Aus Open, day 4: Giorgi, Errani, Henin, servizi a confronto. Il mistero di Venus. Tre italiani superstiti. Nadal di tutti i colori

Editoriali del Direttore

Aus Open, day 4: Giorgi, Errani, Henin, servizi a confronto. Il mistero di Venus. Tre italiani superstiti. Nadal di tutti i colori

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La tecnica conta ancora prima dell’altezza per un buon servizio: quanta differenza tra Sara e Camila! Venus Williams si affida al regolamento per aggirare la domanda riguarda al suo, e della sorella Serena, ritiro dal doppio. Chi ha più chance di raggiungere il quarto turno tra i tre italiani superstiti: Giorgi, Errani o Seppi? Rafa Nadal, quanti colori nell’armadio

Leggi l’articolo de “Il Giornale” nel quale si cita Ubitennis per la sua ricerca su Nadal e quei trattamenti vietati dalla legge italiana

Nadal, il doping e quell’ombra sul tennis

 

Che fregatura per il pubblico
Che fregatura hanno preso gli spettatori che avevano pagato 90 dollari per il campo centrale oggi: in circa tre ore e mezzo, 3h e 33 se non sbaglio, si sono “volatilizzate” tre partite, con il 6-0 6-1 della Radwanska alla Larsson in 44 minuti, il 7-5 6-0 di Serena Williams alla Zvonareva in un’ora e 25 minuti, il 6-0 6-1 6-4 di Djokovic a Kuznetsov che è durato addirittura un minuto in meno del match di Serena.
Delle tre l’unica partita che ha riservato un minimo di suspence è stata quella di Serena, perché la n.1 del mondo che non ha più vinto questo Slam australiano dal 2010 _ non ha giocato nel 2011, ha perso due volte in ottavi e una nei quarti nei tre anni successivi – era indietro 5-3 e ha dovuto annullare due set point consecutivi e poi un terzo, prima di infilare quei quattro games di fila che…sono diventati dieci. Era il remake della finale di Wimbledon 2010, e la Zvonareva torna a casa con lo stesso bottino, 5 game, solo che quelli di cinque anni fa furono distribuiti diversamente: 6-3 6-2. Lì ci fu ancora meno suspence. Oggi per un set almeno c’è stata. E siccome con una temperatura che ha toccato i 35 gradi e con la condizione atletica di Serena che è sempre un po’ misteriosa dopo il famoso svenimento dell’ultimo Wimbledon oltre alle sue già descritte disavventure australiane degli ultimi anni…beh poteva accadere di tutto se avesse perso il primo set. E anche se Vera Zvonareva, precipitata a n.202 per tutti gli infortuni patiti, non fosse apparsa lontana dalla miglior condizione, dopo tanta forzata inattività.

Venus batte Serena in velocità
Venus Williams, n.18 WTA, è riuscita a stare in campo ancor meno della sorella. Del morbo di Sjogren che l’attanaglia a giorni non si è vista traccia nel match vinto agevolmente, 6-2 6-3 in 76 minuti, sulla modesta americanina Lauren Davis, n.53. A separare le due statunitensi tante cose, comprese i 30 centimentri di altezza: 1,57 generosi la Davis, 1,87 Venus (cui la Media Guide della WTA cambia sempre l’altezza: l’ho vista certi anni con 1,89, altri 1,88, 1,86, 1,85: come se i centimetri fossero chili e peso).

