Errani può farcela con Wozniacki? Più della Pennetta con Serena...

Editoriali del Direttore

Errani può farcela con Wozniacki? Più della Pennetta con Serena…

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TENNIS US OPEN 2014 – Vittoria “divina” di Federer, i consigli di Anne Wintour. Folle deliranti quando si allena. Il rischio di Djokovic. Vogliono sposare Wozniacki. Il servizio “ricotta” di Sara. Wawrinka, Bencic, che invidia la Svizzera. Ha cantato per Monfils “Lady Aga”!

NEW YORK – Se continua così diventeremo tutti scrittori di tennis al femminile. Soprattutto in Italia. Ma se per il terzo anno di fila due ragazze italiane arrivano ai quarti di finale dell’US open che altro si può fare?
Avessimo noi un Djokovic, un Murray, o anche solo un Dimitrov, anzi sapete che vi dico che in questo momento vorrei avere un Thiem, scriveremmo di tennis al maschile. Invece abbiamo Fognini che è classificato meglio, ma ci perde da un Mannarino qualsiasi nelle occasioni che contano. Uffa!
Abbiamo avuto in semifinale la Errani due anni fa e la Pennetta lo scorso anno. Quest’anno è molto dura che ce la facciano – vedi altro mio articolo a fine partita Pennetta – e metterei subito la firma perchè ce la facesse almeno una delle due.
Comunque sia nessun altro Paese ha due rappresentanti fra le otto qualificate per questo traguardo cui è pervenuta una sola testa di serie delle prime otto. Era già successo qui nel 2009 e la “eccezione” era la solita Serena, però fra le otto c’era la Clijsters che avrebbe vinto e non aveva la classifica ad hoc perché era tornata a giocare dopo la maternità, ed erano subito fuori dalle otto, un po’ come quest’anno, sia Wozniacki sia Pennetta, e alcune vere outsiders come Wickmaier, Bondarenko, Oudin e una Li Na ancora non così forte come sarebbe diventata un anno dopo.
Comunque diciamo la verità, anzi ditela voi lettori che spesso ci beccate in castagna con i nostri pronostici sbagliati, quanti di questi duelli nei quarti avevate preso alla vigilia del torneo: Serena Williams vs Pennetta, Azarenka vs Makarova, Bencic vs Peng, Wozniacki vs Errani?
Siate onesti però. Se c’è uno che li ha tutti, andrebbe assunto immediatamente.
Come sapete il torneo maschile era invece andato avanti senza sussulti particolari fino a ieri quando si era avuta la prima sorpresa – Simon che sconfitto 5 volte su 6 in precedenza batte Ferrer, n.4 e unico dei top-8 ad essere eliminato – e anche la prima pioggia di un torneo fin quei meteorologicamente fantastico.
Il cielo aveva rovesciato tonnellate d’acqua all’improvviso ma anche benedetto Roger Federer che stava perdendo, un set sotto contro Granollers, ma come è ritornato in campo dopo due ore di break è ritornato saldamente in sella. Una vittoria divina?
Sull’argomento pioggia, che oggi smentendo il meteo non è caduta, ricordo che fra due anni ci dovrebbe essere il tetto…niente più vittorie divine. Nemmeno di un Federer in progresso: “Con questa racchetta e il lavoro che ho fatto servo più forte e volleo meglio, gioco meglio di un tempo…”. Lo dice convinto. Contento lui…

Per scrivere di tennis maschile ci si doveva arrampicare sugli specchi per ricordare che Djokovic aveva perso 18 games soltanto in 3 turni, cioè 6 games a match di media o se preferite 2 games a set, fino a che oggi contro Kohlschreiber ha invece sofferto un tantino di più, 61 75 64, non senza aver dovuto salvare con un prodigioso passante in full stretch e pieno recupero un setpoint sul 5-4 nel secondo set che ha fatto saltare in piedi tutto l’Armstrong Stadium…”dove non avevo giocato molti match negli ultimi cinque anni, un grande campo con una grande storia, credo che quello sia stato uno dei punti chiave del match” avrebbe poi detto Novak, assai smunto in viso. Ma con il caldo che faceva oggi resistere oltre le 2 ore a quei ritmi avrebbe…smunto chiunque!
Inevitabili le domande, poi, sul suo regime dietetico. Le ho sentite talmente tante volte, compreso il falso che lui possa essere celiaco e che non sia stata invece una sua precisa scelta, che non ne posso più.
Al di là del set perso con Granollers, giusto per ravvivare un po’ un percorso troppo facile, per scrivere di Roger Federer i cronisti sono costretti a sentire pure le sciocchezze che riguardano una sua grande fan, Anne Wintour, l’icona della moda USA che avebbe detto a Roger: “Quando giochi di sera, devi giocare vestito di scuro, è troppo più elegante!”. Lo ha riferito lo stesso Federer.

