WTA Indian Wells: spesso chi ha vinto in California, poi ha fallito negli Slam

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WTA Indian Wells: spesso chi ha vinto in California, poi ha fallito negli Slam

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La finale 2015 vedrà opposte Simona Halep e Jelena Jankovic. Ecco i numeri e le statistiche riguardanti le finali femminili delle 26 precedenti edizioni del celebre torneo californiano. In ben 19 edizioni su 26 la finale del WTA Premier di Indian Wells si è conclusa in due set. Sarà così anche quest’anno?

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Nell’albo d’oro di Indian Wells non esiste una  giocatrice che abbia esercitato un vero e proprio dominio: Navratilova, Graf, M.J.Fernandez, Davenport, S.Williams, Hantuchova, Clijsters e Sharapova si sono imposte due volte ciascuna. Nessuna è stata in grado, finora, di sollevare il trofeo per la terza volta. Inoltre, nessuna è riuscita a conquistare il titolo per due anni consecutivi. Brava la Davenport a giungere in finale in sei edizioni, anche se quattro volte ne è uscita da perdente.

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In 26 edizioni, ben 19 volte l’atto conclusivo si è risolto in soli due sets. Nelle restanti finali, in tre occasioni si è assistito ad una rimonta vincente da parte dell’atleta che aveva perso il primo set. Le tre finali con meno games disputati se le sono aggiudicate, a pari merito, la Davenport (1997), la Sharapova (2006) e la nostra Pennetta, lo scorso anno;  hanno lasciato alle avversarie tre miseri games in totale. Chi ha portato a casa il titolo concedendo più giochi alla runner up è stata Serena Williams nel 1999, quando la Graf, pur venendo battuta, riuscì ad aggiudicarsi 14 games. Curiosamente, solo nel 1991, nel 1993 e nel 1996 si dovette ricorrere al tie-break nel set decisivo ed è ancora più singolare che si siano conclusi al tie-break solo cinque set tra tutte le finali disputate. Dal 1997 ad oggi si è giocato un solo tie-break, nella finale del 2009.

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Amy Frazier per ben 15 volte ha disputato il Masters 1000 californiano, seguita a quota 14 (compresa l’attuale edizione) da diverse giocatrici, tra cui Schiavone, Pennetta e Sharapova. Serena Williams ha vinto due delle tre edizioni disputate. Non le è andata bene nella quarta, ritiratasi per un problema al ginocchio prima della semifinale contro Simona Halep.

 

Tabella 4 WTA IW

 

Estendendo l’analisi alle prime 8 di ogni torneo rileviamo l’ottima performance della Davenport: per 12 volte è approdata ai quarti, in 8 occasioni si è fermata in semifinale. Bene la Martinez che in 9 occasioni si è piazzata tra le top 8. Tra le giocatrici in attività Maria Sharapova per il momento è a quota 6 quarti raggiunti, peraltro tutti vinti e come detto impreziositi da due successi assoluti

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La Navratilova a Indian Wells ha vinto tutti gli incontri giocati, così pure la Maleeva. Sul gradino più basso del podio si posiziona S.Williams, con il 93,33% di partite vittoriose. Va detto che tutte e tre hanno partecipato a ben poche edizioni del torneo. Le percentuali di set e game vinti vedono primeggiare la Navratilova (95,24% e 69,35%).

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Che dire…la Seles, nel 1992, trionfò senza lasciare per strada neanche un set e con l’83,33% di games vinti. Idem per la Graf nel 1994, ma per lei “solo” il 78,95% di giochi vinti. Anche Hingis, Henin, Sharapova (due volte!) e Zvonareva sono state capaci di portare a termine vittoriose il torneo senza perdere neppure un set.