Una Camila Giorni in grande spolvero
Venus Williams sarà l’avversaria di Camila Giorgi, un match che davvero mi intriga molto dopo aver seguito Camila punto per punto sul campo 6, e in tribuna sempre con la stessa formazione del match giocato sulla stesso campo da Camila contro Flavia Pennetta. Io dietro a papà Giorgi, che aveva accanto il fisioterapista Giovanni Santarelli della clinica pisana di San Rossore, mentre vicino a me c’era Lucas Verdicchio, il maestro argentino che allena a Jesi i giovani ma fa da sparring partner a Camila.
Più sulla destra, coperto da un asciugamano bianco sotto al quale voleva mettere la testa al riparo dal sole incombente, il consigliere federale Raimondo Ricci Bitti, carnagione chiara e quindi a rischio con il buco dell’ozono, mio ex avversario negli anni Settanta fra i “seconda categoria”, fratello del presidente della Federazione Internazionale Francesco, e qui “inviato” quale rappresentante della Federazione Italiana Tennis senza apparenti compiti specifici che quelli di guardarsi le partite. Una vacanzina niente male, agli occhi di chi come il sottoscritto lavora qui 14 ore al giorno (ma è una scelta, la mia, quindi guai a lamentarsi: chissà in futuro potrei chiedere al presidente Binaghi se manderebbe anche me, magari per tenermi lontano eh…).
Del match e del fantastico primo set di Camila ho scritto a lungo nel mio articolo di cronaca, al quale vi rimando, qui posso solo dire che mi ha davvero impressionato. E molto impressionata è rimasta anche la sua avversaria, Tereza Smitkova, n.68 WTA, che ha avuto qualche chance solo nel finale del secondo set quando Camila si è un po’ irrigidita e ci ha messo un po’, al quarto matchpoint, per evitare un pericoloso 5 pari dopo essere stata avanti di un break dal 3-1. Papà Sergio non ha dubbi: “Camila batterà Venus Williams, è più forte”.
Io spero proprio che abbia ragione. E secondo me ce l’ha. Mi espongo eh, perchè con Camila non si sa mai, e magari ecco, se Venus avesse gli aiuti che Camila ha dato alla Smitkova sul finale del secondo set, Venus saprebbe approfittarne. Non le manca davvero l’esperienza per farlo.
Mi ha impressionato soprattutto, al di là del solito grande anticipo e della violenza dei suoi colpi che piegavano le mani alla Smitkova, anche il servizio oggi: 7 ace, una quantità di servizi vincenti, uno sopra i 200 km orari (203), tanti sopra i 181 – e scrivo 181 e non 180 perchè quella sembrava la…velocità di crociera, ne avrà tirato almeno 5 o 6 a quella velocità – e un ace bellissimo con lift e traiettoria esterne da destra verso sinistra anche con la seconda palla di battuta. Uno spettacolo.

Il servizio di Giorgi, Errani e Henin
Riflettevo sull’altezza di Camila, in fondo soltanto 4 centimetri più alta di Sara Errani. Ma che differenza nel servizio! Anche se Sara non farà mai 23 doppi falli in un solo match come può capitare invece a Camila.
Mi viene in mente Justine Henin, 1,67cm (generosi). Era capace di servire fortissimo. Insomma è un problema di tecnica prima che di altezza.
Ho riferito la frase di papà Giorgi, vi risparmio quelle di Camila (che tanto non dice mai nulla, purtroppo). Interessante invece una frase di Venus quando le hanno chiesto perché lei e Serena si fossero ritirate dal doppio: “Non sono obbligata dal regolamento a rispondere a questa domanda”. Mistero dunque.
Piccolo mistero anche per Stan Wawrinka quando si è fermato per farsi vedere il gomito. Ma non sembra niente di grave. Però con il qualificato rumeno Marius Copil ha sofferto più del previsto: tre set 7-6 7-6 6-3.

Che fortuna Feliciano Lopez!
Superfortunello davvero Feliciano Lopez, che dopo aver salvato una manciata di matchpoint con l’americano Kudla (mi pare siano stati 4) nel primo round, perdeva due set e 4-0 con Mannarino che però ha cominciato a risentire di un problema all’addome così si è arrampicato a fatica sul 5-3 e matchpoint, l’ha mancato e si è ritrovato dopo aver perso un tiebreak in cui era stato in vantaggio all’inizio, al quarto set. Sul 4-0 per Lopez non ce l’ha più fatta e si è ritirato. Una piccola tragedia.

