Aus Open, day 4: Giorgi, Errani, Henin, servizi a confronto. Il mistero di Venus. Tre italiani superstiti. Nadal di tutti i colori

Editoriali del Direttore

Aus Open, day 4: Giorgi, Errani, Henin, servizi a confronto. Il mistero di Venus. Tre italiani superstiti. Nadal di tutti i colori

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La tecnica conta ancora prima dell’altezza per un buon servizio: quanta differenza tra Sara e Camila! Venus Williams si affida al regolamento per aggirare la domanda riguarda al suo, e della sorella Serena, ritiro dal doppio. Chi ha più chance di raggiungere il quarto turno tra i tre italiani superstiti: Giorgi, Errani o Seppi? Rafa Nadal, quanti colori nell’armadio

Leggi l’articolo de “Il Giornale” nel quale si cita Ubitennis per la sua ricerca su Nadal e quei trattamenti vietati dalla legge italiana

Nadal, il doping e quell’ombra sul tennis

 

Che fregatura per il pubblico
Che fregatura hanno preso gli spettatori che avevano pagato 90 dollari per il campo centrale oggi: in circa tre ore e mezzo, 3h e 33 se non sbaglio, si sono “volatilizzate” tre partite, con il 6-0 6-1 della Radwanska alla Larsson in 44 minuti, il 7-5 6-0 di Serena Williams alla Zvonareva in un’ora e 25 minuti, il 6-0 6-1 6-4 di Djokovic a Kuznetsov che è durato addirittura un minuto in meno del match di Serena.
Delle tre l’unica partita che ha riservato un minimo di suspence è stata quella di Serena, perché la n.1 del mondo che non ha più vinto questo Slam australiano dal 2010 _ non ha giocato nel 2011, ha perso due volte in ottavi e una nei quarti nei tre anni successivi – era indietro 5-3 e ha dovuto annullare due set point consecutivi e poi un terzo, prima di infilare quei quattro games di fila che…sono diventati dieci. Era il remake della finale di Wimbledon 2010, e la Zvonareva torna a casa con lo stesso bottino, 5 game, solo che quelli di cinque anni fa furono distribuiti diversamente: 6-3 6-2. Lì ci fu ancora meno suspence. Oggi per un set almeno c’è stata. E siccome con una temperatura che ha toccato i 35 gradi e con la condizione atletica di Serena che è sempre un po’ misteriosa dopo il famoso svenimento dell’ultimo Wimbledon oltre alle sue già descritte disavventure australiane degli ultimi anni…beh poteva accadere di tutto se avesse perso il primo set. E anche se Vera Zvonareva, precipitata a n.202 per tutti gli infortuni patiti, non fosse apparsa lontana dalla miglior condizione, dopo tanta forzata inattività.

Venus batte Serena in velocità
Venus Williams, n.18 WTA, è riuscita a stare in campo ancor meno della sorella. Del morbo di Sjogren che l’attanaglia a giorni non si è vista traccia nel match vinto agevolmente, 6-2 6-3 in 76 minuti, sulla modesta americanina Lauren Davis, n.53. A separare le due statunitensi tante cose, comprese i 30 centimentri di altezza: 1,57 generosi la Davis, 1,87 Venus (cui la Media Guide della WTA cambia sempre l’altezza: l’ho vista certi anni con 1,89, altri 1,88, 1,86, 1,85: come se i centimetri fossero chili e peso).

Una Camila Giorni in grande spolvero
Venus Williams sarà l’avversaria di Camila Giorgi, un match che davvero mi intriga molto dopo aver seguito Camila punto per punto sul campo 6, e in tribuna sempre con la stessa formazione del match giocato sulla stesso campo da Camila contro Flavia Pennetta. Io dietro a papà Giorgi, che aveva accanto il fisioterapista Giovanni Santarelli della clinica pisana di San Rossore, mentre vicino a me c’era Lucas Verdicchio, il maestro argentino che allena a Jesi i giovani ma fa da sparring partner a Camila.
Più sulla destra, coperto da un asciugamano bianco sotto al quale voleva mettere la testa al riparo dal sole incombente, il consigliere federale Raimondo Ricci Bitti, carnagione chiara e quindi a rischio con il buco dell’ozono, mio ex avversario negli anni Settanta fra i “seconda categoria”, fratello del presidente della Federazione Internazionale Francesco, e qui “inviato” quale rappresentante della Federazione Italiana Tennis senza apparenti compiti specifici che quelli di guardarsi le partite. Una vacanzina niente male, agli occhi di chi come il sottoscritto lavora qui 14 ore al giorno (ma è una scelta, la mia, quindi guai a lamentarsi: chissà in futuro potrei chiedere al presidente Binaghi se manderebbe anche me, magari per tenermi lontano eh…).
Del match e del fantastico primo set di Camila ho scritto a lungo nel mio articolo di cronaca, al quale vi rimando, qui posso solo dire che mi ha davvero impressionato. E molto impressionata è rimasta anche la sua avversaria, Tereza Smitkova, n.68 WTA, che ha avuto qualche chance solo nel finale del secondo set quando Camila si è un po’ irrigidita e ci ha messo un po’, al quarto matchpoint, per evitare un pericoloso 5 pari dopo essere stata avanti di un break dal 3-1. Papà Sergio non ha dubbi: “Camila batterà Venus Williams, è più forte”.
Io spero proprio che abbia ragione. E secondo me ce l’ha. Mi espongo eh, perchè con Camila non si sa mai, e magari ecco, se Venus avesse gli aiuti che Camila ha dato alla Smitkova sul finale del secondo set, Venus saprebbe approfittarne. Non le manca davvero l’esperienza per farlo.
Mi ha impressionato soprattutto, al di là del solito grande anticipo e della violenza dei suoi colpi che piegavano le mani alla Smitkova, anche il servizio oggi: 7 ace, una quantità di servizi vincenti, uno sopra i 200 km orari (203), tanti sopra i 181 – e scrivo 181 e non 180 perchè quella sembrava la…velocità di crociera, ne avrà tirato almeno 5 o 6 a quella velocità – e un ace bellissimo con lift e traiettoria esterne da destra verso sinistra anche con la seconda palla di battuta. Uno spettacolo.

