Errani può farcela con Wozniacki? Più della Pennetta con Serena...

Editoriali del Direttore

Errani può farcela con Wozniacki? Più della Pennetta con Serena…

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TENNIS US OPEN 2014 – Vittoria “divina” di Federer, i consigli di Anne Wintour. Folle deliranti quando si allena. Il rischio di Djokovic. Vogliono sposare Wozniacki. Il servizio “ricotta” di Sara. Wawrinka, Bencic, che invidia la Svizzera. Ha cantato per Monfils “Lady Aga”!

NEW YORK – Se continua così diventeremo tutti scrittori di tennis al femminile. Soprattutto in Italia. Ma se per il terzo anno di fila due ragazze italiane arrivano ai quarti di finale dell’US open che altro si può fare?
Avessimo noi un Djokovic, un Murray, o anche solo un Dimitrov, anzi sapete che vi dico che in questo momento vorrei avere un Thiem, scriveremmo di tennis al maschile. Invece abbiamo Fognini che è classificato meglio, ma ci perde da un Mannarino qualsiasi nelle occasioni che contano. Uffa!
Abbiamo avuto in semifinale la Errani due anni fa e la Pennetta lo scorso anno. Quest’anno è molto dura che ce la facciano – vedi altro mio articolo a fine partita Pennetta – e metterei subito la firma perchè ce la facesse almeno una delle due.
Comunque sia nessun altro Paese ha due rappresentanti fra le otto qualificate per questo traguardo cui è pervenuta una sola testa di serie delle prime otto. Era già successo qui nel 2009 e la “eccezione” era la solita Serena, però fra le otto c’era la Clijsters che avrebbe vinto e non aveva la classifica ad hoc perché era tornata a giocare dopo la maternità, ed erano subito fuori dalle otto, un po’ come quest’anno, sia Wozniacki sia Pennetta, e alcune vere outsiders come Wickmaier, Bondarenko, Oudin e una Li Na ancora non così forte come sarebbe diventata un anno dopo.
Comunque diciamo la verità, anzi ditela voi lettori che spesso ci beccate in castagna con i nostri pronostici sbagliati, quanti di questi duelli nei quarti avevate preso alla vigilia del torneo: Serena Williams vs Pennetta, Azarenka vs Makarova, Bencic vs Peng, Wozniacki vs Errani?
Siate onesti però. Se c’è uno che li ha tutti, andrebbe assunto immediatamente.
Come sapete il torneo maschile era invece andato avanti senza sussulti particolari fino a ieri quando si era avuta la prima sorpresa – Simon che sconfitto 5 volte su 6 in precedenza batte Ferrer, n.4 e unico dei top-8 ad essere eliminato – e anche la prima pioggia di un torneo fin quei meteorologicamente fantastico.
Il cielo aveva rovesciato tonnellate d’acqua all’improvviso ma anche benedetto Roger Federer che stava perdendo, un set sotto contro Granollers, ma come è ritornato in campo dopo due ore di break è ritornato saldamente in sella. Una vittoria divina?
Sull’argomento pioggia, che oggi smentendo il meteo non è caduta, ricordo che fra due anni ci dovrebbe essere il tetto…niente più vittorie divine. Nemmeno di un Federer in progresso: “Con questa racchetta e il lavoro che ho fatto servo più forte e volleo meglio, gioco meglio di un tempo…”. Lo dice convinto. Contento lui…

Per scrivere di tennis maschile ci si doveva arrampicare sugli specchi per ricordare che Djokovic aveva perso 18 games soltanto in 3 turni, cioè 6 games a match di media o se preferite 2 games a set, fino a che oggi contro Kohlschreiber ha invece sofferto un tantino di più, 61 75 64, non senza aver dovuto salvare con un prodigioso passante in full stretch e pieno recupero un setpoint sul 5-4 nel secondo set che ha fatto saltare in piedi tutto l’Armstrong Stadium…”dove non avevo giocato molti match negli ultimi cinque anni, un grande campo con una grande storia, credo che quello sia stato uno dei punti chiave del match” avrebbe poi detto Novak, assai smunto in viso. Ma con il caldo che faceva oggi resistere oltre le 2 ore a quei ritmi avrebbe…smunto chiunque!
Inevitabili le domande, poi, sul suo regime dietetico. Le ho sentite talmente tante volte, compreso il falso che lui possa essere celiaco e che non sia stata invece una sua precisa scelta, che non ne posso più.
Al di là del set perso con Granollers, giusto per ravvivare un po’ un percorso troppo facile, per scrivere di Roger Federer i cronisti sono costretti a sentire pure le sciocchezze che riguardano una sua grande fan, Anne Wintour, l’icona della moda USA che avebbe detto a Roger: “Quando giochi di sera, devi giocare vestito di scuro, è troppo più elegante!”. Lo ha riferito lo stesso Federer.

