Federico Di Carlo e il "cervello tennistico": nella mente del giocatore

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Federico Di Carlo e il “cervello tennistico”: nella mente del giocatore

Federico Di Carlo ha concesso a Ubitennis un’interessante intervista sugli aspetti mentali del nostro sport

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Federico è un mental coach operante nel nostro settore che grazie alla sua intraprendenza e alla passione ha creato una sorta di manuale su come apprendere questa professione: l’opera “Il cervello tennistico” è una sorta di guida pratica alla gestione delle situazioni di campo che il tennista può vivere.
Di Carlo scrive anche per il giornale dell’ITF grazie anche all’esperienza acquisita in Australia. Nell’intervista Federico dispensa interessanti consigli a cui apparentemente nessuno penserebbe mai.
Sconsiglia, per chi volesse intraprendere questa professione, corsi organizzati ma ritiene sia più efficace leggere molte pubblicazioni e affiancare operatori del nostro sport per vivere più da vicino l’esperienza di campo

Come è che un allenatore decide di specializzarsi nella parte mentale del gioco?

Nel tennis ci sono 4 componenti fondamentali: quella tecnica, quella tattica, quella fisica e quella mentale. Da sempre i maestri allenano le prime tre lasciando al caso la quarta. Questo nonostante la componente mentale sia considerata dalla maggior parte dei giocatori di fondamentale importanza. Il gioco del tennis è molto cambiato negli ultimi 30 anni. Sta diventando sempre più tecnologico e specialistico. La figura del maestro e del coach tuttofare è obsoleta. I giocatori d’elite, poi, sono per la stragrande maggioranza seguiti da team di lavoro in cui specialisti di ogni settore lavorano sul tennista ciascuno nella propria specialità sotto la coordinazione e gli occhi vigili del team leader o coach.

 

Come ci si specializza negli aspetti mentali del gioco?

Ci sono diverse strade. La maggior parte sono teoriche. Chi lavora nel settore del mental training nel tennis per la maggior parte proviene o dalla psicologia dello sport o dal coaching. Il mio percorso è stato inverso. Sono partito dalla pratica per approdare alla teoria. Ho avuto l’opportunità di studiare in Australia e sono entrato in ottimi rapporti con Igor Jovanovich che era head coach all’Università di Sydney. Siamo entrati immediatamente in sintonia dal momento che avevo avuto un’esperienza precedente di tennis coach all’università di Birmingham. Lui era estremamente esperto ed interessato agli aspetti mentali del gioco e dava molti consigli in campo ai ragazzi in tal senso. Così mi ha introdotto agli aspetti pratici del tennis mental training in campo. Gli australiani hanno un approccio molto pratico alla materia ed è una caratteristica che contraddistingue il mio lavoro con i tennisti. Sono convinto che la maggior parte del lavoro mentale debba essere svolto in campo. E’ li infatti che bisogna automatizzare i propri comportamenti attraverso l’allenamento e la ripetizione nella gestione dei tempi di pausa tra un punto e l’altro, situazioni particolari, ed in generale del modo di stare in campo. Apprendere una strategia mentale teoricamente e non poterla automatizzare praticamente è come apprendere il movimento del rovescio e non avere poi l’occasione di colpire migliaia di palline per automatizzare il movimento. E’ esattamente la stessa cosa. In Italia, purtroppo la maggior parte del tennis mental training avviene ancora in modo molto teorico, spesso a carattere eminentemente motivazionale.

Quale è il filo conduttore del tuo best seller “ Il cervello tennistico “?

Tornato in Italia mi sono chiesto se esistesse un metodo di riferimento che comprendesse la parte teorica e quella pratica e cui potessi attingere per costruire un programma di allenamento mentale per il tennis per bambini, ragazzi ed adulti. Ho letto centinaia di pubblicazioni in diverse lingue ma non ho trovato un solo testo che rispondesse alle mie esigenze Mi sono messo nelle condizioni di chi, come me, si apprestasse ad iniziare un lavoro di mental trainer nel tennis, e così dalla raccolta del materiale preparato per il lavoro con i tennisti è nata la prima idea ed il primo canovaccio de “Il Cervello tennistico” . La stesura del libro, poi in verità è stata molto lunga. Si è trattato di un lavoro certosino di 4 anni e mezzo di ricerca delle fonti, studio ed elaborazione del testo, proponendo un punto di vista ed un metodo, quello neuro scientifico, che nel panorama mondiale, ad oggi, è considerato l’approccio più impiegato (quando è stato pubblicato il libro, nel 2012, era una novita ed un approccio totalmente inedito). Il libro è strutturato come un manuale completo di allenamento mentale per il tennis. Si parte da come funziona il cervello e quali sono gli ostacoli mentali proposti dal tennis. Il capitolo successivo affronta quella che dovrebbe essere l’educazione ed il percorso mentale dei ragazzi avviati al tennis. E’ un argomento che mi sta particolarmente a cuore per diversi motivi., sia di carattere teorico che dal punto di vista pratico. I bambini hanno infatti un potenziale neuronale che non ha eguali in tutta la vita. Ed è un potenziale che spesso non viene utilizzato come si dovrebbe. E se qualcosa si sta cominciando a fare sul piano tecnico (dal mini tennis si comincia sempre più a parlare del baby tennis) ed atletico, dal punto di vista mentale per la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori è un argomento tabù e per il resto spesso utopia.

