WTA Indian Wells: Flavia Pennetta prosegue la favola, battuta Sharapova

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WTA Indian Wells: Flavia Pennetta prosegue la favola, battuta Sharapova

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Flavia Pennetta continua la sua marcia ad Indian Wells: battuta anche Maria Sharapova. Cede un set ma alla fine avanza in scioltezza Serena Williams contro Sloane Stephens. Simona Halep elimina Karolina Pliskova in due set, fuori a sorpresa Eugenie Bouchard eliminata dalla Tsurenko, vince anche Suarez Navarro contro Heather Watson. 

 

Leggi le interviste alle protagoniste da Indian Wells

[15] F. Pennetta b. [2] M. Sharapova 3-6 6-3 6-2 (da Indian Wells, Vanni Gibertini)

È tricolore la sorpresa della giornata ad Indian Wells. Un’altra magia di Flavia Pennetta, che a 33 anni suonati non smette di stupirci. L’aria del deserto deve far bene alla brindisina, evidentemente, perché dopo aver battuto la n.2 della classifica nel 2014 (la cinese Li Na), si è ripetuta anche quest’anno, mandando a casa la russa Maria Sharapova, sconfitta per la terza volta consecutiva in cinque incontri. “Questo è il torneo migliore al mondo – ci aveva detto Flavia lunedì sera – l’albergo è bellissimo, a due minuti dall’impianto, ci sono tantissimi campi per allenarsi, per un combined questo è molto raro”. Ed ha dimostrato nel migliore dei modi, in campo, che questo torneo le piace proprio, allungando la sua serie positiva a nove vittorie consecutive, e guadagnandosi un quarto di finale contro Sabine Lisicki.

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Le condizioni di gioco erano sicuramente differenti da quelle che Flavia aveva trovato nei suoi precedenti incontri, ed anche nel suo palleggio riscaldamento avvenuto alle 13 su uno dei campi periferici di Indian Wells: a quell’ora il sole picchiava duro e la temperatura era superiore ai 30 gradi. Quando invece Pennetta e Sharapova sono entrate in campo, le nubi coprivano buona parte del cielo, i riflettori erano già stati accesi e una lieve brezza aveva iniziato a soffiare sullo Stadium 1 di Indian Wells.

Già dai primi game era risultato abbastanza chiaro il piano di gioco delle due protagoniste: Sharapova giocava sempre ad aprire il campo, tenendo lo scambio breve e puntando a chiudere il punto il prima possibile, mentre Flavia cercava di allungare i punti con parabole più arcuate, e cercando di portare fuori dal campo l’avversaria, in particolare con il servizio esterno, che soprattutto con lo slice da destra ha pagato molti dividendi nella serata.

Lei all’inizio mi apriva molto bene gli angoli e mi faceva rimanere indietro” ha detto Flavia, confessando di non sapere come ha giocato. “Mi hanno detto che ho giocato bene, io sinceramente non lo so”. È strano sentire un giocatore che dice una cosa del genere, ma nella serata Flavia è stata attraversata da moltissime emozioni, al punto che alla fine del primo set è dovuta uscire dal campo in lacrime. La commentatrice di Tennis Channel ed ex giocatrice Mary Carillo, uno dei nomi di spicco del giornalismo sportivo americano, presenza fissa nei programmi olimpici della NBC, ha voluto chiedere di persona a Flavia cosa fosse successo. “È stata una serata di grandi emozioni per me, campo centrale, contro un’avversaria di grande prestigio, in un torneo che ho vinto. C’erano tante aspettative su di me, e ad un certo punto mi sono fatta sopraffare. Sono dovuta uscire dal campo, far uscire tutto, urlare, e poi gradualmente ho ripreso il controllo di me stessa”.

Ed oltre al controllo di se stessa, Flavia ha ripreso anche il controllo della partita. O meglio, lo ha preso per la prima volta, perché nel primo set è sempre stata costretta ad inseguire. Dopo aver recuperato un break di svantaggio, si era fatta strappare nuovamente la battuta all’ottavo gioco facendosi rimontare da 40-15. Da lì il set perso e la fuga negli spogliatoi di cui sopra.
Nel secondo set la Pennetta riacciuffa per i capelli il terzo game rimontando dallo 0-40, dando il via alla sua riscossa. Lentamente riesce ad imporre i suoi schemi, gli scambi si allungano, diventano più monotoni, ed alla fine è sempre più spesso la Sharapova a sbagliare. Due doppi falli consecutivi costano il break alla siberiana nel sesto game, e quel break decide il set.
Prima del parziale decisivo è Maria ad andare negli spogliatoi, e la sosta sembra farle bene, dal momento che tiene la battuta a zero. Ma mentre arrivano forze fresche in tribuna (ovvero gli spettatori della sessione serale, fatti entrare allo scoccare delle 19) a ravvivare l’atmosfera piuttosto assopita che ha regnato sugli spalti durante i primi due set, Flavia infila un parziale di cinque giochi consecutivi che decide la partita.

