La ricetta di Nadal (Bertellino). Swiatek e Jabeur, le stelle cadenti (Strocchi)

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La ricetta di Nadal (Bertellino). Swiatek e Jabeur, le stelle cadenti (Strocchi)

La rassegna stampa di venerdì 19 agosto 2022

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La ricetta di Nadal (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Giornata di ottavi di finale nel draw maschile del Masters 1000 di Cincinnati. Si è aperta sul Center Court con l’incontro tra un giocatore di casa, Taylor Fritz, già a segno nel 2022 nell’analogo torneo di Indian Wells, ed il russo Andrey Rublev. Tre a due in favore di Fritz i precedenti, con l’ultimo giocato proprio in semifinale a Indian Wells. Lotta serrata nel primo set, deciso al tie-break in favore del tennista dell’est. Immediata la reazione dell’americano, più propositivo ed efficace al servizio rispetto alla prima parte di gara. Il numero 13 del mondo si è portato sul 5-2 e servizio nella seconda fazione prima dello stop per medical time-out chiesto dal russo (problemi alla schiena). Fritz ha pareggiato i conti rinviando al terzo set l’esito definitivo del confronto. Un’altra battaglia tra i due nella quale è stato più lucido l’americano che ha tenuto botta ed elevato il suo gioco nella fase finale della sfida, conclusa 7-5 al terzo. Sul Grand Stand, sono scesi in campo il numero 1 del mondo Daniil Medvedev, che per ora ha salvato la prima posizione nel ranking mondiale vista la prematura eliminazione di Rafael Nadal e Denis Shapovalov. In perfetta parità i precedenti (2-2). Medvedev ha salvato tre palle break nel secondo game, poi si è involato sul 3-1. Reazione del mancino nordamericano che gli ha consentito di tornare nel set sul 4-4. Match spettacolare che ha alzato via via il livello. Medvedev non ha mollato la presa e ha centrato nella fase calda del confronto il break decisivo per la conquista del primo set. Ancora grande equilibrio nel secondo con il miglior Shapovalov di stagione, ma Medvedev si è confermato ancora una volta un muro di gomma, in grado di trovare anche passanti impossibili e trasformarsi in attaccante come accaduto nel game finale dopo aver tolto il servizio al canadese in quello precedente. Ora il russo troverà Fritz in un match dal pronostico aperto. È salito nei quarti anche il greco Stefanos Tsitsipas che ha piegato a suon di vincenti il sempre ostico argentino Diego Schwartzman. Intanto Rafael Nadal è tornato sulla sconfitta subita al 2° turno, dopo il bye del primo, per mano del croato Borna Coric, reduce da due anni travagliati per gli infortuni: «Devo entrare in modalità Slam per essere competitivo a New York – ha detto il maiorchino – e allenarmi al meglio nei prossimi giorni sempre monitorando le risposte del mio fisico. Conosco la strada e la cosa principale per me è rimanere in salute. L’ultimo periodo è stato difficile da gestire, onestamente. In particolare l’ultimo mese e mezzo non è stato affatto facile, perché avendo questa lesione all’addome, non sai mai quando sarai al 100% e supererai definitivamente il problema, e certamente ciò influisce sulla tua sicurezza nel servire. Quindi mi ero detto prima del torneo, che avrei dovuto fare un passo avanti ed è successo, il gioco è stato fatto come si doveva, ma complimenti a Borna per il tennis espresso».

Swiatek e Jabeur, le stelle cadenti (Gianluca Strocchi, Tuttosport)

 

La notte di San Lorenzo è passata, ma al Wta 1000 di Cincinnati cadono davvero le stelle. Gli ottavi del Western e Southern Open sono infatti fatali a Iga Swiatek, Anett Kontaveit e Ons Jabeur, rispettivamente n.1, n.2 e n.5 del mondo. Fa effetto, in particolare, l’uscita di scena della polacca. La 21enne di Varsavia ha trovato sulla sua strada una Madison Keys particolarmente ispirata, almeno fino a quando ha realizzato di essere vicinissima al colpaccio, mentre Swiatek ha commesso tanti gratuiti, tanto da incassare un parziale negativo di 9 game a zero (dal 3-2 in suo favore). Con un moto d’orgoglio ha annullato tre match-point sullo 0-5 e, lasciando andare il braccio mentre l’avversaria si irrigidiva, è tornata in scia recuperando i due break di svantaggio (4-5), rimonta che si è fermata sul più bello e la 27enne di Rock Island, n.24 del ranking, ha potuto festeggiare il primo successo in carriera contro una n.1 del mondo. «È una sensazione speciale, anche perché a Indian Wells quest’anno lei mi aveva seccamente battuta. Dal punto di vista emotivo è stata dura non riuscire a chiudere la partita, però alla fine ce l’ho fatta, grazie anche al supporto di questo pubblico caloroso. Ed è la dimostrazione che posso giocare a un livello di tennis notevole, anche se a volte il mio corpo non se lo ricorda…», il commento a caldo di Keys. Dopo l’uscita di scena prematura anche a Toronto, per la Swiatek questo potrebbe essere un campanello d’allarme in vista dell’imminente Slam newyorchese. In contemporanea salutava anche l’estone Kontaveit, n.2 della classifica mondiale e del seeding, piegata in rimonta dalla cinese Shuai Zhang n.44 Wta. Stessa sorte anche per la tunisina Jabeur, n.5 del mondo e del tabellone, caduta sotto i colpi della ceca Petra Kvitova, n.28 del ranking, che ha dominato il primo e il terzo set dopo un leggero calo di tensione nella seconda frazione, risoltasi al decimo game dopo ben 18 punti. La 27enne di Ksar El Heller, finalista a Wimbledon, aveva già sofferto parecchio nel turno precedente dovendo annullare tre match-point all’americana Catherine McNally, n.179 Wta, e di fronte alla potenza del servizio e alle accelerazioni della 32enne mancina di Bilovec poco ha potuto, finendo per commettere tanti errori (30 in totale).