Il servizio di Giorgi, Errani e Henin
Riflettevo sull’altezza di Camila, in fondo soltanto 4 centimetri più alta di Sara Errani. Ma che differenza nel servizio! Anche se Sara non farà mai 23 doppi falli in un solo match come può capitare invece a Camila.
Mi viene in mente Justine Henin, 1,67cm (generosi). Era capace di servire fortissimo. Insomma è un problema di tecnica prima che di altezza.
Ho riferito la frase di papà Giorgi, vi risparmio quelle di Camila (che tanto non dice mai nulla, purtroppo). Interessante invece una frase di Venus quando le hanno chiesto perché lei e Serena si fossero ritirate dal doppio: “Non sono obbligata dal regolamento a rispondere a questa domanda”. Mistero dunque.
Piccolo mistero anche per Stan Wawrinka quando si è fermato per farsi vedere il gomito. Ma non sembra niente di grave. Però con il qualificato rumeno Marius Copil ha sofferto più del previsto: tre set 7-6 7-6 6-3.

Che fortuna Feliciano Lopez!
Superfortunello davvero Feliciano Lopez, che dopo aver salvato una manciata di matchpoint con l’americano Kudla (mi pare siano stati 4) nel primo round, perdeva due set e 4-0 con Mannarino che però ha cominciato a risentire di un problema all’addome così si è arrampicato a fatica sul 5-3 e matchpoint, l’ha mancato e si è ritrovato dopo aver perso un tiebreak in cui era stato in vantaggio all’inizio, al quarto set. Sul 4-0 per Lopez non ce l’ha più fatta e si è ritirato. Una piccola tragedia.

In vista della Fed Cup a Genova la Cornet festeggia
Festa grande invece per il venticinquesimo compleanno della Cornet, venuta fuori a fatica, 6-4 6-7 6-2 da una partita con la Allertova. Alizé ha detto al nostro Giulio Gasparin che giocare sulla terra rossa a Genova in Fed Cup contro l’Italia non sarà una cosa semplice, per nessuna tennista, né per le francesi né per le italiane. L’annuncio delle convocate verrà dato all’ITF mercoledì prossimo. La squadra francese sarà formata dalla Cornet e dalla Garcia, con la Mladenovic in campo per il doppio e la Parmentier come quarta. Quella italiana vi saprò dire. Magari domani, anche se non in via ufficiale. Il problema della Fed Cup è appunto passare dal cemento alla terra rossa per tornare subito dopo sul cemento. Flavia Pennetta, ad esempio, ha un sacco di punti da difendere per aver vinto Indian Wells un anno fa. Le converrà andare a Genova? Secondo me mica tanto. E a Camila Giorgi? Forse nemmeno. Però queste sono mie considerazioni. Mentre dal clan francese è trapelata un’altra preoccupazione: e se Andy Murray arrivasse in finale all’Australian Open, insieme al suo coach Amelie Mauresmo, come farebbe la Mauresmo, che è anche capitana di Fed Cup ad arrivare a Genova prima di martedì? Potrebbe accadere che per i primi giorni genovesi sia Gabriel Urpi, l’ex coach di Flavia Pennetta, a fare il team captain.
Intanto i francesi Mahut e Herbert che giocano il doppio insieme si sono presentati con su scritto sulle maniche della maglietta: “Je suis Charlie”.
Se mi trovo a scrivere queste cose, compresa quella del veterano lussemburghese Gilles Muller che sorprende Bautista Agut (testa di serie n.13) ma non me…e poi della sconfitta di Monfils (testa di serie n.17) per mano del redivivo polacco Janowicz, è perchè fino a tarda sera, con la sconfitta di Hewitt e con la resurrezione della Azarenka, non era poi successo granchè.