Nei quarti di finale, per continuare il sogno, c’è l’ostacolo Lisicki: “Sono due giocatrici che giocano ‘alla Giorgi’ – ha detto la Pennetta – gran pallata, se va dentro bene, altrimenti finisce sul cartello ‘Fly Emirates’. La Garcia ha un po’ più di servizio, la Lisicki è più potente nel complesso. La partita sarà non troppo diversa da questa con Maria, dovrò cercare di allungare lo scampo ed allontanarle dalla linea di fondo, per fare in modo che sbaglino di più”.

[1/WC] S. Williams b. S. Stephens 6-7(3) 6-2 6-2 (da Indian Wells, Vanni Gibertini)

La partita che doveva essere quella dei “veleni”, dati i rapporti non proprio idilliaci tra le due protagoniste ed i recenti battibecchi via Twitter tra Sloane Stephens ed i tifosi di Serena Williams, alla fine si è risolta in un match piuttosto mediocre e senza troppo pathos che ha consacrato il passaggio di Serena Williams ai quarti di finale in questo suo rientro in grande stile al BNP Paribas Open di Indian Wells.

Davvero una prestazione sotto tono per la n.1 del mondo, che è riuscita a limitare i danni e ad uscire indenne da questo impegno grazie alla sua battuta, che nel terzo set l’ha portata quasi di peso oltre la linea del traguardo, ma soprattutto grazie alla collaborazione dell’avversaria, la quale avrebbe davvero potuto e dovuto approfittare maggiormente della giornata no della sua più illustra connazionale. Ed invece la Stephens, protagonista qui lo scorso anno di un altro match quasi surreale contro la nostra Flavia Pennetta, dopo aver messo in cascina il primo set al tie break (nonostante un doppio break di vantaggio buttato al vento), si faceva strappare la battuta nel game di apertura del secondo e del terzo set, consentendo a Serena Williams di mantenere sempre il comando del punteggio (anche se non del gioco) e di controllare la partita fino alla fine. Il primo game del secondo set, in particolare, grida ancora vendetta, visti i tre doppi falli regalati dalla Stephens e la palla game non sfruttata che le avrebbe consentito di far servire Serena con molta più pressione addosso dopo la vittoria nel tie break del primo set.

Dopo aver ceduto i primi due turni di battuta (0-3 pesante) ed aver dovuto salvare altre due palle break sul 3-3, Serena Williams ha progressivamente preso il controllo dei propri game di servizio arrivando a non concedere alcuna chance di break all’avversaria per tutto il resto dell’incontro. Ciò però non le ha impedito di perdere il tie break del primo set per 7 punti a 3 commettendo la bellezza di sei errori non forzati. A quel punto però, all’inizio della seconda ora di gioco, la Stephens è diventata molto meno solida nei palleggi da fondo campo, e se durante il primo parziale era spesso e volentieri Serena a perdere la misura dei colpi, soprattutto con il diritto, a partire da metà secondo set le parti si sono rovesciate e gli errori non forzati hanno iniziato ad infarcire il gioco della più giovane americana.

Nel terzo set, anche se il punteggio non ha mai smesso di arridere alla Williams, una ritrovata solidità da fondo si Stephens ha costretto Serena ad affidarsi alla battuta (sei ace e quattro servizi vincenti negli ultimi tre turni di servizio) per evitare ogni complicazione.
Nei quarti per lei un impegno che non dovrebbe riservare troppe insidie contro l’ucraina Svitolina o la rediviva svizzera Timea Bacsinszky.

[Q]L. Tsurenko b. [6]E. Bouchard 6-7(5) 7-5 6-4 (Raffaello Esposito)

