Australian Open interviste, Murray: “Non dovevo farmi infastidire nel terzo set”

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Australian Open interviste, Murray: “Non dovevo farmi infastidire nel terzo set”

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Australian Open finale. Djokovic batte Murray 7-6(5) 6-7(4) 6-3 6-0. L’intervista del dopo partita a Andy Murray.

Puoi descrivere come le tue emozioni ti siano sfuggite verso la fine?

Beh, ovviamente ho avuto opportunità nei primi tre set, poi al quarto, insomma, dovrei riguardarlo per dire se ho giocato male. In risposta lui giocava da fondo campo, molto lontano dalla linea. Una volta che ha preso il break ha continuato con i suoi colpi e io non ho potuto recuperare, dunque il quarto set non è stato molto frustrante per me. Il terzo lo è stato perché sono stato un po’ distratto quando è caduto sul campo dopo un paio di punti, sembrava avesse i crampi e mi son fatto distrarre un po’. È di questo che sono deluso, non molto del quarto set perché credo che specialmente alla fine lui ha dato il tutto per tutto ed gli andava dentro. Ma il terzo è stato il più frustrante per me.

 

Credi che abbia voluto chiuderla perché era spaventato di un quinto set?

No, non credo perché alla fine del terzo si stava muovendo in maniera incredibile, scivolando e prendendo di tutto. Credo abbia più che altro rallentato un po’ e poi sia tornato a fare i suoi colpi, forse se avesse cominciato a sbagliarne un paio avrei avuto la possibilità di rimontare, ma lui non sbagliava.

È una tattica accettabile far credere al tuo avversario che sei infortunato e poi ritornare volando?

No, non è legittimo. Non ho idea di quale sia lo scopo. Lui apparentemente sembrava messo male all’inizio del terzo set ma alla fine è tornato in maniera incredibile. E poi il modo in cui colpiva la palla e si muoveva nel quarto set è stato impressionante. Quindi non so precisamente qual’è stato per lui lo scopo di questo.

Credi sia stato intenzionale? All’inizio del secondo e del terzo lui sembrava crollare.

Non lo so, non ne ho idea. È ovvio quello che lui pensa però spero non sia il caso. Se fossero stati crampi è una cosa dura da recuperare e giocare bene come ha fatto lui. Ma io sono frustrato con me stesso per essermi lasciato infastidire all’inizio del terzo, perché stato giocando bene, ero in una buona fase, e poi per dieci minuti mi sono spento e tutto è andato via. Quindi questa è la cosa più fastidiosa perché ovviamente ho avuto opportunità nel primo set e non le ho prese, sono riuscito ha agguantare il secondo e poi un break sopra nel terzo; ci sono state opportunità.

Perché pensi che tu te lo sia lasciato prendere questa volta?

Cosa intendi con “questa volta”?

Hai giocato molte volte contro di lui dove lui sembrava fosse infortunato, questa qui sembra averti infastidito più del solito.

Non lo so precisamente, come ho già detto ha iniziato ha giocare così bene nel terzo che questo ha contribuito. Forse è la situazione perché se tu vedi qualcuno avere crampi nella finale Slam dopo un cammino del genere ti senti piuttosto bene con te stesso. Come ho detto ho mollato 10, 15 minuti ma non so il perché, non mi era mai successo in una finale Slam.

Questa è una lezione che puoi imparare la prossima volta che giocherai contro di lui e accadranno le stesse cose, tu non le noterai?

Sì, in tutti i match tu ti preoccupi solo del tuo lato del campo, questa è la cosa basilare da fare. Alcune volte qui o agli US Open dove hanno i replay dopo ogni punto, tu aspetti prima di servire mentre stanno mostrando il punto, è molto difficile non sapere cosa sta accadendo dall’altra parte del campo ma ho giocato abbastanza match per essere in grado di gestire la situazione. È per questo che mi sento deluso per non aver fatto meglio nel terzo set.

Agli US Open hai detto che Novak era più forte di te nelle parti conclusive , credi che quella sensazione sia venuta fuori questa sera sul campo?

La ragione per la quale ho perso il match non è fisica, non la penso così. Io so come mi sento ora e come mi sentivo dopo il match con Novak agli US Open, non sono frustrato per la mia condizione fisica perché ora mi sento bene, lui è sembrato quello che ha sofferto fisicamente più di me. Questo è stato un miglioramento e credo anche di aver avuto più opportunità rispetto all’incontro di New York, credo che il livello nei primi tre set è stato più alto e sono felice non sia stata una cosa fisica.

