Coppa Davis, 1/4 di finale (1): Gran Bretagna-Francia spettacolo al Queen's, Australia favorita sul Kazakhstan

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Coppa Davis, 1/4 di finale (1): Gran Bretagna-Francia spettacolo al Queen’s, Australia favorita sul Kazakhstan

Ritorna la Davis con il week-end dedicato ai quarti di finale. Le due sfide della parte alta si giocano curiosamente entrambe sull’erba. Il Queen’s ospita per la seconda volta una sfida tra i padroni di casa e la Francia, l’Australia cerca la prima semifinale dopo 9 anni

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Conclusosi il terzo Slam dell’anno, il circuito maschile si prende una settimana di pausa (o quasi, visto che comunque si gioca a Newport), lasciando il proscenio alla Coppa Davis.
La gloriosa manifestazione a squadre torna infatti nel week-end con le sfide dei quarti di finale e le varie partite dei raggruppamenti zonali (Europa/Africa, Americhe, Asia/Oceania) dalle quali usciranno le 7 nazioni (la Colombia è già qualificata) che affronteranno le squadre sconfitte quest’anno al 1° turno (tra cui l’Italia) nei play-off di settembre per contendersi un posto nel World Group 2016.
Piccola curiosità, per la prima volta dal 2012 nessuno dei quarti di finale viene giocato sul cemento. Inoltre, per la prima volta dal 1987 (quando l’Australia sconfisse il Messico e l’India batté Israele) vi sono 2 delle 4 sfide che si giocheranno sull’erba. Altro piccolo particolare, i due quarti della parte alta del tabellone sono proprio quelli che si disputeranno sull’erba (Gran Bretagna-Francia e Australia-Kazakhstan), mentre i due della parte bassa si giocheranno sulla terra rossa (Argentina-Serbia e Belgio-Canada). (Stefano Tarantino)

Noi partiamo con la nostra analisi delle sfide dei quarti iniziando dalla parte alta del World Group

GRAN BRETAGNA – FRANCIA (Raffaello Esposito)

 

“Se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente; e se viviamo, meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria… Noi pochi. Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli”.
(Enrico V d’Inghilterra, 25 ottobre 1415, prima della battaglia)

Sono passati 600 anni precisi dalla battaglia di Azincourt nella quale gli inglesi, inferiori di numero, annientarono l’esercito del re di Francia Carlo VI grazie agli arcieri. E’ probabile che in cuor loro gli spettatori che affolleranno gli spalti del Queen’s Club di Londra dal 17 al 19 luglio covino la speranza che, in modo incruento of course, l’esito finale sui campi in erba possa essere lo stesso. Questi sono i quarti di finale e i Murray brothers, James Ward e Dominic Inglot ce la metteranno tutta per sconfiggere il team d’oltralpe, che appare oggettivamente superiore nella qualità media dei giocatori. Ma, come ha recentemente dichiarato il fratello maggiore Jamie “with Andy in our team, anything is possible”, e in effetti  Murray  junior sta giocando molto bene, ha vinto il Queen’s e solo un Federer gigantesco lo ha fermato in semifinale a Wimbledon. Per il team Brit, vittorioso al primo turno contro gli Stati Uniti,  la strada appare segnata, Andy deve vincere i suoi singolari e probabilmente giocare anche il doppio sabato. In caso di battaglia sfiancante venerdì il capitano inglese Leon Smith potrà schierare Jamie Murray e Inglot, che nel turno precedente hanno portato i Bryan al quinto sfiorando l’impresa. Altro modo non c’è.

I francesi per contro, sconfitti in finale lo scorso anno e nei quarti per la quattordicesima volta nelle ultime quindici edizioni, hanno una vasta possibilità di scelta. Gasquet ha giocato un grande Wimbledon, Simon è in palla e Tsonga sull’erba è sempre stato a suo agio. In più hanno Mahut e “P2H”, al secolo Pierre Hugues Herbert. Il capitano Clément ha mischiato le carte in una recente intervista, dando ai tre le stesse possibilità per i singolari e non garantendo il posto nemmeno al doppio Mahut/Herbert, finalisti agli Australian Open e vincitori solo due settimane fa proprio sui green del Queen’s. Paradossalmente però l’insidia potrebbe celarsi proprio nella grande completezza della squadra francese se alla fine le decisioni del capitano non saranno chiare, opportune e tempestive. Precedenti 11-9 per gli inglesi, primo incontro nel 1912 e due finali giocate, fra gli ormai anziani Moschettieri e il giovane Fred Perry, nel 1931 con vittoria francese e nel 1933 con vendetta britannica. L’ultimo incrocio è stato nel 1992, terminato con un cappotto a favore dei galletti sul sintetico di Bayonne mentre i sudditi di Sua Maestà non vincono dal 1978, quando violarono 3-2 il Roland Garros per poi arrendersi solo in finale agli USA di McEnroe, Gottfried, Smit e Lutz. Si è già giocata una volta questa sfida sull’erba del Queen’s, nel 1990, quando i francesi rifilarono un pesante 5-0 ai padroni di casa grazie a Forget e Leconte. Se fossero gli inglesi a passare avrebbero la semifinale in casa sia con l’Australia che con il Kazakhstan, se vincessero i francesi andrebbero in Australia mentre contro il Kazakhstan giocherebbero in casa (per sorteggio, la priorità nella scelta è stata fissata all’atto del sorteggio del tabellone l’anno scorso).