 

Mah, sarà, però ad esempio Casey Dellacqua, l’avversaria di Flavia Pennetta (75 62) deve aver capito male e si è vestita di nero anche stamattina che picchiava il sole come pochi, vabbè che lei è abituata al sole australiano e al buco dell’ozono, però che il nero attiri maggiormente i raggi del sole e il calore lo sanno anche i bambini. Non sarà per quello che è scoppiata a fine primo set per 7 games consecutivi, ma in quel forno che era al mattino l’Arthur Ashe Stadium non mi è sembrata un’idea brillante. Peggio per lei.
A proposito di Roger Federer mi ricordo quando qualche anno fa sebbene lui avesse già vinto 3 di 5 US Open si scriveva qui che però, forse perchè era troppo gentiluomo e poco personaggio, non aveva carisma e grande seguito.
Beh non è più così. Quando Roger va ad allenarsi, su uno dei campi attorno ai quali quest’anno è stata allestita una tribunetta di 1300 posti c’è regolarmente il tutto esaurito. Folle di fans deliranti. Anche se sugli altri campi si disputano match interessanti. Gli uscieri sono costretti a chiudere i cancelli d’accesso.
Qui sono capaci, all’US Open, di mettere in vendita anche quei posti. Perché anche quando si “scaldano” le Williams si fa ressa. Tanto che Serena chiede sempre il campo più lontano, ma dove la gente riesce ad arrivare lo stesso e riempie tutti i posti che ci sono. L’altro giorno, contemporaneamente a Serena ma sul campo invece più vicino all’entrata della tribunetta si allenava la Halep, n.2 del torneo: spettatori interessati, e contati? Tredici.
Federer e le Williams, noblesse oblige, in tre fanno 41 Slam, hanno il campo solo per loro se vogliono allenarsi. La maggior parte degli altri giocatori invece deve dividersi un campo in 4.
Federer ha preso atto della nuova situazione. Prima ha detto: “Non è il massimo della privacy allenarsi con tutta questa gente e questa confusione” e poi ha aggiunto: “Ma almeno i tifosi non devono infrangere qualche regola: l’anno scorso si arrampicavano sugli alberi lì vicino!”.
Per arrivare a quei campi i giocatori devono ogni volta fendere ali di folla, di questuanti di autografi, di selfies e quant’altro. Ma i giocatori non si lamentano.
Sergio Palmieri, il direttore degli Internazionali, non l’avrebbe mai permesso. Guai se un giocatore dovesse passare per andare ad una conferenza stampa in mezzo alla gente. Eppure a Wimbledon, quando i giocatori finiscono di giocare sui campi più lontani, percorrono centinaia e centinaia d metri in corridoi angustissimi, protetti dalle body-guards, e nessuno ci fa caso. Da noi l’atteggiamento nei confronti della star è molto più provinciale. Meglio che siano i giornalisti – che di conferenze ne devono a volte seguire più di 10 in un giorno – ad andare avanti e indietro. Se poi non vedono le partite chissenefrega.