Il lunghissimo capitolo successivo spiega cosa si intende per allenamento mentale e come si allenano le abilità mentali. L’ultimo capitolo è dedicato alla preparazione dell’evento agonistico. Un manuale completo non solo dal punto di vista teorico ma soprattutto una vera guida pratica. Il libro è diventato nel tempo un vero punto di riferimento per molti addetti ai lavori, giocatori e genitori di tennisti.

Sappiamo che il giornale della ITF pubblica alcuni tuoi lavori. Di cosa si tratta ?

Il mio lavoro nel settore nel settore del tennis mental training è sempre stato di ricerca e di innovazione metodologica. Alla ITF è molto piaciuto l’approccio ed il lavoro compiuto ne “Il Cervello tennistico” e mi ha invitato a scrivere degli articoli su argomenti trattati nel libro. Il primo articolo pubblicato è un’analisi degli ostacoli mentali alla prestazione che si affollano nella mente del tennista a seconda del punteggio della partita. Un’analisi che rivela i diversi tipi ed i diversi modi dei meccanismi di difesa che il cervello attiva naturalmente durante una partita di tennis, soprattutto nel momento in cui il tennista sente l’esperienza come potenzialmente pericolosa per l’ immagine di se. L’articolo contiene anche le diverse strategie per poter superare questi ostacoli e come potersi disporre in uno stato mentale favorevole alla prestazione. L’articolo in pubblicazione in questo momento affronta un argomento completamente diverso. Riguarda la comunicazione tra coach ed atleta e come la parola “cambiamento”, tanto (ab)usata e ricorrente in molta letteratura e metodologie di coaching contemporaneo, sia in realtà una strategia comunicativa estremamente pericolosa per il rapporto tra coach e tennista e di come è auspicabile utilizzare strategie comunicative alternative.

Se una persona volesse intraprendere la carriera di mental coach per tennisti che consigli daresti ?

Ci sono moltissimi corsi di coaching in giro, ma nessuno in realtà insegna il mestiere. Il mio consiglio è quello di leggere tanto, di aggiornarsi continuamente e di affiancare chi opera già nel settore per toccare di prima mano metodi di lavoro e modalità di intervento. Consiglio di frequentare ed immergersi nell’ambiente del tennis perché gli sport sono tutti diversi, ognuno ha la sua peculiarità e le sue dinamiche che è difficile capire se non ci sei dentro. Io vedo purtroppo troppa approssimazione e superficialità nei metodi e nell’operato di molti mental trainers. Spesso si tratta di operatori che conoscono poco o nulla dello sport di riferimento e che seguono raramente i giocatori sul campo. Tale mancanza di professionalità, a lungo termine, getterà discredito sia sull’approccio mentale che sulla figura di chi lo propone. Io sono assolutamente favorevole alla creazione della figura professionale del tennis mental trainer, che affianchi il maestro ed il preparatore atletico. Una figura professionale ben definita e formata secondo criteri stabiliti.

Quali giocatori segui e chi vorresti segnalare come promettente?

Ho seguito e seguo tanti giocatori con classifica ATP e WTA ed anche moltissimi giovani di grande interesse a livello nazionale. Non mi piace però fare i nomi perché ritengo che la credibilità del lavoro fatto non è mai una questione di autorefernza. Chi ha bisogno di referenze, dell’autorità proveniente dall’altisonanza dei nomi con cui interagisce, in verità mostra di avere poca o esigua autostima e scarsa fiducia nel proprio lavoro. A me interessa il feedback dei giocatori, degli allenatori e del mondo in cui lavoro. La credibilità la si guadagna sul campo, lavorando con passione, umiltà e competenza. Di giocatori promettenti ne conosco tantissimi, me credimi, non è mai il tennis a fare la differenza. E’ sempre quello che hanno dentro, il loro atteggiamento, che fa di loro dei campioni fuori e dentro al campo. Conosco alcuni giocatori/giocatrici che ritengo estremamente futuribili, ma se non ti dispiace, i nomi preferisco tenerli per me.