Tramonto al poligono di tiro di Indian Wells: in campo il braccio armato di Eugenie “Genie” Bouchard prende di mira la sagoma dll’ucraina Lesia Tsurenko, che è giunta con merito fino al terzo turno partendo dalle qualificazioni e ha vinto due gran battaglie finite al terzo per eliminare dal torneo prima la testa di serie n° 9 Andrea Petkovic e poi la n° 20 Alize Cornet. Lesia è in palla e non ha nulla da perdere, vedremo se si accontenterà di aver già vinto il suo torneo o avrà ancora la forza fisica e mentale di lottare. Il primo set è una sorpresa perché Tsurenko entra subito decisa nel match e strappa la battuta alla n° 6 del mondo in apertura, restituisce il break ma si riprende il vantaggio nel quinto gioco per poi difendere con sicurezza i suoi turni di servizio fino al cinque quattro e servizio in suo favore. Qui l’ucraina getta al vento la sua occasione, manca un set point e cede la battuta. Dal canto suo Genie sembra avere qualche problema, non spinge come al solito e soprattutto sbaglia moltissimo dando l’impressione di non muoversi bene. Però è una campionessa e, anche in una giornata no, si issa fino al tie break, sembra dominarlo sul cinque uno ma si fa riprendere incredibilmente prima di aggiudicarselo per sette punti a cinque.
La giovane canadese pensa ancora allo scampato pericolo all’avvio del secondo parziale perché perde per la terza volta nel match la battuta. Tsurenko si stacca sul tre zero e manca due palle per il quattro uno prima di subire il break che riporta in equilibrio il punteggio. Il tema dell’incontro è sempre lo stesso del primo set, con Tsurenko che dà il meglio e Genie che gioca a sprazzi, ha bisogno del medical time out ma si aggrappa alla sua classe nei momenti difficili per non soccombere. La canadese riesce nel break al nono gioco e si presenta al servizio per chiudere il match. Gli ultimi tre games del set sono degni di Hitchcock: Bouchard perde il servizio a zero, non sfrutta una palla break sulla battuta dell’ucraina per tornare in vantaggio e sul sei cinque per l’avversaria cede ancora il suo turno dopo aver salvato due set point. Si va al terzo, Bouchard è scossa ma reagisce alla grande brekkando due volte Tsurenko e portandosi avanti sul tre zero pesante. Perde ancora la battuta nel quarto game ma la ristrappa immediatamente all’avversaria andando sul quattro uno. Sembra chiusa qui ma evidentemente i problemi fisici di Genie sono peggiori del previsto, la sua mobilità è ridotta e i primi piani mostrano impietosamente i lineamenti contratti e preoccupati della canadese. Così la guerriera ucraina arriva al quattro pari, serve e annulla quattro break point prima di difendere la battuta e salire cinque quattro. Bouchard ormai gioca solo da ferma ma spesso manca il campo di metri cercando di accorciare lo scambio e la fine è solo questione di tempo. Cinicamente Tsurenko fa muovere l’avversaria senza affondare e incassa punti facili fino al doppio fallo seguito da un dritto in rete che sancisce la maggior sorpresa del torneo e la sua più grande vittoria. Jelena Jankovic, che ha sconfitto in tre set Belinda Bencic, la attende nel prossimo turno e non dormirà certo sonni tranquilli.

[3] S. Halep b. [14] K. Pliskova 6-4 6-4 (Enrico Serrapede)

Il terzo match sul campo 3 ha molto di speciale. Ad affrontarsi ci sono Simona Halep e Karolina Pliskova, le due sono rispettivamente alla terza e quarta posizione della race del 2015. Uno solo il precedente: Dubai 2015, vittoria Halep.

Il break nel primo parziale arriva relativamente presto, al terzo gioco, non sarà l’unico perchè prima dell’epilogo del set ce ne saranno altri due divisi tra le due tenniste. Inizialmente la rumena non concretizzerà il primo break facendosi agganciare sul due pari ma poi conquisterà l’allungo decisivo sul 3-3. Il 6-4 finale è figlio soprattutto del 22% di punti con la seconda della Pliskova mentre tutto sommato con la prima le cosa vanno bene per entrambe (68% di punti per la Halep e 65% per Pliskova).

Come accaduto nel primo anche nel secondo set il primo break arriva al terzo gioco ed a portarlo a casa è sempre la rumena. Questa volta il vantaggio viene concretizzato e la n.3 del mondo può fare “corsa di testa” lasciando alla ceca il compito di inseguire nel punteggio. Torna ad avere una palla break la Pliskova nel sesto gioco, fortuna sua è che la Halep spedisce in rete il diritto a sventaglio concedendo così l’aggancio: 3-3. Equilibrio però che durerà poco perchè la rumena in un attimo piazza un nuovo allungo portandosi sul 5-3, il match si chiuderà infine 6-4.

Simona Halep vola così al prossimo turno dove affronterà Carla Suarez Navarro, la rumena inoltre è chiamata a confermare la semifinale della passata stagione quando a sconfiggerla fu Agnieszka Radwanska.

[12] C. Suarez Navarro b. H. Watson 7-6(5) 3-6 6-1 (Cesare Novazzi)

Carla Suarez Navarro, testa di serie numero 12, affronta l’inglese Heather Watson per un posto nei quarti di finale, contro la sorprendente ucraina Lesia Tsurenko. Finora tra le due ha impressionato maggiormente l’inglese, se non contro la nostra Giorgi, certamente contro Radwanska, mostrando un gioco efficace ed aggressivo.

Il match si apre con le tenniste un po’ troppo fallose con i fondamentali: infatti quando tentano di alzare il ritmo finiscono col perdere il punto. Nessuna delle due vuole prendere rischi, ma i gratuiti fioccano comunque. Al settimo gioco, Watson si procura due palle break impostando bene con il diritto: la spagnola salva la prima a rete, ma cede sulla seconda, mettendo fuori uno slice di rovescio. Il vantaggio dura pochi game perché l’inglese è in affanno e permette all’avversaria di rientrare fino al tie break, vera e propria sagra dell’errore. Si possono contare in pratica solo gratuiti, anche il giudice di linea sbaglia una chiamata, errore che avrebbe prolungato il set. Suarez Navarro controlla meglio i fondamentali e salva la situazione chiamando il challenge che le consegna il primo set per 7 punti a 5. Impressionante il numero dei non forzati, 16 per la spagnola e 18 per l’inglese (a fronte di una manciata di vincenti).

