Coppa Davis, 1/4 di finale (1): Gran Bretagna-Francia spettacolo al Queen's, Australia favorita sul Kazakhstan

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Coppa Davis, 1/4 di finale (1): Gran Bretagna-Francia spettacolo al Queen’s, Australia favorita sul Kazakhstan

Ritorna la Davis con il week-end dedicato ai quarti di finale. Le due sfide della parte alta si giocano curiosamente entrambe sull’erba. Il Queen’s ospita per la seconda volta una sfida tra i padroni di casa e la Francia, l’Australia cerca la prima semifinale dopo 9 anni

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Conclusosi il terzo Slam dell’anno, il circuito maschile si prende una settimana di pausa (o quasi, visto che comunque si gioca a Newport), lasciando il proscenio alla Coppa Davis.
La gloriosa manifestazione a squadre torna infatti nel week-end con le sfide dei quarti di finale e le varie partite dei raggruppamenti zonali (Europa/Africa, Americhe, Asia/Oceania) dalle quali usciranno le 7 nazioni (la Colombia è già qualificata) che affronteranno le squadre sconfitte quest’anno al 1° turno (tra cui l’Italia) nei play-off di settembre per contendersi un posto nel World Group 2016.
Piccola curiosità, per la prima volta dal 2012 nessuno dei quarti di finale viene giocato sul cemento. Inoltre, per la prima volta dal 1987 (quando l’Australia sconfisse il Messico e l’India batté Israele) vi sono 2 delle 4 sfide che si giocheranno sull’erba. Altro piccolo particolare, i due quarti della parte alta del tabellone sono proprio quelli che si disputeranno sull’erba (Gran Bretagna-Francia e Australia-Kazakhstan), mentre i due della parte bassa si giocheranno sulla terra rossa (Argentina-Serbia e Belgio-Canada). (Stefano Tarantino)

Noi partiamo con la nostra analisi delle sfide dei quarti iniziando dalla parte alta del World Group

GRAN BRETAGNA – FRANCIA (Raffaello Esposito)

 

“Se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente; e se viviamo, meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria… Noi pochi. Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli”.
(Enrico V d’Inghilterra, 25 ottobre 1415, prima della battaglia)

Sono passati 600 anni precisi dalla battaglia di Azincourt nella quale gli inglesi, inferiori di numero, annientarono l’esercito del re di Francia Carlo VI grazie agli arcieri. E’ probabile che in cuor loro gli spettatori che affolleranno gli spalti del Queen’s Club di Londra dal 17 al 19 luglio covino la speranza che, in modo incruento of course, l’esito finale sui campi in erba possa essere lo stesso. Questi sono i quarti di finale e i Murray brothers, James Ward e Dominic Inglot ce la metteranno tutta per sconfiggere il team d’oltralpe, che appare oggettivamente superiore nella qualità media dei giocatori. Ma, come ha recentemente dichiarato il fratello maggiore Jamie “with Andy in our team, anything is possible”, e in effetti  Murray  junior sta giocando molto bene, ha vinto il Queen’s e solo un Federer gigantesco lo ha fermato in semifinale a Wimbledon. Per il team Brit, vittorioso al primo turno contro gli Stati Uniti,  la strada appare segnata, Andy deve vincere i suoi singolari e probabilmente giocare anche il doppio sabato. In caso di battaglia sfiancante venerdì il capitano inglese Leon Smith potrà schierare Jamie Murray e Inglot, che nel turno precedente hanno portato i Bryan al quinto sfiorando l’impresa. Altro modo non c’è.

