US Open: Swiatek si prende anche New York. Jabeur inizia a lottare troppo tardi

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US Open: Swiatek si prende anche New York. Jabeur inizia a lottare troppo tardi

Terzo Slam in carriera per la n.1 Iga Swiatek: domina il primo set e vince al tiebreak il secondo. La tunisina paga l’eccessiva pressione e perde la seconda finale major consecutiva

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Iga Swiatek - US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)
 

[1] I. Swiatek b. [5] O. Jabeur 6-2 7-6(5)

Partita migliore non poteva esserci, almeno sulla carta: numero 1 e numero 2 (da lunedì) in campo come, nel tennis femminile, non accadeva da tanto troppo tempo. Ons Jabeur e Iga Swiatek rappresentano quello che di meglio in ambito WTA si può desiderare per una finale. Figurarsi una finale Slam. A trionfare è la numero 1 al mondo che ha battuto per 6-2, 7-6(5),  in 1 h e 51 minuti di gioco la tunisina e che grazie a questa vittoria porta a 3 il numero degli Slam vinti finora in carriera, dopo i due Roland Garros conquistati nel 2020 e nel 2022. La ragazza polacca succede nell’albo d’oro alla sorprendente inglese Emma Raducanu che nel 2022 però non ha saputo davvero confermare quel risultato. Il dubbio che questo possa ripetersi per Iga Swiatek proprio non c’è. Ben altra solidità la sua.

Il match ha sempre visto un sostanziale predominio della polacca che, grazie ad un servizio quasi impeccabile, e ad una solidità costruita colpo dopo colpo da fondocampo, ha tolto il ritmo e il tempo alla sua avversaria incapace di quelle variazioni di gioco che l’hanno portata fino alla finale. Solo nel secondo parziale, nonostante l’iniziale svantaggio di 3-0, la tunisina ha ritrovato le redini del proprio gioco, portando il match fino al tie break finale, dove però Swiatek ha piazzato nel finale l’allungo vincente. La Swiatek ha vinto 7 tornei quest’anno, come non aveva più fatto nessuna donna dopo Serena William. Ha vinto anche tutte le ultime 10 finali, dopo aver perso la primissima. E lo ha fatto cedendo in 10 finali un solo set. Chiude l’anno con quasi 10.000 punti, 9.560, con la Jabeur seconda con 4.496. La tunisina però paga il fatto di non aver potuto sommare i 1200 punti della finale di Wimbledon, quest’anno non assegnati. Però chi vincerà fra Alcaraz e Ruud raggiungerà meno di 7.000 punti e questo fa capire quanto ben diverso sia stato nel corso dell’anno il dominio della Swiatek, seppure concretizzatosi principalmente nella prima metà della stagione, quando sulla terra battuta ha lasciato le briciole alle avversarie. L’ultima tennista a vincere due Slam nello stesso anno era stata Angelique Kerber 6 anni fa. Naomi Osaka ha vinto 2 US Open ma in anni non consecutivi. E Serena Williams nel 2014 l’ultima a vincere l’US Open da n.1 del seeding.

 

Per Jabeur è la prima finale a New York e si vede. È infatti un parziale di 12 punti a 2 a favore di Swiatek a segnare i primi tre game del set che vedono la polacca aggressiva e concentrata, costruirsi bene il punto da fondocampo per poi chiudere entrando con i piedi in campo. Semplicemente ingiocabile la polacca, semplicemente negli spogliatoi la tunisina. In soli 10 minuti è già 3-0. Serve una scossa, serve una reazione che arriva nel quarto game vinto da Jabeur nonostante un doppio fallo, il secondo, sul 40-0 e un errore di dritto che sembravano poter rimettere in pista Iga. È la scossa del match che riesce finalmente a farle prendere in mano il pallino del gioco: due lungolinea, uno di dritto e uno di rovescio e un dritto incrociato danno alla tunisina due palle del controbreak. È la seconda ad essere quella buona con un vincente di dritto, anche questo in lungolinea, che rimette i binari del match sul servizio delle giocatrici e regala un match equilibrato agli spettatori dell’Arthur Ashe. Sul 3-2 è Jabeur a servire per un pareggio che sembrerebbe scritto, vista l’inerzia del match. Ma, come spesso accade, ci sono momenti all’interno dei match in cui, soprattutto se si è la numero 1 al mondo, si ha voglia e la forza di cambiare l’andamento della gara: il nuovo break della polacca testimonia come sia lei a voler tenere le redini del gioco, salendo nuovamente di livello e regalando un incrociato di rovescio e uno di dritto, che la rimettono avanti nel punteggio e nella gestione del match. È il primo vero momento di svolta dell’incontro : in questo contesto il 5-2 è logica conseguenza di un divario che è rappresentato dai valori espressi in campo. Valori sbilanciati totalmente in favore di Swiatek danno alla polacca, in pressione costante, un nuovo break, che questa volta vuol dire anche set. Un 6-2 che ha nel punteggio lo specchio di quanto visto sull’”Arthur Ashe”: Swiatek per la maggior parte del tempo ingiocabile, se non per i due game vinti dalla tunisina, chiude il set con il 90% di prime palle in campo, il 63% di punti con la prima di servizio e con il 54% di punti in risposta. Se ci si stesse domandando come mai, questi numeri tolgono ogni dubbio.