Bye bye Leyton Hewitt
Chissà se vedremo ancora Lleyton Hewitt, battuto in cinque set dopo aver condotto per 2 set a zero da Benjamin Becker, il tedesco che dopo aver spinto Andre Agassi… nella “fossa” degli ex, potrebbe metaforicamente averlo fatto anche con il re del “com’on!”, ex n.1 del mondo e vincitore di un Wimbledon e di un Us Open. Dispiacerà non vedere più, eventualmente, un guerriero come l’australiano di Adelaide, esattamente come dispiacque vedere Jimmy Connors che appendeva la racchetta al chiodo. Due giocatori che hanno sempre dato tutto e di più. Fino all’ultima stilla di energia, l’ultima goccia di sudore. Entrambi formidabili alla risposta e con il rovescio decisamente migliore del dritto.

La resurrezione di Vika Azarenka
In una giornata in cui in realtà non è successo granchè c’era grande attesa per il match fra le due amiche, Vika Azarenka e Caroline Wozniacki. E’ stata, meno male, una bella partita. Con la Aza avanti 3-0 poi 4-2, ma poi 4 pari. Vinto il primo set ha però vinto più facilmente il secondo. E la sintesi tecnica del match l’ha fatta la Wozniacki: “Non ho fatto errori stupidi, ho servito benino, in genere ho giocato bene ma al contempo penso che le ho lasciato troppo l’iniziativa. Dettava lei il gioco. Lei giocava incrociato? Giocavo incrociato anch’io. Dovevo invece cercare di aprirmi un po’ io il campo”.
Vabbè la Woz è la Woz, troppo attendista. Detto che a me non entusiasmano particolarmente nessuna delle due tenniste in questione, mi fa piacere che la Azarenka sia tornata a giocare bene. Vittoriosa in due Australian Open consecutivi era uscita troppo presto di scena. Troppo giovane per farlo. Ma il suo atteggiamento in conferenza stampa, troppo da star e poco da tennista, con metà della sua conferenza stampa dedicata alla moda, ai suoi completini gialli, le maniche lunghe – ed era lei stessa a sollecitare quel tipo di domande – mi ha un po’ infastidito.
Tuttavia l’autorevolezza con la quale ha domato la Stephens al primo turno e la Wozniacki al secondo fanno credere ad una sua resurrezione.

La prova del nove con la tennista impronunciabile
Che però andrà riscontrata, tipo prova del nove, contro la tennista che per via del doppio cognome, e quale cognome, tutti i giornalisti maledicono: Barbora (e non Barbara, già qui da fastidio!) Zahlavova Strycova, l’unica ragazza che per via di quel cognome infinito sul programma orario quotidiano non svela la nazionalità – è ceca – perchè su una riga il nome della nazione non ci sta.

L’occasione perduta di Paolo Lorenzi
Ho detto praticamente nulla del mio corregionale Lorenzi che ha avuto tante occasioni per portare a casa il match con il canadese dal cognome -a proposito di cognomi… – che fa tanto medicinale, Pospisil. Il ragazzone senese ha vinto il primo set al tiebreak e ha condotto 3-1 nel secondo prima di farsi raggiungere e perdere al tiebreak (anche là avanti 3-2 ma senza minibreak) il secondo set. Poi è stato 4-0 nel terzo, ma ha perso anche quello. “Mi è mancata un po’ di lucidità al servizio…”. Un vero peccato, era una partita alla sua portata.
Con la dipartita di Lorenzi (battuto anche in doppio al fianco di Seppi da Groth e il presidente dei tennisti ATP Butorac), sono rimasti solo tre italiani della pattuglia di dieci che avevamo all’inizio. Sara Errani che gioca alle una del mattino – ora italiana – contro la belga Wickmayer n.81 ma che l’ha battuta 3 volte, seppur non le ultime due, Andreas Seppi che affronta Roger Federer con il magone di chi ha subito 10 sconfitte ma con la soddisfazione di giocare sulla Rod Laver Arena sperando di riuscire a tenergli testa, e sabato Camila Giorgi chiamata a confermare le profezie del padre contro Venus Williams.
Considerando mission impossible la partita di Seppi, in quale partita è più probabile una vittoria italiana fra Errani-Wickmayer e Giorgi-Venus Williams?

Chiarimenti greci
Approfitto di una serie di commenti che ho trovato interessanti in relazione alle origini greche di alcuni campioni australiani del passato e del presente per fare quasi un copia e incolla a beneficio di tutti
Il padre di Sampras, Sotirios, è nato negli Stati Uniti da padre greco, immigrato; la mamma, invece, era nata a Sparta in Grecia e poi emigrata.
Mark Philippoussis: il padre Nick è nato in Grecia ed è vissuto lì anche dopo il matrimonio con la signora Rosanna, italiana. Sono emigrati in Australia solo nel 1973 e Mark (Markos Antonio) è nato nel 1976. Lui stesso raccontava spesso che ha imparato prima di tutto il greco, poi l’inglese.
I genitori di Kokkinakis sono entrambi greci greci – Trevor e Voula – emigrati per primi in Australia. Quindi, Sampras è già un po’ più americano, ma sia Philippoussis sia Kokkinakis sono seconde generazioni e geneticamente proprio greci. Thanasi è il diminutivo di Athanasios, in greco “immortale”. In realtà il papà di Sampras e il papà di Philippoussis sono greci di prima immigrazione. E i genitori di Kokkinakis sono immigrati entrambi in Australia ma nati in Grecia

Ma di quanti colori si veste Rafa Nadal?