In vista della Fed Cup a Genova la Cornet festeggia
Festa grande invece per il venticinquesimo compleanno della Cornet, venuta fuori a fatica, 6-4 6-7 6-2 da una partita con la Allertova. Alizé ha detto al nostro Giulio Gasparin che giocare sulla terra rossa a Genova in Fed Cup contro l’Italia non sarà una cosa semplice, per nessuna tennista, né per le francesi né per le italiane. L’annuncio delle convocate verrà dato all’ITF mercoledì prossimo. La squadra francese sarà formata dalla Cornet e dalla Garcia, con la Mladenovic in campo per il doppio e la Parmentier come quarta. Quella italiana vi saprò dire. Magari domani, anche se non in via ufficiale. Il problema della Fed Cup è appunto passare dal cemento alla terra rossa per tornare subito dopo sul cemento. Flavia Pennetta, ad esempio, ha un sacco di punti da difendere per aver vinto Indian Wells un anno fa. Le converrà andare a Genova? Secondo me mica tanto. E a Camila Giorgi? Forse nemmeno. Però queste sono mie considerazioni. Mentre dal clan francese è trapelata un’altra preoccupazione: e se Andy Murray arrivasse in finale all’Australian Open, insieme al suo coach Amelie Mauresmo, come farebbe la Mauresmo, che è anche capitana di Fed Cup ad arrivare a Genova prima di martedì? Potrebbe accadere che per i primi giorni genovesi sia Gabriel Urpi, l’ex coach di Flavia Pennetta, a fare il team captain.
Intanto i francesi Mahut e Herbert che giocano il doppio insieme si sono presentati con su scritto sulle maniche della maglietta: “Je suis Charlie”.
Se mi trovo a scrivere queste cose, compresa quella del veterano lussemburghese Gilles Muller che sorprende Bautista Agut (testa di serie n.13) ma non me…e poi della sconfitta di Monfils (testa di serie n.17) per mano del redivivo polacco Janowicz, è perchè fino a tarda sera, con la sconfitta di Hewitt e con la resurrezione della Azarenka, non era poi successo granchè.

Bye bye Leyton Hewitt
Chissà se vedremo ancora Lleyton Hewitt, battuto in cinque set dopo aver condotto per 2 set a zero da Benjamin Becker, il tedesco che dopo aver spinto Andre Agassi… nella “fossa” degli ex, potrebbe metaforicamente averlo fatto anche con il re del “com’on!”, ex n.1 del mondo e vincitore di un Wimbledon e di un Us Open. Dispiacerà non vedere più, eventualmente, un guerriero come l’australiano di Adelaide, esattamente come dispiacque vedere Jimmy Connors che appendeva la racchetta al chiodo. Due giocatori che hanno sempre dato tutto e di più. Fino all’ultima stilla di energia, l’ultima goccia di sudore. Entrambi formidabili alla risposta e con il rovescio decisamente migliore del dritto.

La resurrezione di Vika Azarenka
In una giornata in cui in realtà non è successo granchè c’era grande attesa per il match fra le due amiche, Vika Azarenka e Caroline Wozniacki. E’ stata, meno male, una bella partita. Con la Aza avanti 3-0 poi 4-2, ma poi 4 pari. Vinto il primo set ha però vinto più facilmente il secondo. E la sintesi tecnica del match l’ha fatta la Wozniacki: “Non ho fatto errori stupidi, ho servito benino, in genere ho giocato bene ma al contempo penso che le ho lasciato troppo l’iniziativa. Dettava lei il gioco. Lei giocava incrociato? Giocavo incrociato anch’io. Dovevo invece cercare di aprirmi un po’ io il campo”.
Vabbè la Woz è la Woz, troppo attendista. Detto che a me non entusiasmano particolarmente nessuna delle due tenniste in questione, mi fa piacere che la Azarenka sia tornata a giocare bene. Vittoriosa in due Australian Open consecutivi era uscita troppo presto di scena. Troppo giovane per farlo. Ma il suo atteggiamento in conferenza stampa, troppo da star e poco da tennista, con metà della sua conferenza stampa dedicata alla moda, ai suoi completini gialli, le maniche lunghe – ed era lei stessa a sollecitare quel tipo di domande – mi ha un po’ infastidito.
Tuttavia l’autorevolezza con la quale ha domato la Stephens al primo turno e la Wozniacki al secondo fanno credere ad una sua resurrezione.