Non cambia lo spartito all’inizio del secondo set. A scappare avanti è subito la polacca che parte bene al servizio, confermando i numeri del primo set e scalfendo le residue resistenze della sua avversaria convertendo la seconda di due palle break giocando un passante di rovescio preambolo alla chiusura a rete. Rapidità, concretezza, lucidità delle scelte da una parte, smarrimento misto a rassegnazione dall’altra. Sono gli occhi a parlare più di ogni altra parte del corpo. Il 3-0 non può che essere il risultato logica conseguenza di una partita che non c’è. Ma dopo ben sette game vinti consecutivamente vinti da Swiatek, che sembrava potessero diventare otto sul 15-40 e due palle break, Jabeur decide di scuotersi, tornando ai suoi livelli e riconquistando, merito di due vincenti, un game che sembrava perso. E come nel primo set arriva la scossa nel quinto game conquistato dalla tunisina che prova, anche stavolta a rimettersi in partita grazie al break del 3-2. Quello che succede dopo è puro romanzo del tennis: la polacca sembra mettere il punto esclamativo nuovamente sul set, grazie ad un rovescio impeccabile, ad un dritto ficcante che trova angoli inesplorati del campo e ad un ritmo costante che toglie il fiato a Jabeur conquistando così un 4-2 che però, a differenza del primo set, non è lo scatto definitivo verso il traguardo ma solo un passaggio della gara. La tunisina infatti riesce a trovare ancora la forza per rimettere in piedi il set e il match trovando il break che vale il 4-3, che vale l’essere ancora in partita. Il 4 pari infatti è cosa fatta. Ora è un’altra partita. Una partita che vede nel nono game il momento che sarebbe potuto essere quello decisivo con Jabeur per ben tre volte nella possibilità del break che vorrebbe dire sorpasso e servire per il set, ma tre errori ne fanno svanire ogni velleità di sorpasso che invece riesce a Swiatek, brava a vincere un game che sembrava perso. Servendo per restare nel match il peso è tutto sulle spalle di Jabeur che, però dimostra di non essere più la giocatrice di qualche game prima; con una discreta sicurezza tiene il servizio che vale il 5-5. Nel momento decisivo della partita si vive di lampi in campo e di situazioni estemporanee in un verso o nell’altro, vincenti e gratuiti. La posta in palio è alta e il tie break in queste circostanze è il giudice supremo in grado di trovare una risposta definitiva all’andamento del set. Prima però si passa da un Championship point annullato da Jabeur grazie ad una prima formidabile nella sua efficacia. Ci si arriva con Jabeur in fiducia e Swiatek meno sicura dei suoi punti forti, uno su tutti la gestione delle palle da fondocampo. Ma il tie break, si sa, è un match nel match: 4-2 Swiatek, sembra finita. Poi sul 4-3 in favore della polacca due errori gravi della numero 1 al mondo, un dritto in rete ed un rovescio che atterra oltre la linea, portano il punteggio sul 5-4 per Jabeur. Insomma la ragazza tunisina è a due punti dal terzo set, ma in quel momento la Swiatek tira un dritto formidabile lungolinea e raggiunge il 5 pari e lì arrivano due errori consecutivi della Jabeur, il secondo sul secondo Championship point per Iga e questa volta sul suo servizio. Nello scambio, il dritto di Jabeur è lungo, Swiatek può sorridere lasciandosi cadere a terra e assaporando il gusto di una vittoria che dopo Parigi le porta il terzo titolo Slam, il primo sul cemento.

