Pagelle Roland Garros: Rafa Nadal, un piede e mezzo nella leggenda

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Pagelle Roland Garros: Rafa Nadal, un piede e mezzo nella leggenda

PARIGI – Il quattordicesimo titolo di uno zoppo Nadal e il finto scoop del suo ritiro. Swiatek padrona, fantastica Trevisan. Il caso Sinner e ed le sessioni notturne che più notturne non si può

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

dal nostro inviato a Parigi

Eh no, non si ritira. Rafa XIV è il Re Sole del tennis e il suo regno è il più lungo della storia come quello del suo gemello numerico Luigi. Lo speravano in tanti eh, in trepidante attesa. Ora si sbarazza rapidamente del norvegese e poi farà il discorso al mondo del tennis in lacrime annunciando l’addio. Un bel “Well”, una lacrimuccia e via: “è stato bellissimo, ma non ci rivedremo più”.

Ma dove? Ma perché? Uno che a trentasei anni corre e zompa più di un ragazzino, mentre i suoi presunti avversari si arenano, scompaiono o si fanno male. E perché mai dovrebbe ritirarsi? Rafael Nadal (10 e lode, 11, 12, 13 e 14, pure il voto dobbiamo dargli?) continuerà, anche se erano stati convocati d’urgenza a Parigi il Re di Spagna, Roger Federer, tutto il Real Madrid, tutti gli abitanti di Manacor  e tutti gli avversari battuti nel corso delle 14 cavalcate vincenti (più o meno lo stesso numero di persone) per tributargli il dovuto omaggio. Non se n’è fatto più nulla e allora sono andati tutti a Disney capitanati dai 4 gemelli Federer.

 

A proposito di Roger, ma cosa si pretendeva da Casper Ruud (9)? Davvero si poteva pensare che il buon norvegese, che quasi perdeva con Sonego (6,5), potesse riuscire dove avevano fallito Federer (4 volte), Djokovic (3 volte), Thiem (2 volte), Wawrinka, Ferrer, Soderling e Puerta?

Ad inizio torneo in ogni caso l’auspicio di tutti era stato che il torneo maschile diventasse avvincente e incerto come quello femminile. Ecco, ci ha pensato Iga Swiatek (10) che senza trucco (se ne farà una ragione il Direttore) e senza inganno ha allungato la sua serie vincente e una concreta minaccia di dominio.

È stato in ogni caso il torneo di Martina Trevisan (10) che ha deciso di farsi eliminare in semifinale perché non avrebbe retto la settima conferenza stampa nella quale rispondere per la settima volta a domande sul suo passato. Comunque Martina è ufficialmente il nostro idolo: quando ha confessato di lavare i panni sporchi solo nei giorni in cui non gioca, di mangiare sempre la stessa portata la sera prima della partita nello stesso ristorante, ci siamo sentiti meno folli quando diamo di matto nel non trovare il nostro polsino preferito la sera prima della partita del torneo sociale. La sconfitta con Coco Gauff (9) è solo un punto di partenza verso mete sempre più ambiziose e Martina ha tutto il diritto (che colpo!) di guardare al futuro con grandi speranze.

Anche Camila Giorgi (7,5) ha giocato un gran torneo, le sua prestazioni con Zhang, Putintseva e soprattutto  Sabalenka sono state da sballo, un po’ meno con Kasatkina (8) ma non si può pretendere che cambi gioco all’improvviso. Più che altro, sempre dal basso del nostro tennis di quarta categoria dove lottiamo con infortuni muscolari e acciacchi vari, saremmo grati a Sergio se ci fornisse qualche chilo di quel carbone miracoloso che ha fatto guarire Camila dallo strappo rimediato a Roma.

Resta intanto il mistero sul significato della scritta apparsa sulla maglietta della giovane invaditrice (pare si dica così) di campo durante la semifinale tra Ruud e Cilic. Ci restano 1028 giorni per:
– il ritorno di Tsitsipas dal toilette break?
– digerire quella cosa informe definita “pasta alla bolognese” propinata in mensa al Roland Garros?
– Comprendere il motivo degli infortuni di tutti i nostri?