I francesi per contro, sconfitti in finale lo scorso anno e nei quarti per la quattordicesima volta nelle ultime quindici edizioni, hanno una vasta possibilità di scelta. Gasquet ha giocato un grande Wimbledon, Simon è in palla e Tsonga sull’erba è sempre stato a suo agio. In più hanno Mahut e “P2H”, al secolo Pierre Hugues Herbert. Il capitano Clément ha mischiato le carte in una recente intervista, dando ai tre le stesse possibilità per i singolari e non garantendo il posto nemmeno al doppio Mahut/Herbert, finalisti agli Australian Open e vincitori solo due settimane fa proprio sui green del Queen’s. Paradossalmente però l’insidia potrebbe celarsi proprio nella grande completezza della squadra francese se alla fine le decisioni del capitano non saranno chiare, opportune e tempestive. Precedenti 11-9 per gli inglesi, primo incontro nel 1912 e due finali giocate, fra gli ormai anziani Moschettieri e il giovane Fred Perry, nel 1931 con vittoria francese e nel 1933 con vendetta britannica. L’ultimo incrocio è stato nel 1992, terminato con un cappotto a favore dei galletti sul sintetico di Bayonne mentre i sudditi di Sua Maestà non vincono dal 1978, quando violarono 3-2 il Roland Garros per poi arrendersi solo in finale agli USA di McEnroe, Gottfried, Smit e Lutz. Si è già giocata una volta questa sfida sull’erba del Queen’s, nel 1990, quando i francesi rifilarono un pesante 5-0 ai padroni di casa grazie a Forget e Leconte. Se fossero gli inglesi a passare avrebbero la semifinale in casa sia con l’Australia che con il Kazakhstan, se vincessero i francesi andrebbero in Australia mentre contro il Kazakhstan giocherebbero in casa (per sorteggio, la priorità nella scelta è stata fissata all’atto del sorteggio del tabellone l’anno scorso).

LE CONVOCAZIONI

GRAN BRETAGNA

Dominic Inglot (06/03/1986) Ranking doppio:  46; Andy Murray (15/05/1987) Ranking:  3; Jamie Murray (13/02/1986) Ranking doppio:  28; James Ward (09/02/1987) Ranking:  111

Capitano: Leon Smith

FRANCIA

Richard Gasquet (18/06/1986) Ranking:  20; Pierre-Hugues Herbert (18/03/1991) Ranking: 139; Nicolas Mahut (21/01/1982) Ranking:  66; Gilles Simon (27/12/1984) Ranking:  13; Jo-Wilfried Tsonga (17/04/1985) Ranking:  12

Capitano: Arnaud Clement

PRECEDENTI

Gran Bretagna 11 – Francia 9

1992  FRA d. GBR 5-0
1990  FRA d. GBR 5-0
1978  GBR d. FRA 3-2
1976  GBR d. FRA 4-1
1972  FRA d. GBR 4-1
1968  GBR d. FRA 3-0
1964  FRA d. GBR 3-2
1958  GBR d. FRA 5-0
1957  GBR d. FRA 3-2
1951  GBR d. FRA 3-2
1946  FRA d. GBR 5-0
1939  GBR d. FRA 3-2
1933  GBR d. FRA 3-2
1931  FRA d. GBR 3-2
1926  FRA d. GBR 5-0
1925  FRA d. GBR 4-0
1924  FRA d. GBR 4-1
1919  GBR d. FRA 3-2
1914  GBR d. FRA 4-1
1912  BRI d. FRA 4-1

PRECEDENTI FRA I GIOCATORI

A. Murray – Simon 12-2
A. Murray – Tsonga 10-2
A. Murray – Gasquet 5-3
A. Murray – Mahut 4-1
Ward – Tsonga 0-1

AUSTRALIA-KAZAKHSTAN (Marco Lauria)

“Keep On the Grass” è l’insegna che campeggia sull’erba di Darwin, capitale del northern territory, oasi tropicale e meta turistica ambita, a giudicare dalle innumerevoli menzioni che Lonely Planet le riserva (nel 2012 è stata inserita nella lista delle dieci città del mondo da visitare). La squadra kazaka capitanata da Dias Doskarayev ha già messo piede sui campi dove il prossimo week end andrà in scena il secondo turno di Coppa Davis contro i temibili Locals. No, non stiamo parlando dei coccodrilli di tutte le dimensioni che abitano le acque attorno alla città, ma della nuova generazione aussie, rappresentata da Nick Kyrgios e Thanasi Kokkinakis, prodotti della federtennis australiana, figli della folta comunità greca ed eredi naturali di quel Mark Philippousis, protagonista nel 2003 dell’ultima insalatiera conquistata dall’Australia, che oggi, a 38 anni suonati, ha deciso di rimettersi in gioco ripartendo dalla wild card che qualche giorno fa il torneo di Newport gli ha concesso per disputare il doppio in coppa con Ryan Harrison (ma l’ex finalista di Wimbledon ha partecipato anche alle qualificazioni del torneo di singolare, venendo eliminato al 1° turno). A completare i ranghi l’immancabile Lleyton Hewitt, record-man dei week end di coppa con un sensazione 56-19, e i centonovantaquattro centimetri di Sam Groth.

