Roland Garros: Djokovic non brilla, ma basta per battere Schwartzman

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Roland Garros: Djokovic non brilla, ma basta per battere Schwartzman

In un match in cui entrambi non si sono espressi al meglio, Novak Djokovic supera nettamente in tre set Diego Schwartzman, che lo ha messo un po’ in difficoltà solo all’inizio del secondo set. Il serbo ai quarti per la 16esima volta, di cui 13 consecutive

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Novak Djokovic - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

[1] N. Djokovic [15] D. Schwartzman 6-1 6-3 6-3

Dal nostro inviato a Parigi

Un Djokovic in versione non certo Deluxe, quello sceso oggi in campo contro Diego Schwartzman. Ma siccome di fronte aveva una versione ancor meno brillante del 29enne argentino, è bastata per portare a casa l’85esima vittoria (in 100 partite) nello Slam parigino. Per entrambi più errori non forzati che vincenti, ma se Nole in una giornata un po’ così ha saputo limitare il gap al minimo (29/31), il 29enne argentino invece assolutamente no (23/45). E se tutti e due i giocatori giocano maluccio ma lo sfavorito di più, l’esito non può che essere quello di oggi: vittoria in tre set del giocatore più forte. Che ora – Auger-Aliassime permettendo – è atteso dall’ennesima sfida, la 59esima (30-28 per Nole, contro Rafa Nadal. L’ultima fu proprio qui lo scorso anno, in semifinale, e vinse Nole: per replicare, però, ci vorrà un Djokovic molto diverso da quello visto oggi, sebbene, alla fine dei conti, ha comunque vinto nettamente contro uno specialista del mattone tritato.

 

È passata l’una e mezza del pomeriggio, ma il cielo coperto e una brezza fredda rendono la temperatura decisamente poco primaverile – attorno ai 15 gradi, per capirci – quando entrano sul “Suzanne Lenglen” Novak Djokovic e Diego Schwartzman. Settima sfida tra i due, con Nole che ha vinto tutti gli incontri precedenti e l’occasione in cui ha fatto più fatica è stata proprio qui a Parigi, dove nel 2017 si ritrovò sotto per 2 set a 1 prima di dominare (doppio 6-1) negli ultimi due set. Fatto curioso, sono entrambi imbattuti agli ottavi del Roland Garros, anche se la striscia di Nole (15-0) è ovviamente molto più impressionate di quella del “Peque” (3-0).

Il primo momento di difficoltà lo deve superare Nole, che compie un paio di errori e si ritrova a dover annullare le prime palla break dell’incontro nel terzo gioco. Ci riesce più per demeriti del suo avversario (un dritto lungo in manovra, poi una palla corta che tocca il nastro ma resta nel suo campo) che propri, anche se chiude il game con il secondo ace nei primi dieci minuti di gioco. Djokovic – sinora molto tranquillo, sembra quasi debba ancora “attivarsi” adeguatamente – capisce che non è il caso di scherzare e con un paio di palle corte a cui il 29enne di Buenos Aires non riesce a trovare contromisure efficaci si procura le prime palle break dell’incontro. Basta la prima, con Schwartzman che manda in rete un dritto nel braccio di ferro da fondo. Il n. 1 del mondo si complica di nuovo un pochino la vita con un doppio fallo e un gratuito, ma poi con un paio di vincenti mette le cose a posto e va sul 4-1. Al cambio campo il n. 16 del mondo guarda il suo angolo già un po’ sconsolato. Come spiegava Bedene dopo il match del terzo turno perso con Nole, con Djokovic non riesci mai a capire se ti arriverà una palla più morbida o più pesante, è questa la principale difficoltà nel giocarci contro. E sembra proprio che “El Peque” non sappia al momento come superarla. La prima reazione “posturale” del n. 1 del mondo – di fastidio – arriva sull’errore sulla palla break nel game successivo. Ma chi dovrebbe infastidirsi è Schwartzman che con un gratuito un doppio fallo gli consegna su un piatto d’argento il secondo break. Djokovic tiene il servizio a zero per la prima volta nel match per assicurarsi il primo parziale per 6-1. Che l’argentino chiude con 18 errori, un’enormità per uno che fa della regolarità da fondo uno dei suoi punti di forza.