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Le lacrime di due campioni (Cocchi, Azzolini, Marcotti, Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 25 settembre 2022

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Federer, le lacrime e la mano dell’amico Nadal – Rafa prende Roger per mano «Anch’io stavo per smettere» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

E’ stata una notte storica. Di sport e di cuore. Di lacrime e sorrisi. Roger Federer è un ex. L’ultima palla della sua carriera è caduta a mezzanotte e mezza di ieri sul meridiano di Greenwich, dove sorge la 02 Arena, costruita nel 2000 per festeggiare l’entrata nel nuovo millennio. Roger Federer piange, singhiozza, fa estrarre i fazzoletti anche a Bill Gates che sta in tribuna, ospite d’onore di uno spettacolo indimenticabile. Il più bravo che singhiozza, sopraffatto dall’emozione dopo la partita con l’amico Rafa, rivale di una vita, che lo tiene per mano. Questa è stata una delle sue vittorie più importanti: «Siamo sempre stati molto legati, soprattutto negli ultimi dieci anni. Sono felice di poter chiamare Rafa e parlare di qualsiasi cosa, spero che anche lui si senta allo stesso modo, anche se non lo facciamo spesso. Abbiamo apprezzato molto la compagnia l’unoi dell’altro, abbiamo molto da ricordare, ma ci siamo anche divertiti. Ogni serata che trascorriamo insieme troviamo un milione di argomenti da trattare e il tempo non è mai abbastanza». Rafa ha voluto essere vicino a Roger in questo momento: «Il fatto che sentiamo l’appoggio delle nostre famiglie penso dimostri quanto sia forte il nostro legame e poi ora diventerà padre anche lui, potrò dargli qualche consiglio. Intanto lo avviso che non sarà per niente facile!». Coach di pannolini, ma anche progetti in comune, forse una serie di esibizioni, come quella record in Sudafrica per la fondazione dello svizzero. Un modo per tenere uniti i suoi mondi. Dopo la pioggia di lacrime arriva il sereno, alle due di notte quando si presenta per l’ultima volta alla stampa, sempre insieme a Rafa «Non sono triste, le mie erano lacrime di emozione e gratitudine. Per la carriera che ho avuto, per la famiglia che ho, per la vita che continua. Perché sono sano, va tutto bene e questa non è la fine». I progetti per il futuro sono tanti, forse troppi ed è prematuro elencarli, ma già anticipa qualcosa. Sarà un ambasciatore dello sport. «Quello che ho sempre amato della mia professione è stato trasmettere la mia passione per lo sport ai tifosi. Non ho piani di alcun tipo su dove, come o quando. Tutto quello che so è che mi piacerebbe giocare in posti dove non l’ho mai fatto prima, per incontrare le persone che mi hanno supportato per così tanto tempo. In molti avrebbero voluto essere a Londra, ma i biglietti sono finiti in fretta e presto penso avremo un’altra occasione per festeggiare tutti insieme». […] «Avevo bisogno di tutto questo, avevo paura di essere solo in un momento così difficile». Impossibile, c’era Rafa compagno sul campo e c’era Mirka, moglie, madre e consigliera, che lo coccola come un bambino. A lei il pensiero più commosso: «Avrebbe potuto dirmi di smettere tanti anni fa e invece mi ha permesso di continuare. Anche per questo le sarò sempre riconoscente». Anche noi.

Si sono tenuti per mano, hanno pianto insieme. Molto più che amici Federer e Nadal, sono due che hanno attraversato insieme la stessa vita, gli stessi dolori, le stesse fatiche, le stesse delusioni. È stata molto di più che una cerimonia di addio, quella di venerdì notte, è stato un rito di passaggio. Perché stringendosi quelle mani che decine di volte si sono strette sotto rete, hanno stretto un patto silenzioso. Le parole di Rafa Nadal dopo la notte di Londra rendono perfettamente l’idea di ciò che è stata: «Insieme a Roger se ne va anche un pezzo della mia vita». E proprio per questo lo spagnolo ha voluto esserci nonostante le difficoltà e i dolori. Quando ha saputo, con 10 giorni di anticipo rispetto al mondo, che questa sarebbe stata l’ultima partita si è preparato, si è curato con ancora più attenzione per non deludere il compagno di strada. Ed è stato un sacrificio, perché questo 2022 per Nadal è stato di trionfi e dolore. Diviso a metà. Gioie fino a Parigi, dolori e problemi continui per tutta l’estate. Tanto da fargli meditare seriamente l’addio: «In questo momento non sto bene, ecco perché non giocherò – ha spiegato prima di dare forfeit per il resto della Laver Cup e rientrare in Spagna -. Adesso non ci sto pensando, ma confesso di esserci andato vicino in diversi momenti dùrante questa stagione. Addirittura pensavo che il Roland Garros di quest’armo sarebbe stato l’ultimo torneo della mia carriera professionale». Usa un termine forte, “disgrazia”. per spiegare cosa è stata la seconda parte del suo anno. «Dopo la gioia del Roland Garros è andato tutto storto – continua -. È stata una serie di disgrazie importanti a livello fisico, che si sono aggiunte alla mia situazione personale». Rafa si riferisce alla gravidanza difficile di sua moglie Xisca, ricoverata in ospedale prima dello us Open per complicazioni e ovviamente a tutti gli infortuni tra piede e addominali che lo hanno frenato nella seconda parte della stagione. «In ogni caso in questo momento non voglio pensare al ritiro o ad altro, la mia massima priorità è che il mio problema personale venga risolto e poi organizzerò la mia vita nel modo giusto. Ho bisogno di essere tranquillo in tutte le aree della mia vita, quella personale e professionale. Dormo pochissimo da diversi giorni – confessa – è uno stress difficile da gestire Solitamente devo occuparmi di questioni che riguardano me, la mia professione, ma questa volta è diverso. In casa la situazione è più complicata del solito, ma per fortuna ora va tutto meglio e sono riuscito a venire qui, un momento molto importante per me e per Roger». Un sacrificio da vero amico, come sicuramente avrebbe fatto anche lo svizzero in un momento così importante «Abbiamo un ottimo rapporto, lui lo ha già spiegato. So che è stato un momento difficile per lui con l’infortunio al ginocchio e ha fatto un enorme sformo fisico e mentale per poter tomare. È fantastico che sia riuscito a ritirarsi in campo, era quello che più desiderava ed era giusto così. Non potevo mancare a questo appuntamento, indipendentemente dalle mie situazioni personali». […]