Dall’altra parte la squadra kazaka ripropone la stessa formazione che ha fermato la corsa dell’Italia al primo turno. Accanto ai tre classe 87′ Mikhail Kukushin, Aleksandr Nedovyesov e Andrey Golubev è stato chiamato il giovane Dmitri Popko (1996), che difficilmente vedremo in campo nei match decisivi ai fini della qualificazione al terzo round.
Non ci sono precedenti tra le due federazioni in Davis. Il team kazako, che dal 2011 occupa ininterrottamente uno dei 16 posti del World Group, non ha mai superato il secondo turno, raggiunto nel 2013 e nel 2014 rispettivamente ai danni di Austria e Belgio. Pochi e poco significativi anche gli head to head tra gli otto protagonisti, che vedono gli Aussie in vantaggio per 3-1 (Kyrgios su Kukushin, Kokkinakis e Hewitt su Golubev, Kukushin su Groth). Nessuno di questi match, però, si è disputato sull’erba.

E’ impresa ardua immaginare che la squadra kazaka possa cogliere il successo più importante della sua breve storia sui prati australiani. Orfani di Bernard Tomic, escluso da Patrick Rafter per motivi disciplinari, gli Aussie si affideranno senza dubbio a Kyrgios per uno dei due match del sabato, mentre è probabile un ballottaggio per la scelta del secondo singolarista tra Groth e Kokkinakis, reduci da due prove dello Slam diametricalmente opposte. Ivan Drago (il fantastico soprannome che Brad Gilbert ha affibiato a Sam Groth) ha dimostrato che quel servizio può bastare contro avversari modesti o poco avvezzi all’erba, concedendosi anche il lusso di strappare un set a Roger Federer. Di contro Kokkinakis non è sembrato ancora in grado di competere ad alti livelli su questa superficie, subito fuori ai Championships con Leonardo Mayer. Da rivedere soprattutto la seconda di servizio, velleitaria, aggredibile e con percentuali di rendimento in temrini di punti conquistati che non sfiorano il 50%. Nel doppio i kazaki potrebbero avere qualche chance in più schierando la coppia formata da Golubev e Nedovyesov che nel 2014 beffò Roger Federer e Stan Wawrinka al Palexpo di Ginevra, ma se le chance di arrivare alla domenica con qualche flebile speranza non sono da escludere, la possibilità che la troupe torni ad Astana con il passaggio del turno in tasca si traducono in una lontana chimera.

 

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Quanto vale davvero la World Cup of Tennis (alias Coppa Davis)?

Un’analisi di business del nuovo formato. Al momento siamo allineati a un ATP 500 top, ma il trend è in crescita

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Dopo un weekend di intense emozioni a seguito del commovente saluto di Federer che non dimenticheremo facilmente, comincia una nuova settimana abbastanza soft, con soltanto tornei ATP 250. Ne approfittiamo allora per guardare avanti e parlare un po’ di questa nuova Davis Cup, che speriamo possa regalarci nel prossimo futuro belle soddisfazioni.

Riavvolgiamo allora il nastro;

ANNO 2018: Il board ITF votò l’OK alla nuova formula della Davis sulla base di una proposta che parlava di un total financial commitment iperbolico di 3 miliardi di euro in 25 anni, ovvero 125 milioni all’anno (col senno di poi sarebbe interessante leggere il report di Deloitte che all’epoca redasse la due diligence per ITF sulla “soundness” della proposta di Kosmos; purtroppo il documento è riservato). Tuttavia già all’epoca la quota “reale” di prize money destinata ai giocatori era ben diversa, nell’ordine dei 15 milioni di euro totali.