Oggi i giornali americani, frustrati per il fatto che per la seconda volta dal 1881 non c’è nessun americano negli ottavi – la prima fu un anno fa …- pubblicavano tutti grandi articoli sul ritorno ai grandi exploit di Caroline Wozniacki, dopo la sua vittoria su Maria Sharapova.
Inciso: certo non è facile spiegare a chi invoca federazioni più efficienti – anche in America – investimenti più pesanti sui giovani, programmazioni tecniche adeguate, coach validi, atleti iper-possenti in grado di sparare dritti a 200 km l’ora e presto servizi a 300, com’è stato possibile che da Santo Domingo sia spuntato a 34 anni un omino come Victor Estrella Burgos poco più alto di 170 centimetri capace di mettere in difficoltà un gigante come Raonic che viene considerato uno dei possibili grandi campioni del prossimo lustro! Uno che esce fuori da tutti gli schemi.
Finito l’inciso riprendo…da dove ero rimasto.
Tutti, salvo Rory McIlroy, vorrebbero sposare Caroline! Con cui si simpatizza, oltre che per la storia personale e il matrimonio saltato all’ultimo momento con il campione del golf – una storia che ricorda un tantino quella fra Carlos Moya e Flavia Pennetta – anche per la sua annunciata decisione di partecipare alla Maratona di New York quest’autunno.
Dopo i risultati di quest’estate, che le hanno consentito di risalire da n.18 del marzo scorso a n.11, qui quasi tutti la considerano favorita nei confronti di Sara Errani che però ha conquistato parecchi estimatori dopo la rimonta su Venus Williams e dopo che Brad Gilbert aveva definito il suo servizio “molle come una ricotta”. Un formaggio che Gilbert considera tipicamente italiano.
Miss Woz è una grande incontrista, ma se Sara non le facesse incontrare troppe palle? Sara dice di voler giocare un match aggressivo. Oggi ormai lo dicono tutti e tutte. Attenzione perchè la Miss Woz è anche molto intuitiva: va sempre prima dove sta per arrivare la palla, legge bene le intenzioni altrui. Vedremo. Non è che Miss Woz guardi troppo in avanti, però dopo aver perso sia a Montreal sia a Cincinnati dalla sua grande amica Serena Williams (quasi amica quanto Aga Radwanska, ribattezata …Lady Aga!) aveva chiesto a Serena “non potresti farti mettere da un’altra parte del tabellone? Possibile che io debba incontrar sempre te? Facciamolo a cena, ma non sul campo da tennis ok?”
Che ci pensi Saretta ad evitare ques’ennesimo scontro sul campo da tennis no? Noi non ci opponiamo.

Si parla molto anche di “Little Miss Swiss”, Belinda Bencic che dopo aver annullato tre setpoint ad una ex finalista di questo torneo, Jelena Jankovic, e non solo perchè è la più giovane tennista ancora in lizza con i suoi 17 anni.
Un anno fa vinse il Roland Garros e Wimbledon junior. Come è difficile non fare confronti con il diverso cammino fin qui percorso dallo sfortunato Quinzi…a prescindere dal fatto che la competizione in campo maschile è assai più dura. Ma in aggiunta a quest motivi… anagrafici, Belinda è allenata part-time da Melanie Molitor, la mamma di Martina Hingis, e Martina le fa un po’ da tutor, va a a vedere i suoi match, la sostiene apertamente e dice: “Non gioca esattamene come me, ma mia madre è molto attenta a tutti i dettagli tecnici. E lei ha molta più potenza di quella che avevo io, quindi ha armi diverse che possono portarla molto in alto”.
Intanto però trova la Peng che filandosela alla cinese, pur avendo incontrato eccellenti giocatrici come Radwanska, Vinci e Safarova, non ha ancora perso un set.
Certo che questi svizzeri hanno mille risorse. Dicono di non avere una federazione con tanti mezzi, ma con quello che la nostra FIT spende nella tv – 6 milioni e 300.000 euro nel 2013 e le spese aumentano di anno in anno – hanno avuto per caso o per abilità, un Hlasek top-ten (n.7), una Hingis n.1 del mondo, una Schnyder n.7, un Federer n.1 forever, un Wawrinka n.3, e ora pure la Bencic.
La Svizzera non è più nota solamente per la neutralità, le guardie del Vaticano, le banche, lo sci e la vela: c’è anche il tennis.