Mentre Diego va negli spogliatori per cercare di schiarirsi le idee, arriva finalmente il sole e Nole è indeciso se indossare o meno il capellino d’ordinanza, decidendo alla fine di lasciar stare. Farà bene perché il sole tornerà a nascondersi poco dopo. Lo 0-30 sul proprio servizio con cui inizia il secondo set sembra indicare che il n. 15 del seeding sia ancora in difficoltà, invece l’argentino tira fuori l’orgoglio e comincia a non sbagliare più e a giocare bello profondo. Il match cambia volto: il campione in carica non riesce subito ad opporsi al cambio di marcia del suo avversario e commettendo quasi lo stesso numero di gratuiti del primo set (7 contro 9) si ritrova sotto 3-0. Bravo Schwartzman a reagire, ma in questi primi quindici minuti del secondo set è sembrato rivedere il Djokovic opaco di un mese fa. Per fortuna del serbo la palla corta di rovescio funziona abbastanza bene oggi, e questo gli permette di sparigliare un po’ le carte in una fase in cui negli scambi da fondo fa fatica. Scrolla la testa Djokovic quando gli esce una risposta tutt’altro che complicata (per lui, poi) che porta il tennista di Buenos Aires alla palla del 4-1. E invece a scrollarla, anzi forse qualcosa in più, dovrebbe essere l’argentino, che con due gratuiti concede a Nole la possibilità di rientrare nel set. Che il fuoriclasse di Belgrado ovviamente non si lascia sfuggire, ottenendo il controbreak con un dritto lungolinea vincente. Ora il match, non eccelso dal punto di vista qualitativo, almeno è salito di intensità dal punto di vista emotivo. Diego torna per un attimo in modalità muro e si procura altre due palle break, ma con una palla corta ed un ace il n. 1 del mondo le annulla, ne annulla anche una terza e poi ecco il primo urlo e pugnetto verso la folla di Nole quando ottiene il punto del 3 pari. Schwartzman capisce che Nole è tornato ed accusa il colpo, commette quattro errori di fila e subisce un altro break.  Il set di fatto finisce qui, dato che Djokovic non si volta più indietro e arriva a sei giochi consecutivi vinti, che gli valgono il 6-3 con cui incamera anche il secondo set. Per entrambi i giocatori più gratuiti che vincenti nel parziale, a conferma di un match in cui entrambi non si stanno esprimendo al meglio.

Nella pausa alla fine del set Djokovic cambia maglietta, rivelando così un taping alla spalla destra che non aveva nei match precedenti. Il terzo set continua sulla falsariga dei precedenti come qualità – non elevata – complessiva, con tanti errori da entrambe le parti, inframezzati da qualche vincente. È Djokovic a dover annullare la prima palla break del parziale e lo fa con il serve and volley, tattica che spesso usa come extrema ratio quando non è in grande fiducia. Ma la palla corta con cui si porta sul 3-2 e lo sguardo d’intesa con il suo angolo fa capire che il belgradese è comunque ben presente mentalmente in campo. Il pubblico può finalmente scaldarsi con un applauso a scena aperta sulla sfida di palle corte vinte da Schwartzman per il 30 pari, ma Nole ha inserito la marcia più alta e alla seconda occasione conquista il break del 4-2. Il Diego di oggi non ha armi per opporsi all’ineluttabile, ma con garra sudamericana annulla un match point (anche se è Djokovic in realtà a sbagliare un rovescio lungolinea nell’occasione) e allunga la partita. Ma solo di un paio di minuti, quelli che servono al 35enne di Belgrado per vincere il servizio a zero e chiudere 6-3, in 2h17’ di gioco. Il fuoriclasse serbo si qualifica così per la 13esima volta consecutiva ai quarti del Roland-Garros (dal 2010, per capirci), dove attende il vincitore tra Nadal e Auger-Aliassime. Ovvio che l’attesa della maggioranza degli appassionati – canadesi esclusi – è per l’ennesimo atto della saga Rafa-Nole. Con un Djokovic che dovrà essere decisamente più in palla di oggi se vorrà continuare la strada verso il 21esimo Slam. Dall’altra parte però, vedendo il bicchiere mezzo pieno, se già così ha lasciato solo sette giochi al n. 16 del mondo, forse sono gli altri a doversi preoccupare…

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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WTA Cincinnati: una gran Madison Keys estromette Swiatek in due set

Ottima prestazione di Keys ed estate nordamericana finora indigesta per la n. 1 Iga Swiatek

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Madison Keys – WTA Cincinnati (foto via Twitter @WTA)