 

Fino all’ultima lacrima (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Le lacrime dell’addio sono le più sincere e inconsolabili. Vanno giù da sole, e risalgono, e ricominciano. Sono anche le più contagiose. Sciolgono i pensieri e le parole, e lasciano spazio solo a occhi che luccicano, ovunque. Tra i compagni di cordata, tra gli avversari che per una volta avversari non sono, negli sguardi che si scambiano Borg e McEnroe. Sui volti tesi di chi, tra il pubblico, cerca di resistere alle lacrime e cede di schianto al primo gesto amichevole di chi gli sta accanto. Nadal appare accorato, quasi dolente, la foto della serata lo trova accanto a Roger seduto sulla panca del campo, con tutto il Team Europe che fa da contorno, e i due piangono, ma Rafa è quello che piange di più. C’è nell’addio di Roger anche una parte di Rafa che se ne va. Si chiude ìl portone di un’era lunga venticinque anni, che ha preso forma dal confronto dei loro caratteri opposti, lo Yin e lo Yang del tennis, le due polarità energetiche che nel congiungersi rendono il mondo comprensibile e a suo modo perfetto. L’applauso che giunge continuo, inesauribile, dalle tribune della 02 Arena non è rivolto solo al campione che molto ha vinto ed è entrato nella leggenda. E’ il tributo a un ex ragazzo di 41 anni che abbiamo visto crescere, che non ha mai smesso di migliorare, colpi, carattere, parole, gesti, look, pensieri, comportamenti. Mai presuntuoso, mai fuori posto, mai smodato. Lo abbiamo visto diventare sempre più bravo, così bravo da saziarci, da riempire le nostre attese delle sue magie, da farci sentire felici di poterlo rivedere una volta di più. E’ stato un’ispirazione, Roger Federer, un modo per farci sapere che si può crescere all’infinito, è stato un dispensatore di felicità. Come Maradona nel calcio, Ali nel pugilato, Bolt nella corsa. […] In mezzo al campo, illuminato da un faro viene invitato da Jim Courier a dar corso ai pensieri. «Provaci, non sarà così difficile». Federer dice subito che temeva questo momento, si scusa delle lacrime, ma solo un po’, e con il tono di chi non può farci nulla. «Pensavo di poter gestire questo addio, e credo di esserci riuscito. Piango ma credetemi, sono lacrime di felicità. E’ stata più dura per alcuni membri del mio staff. Sto bene, ho superato le giornate dei pensieri mesti, ho rivissuto i momenti piu belli della carriera, ho provato dolore nel considerare che ormai appartengono al passato, ma è cosl, è giusto così Questa serata l’ho vissuta nella felicità». […] E su Nadal. «Siamo sempre stati molto legati, ma negli ultimi dieci anni ci siamo avvicinati di più. Siamo due grandi appassionati del nostro sport, ci sentiamo connessi anche su molti altri temi, ne parliamo, basta alzare il telefono e chiarnarci. Lo facciamo, non così spesso, ma lo facciamo. C’è un bel rapporto tra le nostre famiglie. Abbiamo apprezzato molto la nostra compagnia, ci siamo divertiti e abbiamo anche molto da ricordare e un milione di argomenti di cui parlare». […]

Federer: «Sono felice. Non è la fine della fine» (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