Qualcosa di positivo da prendere in queste due settimane per continuare per il resto dell’anno?

Beh, sono state due settimane grandiose paragonate a dov’ero un paio di mesi fa, come il giorno e la notte. Il modo di giocare è migliorato in quasi ogni aspetto, sono migliorato nei movimenti, fisicamente mi sento meglio, più fiducioso, sono molto più calmo prima dei match, mentalmente mi sento molto, molto più forte rispetto alla fine dello scorso anno o durante i majors. Quindi per me è molto positivo, non vorrei andarmene da qui con sensazioni negative per come ho raggiunto o giocato la finale. Novak ora ha vinto 5 volte qui e non è una disgrazia perdere da lui, quindi ho molto di positivo da portare con me.

80 giorni dall’ATP World Tour Finals, quant’è piacevole aver ottenuto così tanto in così poco tempo di lavoro con Amelie?

Sì, è piacevole esser tornato a giocare vicino al mio meglio e questo dimostra che posso fare ancora dei miglioramenti al mio gioco, credo di poter ancora fare meglio nei prossimi mesi. Il mio lavoro ora è di mantenere questo tipo di livello e di forma che ho avuto durate l’evento e di mantenerlo e non gettarlo via. Voglio essere più consistente quest’anno e giocare meglio in più eventi.

Se non è stata una cosa fisica, è stata una cosa mentale il fatto che tu abbia perso 12 degli ultimi 13 game o cosa?

Beh, ho detto che sono stato distratto nel terso set e nel quarto, senti, come ho detto, devo riguardarlo ancora. Credo che alla fine del quarto abbia giocato in maniera decisamente meglio rispetto ai primi game. Lui andava su tutto e colpiva la linea e non c’è molto che tu possa fare in quella situazione. Ma sono stato distratto nel terzo e quindi dovrebbe essere una cosa mentale.

Parlaci dell’impatto di lavorare con Amélie.

Negli ultimi mesi ho avuto molto da lavorare con Amelie, anche sul piano fisico col mio team. Guardo, insomma, è facile per me sedermi e dire che penso mi abbia aiutato, ma tutti qui hanno visto i miei match e sono sicuro che tutti voi potete vedere come sono stato sul campo qui paragonato a qualche mese fa. Io sento come se fosse un giocatore completamente diverso. Molto è venuto dal basso dal mio team che mi motivava, lavorando sulle cose giuste.

Sei felice di esser tornato subito in azione invece di prenderti una lunga pausa a febbraio?

Non lo so, non ci ho ancora pensato. Ho trascorso due giorni e mezzo a casa negli ultimi due mesi e mezzo quindi non vedo l’ora di tornare a casa e passare un po’ di tempo con amici e la famiglia e i miei cani e stare lontano dal tennis e dalla palestra per qualche giorno prima di tornare. Perché sono stati mesi impegnativi con molti viaggi. Lo Slam ovviamente ti prende molto fisicamente e mentalmente per via dei match lunghi e anche la durata dell’evento, e anche la preparazione che c’è. Quindi non vedo l’ora di qualche giorno lontano dai campi.

Volendo vincere tutto, cosa sarebbe stato per te vincere qui dopo quello che hai passato?

Il successo è essere felici, non vincere ogni sinolo torneo, perché è impossibile. Ovviamente tu vuoi vincere tutto, è per questo che ti prepari, ma mai nessuno nella storia di questo gioco l’ha fatto. Io preferirei perdere in finale ed essere felice che vincere la finale ed essere un miserabile. Quindi provo a divertirmi col mio tennis più ora che all’inizio della mia carriera, ovviamente mi sarebbe piaciuto vincere oggi ma non puoi vincere tutto purtroppo. Non avrei potuto fare di meglio. Quello che ogni atleta vuole è avere una chance per vincere e io l’ho avuta, magari solo avessi potuto fare qualcosa di meglio nel terzo.

Hai detto che in febbraio Amelie non viaggerà con te. Hai pensato di trovarti un coach quando lei non è con te?