Passiamo adesso a qualche consiglio spicciolo, utile anche per i giocatori della domenica. Che consiglio daresti ad un giocatore che parte sfavorito in un match per affrontare meglio il pre-gara e il match stesso ?

Un giocatore che pensa di perdere la partita nella sua testa, di fatto l’ha già persa. ……..Ha nessuna possibilità di portarla a casa. Anche quando un giocatore ha un record negativo contro un altro giocatore, non è detto che sia destinato a perdere. Ogni partita ha una storia a se. Bisogna giocarsela sempre un punto alla volta. Quando si prepara la gara bisogna focalizzare l’attenzione sulla propria tattica, sui propri punti forti e mettere giù un piano di gara da ricordare frequentemente in campo. Quando pensi di perdere o di vincere la concentrazione si sposta sul risultato, verso il futuro. Il giocatore non puo rimanere concentrato su quello che succede e che deve fare in campo. La pressione, per chi sa autodisciplinare il proprio pensiero, non esiste; è sempre la mente umana che la crea. Come è possibile che un giocatore sfavorito senta la pressione, ma la senta anche (ed a volte anche di più…..) il giocatore favorito? Razionalmente uno dei due dovrebbe sentirsi più sicuro, ma il fatto stesso che la tensione potenzialmente è uguale per entrambi, in verità indica che la pressione è solo una auto convinzione, una strategia di che se la inventa.

Secondo Te quale è lo stato mentale migliore per affrontare una situazione di svantaggio?

La mentalità del campione è che pensa di essere in vantaggio, anche quando il punteggio dice che è sotto……..Anche se molti ritengono il contrario, la pressione maggiore è sempre su chi sta avanti. Molti la chiamano nikefobia, ovvero paura di vincere, anche se personalmente non sono molto d’accordo con questo punto di vista per due motivi. Il primo è che se un giocatore non pensa di poter e voler vincere in campo non ci andrebbe. Secondo, vincere è una situazione piacevole, perché uno dovrebbe averne paura?

Se sai che la pressione è su chi sta avanti, puoi giocare tranquillo.

Anche qui, di nuovo, è solo una questione di gestione dei propri pensieri. Se pensi che e giochi come chi sta per perdere un set, giocherai con ansia e probabilmente non riuscirai a recuperare. Se invece pensi che l’avversario è teso e che puoi giocare tranquillamente, giochi al tuo meglio e probabilmente puoi rientrare nel set/ partita.

Sappiamo che collabori anche nel settore del Tiro a Volo in che veste e che differenze trovi col tennis ?

Sono due sport diversi. Nel tennis hai un avversario che ti propone sempre situazioni diverse. E’ uno sport in cui occorre molto adattamento al comportamento dell’avversario. Per certi versi il tennis è paragonabile al gioco degli scacchi in cui ci sono mosse e contro mosse. Il tiro a volo è fondamentalmente una gara contro se stessi. Gli avversari ci sono, ma non interferiscono nell’azione sportiva. Il tiro a volo è più paragonabile al golf, è uno sport in cui veramente competi contro te stesso. Ci sono dei parametri fissi che sono regolati da un numero ben definito di piattelli disponibili come il numero di buche nel percorso del golf. Nel tennis si sa quando inizia la partita ma non si sa quando finisce ed è chiaro che l’impegno mentale è strettamente correlato al protrarsi dello sforzo e della stanchezza fisica. Nel tiro a piattello inoltre, gli atleti sono avanti con gli anni per cui sono più maturi personalmente. Questo è un grande vantaggio per lavorare dal punto di vista mentale. I ragazzi giovani tendono a vivere le esperienze in modo molto più immediato ed istintivo. Il lavoro del mental trainer è più insidioso.

Adamo Recchia

 

Leggi “Non è uno sport per giovani”, di Agostino Nigro

Leggi “Killer Connolly, l’assassina con le trecce”, di Raffaello Esposito

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Editoriali del Direttore

Olimpiadi Tokyo 2020: nulla da fare per Giorgi e Fognini. La ‘maledizione’ di Hubert de Morpurgo

TOKYO – Tennisti azzurri lasciano Tokyo con zero medaglie olimpiche Perfino in un anno in cui il tennis italiano aveva brillato, Ma Berrettini e Sinner non c’erano. I 9 falli di piede di Fognini non sono…accettabili!