Lacrime di commozione, ma anche di felicità. Un’esplosione di emozioni intense, agrodolci. Sugli spalti, come in campo. Tra i suoi tifosi, accorsi in gran numero per l’addio, ma anche sui visi stravolti dei suoi avversari di sempre, con lui nella notte dell’addio. Che lo hanno confortato, accompagnato, accudito. Venerdì sera, a Londra, dove è andata in scena l’ultima danza di Roger Federer. Il suo congedo dal tennis, che suggella 24 anni di vittorie, record e meraviglie con la racchetta. Una notte indimenticabile per gli oltre ventimila spettatori in tribuna. Rimasti ben oltre la mezzanotte per assistere all’epilogo del match di doppio disputato in coppia con l’eterno amico-rivale Rafa Nadal. Altrettanto commosso, in un pianto che non ha saputo controllare durante il discorso post-match di Federer, tra occhi umidi, singhiozzi e applausi. «Sono contento perché sono riuscito a dire tutto quello che volevo dire — ha ricordato il giorno dopo Federer -. Non avevo più quei torcioni in pancia che per giorni mi avevano impedito di mettere in fila due pensieri. Non sapevo cosa sarebbe successo dopo il match, cosa si aspettassero da me o quanto sarebbe durato il tutto. Essermi guardato attorno e aver visto tutti così emozionati è stato meglio o peggio? Non lo so veramente! Ma sono quei volti attraversati dall’emozione che resteranno sempre con me». Da ieri è cominciato un nuovo capitolo per Federer, lontano dai campi di tennis. «Mi sono ripetuto per tutto il tempo che non era la fine della fine. La mia vita va avanti: sono sano, felice, tutto è fantastico. E’ stato uno di quei momenti che accadono nella vita, doveva andare così, ed è andata bene. Me lo sono ridetto anche in campo, perché ero davvero felice». Una lunga commossa standing ovation carica di gratitudine ha salutato l’uscita di scena di Roger Federer. la sua ultima esibizione, seppur terminata con una sconfitta contro la coppia statunitense Sock-Tiafoe, resterà per sempre impressa nella memoria di tutti i presenti alla 02 Arena. Un brivido che ha attraversato le tribune, arrivando fino al campo. Impossibile resistere all’intensità di quel congedo: la commozione di Federer è presto diventata quella di tutti i suoi compagni. Fra i più commossi, Nadal. «E’stata una giornata difficile da gestire, alla fine è stato molto emozionante — il ricordo del maiorchino -. Per me è stato un grande onore aver fatto parte di questo momento storico per il nostro sport. Ma allo stesso tempo, avendo condiviso così tanto così a lungo, il ritiro di Roger significa che anche una parte importante della mia carriera finisce qui». […]

Le lacrime di Federer e Nadal. Il sigillo alla rivalità più bella (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Un maschio che piange, nel tennis, è ammesso: ce l’ha insegnato Sampras. Due, carissimi rivali, non si erano mai visti e non stupisce che a prendere l’iniziativa del gesto sia stato lo svizzero: Roger piangeva per la nostalgia di ciò che non sarà più («Sono lacrime di gioia, bambini, sorridete» ha detto ai figli provando a convincere ad alta voce, innanzitutto, se stesso), Rafa perché insieme a Federer — 40 sfide in 15 anni — se n’è andata una parte di lui, inghiottita dal ritiro del più bravo di tutti, che si è portato in pensione tre lustri di storia comune. Senza Nadal non ci sarebbe stato un Federer così bello; senza Federer, l’evoluzione di Nadal sarebbe rimasta un binario morto. Ieri l’ha detto Berrettini, promosso singolarista in Laver Cup: «Se tu non avessi giocato a tennis, io non esisterei». […] Nadal in lacrime è un inedito che prelude, dopo Serena Williams e Roger Federer, all’addio di un altro immortale del tennis. Lui. «Non sono pronto a pensarci, ho davvero creduto che il Roland Garros fosse il mio ultimo torneo, ora ho cose più importanti a cui dedicarmi» ha detto Rafa alla Laver Cup, disertata subito dopo il doppio per tornare a Manacor, dove a settimane, in fondo alla gravidanza non facile di Xisca, è atteso il primo erede. Federer dall’esame di coscienza del neopapà globetrotter era passato a un’età più verde di Rafa, che ha 36 anni e un motore dal chilometraggio (il)limitato, di certo nei loro colloqui privati hanno parlato del bivio che attende l’ex niño: continuare? Per quanto? E fino a dove, Parigi per la quindicesima volta? Piangeva guardandosi riflesso nello specchio di Federer, Rafa, improvvisamente anziano e rugoso come Dorian Gray uscito di colpo dal dipinto. Quando Nadal debuttava nel circuito (prima vittoria Atp il 29 aprile 2002), Federer — maggiore di quattro anni, nove mesi e 26 giorni — si era già annesso il secondo titolo della carriera. Nessuno dei due è in grado di risalire con precisione al primo incontro. «Io sono arrivato e lui era già lì — ha ricordato Rafa a Londra —, per me Roger è sempre stato l’avversario da battere». Mai con acrimonia, cattivi sentimenti, malanimo. Mai. «Al di là degli stili opposti, siamo simili» ha ammesso Federer centrando il viaggio esistenziale di due anime gemelle inserite in corpi paralleli. […]

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Rassegna stampa

Oggi l’addio al tennis di Federer (Strocchi, Marcotti, Cocchi)

La rassegna stampa di venerdì 23 settembre 2022

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Roger e Rafa all’ultimo ballo (Gianluca Strocchi, Tuttosport)