La prova del nove con la tennista impronunciabile
Che però andrà riscontrata, tipo prova del nove, contro la tennista che per via del doppio cognome, e quale cognome, tutti i giornalisti maledicono: Barbora (e non Barbara, già qui da fastidio!) Zahlavova Strycova, l’unica ragazza che per via di quel cognome infinito sul programma orario quotidiano non svela la nazionalità – è ceca – perchè su una riga il nome della nazione non ci sta.

L’occasione perduta di Paolo Lorenzi
Ho detto praticamente nulla del mio corregionale Lorenzi che ha avuto tante occasioni per portare a casa il match con il canadese dal cognome -a proposito di cognomi… – che fa tanto medicinale, Pospisil. Il ragazzone senese ha vinto il primo set al tiebreak e ha condotto 3-1 nel secondo prima di farsi raggiungere e perdere al tiebreak (anche là avanti 3-2 ma senza minibreak) il secondo set. Poi è stato 4-0 nel terzo, ma ha perso anche quello. “Mi è mancata un po’ di lucidità al servizio…”. Un vero peccato, era una partita alla sua portata.
Con la dipartita di Lorenzi (battuto anche in doppio al fianco di Seppi da Groth e il presidente dei tennisti ATP Butorac), sono rimasti solo tre italiani della pattuglia di dieci che avevamo all’inizio. Sara Errani che gioca alle una del mattino – ora italiana – contro la belga Wickmayer n.81 ma che l’ha battuta 3 volte, seppur non le ultime due, Andreas Seppi che affronta Roger Federer con il magone di chi ha subito 10 sconfitte ma con la soddisfazione di giocare sulla Rod Laver Arena sperando di riuscire a tenergli testa, e sabato Camila Giorgi chiamata a confermare le profezie del padre contro Venus Williams.
Considerando mission impossible la partita di Seppi, in quale partita è più probabile una vittoria italiana fra Errani-Wickmayer e Giorgi-Venus Williams?

Chiarimenti greci
Approfitto di una serie di commenti che ho trovato interessanti in relazione alle origini greche di alcuni campioni australiani del passato e del presente per fare quasi un copia e incolla a beneficio di tutti
Il padre di Sampras, Sotirios, è nato negli Stati Uniti da padre greco, immigrato; la mamma, invece, era nata a Sparta in Grecia e poi emigrata.
Mark Philippoussis: il padre Nick è nato in Grecia ed è vissuto lì anche dopo il matrimonio con la signora Rosanna, italiana. Sono emigrati in Australia solo nel 1973 e Mark (Markos Antonio) è nato nel 1976. Lui stesso raccontava spesso che ha imparato prima di tutto il greco, poi l’inglese.
I genitori di Kokkinakis sono entrambi greci greci – Trevor e Voula – emigrati per primi in Australia. Quindi, Sampras è già un po’ più americano, ma sia Philippoussis sia Kokkinakis sono seconde generazioni e geneticamente proprio greci. Thanasi è il diminutivo di Athanasios, in greco “immortale”. In realtà il papà di Sampras e il papà di Philippoussis sono greci di prima immigrazione. E i genitori di Kokkinakis sono immigrati entrambi in Australia ma nati in Grecia

Ma di quanti colori si veste Rafa Nadal?