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Camila Giorgi - Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @ITFTennis)

Per come andavano le cose quest’anno, con il tennis italiano che ha certamente vissuto un periodo magico, si potrebbe parlare dell’infinito protrarsi della… “maledizione di De Morpurgo”.

Infatti dacchè il barone Hubert Louis de Morpurgo, conquistò un bronzo nel 1924 ai Giochi di Parigi – quando giocarono 124 tennisti di 27 nazioni, l’oro andò all’americano Vinnie Richards, l’argento al francese Henri Cochet; il tennis era incluso fra le discipline fin dalla prima Olimpiade di Atene del 1896, si affrontarono 13 tennisti di 7 nazioni   – non c’è più stato verso di conquistare un medaglia.

E sì che de Morpurgo era un italiano per modo di dire. Infatti era nato a Trieste, il 12 gennaio 1896, quando il capoluogo giuliano era una città austriaca che divenne italiana soltanto dopo la prima guerra mondiale. Ma non è solo per questo motivo che lo si poteva definire un italiano sui generis. La sua mamma, Mary Catherine Lili Branson era inglese. Il padre, Julius von Morpurgo, era un barone di origini tedesche. A Hubert fu fatto prendere un passaporto cecoslovacco, forse perché l’essere nato a Trieste in tempi incerti non dava sufficienti garanzie di continuità.

 

Più cosmopolita di così! E anche globetrotter in tempi in cui quelli che potevano permettersi di viaggiare alla grande, e di giocare ovunque a tennis, appartenevano certamente a un’assoluta elite iper-privilegiata. Lui, di famiglia ovviata agiata oltre che aristocratica, era stato campione junior inglese nel 1911, perchè aveva frequentato in Gran Bretagna la high school. Poi si era trasferito a Parigi e lì aveva vinto nel 1915 i campionati studenteschi universitari.  Insomma, Hubert de Morpurgo può dire di essere stato campione inglese, francese, italiano, cecoslovacco.

Così quando la rivista americana Tennis scrisse di lui che lui era il Tilden del suo Paese – forse perché aveva un ottimo servizio, un bel dritto piatto, una buona copertura della rete anche se sullo smash era piuttosto falloso – non era scontato capire bene a quale Paese si riferisse. Anche perché quelle righe furono date alle stampe ben prima che Benito Mussolini, nel 1929, lo nominasse direttore tecnico del tennis italiana, dopo che de Morpurgo aveva raggiunto i quarti a Wimbledon 1928 e prima che centrasse le semifinali al Roland Garros 1930, in entrambi i casi perdendo da Henri Cochet, uno dei quattro celebri mousquetaires francesi.

La nomina da parte del Duce – appassionato di tennis di cui è rimasta famosa la frase che disse al suo Maestro Mario Belardinelli dopo l’ennesimo rovescio sbagliato “Noi tireremo dritto!” – fu fatta, alla vigilia della prima edizione degli Internazionali d’Italia che, per cinque anni furono giocati a Milano prima di trasferirli al Foro Italico.

De Morpurgo giocò quella prima edizione, approdando alle due finali, del singolare come del doppio. Perse entrambe da – appunto – Big Bill Tilden: 6-1 6-1 6-2 in singolare, 6-0 6-3 6-3 da Tilden e Wilbur Coen, lui in coppia con Placido Gaslini. Fu comunque il Barone a decidere di giocare nobilmente per l’Italia… così almeno una medaglia di bronzo la federazione italiana, nata al mio Circolo Tennis Firenze delle Cascine il 18 maggio 1910 con primo presidente il marchese “secolare vinattiere” Piero Antinori, la può vantare. Prima o poi la vincerà anche il presidente Binaghi, me lo sento.

Paolino Canè e Raffaella Reggi nel 1984 a Los Angeles, vinsero una medaglia di… finto bronzo. Non valeva. Il tennis era …”sport dimostrativo”. Nel 1981 era stato deciso che il tennis sarebbe stato riammesso ai Giochi, 60 anni dopo Anversa (1928). Ma si sarebbe ufficializzato il rientro nel 1988 a Seul. La doppia impresa di Canè e Reggi non è dunque finita in alcun palmares. E ancor meno c’è finito quel torneo che si svolse a Guadalajara nel ’68, durante i Giochi di Città del Messico, e che fu vinto dopo cinque set da Manolo Santana su Manolo Orantes che, diciannovenne, nei quarti aveva sconfitto Nicola Pietrangeli, ormai trentaquattrenne.

Insomma, per quanto riguarda Tokyo 2020 il medagliere azzurro dovrà sperare nel contributo di altre discipline. Restano zero le medaglie tennistiche dopo quella primissima e unica conquistata dal Barone.