LE CONVOCAZIONI

GRAN BRETAGNA

Dominic Inglot (06/03/1986) Ranking doppio:  46; Andy Murray (15/05/1987) Ranking:  3; Jamie Murray (13/02/1986) Ranking doppio:  28; James Ward (09/02/1987) Ranking:  111

Capitano: Leon Smith

FRANCIA

Richard Gasquet (18/06/1986) Ranking:  20; Pierre-Hugues Herbert (18/03/1991) Ranking: 139; Nicolas Mahut (21/01/1982) Ranking:  66; Gilles Simon (27/12/1984) Ranking:  13; Jo-Wilfried Tsonga (17/04/1985) Ranking:  12

Capitano: Arnaud Clement

PRECEDENTI

Gran Bretagna 11 – Francia 9

1992  FRA d. GBR 5-0
1990  FRA d. GBR 5-0
1978  GBR d. FRA 3-2
1976  GBR d. FRA 4-1
1972  FRA d. GBR 4-1
1968  GBR d. FRA 3-0
1964  FRA d. GBR 3-2
1958  GBR d. FRA 5-0
1957  GBR d. FRA 3-2
1951  GBR d. FRA 3-2
1946  FRA d. GBR 5-0
1939  GBR d. FRA 3-2
1933  GBR d. FRA 3-2
1931  FRA d. GBR 3-2
1926  FRA d. GBR 5-0
1925  FRA d. GBR 4-0
1924  FRA d. GBR 4-1
1919  GBR d. FRA 3-2
1914  GBR d. FRA 4-1
1912  BRI d. FRA 4-1

PRECEDENTI FRA I GIOCATORI

A. Murray – Simon 12-2
A. Murray – Tsonga 10-2
A. Murray – Gasquet 5-3
A. Murray – Mahut 4-1
Ward – Tsonga 0-1

AUSTRALIA-KAZAKHSTAN (Marco Lauria)

“Keep On the Grass” è l’insegna che campeggia sull’erba di Darwin, capitale del northern territory, oasi tropicale e meta turistica ambita, a giudicare dalle innumerevoli menzioni che Lonely Planet le riserva (nel 2012 è stata inserita nella lista delle dieci città del mondo da visitare). La squadra kazaka capitanata da Dias Doskarayev ha già messo piede sui campi dove il prossimo week end andrà in scena il secondo turno di Coppa Davis contro i temibili Locals. No, non stiamo parlando dei coccodrilli di tutte le dimensioni che abitano le acque attorno alla città, ma della nuova generazione aussie, rappresentata da Nick Kyrgios e Thanasi Kokkinakis, prodotti della federtennis australiana, figli della folta comunità greca ed eredi naturali di quel Mark Philippousis, protagonista nel 2003 dell’ultima insalatiera conquistata dall’Australia, che oggi, a 38 anni suonati, ha deciso di rimettersi in gioco ripartendo dalla wild card che qualche giorno fa il torneo di Newport gli ha concesso per disputare il doppio in coppa con Ryan Harrison (ma l’ex finalista di Wimbledon ha partecipato anche alle qualificazioni del torneo di singolare, venendo eliminato al 1° turno). A completare i ranghi l’immancabile Lleyton Hewitt, record-man dei week end di coppa con un sensazione 56-19, e i centonovantaquattro centimetri di Sam Groth.

Dall’altra parte la squadra kazaka ripropone la stessa formazione che ha fermato la corsa dell’Italia al primo turno. Accanto ai tre classe 87′ Mikhail Kukushin, Aleksandr Nedovyesov e Andrey Golubev è stato chiamato il giovane Dmitri Popko (1996), che difficilmente vedremo in campo nei match decisivi ai fini della qualificazione al terzo round.
Non ci sono precedenti tra le due federazioni in Davis. Il team kazako, che dal 2011 occupa ininterrottamente uno dei 16 posti del World Group, non ha mai superato il secondo turno, raggiunto nel 2013 e nel 2014 rispettivamente ai danni di Austria e Belgio. Pochi e poco significativi anche gli head to head tra gli otto protagonisti, che vedono gli Aussie in vantaggio per 3-1 (Kyrgios su Kukushin, Kokkinakis e Hewitt su Golubev, Kukushin su Groth). Nessuno di questi match, però, si è disputato sull’erba.

E’ impresa ardua immaginare che la squadra kazaka possa cogliere il successo più importante della sua breve storia sui prati australiani. Orfani di Bernard Tomic, escluso da Patrick Rafter per motivi disciplinari, gli Aussie si affideranno senza dubbio a Kyrgios per uno dei due match del sabato, mentre è probabile un ballottaggio per la scelta del secondo singolarista tra Groth e Kokkinakis, reduci da due prove dello Slam diametricalmente opposte. Ivan Drago (il fantastico soprannome che Brad Gilbert ha affibiato a Sam Groth) ha dimostrato che quel servizio può bastare contro avversari modesti o poco avvezzi all’erba, concedendosi anche il lusso di strappare un set a Roger Federer. Di contro Kokkinakis non è sembrato ancora in grado di competere ad alti livelli su questa superficie, subito fuori ai Championships con Leonardo Mayer. Da rivedere soprattutto la seconda di servizio, velleitaria, aggredibile e con percentuali di rendimento in temrini di punti conquistati che non sfiorano il 50%. Nel doppio i kazaki potrebbero avere qualche chance in più schierando la coppia formata da Golubev e Nedovyesov che nel 2014 beffò Roger Federer e Stan Wawrinka al Palexpo di Ginevra, ma se le chance di arrivare alla domenica con qualche flebile speranza non sono da escludere, la possibilità che la troupe torni ad Astana con il passaggio del turno in tasca si traducono in una lontana chimera.

 

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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