A tal proposito a Parigi si è consumato  l’affaire Jannik Sinner (7) che, poveretto, il suo buon torneo l’aveva giocato prima che il fisico gli chiedesse il conto. E via con le accuse del vecchio entourage al nuovo, accuse al preparatore, e non c’ha il fisico, e ha giocato troppo l’anno scorso, e ha giocato poco adesso, e si è allenato poco, e deve fermarsi 2-3 mesi senza giocare e fare preparazione, etc. etc. Un vero e proprio caso politico, nel senso che è sembrato assistere alle scene del nuovo governo che accusa il vecchio (“Questa è la situazione disastrata che ci hanno lasciato”) e il vecchio che deride il nuovo (“Quando c’eravamo noi…”).
 Il ragazzo si farà anche se ha le gambe secche, diamo tempo al tempo.

Intanto Lorenzo Musetti (6) ha confermato di poter giocare due set sublimi ad un anno di distanza, ma poi Rune (8), oltre a far rasserenare i rapporti tra Danimarca e Norvegia, ha fatto capire che in fondo in fondo Tsitsipas (4,5) non era proprio imbattibile.

E Novak Djokovic (5,5)? Sembrava dovesse far un sol boccone di Rafa e invece nell’unico Slam che gli dava punti nel 2022 ha raggiunto solo i quarti. Bravo comunque a riconoscere i meriti dello spagnolo e a proiettarsi sulla stagione sull’erba, a meno che il vaiolo delle scimmie…

Che dire poi di Sascha Zverev? Voto difficile perché il terribile infortunio ha lasciato tutti amareggiati e sconvolti, ma non si può dimenticare che sin lì doveva essere (quasi) comodamente due set a zero su Nadal e invece era nei pasticci. Ma il tedesco non deve deprimersi anche se l’infortunio alla caviglia pare molto brutto. In fondo il suo avversario in semifinale gioca con un piede rotto da 15 anni e ha vinto 22 slam quindi, chi va con lo zoppo, impara a zoppicare…

Marin Cilic (8) in semifinale a Parigi viene classificato come l’undicesimo mistero di Medjugorje, ma intanto a Wimbledon il vecchio Marin potrebbe anche fare lo scherzetto. Daniil Medvedev (4,5) ha invece confermato che la terra non fa per lui mentre sulla terra è un po’ tornato Carlos Alcaraz (7) che doveva vincere il primo dei suoi quindici Roland Garros e invece si è fermato ai quarti. Felix Auger Aliassime (7,5) ha portato Nadal al quinto e Zio Toni al manicomio, mentre la delusione del tabellone femminile è sicuramente Ons Jabeur (4) che però ringraziamo perché ha aperto uno spiraglio in cui si è infilata la nostra Martina.

Le sessioni serali, anzi notturne del Roland Garros (3) hanno emozionato talmente il pubblico che per i brividi si è rannicchiato sotto le coperte, per l’entusiasmo di tutti gli addetti ai lavori ritrovatisi alle 02.00 alla disperata ricerca di un taxi. Ma i francesi hanno classe, solo loro potevano ricavare un campo – il Simonne Mathieu (9) – da una serra, anche se il caffè non è arte loro, soprattutto se propongono quella brodaglia a € 3,80, promettendo di restituirti un euro in cambio della restituzione del bicchierino.

Ma insomma il tempo vola e, punti o non punti, russi o non russi, si sente già il profumo delle fragole. A Parigi era attesa ogni giorno una riunione “decisiva” sulle sorti di Wimbledon, così come era attesa la tanto famigerata conferenza stampa “di addio” di Nadal.

Chi vivrà vedrà, tra fake news a volontà.