Hubert De Morpurgo

Purtroppo era prevedibile che ciò accadesse fin dal momento in cui Matteo Berrettini aveva dovuto dare il suo addolorato forfait a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi. Il romano finalista a Wimbledon sarebbe stato testa di serie n.6, la posizione poi occupata da Carreno Busta che, battuto stamattina il tedesco Koepfer, giocherà questo giovedì per una medaglia nei quarti contro Medvedev, il russo sofferto giustiziere di Fabio Fognini (6-2 3-6 6-2).

Un punteggio bugiardo. Fognini è stato molto più in partita di quanto non dica in particolare il 6-2 del terzo set, che potrebbe far presumere un crollo che non c’è stato. Medvedev aveva dovuto superare una grossa crisi fisica, per il calore e l’umidità di una giornata che non aveva nulla in comune con quella fresca di martedì (causata dalla grande depressione denominata Nepartak e ovunque presentata come un tifone che però non c’è stato).

Medvedev, di cui registriamo a parte la furibonda reazione ad una domanda rivoltagli in inglese malcerto da un collega di cui Daniil ha chiesto in modo assai brusco addirittura l’espulsione dai Giochi, ha dovuto superare un momento difficilissimo nel secondo set e poi salvare tre palle break consecutive nel primo game del terzo. Quindi altre tre sul 4-2 per lui dopo aver conquistato il break decisivo nel secondo game in cui forse  Fabio ha commesso l’errore di ripensare alle occasioni perdute nel game precedente. Dall’0-40 del primo game Fabio ha infatti ceduto dieci punti di fila. E quel break non è più riuscito a recuperarlo.

Il Medvedev che ha battuto Fognini non mi è parso imbattibile. Certo per batterlo bisogna avere una capacità di concentrazione diversa da quella di cui è evidentemente capace Fognini. Anche in una giornata in cui ha complessivamente giocato bene. E, come ha detto lui, alla pari con il secondo tennista più forte del mondo.

Ma un tennista che non fa serve&volley non può incappare su nove falli di piede! Basta stare un minimo attento prima di andare a servire. Ho capito che faceva un caldo insopportabile, quello che ha costretto Badosa a ritirarsi dopo il primo set e ha messo in crisi lo stesso Medvedev che diceva di non riuscire più a respirare. Però che ci vorrà mai a guardare la riga di fondo e, all’atto di servire, stare attento a mettere i piedi cinque centimetri più indietro? Soprattutto quando ti rendi conto che i giudici di linea qui sono “gendarmi” inflessibili, pignoli al millimetro. Nell’arco di un match equilibrato e ben giocato, rinunciare a priori a nove prime palle di servizio, innervosendosi immancabilmente prima di giocare la “seconda” è un handicap che non si può concedere al n.2 del mondo.

Fabio ha fatto solo due doppi falli, l’ultimo sul match point…, ma è inevitabile che quando giochi la “seconda” non puoi che farlo in modo conservativo, la giochi più piano. E con un avversario che risponde come Medvedev non fare che una brutta fine. Non esistono sensori che inseriti nelle scarpe (nella testa?) di Fognini lo avvertano quando sta per toccare la linea bianca?

A questo punto fra i quattro che hanno raggiunto i quarti di finale della metà bassa del tabellone, Khachanov (vittorioso su Schwartzman) e Humbert (su Tsitsipas), Medvedev sembra il più serio candidato a un posto in finale. Dove, per quanto concerne la metà alta, qualunque nome diverso da Djokovic – che nei quarti trova Nishikori e poi il vincente di Zverev-Chardy – sarebbe una gran sorpresa. Anche se Zverev non ha sempre perso con Djokovic: il bilancio è 6-2 per Nole, con Sasha che ha vinto due finali, a Roma 2017 e a Londra ATP Finals 2018.

Piuttosto, dopo l’accenno di poco fa all’assenza di Berrettini, non c’è dubbio che anche la rinuncia di Jannik Sinner ci abbia tolto un’altra gran bella possibilità. Soprattutto se si pensa che un quarto di finale lo giocheranno due sue recenti vittime: Khachanov e Humbert. Qui c’erano solo 16 teste di serie e Jannik n.23 ATP avrebbe potuto capitare ovunque. Anche dove si trovano Humbert e Khachanov.

Le Olimpiadi sono decisamente un torneo che fa storia a sé. Al Roland Garros per la prima volta nella storia del tennis francese i nostri “cugini” d’Oltralpe non avevano avuto un solo giocatore, uomo o donna al terzo turno. Qui hanno due tennisti nei quarti, in lotta per una medaglia. E gli svizzeri che non hanno né Federer né Wawrinka, hanno Bencic in semifinale con chance niente male per un posto in finale dovendo affrontare la kazaka Rybakina che ha battuto la deludente Muguruza. Inoltre Bencic e Golubic sono in semifinale in doppio e dovranno giocare contro il non irresistibile duo brasiliano Pigossi-Stefani!

