Federico Di Carlo e il "cervello tennistico": nella mente del giocatore

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Federico Di Carlo e il “cervello tennistico”: nella mente del giocatore

Federico Di Carlo ha concesso a Ubitennis un’interessante intervista sugli aspetti mentali del nostro sport

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Federico è un mental coach operante nel nostro settore che grazie alla sua intraprendenza e alla passione ha creato una sorta di manuale su come apprendere questa professione: l’opera “Il cervello tennistico” è una sorta di guida pratica alla gestione delle situazioni di campo che il tennista può vivere.
Di Carlo scrive anche per il giornale dell’ITF grazie anche all’esperienza acquisita in Australia. Nell’intervista Federico dispensa interessanti consigli a cui apparentemente nessuno penserebbe mai.
Sconsiglia, per chi volesse intraprendere questa professione, corsi organizzati ma ritiene sia più efficace leggere molte pubblicazioni e affiancare operatori del nostro sport per vivere più da vicino l’esperienza di campo

Come è che un allenatore decide di specializzarsi nella parte mentale del gioco?

Nel tennis ci sono 4 componenti fondamentali: quella tecnica, quella tattica, quella fisica e quella mentale. Da sempre i maestri allenano le prime tre lasciando al caso la quarta. Questo nonostante la componente mentale sia considerata dalla maggior parte dei giocatori di fondamentale importanza. Il gioco del tennis è molto cambiato negli ultimi 30 anni. Sta diventando sempre più tecnologico e specialistico. La figura del maestro e del coach tuttofare è obsoleta. I giocatori d’elite, poi, sono per la stragrande maggioranza seguiti da team di lavoro in cui specialisti di ogni settore lavorano sul tennista ciascuno nella propria specialità sotto la coordinazione e gli occhi vigili del team leader o coach.

 

Come ci si specializza negli aspetti mentali del gioco?

Ci sono diverse strade. La maggior parte sono teoriche. Chi lavora nel settore del mental training nel tennis per la maggior parte proviene o dalla psicologia dello sport o dal coaching. Il mio percorso è stato inverso. Sono partito dalla pratica per approdare alla teoria. Ho avuto l’opportunità di studiare in Australia e sono entrato in ottimi rapporti con Igor Jovanovich che era head coach all’Università di Sydney. Siamo entrati immediatamente in sintonia dal momento che avevo avuto un’esperienza precedente di tennis coach all’università di Birmingham. Lui era estremamente esperto ed interessato agli aspetti mentali del gioco e dava molti consigli in campo ai ragazzi in tal senso. Così mi ha introdotto agli aspetti pratici del tennis mental training in campo. Gli australiani hanno un approccio molto pratico alla materia ed è una caratteristica che contraddistingue il mio lavoro con i tennisti. Sono convinto che la maggior parte del lavoro mentale debba essere svolto in campo. E’ li infatti che bisogna automatizzare i propri comportamenti attraverso l’allenamento e la ripetizione nella gestione dei tempi di pausa tra un punto e l’altro, situazioni particolari, ed in generale del modo di stare in campo. Apprendere una strategia mentale teoricamente e non poterla automatizzare praticamente è come apprendere il movimento del rovescio e non avere poi l’occasione di colpire migliaia di palline per automatizzare il movimento. E’ esattamente la stessa cosa. In Italia, purtroppo la maggior parte del tennis mental training avviene ancora in modo molto teorico, spesso a carattere eminentemente motivazionale.

Quale è il filo conduttore del tuo best seller “ Il cervello tennistico “?