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Come già per il torneo maschile siamo andati a verificare il grado di correlazione esistente tra il torneo californiano ed i due grandi appuntamenti che lo precedono e lo seguono. Maggiormente correlato risulta essere lo Slam di Melbourne: una media di 2,53 giocatrici si ripetono nei quarti di Indian Wells. In particolare in due occasioni (2008 e 2014) ben 5 sono state le quartofinaliste comuni ai due tornei. Dati comunque non molto dissimili si registrano anche nel confronto con Miami. A fronte di una media leggermente più bassa (2,43) anche in questo caso in due occasioni abbiamo constatato la presenza comune di  5 giocatrici (2001 e 2012).

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Abbiamo allargato ulteriormente il nostro orizzonte. Ci siamo chiesti: quale il destino  – anno per anno  – della vincitrice di Indian Wells nei 5 big events: Slam e WTA Finals. Dal 1989 (anno di nascita di Indian Wells) ad oggi, in 12 occasioni colei che ha messo in bacheca il titolo del torneo californano non è poi riuscita, nello stesso anno, ad aggiudicarsi nessun titolo tra Slam e WTA Finals. 11 volte, la vincitrice di Indian Wells ha vinto un solo torneo tra Slam e WTA finals. Invece, nel 1998, la Hingis riuscì ad aggiudicarsi uno Slam e le WTA finals, mentre Seles e Graf, rispettivamente nel 1992 e nel 1996, dominarono la stagione, vincendo ciascuna ben 3 Slam e le WTA finals. Rileviamo che solo due volte la trionfatrice di Indian Wells ha solevato il piatto di Wimbledon: un’impresa che manca dal 1996. A compierla fu Steffi Graf.

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A fronte di una età media della vincitrice di 22 anni e mezzo, in 7 occasioni a trionfare è risultata una under 20 (2 volte Serena Williams). I due successi di Martina Navratilova coincidono invece con le due edizioni vinte dalla più anziana. Martina a parte, solo Flavia Pennetta è riuscita ad aggiudicarsi il trofeo dopo i 30 anni.

 

Guido Tirone, Marco Zara e Michele Gasperini

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ATP

ATP Finals, preview finale: Djokovic e l’aggancio a Federer, Ruud per sfatare il tabù dei grandi eventi

Novak Djokovic per tornare Maestro dal 2015. Casper Ruud alla riconquista del suo best ranking e per essere il più giovane da Federer a chiudere l’anno al n. 2

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Casper Ruud e Novak Djokovic - ATP Finals, Torino 2022 (Credits Photo Giampiero Sposito-FIT)

Alle ore 19:00 scatterà la finale della cinquantatreesima edizione delle Nitto ATP Finals, la seconda che si disputa nella cornice del PalaAlpitour di Torino. A contendersi il titolo saranno il n. 4 della classifica mondiale Casper Ruud, e il n. 8 ATP Novak Djokovic. Entrambi, grazie al forfait del n. 1 Alcaraz, hanno potuto godere in questa settimana di una testa di serie più alta rispetto alla loro attuale posizione nella Top Ten. Netto il divario negli H2H, Nole conduce 3-0: per due volte si sono affrontati in semifinale agli Internazionali d’Italia, nel 2020 e nel 2022 e in entrambe le occasioni il serbo ha poi vinto il titolo romano; il terzo risale alla scorsa edizione delle Finals torinesi quando nel Round Robin il norvegese fu sconfitto 7-6(4) 6-2. Nel complesso, gli scontri diretti parlano di 6 set conquistati contro zero.