I ventimila che affolleranno stasera le tribune della 02 Arena potranno urlare al mondo e raccontare un giorno ai nipoti: «Io c’ero». Gli altri, meno privilegiati, dovranno accontentarsi della diretta televisiva o di qualche altra forma mediatica. Ma c’è da credere che saranno milioni, in tutto il pianeta, gli occhi puntati verso l’impianto di Londra teatro del match di addio di Roger Federer nella giornata di apertura della Laver Cup 2022, l’esibizione che lo stesso fuoriclasse svizzero co-organizza e che vede il Team Europe sfidare il Team World sul modello della Ryder Cup di golf. Il desiderio del diretto interessato non poteva non essere esaudito e quindi il 41enne campione di Basilea giocherà l’ultima partita di una delle carriere più prestigiose di tutti gli sport con l’amico-rivale di sempre Rafael Nadal, non come avversario ma come compagno di squadra in doppio, affrontando dall’altra parte della rete gli statunitensi Jack Sock e Frances Tiafoe. «È speciale poter giocare con Rafa ancora una volta. Questa partita è decisamente diversa dalle altre, sono sicuro che sarà meraviglioso», ha anticipato Federer, vincitore di 20 titoli Slam e che da domani lascerà spazio a Matteo Berrettini, chiamato come riserva da capitan Bjorn Borg. Sensazioni condivise anche dal maiorchino, che per oltre quindici anni ha battagliato con l’elvetico: 40 i testa a testa (24 vittorie a 16 per lo spagnolo), alcuni dei quali leggendari, per la rivalità più emozionante della storia del tennis. «Essere parte di questo momento storico è qualcosa di incredibile e indimenticabile – ha confessato Nadal in conferenza stampa – Sono super impaziente, spero che ci divertiremo. Sarà una pressione diversa, dopo tutte le grandi cose che abbiamo condiviso dentro e fuori dal campo. È il giocatore più importante della mia carriera e sono molto grato di poter giocare con lui. Abbiamo dimostrato che l’amicizia può prevalere sulla rivalità», ha sottolineato, con evidente emozione, il 36enne di Manacor, detentore del record di 22 trofei Slam. Numeri che testimoniano l’unicità di questa generazione di fenomeni. «Quel che mi mancherà sono i piccoli momenti subito dopo i match. Le cene con i compagni di squadra parlando soprattutto di cose che non riguardavano il tennis», ha riconosciuto Federer. Sensazioni assaporate anche ieri, visto che nel pomeriggio per provare l’intesa Roger e Rafa si sono allenati con Djokovic e Murray all’02 Arena, ovvero i Fab Four riuniti dopo tanto tempo, per un allenamento da urlo. «Un’esperienza che capita una volta nella vita: quella di dividere il campo con queste leggende e questi rivali. Grazie alla Laver Cup che la rende possibile. Non vedo l’ora di vivere un grande weekend di tennis, celebrando la carriera di Roger», le parole di Djokovic su Instagram. Autoironico, in stile british, il commento di Murray: «I Big3 insieme e un pagliaccio… Non si vedono spesso sessioni di allenamento così. Che privilegio essere sul campo di allenamento con questi ragazzi ancora un’ultima volta». Insomma, tutto è pronto per lo speciale “The Last Dance” di Federer. […]

Gli altri tre Fab: «Grazie Roger» (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

 

«E’ un giorno triste». Un’amarezza mista a gratitudine. Alla vigilia dell’evento che concluderà la carriera di Roger Federer, Novak Djokovic usa parole di riconoscenza per lo svizzero, «il miglior esempio possibile», soprattutto nella prima parte della sua carriera, per crescere e migliorare. «I primi anni che ero nel circuito facevo fatica, soprattutto negli Slam perdevo spesso i match importanti. Poter vedere da vicino come Roger si comportava, fuori e dentro il campo, mi ha dato una grossa mano». Due decenni da avversari, separati da una rete, e una rivalità cresciuta negli anni. Mille i ricordi. «Senza dubbio però i migliori momenti sono stati quelli che abbiamo vissuto qui, alla Laver Cup. Ricordo la prima volta a Chicago, quattro anni fa. Sono stati giorni pieni di risate. Questo è un torneo anomalo, ci permette di trascorrere tanto tempo assieme e in un certo senso possiamo anche conoscerci meglio». E anche prendersi in giro, come quando il serbo sceglie i match più significativi giocati contro Federer. «Sono sicuramente due. Il primo la mia prima finale Slam, a New York nel 2007, che ho perso. E poi la finale di Wimbledon del 2019, mi dispiace Roger». Pronta la risposta dell’interessato: «Nessun problema, l’ho rimossa». […] Ha la consapevolezza che l’eredità di Federer, dentro e fuori dal campo, durerà a lungo. «Non c’è dubbio, ha rappresentato un modello incredibile, la sua eredità resterà per sempre». NADAL: «Un grande amico, un fantastico avversario». Questo è Roger Federer per Rafa Nadal. La loro rivalità ha caratterizzato il tennis mondiale oltre gli ultimi 20 anni. Le loro carriere sono trascorse quasi contemporaneamente, spingendosi l’uno con l’altro sempre più in alto, nel segno di una costanza di risultati che non ha precedenti nel tennis. «Sono molto contento di essere qui, è un’occasione che non avrei voluto perdere per nessuna ragione. Mi sento onorato di aver condiviso così tanti momenti con Roger in campo, e di aver fatto parte della sua carriera. E’ stato un giocatore incredibile, un talento unico». Rafa è arrivato a Londra all’ultimo minuto, trattenuto a Majorca dalle condizioni di sua moglie, Maria Francisca, che attende il loro primogenito. Ora che la situazione appare sotto controllo, Rafa non ha perso tempo a raggiungere il team Europe. «E’ un momento speciale perché si ritira forse il tennista più importante della storia del tennis. Lascia dopo una super carriera, di cui in qualche modo ho fatto parte anche io». Come in occasione della finale degli Australian Open 2017, a prescindere dall’esito finale che aveva regalato a Federer un insperato Slam. «Pochi mesi prima sia io che lui non sapevamo se saremmo riusciti a tornare a giocare a certi livelli. Era venuto a trovarmi a Majorca, in occasione dell’apertura della mia accademia, e zoppicavamo entrambi. Essere arrivati in finale a Melbourne assieme, poche settimane dopo, è stato qualcosa che ci ha unito per sempre». Anche per questo Federer ha chiesto e ottenuto da Bjorn Borg di giocare proprio con Rafa il doppio dell’addio. «Sarà molto emozionante, ma come sempre prevarrà la voglia di vincere», promette Nadal. MURRAY – Per Andy sarà la prima volta alla Laver Cup. Un invito che lo scozzese sperava ardentemente che arrivasse, prima o poi, nonostante i guai fisici che ha dovuto superare negli ultimi anni. «L’ho sempre guardata in televisione e ho sempre sperato di essere convocato per questo torneo. E’ una manifestazione che mi piace molto, soprattutto perché si gioca a squadre. Quest’anno inoltre mi fa piacere doppiamente perché significa partecipare all’addio di Federer. Ci sarà un’atmosfera incredibile alla 02 Arena». Murray scenderà in campo subito prima del doppio di Federer, in coppia contro lo spagnolo Rafa Nadal. «Sarà speciale condividere con loro il campo, non vedo davvero l’ora. Sarà una fantastica esperienza, una di quelle notti che resteranno sempre con me per sempre». Come tutti gli appassionati, anche Andy Murray è rimasto sorpreso dall’annuncio del ritiro. «Sinceramente non me lo aspettavo, all’inizio credevo che fosse una delle tante fake news. Adesso che ho avuto modo di parlare di persona con Federer ho anche capito le sue motivazioni. Ovviamente non posso che fargli gli auguri per il suo futuro. Ma allo stesso tempo lo voglio anche ringraziare, per tutto quanto ci ha dato in questi anni». […]

