Coppa Davis, 1/4 di finale (2): sarà battaglia tra Argentina e Serbia, il Belgio sogna contro un Canada decimato

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Coppa Davis, 1/4 di finale (2): sarà battaglia tra Argentina e Serbia, il Belgio sogna contro un Canada decimato

Nella parte bassa del tabellone del World Group si giocano i due quarti di finale sulla terra rossa. Gran battaglia a Buenos Aires tra i locali e la Serbia orfana del nr.1 del mondo Djokovic (a meno di clamorose sorprese). Il Belgio pare nettamente favorito contro il Canada che non potrà schierare Raonic e Pospisil

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Dopo l’analisi dei quarti della parte alta del tabellone principale della Coppa Davis, diamo un’occhiata da vicino a quelli della parte bassa. A Buenos Aires si affronteranno Argentina e Serbia, ad Ostenda Belgio e Canada. Entrambi i match si disputeranno sulla terra rossa.

ARGENTINA-SERBIA (Ciro Battifarano)

Squadra che vince non cambia! Forse anche un po’ per necessita (con il figliol prodigo Del Potro ancora  fermo ai box e con Juan Monaco che ha dato forfait anche lui per infortunio al polso), il coach argentino Daniel Orsanic ha confermato la squadra che vinto il primo turno col Brasile: sicuro del posto in singolare dovrebbe essere Leonardo Mayer che, a 28 anni, sta disputando la sua migliore stagione nel circuito e ha raggiunto il suo best ranking al numero 21 a giugno. Il secondo posto in singolare se lo contendono Diego Schwartzmann, attualmente numero 65 del ranking, e Federico Delbonis, numero 77. Il veterano Carlos Berlocq dovrebbe invece essere impiegato in doppio. Il doppio è forse il punto più debole della formazione argentina: dei quattro portacolori nessuno ha mai vinto un match di doppio in Davis. E non si cambia nemmeno il teatro della sfida: il quarto di finale tra Argentina e Serbia si disputa nel complesso sportivo di Tecnopolis di Buenos Aires, già teatro del primo turno che aveva visto la vittoria dei padroni di casa per 3 a 2 sul Brasile. La superficie sarà di nuovo la terra battuta, sulla quale gli argentini si esprimono al meglio, ma in questa sfida “invernale” la struttura sarà in versione indoor.
Forse la scaramanzia degli argentini porta a casa già il primo risultato. Non ci sarà Novak Djokovic che, subito dopo aver guadagnato l’accesso alla finale di Wimbledon, aveva ufficializzato il forfait per la trasferta argentina: troppo poco il tempo per passare dalla finale sui prati di Church Road alla sfida sulla terra battuta indoor dall’altra parte del mondo. Capitan Obradovic potrà contare in primis su Viktor Troicki, risalito al numero 20 del ranking dopo lo stop per doping del 2013, e che aveva regalato alla propria nazione il punto decisivo per la vittoria della Coppa Davis nel 2010. In singolare, oltre a Troicki, dovrebbe essere impiegato Dusan Lajovic, che su terra ha ottenuto i suoi migliori risultati. Convocato anche Janko Tipsarevic ma il suo stato di forma, dopo le vicissitudini degli ultimi tempi, è una grande incognita. Completa la formazione lo specialista di doppio Nenad Zimonjic.
Mentre la Serbia nella sua giovane storia ha già conquistato una coppa Davis nel 2010 (nessun successo per gli atleti balcanici quando partecipavano insieme sotto la bandiera Jugoslava), l’Argentina ha raggiunto 4 volte la finale (1981, 2006, 2008 e 2011), perdendo in tutte le occasioni. Proprio nel 2011, in semifinale, l’unico scontro tra le due nazioni (con i confini attuali), alla Belgrade Arena, con gli argentini capaci di eliminare i campioni in carica (nessuno dei protagonisti sudamericani di quella vittoria, però, scenderà in campo a Buenos Aires nel prossimo fine settimana). Vi è un altro precedente che risale al 1964, ante dissoluzione della Jugoslavia, e si impose la Jugoslavia per 5-0.

 

Pochi i precedenti tra i giocatori:

  • un solo incontro tra i due numeri uno, all’Australian Open 2015, con vittoria di Troicki in quattro set su Mayer;
  • Mayer ha battuto Lajovic ad Amburgo nel 2014;
  • 1-1 i precedenti tra Lajovic e Delbonis, con il serbo vincitore al Roland Garros 2014 e sconfitto quest’anno ad Indian Wells;
  • Tipsarevic ha battuto Delbonis a Madrid nel 2012;
  • Berlocq ha perso sia con Troicki ad Umago nel lontano 2007 che con Lajovic ad Amburgo nel 2014.