Il secondo parziale riprende esattamente il primo, almeno nella tattica adottata: traiettorie alte e chi sbaglia prima paga. Watson si fa un pochino più vivace e con un passante al corpo trova il vantaggio. Sul 2 a 0 però si fa subito riprendere, ma è più concentrata dell’avversaria: trova finalmente regolarità e chiude 6 a 3 pareggiando il computo dei set.

Nel terzo e decisivo parziale si assiste al tracollo dell’inglese. Dopo alcuni game tenuti con relativa facilità, Watson entra in una spirale negativa incredibile: la luce si spegne e il diritto va fuori sistematicamente. Fatto sta che la giocatrice spagnola si trova a servire sul 5 a 1 senza aver fatto quasi nulla. Watson spedisce l’ennesima risposta di diritto in rete e Suarez Navarro vince un match dallo scarsissimo pathos, ma che le permette di proseguire il suo cammino nel torneo californiano.

[24] S.Lisicki b. [25] C.Garcia 6-4 6-4 (Carlo Carnevale)

Ancora Italia sulla strada di Sabine Lisicki; la tedesca si garantisce un quarto di finale contro Flavia Pennetta, dopo aver già eliminato le azzurre Vinci ed Errani, e lo fa imponendosi con autorità su Caroline Garcia. Incontro gradevole, caratterizzato da una notevole prestazione al servizio della teutonica (appena due punti persi con la prima nel set iniziale); Lisicki scappa già in avvio, complici due doppi falli con cui la Garcia le regala il break, e gestisce il vantaggio fino a chiudere il parziale, sfruttando al meglio le possibilità di colpire da ferma, da entrambi i lati. La francese cerca di starle dietro, ma non ottiene più di qualche buona combinazione con il dritto. Entrambe le giocatrici usufruiscono a fondo dei colloqui con i rispettivi coach (l’ex doppista Kas e papà Garcia), ma il livello del match cala nel secondo set, complice un MTO chiamato dalla transalpina per problemi ad un piede, a causa del quale la Lisicki torna in campo visibilmente distratta; cinque i break complessivi nella frazione, con la tedesca che per due volte mette la testa avanti ed altrettante si fa raggiungere, restituendo il servizio prima con un rovescio in rete, poi con un game in cui commette tre doppi falli, di cui due consecutivi. Garcia dimostra la consueta grinta, ma sul 4-4 soffre la pressione, e manca una palla game con una clamorosa volée a campo aperto che gonfia il net; Lisicki si guadagna un primo break point con un roboante dritto in cross da ben oltre la linea di fondo, poi una seconda opportunità, rivelatasi decisiva, con una pregevole costruzione di rovescio fin dalla risposta. Alla Garcia non bastano due palle break nel gioco successivo, ottenute grazie ad altrettanti nastri evidentemente parigini; Lisicki non trema, e con manovre intelligenti ottiene quattro punti in fila, per poi lasciarsi andare ad un pianto liberatorio.

[18] J. Jankovic b. [31] B. Bencic 6-3 3-6 6-3 (Ciro Battifarano)

Si ferma agli ottavi di finale il cammino di Belinda Bencic ad Indian Wells, con Jelena Jankovic che vendica la sconfitta subita nell’unico precedente agli ottavi degli Us Open 2014.

La serba, per cercare di arginare le palle profonde e pesanti della svizzera nel gioco da fondocampo, inizia il match in maniera molto propositiva ma già nel terzo gioco del primo set, complici un paio di discese a rete non del tutto felici, subisce il break. Jankovic continua a spingere nel corso del set, inizia a colpire con i suoi rovesci lungolinea ed esce dagli scambi da fondo variando con palle alte e profonde che Bencic non gradisce troppo. La serba trova così l’immediato contro-break nel quarto gioco e l’ulteriore break nell’ottavo, che consolida al servizio nel gioco successivo portando a casa il primo set per 6-3.

Pochi sussulti nel secondo set, con Jankovic che perde fiducia a rete (a fine set saranno solo 4 le discese a rete vincenti su 12) e, affidandosi soprattutto al rovescio lungolinea che non la sta tradendo, porta la sfida sul gioco da fondo che però, come prevedibile, alla lunga si conferma terreno di conquista di Bencic. La svizzera, meno profonda che nel primo set, recupera di tutto e aspetta gli errori della serba che saranno fatali a quest’ultima nell’ottavo gioco, in cui Bencic conquista il break che le garantisce la conquista del secondo set.