Voglio ringraziare il pubblico, ce l’ho messa tutta ma Iga non mi ha reso la vita semplice e ha meritato la vittoria – ha detto Jabeur durante la premiazione – Non è che le voglia così bene in questo momento, ma è la sua giornata! Sono state due settimane fantastiche, essere di nuovo in finale dopo Wimbledon significa molto per me. Continuerò a lavorare duro per far sì che, prima o poi, possa arrivare a conquistare uno Slam. È uno dei miei obiettivi, cerco di essere sempre un’ispirazione anche davanti a così tante campionesse. Voglio ringraziare così tanto il mio team e il presidente della federazione. Vogliamo che più ragazzi vengano a giocare questo torneo. Credo e spero che questo sia l’inizio di tante belle cose.

Sinceramente non mi aspettavo molto arrivando a questo torneo – ha esordito la neo campionessa Swiatek – Non era facile dopo aver vinto il Roland Garros, è stato un torneo molto difficile. È un posto folle, c’è tanto baccano e ci sono tantissime tentazioni in città. Sono però orgogliosa di me stessa per essere riuscita a gestire al meglio tutte le emozioni. Voglio fare anche i complimenti a Ons, stai disputando una stagione meravigliosa. Abbiamo una bella rivalità, ci saranno tante altre sfide tra di noi e sono sicura che ne vincerai molte. Congratulazioni a te e al tuo team, tutto quello che fate è straordinario. Credo di dover tornare a casa per capire che cosa significhi vivere così tante emozioni e, in un certo qual modo, scrivere la storia del tennis polacco. Ringrazio ancora questo stadio. Specialmente in questo momento dobbiamo stare uniti, sono felice di poter forse unire qualcuno grazie a questo sport. So che in Polonia il tennis continua a crescere sempre di più, noi facciamo del nostro meglio per essere d’esempio. Per quanto riguarda il mio team… WOW! Sapete quanto sia stato difficile e mi dispiace che, a volte, io non sia facile da gestire. Voi siete più intelligenti di me, io sono spesso testarda e senza di voi non sarei così preparata.

Una vittoria meritata, un successo che certifica la completezza si una giocatrice che è tornata quella della scorsa primavera, quella capace di vincere Indian Wells e Miami sempre sul cemento e sempre sul suolo americano. Suolo che le ha regalato un successo ancora più importante, forse quello che la sdogana definitivamente nel ruolo di dominatrice.

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Sonego fresco di rivincite. Gipo Arbino ci racconta: “Lorenzo aveva perso fiducia. A Malaga è tornato lui” [ESCLUSIVA]

“Quella con Tiafoe la vittoria in Davis più bella” così l’allenatore di Sonego, Gipo Arbino, al circolo della stampa Sporting Torino. “Tornare indietro l’ha ferito tantissimo, ha dovuto accettare di vedere un’altra classifica”

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Lorenzo Sonego e Gipo Arbino - Firenze 2022

Lorenzo Sonego, aveva già riacceso i riflettori su di sé vincendo il titolo ATP di Metz in Francia a settembre, ma ha senza dubbio conquistato il palcoscenico di Malaga nelle due partite disputate in Coppa Davis a novembre. In molti gli hanno chiesto quale sia stata la sua rivincita preferita dopo aver perso sia contro Tiafoe, un mese fa a Parigi, sia contro Shapovalov agli Internazionali di Roma, a maggio. Eppure, anche durante l’ultima conferenza stampa, Sonego si era messo a ridere dicendo: “me l’avete già chiesto, non lo so, sono felice di averle vinte entrambe”. Poi abbiamo provato a chiederlo al suo coach, Gipo Arbino che senza pensarci ha risposto: “Quella con Tiafoe. Perché è un giocatore più ostico e perché ha fatto un’annata davvero pazzesca. (QUI LA CRONACA) Durante la partita di Parigi Bercy mi aveva impressionato, anche se, dopo quel match, siamo riusciti a studiare e a mettere in pratica una strategia che si è rivelata efficace. Shapovalov è un altro grande talento, ma tende a commettere più errori, e di conseguenza, vedevo già più soluzioni”.