Grazie ad un altro lettore, che ringrazio anche se non ricordo più il nick name e chiedo scusa, apprendo che l’armadio di Nadal comprende i seguenti colori:

Rosa shocking: maglietta
Giallo fluo: bandana e dettagli di polsini e scarpe
Bianco: pantaloncini, polsini, calzini e dettagli scarpe
Nero: dettagli qua e là
Viola: il righino del pantaloncino
Grigio/blù, verde scuro: scarpe
Rosso: orologio

E’ record?

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Editoriali del Direttore

Perché potremmo chiamarla ancora Coppa Davis…

Panatta, Pietrangeli, Bertolucci, Barazzutti che polemizza con la FIT, sono tutti d’accordo, però non è tutto da buttare. Esempio gli outsider Gojo, Piros, Machac, Quiroz, Mejia, Rodionov che impegnano le star. I soldi, i diritti tv, va tutto bene così?

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’amico e collega Angelo Carotenuto sulla sua quotidiana newsletter lo slalom.it, il meglio del racconto sportivo, osserva quel che vedrete in fondo a questo mini-articolo. E io gli rubo il titolo! Carotenuto  lo fa in questi giorni in cui Nicola Pietrangeli dice in un’intervista esclusiva che “Lattuale Coppa Davis è un obbrobrio, il signor Dwight Davis si rivolta nella tomba e poi in giorni in cui Paolo Bertolucci proclama “Non chiamatela più Coppa Davis, questa è un’altra cosa“, in cui Adriano Panatta dice: “Magari il match della scorsa notte con la Colombia si fosse giocato a Bogotà!, qua a Torino di guardare Croazia-Ungheria non frega nulla a nessuno”, in cui Corrado Barazzutti dice: “Ormai comandano i soldi, e pure le tv…” prima di lanciare una terribile stilettata alla FIT dopo 20 anni da capitano di Coppa Davis, ma un triste epilogo che ha visto intervenire gli avvocati di Fit e dell’ex capitano non riconfermato…a mezzo stampa (Corrado lo ha saputo dai giornali…dopo essere andato a braccetto con Binaghi per un ventennio)  in favore di Filippo Volandri: “La Coppa Davis ha cambiato formula grazie anche al voto della FIT”.

Barazzutti dice il vero, stavolta. Infatti è stato Giancarlo Baccini a procurare voti quasi certamente decisivi alla riforma che ha stravolto la tradizionale Davis Cup, visto il modesto margine con cui prevalse la cordata favorevole alla riforma propugnata dal presidente americano ITF David Haggerty. Baccini è un vecchio giornalista, ex barricadiero di sinistra, che per buona sorte della nostra unica gloria italica in Davis non fece proseliti quando gridava in coro in prima fila e in mezzo ai manifestanti del 1976 slogan simili a questo: “No, nessuna volee con il boia Pinochet!“.

Fosse stato per lui, oggi ahinoi consigliere FIT e “consigliori” del presidente dopo aver avuto tutta una serie di rapporti professionali di vario tipo con la Federtennis, non avremmo vinto neppure quell’unica leggendaria Coppa Davis cui Domenico Procacci darà grande lustro con la sua docuserie (ne ho visto un primo spezzone e mi è piaciuto moltissimo, ho riso e pianto a vederlo…avrà sicuro grande successo). Baccini si recò a Orlando nell’agosto del 2018 all’assemblea ITF durante la quale si doveva votare la riforma della Davis, e ci andò con un preciso mandato, quello di negoziare anche i futuri diritti tv per la Coppa Davis. Ovviamente per garantirli a Supertennis di cui era il responsabile. Prima il business, poi il tennis. 

 

Infatti soltanto poche ore dopo il voto che sancì l’approvazione di questo nuovo formato la FIT diramò un comunicato stampa nel quale si annunciava l’esito della votazione e, contestualmente, l’assegnazione dei diritti delle Finali di Coppa Davis a SuperTennis. Baccini votò sì, quindi, come ha ricordato Barazzutti che da capitano di Coppa Davis era bene al corrente, all’epoca, delle vicende che la riguardavano.E oggi possiamo constatare che Supertennis ha i diritti esclusivi sulla Coppa Davis. Non li ha la RAI nè Mediaset che trasmettono in chiaro, non li hanno Sky e  Eurosport che trasmettono a solo abbonati in pay, ma almeno hanno numeri importanti. Va bene così per la massima diffusione del tennis?

Chi li vorrà, soprattutto se l’Italia della Davis si dimostrerà forte come pensiamo tutti e in grado di vincerla o anche solo di raggiungere semifinali e finali nei prossimi 5,6 anni, dovrà pagarli cari. La FIT agisce da tempo come un’azienda commerciale. E anche media, in concorrenza con giornali, siti, tv. E magari è pure giusto, per certi versi. Solo che non si dovrebbe esagerare. A dire il vero, se per il calcio c’è l’obbligo – interesse nazionale? – di far vedere sul massimo canale pubblico e di Stato (in chiaro come lo è anche Supertennis, ma con un’audience ben diversa) le competizioni internazionali della nazionale azzurra, non si capisce bene perchè la cosa non debba valere anche per il tennis. Forse perchè finora eravamo sport minore, vincevamo troppo poco per essere interessanti agli occhi dell’opinione pubblica.