Grazie ad un altro lettore, che ringrazio anche se non ricordo più il nick name e chiedo scusa, apprendo che l’armadio di Nadal comprende i seguenti colori:

Rosa shocking: maglietta
Giallo fluo: bandana e dettagli di polsini e scarpe
Bianco: pantaloncini, polsini, calzini e dettagli scarpe
Nero: dettagli qua e là
Viola: il righino del pantaloncino
Grigio/blù, verde scuro: scarpe
Rosso: orologio

E’ record?

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Editoriali del Direttore

Non credo che Serena Williams possa vincere il suo quarto Roland Garros, ma…

La caccia al 24° Slam di Court nella sua testa continua. Anche se fa freddo “e io lo odio! Mai vista la neve per metà della mia vita” e le palle sono pesanti. Ma se il maltempo l’aiutasse facendole disputare le sue partite sotto il tetto?

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Serena Williams - Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Tanti auguri Serena, buon compleanno davvero alla giocatrice più forte del terzo millennio e forse di sempre (anche se Gianni Clerici direbbe che lo è stata invece Suzanne Lenglen, La Divina).

Ieri Serena Williams ha compiuto 39 anni e ha detto, non per la prima volta: “Non avrei mai creduto di ritrovarmi a giocare ancora a 39 anni. E ora non so quando mi fermerò. Mi diverto ancora e finché mi diverto…”. Pareva di sentire riecheggiare le parole tante volte pronunciate da un suo coetaneo, tal Roger Federer.

Di certo, è la prima volta che Serena li festeggia a Parigi. E di certo è anche la prima volta dopo tantissimi anni che all’avvio di uno Slam non viene considerata fra le primissime favorite, nonostante all’appello manchi la campionessa in carica Barty, e le ultime due vincitrici dell’US Open Osaka e Andreescu (peraltro non fortissime sulla terra rossa).

 

Vero che la terra battuta non è mai stata la superficie prediletta – le spunta in buona parte l’altrimenti micidiale arma del servizio – tuttavia il suo non è un caso… Sampras! Sweet Pete non è mai andato oltre una semifinale a Parigi (1996). Serena ha vinto il Roland Garros tre volte (2002-2013-2015) ed è stata finalista nel 2016, semifinalista nel 2003, nei quarti altre cinque volte. Ai tre trionfi nel torneo di Port Auteuil si devono aggiungere altri 10 titoli conquistati sui campi rossi. Non sono così pochi.

Ma, oltre a dover sottolineare che sono comunque cinque anni che Serena non vince più al Roland Garros – nel 2015 è diventata la più anziana vincitrice del torneo con i suoi 33 anni e mezzo – quest’anno sembra esserci una favorita che sembra stagliarsi su tutte, Simona Halep, e varie altre, come Svitolina e Azarenka nel suo quarto (Vika l’ha battuta a New York), Muguruza e Kenin nell’altra metà, che sembrano avere le stesse chance di Serena se non di più, dopo aver visto che Serena si è fatta trascinare al terzo set da tutte le sue avversarie nel Kentucky e all’US Open prima di soccombere.

Potete, se ne avete voglia, ascoltare i motivi per cui Steve Flink e il sottoscritto ci siamo sbilanciati in sede di presentazione video del sorteggio a sostenere che ci sembra fortemente improbabile che Serena, certo appesantita dagli anni con l’handicap di una superficie ultra-pesante per via dell’umidità incalzante e di palle Wilson che perfino Nadal fa fatica a spingere, riesca a conquistare il suo quarto Roland Garros e il famoso 24° Slam. Cioè quello che le consentirebbe di eguagliare il record di Margaret Court e cancellare l’incubo che la perseguita ormai da nove tentativi falliti, incluse le quattro finali Slam perdute dopo la nascita della sua bambina e tutte perdute senza aver vinto un set.

Serena si è allenata in Francia da lunedì, alla tennis Academy del suo coach Patrick Mouratoglou nei pressi di Nizza, ma sulla terra rossa non gioca da un anno e mezzo, dal terzo turno del Roland Garros del maggio 2019, quando perse da Sofia Kenin (la sconfitta per lei più… prematura in uno Slam dal 2014).