 

Mah, sarà, però ad esempio Casey Dellacqua, l’avversaria di Flavia Pennetta (75 62) deve aver capito male e si è vestita di nero anche stamattina che picchiava il sole come pochi, vabbè che lei è abituata al sole australiano e al buco dell’ozono, però che il nero attiri maggiormente i raggi del sole e il calore lo sanno anche i bambini. Non sarà per quello che è scoppiata a fine primo set per 7 games consecutivi, ma in quel forno che era al mattino l’Arthur Ashe Stadium non mi è sembrata un’idea brillante. Peggio per lei.
A proposito di Roger Federer mi ricordo quando qualche anno fa sebbene lui avesse già vinto 3 di 5 US Open si scriveva qui che però, forse perchè era troppo gentiluomo e poco personaggio, non aveva carisma e grande seguito.
Beh non è più così. Quando Roger va ad allenarsi, su uno dei campi attorno ai quali quest’anno è stata allestita una tribunetta di 1300 posti c’è regolarmente il tutto esaurito. Folle di fans deliranti. Anche se sugli altri campi si disputano match interessanti. Gli uscieri sono costretti a chiudere i cancelli d’accesso.
Qui sono capaci, all’US Open, di mettere in vendita anche quei posti. Perché anche quando si “scaldano” le Williams si fa ressa. Tanto che Serena chiede sempre il campo più lontano, ma dove la gente riesce ad arrivare lo stesso e riempie tutti i posti che ci sono. L’altro giorno, contemporaneamente a Serena ma sul campo invece più vicino all’entrata della tribunetta si allenava la Halep, n.2 del torneo: spettatori interessati, e contati? Tredici.
Federer e le Williams, noblesse oblige, in tre fanno 41 Slam, hanno il campo solo per loro se vogliono allenarsi. La maggior parte degli altri giocatori invece deve dividersi un campo in 4.
Federer ha preso atto della nuova situazione. Prima ha detto: “Non è il massimo della privacy allenarsi con tutta questa gente e questa confusione” e poi ha aggiunto: “Ma almeno i tifosi non devono infrangere qualche regola: l’anno scorso si arrampicavano sugli alberi lì vicino!”.
Per arrivare a quei campi i giocatori devono ogni volta fendere ali di folla, di questuanti di autografi, di selfies e quant’altro. Ma i giocatori non si lamentano.
Sergio Palmieri, il direttore degli Internazionali, non l’avrebbe mai permesso. Guai se un giocatore dovesse passare per andare ad una conferenza stampa in mezzo alla gente. Eppure a Wimbledon, quando i giocatori finiscono di giocare sui campi più lontani, percorrono centinaia e centinaia d metri in corridoi angustissimi, protetti dalle body-guards, e nessuno ci fa caso. Da noi l’atteggiamento nei confronti della star è molto più provinciale. Meglio che siano i giornalisti – che di conferenze ne devono a volte seguire più di 10 in un giorno – ad andare avanti e indietro. Se poi non vedono le partite chissenefrega.