Francamente, anche se questa giornata con i duelli di ottavi Medvedev-Fognini e ancor più (di quarti) Giorgi-Svitolina, avevano risvegliato l’interesse dei giornalisti presenti a Tokyo sul tennis, non ero per nulla ottimista. Vero che il cammino di Camila Giorgi fino ai quarti di finale era stato tutt’altro che scontato. Durante il percorso aveva battuto la finalista di Wimbledon Karolina Pliskova per la seconda volta consecutiva, conquistando la dodicesima vittoria su una top-ten. Il che testimonia le sue eccellenti qualità potenziali, ma sottolinea anche certi limiti di tenuta psicologica.

Oggi per esempio è partita con uno 0-4 nel primo set, poi 1-5, e con un 1-4 nel secondo set, frutto di due break. Ma come si fa recuperare? Poi si dirà che è un peccato perché degli ultimi quattro game del primo set Camila ne ha fatti tre, e degli ultimi 5 del secondo idem. Quindi poteva esserci partita, si dirà. E partita c’è stata perché Svitolina che fino ai primi due set point mancati sul 5-1 non aveva fiatato, ha cominciato dal 5-3 a sottolineare con dei ruggiti ogni colpo spinto con maggior intensità, mentre il suo fresco sposo Gael Monfils si faceva anche lui via via più vocale dalla tribuna in cui era circondato dalle maglie giallocelesti dei dirigenti ucraini.

Non ero ottimista, pur avendo visto giocare benissimo Camila nei turni precedenti, perché come ho detto a Vanni Gibertini anche nel podcast della quarta giornata fatto per Ubi Radio, secondo me Elina Svitolina era la peggior avversaria che potesse capitare a Camila. A Camila non danno noia le donne che tirano, forte, come Pliskova, ma quelle che tirano più piano – e lei nell’intervista post match lo ha anche detto – che le danno palle da spingere più che da incontrare, palle spesso non uguali. Anche pallonetti a candela se necessario. E sul 5-4 del primo set, servizio Svitolina e 0-15, Cami ha steccato uno smash contro sole che forse le è costata la possibile rimonta, insieme a un pizzico di fortuna, una riga presa di un millimetro dall’ucraina sul 30-15 con la successiva palla di Cami che si è fermata sul nastro sopo aver dato l’illusoria sensazione di poter passare.

Ma il problema che le dava la Svitolina consisteva anche nelle sue eccellenti capacità difensive e di recupero. Mentre Pliskova sulla riga di fondocampo – che è lunga 8 metri e 23 – gioca straordinariamente bene e colpisce alla grande se la palla le cade nel raggio dei sei metri centrali (circa eh…), ma sull’ultimo degli otto metri a sinistra come a destra arriva male e sparacchia spesso fuori di metri senza sapersi difendere, Svitolina invece corre e recupera il recuperabile. Correndo sulla sua destra fa dei dritti con il taglio sotto che ricordano proprio le armi difensive del suo consorte Monfils.

Con una tennista che recupera tre volte di più quel che non recupera la Pliskova, Camila finiva per sbagliare dopo tre-quattro affondi che contro la ragazzona ceca le avrebbero procurato il punto, mentre con l’ucraina andava ancora fatto. Dai, picchia e mena, alla fine arrivava l’errore. Nihil novi sub sole. Me l’aspettavo, purtroppo. Non mi facevo illusioni. Speravo in qualche “basso” della Svitolina. Ma non c’è stato nella misura in cui sarebbe servito. Appena qualcosina. Peccato, perché secondo me era proprio lei, più della Vondrousova al turno successivo, l’ostacolo più serio.

È andata così. A Tokyo zero medaglie ma a Parigi, fra tre soli anni, avremo più chance perché i vari Berrettini, Sinner, Musetti, Sonego saranno tutti cresciuti ancora. E Camila Giorgi, sui 32 anni, con la forza e il fisico che ha, sarà ancora competitiva, e magari più continua, oltre che tatticamente un pochino più smaliziata. È mai possibile, ad esempio, che non possa lavorare un minimo sullo slice, sulla smorzata? Vabbè, di coach in pectore sono pieni i circoli di tennis…e io non mi voglio sostituire a papà Sergio.