Ci ho pensato un po’ prima di venire in Australia, ma non ci ho più pensato quando sono arrivato qui. Sicuramente ci penserò perché non voglio stare un mese intero senza vedere nessuno, cercherò aiuto ma preferisco trovare la persona giusta piuttosto che fare di corsa e prendere la decisione sbagliata. Cercherò la persona giusta col mio team e poi parlerò con alcune persone, ma questo non accadrà nei prossimi giorni perché voglio fare altre cose e pensare ad altro ora.

 

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Roland Garros, Swiatek si toglie pressione: “Prima o poi perderò, ma questa stagione è già un successo”

La numero 1 punta al suo secondo Slam: “Da quando sono in vetta la gente mi tratta in modo diverso. Tenere a mente che questa striscia può finire è salutare”

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Iga Swiatek - Mutua Madrid Open 2022 (PHOTO- ANGEL MARTINEZ : MMO)

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Non ci sono dubbi da sciogliere, Iga Swiatek a poche ore dall’inizio del Roland Garros 2022 è la chiara favorita per la vittoria finale. La polacca arriva a Parigi come meglio non potrebbe: ha vinto gli ultimi 5 tornei che ha disputato, inanellando 28 vittorie consecutive. Inoltre ha già vinto sui campi del Bois de Boulogne nel 2020, quando però a dire il vero le condizioni climatiche e di conseguenza di gioco erano ben diverse da quelle che i giocatori troveranno da domenica 22 maggio in poi. La gestione della pressione sarà più che mai il fattore decisivo per la numero 1 mondiale, un aspetto che l’ha tradita nella scorsa edizione quando difendeva il titolo. Iga ha parlato così ai giornalisti nella consueta conferenza pre-torneo.

D: È chiaro che il gioco è dove vuoi che sia, ma è una sfida mentale per te adattarsi a questa nuova situazione? Se sì, come ti stai preparando?

Swiatek: “Beh, finora è andato tutto bene, ma in realtà non ho giocato un Grande Slam da quando è iniziata la striscia di successi. Quindi immagino che vedremo se tutto quello che ho fatto finora è abbastanza. Ma ho dei pensieri davvero positivi. Onestamente, è capitato un paio di volte in questi tornei di essere già stressata, sono stata in grado di lavorare su questo e fare un ottimo lavoro semplicemente concentrandomi sul tennis. Quindi spero di poter continuare a farlo”.

 

D: Essere numero 1 sembra essere adatto a te. Non sembri sentire troppa pressione, almeno per tutti noi che ti guardiamo. Avevi pensato molto a come sarebbe stato essere numero 1 mondiale prima di arrivare in cima e ora è come ti aspettavi?

Swiatek: “Non ci stavo pensando, ma è una buona domanda. Di solito quando scalavo la classifica non sapevo nemmeno dove fossi, onestamente. Stavo solo andando avanti, e non mi importava davvero se fossi numero 50 o 100. Era sicuramente importante quando partecipavo ai tornei, ma per me era solo un numero, quindi non mi importava. In questo momento mi sento come se grazie alla mia nuova classifica, le persone intorno a me mi trattassero in modo un po’ diverso. Così il mondo è cambiato, di sicuro (sorride). Mi sento comunque come se stessi rimanendo me stessa, come giocatrice e persona. Ma ritengo che ci sia ancora da migliorare”.

D: Hai pianificato qualche trucco per tenere la mente libera nei day off durante questo torneo, fino al tuo primo turno e si spera dopo, avete alcune attività da fare solo per non pensare alle partite?

Swiatek: “In realtà, quest’anno mi sembra più facile non pensare alle partite, perché ci sono anche molte cose che possiamo fare, come fare un giro turistico, anche fare una passeggiata. L’anno scorso con la bolla è stato piuttosto difficile, ed è stato normale che tutti stessero solo pensando al tennis perché era l’unica cosa da fare alla fine. Sto leggendo molto, come al solito, quindi niente di speciale. Guardo serie TV. Oggi, per esempio, sarà il mio giorno libero, quindi di sicuro andrò a fare un giro se il tempo migliorerà. Quando ho avuto i miei giorni di allenamento, speravo che piovesse, quindi avrò più giorni liberi, ma piove quando ho il giorno libero, quindi come al solito (sorride)”.

D: Cosa stai leggendo ora? In secondo luogo, come potresti definiresti un successo in questo torneo?