IL PIU’ ANZIANO DI SEMPRE A CONQUISTARE IL TITOLO

Il 35enne di Belgrado, il cui ranking ovviamente risente della mancata partecipazione all’Australian Open e ai quattro Masters 1000 nordamericani presenti nel calendario – il Sunshine Double con Indian Wells e Miami, Montreal e Cincinnati – oltre che della ferma risposta da parte dell’ATP di non assegnare punti all’edizione 2022 di Wimbledon dopo la decisione dell’All England Club di escludere gli atleti russi e bielorussi, andrà a caccia del sesto titolo della carriera nel torneo dei Maestri; un risultato che gli permetterebbe di agganciare il primatista di sempre per numero di affermazioni alle Finals: Roger Federer. Inoltre un trionfo del giocatore serbo farebbe sì che diventasse con i suoi 35 anni, anche il più anziano vincitore dell’evento battendo l’attuale record, detenuto sempre dalla leggenda svizzera che nel 2011 a Londra alzò il trofeo quando la propria carta d’identità recitava 30 anni e quattro mesi, e il secondo in assoluto a laurearsi campione del Master di fine anno dopo aver festeggiato il trentesimo compleanno: infatti al momento, in questa speciale classifica, dopo “il Re” figura Andy Murray che vinse nel 2016 quando aveva 29 anni e sei mesi.

 

DJOKOVIC PER ENTRARE NELL’ESLUSIVO CLUB DEI MAESTRI ITINERANTI

Per il 21 volte campione Slam si tratta della terza finale nel torneo da quando ha messo in bacheca il suo quinto alloro, alla O2 Arena nel 2015 venendo successivamente sconfitto da Murray nel 2016 e da Zverev nel 2018. Il primo sigillo è arrivato addirittura nel 2008 a Shanghai, e qualora dovesse riuscire a trionfare per la sesta volta entrerebbe nell’esclusivo club di coloro che sono riusciti a vincere le Finals in città differenti unendosi a Federer (Houston, Shanghai e Londra) e Ilie Nastase, il quale può vantare il successo in ben quattro diverse location (Parigi, Barcellona, Boston e Stoccolma). Nole proverà anche a ripetere l’impresa che fu in grado di compiere già in tre edizioni consecutive della manifestazione, dal 2012 al 2014, ovvero sia mettersi in saccoccia il titolo con un record immacolato di 5-0; il che significherebbe contestualmente staccare l’assegno più corposo di sempre della storia di un evento tennistico: un montepremi storico che mette in palio per il vincitore imbattuto $ 4.740.300.

RUUD PER UNIRSI AD ALCARAZ E RICERARE UN BINOMIO CHE MANCA DA FEDERER E RODDICK

Casper Ruud, invece, se riuscisse a sovvertire i pronostici scavalcherebbe in classifica Rafa Nadal ritornato ad occupare la seconda piazza mondiale nonché suo Best Ranking, e raggiungerebbe cifra tonda per quanto riguarda gli allori ottenuti in carriera: infatti farebbe suo il decimo titolo, dopo nove eventi di categoria ‘250’. Una sua vittoria, dunque, porterebbe anche a riscrivere una nuova pagina del primato di precocità nel diventare il più giovane tennista a chiudere l’anno da n. 2 ATP dai tempi di Roger Federer nel 2003. Ma i giochi del destino quando ci si mettono sono veramente difficili da contrastare, perché è proprio da 19 anni – quindi dallo stesso anno – che non vi è un n. 1 così giovincello, Alcaraz, a terminare in cima al ranking: allora fu Andy Roddick. Il fantasmino norvegese, però, sicuramente sarà maggiormente interessato a sfatare il tabù che lo vede “perdente di lusso” nei grandi appuntamenti del Tour considerando che il suo record in tali finali di prestigio, che recita 9-2 negli ATP 250, parla di un secco 0-3: KO tutti arrivati nel 2022, a Miami e allo US Open contro Alcaraz, al Roland Garros contro Nadal. L’affermazione del 23enne di Oslo, farebbe sì che venisse finalmente frantumato il muro della “prima volta” della Norvegia: sarebbe difatti il primo giocatore norvegese a vincere il titolo, dopo essere già stato il primo a parteciparvi, ed il primo scandinavo a laurearsi campione di fine anno dal trionfo di Stefan Edberg a New York nel 1989.

