L’era di AlcaZero

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L’era di AlcaZero

Come il motore scacchistico AlphaZero ha ispirato a giocare in modo più vario, così Alcaraz sta riscrivendo il modo di giocare a tennis

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Carlos Alcaraz - Madrid 2022 (foto @MutuaMadridOpen)
 
 

Ai primordi della scienza computazionale, quando ancora non si aveva una vera idea di dove i calcolatori sarebbero arrivati un giorno, gli informatici del tempo si dilettavano a programmare algoritmi capaci di simulare l’intelligenza umana per testare i limiti delle macchine. Fin dagli albori, uno degli ambiti perfetti per verificare i progressi in tale campo furono gli scacchi. Alan Turing in persona, uno dei padri dell’informatica moderna, si mise di buona lena per creare il primo vero software computerizzato capace di giocare a scacchi. Era il 1950 e sebbene l’algoritmo non fosse niente male, mancava la potenza computazionale per permettergli di giocare una vera partita. Il software riusciva comunque a individuare e chiudere dei “Matti in due mosse”, e aveva un’intelligenza scacchistica paragonabile a quella di un bambino.

Col passare dei decenni però il gap fu colmato. I primi software cominciarono a essere presentati a tornei di basso rango, suscitando dapprima quasi tenerezza, poi divenendo sempre più capaci di sconfiggere buoni giocatori, poi campioni regionali, nazionali, Maestri Fide, Gran Maestri. I nuovi Motori Scacchistici crescevano sia nella finezza del Software, che nella potenza dell’Hardware che li ospitava. All’inizio degli anni ottanta si percepiva che presto sarebbe nata la macchina in grado di sconfiggere il più forte degli umani, che all’epoca aveva il nome di Garry Kasparov. Il più grande colosso informatico del tempo, IBM, accettò la sfida da centomila dollari lanciata da un magnate statunitense e nel 1996 finalizzò Deep Blue: un nome che sarebbe passato alla storia, l’Adamo di tutte le intelligenze scacchistiche.

Il primo confronto fra Deep Blue e Kasparov, di cui si sente parlare ancora oggi poco, terminò 4-2 per il campione sovietico. Ma l’anno successivo accadde ciò che in molti si aspettavano: nella seconda delle sei partite di rivincita, la macchina per la prima volta sconfisse il miglior umano in questo gioco. Non solo, nella sesta e ultima partita, con una seconda vittoria, si portò a casa l’intero confronto con il punteggio di 3.5 a 2.5. Da lì in poi, come prevedibile, i computer hanno messo la freccia e non si sono più voltati indietro. Se si considera solo la capacità di calcolo logico- matematico, la macchina è troppo più performante dell’uomo. Come un bulldozer scava più di Stakhanov, come un treno sfreccia più di Bolt.

 

Tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del terzo millennio, ci fu una breve fase in cui il confronto fra umani e algoritmi era equilibrato, con questi ultimi che progredivano sempre più velocemente e che prima o poi sarebbero divenuti imbattibili. Molti Gran Maestri sapevano bene che si stavano giocando l’ultimissima chance, nella storia dell’umanità, di battere un computer. Ci riuscì l’ucraino Ruslan Ponomariov, ex campione del mondo. La sua vittoria contro il software “Fritz” del 21 novembre 2005 rimane, e rimarrà per sempre, l’ultima volta in cui un uomo ha battuto un computer in un match senza handicap e limitazioni per quest’ultimo. La storia però non è ancora finita: rimane da spiegare un ultimo, importantissimo capitolo. Ciò che i motori scacchistici han fatto agli umani, solo vent’anni dopo altri lo han fatto a loro.

Nel 2017 inizia infatti una nuova fase. I “chess engine” per dirla in inglese, i motori di calcolo capaci di masticare e digerire milioni di combinazioni e linee, subiscono l’avvento di una nuovo messia: l’Intelligenza Artificiale. Un motore e una AI son due cose completamente diverse. La prima esegue, benissimo, dei programmi, delle linee di calcolo. La seconda ha imparato a pensare: ha la potenza di una engine con (quasi) l’intuizione e il processo cognitivo umano. Il primo a lanciarsi seriamente nello sviluppo di una AI scacchistica è nuovamente il colosso informatico del tempo. Che non si chiama più IBM ma Google. Non occorre più dare in pasto al computer tonnellate di dati, l’Intelligenza Artificiale fa tutto da sola. In quattro ore (sì avete letto bene, quattro ore) impara in autonomia le regole del gioco e poi sfida il motore scacchistico più forte del momento, Stockfish.