Lo scudiero del Re (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

La prima volta che si sono affrontati, lui gli aveva chiesto quanto avrebbe dovuto pagare per la lezione di tennis. Era il 2019, ottavi di Wimbledon. Un momento e una lezione che Matteo Berrettini non dimenticherà mai. E da cui, davvero, ha imparato tanto. Abbastanza da arrivare fino alla finale sui prati di Church Road due anni dopo e essere invitato a Londra alla festa di Re Roger. Un privilegio, soprattutto perché il romano entrerà in campo come sostituto dello svizzero da domani, dopo il ritiro ufficiale dalla competizione, ma soprattutto dal tennis del Magnifico. Ieri, nella conferenza stampa del Team Europe di cui fa parte, Matteo era seduto accanto a Andy Murray e ascoltava i Big 4 insieme a Borg schierati allo stesso tavolo. Aveva un’espressione tra il curioso e l’incredulo. Stare nella stessa squadra, allenarsi, cenare con Federer, Djokovíc, Nadal e Murray è un’occasione irripetibile. «Matteo, come si sta in compagnia di 77 Slam, 5 ori olimpici, 933 settimane da numero 1? «Si vedeva che avevo l’aria un po’ stranita, vero? È che faccio fatica ancora a realizzare di essere qui tra loro. Devo trovare l’equilibrio. Un momento prima dico “oddio com’è che sono in mezzo a questo fenomeni?”, un minuto dopo mi gaso “Sono uno di loro!”».

Beh, ha fatto una finale a Wimbledon, semifinale negli Usa, top 10 per due anni e mezzo. Perché dovrebbe stupirsi?

Vero. Ma è bello che io mi stia ancora emozionando, e che mi vengano ancora brividi a pensare che tutto quello che ho fatto mi ha portato a meritare di essere qui. In più, oltre a loro c’è anche Borg, un mito. Non ero ancora nato quando giocava ma la sua leggenda va oltre il tempo. È una persona davvero alla mano e simpatica. Il bello e che continuava a ripetere di essere felice di stare in mezzo a giocatori così forti. Al che mi veniva da dirgli “ma scherzi? Tu sei Borg e noi saremmo quelli forti?”

È stato invitato alla festa più ambita, ha avuto modo dl parlare un po’ con Federer?

Per me è pazzesco essere qui. Non solo per Roger, ma anche per tutti gli altri giocatori del team. Ma certamente c’è un’emozione speciale in questo evento. Sì, mi ha raccontato un po’ delle difficoltà che ha affrontato negli ultimi mesi. Il fatto che non è stato facile accettare l’idea di non riuscire a giocare. Poi però si è guardato indietro e ha visto quanto di buono ha fatto e quanto e stato bene in tanti anni di carriera, al di là del trofei. Ha detto che smette senza alcun rimpianto.

Magari se le avesse dato qualche dritta sulla gestione e il rientro dagli infortuni, Roger avrebbe continuano ancora un po’.

Ma infatti, bastava chiedere all’esperto… È che lui ha iniziato a farsi male troppo tardi, a 35 anni, gli mancava l’esperienza. Scherzi a parte, nel suoi occhi ancora si vede quanto ami questo ambiente, quanto è appassionato. E penso sia anche il motivo per cui ha giocato per così tanto tempo, per pura passione e amore per il gioco. Gli sembrerà strano rinunciare a quella che è stata quasi tutta la sua vita, però lo vedo sereno, ha tantissime persone intorno che gli vogliono bene, una bella famiglia. Non si annoierà di sicuro.

Cosa significa Federer per lei e per la sua generazione di tennisti.

Sembra scontato ma ovviamente è l’idolo. II punto di riferimento di tutti noi che siamo cresciuti vedendolo giocare. Molti hanno continuato a lavorare sodo sperando di fare un giorno quello che fatto Roger. Siamo cresciuti nel suo esempio. Che è irripetibile.

Ha detto più volte the Roger Federer è stato un esempio a cui guardare per tutta la carriera. In che modo?