I PERCORSI

Nel suo percorso di avvicinamento all’ultimo atto della competizione, Casper ha battuto il n. 6 Auger-Alissime, il n. 9 Fritz ed in semifinale il n. 7 Rublev; raccogliendo una sola sconfitta ininfluente contro il n. 2 Nadal quando oramai era già certo non solo della qualificazione ma anche del primo posto nel Gruppo Verde. Un passaggio del raggruppamento, che gli ha permesso di divenire il primo tennista a centrare la semifinale nelle sue prime due apparizioni all’evento dalla doppietta di Stan Wawrinka nel biennio 2013-2014. Certamente invece, molto più complesso il cammino di Djokovic, inserito in quello che alla vigilia era stato definito come il girone di ferro con ben tre vincitori del torneo al suo interno (oltre a Nole, Tsitsipas e Medvedev). Il tennista balcanico ha messo in fila le vittorie ai danni del greco – n. 3 – del n. 7 Rublev, dell’orso Daniil – n. 5 – ed infine del n. 9 Fritz centrando così l’ottava finale alle Finals: è diventato il terzo all-time a pari merito con il suo ex coach Becker per numero di finali conquistate dietro le nove di Lendl e le dieci di Federer. Mentre già detiene, in solitaria, l’ultimo gradino del podio, avendo posto fine alla contumacia con il proprio idolo Pete Sampras, per presenze in semifinale (11); davanti a lui ora ci sono solo Lendl con 12 e Federer con 16.

LA DIFFRENZA SOSTANZIALE NEL RENDIMENTO SUL CEMENTO

Ma spulciando in profondità, forse i dati che lasciano più esterrefatti e che fanno capire compiutamente come mai comunque, al di là di tutto, Djokovic sia largamente favorito in questa finale; sono quelli riguardanti i titoli ottenuti in carriera dai due giocatori sul cemento, in particolar modo su quello indoor, e il numero di vittorie complessive agguantate contro Top 10. E’ vero, c’è una differenza sostanziale in termini anagrafici con ben 12 anni a dividere i due – uno classe ’87, l’altro ’98 ma curiosamente nati lo stesso giorno: il 22, il serbo a Maggio, il norvegese a Dicembre -. Tuttavia vedere come Novak, solamente con i suo trionfi stagionali – Tel Aviv e Astana – sia davanti all’avversario per trofei conquistati sul veloce (Ruud ha vinto unicamente il titolo di San Diego lo scorso anno) fa impressione: il computo totale dice 64-1. Qualcuno però potrebbe comunque muovere una mozione di sfiducia, nei confronti dell’enfatizzazione di questa statistiche affermando che Casper sia uno specialista della terra battuta. Certo, ma come dimostrano le finali di Miami e dello US Open di quest’anno, ed in generale i suoi bottini stagionali nel 2021 e nel 2022, il figlio d’arte è cresciuto notevolmente: nel 2020 aveva chiuso con un bilancio di 5-7 tra vittorie e sconfitte, dà lì in poi la musica è decisamente cambiata; a fine della passata annata il suo score recitava 27-10, nel 2022 con una partita al termine della stagione è 25-12. Le finali raggiunte quest’anno, però, nonostante vanti più sconfitte danno molto più prestigio al proprio anno sul veloce.

NOVAK ALLA RICERCA DELLA CIFRA TONDA, NEI SUCCESSI OTTENUTI IN CARRIERA CONTRO TOP 1O

Purtroppo, se si parla di cemento al chiuso, non c’è minimamente contesa per Ruud: 16 titoli contro la casella di Casperino che dice ancora 0. Un affamato di record come Djokovic, infine non avrà potuto fare a meno di prendere coscienza che un’eventuale trionfo, lo porterebbe ad ottenere la 240esima vittoria contro un Top 10 (10 finora nel 2022), anche qui non c’è storia: il suo avversario è a 9 (cinque quest’anno).

Perciò tutta lascia pensare al ritorno del Maestro Novak, dopo sei anni di digiuno, però chissà se Casper non voglia ancora una volta sorprendere il mondo del tennis.