Ma se la squadra del suo fortunato capitano Volandri (che ha i suoi meriti per aver avvicinato anche i team privati e i loro coach al clan FIT che per anni li osteggiava), con Sinner, Sonego, Fognini, Musetti e Bolelli – e in un prossimo futuro che si spera non sia davvero a Abu Dhabi – dovesse arrivare in semifinale a Madrid (e con la Croazia siamo favoriti) perchè la RAI o Mediaset non dovrebbero poter trasmettere quell’evento? Che interesse può avere la FIT (salvo i soldi eh…) che ha il compito istituzionale di promuovere il tennis, di nascondere quell’evento a una Rai (o Mediaset) che trasmettono in chiaro consentendone la programmazione soltanto su Supertennis che ha un’audience modestissima, quasi insignificante (sebbene vada riconosciuto che svolge un eccellente lavoro)?

Vedremo insieme gli sviluppi di queste vicende, sperando che chi accenna spesso all’onestà intellettuale di certe prese di posizioni e conseguenti decisioni, la mostri anche in queste situazioni. E qui chiudo riportando fra virgolette quanto scritto, con la consueta originalità di pensiero, da Angelo Carotenuto già domenica mattina sulla sua newsletter:      

“A proposito di passato e di tradizioni. In tre giorni di Coppa è già successo che il ceko Machac, numero 143 al mondo, abbia battuto contro pronostico il francese Gasquet. Il croato Gojo (276 al mondo) ha vinto contro l’australiano Popyrin che è 61. L’ungherese Zsombor Piros, 282 del mondo, ha messo sotto un altro australiano meglio piazzato di lui in classifica, John Millman. E come Sonego contro Mejia, anche il russo Rublev ha sofferto contro l’ecuadoriano Roberto Quiroz, numero 291 al mondo. La Serbia ha perso con la Germania pur avendo Djokovic. Forse possiamo ancora chiamarla Coppa Davis”.Dopo di che nella giornata di domenica, a confortare la tesi espressa da Carotenuto, Galan 111 Atp ha battuto Isner n.24, Tiafoe n.38 ha dovuto cancellare matchpoint a Mejia n.275 del mondo, Rodionov ha battuto Koepfer 85 posti davanti a lui, Piros ha superato Cilic n.30 del mondo e prossimo avversario di Sinner oggi, Lopez ha sconfitto nientemeno che Rublev a dispetto della sua veneranda età. Beh quando si diceva che in Coppa Davis altri fattori, ben diversi dal ranking ATP,  subentravano per dar corpo a un risultato…anche con questo nuovo formato non mi pare che le cose siano cambiate un granchè.”

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Coppa Davis: grande Italia, unica nazione già qualificata per i quarti. Sinner è una rivelazione anche in doppio

Gli azzurri vincono 2-1 sulla Colombia, ma anche nel doppio contro Farah/Cabal si fanno onore. Fognini e Sinner hanno perso 8 punti a 6 nel tiebreak del terzo set dopo essere stati avanti 3 a 0

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Jannik Sinner alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Jose Manuel Alvarez/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

A fine terza giornata dei 6 gruppi della Coppa Davis, l’Italia è sola nazione già qualificata per i quarti. La sola, fra quelle che hanno giocato due incontri, ad averli vinti entrambi.

C’è quasi certamente la Croazia sulla nostra strada verso Madrid, salvo che Cilic, Gojo e il duo Mektic/Pavic perdano imprevedibilmente e clamorosamente 3-0 con l’Ungheria il cui numero uno Fucsovics – per giunta – ha anticipato che al 90% non giocherà per essersi fatto male a una caviglia. Alla Croazia basterà vincere una partita su tre per finire in testa al proprio girone e affrontare l’Italia.

Ma intanto, battuta anche la Colombia dopo gli Stati Uniti, il girone è vinto. E come dicevo i quarti di finale sono garantiti. Sinner e Sonego lo hanno concluso imbattuti in singolare. Se contro i giganti americani erano riusciti a mantenere immacolata la casella dei servizi persi, contro i colombiani – che sulla carta erano più deboli – entrambi hanno invece ceduto una volta il servizio e Sonego ha anche perso un set, il primo. Al tiebreak, per 7 punti a 5, perché il break subito nel primissimo game lo aveva restituito nel sesto raggiungendo il 3 pari. Poi non ha più perso il servizio, né nel secondo né nel terzo, senza giocare mai bene come nella prima giornata ma approfittando del calo inevitabile del suo avversario, Nicolas Mejia, che nel primo set non aveva giocato davvero da N.275 del mondo, ben 248 posti più indietro di Sonego.

 

Sinner nel secondo set ha riservato a Galan lo stesso trattamento dato a Isner: gli ha dato un 6-0 in progressione. Come mi ha detto Nicola Pietrangeli nell’intervista che gli ho fatto, “per accorgersi del livello e della forza di Sinner basta ascoltare il suono che fa la palla sulle sue corde. Pum!