Quando ero piccolo mi fecero vedere un video di Roger che spaccava una racchetta e ci rimasi male. “Come? Anche lui spacca le racchette?”. E poi è diventato un giocatore di straordinaria calma ed eleganza. Questo mi ha fatto capire che lavorando su sé stessi si può cambiare, si può migliorare. All’epoca pensai “beh allora c’è speranza anche per me che non sto zitto un attimo. Posso migliorare la mia indole”. E infatti non ho più smesso di lavorare su me, stesso cercando di crescere. […]

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Cuore Berrettini. L’Italia va (Cocchi). Italia-Usa nei quarti. La Spagna è la favorita (Giammò). Usa, attenti all’Italia (Azzolini)

La rassegna stampa di lunedì 19 settembre 2022

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Cuore Berrettini. L’Italia va (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Tre, il numero perfetto. Tre vittorie su tre. Così l’Italia di Filippo Volandri chiude la settimana splendida di Bologna battendo anche la Svezia 2-1. Finisce con gli azzurri a godersi la festa dei 6000 dell’Unipoi Arena e saltare tutti insieme in mezzo al campo, vincitori e no. Missione compiuta con lode, dunque, e testa alla prossima tappa dal 22 al 27 novembre a Malaga dove per continuare il viaggio verso l’insalatiera che ci manca dal 1976, affronteremo (il 24 novembre) gli Stati Uniti di Fritz e Tiafoe. Apre Berrettini e chiude il doppio, con in mezzo l’unico piccolo neo della settimana, la sconfitta di Jannik Sinner contro Mikael Ymer. Un calo di tensione anche dovuto alla certezza della qualificazione al primo posto del girone conquistato da Matteo Berrettini con la prima vittoria della giornata contro il n.2 Elias Ymer. Finalmente Matteo Ne aveva una voglia matta, Matteo Berrettini. Di azzurro, di casa, di urla della folla. Si è goduto i suoi tre singolari come si gusta una lasagna bolognese e li ha portati a casa come un regalo dopo le sofferenze del passato. Il suo punto contro Elias Ymer, il più giovane dei fratelli svedesi, è stato decisivo per chiudere aritmeticamente il girone al primo po sto. Un sorriso grande cosi per l’allievo di Santopadre che si è subito accomodato in panchina per caricare Jannik Sinner, ma non è bastato. L’imbattibilità dell’attuale numero 1 Italiano in singolare si è fermata a quota sei. Una sconfitta fortunatamente indolore ai fini della qualificazione, impacchettata venerdì contro l’Argentina e infiocchettata oggi dal Berretto nazionale e dall’inossidabile duo Slam Bolelli-Fognini.

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Saranno Fritz e compagni i primi avversari nei quarti di finale a Malaga: «La prima e unica volta che ho giocato in Davis era stato contro di loro ed abbiamo perso, poi mi sono infortunato. Questa volta io sono di verso, ho più esperienza e anche la nostra squadra è diversa, più forte e molto unita». Insomma, non fanno così paura questi americani: «Magari anche loro non sono cosi contenti di sapere che troveranno noi. Comunque è probabile che a Malaga avranno anche l’aiuto di Tiafoe. Sarà una partita difficile ma non impossibile, e se vuoi andare in fondo non devi temere nessuno». Anche perché al momento, guardando anche le altre formazioni di questa fase a gironi sparsa per l’Europa, l’Italia è l’unica squadra ad avere giocatori tutti tra i primi 30 al mondo tra singolare e doppio. Matteo, poi, da numero 2 è un osso day vero duro da masticare: «Sicuri? Perché nella fase finale, se pensiamo alla Spagna al completo, il numero 2 sarebbe Nadal e non è proprio scarsissimo», ha scherzato il romano. Sognare Fuori dalla Unipol Arena c’è una installazione di palline da tennis, ognuna con una frase motivazionale. Matteo ne sceglie una: «”Osa sognare’, perché è un po’ la mia storia. Non avrei mai pensato di arriva re qui. A20 anni guardavo Vincenzo (Santopadre, ndr) come un campionissimo ora l’ho superato e sono arrivato fin qui».

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Bologna promossa E se gli azzurri sono promossi alla fase finale, anche Bologna lo è con il suo pubblico che ha riempito le tribune dell’impianto bolognese ogni giorno: ieri si è arrivati a 6.300 presenze per un totale di 28.115 spettatori nella settimana di Coppa. Un entusiasmo che ha travolto Berrettini, pronto addirittura a organizzare torpedoni per Malaga: «Voglio tutti voi a fare il tifo alle Finals! Quanta più gente possibile, pago anche di tasca mia, ma giocare in un’atmosfera così e pazzesco, incredibile». Preparate i bagagli, la Berrettini Airlines è pronta al decollo.

Italia-Usa nei quarti. La Spagna è la favorita (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

A qualificazione già ottenuta, all’Italia di Coppa Davis bastava un punto per garantirsi il passaggio del turno da prima in classifica. E il punto è stato subito portato in dote da Matteo Berrettini, vincitore del primo singolare (6-4, 6-4) contro Mikael Ymer. Per la vittoria invece questa volta si è dovuto aspettare fino al doppio e al successo di Bolelli e Fognini su Goransson e Madaras (7-6, 6-2), successo che oltre a far chiudere all’Italia il suo girone da imbattuta, conferma l’affiatamento di un tandem che, distante appena 400 punti da un posto per le ATP Finals di Torino, sfrutterà al meglio questo finale di stagione per perfezionare la sua intesa. Il passo falso lo aveva commesso Jannik Sinner, sconfitto in tre set da Elias Ymer che saluta così da imbattuto la Uninpol Arena di Bologna. Prima squadra a qualificarsi per Malaga, l’Italia ai quarti affronterà gli Stati Uniti, accoppiamento già maturato 48 ore fa. Stati Uniti, quindi.