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Wimbledon, preview quarti: Halep-Anisimova, Nadal-Fritz e Garin-Kyrgios

LONDRA – Due semifinali anticipate fra Simona e Amanda, e fra Rafa e Taylor. Più la curiosità per Nick contro Cristian, fisico dell’australiano permettendo

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(da Londra il nostro inviato)
Simona Halep – Amanda Anisimova
Dal punto di vista di Simona, una partita molto molto simile a quella vinta in modo nettissimo su Paula Badosa, che è una giocatrice di tipologia quasi sovrapponibile ad Amanda. Bei fisici, belle botte con tutti i fondamentali, tendenza a cercare le palle filanti e semipiatte. Purtroppo per loro, davanti a una maestra della corsa e del contrattacco come la Halep in forma vista qui a Wimbledon, o realizzano percentuali straordinarie, o non ne escono. Favorita Simona, quindi, a meno di una prestazione straordinaria di Anisimova.
Consigliata a chi apprezza le battaglie fra violenza e manovra.

Taylor Fritz – Rafael Nadal
Il match del giorno, perchè Taylor è arrivato ai quarti giocando bene, in crescendo, e mettendo in mostra un bell’adattamento all’erba. Mi perdoneranno gli avversari precedenti, a cominciare da Lorenzo Sonego, ma questo sarà il primo vero test per Rafa, e se lo supererà probabilmente la semifinale con chi vincerà tra Garin e Kyrgios sarà meno pericolosa, dati i problemucci fisici e di affaticamento accusati dal favorito di quella sfida Nick. Se poi dovesse uscirne Garin, insomma, immaginarlo battere Nadal sul centrale mi riesce difficile. Ma prima, per lo spagnolo ci sono da affrontare i gran servizi, i drittoni, i rovesci ficcanti e l’ottima fisicità di Fritz, che a Indian Wells l’ha battuto, anche se era stata una partita fra infortunati vinta dal meno malconcio.
Consigliata ai tifosi di Rafa, e pure a quelli di Djokovic che potranno monitorare lo spauracchio.

Cristian Garin – Nick Kyrgios
Il simpatico Cristian piace un po’ a tutti, è un ragazzone allegro e davvero forte (è stato nei primi 20, ora è 43 ATP), ma decisamente quello che gli sta succedendo quest’anno a Wimbledon ha del miracoloso, considerato che è un picchiatore da terra e cemento prestato ai prati con diverse perplessità tecniche. Qualche giorno fa ha dichiarato: “quando ho visto che avrei dovuto giocare contro Berrettini ero furibondo. Lui e Djokovic per me erano i più forti del torneo, mi sembrava una vera sfortuna avere Matteo al primo turno“. Sono d’accordo con lui, i rimpianti per Matteo vengono fuori ogni volta che scrivo il suo nome. Dovrebbe bastare una versione di Nick appena sufficiente per far valere la differenza di talento e propensione all’erba, ma con l’australiano fare pronostici è semplicemente inutile. Speriamo che Kyrgios stia bene atleticamente, e che sia un confronto divertente.
Consigliata a tutti, come sempre quando scende in campo Nick.

 

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Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.


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D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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Wimbledon: Sinner gioca una gran partita, ma Djokovic rimonta due set e la spunta al quinto

LONDRA – Battaglia memorabile tra Jannik e Novak. L’azzurro va in vantaggio 2 set a zero, il serbo lo riprende e conquista la semifinale

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Pic credits Wimbledon Twitter

[1]N.Djokovic b. [10]J.Sinner 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Pubblico delle grandi occasioni, Kate Middleton e il principe William compresi, per l’incontro che apre il programma del campo centrale di Wimbledon, il primo quarto di finale della parte alta del tabellone. Di fronte il sei volte campione qui, e detentore del titolo, Novak Djokovic, e l’attuale numero uno italiano, Jannik Sinner. I consueti pronostici fatti al volo tra i presenti in tribuna stampa danno il serbo come vincitore quasi all’unanimità, la speranza è che sia almeno una partita lottata.

