo break sul 4-2 e quattro servizi nel game seguente hanno chiuso il match dopo due ore e 5 minuti di lotta mandando Sinner al terzo turno dove dovrà affrontare Pablo Carreno Busta (precedenti in parità sull’1-1, con l’ultimo incontro disputatosi a Miami la primavera scorsa).

“Dovrò giocare bene contro di lui, che ha battuto Berrettini e Rune in questo torneo. Mi devo preparare bene e vediamo come andrà domani”.

Sinner è arrivato a questo torneo avendo giocato fino a 10 giorni fa sulla terra battuta, per cui ha dovuto gestire il cambiamento di superficie, oltre al repentino abbassamento della temperatura che ha interessato Montreal da lunedì in poi. “Quando si cambia superficie è necessario colpire tante più palle possibili per capire il rimbalzo, la velocità del campo e anche come rispondono le palline. Qui ci siamo allenati molto e abbiamo fatto anche qualche piccola modifica sulla tensione delle corde. La prima volta che abbiamo provato a cambiare la tensione delle corde, mezzo chilo in più, mezzo chilo in meno, è stato a Umago due settimane fa: Simone [Vagnozzi] mi aveva detto che la palla era un po’ lenta, quindi abbiamo provato a modificare la tensione. Qui invece siamo rimasti con un chilo in più, perché spesso la palla tende a volare. Da questo punto di vista mi è molto utile avere Darren [Cahill] e Simone [Vagnozzi] che mi stanno aiutando a migliorare anche da questo punto di vista”.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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