Bencic appare solida da fondo ed in fiducia ad inizio terzo set e Jankovic non sa come uscire dalla rete intessuta dall’avversaria. Nel terzo gioco Jankovic è sotto 0-40, annulla le tre palle break consecutive ma con un doppio fallo ne concede una quarta che Bencic trasforma. Jankovic capisce che deve riprendere a variare il gioco come aveva fatto nel primo set e così facendo riesce a togliere riferimenti alla svizzera che inizia a commettere qualche errore di troppo e cede il servizio nel sesto e nell’ottavo gioco mentre la serba, sotto 3-1 nel punteggio, porta a casa cinque giochi consecutivi e chiude il match tenendo a zero l’ultimo turno di battuta.

Bencic non ha sfigurato confermando i suoi fondamentali solidi e ben impostati, il tempo (non dimentichiamo i suoi 18 anni) completerà il quadro, ci auguriamo. Jankovic ancora una volta ha fatto valere la sua esperienza nel saper t(rovare soluzioni alternative nei momenti di difficoltà. Nei quarti la aspetta la sorpresa del torneo Tsurenko che ha eliminato negli ottavi Bouchard.

[27] T. Bacsinszky b. [24] E. Svitolina 4-6 6-1 6-1 (Alberto Prestileo)

Al termine di una delle partite più strane dell’anno, Timea Bacsinszky fa il suo il match contro Elina Svitolina in tre set, 4-6 6-1 6-1 in due ore e 58 minuti.
Una partita da un andamento folle, soprattutto nel primo set, durante il quale entrambe le tennista non riescono a tenere un turno di servizio, o quasi. Su 5 turni di battuta, a testa, la svizzera ne tiene appena 2, mentre l’ucraina soltanto uno in più, quello che alla fine è risultato fondamentale per portare a casa il primo parziale.
Nel secondo set, così come nel terzo, le cose cambiano. A fare la differenza sono sicuramente le percentuali di punti vinti con la prima di servizio: dal poverissimo 45% del primo set, Bacsinszky passa ad un più che ottimo 76% nel secondo e 75% nel terzo set; mentre l’avversaria scende sotto il 50%. Insomma, malgrado le tante prime messe in campo, Svitolina non riesce ad essere incisiva con il proprio servizio e la svizzera ne approfitta puntualmente. Insomma, dopo altalenante primo parziale, i restanti due sono totalmente di marca elvetica che porta così a casa la partita, approdando ai quarti di finale. Ad attenderla, Serena Williams, vincitrice in tre set del match contro Stephens.
Risultati:

[1/WC] S. Williams b. S. Stephens 6-7(3) 6-2 6-2
[12] C. Suarez Navarro b. H. Watson 7-6(5) 3-6 6-1
[15] F. Pennetta b. [2] M. Sharapova 3-6 6-3 6-2
[24] S.Lisicki b. [25] C.Garcia 6-4 6-4
[Q]L. Tsurenko b. [6]E. Bouchard 6-7(5) 7-5 6-4
[3] S. Halep b. [14] K. Pliskova 6-4 6-4
[27] T. Bacsinszky b. [23] E. Svitolina 4-6 6-1 6-1
[18] J. Jankovic b. [31] B. Bencic 6-3 3-6 6-3

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WTA Toronto: una nervosa e discontinua Halep rimonta Pegula, in finale andrà a caccia del 24°titolo

Simona Halep torna in finale al Canada Open dopo quattro anni, cercherà il primo titolo a Toronto nella sua 18esima finale ‘1000’

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Simona Halep – WTA Toronto 2022 (foto Gyles Dias via Twitter @NBOtoronto

[15] S. Halep b. [7] J. Pegula 2-6 6-3 6-4

Nella psicologia sportiva si utilizza spesso l’espressione nikefobia, termine di origine greca composto dalle parole nike e phobos, che significano rispettivamente vittoria e paura. Quindi unendo i due sostantivi in un unico concetto, ecco venire fuori quella sindrome che comunemente affligge gli atleti: ‘la paura di vincere’. Ebbene questo principio legato alla mentalità nello sport, è stato il vero leitmotiv della prima semifinale di scena a Toronto del National Bank Open presented by Rogers. Un match che ha visto prevalere la tds n. 15 Simona Halep sulla n. 7 del tabellone Jessica Pegula, in rimonta per 2-6 6-3 6-4 dopo 2h14, nel quale ci sono stati ben 11 game decisi ai vantaggi, di cui 5 nel terzo set (4 nei primi quattro giochi).

Ma soprattutto, ogni qualvolta si aveva la sensazione che una delle due protagoniste avesse sferrato il colpo decisivo, puntualmente l’altra riusciva a trovare energie inattese e a ribaltare l’inerzia. Basti pensare che l’americana ha avuto l’opportunità per salire sul 3-1 e servizio nella frazione finale, ritrovandosi invece sotto 4-2, o ancora non ha sfruttato due palle break in apertura di secondo parziale. Questa costante instabilità, che ha condizionato l’intero match, ha reso nervose le due giocatrici: specialmente Halep, quasi mai vista così su di giri, chiedere per credere alla sua povera racchetta. Alla fine l’esperienza ha fornito quello spunto in più alla rumena, complice una Pegula spentasi dopo una prima parte di gara dominata, con una performance in risposta e di dritto così opposta al resto della sfida difficilmente riverificabile. Tuttavia per Simona in ottica finale, c’è da registrare la seconda si servizio: 10 doppi falli, molti nei momenti più caldi, e solo il 44% di punti vinti.