Non era per nulla scontato che Lorenzo Sonego riuscisse a ritrovare una tale grinta in Coppa Davis dopo la sconfitta a Torino di un anno fa contro Borna Cojo (ranking atp 279) e dopo la sconfitta di Bratislava, a marzo, contro Filip Horansky (ranking ATP 203). Anzi, sono stati proprio questi gli episodi che hanno segnato in modo al quanto drammatico l’andamento di questo 2022 per il torinese e Gipo Arbino ci ha spiegato come a Malaga sia riemerso l’uomo squadra che è in lui: “Mi ero stupito tantissimo della sconfitta che aveva avuto qui a Torino. Ma era frutto di una pressione esagerata che non era riuscito a gestire ed era rimasto davvero sorpreso dal cambio di livello di Gojo. È stato un anno molto difficile proprio per la Coppa Davis. Lui che è sempre stato abituato fin da piccolo a giocare le competizioni a squadre ed è sempre stato un leader, un artefice delle vittorie. Purtroppo però, quando arrivano certe sconfitte i media ti massacrano, e questo l’ha demoralizzato. Mentre a Malaga è tornato ad essere l’uomo squadra che è sempre stato, ha sentito di essere di nuovo importante, era molto coinvolto, sapeva di essere un po’ il fulcro della squadra”.

Una squadra davvero piena di energia quella dell’Italia arrivata in semifinale che ha rivelato quanto ogni tanto, anche nello sport singolo, non si gioca da soli. “Con quell’energia Lorenzo è in grado di fare davvero dei gran risultati. L’ho trovato ancora meglio che a Metz ed è stato grazie al supporto di tutti quelli nella nostra panchina” ha confermato Gipo Arbino. E se durante le Nitto ATP Finals avevamo di nuovo elogiato insieme al regista della docuserie Domenico Procacci, la squadra del ’76, oggi il coach di Lorenzo Sonego afferma che questa squadra è di gran lunga più affiatata: “Quelli del ’76 erano davvero un bel gruppo ma non erano affiatati come quelli di oggi. Allora c’erano meno giocatori forti e quindi c’era un po’ di antagonismo. E poi non erano tutti così uniti tra loro: c’era il duo Panatta Bertolucci e poi c’erano Barazzutti e Zugarelli. Mentre a Malaga c’era un’atmosfera davvero incredibile, a partire dall’incordatore, al fisioterapista fino agli allenatori e ai giocatori e persino i dirigenti. Tutti facevano gruppo insieme”.

 

Qualche campo dietro le spalle di Gipo Arbino, Lorenzo Sonego aveva da poco finito uno dei primi allenamenti post Coppa Davis e alla domanda: come lo vede Lorenzo per il primo obiettivo 2023 ovvero l’Australia? La risposta è stata chiara e semplice: “Lo vedo bene. Quello che guardo sempre è il livello e lui sa come la penso: quando il livello c’è, i risultati prima o poi arrivano. Proprio com’è successo a Malaga”.

Sorge spontaneo allora chiedersi cos’abbia condotto Sonego a perdere così tante partite nel 2022, se il livello c’era già? “Quelle partite perse in Coppa Davis hanno avuto uno strascico nei suoi tornei personali, e gli hanno fatto perdere molta fiducia. Lui aveva avuto la fortuna di essere sempre e solo salito in classifica arrivando fino al numero 21. Considerando che lui ha iniziato molto più tardi di tutti gli altri. E vedersi tornare indietro l’ha ferito tantissimo e si è anche preoccupato”. Ma il giovane torinese vanta un’altra grande caratteristica: non si fa abbattere e proprio nel momento più difficile ha saputo rimettersi in gioco. Gipo Arbino ha ringraziato per questo anche il suo coach mentale, Lorenzo Beltrame: “ha fatto un grande lavoro, anche se a distanza, è sempre stato presente e Lorenzo si fida molto di lui”.

Ma le partite perse non sono state l’unico problema da affrontare per Sonego nel 2022. Nella mente del torinese c’erano anche dei nuovi pensieri, quelli di un ragazzo che iniziava a fare i conti con la vita di uomo adulto. E da ragazzino sempre sereno e spensierato, Gipo Arbino ci ha spiegato com’è cambiato: “E’ sempre stato uno che usciva dal campo dopo una sconfitta col sorriso. Sereno e consapevole che certe partite anche se le giochi bene, puoi perderle. Ma quest’anno in particolare, dopo essere diventato velocemente numero 21 del mondo ha dovuto accettare di vedere un’altra classifica. Allo stesso tempo è diventato più grande, e ha avuto diverse cose nuove a cui pensare: la fidanzata, la casa, eccetera. Se prima era un ragazzo con dei problemi più infantili, quest’anno ha dovuto affrontare dei pensieri da uomo adulto”.

Ed è stato forse proprio questo cambiamento a far salire Sonego su quell’aereo per Malaga con la convinzione di potercela finalmente fare: per l’Italia, per la squadra e per il nuovo Lorenzo che non vediamo l’ora di rivedere in campo nel 2023!