Eh sì, gli altri toccano, lui picchia. E rispetto all’inizio dell’anno, quando eccelleva già di rovescio ma sbagliava tanti dritti quando anziché d’incontro doveva spingere lui la palla e gli davano un gran fastidio le palle basse da tirare su con la frustata di polso, adesso Jannik tira delle fucilate di dritto, sia in cross sia in lungolinea, che fanno paura.

Sbagliando pochissimo in rapporto alle botte che tira.

Francamente, anche se contro Galan è stato meno brillante che contro Isner – contro il quale ha impressionato per la facilità con la quale ha risposto a quasi il 50% delle sue prime palle – mi sembra che questo Sinner sia superiore al Marin Cilic attuale e anche che Sonego sia ben più forte di Gojo, sebbene il numero due croato contro Popyrin abbia dimostrato di non essere uno sprovveduto.

Come al solito dovremo cercare di vincere i due singolari, perché ancora un doppio davvero competitivo con i migliori non lo abbiamo. E migliore di Mektic/Pavic, poi, in questo momento non ce l’ha nessuno. Volandri ha voluto provare una nuova coppia, Fognini/Sinner, sebbene Sinner avesse appena finito di giocare il suo singolare, ma insomma una bella coppia non si improvvisa. E non è detto che un grande singolarista sia anche un ottimo doppista.

Ieri Djokovic, in coppia con Cacic, ha perso in tre set il doppio decisivo contro i tedeschi Krawiets e Puetz…due che se lui li incontrasse in singolare farebbero più o meno gli stessi game di Isner con Sinner.

Prima dell’ultima giornata del round robin i giochi non sono ancora fatti in alcun girone. In quello dell’Italia, USA e Colombia possono ancora tentare di conquistare uno dei due posti riservati alle migliori seconde. Ma sono tante le squadre nelle loro stesse condizioni.

Chi vincerà fra Russia e Spagna vincerà il gruppo A, che si trova in cima al tabellone. La Russia è favorita anche se giocare fuori casa non è mai facile, ma Medvedev con Carreno Busta e Rublev contro Ramos Vinolas o Lopez dovrebbero vincere. La Spagna, pur sconfitta, potrebbe aspirare ad essere una delle migliori due fra le seconde.

Nei quarti forse la Russia potrebbe giocare contro la Svezia, salvo che il Kazakistan vinca con il Canada. E ci sta.

Scendendo nel tabellone il quarto di finale più probabile è Gran Bretagna (se batte la Cechia) contro la Germania (se batte l’Austria lasciandosi dietro la Serbia).

L’Italia si trova nella seconda metà del tabellone e come detto dovrebbe affrontare la Croazia. E spero che si possa andare sul 2-0 e guadagnarsi l’accesso alle semifinali a Madrid.

Contro chi? Contro la vincente del gruppo B (Svezia o Kazakistan) o una seconda squadra che, come detto, potrebbe essere forse più forte sia del Kazakistan sia della Svezia, le quali hanno fatto parte del gruppo decisamente più debole.

Gli incastri sono ancora tantissimi, perché si devono contare i set e magari anche i game, salvo che capitino a pari punti squadre che si sono affrontate; in quel caso ovviamente decide il confronto diretto.

Colombiani e italiani hanno finito di giocare il loro doppio alle 2 e 45 del mattino. Agli americani che dovevano giocarsi le ultime speranze contro i colombiani forse non è dispiaciuto, ma avrebbero preferito che alla fine vincessero gli italiani. Invece ora anche la Colombia può cercare di qualificarsi come seconda.

Non so se Filippo Volandri abbia fatto bene a tenere Sinner in campo fin quasi alle 3 e a mandarlo a letto verso le quattro del mattino. Lui che di solito va a letto alle 22.

Però devo dire che ho visto fare delle cose pazzesche a Sinner anche in doppio. Risposte vincenti in serie, pur rispondendo da destra e sui punti pari perché Fognini ama giocare sui punti dispari e da sinistra (d’altra parte con Bolelli era una scelta obbligata). Ma anche a rete la volée di rovescio di Jannik è di gran livello. Quella di dritto un po’ meno. Però se gioca così è fortissimo anche in doppio. E in coppia con Berrettini potrebbe diventare uno dei doppi più forti del mondo. Roba da Slam winner.

Erano avanti 3 punti a 0 nel tiebreak, dopo un rovescio vincente bellissimo di Sinner nel primo punto e due volée vincenti di Fognini. Sul 3-1 per gli azzurri Sinner ha sbagliato un dritto da metà campo banale per lui e sul 3-2 Fognini ha subito due mini-break, il primo sbagliando un rovescio piuttosto semplice, mentre sul secondo è stato bravo Cabal a giocare una bella volée.

I colombiani, sponsorizzati dalla Mizuno e incitati da un gruppetto di connazionali, sono saliti sul 6-3, ma due match point li ha annullati Sinner che serviva, il secondo con un ace. Poi sul servizio di Cabal una steccaccia clamorosa di dritto di Fognini ha fatto impennare la palla che è terminata poco prima della riga di fondo. Fognini non ha potuto fare a meno di baciare il telaio della racchetta: 6 pari!