L’avvio sembra purtroppo dare ragione al pessimismo generalizzato, con sette punti a zero per Nole, che in due minuti scarsi si ritrova 1-0 e tre palle break, dire che Jannik è partito contratto è poco. Un paio di colpi vincenti dell’italiano finalmente arrivano, ma arriva anche un brutto errore di dritto che manda Djokovic in vantaggio 2-0. Dal vivo si vede bene la difficoltà, chiara conseguenza della tensione, che Sinner incontra nel far scorrere il braccio e nel muoversi con la necessaria reattività. Il 3-0 vede un parziale di 12 punti a 3 per Nole, uno di quei tre è un doppio fallo: difficile fare peggio, speriamo che le cose migliorino, alla fin fine è solo un break. Un paio di game regolari portano il punteggio sul 4-1, Jannik pare sbloccarsi, peccato l’handicap iniziale concesso in quel modo. Bravo Sinner ad annullare col servizio una palla del secondo break che sarebbe stata letale, e ad accorciare sul 4-2. Poco dopo, un’ovazione del centrale saluta le prime due palle break per l’italiano, che ora è ben salito di livello, e incassa volentieri il doppio fallo (secondo del game per Djokovic) che gli consegna il contro-break, per poi pareggiare 4-4.

Ci sono voluti 30 minuti, ma adesso la palla di Jannik viaggia che è un piacere, e Nole si trova spesso in difficoltà, c’è equilibrio, e per come era iniziata va già benissimo così. La gente si alza in piedi gridando per un rovescio diagonale di violenza spaventosa che porta Sinner a un’altra palla break, ma Djokovic è bravo a cancellarla col dritto, per poi salire 5-4. Senza corrrere rischi l’italiano tiene la battuta, e poi sale 15-40, altre due opportunità per lui: uno splendido dritto incrociato fa letteralmente venire giù lo stadio, ma soprattutto manda Jannik a servire per il set. per la prima volta con qualcosa da perdere, Sinner sembra esitare, commette un doppio fallo, la prima latita, ma non trema spingendo le seconde palle, e si procura un set point. Bravo e fortunato Nole a salvarsi col rovescio esterno che sfiora il nastro, ma poi una sontuosa smorzata di Jannik, e una battuta vincente, decretano il 7-5 per l’azzurro. Che set ragazzi, intensità altissima, spettatori entusiasti, tutto davvero bello.

Il livello non scende a inizio secondo set, ora se le stanno suonando di santa ragione, e da fondocampo è spesso Sinner a comandare. Il gran tennis di Jannik appare sempre più incisivo, e arriva un altro break nel terzo gioco, confermato per il 3-1. In tribuna stampa ci si stropiccia gli occhi, il parziale ora è di 9 giochi a 2 per l’italiano dopo il 4-1 iniziale (ripensandoci, quanto è stato fondamentale in quel game il servizio che ha cancellato una palla del 5-1 Djokovic). Che non siamo davanti a una gran versione di Nole è chiaro, ma Sinner è bravissimo a tenerlo costantemente sotto pressione. Sul 4-2 per l’azzurro, Djokovic si salva momentaneamente dal doppio break (con un nastro assassino in suo favore), ma poi un doppio fallo e una risposta di Jannik che pizzica la riga lo mandano sotto 5-2, roba da non credere. Poco dopo l’ora e mezza di gioco, la battuta vincente di Sinner decreta il 6-2, due set a zero in suo favore, speriamo davvero che l’inerzia della vicenda non cambi. C’è la consueta pausa che consente ai tennisti di andare in bagno.