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Circoli in vista

Mizuno e Due Ponti insieme per i trent’anni del circolo della Capitale

In un’intervista con il direttore del circolo Emanuele Tornaboni, ripercorriamo la nascita del circolo romano e l’importanza di un partner di livello mondiale come Mizuno

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Circolo Due Ponti Roma

Il mondo dello sport è ricco di storie, eventi e celebrazioni. In questo 2022 il panorama sportivo romano vede celebrare un importante anniversario uno dei suoi circoli più importanti, il Due Ponti.  1992-2022 trent’anni festeggiati insieme ad amici, soci e partner di livello nazionale e mondiale. A fianco del circolo romano, infatti, vi è l’azienda giapponese Mizuno che nel suo parco di atleti ha tra gli altri Lorenzo Sonego.  Nata nel 1906 ad Osaka da una idea dei fratelli Rihachi e Rizo, Mizuno è diventata una società conosciuta in tutto il mondo, non solo nel panorama tennistico. E nella Capitale è a fianco di un circolo nato dall’idea dei due fratelli Tornaboni.

Dell’importanza di un partner come Mizuno e della celebrazione di questo anniversario ne abbiamo parlato con il direttore del circolo Due Ponti Emanuele Tornaboni:

D: 5 ettari immersi nel verde, 17 campi, 15 dei quali in terra rossa, una delle perle del panorama capitolino.

 

Tornaboni:Un progetto che nasce negli anni’80, siamo due fratelli, iniziammo con due piccole palestre sulla Cassia, dove grazie al boom dello sport e in particolare del culturismo, fanno sì che con quella attività siamo riusciti ad acquistare questo terreno e a fine anni ’80 iniziato la costruzione. Abbiamo aperto nel 1992. Quest’anno abbiamo festeggiato i 30 anni e abbiamo ripercorso questi trent’anni di grande successo venerdì 18 novembre con amici, soci e artisti, perché il Due Ponti è fatto di famiglie, amici e artisti (Rosario Fiorello e Fiorella Mannoia tra gli altri). Tanti amici che hanno dato il loro contributo per questi 30 anni di sport“.

D: Un circolo di queste dimensioni può offrire l’opportunità di ospitare eventi anche del panorama internazionale. Il circolo ha già ospitato eventi del circuito Challenger, stato pensando di rientrare nel giro?

Tornaboni: “Assolutamente sì, abbiamo fatto tre volte il Challenger 50mila dollari, hanno giocato qui Berrettini, Tsitsipas, la prima edizione anche Filippo Volandri. Stiamo valutando. Il circolo si predispone benissimo per ospitare qualche migliaio di persone, i campi da tennis ci sono (oltre ai 15 in terra rossa anche 2 in greenset, ndr), il Centrale potremmo rimontarlo tranquillamente perché servono le tribune, servono quel migliaio di posti, stiamo verificando con gli sponsor. Sono eventi di livello mondiale, internazionale”.

D: Il circolo ha anche un’academy, potete contare sul direttore tecnico Federici e su persone del calibro di Potito Starace e Riccardo Ghedin.

Tornaboni: “Soprattutto Riccardo Ghedin è stato inserito quest’anno e ci ha fatto fare un bel passo in avanti. Poi ci sono due grandi professionisti, come sono Claudio Federici, che è la parte storica del tennis laziale e romano e Potito che è stato numero 27 al mondo, l’Academy sta crescendo, siamo arrivati a una trentina di ragazzi con ottima classifica, anche con punti ATP, 2.1, 2.2. L’Academy ha bisogno di tempo per essere sviluppata, abbiamo basi solide, i ragazzi qui hanno tutto. Compresi gli alloggi. L’intento è di tirare fuori qualche grande campione targato Due Ponti”.

D: Grande circolo, ma anche grande partner. Uno di questi è Mizuno.

Tornaboni: “È una collaborazione nata da qualche anno. Questo è il quinto. E’ un marchio mondiale, offre a 360 gradi tutta la gamma: oltre a coprire il tennis e il padel, copre anche gli altri sport e del tempo libero, dei materiali ottimi e la gente è molto contenta di questo. I soci sono molto contenti di essere vestiti Mizuno, diventa un po’ un’appartenenza questo binomio Mizuno-Due Ponti, diventa un po’ un glamour, la possibilità di andare anche in giro e portare una maglia o una felpa col marchio Due Ponti”.