Il risultato lascia tutti a bocca aperta: AlphaZero, il network neurale di Google, distrugge “lo Stoccafisso” in un match sulle cento partite, con 28 vittorie, 72 patte e zero sconfitte. É iniziata l’era dell’Intelligenza Artificiale. É iniziata l’era di AlphaZero.

Se siete ancora qui dopo questa lunghissima prefazione vi starete domandando cosa c’entra tutto questo con il tennis. O forse lo avete intuito dal titolo di questo pezzo. Più o meno negli stessi giorni in cui AlphaZero si rivela al mondo, un quattordicenne di una delle regioni più piccole della Spagna viene invitato nella sua città, Murcia, a far quello che meglio gli riesce: colpire una pallina gialla al di là di una rete. Per la prima volta però, in un torneo aperto a tutte le età: un Futures. Il piccolo Carlos, che con i suoi coetanei se la gioca e spesso vince, improvvisamente è catapultato fra i Grandi Maestri di questo sport. E come i computer scacchistici degli albori, fa intravedere un potenziale mostruoso, ma uno stato presente ancora acerbo. Vince due partite, la prima contro l’italiano Federico Gaio che di anni ne ha undici in più. Ma ai quarti di finale si arrende al connazionale Sergio Gutierrez- Ferrol, un ventinovenne che bazzica intorno alla 350esima posizione del mondo. Sergio però sa che, entro pochi anni, battere con tanto di bagel il piccolo Carlitos non sarà più possibile: evolve ad una velocità impossibile da replicare per un Gutierrez-Ferrol.

Carlitos, che ormai avrete capito di cognome fa Alcaraz Garfia, fra il 2018 e il 2020 fa ciò che le macchine fecero a inizio anni novanta. Cresce nel software, imparando soluzioni tennistiche di ogni tipo, e nell’hardware mettendo su muscoli importanti sopra uno scheletro adatto alla vita d’atleta fornitogli da madre natura. En passant (per usare un altro termine del gioco a 64 caselle) incontra un altro esponente di questa nuova generazione, una macchina che dovrebbe dargli filo da torcere in futuro, e che ha due anni di progettazione in più alle spalle, che vogliono dire tanto. Si chiama Jannik, ma a Alicante viene sconfitto anche lui in tre set. Certo, non son solo vittorie: l’Intelligenza Naturale di nome Carlitos è ancora all’inizio di quelle quattro ore necessarie per capire come dominare i vetusti umani e le macchine di nuova generazione. Ma ormai il livello dei futures, che aveva approcciato solo due anni prima, gli va stretto; non è più divertente, li vince tutti. E allora è il momento del circuito maggiore.

Nel febbraio 2020, Carlitos esordisce a livello ATP, e subito si presenta battendo un top100, Albert Ramos- Vinolas. Poco importa che perda il match successivo, ormai il trend è chiaro: Alcaraz sta arrivando e bisogna sbrigarsi a batterlo, perché presto sarà molto, molto difficile. O forse, impossibile. Mentre gran parte del panorama tennistico è ancora fermo alle performance di tre obsoleti umani che solo il decennio scorso parevano insuperabili (e, va ammesso, se la cavano ancora bene contro le macchine di nuova generazione), il nuovo custode del fuoco progredisce a velocità inimmaginabili.

Trionfa in tutti i Challenger e, come per i Futures, se li lascia alle spalle. Esordisce (vincendo il primo match) in un torneo Slam, si porta a casa il primo titolo ATP e chiude il 2021 con i primi quarti major dopo aver battuto uno di quei software un po’ difettosi che dovevano rimpiazzare i tre vecchi, ma ce la fanno una volta si e tre no. Carlos però non è un software: è un’intelligenza. Tira come una macchina e ha l’intuito di un uomo. Fonde la saggezza dei tre maestri Jedi con il vigore dei nuovi Padawan.

Sì, perché c’è una cosa di AlphaZero che ancora non abbiamo raccontato. Mentre i vari Fritz e Stockfish, macchine di calcolo superpotenti, giocavano a scacchi guadagnando costantemente un piccolo vantaggio a ogni mossa data la loro capacità di trovare sempre quella giusta, AlphaZero ha stupito scacchisti e informatici con una rivelazione: ha distrutto le macchine non facendo tutto meglio, ma facendo tutto diverso: rispolverando un modo “romantico” di giocare, tipico degli scacchisti del diciannovesimo secolo, fatto di sacrifici di pezzi, di gioco posizionale, di sbilanciamento, di attacchi su tutta la scacchiera, di trappole. Ha preso decenni di teoria scacchistica volta al controllo delle situazioni e l’ha rivoltata dicendo al mondo che il modo più efficace di giocare è anche il più bello esteticamente. E così facendo, ha ispirato gli umani di questa generazione a rispolverare un gioco più vario, meno meccanico. Paradossalmente, più da umano e meno da computer.