 

L’ex n. 1 contro la vincente di Pliskova/Haddad Maia, andrà a caccia del 24°titolo in carriera, il nono a livello di categoria ‘1000’, nei quali quella di domani sarà la diciottesima finale in assoluto. Ritorna invece nell’ultimo atto del Canada Open dopo quattro anni, vittoria nel 2018 a Montreal su Stephens, e cercherà il terzo titolo – trionfò sempre nel Quebec e sempre contro un’americana, Keys, nel 2016 -. A Toronto vanta come miglior risultato, l’atto conclusivo del 2015 dove perse da Bencic; per la rumena è la seconda finale stagionale dopo il successo ad inizio anno a Melbourne su Kudermetova.

IL MATCH – Inizio da incubo per Halep, che nel primo game della partita commette due doppi falli da destra e più in generale vede la propria prima di servizio latitare parecchio: in un gioco da 8 punti per cinque volte la rumena è costretta a dover ripiegare sulla seconda. Dal canto suo ha invece tutt’altra partenza Pegula, che facendo leva sull’evidenti difficoltà dell’avversaria con il fondamentale d’inizio gioco ha un approccio alla sfida dirompente, attraverso una sistematica pressione imposta alla n. 7 del mondo mediante una favolosa risposta di dritto.

Jessica oltre a prendere immediatamente il controllo del punto, con queste ribattute eseguite in grande anticipo, dimostra fin da subito l’intenzione di variare maggiormente il gioco per evitare d’infilarsi negli scambi di resistenza e solidità da fondo, dove chiaramente l’ex n. 1 del ranking avrebbe vita sin troppo facile: così la statunitense modifica costantemente altezza e traiettoria delle proprie esecuzioni, alternando rovesci in top spin molto carici, con parabole abbastanza spinte, a quelli tagliati per fornire palle più basse e insidiose a Simo. Le straordinarie capacità difensive della tds n. 15 del tabellone, le permettono di salvarsi nel primo gioco del match annullando una palla break, che fa capire appieno la prospettiva del duello: una battaglia su ogni singolo quindici.

Anche se, nel terzo game ritornano i problemi in battuta per la due volte campionessa Slam: questa volta la prima opportunità è fatale all’allieva di Mouratoglou, con la 28enne di Buffalo che ancora supportata da una stratosferica abilità nell’anticipare la risposta di dritto – straordinaria da vedere quando riesce a mettere i piedi in campo – breakka e sale 2-1. Jes è brillantissima, nonostante ciò nel game successivo perde un po’ le misure del campo dalla parte del dritto, fino a quel momento scintillante, e Halep non si fa pregare arrampicandosi sul 15-40. A questo punto, tuttavia, i ruoli si scambiano ed è Pegula ad entrare in versione muro di gomma: la giocatrice a stelle e strisce risale la china frantumando anche una terza opportunità di contro-break ai vantaggi.

La 30enne di Costanza è stranamente nervosa, ed inevitabilmente i suoi nervi cedono all’intemperie dell’adrenalina e della rabbia dopo aver visto le chance per rimettersi in scia, sfumare via inesorabilmente. Inoltre continuano a materializzarsi enormi grattacapi per la due volte campionessa del torneo, a causa di un servizio totalmente fragile, soprattutto sulla seconda Simona è veramente in perenne agonia. Non è un caso infatti che la n. 15 WTA sia autrice di doppi falli a ripetizione, che mandano Pegula addirittura avanti sul 4-1 pesante con il secondo break sigillato a 0.

Con il set ormai compromesso, Halep perde pienamente le staffe scaraventando ripetutamente la racchetta sul campo. La n. 1 del tennis femminile d’oltreoceano sta semplicemente fornendo una prestazione perfetta, condita anche da una strabiliante verticalizzazione del gioco che la porta a mostrare tutte le sue eccezionali doti al volo nei pressi della rete. E così dopo 35 minuti, nei quali la regina di Wimbledon 2019 riesce appena in tempo a conquistare il suo secondo turno di servizio, l’americana vince 6-2 il parziale inaugurale.

L’inizio del secondo set sembrerebbe ripercorrere le stesse orme dell’avvio di gara, con l’attuale top 10 in campo a guadagnarsi immediatamente due possibilità per l’allungo, anche nella seconda frazione. Ma come accaduto in precedenza – ad inizio partita – Halep rimonta dal 15-40 e va sul 1-0 con un ace, perché il cuore di una campionessa non muore mai. Ecco che però arriva puntuale il momento di rottura rispetto all’andamento del set d’apertura, in questa circostanza la rumena fa subito sentire sulle spalle di Jes il peso delle occasioni mancate: la 30enne di Costanza trova finalmente profondità nei colpi, ma anche maggiore penetrazione a livello di timing, e può perciò centrare il primo break della sua partita.

