Pagelle: Nadal da Zio Toni a Zio Sam, la psiche di Fognini e le wild card

Andy Murray è l'unico dei fab-four a sopravvivere. I dubbi di Djokovic, la ripresa di Nadal e il riposo di Federer. Il calcio guarda al tennis, Fognini cerca soluzioni, la Evert le trova

Pagelle: Nadal da Zio Toni a Zio Sam, la psiche di Fognini e le wild card

Novak Djokovic (5) nel pieno della sua crisi vocazionale, stavolta ha voluto improvvisare: non andando per niente al massimo ha pensato bene di andare in Messico, per “vedere se là davvero si può volare senza rischiare di cadere”. E invece, sorvolato un del Potro (6) ancora in rodaggio, è caduto dinanzi ad una giornata di luna diritta di Nick Kyrgios (7). “Sotto le stelle del Messico, a trapanar” ci ha pensato allora Sam Querrey (8,5) che ha perforato tutti, Edmund, Goffin, Thiem, Kirgios e per finire un ottimo Rafa Nadal (7) presto abbandonato da Zio Toni e stavolta castigato da Zio Sam.

Dalla parte opposta del mondo, invece Andy Murray (8) ha dimostrato di essere avanti, praticamente già nel 20-18, sopravvivendo ad una giornata in cui Kholschreiber (7,5) sembrava Stan Wawrinka (4), non quello di questi tempi, ma quello vero. In un torneo nel quale è arrivato in finale addirittura Fernando Verdasco (7), possiamo sorprenderci se un quasi trentaseienne ha perso contro Donskoy (7)? Beh, diciamo che a Roger Federer (4,5) piace sempre lasciare il segno, se proprio deve perdere, deve farlo da fenomeno.

 

Fabio Fognini (6) ha battuto due italiani a San Paolo, fermandosi ai quarti. Ciò che desta curiosità però non è tanto la solita pallina tirata (leggermente) in testa ad un giudice di linea, quanto il retroscena sulla scelta del ligure di inserire nel suo staff lo psicologo Pablo Pècora. Pare che Franco Davin abbia posto questa alternativa all’azzurro per stimolarne la crescita: “Fabio, delle due l’una: o ti fai una chiacchierata per un’intera giornata con una che ha vinto tanto come la Schiavone, oppure intraprendi un percorso di almeno tre mesi con uno psicologo“. Secca la risposta di Fognini: Meglio 100 giorni con Pecòra che uno con la leonessa”.

Approfittando del fatto che in questi giorni si è giocato il torneo più importante del Messico, ecco che arrivano le prime rivelazioni di Johan Kriek sul rapporto tra Donald Trump e il tennis: “Un pò lento, ma molto competitivo e soprattutto fortissimo a rete, praticamente un muro”. Chris Evert (4) invece, dice basta alle tenniste in bikini, aggiungendo: “Sarebbe il caso che portino il cognome del marito e giochino partite di un solo set, altrimenti non resta tempo per curare i bambini, rassettare casa e stirare le camicie agli uomini”.

Intanto la Fifa, stanca delle continue ed inutili polemiche nel calcio, dopo aver mutuato l’occhio di falco, continua a guardare al tennis per migliorarsi. Tra qualche anno i rigori a fine partita saranno infatti tirati con l’alternanza tipica del tie-break. Pronta anche un’altra novità, via alle wild-card per tutti. Pronti inviti per Blatter, Platini e Moggi. D’altra parte gli organizzatori devono pensare al business…

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