Carlos Alcaraz da Murcia è sulla strada per fare questo: usare un tennis di un tempo che fu, fatto di utilizzo di tutto il campo, di tocco, di discese a rete, di palle corte, con la potenza dei bombardieri da fondo campo, le macchine che dovevano sostituire gli umani. E in questo 2022 sta facendo capire che le quattro ore di apprendimento stanno per finire, e presto agli altri resterà solo l’orgoglio di essere il Ponomariov del tennis, l’ultimo in grado di battere, alla pari, la nuova Intelligenza di questo sport.

Ok, ok: forse stiamo esagerando con i trionfalismi. Mille volte nella storia del tennis si è inneggiato a sicuri futuri dominatori incapaci poi di confermarsi. Se il più giovane top10 di sempre si chiama Krickstein; se il più giovane numero uno si chiama Hewitt; se il più giovane campione Slam si chiama Chang, e il più giovane vincitore di punti ATP Clezar, è ovvio che la precocità, se si vuole divenire un dominatore totale di questo sport, è requisito necessario ma non sufficiente. Tutti gli altri ingredienti però, Carlos Alcaraz pare averli. E già nelle prossime settimane quando il tennis inizierà a fare visita a templi vari, capiremo se abbiamo celebrato troppo presto, oppure se veramente sta iniziando l’era di una nuova Intelligenza Tennistica. Se veramente sta iniziando l’era di AlcaZero.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Wimbledon, preview quarti: Halep-Anisimova, Nadal-Fritz e Garin-Kyrgios

LONDRA – Due semifinali anticipate fra Simona e Amanda, e fra Rafa e Taylor. Più la curiosità per Nick contro Cristian, fisico dell’australiano permettendo

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(da Londra il nostro inviato)
Simona Halep – Amanda Anisimova
Dal punto di vista di Simona, una partita molto molto simile a quella vinta in modo nettissimo su Paula Badosa, che è una giocatrice di tipologia quasi sovrapponibile ad Amanda. Bei fisici, belle botte con tutti i fondamentali, tendenza a cercare le palle filanti e semipiatte. Purtroppo per loro, davanti a una maestra della corsa e del contrattacco come la Halep in forma vista qui a Wimbledon, o realizzano percentuali straordinarie, o non ne escono. Favorita Simona, quindi, a meno di una prestazione straordinaria di Anisimova.
Consigliata a chi apprezza le battaglie fra violenza e manovra.

Taylor Fritz – Rafael Nadal
Il match del giorno, perchè Taylor è arrivato ai quarti giocando bene, in crescendo, e mettendo in mostra un bell’adattamento all’erba. Mi perdoneranno gli avversari precedenti, a cominciare da Lorenzo Sonego, ma questo sarà il primo vero test per Rafa, e se lo supererà probabilmente la semifinale con chi vincerà tra Garin e Kyrgios sarà meno pericolosa, dati i problemucci fisici e di affaticamento accusati dal favorito di quella sfida Nick. Se poi dovesse uscirne Garin, insomma, immaginarlo battere Nadal sul centrale mi riesce difficile. Ma prima, per lo spagnolo ci sono da affrontare i gran servizi, i drittoni, i rovesci ficcanti e l’ottima fisicità di Fritz, che a Indian Wells l’ha battuto, anche se era stata una partita fra infortunati vinta dal meno malconcio.
Consigliata ai tifosi di Rafa, e pure a quelli di Djokovic che potranno monitorare lo spauracchio.

Cristian Garin – Nick Kyrgios
Il simpatico Cristian piace un po’ a tutti, è un ragazzone allegro e davvero forte (è stato nei primi 20, ora è 43 ATP), ma decisamente quello che gli sta succedendo quest’anno a Wimbledon ha del miracoloso, considerato che è un picchiatore da terra e cemento prestato ai prati con diverse perplessità tecniche. Qualche giorno fa ha dichiarato: “quando ho visto che avrei dovuto giocare contro Berrettini ero furibondo. Lui e Djokovic per me erano i più forti del torneo, mi sembrava una vera sfortuna avere Matteo al primo turno“. Sono d’accordo con lui, i rimpianti per Matteo vengono fuori ogni volta che scrivo il suo nome. Dovrebbe bastare una versione di Nick appena sufficiente per far valere la differenza di talento e propensione all’erba, ma con l’australiano fare pronostici è semplicemente inutile. Speriamo che Kyrgios stia bene atleticamente, e che sia un confronto divertente.
Consigliata a tutti, come sempre quando scende in campo Nick.