Serena Williams – Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Per una qualsiasi altra giocatrice l’aver centrato quattro finali di Slam e perso soltanto in semifinale all’ultimo US Open avrebbe rappresentato un sogno. Per lei no. Ha vinto 23 Slam su 75 ai quali era iscritta, mica uno solo.

Una semifinale dovrebbe essere un buon risultato per me? Assolutamente no! Mi ritrovo in una posizione nella mia carriera nella quale non posso essere soddisfatta! Non voglio star seduta qui e dire: “Oh, sono felice! No, perché non lo sono!”.

Serena dovrà affrontare al primo turno Kristie Ahn, l’americana che si è distinta particolarmente in questo 2020 per la sua abilità nel movimentare i social, soprattutto Tik Tok, durante i mesi difficili del lockdown. “Non ho giocato alcun torneo di preparazione a questo, il che è inconsueto per me – ha detto ieri Serena a Parigi. Questo è stato un anno davvero inconsueto, raro. Ho cercato di fare tutta la riabilitazione possibile da Patrick, dopo il problema avuto alla caviglia a New York. Sono al 100 per 100 della condizione fisica ora? No, ma abbastanza per provarci. Non giocherei se non pensassi di essere competitiva e non conosco atleti che non competano se non sono al 100%. Se gioco bene posso ancora battere chiunque e più gioco e meglio dovrei riuscire a giocare”.

Insomma la caccia di Serena continua, anche se con questo freddo parigino lei non ha mai giocato. “Fra California e Florida, e nei vari tornei, non mi è mai capitato. Odio il freddo e per metà della mia vita…non ho mai visto la neve!”. Di certo il tempo, che prevede piogge ripetute, non sarà suo alleato… a meno che dovendosi lei esibire quasi sempre sotto il tetto dello Chatrier (sia pure un tetto con delle perdite…), non finisca per avvantaggiarsene.

P.S. A proposito di tetti “bucati”, qualcuno ricorda quello di Napoli per il match di Fed Cup Italia-Spagna?

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Editoriali del Direttore

Jannik Sinner è il favorito con il mancato sposo Goffin? Il belga: ”In allenamento mi batte sempre e a Rotterdam…”

“Vedo Sinner capace di vincere uno Slam, prima o poi…”. Il belga si è allenato con Berrettini. E Djokovic con Thiem

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Il programma del Day 1 a Parigi

C’era stato un risultato, fra i tanti a sorpresa registrati a Roma durante gli Internazionali d’Italia e dovuti a tante concause (transizione dal cemento made in USA, desuetudine agonistica, effetti Covid) che da noi in Italia era passato sotto silenzio pur essendomi apparso impronosticabile: il netto 6-2 6-2 inflitto a David Goffin da Marin Cilic.

Soltanto oggi sono in grado di interpretarlo meglio, alla luce di una notizia fornitami dall’amico e collega belga Yves Simon: il 19 settembre, cioè nel weekend del torneo di Roma, Goffin avrebbe dovuto sposarsi!

Soltanto una decina di giorni prima ha deciso, causa Covid-19 e l’impossibilità di fare il ricevimento che avrebbe voluto, di rinviare il matrimonio.

 

“A quel punto ho deciso di giocare a Roma…ma è stato un errore! Non ero preparato, né tennisticamente né mentalmente. Non ho voluto ripetere l’errore andando anche a Amburgo. Ho preferito allenarmi intensamente a Montecarlo…”.

-E l’hai fatto?

“Sì, ho giocato per cinque giorni con grande intensità, sulla terra rossa naturalmente, e mi sento adesso in forma e ottimamente preparato”.

-Temi Sinner?