Questo strappo, in verità, da inizio ad un frangente della sfida dove la qualità della contesa cala vistosamente: si susseguono infatti altri due break consecutivi con Simona che prima restituisce e poi si riprende il vantaggio. Tanti errori la fanno da padrona in questo momento, ma in particolar modo crescono e non poco quelli di Pegula, la quale gioca due turni di fila in battuta completamente disastrosi. Ebbene, dopo 31 minuti di secondo set, l’inerzia si è totalmente invertita ed è bastato un attimo per far sì che Halep volasse sul 4-1. Simo ora dovrebbe piazzare l’accelerata decisiva facendo fruttare i gratuiti della newyorkese, prima che l’americana si riprenda dal torpore nel quale si è imbrigliata dopo aver dominato il primo set; la rumena arriverebbe pure a due punti dal doppio break – in termini di punteggio sarebbe valso il 5-1 – ma manca di killer instinct.

Perciò è costretta a fronteggiare quattro break point nel settimo game, che avrebbero rimesso nuovamente tutto in discussione, ma per sua fortuna dopo 14 punti un po’ per demeriti della n. 7, un po’ per la propria forza di volontà di non mollare mai; la 30enne di Costanza mantiene la testa del set. Si giunge dunque al momento della verità, e pur tormentata dal 5 doppio errore della sua partita, Halep non si scompone e rimanda il verdetto al terzo (6-3 in 45 minuti).

I colpi della n. 15 adesso sono incisivi, ha ritrovato quella sua consueta forza nel palleggio prolungato da fondo: ora Pegula non riesce più a sfondare, a differenza del primo parziale dove era la rumena a dover fare gli straordinari per vincere un punto. E difatti la rottura della 28enne di Buffalo prosegue anche in apertura del set decisivo, l’ex n. 1 è in assoluto controllo gestendo alla perfezione ogni singolo quindici tra soluzioni piatte e colpi più lavorati.

Jessica capisce allora che deve provare a compiere il forcing finale, altrimenti l’avversaria non sarebbe più raggiungibile, e ritorna così a scompaginare i piani rumeni attraverso la smorzata. Ma il problema di Simona continua a riscontrare le proprie radici nella seconda di servizio, altri due doppi falli forniscono sul piatto d’argento, alla settima forza del seeding, il contro-break. Addirittura potrebbe verificarsi il terzo strappo in altrettanti game nel set, ma la possibilità di nuovo allungo rumeno si frantuma, così come rischia di fare la stessa fine la racchetta di Simona. Oramai siamo entrati nella fase ‘psicodramma’, la costanza negativa torna a far visita – 8 doppio fallo – ad Halep, che è vittima di un passaggio a vuoto: va sotto 0-40, ma Pegula spreca le tre occasioni più anche una quarta ai vantaggi, per via di un dritto sopito dalla sindrome della paura di vincere.

Potevamo essere 3-1 per l’americana, ed invece Jessica dopo le chance gettate al vento per la prima volta vede i propri nervi perdere di lucidità: parziale di 10 punti a 1 per la n. 15, con l’ennesimo ribaltamento del match che certifica il 4-2 in favore di Halep. Jessica ormai ha smarrito completamente l’impatto con palla e concede il doppio break, ma se pensate che siamo vicini alla conclusione vi sbagliate di grosso; Simona non ha il giusto cinismo e si fa recuperare uno dei due break. Tuttavia si procura due match point nel nono game, ma la racchetta dell’ex n. 1 percossa svariate volte sul terreno fa capire come ambedue non vengano sfruttati. L’ultima risorsa per Halep è rifugiarsi sotto l’asciugamano, estraniamento dalla realtà che porta i suoi frutti: il secondo tentativo di servire per il match è quello buono, il terzo match ball pone fine ad un terzo set a dir poco thriller.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI TORONTO

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Eugenie Bouchard stavolta torna davvero: è in tabellone al WTA 125 di Vancouver

La tennista canadese riparte grazie a una wild card: sfiderà Hartono dopo un lungo periodo di assenza dai campi

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Eugenie Bouchard torna in campo. Stavolta per davvero, a meno di sorprese mai da escludere. La canadese, 28 anni, è nel tabellone del WTA 125 in programma a Vancouver, Canada, a partire dal 15 agosto.

Sarà l’olandese Arianne Hartono l’avversaria di Genie nel suo primo match dal 17 marzo 2021, quando a Monterrey perse contro Lin Zhu; nel giugno seguente, la ventottenne canadese ha subìto un intervento alla spalla destra e poi c’è stata una riabilitazione andata per le lunghe più del previsto. Il rientro ai tornei era in un primo momento previsto per Wimbledon, ma l’assenza di punti in palio ha convinto Bouchard a rinunciarvi. 