 

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Wimbledon, Maria: “Mi piace che si parli di me come madre. Cambiare il rovescio non è stato semplice”

La veterana tedesca raggiunge la prima semifinale Slam della carriera. Dopo i 34 anni, solo altre cinque campionesse sono riuscite nell’impresa a Wimbledon

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Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Non si ferma l’incredibile corsa di Tatjana Maria, che a quasi 35 anni (li compirà l’8 agosto) ottiene la prima semifinale Slam della carriera. La tedesca fa suo il derby contro la connazionale Jule Niemeier, che al secondo turno aveva eliminato la testa di serie numero due Anett Kontaveit. “È fantastico, ho cercato di mantenere la calma nello spogliatoio e capire quello che avessi fatto, ma è ancora difficile da realizzare!”. Queste sono state le primissime parole della numero 103 del mondo all’esordio in conferenza stampa, lei che è soltanto la quarta giocatrice dal 1984 a raggiungere le semifinali a Wimbledon nonostante fosse fuori dalla top100 ad inizio torneo (le altre sono Mirjana Lucic, n°134 nel 1999; Jie Zheng, n°133 nel 2008 e Serena Williams, n°181 nel 2018).

D: Ti sei attenuta alla tua solita routine questa mattina, con la solita lezione di tennis con tua figlia? E oltre a ciò, ci racconti che cosa vuol dire vivere queste emozioni insieme alla tua famiglia?

Tatjana Maria: “Sì, era tutto uguale. Questo mattina siamo arrivati ​​alle 8:30 e Charlotte (sua figlia, ndr) aveva una lezione. Continuiamo alla stessa maniera: fuori dal campo per me non cambia nulla, quindi cerco di continuare così. Anche se giocherò le semifinali (sorride)!”

 

D: Si parla molto del fatto che sei madre di due bambine e quanto tutto ciò sia incredibile. Ti piace essere descritta così o preferiresti, semplicemente, che si parlasse di te come una tennista?

Tatjana Maria: Mi piace assolutamente che si parli di me come madre. Penso che questa sia la cosa più importante della mia vita. Sono in semifinale di Wimbledon ed è incredibile, ma sono pur sempre una mamma. Dopo questo torneo vedrò i miei figli e farò le stesse cose che vedo e faccio ogni singolo giorno”.

D: Hai appena detto che è incredibile quello che hai raggiunto. Come mai?

Tatjana Maria: “Sicuramente perché questo è il miglior Grande Slam della mia carriera. In passato avevo soltanto raggiunto una volta il terzo turno qui, mentre negli altri Major non ero mai andata oltre il secondo turno: ora sono in semifinale a Wimbledon. Ho sempre creduto di avere qualcosa dentro, però essere arrivata a questo punto, specialmente dopo che un anno fa ho dato alla luce la mia secondogenita, è qualcosa di incredibile.

D: Che cos’ha detto Charlotte della tua vittoria?

Tatjana Maria: Charlotte è felice di poter stare altri due giorni qui! Ha capito che è qualcosa di davvero speciale, è molto orgogliosa di me e questo è fantastico”.

D: Posso chiederti qualcosa sul cambiamento del tuo rovescio? Dev’essere molto rischioso cambiarlo ad un punto già avanzato della tua carriera: quanto è stato difficile? Ha funzionato fin dall’inizio oppure no?

Tatjana Maria: “È stato molto complicato, perché dalla parte del rovescio giocavo soltanto lo slice. Non avevo mai giocato un rovescio a due mani, nemmeno quando la mia avversaria veniva a rete. Mio marito mi ha detto di voler provare a cambiare il mio rovescio e farmelo giocare a una mano: è stato rischioso, certo, ma mi sono totalmente fidata di lui. Ora mi sembra di non aver mai giocato un colpo diverso da questo. Ovviamente all’inizio non era facile, avevo bisogno di fiducia e di giocarlo quante più volte possibile. Con il tempo è sempre andato meglio.

D: La lista delle donne che sono riuscite ad approdare in semifinale a Wimbledon dopo i 34 anni comprende Billie Jean King, Martina Navratilova, Chrissie Evert, Venus Williams, Serena Williams e ora Tatjana Maria. Che effetto fa far parte di questo gruppo?

Tatjana Maria: È incredibile, davvero. Non riesco ancora a credere che il mio nome appartenga a questo gruppo, senza dubbio mi rende orgogliosa.

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Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.


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D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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