Nel secondo game del terzo set Jannik, che sembra stia un attimo tirando il fiato, annulla bene una palla break (Nole non ne aveva più avute dopo la metà del primo parziale), ma poco dopo si trova sotto 0-40, e stavolta cede, 3-1 Djokovic. Ci sta un calo dopo due set giocati in modo straordinario, così come ci sta la reazione del campione, che allunga 4-1. Sinner non cede, tiene la battuta, e riprova la rimonta come all’inizio. Uno splendido pallonetto vincente fa ben sperare, ma servendo e passando bene Nole si porta 5-2. Come temevo, l’inerzia è cambiata, spingendo alla grande il serbo va 15-40, sono due set point. Jannik li annulla con coraggio, servendo potente e solido accorcia 5-3, ma la conclusione del parziale è solo rimandata, Djokovic non esita ed è 6-3, si va al quarto.

Il passaggio a vuoto di Sinner purtroppo continua, il fatto che Nole sembri piuttosto rinfrancato e più sicuro di sè chiaramente non aiuta, e il primo game del quarto set vede subito un break subìto dall’italiano. E’ davvero un momentaccio adesso, a Jannik volano via dritti lunghi anche di metri, sbaglia tocchi banali, lascia palle dentro di spanne, è come se stesse pagando lo sforzo più mentale che fisico profuso nella prima parte della partita. Quando nel terzo gioco arriva il secondo break per Djokovic, si inizia a fare il conto alla rovescia per il quinto set. Sinner, ammirevole, giustamente non molla, tiene due turni di battuta, si procura una palla break sotto 2-5, e capitola solo al terzo set point. Nell’ultimo game, un attimo di paura per l’azzurro quando si impunta la caviglia sinistra in un recupero in avanti, bello e sportivo il gesto di Nole che si precipita ad assicurarsi che vada tutto bene, per fortuna nulla di grave. Inizia il quinto, siamo a tre ore di gioco, che gran battaglia comunque vada.

Jannik tiene con autorità il primo game al servizio, nel secondo concede buona una palla mal chiamata fuori a Djokovic risparmiandogli un “challenge”, dal punto di vista del fair play l’atmosfera in campo è esemplare. Devo onestamente rilevare che in questa edizione di Wimbledon i giudici di linea non stanno facendo proprio una gran figura. Sull’1-1, alla fine di uno scambio durissimo, Sinner fallisce una smorzata, ed è ancora break per Nole, che sale 2-1, e senza problemi allunga 3-1. Pochi minuti dopo, il Djoker (è proprio il caso di definirlo così) spara un passante incrociato di rovescio in corsa irreale, brekka per la seconda volta, e va a servire per il match sul 5-2. Ormai qui sul campo centrale lo sappiamo in 15.000 come andrà a finire, e quando il cronometro segna 3 ore e 35, la battuta vincente di Nole gli consegna la semifinale. Pochi rimpianti per Jannik, che ce l’ha messa tutta, forse all’inizio del terzo avrebbe dovuto fare di più per impedire al serbo di ringalluzzirsi, ma è facile dirlo dalla tribuna. L’intramontabile Djokovic attende il vincitore della sfida fra Goffin e Norrie.

Molto soddisfatto Nole nell’intervista post.match: “Possiamo parlare solo degli ultimi tre set, e non dei primi due? (risate) Sono sicuro che ci saranno tante possibilità per Jannik in futuro, gli auguro solo tanta fortuna. Sì, sono state due partite differenti, all’inizio lui è stato migliore, poi io sono uscito, mi sono parlato da solo allo specchio – è vero, l’ho fatto! – e insomma, quando vieni messo sotto, è necessario riordinare le idee. Sono stato fortunato a brekkarlo subito a inizio terzo, ho notato qualche crepa nel suo gioco, e sì, il toilet break è stato il momento di svolta. Ho giocato per 20 anni ormai, ma lo stesso mi capitano momenti di dubbio interiore come a tutti, è quella la sfida maggiore, e l’esperienza, gestire le pause, come ho detto sfruttare le pause bagno, credo che sia per quello che sono riuscito diverse volte in carriera a ribaltare partite in cui ero sotto. Questo campo mi ha ispirato a prendere in mano la racchetta quando avevo 5 anni, e spero che mi possa motivare a continuare

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