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ATP

ATP Parigi-Bercy, la finale: Djokovic per il settimo sigillo come a Wimbledon, Rune per diventare il primo danese in Top 10

Novak Djokovic per agganciare Carlos Alcaraz a quota cinque successi nel 2022, Holger Rune per portare a cinque il numero dei nuovi campioni ‘1000’ della stagione

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Novak Djokovic – ATP Masters 1000 Parigi-Bercy 2022 (foto via Twitter @atptour)

Il sipario della stagione 2022 è ormai prossimo ad abbassarsi, con l’ultimo atto della Regular Season che andrà in scena in questa domenica novembrina in pieno periodo autunnale: la finale del Rolex Paris Masters, ultimo torneo dell’anno prima di tuffarsi nei Playoff del Tennis con le Next Gen ATP Finals di Milano e le Nitto ATP Finlas di Torino. A contendersi il match che assegnerà il trofeo del ‘1000’ parigino saranno l’eterno cannibale serbo Novak Djokovic e il rampante giovincello danese Holger Rune.

Una sfida dagli innumerevoli significati, e che soprattutto pone sul piatto della contesa alcuni traguardi imponenti per la carriera di entrambi i protagonisti. Chiaramente c’è un abisso in termini di esperienza, sedici anni di differenza, e impatto avuto nella storia del gioco – come d’altra parte qualsiasi altro giocatore si trovi al cospetto del campione di Belgrado, ad eccezione di rari casi – ma il 19enne di Copenaghen sfodera con la sua personalità – a volte sopra le righe – e con il suo tennis argomenti a sostegno della tesi di chi afferma che il classe 2003 scandinavo abbia quei tratti speciali e tipici di chi è destinato a grandi risultati – lo stesso Novak ha detto di rivedersi -. Prima dell’incontro che si terrà, a partire dalle 15:00 nella Parigi cementosa, i due si erano affrontati soltanto in un’altra circostanza. Era il primo turno dello US Open 2021, Novak era il n. 1 del ranking mondiale e iniziava la sua campagna newyorchese con l’obbiettivo di conquistare la cima più ripida di sempre: completare il Grande Slam dopo aver fatto man bassa di prove Major in quella annata. Dall’altro lato Holger, invece, era semplicemente un giovane di belle speranze che da qualificato – e classificato al n. 145 – giocava il primo tabellone principale Slam della carriera nonché il primo incontro contro un avversario classificato tra i primi dieci del mondo. Dunque come è facile desumere, ne sono cambiate di cosa d’allora: Rune dal prossimo lunedì sarà certamente n. 12 ATP, a dimostrazione della straripante crescita avuta in questa stagione, tuttavia qualora dovesse ottenere il successo finale farebbe il proprio ingresso trionfale nella Top Ten assestandosi alla piazza n. 10.

RUNE PER SUCCEDERE A BECKER COME CAMPIONE DI PRECOCITA’

 

Un tale traguardo rappresenterebbe un primato storico per l’intero movimento tennistico della Danimarca, visto che si tratterebbe del primo giocatore danese ad entrare nei primi dieci della classifica ATP da quando è nato il sistema computerizzato (1973). Inoltre la vittoria del titolo gli permetterebbe di diventare con i suoi 19 anni il più giovane campione del Masters 1000 di Parigi-Bercy dal 1986, anno in cui ad alzare le braccia al cielo fu il 18enne Boris Becker. E come se non bastasse, l’affermazione nella prima finale ‘1000’ della carriera lo porterebbe dritto alle Finals sabaude dalla porta laterale, facendo sì che diventi la prima riserva – dopo il forfait di Alcaraz, è entrato nel club dei magnifici otto Taylor Fritz che in caso di titolo di Rune chiuderebbe con un vantaggio sul danese di soli 40 punti -. La prima volta di “Holgerino” in Top 10, significherebbe anche ritornare ad avere una Top Ten con due tennisti con meno di vent’anni: era il lontano 2007 quando accadde l’ultima volta, con i diciannovenni Djokovic (all’epoca n. 6) e Murray (n. 10).