 

ANNO 2019: la grande discontinuità comincia nel 2019, con la prima edizione che si tiene a Madrid nella Caja Magica. Tutte le fasi finali con le migliori 16 squadre tutte assieme appassionatamente, nei round robin che hanno determinato poi il quadro a eliminazione diretta dai quarti in poi. Due cose sono rimaste di quell’edizione: un nuovo capitolo della leggenda di Nadal che si caricò lettaralmente sulle spalle la Spagna per portarla alla vittoria finale; e il delirio organizzativo con un numero folle di match compressi in una settimana, col risultato di sessioni mattutine dagli spalti vuoti e session serali che si prolungavano fino a notte fonda.

ANNO 2020: niente da segnalare, le finali di Davis non hanno luogo causa Covid, e causa deficit registrato a seguito della prima edizione del nuovo corso, con gli organizzatori che colgono la palla balzo per evitare guai ulteriori

ANNO 2021: primo aggiustamento della formula, con la distribuzione della fase a gironi presso 4 sedi staccate per ampliare la partecipazione di pubblico e snellire le finals ai match più significativi di semifinali e finali. Esperimento parzialmente riuscito in quanto l’idea delle sedi staccate appare azzeccata per avere in una di quelle sedi un home team che traina la partecipazione di pubblico (meglio se però in città affamate di tennis). Il tallone d’achille fu però una programmazione che rendeva di fatto irrealistico per i fan organizzarsi per andare a seguire alle finali la propria squadra e rendere l’atmosfera speciale, visto che fra quarti e semifinali/finali il lag temporale era di circa 10 giorni.

ANNO 2022: qua siamo arrivati al nadir della storia della Davis con l’opzione di Abu Dhabi che sembrava emergere prepotentemente come sede favorita delle Finals, sull’onda di chissà quanti petrodollari; una decisione che è stata schivata per sollevazione popolare, visto che una fetta consistente degli addetti ai lavori, in modo più o meno rumoroso, espresse la propria disapprovazione per l’ipotesi che avrebbe definitivamente ucciso ogni rimando al vecchio formato. L’altra innovazione al formato introdotta infine è stata quella di spostare i quarti nello stesso slot temporale e nella stessa sede della fase finale, grazie ad un’estensione dello slot a calendario dedicato alla manifestazione.

Nell’attesa insomma di vedere gli sviluppi del braccio di ferro Kosmos – Tennis Australia che dovrebbe portare all’unione fra ATP Cup e Davis Cup, con ogni evidenza la soluzione di maggior buon senso sotto tutti i punti di vista, con l’attuale formula Kosmos e ITF sembrano aver trovato un minimo di equilibrio. Ma è davvero così?

Andiamo allora a vedere come si colloca su queste basi la Davis rispetto ad altri tornei ATP e se i fondamentali economici e sportivi siano sballati o meno. L’analisi che faremo verterà su tre dimensioni:

  • Appeal sportivo
  • Ritorno economico per i giocatori
  • Ritorno economico per gli organizzatori

Su queste 3 dimensioni cercheremo per quanto possibile di fare una comparazione con diverse categorie di tornei ATP e a squadra, come la Laver Cup e l’ATP Cup.

APPEAL SPORTIVO: misure fisiche oggettive ovviamente non ce ne sono, ma proviamo comunque a porci la seguente domanda: quanto è attraente la Davis per un tennista? Lasciamo da parte le nostalgie della vecchia formula, per cui la Davis era sì un traguardo ambito da raggiungere, ma non in maniera seriale. Se da un lato un grande campione nei decenni in genere ha sempre cercato di mettere in bacheca una Davis oltre ai trofei del grande Slam, è anche vero che lo sforzo che veniva richiesto per l’insalatiera era tale che ci si considerava liberati dopo aver iscritto anche solo una volta il proprio nome nell’albo d’oro (come ci confermava anche Albert Costa in una chiacchierata al torneo di Barcelona). A un Roland Garros in più in bacheca invece non si dice mai di no…vero Rafa?

Ma scherzi a parte un modo per vedere se l’interesse dei giocatori è reale o meno possiamo considerare che questi hanno sempre la possibilità di “votare con i piedi”, ovvero di non rispondere alle convocazioni; pertanto andare a vedere ad esempio quale sia il ranking dei migliori 8 giocatori che partecipano alle varie competizioni è un modo per avere un’idea di quanto siano più o meno considerate

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte.

*(classifiche al 26/09/22).

Fra parentesi per ogni torneo almeno le prime 8 teste di serie, se rientranti nei primi 20 del ranking ATP all’atto del torneo.