La Russia una volta ha avuto, dieci anni fa ai temi di Boris Yeltsin, grandissimo appassionato, e per qualche anno, anche quattro giocatrici contemporaneamente nelle prime 10. Molte hanno smesso e si sono date alla riproduzione (Myskina, Dementieva), altre arrancano un po’ (Kutznetova, Petrova), altre ancora hanno risultati contradditori (Sharapova): così per la seconda volta di fila la Makarova è l’ultima superstite russa in uno Slam.
Ma al contrario della Kournikova, che non vinse mai un torneo, o delle tennisti sopra citate, e soprattutto di Maria Sharapova, se la Makarova camminasse in mezzo alla folla nessuno la riconoscerebbe e la fermerebbe per chiedergli un autografo. Forse a Mosca? Tanto è diventata una sorta di star la Bouchard, da lei oggi battuta, tanto sembra contenta di restare nell’ombra Ekaterina che sogna di giocare le Olimpiadi a Rio “perchè ho uno spirito molto patriottico…ho sempre giocato in Fed Cup…”.
Già, salvo che l’anno scorso nella finale in Sardegna con l’Italia. Nobody is perfect.

Con Djokovic che batte Kohlschreiber, Murray che torna a superare in Tsonga un top-10 per la prima volta dal trionfale Wimbledon 2013 (ma il francese si è mangiato break di vantaggio), Wawrinka che deve ringraziare di aver vinto il tiebreak del terzo set nel quale sotto 5-3 con l’mmarcescibile Robredo, arresosi soltanto nel quarto set nel quale ha subito il break subito all’inizio non avendo digerito quel tiebreak mal concluso importanti, i risultati sono stati complessivamente regolari. Lo dico comunque sia finito il match fra Raonic e Nishikori – stanno giocando alle una di notte! – il cui esito non mi avrebbe sorpreso comunque. Un bel contrasto di fisico, di stile, di cultura, di gioco, di tutto insomma. Lo vedo come un match equilibrato, se Nishikori non si spezza. Raonic contro Estrella Burgs non mi aveva entusiasmato. Qui parlano molto della pettinatura old style di Raonic. Avesse i baffi potrebbe far la figura di un Clark Gable impomatato. Consigli sulla pettinatura Ivan Ljubicic non può darne.

Ho sentito la Azarenka, cui non è mai mancata la voce, stonare perfino quando ha cantato Happy Birthday per il suo amico Gael Monfils. Un conto è lanciar grida strozzate ad ogni punto, un altro è cantare. Lei è più brava a far la prima cosa.
Ha cercato generosamente di coinvolgere tutto lo stadio, c’è riuscita a metà. Ma lei era così felice di essersi liberata della piccola Krunic dal sorriso metallico e gli occhi gelidi, che avrebbe fatto qualsiasi cosa. Ben tornata nell’elite del tennis, Vika. Se stoni non importi, se gridi di meno ci fai piacere. Non ci illudiamo.
Quanto a Monfils, vincitore netto l’altra sera del derby con Gasquet, ora dovrà giocare contro Dimitrov che ha per allenatore Roger Rasheed che era il suo. Gael non sembra preoccupato. “Io non ho segreti per nessuno e nemmeno il mio tennis”. S’era divertito molto sull’Armstrong contro Gasquet “è un campo più intimo, la gente è più vicina, si gioca meglio” e aveva chiesto di rigiocarci contro Dimitrov. Non l’hanno accontentato.
Giocherà terzo match sul centrale, dopo un doppio e dopo la Bencic e la Peng. Stanotte l’ultimo match, dopo Federer-Bautista Agut – speriamo finisca presto, come credo – chiude la giornata il duello Sara Errani-Caroline Wozniacki che potrebbe durare di più anche se è un “due su tre”.
Per finire un’idea per Roma (e se la lancio io non la porteranno avanti di sicuro).
Qui al National Tennis Center si carica il telefono gratis. Si apre una cassetto con una combinazione, 4 cifre, poi si lascia il telefonino lì. Il cassetto si chiude e gratis – dettaglio apprezzabile in un centro dove costa 20 dollari un sandwich e una minibottiglia d’acqua – quando si vuole si torna e si riprende il telefonino non più scarico. Il problema nasce solo se uno si dimentica o perde il foglietto su cui ha scritto la pasword.

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Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

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Editoriali del Direttore

Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

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I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

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Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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