“Lo conosco bene, ci siamo allenati diverse volte, sia a Monaco sia a Bordighera. E’ molto forte e sono convinto che sia un giocatore che prima o poi potrà vincere uno Slam. In allenamento mi batteva sempre, e lo ha fatto anche a Rotterdam in gara (76,75, 9 p. a 7p. il punteggio del tiebreak; si è giocato a febbraio 2020), però uno Slam è diverso: si gioca tre set su cinque, e vincere tre set per un giovane non è come vincerne due. Avete visto cosa è successo a Jannik all’US Open con Khachanov? E’ anche una questione di esperienza…”

Tutto vero, come vero che le condizioni climatiche, il freddo che ha costretto in questi giorni tutti i giocatori a indossare leggings – beh, in Francia li chiamano fuseaux, la traduzione italiana calzamaglia, ghette non mi persuade – le palle Wilson assai pesanti di cui si è lamentato Rafa Nadal, sembrerebbero poter favorire il tennis di Sinner al cospetto del “peso leggero” belga.

Questo sabato, alla vigilia del suo match delle 11 sul Chatrier, Goffin si è allenato sul campo Simonne Mathieu con Matteo Berrettini. Per carpirgli qualche segreto su Sinner? Sullo Chatrier hanno invece giocato insieme, curiosamente, Djokovic e Thiem. Vero che l’austriaco è capitato nella metà del tabellone di Nadal, ma fra 15 giorni Nole e Dominic potrebbero trovarsi contro in finale.

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Editoriali del Direttore

Roland Garros, avvio con il botto: Wawrinka-Murray, ma anche Thiem-Cilic e Sinner-Goffin

Per Thiem, nella metà di Nadal, un percorso di guerra. Rispetto a Rafa, dopo l’inizio in discesa, sta meglio Djokovic

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

IL TABELLONE MASCHILE
IL TABELLONE FEMMINILE


Tengo a precisare, a scanso di equivoci, di avere scritto questo articolo di commento al tabellone entro l’ora successiva al sorteggio. Si è deciso di ritardarne la pubblicazione per la mattina presto di venerdì per dare modo ai lettori di commentarlo senza che Ubitennis con il mio editoriale avesse già dato una sua impronta. Ora potrete verificare se alcuni dei commenti postati dai lettori coincidano più o meno, o addirittura per niente con quanto potete leggere in questo articolo. E sono curioso anch’io di vedere se il mio pensiero sarà stato condiviso o meno. Buona lettura (spero…).

Un sorteggio con il botto: Wawrinka-Murray al primo turno! Un ex campione del Roland Garros contro un ex finalista, lo svizzero ex n.3 contro lo scozzese ex n.1! Ma anche Thiem-Cilic, due che sono o sono stati n.3 del mondo, fra il finalista degli ultimi due anni e il croato quartofinalista nel 2017 e 2018, non è davvero da buttar via, anche se Cilic, 32 anni questo 28 settembre, non è più quello che ha vinto un US Open sei anni fa (2014).

E l’altro aspetto più significativo è che Thiem e Nadal, finalisti degli ultimi due anni si trovano nella stessa metà tabellone. Non solo: per Thiem al di là dell’ostacolo forse non così duro in Cilic, c’è un probabile Ruud al terzo turno e in ottavi teoricamente Wawrinka (più che Murray, ma non si sa mai: il Wawrinka visto con Musetti non è apparso irresistibile) per trovare poi magari Schwartzman più che Monfils. Insomma un vero percorso minato per l’austriaco, per arrivare a Nadal! Non mi pare si possa dire che abbia avuto fortuna.