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte. Inoltre, la formula inclusiva che ai nastri partenza un numero di nazioni ben superiore a quello di fasi finali della Davis rende più facile la presenza di tutti i migliori. Questo era un po’ il ragionamento che era stato adottato anche per l’edizione 2019 della Davis, ma che poi è stato scartato causa calendario troppo compresso. Anche in questo senso, il vantaggio di calendario dell’ATP cup è evidente.

RITORNO ECONOMICO PER I GIOCATORI: Qua le comparazioni son un po’ più complicate in quanto gli schemi sono differenti fra un torneo e l’altro e inoltre un valore assoluto come il prize money non è comparabile fra tornei a squadre e tornei individuali, in quanto gli schemi di remunerazione sono differenti e meno sbilanciati verso un singolo individuo vincitore del torneo.

Per i tornei ATP il dato è di facile lettura. Per i tornei a squadre invece la lettura è un po’ più articolata:

  • Per la Laver Cup è previsto uno schema semplificato per cui ognuno dei 6 membri di ogni team riceve 250k $ in caso di vittoria, e 125k in caso di sconfitta. A queste somme vengono aggiunte delle participation fees variabili in funzione del ranking. Non sono distribuiti punti ATP.
  • Nel caso della Davis Cup nel 2021 il prize money era distribuito fra 16 team composti da 5 membri ognuno, che a partire dai round robin si sono scontrati fino alla fase a eliminazione diretta, dai quarti di finale in poi. Non ci sono differenze di remunerazione in funzione del ranking e di singoli match vinti, conta soltanto il risultato di squadra. Non sono distribuiti punti ATP. Sono inoltre previsti altri 5 milioni da ripartire fra le federazioni
  • Lo schema di remunerazione dell’ATP CUP infine è quello più complessa di tutti, basata su participation fees che variano in funzione del ranking, vittorie individuali e vittorie di squadra. Inoltre, oltre ad una discreta sommetta, i giocatori ricevono fino ad un massimo di 750 punti ATP per il singolare e 250 per il doppio. Le participation fees sono un bel richiamo per attirare i top player, che garantiscano ai top ten un cachet di ingresso di oltre 150k, indipendentemente dalle prestazioni di team o individuali. I team partecipanti sono 24, contro i 16 della Davis.

RITORNO ECONOMICO PER GLI ORGANIZZATORI: Il ritorno economico per gli organizzatori ovviamente dipende da variabili che prescindono dal semplice “sbigliettato”. Tuttavia se un torneo “tira” a livello di pubblico sugli spalti, è ragionevole pensare che l’evento abbia un certo appeal e che questa possa essere una proxy anche dell’appeal televisivo. 

Andando anche in questo caso ad analizzare per i vari tornei l’affluenza di pubblico registrata e i prezzi dei biglietti messi in vendita per diverse tipologie di settore ci possiamo farci un’idea a livello comparativo.

** Dato stimato per il 2022: la fase a gironi di settembre nelle 4 sedi di Valencia, Bologna, Glasgow e Amburgo ha fatto registrare ottimi risultati di pubblico con oltre 110.000 presenza complessive. A metà settembre 2022 inoltre oltre il 20% dei biglietti per le Finals di Malaga risulta già venduto e pertanto, stante una capienza dell’impianto pari a 11.000 spettatori un target di 160.000 biglietti venduti appare raggiungibile

CONCLUSIONI: che la Davis sia ancora in una fase di assestamento è indubbio. Al momento sulla base della nostra analisi diremmo che sotto vari aspetti la manifestazione è un appeal che come minimo è pari a quello di un 500 top come Vienna o Barcellona. Che questo sia sufficiente a far quadrare gli “economics” (come dicono quelli bravi…i conti della serva per chi non ha vezzi da consulente) è tutto da vedere anche perché il dettaglio della proposta fatta da Kosmos ad ITF non è stato reso pubblico. Sicuramente la strada intrapresa è quella giusta, in quanto la formula delle 4 città per i round robin per avere l’effetto traino di una nazione che gioca in casa funziona. e una collocazione in calendario a fine anno che veda quarti semifinali e finali nella stessa settimana e nella stessa location è utile sia ai fan per organizzarsi che per far crescere il pathos dell’evento. Staremo a vedere come andrà a finire, noi ovviamente saremo in prima fila a tifare azzurri contro il team USA.