La prima volta non si scorda mai, dicono, e nel caso di Madison Keys probabilmente sarà il luogo delle prime volte a rimanere perpetuamente nella memoria, dato che il trofeo più prestigioso e la vittoria più importante combaciano entrambi con il cemento del Western and Southern Open di Cincinnati. 12 agosto 2019, l’americana batte Svetlana Kuznetsova e conquista il primo titolo 1000 della carriera, ancor oggi il suo miglior risultato. 18 agosto 2022, a venire sconfitta, con il punteggio di 6-3 6-4, è Iga Swiatek, n.1 al mondo e assoluta dominatrice di questo 2022, che sta però soffrendo una piccola crisi di risultati in seguito al Roland Garros. Dopo la sconfitta prematura di Wimbledon contro Cornet e al terzo turno la scorsa settimana contro Beatriz Haddad Maia a Toronto, un’altra sconfitta prima del tempo per la polacca, che non sembra trovarsi a suo agio nell’estate americana. La prestazione di oggi, eccezion fatta per gli ultimi game, è assolutamente da cancellare per Iga, che ha sbagliato eccessivamente, trovando ben poche certezze anche con il suo super rovescio, in luogo di una Keys che si sta sempre più ritrovando in un buon 2022, per quanto altalenante, e protagonista dall’inizio alla fine da fondo e con il servizio, concedendo giusto qualche briciola, e ritrovando dopo due anni i quarti qui in Ohio.

Il match – Prima palla break per la n.1 al mondo nel quarto game, annullata da una bella spolverata di dritto di Keys, che deve contare al massimo sulla precisione da fondo e sul buon servizio per arginare nello scambio e sul lato del rovescio Swiatek, diagonale dove spesso è semplicemente inarrivabile. E pesa enormemente la reattività dell’americana nel game successivo, costellato di errori evitabili a dir poco della polacca, che regalano un break senza sforzi a Keys, approfittando prontamente di una sfilza di regali, specie sul dritto, solitamente più debole, oggi decisamente evanescente, dell’avversaria. Piedi a terra e con i giusti appoggi Swiatek con il rovescio dimostra di far male, ma la bravura della n.24 al mondo è farla muovere il più possibile mettendola sul braccio di ferro. E nel nono gioco infila risposte di altissimo livello, al corpo, ben angolate, portando Swiatek a più errori, e entrando ben in campo con il dritto, per chiudere 6-3 un primo set ben giocato dall’americana, ma in modo pessimo dalla n.1 al mondo.

Prosegue l’opera sin dalle prime battute del secondo set Keys, forzando e verticalizzando bene il campo, impedendo a Swiatek di entrare in ritmo e punire dal lato del rovescio, portandola ancora a vari errori e trovando subito un break di vantaggio, egualmente diviso tra meriti e colpe, con anche il servizio che oggi sta mancando tanto alla prima della classe. Ma, purtroppo per la polacca, il tanto amato rovescio inizia ad assentarsi non solo come qualità, ma anche come quantità, e prosegue negli errori, anche di ampia misura, ben indirizzati dalla profondità e la pesantezza della palla dell’americana, che vince il settimo game di fila trovando il doppio break (4-0). Swiatek tenta un improbabile comeback tornando a vincere un game, addirittura due, con 8 punti di fila e due match point annullati (o meglio gettati via da Keys, che rallenta un po’ in vista del traguardo). La tensione divora l’americana, che perde anche l’altro break di vantaggio, sciupando il terzo match point, apparendo contratta e incapace di trovare con continuità e incisività il campo come fatto finora. Ma, per sua fortuna e per la gioia di Cincinnati, Swiatek non riesce a sfruttare del tutto il poco cinismo di Keys, e non dà seguito a quello che appariva come un ritorno al suo abituale tennis, ancora con errori, su cui grava però l’ombra di un ritrovato rovescio di Keys. Per l’americana si tratta del secondo quarto di finale dell’anno in un 1000 (dopo quello ad Indian Wells perso proprio contro Swiatek), in cui affronterà, partendo da favorita per la superficie e il sostegno del pubblico, la campionessa di Wimbledon Elena Rybakina.