D: Infatti, ai vostri soci offrite la possibilità di avere un abbigliamento Mizuno Due Ponti. Ma c’è anche un negozio a disposizione, uno store all’interno del circolo dove possono effettuare i loro acquisti.

Tornaboni:Uno dei pochi circoli a livello territoriale marchiato Mizuno, Mizuno è in tutti i negozi italiani sportivi e per noi è un onore, siamo onorati di avere questa possibilità che Mizuno ci dà con dei grandi vantaggi e un contributo di sponsorizzazione per il tennis, siamo molto fieri di questo binomio con Mizuno”.

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ATP

Rendimento Slam 2022: Nadal e Alcaraz davanti a tutti, Djokovic resiste. Sinner e Berrettini in top 10, in calo Medvedev

Ottima annata per i colori azzurri, la Spagna fa la voce grossa. Varie sorprese come Ruud e Kyrgios, ma anche tanti delusi, guidati dal russo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel tennis, si sa, il metro di paragone principale per giudicare un giocatore è la costanza che questo sa tenere negli Slam, i grandi eventi per antonomasia, nei quali la cronaca si intreccia alla storia per diventare leggenda. E il 2022, con tutte le variabili del caso, tra la questione del vaccino di Djokovic e la guerra dichiarata da Putin che ha portato all’esclusione dei russi da Wimbledon (e la conseguente scelta dell’ATP di non assegnare punti), non può in ogni caso fare eccezione, pur facendo dovute proporzioni. Infatti, molti giocatori, anche di alto livello, non hanno potuto disputare tutte e quattro le prove Major (alcuni anche per motivi fisici), con un rendimento in termini di punti che chiaramente va a calare, premiando alcuni piuttosto che altri. Per valutare con accuratezza chi siano stati i migliori, i più costanti, nei quattro Slam della stagione appena conclusasi, abbiamo quindi stilato un’ipotetica top 20, che tiene conto solo dei punti guadagnati tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

 Da notare che vengono calcolati anche i punti dei Championships, non assegnati dall’ATP, e che tra parentesi viene riportata anche la classifica reale dei giocatori rientranti nella speciale classifica (dopo i punti è segnalato anche il numero di Slam giocati per coloro che ne abbiano saltato almeno uno). Di seguito i migliori venti nei Major del 2022:

  1. Rafa Nadal (2): 4900
  2. Carlos Alcaraz (1): 2630
  3. Casper Ruud (3): 2445 *3 Slam*
  4. Novak Djokovic (5): 2360 *2 Slam*
  5. Nick Kyrgios (22): 1605 *3 Slam*
  6. Daniil Medvedev (7): 1560 *3 Slam*
  7. Jannik Sinner (15): 1260
  8. Matteo Berrettini (16): 1080 *2 Slam*
  9. Marin Cilic (17): 1020 *3 Slam*
  10.  Stefanos Tsitsipas (4): 1000
  11.  Cameron Norrie (14): 1000
  12.  Karen Khachanov (20): 990 *3 Slam*
  13.  Frances Tiafoe (19): 990
  14.  Alexander Zverev (12): 900 *2 Slam*
  15.  Andrey Rublev (8): 810 *3 Slam*
  16.  Felix Auger-Aliassime (6): 595
  17.  Taylor Fritz (9): 595
  18.  Christian Garin (85): 585
  19.  Denis Shapovalov (18): 505
  20.  Holger Rune (11), David Goffin (53): 470

La risposta alla domanda principe “chi è stato il migliore?” appariva già abbastanza scontata, anche senza stilare una classifica che tenesse conto dei punti, dato che Rafa Nadal ha vinto i primi due Slam della stagione ed è arrivato in semifinale nel terzo, con un piccolo calo allo US Open dovuto a qualche acciacco fisico. E proprio alla luce di ciò, dei problemi che aveva accusato sul finire del 2021, e che ha dovuto sostenere lungo tutto il 2022, gli oltre 2000 punti in più nei Major ottenuti rispetto a Carlos Alcaraz sono anche una piccola sorpresa, oltre che una grande impresa. Il n.1 al mondo, nel primo anno con aspettative contro cui combattere, è andato in crescendo, passando dal terzo turno dell’Australian Open (contro Berrettini) alla vittoria a Flushing Meadows, mostrandosi ancora un po’ acerbo sull’erba, e non del tutto avvezzo alla pressione sulla terra di Parigi, in un Roland Garros che ha incoronato una delle più grandi rivelazioni, almeno a livelli così alti, del 2022: Casper Ruud. Il norvegese, infatti, ha chiuso la stagione con 2 finali su 3 Slam giocati (in Australia diede forfait alla vigilia), guadagnando ben 2120 punti in più in queste prove rispetto al 2021, mettendo a tacere tutti coloro che ne criticavano la poca propensione ai grandi appuntamenti. La finale alle ATP Finals ha mostrato come il norvegese sia prossimo alla sua maturazione completa, che non può prescindere da una grande affermazione. Specie considerando che ha perso l’atto conclusivo del torneo di fine anno solo contro il quarto migliore per rendimento negli Slam 2022, nonché ex n.1 e noto cannibale, cioè Novak Djokovic.