Swiatek: “Sto leggendo “21 Lessons for the 21st Century”, ho la tua approvazione? (sorride). È difficile rispondere alla seconda, perché non ho obiettivi come ad esempio raggiungere la semifinale o una finale. Vedrò partita dopo partita. Sono consapevole che questa striscia potrebbe finire presto, quindi non voglio avere il cuore spezzato quando succederà. Penso che esserne consapevoli sia abbastanza salutare. Ho già così tanti punti e sono abbastanza contenta degli ultimi tornei, a tal punto che penso questa stagione sia già un successo per me (sorride)”.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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RG: per Zverev favoriti Nadal e Djokovic. Medvedev: “Sulla terra posso perdere da chiunque”. Tsitsipas e la sfida con Musetti

Il n.2 Daniil Medvedev svela i suoi piani per la stagione sull’erba. Tsonga e Simon sperano in un’ultima soddisfazione

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Daniil Medvedev - Acapulco 2022 (Twitter - @AbiertoTelcel)
Daniil Medvedev - Acapulco 2022 (Twitter - @AbiertoTelcel)

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Giornata di allenamenti e parole per alcuni tra gli uomini più attesi della 121esima edizione del Roland Garros, al via domenica. Oltre a Nadal e Djokovic, si sono presentati in sala stampa per le conferenze della vigilia anche due beniamini di casa come Tsonga e Simon (entrambi ormai a un passo dal canto del cigno) e le teste di serie dalla numero due alla quattro: Medvedev, Zverev e Tsitsipas. Gli spunti interessanti tra le loro dichiarazioni non sono mancati, a partire dal russo che ha parlato a lungo delle sue sensazioni dopo l’operazione che gli ha impedito di partecipare ai ‘mille’ sulla terra e della sua programmazione per i prossimi mesi in cui sarà costretto a saltare Wimbledon

Medvedev non ha cercato di nascondere il fatto di non gradire più di tanto la terra, tanto che quando un giornalista gli ha fatto notare il suo bilancio assai negativo contro i giocatori francesi affrontati sul rosso (la sconfitta più recente è quella arrivata martedì con Gasquet al suo rientro nel circuito a Ginevra), il russo ha risposto così: “Onestamente, su questa superficie posso perdere con chiunque!. Tuttavia ha anche detto che per lui è stato un dispiacere non poter giocare a Montecarlo, Madrid e Roma per via dell’infortunio che ormai è del tutto superato: “Fisicamente mi sento bene, in grado di giocare cinque set. La prima settimana di allenamento è stata complicata perché per i muscoli è difficile dopo due-tre settimane senza fare niente, ma ho fatto le cose passo dopo passo e ora sono pronto”. Lo stop gli è stato persino d’aiuto: “sentivo di avere bisogno di un break per ricaricare le batterie anche a livello mentale”.

Il numero 2 del mondo, stuzzicato in più occasioni sulla decisione di Wimbledon di escludere i tennisti russi (qui il provvidimento dell’ATP a tal riguardo), ha anche affermato di non avere intenzione di fare ricorso al TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) e di avere comunque intenzione di giocare sull’erba: “probabilmente giocherò ad Halle, ‘s-Hertogenbosch e anche a Mallorca”. Ha inoltre aggiunto che potrebbe iniziare la stagione sul cemento già a Los Cabos, ATP 250 a cui si è iscritto. Daniil si è anche espresso sul fatto di essere capitato nella parte di tabellone più “morbida”: “è sempre meglio non avere vicini giocatori come Nadal e Djokovic”.

 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Del 13 volte vincitore a Parigi e del campione in carica ha parlato anche Zverev, secondo cui i due non possono che essere i maggiori favoriti. Il tedesco, che si trova nella stessa metà di tabellone di Rafa e Nole (e di Alcaraz), si è sbilanciato affermando che a suo avviso “il vincitore del torneo uscirà dalla parte alta (cioè quella più dura, ndr)”. Il numero 3 del mondo ha affrontato il tema dei tanti fattori che entrano in gioco nel corso di un major. Per lui ciò che fa la differenza rispetto agli altri tornei è proprio il sogno che tutti hanno di vincere uno Slam: “penso di aver perso alcuni match per la pressione di voler vincere a tutti i costi uno Slam”. Per questo secondo Sascha sarà interessante vedere come gestirà questo elemento Alcaraz.