Il tabellone del WTA 1000 Cincinnati

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US Open 2022, il montepremi: oltre 60 milioni di dollari, è record

Un ulteriore pezzo di storia per l’ultimo Slam dell’anno, con un sensibile aumento di prize money

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Daniil Medvedev con il trofeo - US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

Si dice che il tennis sia lo sport del diavolo, per motivi che esulano dal denaro, spesso anch’esso definito un volto del male. Ma, nel caso dello US Open 2022, ultimo Slam dell’annata, non si può non parlare dell’importanza che va ad assumere il montepremi, il più alto della storia del torneo. Si parla di cifre propriamente faraoniche, con ben 60 milioni di dollari (come riporta il sito della USTA) messi a disposizione per i tabelloni di singolare e doppio, sia nel maschile che nel femminile. Anche il tabellone delle qualificazioni avrà un incremento non indifferente, ben il 223% in più rispetto all’edizione del 2016, con 6,25 milioni di dollari impiegati per il seeding cadetto, e 44.000 per coloro che arriveranno all’ultimo turno prima del tabellone principale, di cui ora vedremo le cifre nel dettaglio.

Verranno impiegati, rispetto all’ultimo anno, 2 milioni e mezzo in più nel prize money totale del tabellone principale, con il vincitore del trofeo del singolare che intascherà un assegno da ben 2.6000.000 dollari, e l’esatta metà per il finalista. Le novità sensibili in fatto di guadagno si trovano però nel primo e nel secondo turno, con chi verrà eliminato all’esordio che guadagnerà 80.000 dollari, e chi invece passi almeno un turno arriverà a 121.000. Percentuali che si alzano da capogiro rispetto a soli 6 ann fa, rispettivamente dell’85 e del 57%, in un accordo con le associazioni ATP e WTA dei giocatori che andasse proprio ad aumentare il prize money dei primi turni, dando una buona mano ai tanti tennisti di secondo piano che non sempre fanno tanta strada. Buone novità anche per i doppisti, con la coppia vincente che intascherà 688.000 dollari, come riportato nelle tabelle sottostanti per approfondire tutti i numeri.

Tabellone principale – Singolare

 
Vincitore$2.600.000
Finalista$1.300.000
Semifinali$705.000
Quarti$445.000
Ottavi$278.000
Terzo turno$188.000
Secondo turno$121.000
Primo turno$80.000

Tabellone principale – Doppio

Vincitore$688.000
Finalista$344.000
Semifinali$172.000
Quarti$97.500
Ottavi$56.400
Secondo turno$35.800
Primo turno$21.300

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Eugenie Bouchard e la foto “sbagliata” sul pass del torneo

Sul badge di Genie all’Odlum Brown VanOpen non hanno messo la classica fototessera: gaffe o siparietto?

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Eugenie Bouchard - Guadalajara 2021 (via Facebook, @AbiertoZapopan)

Eugenie Bouchard è tornata alle competizioni questa settimana al WTA 125 di Vancouver dopo l’intervento alla spalla dello scorso anno. Comprensibilmente, l’esito del suo match di esordio non è stato positivo, con l’ex n. 5 del mondo sconfitta da Arianne Hartono 6-2 6-2, ma la trasferta pare sia stata arricchita da un bizzarro episodio. Perché, stando a quanto ha pubblicato Eugenie sulle sue storie di Instagram, ecco il pass che le hanno dato una volta arrivata all’impianto. Spoiler: il problema è la fotina.

“Qualcuno dell’ufficio credenziali del VanOpen Tennis può spiegare, per favore?” domanda la tennista sotto la sua immagine che risale al servizio fotografico di Sports Illustrated del 2018.

Indubbiamente, l’addetto alle credenziali del torneo ha senso dell’umorismo. E pure senso estetico. Che abbia ancora un lavoro non è dato sapere. Certo, qualcuno potrebbe obiettare, “Genie, se quelle sono le foto che posti sul tuo profilo Instagram, quelle usano”. In ogni caso, Bouchard ha pubblicato subito dopo l’immagine di un altro pass, accompagnata dal commento “ne ho avuto uno vero”.

 

Non è chiaro – ma un’ipotesi non sarebbe azzardata – se sia trattato di una gaffe oppure di un’amichevole burla dell’organizzazione o della stessa tennista; comunque sia, visto che i suoi commenti sono accompagnati da simpatiche faccine, ci siamo sentiti autorizzati a scherzare.

Ma, parafrasando un ingenuo luogo comune, non bisogna mischiare foto sexy e tennis professionistico. Insomma, la risposta a quel primo badge è un no categorico. O, per usare un’espressione inglese, (Bouc)hard pass.

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