Il tabellone maschile delle Olimpiadi con i risultati aggiornati

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WTA Ranking: Collins in salita di nove posti

L’americana capitalizza al meglio la vittoria a Palermo e risale al n.35. Lucia Bronzetti guadagna 16 posti, ne perde 12 Cocciaretto

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Questa settimana non ci sono cambiamenti nei piani alti della classifica. Le atlete in top20 sono impegnate nel torneo Olimpico o sono ferme ai box, di conseguenza la loro posizione non è variata rispetto a quella di lunedì scorso.

Il primo gruppo di atlete in movimento è quello subito a ridosso della top20. Kiki Bertens, infatti, perde 3 posti e scende al n.24, di conseguenza ne guadagnano uno ciascuno Kerber (n.21), Jabeur (n.22) e Muchova (n.23). Subito dietro, Danielle Collins, fresca vincitrice del torneo di Palermo, si porta al n.35 mettendosi alle spalle ben 9 posizioni. Questo è l’unico movimento rilevante in top50.

In top100 non ci sono spostamenti eclatanti in salita ma solo in discesa. Perdono 12 posti Anastasjia Sevastova (n.65) e Jil Teichmann (n.67), ne lasciano per strada 7 Bernarda Pera (n.83), 20 Fiona Ferro (n.84) e 9 Anastasia Potapova (n.95).

 

C’è fermento, invece, alle spalle delle cento. Elena-Gabriela Ruse sale di 32 posti dopo la finale a Palermo e si ritrova al n.105. Alle sue spalle si posiziona Oceane Dodin (+14, n.106). Dieci posti in più anche per Astra Sharma (n.111) e ben 50 per la rivelazione del torneo di Gdynia, Maryna Zanevska (n.115). Sono invece 20 le posizioni guadagnate da Kristina Kucova (n.120).

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Ashleigh Barty209635
20Naomi Osaka157336
30Aryna Sabalenka296965
40Sofia Kenin265640
50Bianca Andreescu135331
60Elina Svitolina295125
70Karolina Pliskova234975
80Iga Swiatek174695
90Garbiñe Muguruza204165
100Simona Halep174115
110Barbora Krejcikova304113
120Belinda Bencic264085
130Petra Kvitova213985
140Victoria Azarenka193845
150Jennifer Brady253830
160Serena Williams143641
170Elise Mertens293495
180Anastasia Pavlyuchenkova263420
190Maria Sakkari243420
200Elena Rybakina323083
21+1Angelique Kerber232950
22+1Ons Jabeur282930
23+1Karolina Muchova202876
24-3Kiki Bertens242805
250Cori Gauff232765
260Madison Keys192575
270Jessica Pegula242470
280Anett Kontaveit212270
290Paula Badosa362180
300Jelena Ostapenko252170
310Daria Kasatkina282090
32+1Veronika Kudermetova302040
33-1Petra Martic262005
340Ekaterina Alexandrova292000
35+9Danielle Collins211875
36-1Yulia Putintseva321865
37-1Alison Riske211815
380Nadia Podoroska371762
39-2Tamara Zidansek271760
40-1Sorana Cirstea251734
41-1Johanna Konta181728
42-1Marketa Vondrousova201717
43-1Shelby Rogers321698
44-1Svetlana Kuznetsova181693
450Magda Linette291628
460Dayana Yastremska221575
47+1Sara Sorribes Tormo311550
48+1Qiang Wang251545
49+1Viktorija Golubic301531
50-3Donna Vekic241530

CASA ITALIA

Le uniche a sorridere davvero sono Lucia Bronzetti (+16, n.184), reduce dai quarti a Palermo, e Federica Di Sarra (+12, n.275). Nel complesso settimana negativa per le nostre atlete di vertice. Camila Giorgi retrocede al n.61 (-3 posti per lei). Scendono anche Sara Errani (-8, n.112) e Elisabetta Cocciaretto (-12, n.125). Più indietro, perdono otto posti Giulia Gatto-Monticone (n.199) e ben 22 Stefania Rubini (n.356).

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
61-3Camila Giorgi251258
91+1Jasmine Paolini39890
1020Martina Trevisan33812
112-8Sara Errani36750
125-12Elisabetta Cocciaretto27682
174+16Lucia Bronzetti42444
199-8Giulia Gatto-Monticone34368
248+4Lucrezia Stefanini37275
250-5Jessica Pieri40274
275+12Federica Di Sarra32248
292+4Martina Di Giuseppe38221
293+7Bianca Turati24220
324+3Martina Caregaro28193
356-22Stefania Rubini28156
358+1Cristiana Ferrando31155
3720Camilla Rosatello32147
458-2Nuria Brancaccio29107
459+2Angelica Moratelli36107
484-3Tatiana Pieri2998
485-1Lisa Pigato1997

NEXT GEN RANKING

I dodici posti in meno in classifica generale sono fatali a Elisabetta Cocciaretto che saluta la top10. Rientra in classifica Catherine McNally. (Nel Next Gen ranking del 2021 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2001).