DJOKOVIC “L’ANZIANO”, UN SUCCESSO PER ESSERE COME FEDERER

Anche il 21 volte campione Slam, però, non è da meno dal punto di vista dei record e dei primati che ha in ballo in questa finale. E sapendo come è affamato di nuovi numeri da scolpire nella sua imperiosa Era tennistica, Nole avrà certamente grandissima voglia di fare suo l’ennesimo titolo della Parigi “Blu” considerando che ha già vinto questo torneo per ben sei edizioni. Ma ciò che è in gioco non si limita unicamente al settimo sigillo nell’albo d’oro (2009, 2013, 2014, 2015, 2019, 2021), settimo alloro che quest’anno il tennista balcanico ha raggiunto anche sui prati londinesi di Wimbledon poiché che Djokovic ha la possibilità di estendere la sua striscia di vittorie consecutive a quattordici sia in stagione che per quanto riguarda il torneo di Bercy – non perde dalla finale del 2018, sconfitto da Khachanov – e di migliorare ulteriormente il proprio bottino che lo ha visto trionfare nello scorcio di stagione che va dai Championships a Bercy 22 volte su 23 match disputati, con l’unica battuta d’arresto per mano di Auger-Aliassime in Laver Cup. Un trionfo, inoltre, consentirebbe all’attuale n. 7 ATP di mettere in bacheca il suo 39° titolo ‘mille’ – record all-time – e d’intascarsi il quinto trofeo della stagione – dopo Roma, Wimbledon, Tel Aviv e Astana – andando così ad agganciare nella personale classifica dei più vincenti dell’anno il n. 1 Carlos Alcaraz, l’unico al momento ad aver completato la cinquina di tornei vinti nel 2022, e realizzando così almeno un pokerissimo per l’undicesima volta in carriera. Nonostante poi l’eccezionale tenuta fisica d’acciaio di Robo Nole, che continua a mostrare un fisico elastico e tirato a lucido come i tempi migliori, le primavere non sono più quelle di una volta e dunque non essendo più di primo pelo ma mantenendo intatta la sua sete di successi; i record raggiunti in questa parte conclusiva della sua vita da atleta vanno di diritto nella sfera di quelli per anzianità: diventerebbe il secondo giocatore della storia, dopo Federer, a vincere un Masters 1000 alla veneranda età di 35 anni.

IL QUINTO SCALPO DI FILA CONTRO UN TOP TEN PER SCRIVERE LA STORIA

La leggenda serba però è avvisata, l’ultimo passo verso la storia è pronto a scriverlo anche il terribile biondo del Nord Europa: nel suo immaginifico e strabiliante percorso nel torneo, ha messo in fila la bellezza di quattro vittorie di fila contro Top 10 – il n. 10 Hurkacz al 2°T, il n. 9 Rublev al 3°T, il n. 1 Alcaraz nei quarti e il n. 8 Auger-Aliassime in semifinale – ed ora vuole diventare il primo giocatore a vincere cinque partite una in fila all’altra contro un Top Ten in un singolo torneo. Un’impresa riuscita solamente nelle ATP Finals, che però con il suo formato a gironi e le proprie particolari regole “d’ingaggio” esula dai normali appuntamenti del Tour. Riuscisse a portare a compimento un tale eroico cammino, il suo traguardo assumerebbe ancora più connotati epici dal momento che avendo salvato ben tre match point all’esordio con Wawrinka diventerebbe il nono tennista del 2022 ad aver trionfato in un torneo dopo aver sventato almeno un match point lungo il tabellone (anche il nostro Musetti, in quel di Amburgo, ha iscritto il proprio nome in questo speciale raggruppamento). Infine un’affermazione finale di Rune porterebbe il danese ad essere il quinto atleta della racchetta ad aver raggiunto in questa stagione il suo primo alloro ‘1000’ dopo Fritz, Alcaraz, Carreno Busta e Coric; mentre al contrario Djokovic con un successo in finale diverrebbe il secondo assieme a Carlitos ad aver fatto doppietta di mille.