Nella metà di tabellone debole si trova invece Tsitsipas che al primo turno affronterà il nostro Lorenzo Musetti e anche di lui ha parlato: “È un ottimo giocatore su questa superficie, ha un grande potenziale e ha dimostrato di poter esprimersi su alti livelli. So che dovrò essere in grado di mettere sul campo il mio miglior tennis”. Il greco è stato sollecitato anche sulle sue attività extra-campo e in particolare sui social, dove spesso pubblica dei contenuti in un certo senso “filosofici”: “tra i miei follower ci sono molti bambini e ragazzi e per questo voglio essere una sorta di mentore, di maestro per loro e quindi condivido opinioni che penso siano importanti. Spero di poter aiutare gli altri a vivere meglio le loro vite”.

Non sono di certo tra i favoriti del torneo ma sono comunque molto attesi dal pubblico Tsonga e Simon. Per entrambi sarà l’ultima volta sui campi del Roland Garros: per il primo sarà l’ultimo torneo in assoluto, mentre Gilles aspetterà la fine della stagione per dire addio al tennis. I due hanno parlato delle loro emozioni, di cosa li ha portati a prendere questa decisione e del loro futuro. L’ex numero 5 del mondo si è detto “sollevato” di essere arrivato all’ultimo torneo e di aver potuto decidere quando smettere: “Il mio obiettivo era poter essere consapevole di star giocando il mio ultimo torneo in modo da godermi ogni singolo momento […] Il mio corpo e la mia mente mi hanno detto che arrivato il momento di mettere un punto […] Voglio andare in campo per giocarmela con un giocatore molto solido (Ruud, ndr) anche se so che sarà difficile. Sono sicuro che le emozioni saranno tante”. Tsonga ha poi parlato del suo amico Simon, definendolo “parte della sua storia tennistica” e ripercorrendo alcuni momenti del loro rapporto iniziato all’età di 11-12 anni.

Gilles ha spiegato di non avere ancora dei piani per il futuro: “Se potrò avere un anno di break sarà un bene per me, ma il tennis è sempre stata la mia passione e di sicuro non mi allontanerò da esso, anche non so in che modo e con quale ruolo. Ho sempre voluto essere un tennista sin da quando ero piccolo, per questo qualsiasi cosa farà dopo non era una mia priorità, ma non ci ho ancora pensato: vedremo”. Invitato a tracciare un bilancio della sua carriera, il francese ha detto di aver dato il massimo durante la sua carriera: “avrei potuto fare meglio, sicuramente, ma anche peggio. Sono riuscito a essere orgoglioso di me stesso in varie occasioni (ha ricordato ad esempio la vittoria a Metz e quelle su Nadal e Federer). Non si tratta solo di vittorie, sconfitte e ranking, ma è qualcosa che va oltre”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Djokovic: “Ho dato un’occhiata al tabellone, ma è qualcosa che non puoi controllare. Voglio solo iniziar bene”

Il campione in carica Novak Djokovic è in forma per il Roland Garros: “A Roma ho raggiunto il livello desiderato”