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
10Iga Swiatek20018
20Cori Gauff200425
30Marta Kostyuk200262
40Leylah Fernandez200272
50Maria Camila Osorio Serrano200177
70Amanda Anisimova200182
60Anastasia Potapova200195
80Clara Tauson200296
90Clara burel200198
10Catherine McNally2001117

LA RACE

Anche nella RACE sono stabili le prime venti. Segnaliamo fuori dalla top20, Danielle Collins in salita di 13 posizioni fino al n.29.

PosizioneVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Ashleigh Barty105381
20Barbora Krejcikova133778
30Aryna Sabalenka133538
40Iga Swiatek102680
50Karolina Pliskova132607
60Naomi Osaka72536
70Garbiñe Muguruza122325
80Anastasia Pavlyuchenkova122029
90Ons Jabeur132010
100Cori Gauff132005
110Maria Sakkari111956
120Elise Mertens121839
130Jennifer Brady101808
140Paula Badosa111737
150Karolina Muchova81687
160Veronika Kudermetova161658
170Jessica Pegula131647
180Angelique Kerber121581
190Tamara Zidansek131581
200Elina Svitolina131572

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Flash

Classifica ATP: Carlos Alcaraz sugli scudi

Lo spagnolo, campione a Umago, guadagna 18 posizioni e sale al numero 55. Best ranking anche per Norrie grazie al successo ottenuto a Los Cabos

Pubblicato

il

Carlos Alcaraz - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Complice il torneo olimpico, la classifica ATP questa settimana presenta poche novità di rilievo rispetto a sette giorni fa. Al vertice ne troviamo solo una, rappresentata dallo scambio di posizione tra Monfils e de Minaur.

TOP 20
PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1DjokovicSerbia12113 
2MedvedevRussia10370 
3NadalSpagna8270 
4TsitsipasGrecia8030 
5ZverevGermania7340 
6ThiemAustria7340 
7RublevRussia6005 
8BerrettiniItalia5488 
9FedererSvizzera4215 
10ShapovalovCanada3625 
11Carreno BustaSpagna3260 
12HurkaczPolonia3163 
13SchwartzmanArgentina3060 
14RuudNorvegia3045 
15Bautista AgutSpagna2738 
16Auger-AliassimeCanada2720 
17MonfilsFrancia26031
18de MinaurAustralia2565-1
19GarinCile2520 
20GoffinBelgio2500 


Molto più interessante ciò che è successo intorno alla metà della top 100. Il diciottenne spagnolo Carlos Alcaraz grazie al successo ottenuto ad Umago è salito infatti alla 55esima posizione. Da inizio stagione ad oggi l’allievo di Juan Carlos Ferrero ha compiuto un balzo di 86 posizioni. Best ranking anche per Cameron Norrie (29) – vincitore a Los Cabos -, Alejandro Davidovich Fokina (34) e Arthur Rinderchnech salito dal 100esimo al 91esimo posto: più 87 posizioni per lui da gennaio ad oggi. Evidentemente studiare aiuta.

CASA ITALIA

Il torneo di Umago regala rispettivamente 3 e 8 posizioni a Stefano Travaglia e Alessandro Giannessi.

 
ClassificaNomeVariazionePunti
8Berrettini 5488
23Sinner 2320
26Sonego 2208
31Fognini 1801
61Musetti 1106
74Mager 960
83Cecchinato 888
87Seppi 863
88Travaglia3861
109Caruso 752
149Gaio 524
169Giannessi 8432
177Lorenzi 415


Questa settimana Marco Cecchinato, Caludio Mager e Stefano Travaglia giocheranno sulla terra rossa di Kitzbuhel mentre Fabio Fognini sul cemento bollente di Tokyo proverà ad aggiungere una medaglia olimpica italiana in singolare a quella ottenuta da Uberto de Morpurgo a Parigi nel 1924.

NEXT GENERATION RACE

La finale di Gstaad vale l’ottavo posto per Hugo Gaston nella race per Milano.

PosizioneGiocatoreNazionePuntiPosizione ATPClasse
1SinnerItalia1520232001
2Auger-AliassimeCanada1365162000
3KordaItalia1045472000
4MusettiUSA811612002
5AlcarazSpagna779552003
6BrooksbyUSA5021292000
7CerundoloArgentina4211462001
8GastonFrancia4101332000
9NakashimaUSA3911152001

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