NOVAK PER RIDURRE TERRENO DA CHI LO PRECEDE, CONNORS E’ ANCORA LONTANO

Chiudiamo ricordando che Novak ha un bilancio di sei vittorie ed un unico KO nell’atto conclusivo di Parigi Bercy, 4-1 invece recita il resoconto delle sue finali del 2022 – unica sconfitta contro Rublev nella sua Belgrado – (90-38 il record in carriera) e che andrà alla ricerca del 91° titolo per portarsi a meno uno da Rafa Nadal e a meno due da Ivan Lendl, rispettivamente quarto e quinto della classifica all-time dei più vincenti di sempre in termini di titoli inseriti nel proprio palmares. Djokovic dunque accorcerebbe le distanza da chi lo precede, fermo restando che anche in caso di vittoria non si smuoverebbe dal suo quinto posto con la prima posizione ancora ben distante: Jimmy Connors a quota 109.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI PARIGI-BERCY 2022

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ATP

Auger-Aliassime si ferma a 16 vittorie di fila. Ecco le strisce di imbattibilità più lunghe tra i tennisti attivi

Dopo 3 tornei vinti e una semifinale, anche il canadese deve cedere, ma forte della quinta striscia più vincente può guardare ai mostri sacri

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Felix Auger-Aliassime – ATP Parigi-Bercy 2022 (foto via Twitter @atptour)

3 ottobre 2022, primo turno dell’ATP 500 di Nur-Sultan, Kazakistan, contro Bautista Agut ; 5 novembre 2022, semifinale del Master 1000 di Parigi-Bercy, Francia, contro Rune. Queste le ultime due sconfitte subite da Felix Auger-Aliassime, che nel mese trascorso non è che non abbia giocato, tutt’altro: ha preso parte ai tornei 250 di Firenze e Anversa, e al 500 di Basilea, vincendoli tutti a 3 e portandosi a casa 13 vittorie di fila, a cui si sono aggiunte le tre (tra cui la pazzesca rimonta su Ymer) ottenute a Parigi, prima di arrendersi oggi ad un fantastico Rune, che tra l’altro aveva perso dal canadese la scorsa settimana nella finale in a Svizzera. Dunque 16 vittorie consecutive per il classe 2000, che da lunedì salirà al n.6 del mondo, e pone alla quinta posizione ex aequo con Sascha Zverev la propria striscia di vittorie, tra quelle dei giocatori ancora in attività.

Davanti a lui ci sono giocatori di una certa caratura quali Novak Djokovic (43, dalla Davis 2010 al Roland Garros 2011), Rafael Nadal (32, da Amburgo a Cincinnati 2008), Andy Murray (28, tra la Davis 2016 e Doha 2017) e Daniil Medvedev (20, dalle Finals 2020 all’AO 2021). Subito dopo c’è Auger-Aliassime, a pari merito con Zverev, e dietro a quattro giocatori che sono stati tutti numeri 1.

Va appuntato che le strisce considerate prendono però in considerazione solo le migliori di ogni giocatore, dato che altrimenti nei primi 50 posti della classifica ci sarebbero per la maggior parte solo Djokovic e Nadal, dato che entrambi, chi nella stagione sul cemento, chi sulla terra, spesso in passato hanno vinto tante partite di fila (basti pensare che Nole ha un’altra serie impressionante di 29 e 28 vittorie). In ogni caso, però, questi numeri certificano la presenza ormai consolidata, e la crescita esponenziale di Auger-Aliassime, che ha vinto il primo titolo nel 2022, si è spinto fino a due passi dal quarto, e per la prima volta in carriera giocherà anche le ATP Finals. Che il futuro fosse suo, lo credevano in molti. Ma, se questi sono i risultati, è giusto pensare che già da ora possa ben figurare al fianco dei grandissimi.

 

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