Bouchard, che al top della forma – era il 2014 – raggiunse semifinale ad Australian Open e Roland Garros e finale a Wimbledon, tenta ora una lunga risalita. A 28 anni Genie ha ancora il tempo per ricominciare da capo. Servirà una grande costanza nel lavoro perché il percorso è di quelli durissimi: vedremo se la star canadese riuscirà nel suo intento. 

 

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WTA Toronto, Simona Halep: “Prima di Mouratoglou avevo perso motivazione, lui mi ha ridato il fuoco”

“Sono una persona migliore rispetto a quattro anni fa”. Le parole della rumena Halep dopo la vittoria su Gauff: “Coco è migliorata, non regala niente”

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Halep

Continua a macinare buoni risultati Simona Halep quest’anno, la si vede spesso in fondo ai tornei (questa è la settima semifinale dell’anno, seconda in un 1000), eppure rimane con una sola vittoria conquistata, quella a Melbourne ad inizio anno. Ieri ha però fornito un’ottima prestazione contro Coco Gauff, che ben aveva figurato agli ottavi, riuscendo a batterla in due set. Alla luce di ciò, e considerando che la rumena già ha vinto in Canada quattro anni fa (a Montreal, ma l’anno prima anche a Toronto), con l’attuale tabellone si può sognare, e non a caso in conferenza stampa appare non solo cordiale come al solito, ma anche fiduciosa, ben rilassata, spaziando da domande su quanto sia maturata all’importanza di Mouratoglou.

D: “Hai un eccellente record contro Coco, che oggi è continuato. Parlaci del durante la partita

Halep :”Ho sentito che era un po’ più difficile oggi, ha servito molto forte, e in realtà è sempre stata dura contro di lei. Ma sono davvero contenta di come sono rimasta lì forte mentalmente e ho lottato per ogni punto, che era davvero importante perché lei stava facendo la stessa cosa

 

D: “Hai vinto l’ultima volta in Canada quattro anni fa. Sono curioso di sapere come è cambiato o si è evoluto il tuo gioco in questi quattro anni?

Halep: “Ci sono molti anni, quattro, sono cambiata molto, anche come persona. Da giocatrice, non so esattamente cosa ho fatto, ma sento di essere migliorata in molti aspetti. La pandemia è arrivata, quindi penso che sia stata un po’ una lotta per tutti. Ma sono una persona e una giocatrice migliore, quindi questo mi aiuta e mi dà fiducia per lavorare sodo e guardare avanti per il prossimo torneo. E solo per combattere per ogni partita che gioco. Penso che questa sia la cosa migliore da fare dopo così tanti anni in tour

D: “Penso che questo sia il primo giorno in cui Patrick [Mouratoglou] si è seduto nel tuo box questa settimana. Ovviamente è stata davvero una grande novità quando hai deciso di lavorare con lui. Allora, cosa ha portato nel tuo gioco quest’anno? E perché è stato così importante per te lavorare con lui in questa fase della tua carriera mentre stai cercando di portare il tuo gioco al livello successivo?

Halep: “Bene, per prima cosa direi che, prima di incontrarlo, ero super giù con la mia motivazione, come se non potessi continuare a lavorare. E avevo quasi finito con il tennis. Lui ha riportato indietro questo fuoco e la motivazione, confidava nel fatto che posso ancora giocare un buon tennis. E me lo ha trasferito. Stiamo facendo una buona squadra, secondo me. Mi fido di lui e di quello che stiamo facendo. E posso dimostrarlo con i risultati perché sono di nuovo in semifinale. Quindi sto migliorando. Sto lavorando duramente. Spero di poter fare molto meglio in futuro

D: “Finora questa è stata la più serrata delle tue quattro partite con Coco. Come è migliorata dal vostro primo incontro a Wimbledon negli ottavi di finale e cosa hai notato di lei oggi?

Halep: “È un po’ più forte, colpisce più forte. E il servizio è stato molto più forte oggi. Il rovescio è sempre difficile. Quindi, sì, penso che sia migliorata molto dall’ultima volta che abbiamo giocato. Ma, come ho detto all’inizio, è sempre difficile giocare contro di lei. E non si sa mai, perché sta combattendo fino alla fine, e in realtà non ti dà un punto. Quindi devi restare lì e combattere

D: “Vorrei i tuoi pensieri sulla tua prossima avversaria in semifinale, Jessica Pegula

Halep: “Non credo che abbiamo giocato una contro l’altra, quindi sarà una grande sfida affrontare un nuovo avversario. È sempre così. Ma sarà la semifinale, quindi di sicuro giocherà un buon tennis. È solida, lei è già al top, e ha avuto un anno davvero buono. E anche l’anno scorso. Ma come dico sempre, mi concentrerò su me stessa e combatterò per la partita come ho sempre fatto qui

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