Ma la fine è stata rinviata di pochissimo. Cabal ha chiuso uno smash e sul quarto match point Fognini ha sbagliato un lob in topspin: gli è venuto corto e per i colombiani è stato facile chiudere. Abbiamo scoperto che Sinner può giocare benissimo anche il doppio (“Anche il triplo!“, ha detto Volandri) e non è poco in prospettiva. È vero che aveva già giocato e vinto un torneo (ad Atlanta con Opelka…), ma aveva giocato così poco che è stato comunque una vera rivelazione.

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Davis Cup: oltre le più azzurre previsioni. Un’Italia così forte può vincere la Davis? Isner: “Sinner sicuro top 3”

Capitan Fish: “L’Italia può battere qualsiasi squadra”. Forse non la Russia di Medvedev e Rublev. Il mio ricordo di Siviglia 2004, il Sinner di ieri mi ha ricordato quel Nadal

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

“Abbiamo una squadra fortissima”. Ipse, Sinner, Dixit. Come dargli torto? “Sinner diventerà certamente un top-3 del mondo!”. Ipse, Isner, dixit. Come dargli torto dopo quello che ho visto oggi?

Due esordienti hanno stroncato le reni ai giganti made in USA. Mi è tornata in mente la finale di Coppa Davis, quella vera, di Siviglia nel 2004 quando due tennisti nati e cresciuti nella piccolissima isola di Maiorca, l’esordiente diciottenne Rafa Nadal e il ventottenne Carlos Moya, stroncarono le reni a un Paese di 300 milioni di abitanti. Già, anche in quell’occasione, sul banco degli sconfitti ci finirono gli Stati Uniti, vincitori di 32 Coppe Davis, che schieravano Andy Roddick e per l’appunto l’attuale capitano di Coppa Davis Mardy Fish.

La Coppa Davis non è più la stessa, purtroppo, ma è vero che abbiamo una squadra fortissima se anche senza il nostro numero uno, Matteo Berrettini, siamo stati capaci di risolvere in due ore e mezzo la pratica americana a Torino.

 

In 2 ore e 31 minuti in totale l’Italia dei due esordienti in azzurro, con tanto di scritta Italia sulle spalle blu, Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, ha dominato i giganti degli Stati Uniti, Reilly Opelka e John Isner, senza neppure perdere un solo game di servizio. Nessuno dei due azzurri. Sonego in un’ora e 29 minuti (6-3 7-6) ha concesso una sola palla break nel sesto game del primo set, cancellandola coraggiosamente. Sinner (6-2 6-0 in un’ora e 2 minuti) ne ha salvate tre consecutive nel secondo game del secondo set quando peraltro già era avanti di un break.

Se ieri ci avessero detto che un paio di giocatori avrebbero potuto chiudere il loro match senza perdere il servizio, avremmo probabilmente pensato che quelli sarebbero stati gli americani. C’è qualcuno al mondo che batte più forte di loro? Invece a non perdere il servizio sono stati gli azzurri e non quei due tipacci che tirano giù noci di cocco a 235 km orari da più di 4 metri e mezzo d’altezza, sommando la loro, la lunghezza delle braccia, quella della racchetta con l’aggiunta del saltino che hanno imparato a fare per incocciare la malcapitata pallina più su ancora per strapazzarla ben bene.

Francamente neppure il tifoso più ottimista avrebbe potuto immaginarsi uno scenario del genere. Io, ad esempio, non avevo nascosto la mia preoccupazione. Temevo soprattutto che Lorenzo Sonego patisse l’emozione di giocare nella sua Torino, a coronare un sogno di qualunque bambino che prende la racchetta in mano: giocare in Coppa Davis per l’Italia e proprio nella tua città, davanti alla tua famiglia, ai tuoi amici, con l’obbligo di vincere perché… il doppio americano aveva i favori generali del pronostico contro qualsiasi coppia azzurra. Sulle spalle c’era un carico di pressione assai pesante. Pesantissimo. Roba da far tremare i polsi, insomma. Sinner si era già più abituato, nel corso dell’anno, giocando finali davvero importanti, a situazioni pesanti.

Beh, Lorenzo ha cominciato il suo match mettendo dentro 4 prime palle sui primi 4 punti, tutti vinti. Meglio di così non poteva cominciare. Ha perso meno punti sul proprio servizio che non Opelka anche nel primo set: lui 6 in 5 turni, l’americano 7 in 4 turni. 28 punti per Sonego nel primo set, 21 per Opelka. E nel secondo, fino al tiebreak, la differenza è stata ancora più netta: Sonego ha ceduto 3 punti soltanto in 6 turni, Opelka 8. Quando Lorenzo ha fatto subito il minibreak nel tiebreak è apparso quasi fosse la logica conseguenza di quel che avevamo visto fono a quel momento.

Così come il fatto che Lorenzo, mettendo a segno l’ace n.4 e l’ace n.5 nel secondo e nel sesto punto di quel tiebreak, è stata la dimostrazione di una straordinaria lucidità e capacità di concentrazione. Quel minibreak gli è bastato, tenendo tutti i suoi servizi a non concedere la minima chance a un Opelka così stranito da apparire quasi rassegnato. Ma era furibondo… tanto che, obbligato a presentarsi in conferenza stampa, è stato di una scortesia, e di una mancanza di professionalità, pazzesca. Ha risposto a monosillabi, un vero gigante nella maleducazione.