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In singolare gli Usa hanno schierato infatti Tommy Paul e Taylor Fritz, ma è squadra solida e profonda, la loro, che potrà contare anche sul rinvigorito Tiafoe o, se vorrà prediligere l’esperienza, al veterano John Isner. Non sarà semplice per gli uomini di capitan Volandri ma, come dichiarato da Matteo Berrettini alla fine del suo match, ‘<neanche gli Usa saranno felici di doverci affrontare. Non ci saranno sfide facili e se vogliamo puntare alla Coppa dobbiamo essere in grado di battere chiunque». Ieri si è anche completato il tabellone delle altre sei pretendenti che a novembre proveranno a conquistare la più famosa insalatiera del mondo. La Croazia, seconda nel girone degli azzurri e finalista della scorsa edizione, se la vedrà con la Spagna padrona di casa. Gli iberici al momento possono vantare sia il n.1 che il n.3 del mondo – Carlos Alcaraz e Rafa Nadal – e se gli acciacchi con cui ha dovuto fare i conti per tutta la stagione dovessero lasciarlo in pace, difficile che capitan Sergi Brugera si lasci sfuggire l’occasione di schierare il veterano maiorchino al fianco del giovane fenomeno in ascesa.

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Usa, attenti all’Italia (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Quando si dice fare le cose a regola d’arte. Tuttavia arte, quella di saperci fare in ciò che si fa, dopo le sei muse che ci ispirano dai tempi classici (dovrebbero) e la settima aggiunta in coda, il cinema. in senso lato, secondo l’enciclopedia Treccani, la capacità di agire e produrre in base a un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche. In senso tennistico, ottenere un risultato per le vie dirette, disponendo sul campo tutto ciò che serve a evidenziare la superiorità sull’avversario. Come ieri Matteo Berrettini, che ha battuto Elias Ymer (26 anni, 119 ATP con un best ranking al 105), fratello maggiore ma un po’ meno forte di Mikael (24 anni, 98 ATP, best ranking al numero 67) destinato a Sinner. Era il punto che serviva all’Italia per chiudere al primo posto il girone A di questa fase finale di Coppa Davis, e aggiungere la settimana di Malaga in coda alla stagione, subito dopo le Finals di Torino. Lì si ripartirà dai quarti di finale, contra gli Stati Uniti. In semifinale troveremo con ogni probabilità la Spagna. Poi, si vedrà…Matteo ha scelto la via più classica dei match di Coppa. Puntare forte sui colpi migliori, attendere che l’avversario portasse qualche dono, approfittarne appena possibile. Facile? Quando tutto va per il meglio, sì. Ma la Coppa ha sempre sconsigliato pronostici scolpiti sul cemento, non a caso circolano tanti giocatori (uno è il croata Gojo) che non godono di grande considerazione nel circuito internazionale, ma sanno trasformarsi in Davis alle prime note dell’inno nazionale.

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Berrettini non ha fatto una piega, ha tenuto alta la resa del servizio, ha fatto funzionare bene il dritto (meglio, rispetto ai giorni scorsi) e non appena l’avversario è apparso scosso ne ha approfittato per sfrecciargli accanto e sorpassarlo.

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Berrettini ha centrato subito tre ace e ha perso appena sei punti nei dieci turni di battuta. Dieci ace, l’89 per cento dei primi servizi tradotto in punti, due break giunti al 9° game del primo set e al quinto del secondo. Numeri robusti, come si vede. A Malaga ci aspettano incontri difficili. Con gli Stati Uniti nei quarti il match è aperto. Oggi Matteo è il numero due di questa squadra, ed arduo prevedere se sarà così anche in Spagna. Lì un ruolo che lo pone di fronte alla necessità di vincere, di fare subito il primo punto del match. Ma tutto è relativo, tanto più in Coppa. Per quanto Matteo venga considerato il numero due più forte in circolazione, se battiamo gli Stati Uniti e andiamo in semifinale contro la Spagna, il numero due da affrontare – ammesso che gli iberici siano al completo – sarebbe un certo NadaL. L’imporrtante è che Berrettini abbia recuperato una buana condizione proprio in vista delle prove che ci aspettano. Il regalo di giornata gli giunge da Bjorn Borg, che lo ha voluto nel gruppo della Laver Cup per l’addio a Federer. Al momento come «alternate, poi si vedrà. «È la 2a convocazione, mi fa piacere e mi darà modo di salutare e ringraziare Roger. Ho scelto il tennis grazie a lui, gli devo molto». È stato Sinner, stavolta, a mancare l’occasione. Nan è in grande condizione, si sapeva, e si è trovato a giocare un match contro corrente, per quanto inutile per il risultato finale. Ha fatto gara di break con Mikael Ymer nel primo set ma non è stato continuo fino in fondo. Ha dominato le fasi iniziali del secondo, poi nel terzo l’incontro gli è sfuggito di mano su un passaggio a vuoto nel quinto game, dopo il break e il contro break nei primi giochi. Falloso e impaziente, Sinner non è stato capace quasi mai di prenderel’iniziativa. «Perdere così capita, è successo a tutti, la Davis è traditrice», lo assolve Panatta. Se ne va al 7° match, invece, l’imbattibilità di Jannik nei singolari di Coppa.

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Il doppio contro gli svedesi Goranasan-Madaras ha rimesso le cose a posto e consegnato all’Italia la 33 vittoria. Successo importante, perché invita – anche noi, e gli appassionati tutti – a non sottovalutare la risorsa rappresentata da Fognini e Bolelli che in questo girone hanno battuto anche i numeri uno, Metkic e Pavic. Ci sanno fare, sono esperti, fanno gruppo. E l’idea di prendersi la Davis stuzzica anche loro.

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