Con i giocatori serbi in leggero vantaggio nei singolari (nonché vincitori degli unici scontri al meglio dei 5 set) e con il doppio che lascia poche speranze agli argentini, il risultato potrebbe essere favorevole agli ospiti. La sfida appare comunque equilibrata e, tra fattore campo (la versione indoor del Tecnopolis dovrebbe riuscire ad ospitare più tifosi sugli spalti, pare fino a 10.000) e le scaramanzie argentine, la sfida è tutta da giocare.

BELGIO-CANADA (Bernardo Procacci)

Il quarto di finale di Coppa Davis previsto per il prossimo week-end tra Belgio e Canada, rischia di essere condizionato dagli infortuni che hanno colpito la squadra canadese. Dopo il forfait di Milos Raonic che è ancora alle prese con i postumi dell’operazione al piede, il capitano canadese Laurendeau dovrà fare a meno anche di Vasek Pospisil, reduce da un ottimo Wimbledon (quarti di finale sconfitto da Murray), che verrà sostituito da Adil Shamasdin, giocatore specializzato nel doppio. Completano il team, infortuni dell’ultima ora permettendo, Frank Dancevic (n.216), Filip Peliwo (n.465) ed il doppista vincitore di tutti e 4 i tornei del Grande Slam, dell’oro olimpico del 2000, delle ATP Finals, Daniel Nestor. Quest’ultimo è anche il giocatore che ha vinto più match di Coppa Davis nella storia della sua nazionale: in doppio può vantare uno score di 32 vittorie e 9 sconfitte, mentre in termini generali il suo tabellino registra 47 vittorie e 24 sconfitte. Senza queste defezioni il team canadese – schierando quasi sicuramente per i singolari Raonic e Pospisil rispettivamente numeri 8 e 27 della classifica ATP e potendo contare nel doppio su Daniel Nestor – partiva senz’altro con i favori del pronostico, spingendo il team belga a scegliere molto probabilmente la terra battuta come superficie degli incontri, per cercare di limitare al massimo la potenza di fuoco canadese. Sede dell’incontro sarà la cittadina di Ostenda, che metterà a disposizione il centro sportivo De Krokodiel, probabilmente riempito fino all’ultimo posto per centrare una storica semifinale.

Alla luce di queste due pesanti assenze i pronostici sono cambiati radicalmente, con il Belgio che punterà forte sul proprio giocatore di maggior talento David Goffin numero 15 della classifica ATP, oltre a sperare nell’apporto del pubblico, capace come la storia della Coppa Davis ci insegna, di sovvertire i pronostici o l’andamento dei vari match. Completano il team belga: Steve Darcis (n.80), Ruben Bemelmans (n.95), Kimmer Coppejans (n.97). Nonostante sia il Belgio, che il Canada, giochino la Coppa Davis, fin dai primi anni della sua creazione – la prima edizione del trofeo venne giocata nel 1900, la squadra belga partecipò dall’edizione del 1904, mentre quella canadese dal 1913 – questo sarà solo il secondo incrocio tra le due compagini. Il primo ed unico precedente giocato presso il Pleasure Gardens di Folkestone in Inghilterra, sui campi in erba, avvenne nel lontano 1913. Non era ancora la Coppa Davis di oggi e la formula era molo differente, ma il Canada si impose con un secco 4-0, qualificandosi per la fase finale del torneo.
L’incontro tra i due team, rappresenta un’occasione storica per entrambe le nazioni. Entrambe hanno raggiunto una sola volta la semifinale con la recente formula della Davis. Il Belgio nel 1999, il Canada nel 2013 dopo aver battuto l’Italia (sconfitto poi dalla Serbia). I padroni di casa vantano anche una finale nel 1904, ma in quell’anno la competizione venne giocata solamente da 3 squadre (Francia, Belgio ed Isole Britanniche), mentre il Canada raggiunse le fasi finali del torneo alla sua prima partecipazione nel 1913 ed anche in questo caso, la formula del torneo era decisamente differente a quella odierna. Nel turno precedente, sia il Belgio che il Canada, hanno affrontato delle vere e proprie battaglie, passando il turno solamente al quinto e decisivo match: il team belga ha battuto per 3-2 la Svizzera orfana di Wawrinka e Federer, con lo stesso punteggio il Canada ha avuto la meglio del Giappone. La vincente affronterà nel prossimo match, in semifinale una tra Argentina e Serbia.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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