Tutto il contrario di John Isner. Un Isner che aveva molte più ragioni di essere furioso. Mai aveva perso con un punteggio simile. 6-2 6-0! Ma vi rendete conto? Mentre arrivava in sala stampa ero andato di corsa a leggere i suoi risultati di 15 anni, dal 2021 al 2006 e non avevo trovato nessuna batosta così dura. Mai neppure un 6-0. La volta in cui aveva fatto meno game erano stati 4. Con Sinner ne ha fatti 2.

Cercando di non maramaldeggiare, ma solo dopo essermi reso conto della sua educazione – ha anche detto che era stata bellissima l’atmosfera, il tifo degli italiani e che l’unico dispiacere era stato quello di non essere riuscito a essere più competitivo – gli ho dovuto dire che avevo cercato nelle statistiche un punteggio altrettanto duro da lui subito nel corso della sua lunga carriera e lui ha ammesso con grande savoir faire: “Non ricordo che mi sia mai successo, ce lo siamo chiesti anche noi negli spogliatoi, ma Sinner ha giocato in un modo incredibile, non mi ha dato alcuna possibilità… è stato davvero troppo bravo. Non c’era davvero nulla che io potessi fare e se mi guardo indietro ci sono poche volte nelle quali non ho avuto un colpo in canna, una chance per rovesciare un match. Oggi invece è stato così. Non ricordo un match che io abbia perso altrettanto facilmente. Credo sia la prima volta. Naturalmente tutto il credito va a lui… che, ed è ancora più importante, è un bravissimo ragazzo, a very nice kid, davvero”.

È stato lì che gli ho chiesto se a suo avviso Sinner aveva le carte in regola per aspirare a un posto fra i primi 3 tennisti del mondo. E lui non ha avuto dubbi: “Anche se avessi giocato al meglio delle mie possibilità non so se sarei riuscito a batterlo oggi. Credo che questa indoor sia probabilmente la superficie più adatta al suo tennis. Forse se avessi avuto qualche match in più d’allenamento alle mie spalle avrei potuto giocare un match un po’ più equilibrato, ma non so se ci sarebbero molti giocatori che potrebbero batterlo su questo campo. Sono sicuro che sentirete parlare molto di lui in futuro, avrà molta pressione sulle sue spalle, ma la risposta è sì, lo vedo arrivare fra i primi 3 tennisti del mondo. Questa superficie è probabilmente la migliore per lui, ha avuto davvero ottimi risultati indoor quest’anno, penso che abbia solo 20 anni. Ma sì, penso che avrà certo un futuro radioso. Il nostro sport è fortunato ad avere un ragazzo come lui”.

E Mardy Fish ha poi detto: È la prima volta che vedo Sinner così da vicino e sono rimasto incredibilmente impressionato. Sì, perché avrò visto giocare Isner 600 o 700 volte e non ho mai visto nessuno rispondere al suo servizio come ha fatto stasera Sinner… E anche John mi ha detto la stessa cosa… Ci sono tanti giocatori che ho visto rispondere particolarmente bene, i del Potro, i Medvedev, ma stando lontani dalla riga di fondo. Lui sembra vedere bene prima dove andrà la palla. Decisamente il tennis italiano ha davanti a sé un brillante futuro. Per come gli italiani hanno giocato oggi, avrebbero vinto contro qualunque squadra al mondo”.

Beh… e se avessimo avuto anche il miglior Berrettini? Davvero forse soltanto la Russia di Medvedev e Rublev sembra più forte di noi, se i nostri giocano così. E il rimpianto per il formato della vecchia Coppa Davis cresce a dismisura. Perché potendo giocare 4 singolari invece di due, e riducendo l’importanza del doppio che oggi vale il 33 per cento dei punti e nella antica Coppa Davis invece valeva il 20 per cento, avremmo avuto vere chances di conquistarla per più di uno, due o tre anni. Se pensiamo che l’abbiamo vinta una volta sola… beh, cavolo, come sono cambiate le cose in un paio d’anni, da quella semifinale parigina raggiunta da Cecchinato a Parigi (dopo un “buco nero” di circa 40 anni e 160 Slam!), al trionfo monegasco di Fabio Fognini nell’aprile 2019, con gli 11 tornei vinti da allora dai tennisti italiani in mezzo a 13 finali raggiunte.

Oggi dobbiamo stare attenti. Dobbiamo vincere entrambi i singolari perché il doppio contro Cabal e Farah (campioni a Wimbledon nel 2019) non ci vedrebbe favoriti. Non credo che Galan possa combinarci lo scherzo di battere Sinner e che Mejia (se gioca lui invece di Cristiano Rodriguez) possa creare veri problemi a Sonego. Ragionevolmente giocheremo i quarti di finali lunedì contro la Croazia di Cilic e Gojo. Sinner dovrà giocare contro Cilic e Sonego contro Gojo. E anche in quel caso sarà meglio vincere entrambi i singolari, perché contro Pavic e Mektic, n.1 mondiale del doppio, sarebbe meglio non dover giocare un match decisivo.

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