BONUS TRACK: Abbiamo scelto di non fare comparazioni con Roma e Madrid in quanto combined event, mentre Bercy ha solo il tabellone ATP. In ogni caso nelle nostre ricerche abbiamo dato un occhiata anche ad altri tornei di nostro interesse come Roma e Madrid e ci siamo accorti che il torneo capitolino non ha ancora pubblicato il programma delle partite per l’edizione 2023, a differenza della Villa spagnola: fate attenzione se state pensando di acquistare in anticipo i biglietti per Roma, visto che potrebbe essere adottato lo schema di Madrid, e magari il sabato, anziché le semifinali maschili potrebbe aver luogo la finale femminile, scelta fatta da Madrid e già resa pubblica.

A Roma invece, per quanto riguarda il torneo femminile (categoria WTA 1000), sono ancora in corso colloqui con la WTA per adeguarlo alla lunghezza e alla dimensione di quello maschile, in maniera analoga ai tornei dello stesso livello. Insomma i biglietti sono già in vendita, ma su come verranno i definiti i contenuti delle singole giornate ancora non v’è certezza. Insomma, occhio!

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Coppa Davis

Santopadre: “Matteo si rialza sempre! Andiamo a Malaga tra le favorite ma nessuna squadra è debole”

Il coach di Berrettini racconta al direttore la settimana bolognese di Coppa Davis e le prospettive per la fase finale di Malaga

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Coppa Davis in crisi? No, il pubblico negli stadi cresce rispetto agli anni scorsi

La nuova versione della Coppa Davis ha attirato molte critiche per la nuova formula, ma stando a quanto comunicato dall’ITF l’affluenza nelle quattro sedi di gara dice che al pubblico piace sempre

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Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La rivoluzione della Coppa Davis andata in scena negli ultimi anni ha proposto una competizione sicuramente molto diversa rispetto a quella che eravamo abituati a conoscere. E ovviamente non sono mancate le critiche, sia per la formula a gironi, sia per la diminuzione dei match (da cinque a tre per ogni incontro), sia per il fatto che spesso i match finiscono a tarda ora (l’ultimo a lamentarsene è stato Andy Murray). La ITF, al fianco del partner Kosmos, ha respinto tutte le critiche – vedi anche l’intervista rilasciata al direttore Ubaldo Scanagatta dal presidente David Haggerty – e sta cercando tuttora di far evolvere in senso positivo la competizione. Ad esempio, quest’anno la fase a gironi è stata anticipata da novembre a settembre, in modo da staccarla da quella a eliminazione diretta, per rendere meno impegnativo il calendario dei giocatori coinvolti.

Da notare c’è che stando ai dati diramati oggi dalla ITF e da Kosmos, la Coppa Davis non ha perso il suo fascino da massima competizione mondiale del tennis per nazioni, e nemmeno il pubblico all’interno dei palazzetti di gara (nella scorsa settimana si è giocato a Casalecchio di Reno, Glasgow, Valencia e Amburgo). Infatti, viene comunicato che un totale di 113.268 persone hanno acquistato un biglietto per la fase appena chiusa, con 26.445 persone presenti nella sola domenica di gare. Un dato che grossomodo equivale a quello fatto registrare nel 2021, per la fase finale che si è giocata tra Torino e Madrid. Insomma, considerando che si deve giocare la fase più calda della competizione (a Malaga dal 21 al 27 novembre), l’affluenza di quest’anno finirà per essere maggiore rispetto a quella della passata edizione.

“I numeri di oggi sono molto simili a quelli visti nelle intere edizioni del 2019 e del 2021 – ha affermato Enric Rojas, il Ceo di Kosmos -. Ci aspettiamo tra le 50mila e le 60mila persone a Malaga. Il miglioramento in termini di affluenza, percentuale di riempimento degli stadi e fan engagement sarà, a nostro giudizio, enorme”. Per ora a Malaga sono stati venduti 20mila biglietti circa e verosimilmente, ora che si sanno le squadre protagoniste, tra cui c’è anche l’Italia, inizia il periodo più caldo per le vendite dei biglietti.

 

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