 

Infatti il serbo, pur non avendo potuto competere in Australia e negli USA per motivi legati al vaccino, ha comunque portato a casa il settimo Wimbledon della carriera, riaprendo la questione GOAT (quantomeno nel caso se ne faccia un discorso legato alle vittorie Slam, dato che il serbo è a quota 21, contro i 22 di Nadal), e soprattutto mostrandosi ben lontano dall’abbandonare certi palcoscenici. Dunque sono questi i quattro migliori giocatori negli eventi che contano, coincidenti con i primi tre al mondo e il solito Djokovic (che con i punti di Wimbledon sarebbe stato tra i primi 4 al posto di Tsitsipas), che hanno anche messo un certo distacco tra loro e gli altri. E, procedendo per gradi, analizziamo chi c’è tra questi altri, chi ha sorpreso, chi deluso, e chi è stato piegato solo dalla sfortuna.

Le sorprese e i grandi delusi – il primo risultato che balza all’occhio, che non può che far esultare gli amanti del talento allo stato puro e di un tennis fuori dagli schemi, è certamente il rendimento di Nick Kyrgios, quinto assoluto negli Slam, grazie alla finale a Wimbledon e ai quarti allo US Open. L’australiano sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura al suo tennis, avendo anche battuto l’allora n.1 al mondo, nonché campione in carica, agli ottavi dello Slam americano, cioè Daniil Medvedev. Il russo, “solo” sesto per punti negli Slam (l’anno scorso era stato il secondo miglior giocatore per rendimento in questi tornei) è certamente una delle sorprese in negativo, nonché il gran deluso, di quest’anno nei Major. L’impressione è che ancora debba riprendersi dalla finale dell’Australian Open, in cui sprecò un vantaggio apparentemente incolmabile, permettendo a Nadal di strappargli un titolo che lo ha segnato per tutta la stagione, dove mai ha trovato il suo miglior tennis. Discorso analogo, per quanto riguarda la delusione, coinvolge Stefanos Tsitsipas: il greco ha totalizzato solo 1000 punti negli Slam, con un buon inizio dato dalla semifinale in Australia, andando però sempre a calare, e pur chiudendo l’anno da 4 al mondo, si trova solo decimo per rendimento tra le quattro prove.

Altro aspetto che un po’ lascia stupiti è l’assenza dai primi 20 di Hubert Hurkacz (n.10 al mondo), che dopo la semifinale a Wimbledon 2021 ha mostrato ancora una certa tensione nei grandi eventi, con soli 280 punti totalizzati nei 4 Major. Gran sorpresa, invece, è certamente Christian Garin. Il cileno, scivolato al n.85 al mondo (ancora pagando dazio per la questione Wimbledon), ha raggiunto i quarti sui prati inglesi, miglior risultato della carriera negli Slam, eventi in cui in quest’anno ha raccolto ben 585 punti, attestandosi addirittura al diciottesimo posto di questa speciale classifica, mostrandosi un avversario da non sottovalutare sulla lunga distanza. Nella formula su 3 su 5, un altro che quest’anno ha fatto la voce grossa è stato senza dubbio Marin Cilic. Il veterano croato, infatti, ha raggiunto almeno gli ottavi in tutti e 3 gli Slam giocati, uscendo sempre a testa alta, e raggiungendo addirittura la semifinale al Roland Garros, divenendo l’unico giocatore in attività (tolti i Fab 4) ad aver centrato almeno il penultimo atto in tutti e 4 gli Slam. E infatti il n.17 al mondo chiude come nono miglior giocatore nei Major del 2022, della serie “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