Oggi i giornali americani, frustrati per il fatto che per la seconda volta dal 1881 non c’è nessun americano negli ottavi – la prima fu un anno fa …- pubblicavano tutti grandi articoli sul ritorno ai grandi exploit di Caroline Wozniacki, dopo la sua vittoria su Maria Sharapova.
Inciso: certo non è facile spiegare a chi invoca federazioni più efficienti – anche in America – investimenti più pesanti sui giovani, programmazioni tecniche adeguate, coach validi, atleti iper-possenti in grado di sparare dritti a 200 km l’ora e presto servizi a 300, com’è stato possibile che da Santo Domingo sia spuntato a 34 anni un omino come Victor Estrella Burgos poco più alto di 170 centimetri capace di mettere in difficoltà un gigante come Raonic che viene considerato uno dei possibili grandi campioni del prossimo lustro! Uno che esce fuori da tutti gli schemi.
Finito l’inciso riprendo…da dove ero rimasto.
Tutti, salvo Rory McIlroy, vorrebbero sposare Caroline! Con cui si simpatizza, oltre che per la storia personale e il matrimonio saltato all’ultimo momento con il campione del golf – una storia che ricorda un tantino quella fra Carlos Moya e Flavia Pennetta – anche per la sua annunciata decisione di partecipare alla Maratona di New York quest’autunno.
Dopo i risultati di quest’estate, che le hanno consentito di risalire da n.18 del marzo scorso a n.11, qui quasi tutti la considerano favorita nei confronti di Sara Errani che però ha conquistato parecchi estimatori dopo la rimonta su Venus Williams e dopo che Brad Gilbert aveva definito il suo servizio “molle come una ricotta”. Un formaggio che Gilbert considera tipicamente italiano.
Miss Woz è una grande incontrista, ma se Sara non le facesse incontrare troppe palle? Sara dice di voler giocare un match aggressivo. Oggi ormai lo dicono tutti e tutte. Attenzione perchè la Miss Woz è anche molto intuitiva: va sempre prima dove sta per arrivare la palla, legge bene le intenzioni altrui. Vedremo. Non è che Miss Woz guardi troppo in avanti, però dopo aver perso sia a Montreal sia a Cincinnati dalla sua grande amica Serena Williams (quasi amica quanto Aga Radwanska, ribattezata …Lady Aga!) aveva chiesto a Serena “non potresti farti mettere da un’altra parte del tabellone? Possibile che io debba incontrar sempre te? Facciamolo a cena, ma non sul campo da tennis ok?”
Che ci pensi Saretta ad evitare ques’ennesimo scontro sul campo da tennis no? Noi non ci opponiamo.

Si parla molto anche di “Little Miss Swiss”, Belinda Bencic che dopo aver annullato tre setpoint ad una ex finalista di questo torneo, Jelena Jankovic, e non solo perchè è la più giovane tennista ancora in lizza con i suoi 17 anni.
Un anno fa vinse il Roland Garros e Wimbledon junior. Come è difficile non fare confronti con il diverso cammino fin qui percorso dallo sfortunato Quinzi…a prescindere dal fatto che la competizione in campo maschile è assai più dura. Ma in aggiunta a quest motivi… anagrafici, Belinda è allenata part-time da Melanie Molitor, la mamma di Martina Hingis, e Martina le fa un po’ da tutor, va a a vedere i suoi match, la sostiene apertamente e dice: “Non gioca esattamene come me, ma mia madre è molto attenta a tutti i dettagli tecnici. E lei ha molta più potenza di quella che avevo io, quindi ha armi diverse che possono portarla molto in alto”.
Intanto però trova la Peng che filandosela alla cinese, pur avendo incontrato eccellenti giocatrici come Radwanska, Vinci e Safarova, non ha ancora perso un set.
Certo che questi svizzeri hanno mille risorse. Dicono di non avere una federazione con tanti mezzi, ma con quello che la nostra FIT spende nella tv – 6 milioni e 300.000 euro nel 2013 e le spese aumentano di anno in anno – hanno avuto per caso o per abilità, un Hlasek top-ten (n.7), una Hingis n.1 del mondo, una Schnyder n.7, un Federer n.1 forever, un Wawrinka n.3, e ora pure la Bencic.
La Svizzera non è più nota solamente per la neutralità, le guardie del Vaticano, le banche, lo sci e la vela: c’è anche il tennis.