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Novak benvenuto. Oltre al primo turno dove c’è Nishioka, il potenziale quarto è con Nadal, e poi eventualmente Alcaraz o Zverev. Hai dato uno sguardo al tabellone?
Sì. Ho dato un’occhiata al tabellone. Penso che ogni giocatore guardi sempre l’intero tabellone e lo studi in un certo senso. Puoi concentrarti solo sulla tua prossima sfida. E ovviamente è una prima metà molto difficile del tabellone maschile, ma si tratta di qualcosa che non puoi davvero influenzare. È così e basta. Per quanto mi riguarda, penso solo a iniziare bene il torneo contro Nishioka e poi partirò da lì.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Sei il campione in carica. Hai battuto Rafa qui l’anno scorso, lo hai definito, come molte persone, il re della terra rossa. Hai avuto molto successo, ovviamente hai molta fiducia nelle tue capacità sulla terra battuta. Come consideri te stesso e lui all’inizio di questo torneo?
Beh insomma, se parliamo dei favoriti del Roland Garros e della terra battuta, sai, Nadal deve sempre essere presente, a causa dei suoi record in particolare in questo torneo. E poi hai Alcaraz che ovviamente è la storia del tennis maschile degli ultimi quattro o cinque mesi per validi motivi. Ha fatto degli enormi balzi in avanti nelle classifiche e i risultati che sta ottenendo sono fenomenali per qualcuno della sua età. Quindi sento di essere sempre in quella contesa per lottare per qualsiasi trofeo del Grande Slam. Credo nelle mie capacità di arrivare lontano e di lottare per uno dei trofei più prestigiosi del mondo del tennis. Come campione in carica, ovviamente devo credere di poterlo fare di nuovo. Rivivere i ricordi dell’anno scorso è qualcosa che ovviamente mi dà la pelle d’oca e la motivazione per provare a replicarlo. Ma ovviamente ogni stagione e ogni anno è diverso. Ci sono così tanti giocatori che vogliono mettere le mani su quel trofeo tra poche settimane. Ne sono molto consapevole. Penso che l’esperienza di essere in tuor per così tanto tempo aiuti a sapere come spendere le energie in campo partita dopo partita, tirare fuori la giusta intensità, gestire tutto ciò che accade anche fuori dal campo. Al meglio delle cinque le cose sono diverse. Penso che uno Slam susciti tanta motivazione ed emozioni in un tennista. Vincerne uno è il sogno di molti tennisti. Ecco perché non puoi sottovalutare nessuno e probabilmente non confrontare le prestazioni di quei giocatori in nessun altro torneo con le prestazioni potenziali qui in uno Slam. Quindi, sapendo questo, ecco il mio approccio rispetto ai giocatori, al gioco e al torneo, ma in ogni caso credo in me stesso perché l’ho fatto in passato e so cosa serve.

 

Puoi dire qualche parola su Jo-Wilfried Tsonga, perché sta terminando la sua carriera?
Gli auguro il miglior addio possibile al tennis, e sono sicuro che ci sarà molto supporto per lui al centro del campo. Penso che al primo turno giocherà con una testa di serie, quindi sono sicuro che sarà molto emozionante per lui (tds 8, Ruud). E ovviamente con tutta la folla francese che lo ha visto giocare nel corso degli anni, lui è stato uno dei tennisti più carismatici ed energici là fuori. Quando era al suo meglio è stato costantemente tra i primi 10 del mondo, e ha giocato contro di me nella mia prima finale Slam. Era anche la sua prima finale Slam in Australia, quindi torniamo indietro di molto tempo (2008). Conosco molto bene Jo anche un po’ dai tempi delle giovanili. Ci siamo sempre trovati molto bene. Ho un sacco di rispetto per lui. Davvero, davvero un bravo ragazzo. Ha portato molta attenzione positiva allo sport con il modo in cui si comportava e giocava. Penso che possa essere molto orgoglioso di tutto ciò che ha realizzato e lasciato in questo sport.

Volevo chiederti, cosa significa giocare qui e in generale sulla terra battuta, e se questa superficie più di ogni altra tende a cambiare e può avere effetto su una partita e così di settimana in settimana, torneo in torneo?
Questa superficie è la più impegnativa credo sotto vari aspetti. Innanzitutto fisicamente, devi sempre aspettarti di giocare un tiro o due in più rispetto a qualsiasi altra superficie a causa della natura della terra. È lenta e, sai, richiede molto sforzo mentalmente, emotivamente, fisicamente. Penso che tutti i giocatori lo sappiano. Quindi, ovviamente, adattano il loro regime di allenamento alla stagione su terra. Ovviamente non posso parlare a nome degli altri giocatori, ma per me in particolare, storicamente è sempre stato necessario un po’ di tempo e diversi tornei per sentirmi davvero a proprio agio giocando sulla terra battuta. Raramente mi sono sentito al meglio sulla terra nel primo o nel secondo torneo della stagione. Quindi è stato così anche in questa stagione. Mi ci sono voluti due tornei per sentire davvero che mi sto avvicinando al livello desiderato. Ho raggiunto quel livello a Roma. Quindi non ho perso un set lì e ho vinto il torneo. Roma è sempre stato un torneo di grande successo per me nella mia carriera, ed è arrivato davvero al momento giusto. Sono sempre riuscito ad arrivare alle fasi successive di quel torneo solo la settimana prima di Parigi, momento perfetto per trovare davvero la forma.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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