Scorrendo non c’è nessun’altra grande sorpresa, con i vari Rublev, Fritz, Auger-Aliassime tutti quasi allo stesso livello, ancora incapaci di compiere quell’ultimo salto verso l’alto quando la pallina inizia a scottare (per il russo sei quarti di finale su sei persi in carriera, ma per la seconda volta, dopo il 2020, ne ha raggiunti due nello stesso anno), e ondeggianti tra l’impresa e l’avercela quasi fatta. Molto bene invece Norrie, Khachanov e Tiafoe, rispettivamente tra i posti 11 e 13 di questa top 20, spinti verso l’alto dalla storica semifinale di Wimbledon per l’inglese (che, avesse assegnato punti, gli avrebbe permesso di chiudere l’anno tra i primi 10), e quelle incredibili allo US Open per Karen e Frances. Certamente sorprendono la presenza tra i primi 10 di Berrettini (che a breve tratteremo nel dettaglio insieme a Sinner, settimo migliore nei Major) e alla quattordicesima piazza di Alexander Zverev, che avendo chiuso la stagione a giugno ha potuto giocare solo due prove Slam, comunque totalizzando 900 punti. Una pista da seguire per una grande vittoria che potrebbe finalmente essere vicina, chissà…Chiudono i migliori 20 negli Slam Shapovalov, Rune e un redivivo Goffin, almeno nelle due settimane di Wimbledon. Un quarto a testa, tra Australia, Parigi e Londra per i tre, con i primi due, nel pieno delle loro carriere (Rune in piena ascesa e con le idee ben chiare) che puntano a far ancora meglio nel 2023.

I nostri alfieri – ancora una volta, nonostante i tristemente noti problemi fisici susseguitisi, Matteo Berrettini si è dimostrato un giocatore da grande partita, da palcoscenico importante, in breve da Slam. Il romano infatti, che ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa a causa del problema al polso, e ha dovuto rinunciare per il Covid a Wimbledon, è stato comunque capace di risultare ottavo in questa speciale classifica, avendo portato a casa ben 1080 punti in due sole prove Slam, tra Australian Open (semifinale persa da Nadal, futuro vincitore) e US Open (quarto di finale, sconfitta per mano del finalista Ruud). Dunque una grande costanza quando il gioco si fa duro mostrata da Matteo, che è apparso pronto per dire la sua a livelli altissimi, e con l’augurio che il fisico lo lasci in pace, può sognare in grande. Ancora meglio ha fatto invece Jannik Sinner, risultato come settimo miglior giocatore negli Slam, giungendo tre volte su quattro tra gli ultimi 8, e in due casi arrendendosi solo al quinto set contro i futuri vincitori (Djokovic a Wimbledon, dopo due set di vantaggio, Alcaraz nell’epica partita dello US Open). Segnali di grande maturità per l’altoatesino, che dunque ha già raggiunto almeno i quarti in tutte e quattro le prove dello Slam (al Roland Garros ci era già riuscito nel 2020), con il lavoro da fare ora che riguarda la parte mentale, il riuscire a fare quel passo in più di cui certamente Jannik è capace.

Dopo i primi due giocatori italiani meglio classificati, però, c’è ancora da lavorare per gli azzurri subito successivi. Lorenzo Musetti, n.23 al mondo, ha infatti racimolato solo 120 punti in tutti e 4 i Major, uscendo per ben tre volte al primo turno. Certo, spesso i sorteggi non sono stati proprio dei più fortunati (Tsitsipas a Parigi, Fritz a Wimbledon), ma il carrarino, talento allo stato puro, ha ancora molto da lavorare nei grandi eventi. Un po’ meglio Lorenzo Sonego, con 280 punti totalizzati e una quasi impresa contro Ruud al Roland Garros, che ne certificano comunque un buon livello, abbastanza costante, a livello Slam, con la concreta chance di poter sperare nuovamente almeno in qualche ottavo in futuro.

Dunque è questa la fotografia delle prove Major di questo 2022, con la Spagna a dominare, e l’Italia che ha saputo comunque farsi largo nonostante i tanti problemi e gli infortuni. Tante conferme, alcune delusioni, varie sorprese, ma emozioni a non finire e partite epiche, di quelle da raccontare. Questo, ogni anno, ci lasciano in dote gli Slam, quei tornei che ogni appassionato in cuor suo attende tutto l’anno e mai vorrebbe che finissero. Il 2023 si avvicina, e con esso la prima grande prova, l’Australian Open, a meno di due mesi. Alla luce dei risultati dell’anno appena trascorso, potrebbe essere tanto semplice quanto impossibile fare pronostici… ma almeno in Australia tutti dovrebbero essere sulla griglia di partenza, salvo noie fisiche dell’ultimo minuto. E, come abbiamo visto, già questa è una grande vittoria.

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