La Russia una volta ha avuto, dieci anni fa ai temi di Boris Yeltsin, grandissimo appassionato, e per qualche anno, anche quattro giocatrici contemporaneamente nelle prime 10. Molte hanno smesso e si sono date alla riproduzione (Myskina, Dementieva), altre arrancano un po’ (Kutznetova, Petrova), altre ancora hanno risultati contradditori (Sharapova): così per la seconda volta di fila la Makarova è l’ultima superstite russa in uno Slam.
Ma al contrario della Kournikova, che non vinse mai un torneo, o delle tennisti sopra citate, e soprattutto di Maria Sharapova, se la Makarova camminasse in mezzo alla folla nessuno la riconoscerebbe e la fermerebbe per chiedergli un autografo. Forse a Mosca? Tanto è diventata una sorta di star la Bouchard, da lei oggi battuta, tanto sembra contenta di restare nell’ombra Ekaterina che sogna di giocare le Olimpiadi a Rio “perchè ho uno spirito molto patriottico…ho sempre giocato in Fed Cup…”.
Già, salvo che l’anno scorso nella finale in Sardegna con l’Italia. Nobody is perfect.

Con Djokovic che batte Kohlschreiber, Murray che torna a superare in Tsonga un top-10 per la prima volta dal trionfale Wimbledon 2013 (ma il francese si è mangiato break di vantaggio), Wawrinka che deve ringraziare di aver vinto il tiebreak del terzo set nel quale sotto 5-3 con l’mmarcescibile Robredo, arresosi soltanto nel quarto set nel quale ha subito il break subito all’inizio non avendo digerito quel tiebreak mal concluso importanti, i risultati sono stati complessivamente regolari. Lo dico comunque sia finito il match fra Raonic e Nishikori – stanno giocando alle una di notte! – il cui esito non mi avrebbe sorpreso comunque. Un bel contrasto di fisico, di stile, di cultura, di gioco, di tutto insomma. Lo vedo come un match equilibrato, se Nishikori non si spezza. Raonic contro Estrella Burgs non mi aveva entusiasmato. Qui parlano molto della pettinatura old style di Raonic. Avesse i baffi potrebbe far la figura di un Clark Gable impomatato. Consigli sulla pettinatura Ivan Ljubicic non può darne.

Ho sentito la Azarenka, cui non è mai mancata la voce, stonare perfino quando ha cantato Happy Birthday per il suo amico Gael Monfils. Un conto è lanciar grida strozzate ad ogni punto, un altro è cantare. Lei è più brava a far la prima cosa.
Ha cercato generosamente di coinvolgere tutto lo stadio, c’è riuscita a metà. Ma lei era così felice di essersi liberata della piccola Krunic dal sorriso metallico e gli occhi gelidi, che avrebbe fatto qualsiasi cosa. Ben tornata nell’elite del tennis, Vika. Se stoni non importi, se gridi di meno ci fai piacere. Non ci illudiamo.
Quanto a Monfils, vincitore netto l’altra sera del derby con Gasquet, ora dovrà giocare contro Dimitrov che ha per allenatore Roger Rasheed che era il suo. Gael non sembra preoccupato. “Io non ho segreti per nessuno e nemmeno il mio tennis”. S’era divertito molto sull’Armstrong contro Gasquet “è un campo più intimo, la gente è più vicina, si gioca meglio” e aveva chiesto di rigiocarci contro Dimitrov. Non l’hanno accontentato.
Giocherà terzo match sul centrale, dopo un doppio e dopo la Bencic e la Peng. Stanotte l’ultimo match, dopo Federer-Bautista Agut – speriamo finisca presto, come credo – chiude la giornata il duello Sara Errani-Caroline Wozniacki che potrebbe durare di più anche se è un “due su tre”.
Per finire un’idea per Roma (e se la lancio io non la porteranno avanti di sicuro).
Qui al National Tennis Center si carica il telefono gratis. Si apre una cassetto con una combinazione, 4 cifre, poi si lascia il telefonino lì. Il cassetto si chiude e gratis – dettaglio apprezzabile in un centro dove costa 20 dollari un sandwich e una minibottiglia d’acqua – quando si vuole si torna e si riprende il telefonino non più scarico. Il problema nasce solo se uno si dimentica o perde il foglietto su cui ha scritto la pasword.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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