E anche Nadal, che non si può davvero lamentare del suo tabellone fino ai quarti, poi però non sarà contento neppure lui di avere Thiem dalla sua parte, mentre non credo che tema un’eventuale quarto contro Zverev- Corre meno rischi di lui Djokovic, perché, a parte quel Bautista Agut che lui un po’ soffre (ma più sul cemento che sulla terra rossa, direi) e potrebbe trovare nei quarti se lo spagnolo esce dalla zona presidiata da Berrettini che rischierà a sua volta con Carreno Busta, secondo me difficilmente può perdere da Khachanov o Garin, e nemmeno dal n.4 Medvedev, dal n.13 Rublev, dal 9 Shapovalov

Semmai è Tsitsipas in buona giornata quello che gli può dare più noia, perché gli altri tre succitati sulla terra rossa sono troppo incostanti per metterlo in difficoltà sulla distanza dei tre su cinque. Vedrei il miglior Shapovalov capace di stappargli un set o forse due, ma non tre, almeno oggi. Tsitsipas farà bene però a stare attento a Krajinovic, così come Shapovalov non ha il match in tasca con Dimitrov al terzo turno. Da Medvedev-Fucsovics potrebbe scappar fuori la prima sorpresa, nel senso di un top-5 estromesso dal torneo anzitempo.

Per quanto riguarda gli italiani, beh è un peccato che Fognini non sia (probabilmente) nelle migliori condizioni, perché un tabellone migliore di questo non poteva capitargli. Kukushkin, poi un qualificato, poi un quartetto da cui potrebbe uscire Isner che sulla terra rossa a 34 anni non è troppo temibile, insomma arrivare a Nadal negli ottavi sarebbe un traguardo raggiungibilissimo. Di Berrettini ho accennato: al terzo turno dovrebbe arrivare senza problemi, poi troverebbe o Carreno Busta o Bautista Agut in ottavi e lì probabile disco rosso con Djokovic, contro il quale Matteo sarebbe più temibile sul cemento nonostante che anche Djokovic sui campi duri abbia dimostrato di essere un n.1.

Un primo turno durissimo, e uno dei match di cartello anche per chi non è italiano né belga, è Goffin-Sinner. Entrambi non possono dirsi fortunati. Goffin è certamente favorito, ma c’è partita. Anche in questo caso forse il “nostro” aveva più chances di fargli male sul “veloce” dove il suo dritto soffre meno. I due si conoscono benissimo, si sono allenati tante volte insieme sia a Montecarlo sia al Centro Piatti di Bordighera. Curiosamente più volte su campi in cemento che sulla terra rossa. L’amico giornalista Yves Simon mi ha detto che Goffin gli ha raccontato: “In allenamento con Jannik credo di non aver vinto quasi mai!”.

 

Chi viene fuori da quel duello può far parecchia strada. La testa di serie che presidia la zona è Paire… e più in là a livello di ottavi Zverev che sui campi rossi, anche se ha vinto Roma, non mi convince del tutto. Il tedesco però ha un buon tabellone, fino a Goffin (o Sinner?) non vedo proprio da chi possa perdere. Però Sascha non è ancora un tennista solidissimo, di nervi e prestazioni.

Dagli altri azzurri, più che al massimo un secondo o un terzo turno, non credo ci si possa attendere, perché al primo o al secondo si imbattono in teste di serie, anche se non fortissime. Per ora mi fermo qui. Un commento al tabellone femminile lo farò in un secondo momento, ma se dovessi scommettere su una finale dopo aver visto il tabellone punterei su Halep-Muguruza.

OTTAVI TEORICI

[1] N. Djokovic vs [15] K. Khachanov
[10] R. Bautista Agut vs [7] M. Berrettini
[4] D. Medvedev vs [13] A. Rublev
[9] D. Shapovalov vs [5] S. Tsitsipas

[8] G. Monfils vs [12] D. Schwartzman
[16] S. Wawrinka vs [3] Thiem
[6] A. Zverev vs [11] D. Goffin
[14] F. Fognini vs [2] R. Nadal

PRIMO TURNO PER GLI ITALIANI

[7] M. Berrettini vs V. Pospisil
[14] F. Fognini vs M. Kukushkin
L. Sonego vs qualificato
J. Sinner vs [11] D. Goffin
G. Mager vs [22] D. Lajovic
S. Travaglia vs P. Andujar
A. Seppi vs qualificato
S. Caruso vs G. Pella

Il tabellone maschile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

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