Tornato in Italia mi sono chiesto se esistesse un metodo di riferimento che comprendesse la parte teorica e quella pratica e cui potessi attingere per costruire un programma di allenamento mentale per il tennis per bambini, ragazzi ed adulti. Ho letto centinaia di pubblicazioni in diverse lingue ma non ho trovato un solo testo che rispondesse alle mie esigenze Mi sono messo nelle condizioni di chi, come me, si apprestasse ad iniziare un lavoro di mental trainer nel tennis, e così dalla raccolta del materiale preparato per il lavoro con i tennisti è nata la prima idea ed il primo canovaccio de “Il Cervello tennistico” . La stesura del libro, poi in verità è stata molto lunga. Si è trattato di un lavoro certosino di 4 anni e mezzo di ricerca delle fonti, studio ed elaborazione del testo, proponendo un punto di vista ed un metodo, quello neuro scientifico, che nel panorama mondiale, ad oggi, è considerato l’approccio più impiegato (quando è stato pubblicato il libro, nel 2012, era una novita ed un approccio totalmente inedito). Il libro è strutturato come un manuale completo di allenamento mentale per il tennis. Si parte da come funziona il cervello e quali sono gli ostacoli mentali proposti dal tennis. Il capitolo successivo affronta quella che dovrebbe essere l’educazione ed il percorso mentale dei ragazzi avviati al tennis. E’ un argomento che mi sta particolarmente a cuore per diversi motivi., sia di carattere teorico che dal punto di vista pratico. I bambini hanno infatti un potenziale neuronale che non ha eguali in tutta la vita. Ed è un potenziale che spesso non viene utilizzato come si dovrebbe. E se qualcosa si sta cominciando a fare sul piano tecnico (dal mini tennis si comincia sempre più a parlare del baby tennis) ed atletico, dal punto di vista mentale per la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori è un argomento tabù e per il resto spesso utopia.

Il lunghissimo capitolo successivo spiega cosa si intende per allenamento mentale e come si allenano le abilità mentali. L’ultimo capitolo è dedicato alla preparazione dell’evento agonistico. Un manuale completo non solo dal punto di vista teorico ma soprattutto una vera guida pratica. Il libro è diventato nel tempo un vero punto di riferimento per molti addetti ai lavori, giocatori e genitori di tennisti.

Sappiamo che il giornale della ITF pubblica alcuni tuoi lavori. Di cosa si tratta ?

Il mio lavoro nel settore nel settore del tennis mental training è sempre stato di ricerca e di innovazione metodologica. Alla ITF è molto piaciuto l’approccio ed il lavoro compiuto ne “Il Cervello tennistico” e mi ha invitato a scrivere degli articoli su argomenti trattati nel libro. Il primo articolo pubblicato è un’analisi degli ostacoli mentali alla prestazione che si affollano nella mente del tennista a seconda del punteggio della partita. Un’analisi che rivela i diversi tipi ed i diversi modi dei meccanismi di difesa che il cervello attiva naturalmente durante una partita di tennis, soprattutto nel momento in cui il tennista sente l’esperienza come potenzialmente pericolosa per l’ immagine di se. L’articolo contiene anche le diverse strategie per poter superare questi ostacoli e come potersi disporre in uno stato mentale favorevole alla prestazione. L’articolo in pubblicazione in questo momento affronta un argomento completamente diverso. Riguarda la comunicazione tra coach ed atleta e come la parola “cambiamento”, tanto (ab)usata e ricorrente in molta letteratura e metodologie di coaching contemporaneo, sia in realtà una strategia comunicativa estremamente pericolosa per il rapporto tra coach e tennista e di come è auspicabile utilizzare strategie comunicative alternative.

Se una persona volesse intraprendere la carriera di mental coach per tennisti che consigli daresti ?

Ci sono moltissimi corsi di coaching in giro, ma nessuno in realtà insegna il mestiere. Il mio consiglio è quello di leggere tanto, di aggiornarsi continuamente e di affiancare chi opera già nel settore per toccare di prima mano metodi di lavoro e modalità di intervento. Consiglio di frequentare ed immergersi nell’ambiente del tennis perché gli sport sono tutti diversi, ognuno ha la sua peculiarità e le sue dinamiche che è difficile capire se non ci sei dentro. Io vedo purtroppo troppa approssimazione e superficialità nei metodi e nell’operato di molti mental trainers. Spesso si tratta di operatori che conoscono poco o nulla dello sport di riferimento e che seguono raramente i giocatori sul campo. Tale mancanza di professionalità, a lungo termine, getterà discredito sia sull’approccio mentale che sulla figura di chi lo propone. Io sono assolutamente favorevole alla creazione della figura professionale del tennis mental trainer, che affianchi il maestro ed il preparatore atletico. Una figura professionale ben definita e formata secondo criteri stabiliti.

Quali giocatori segui e chi vorresti segnalare come promettente?

Ho seguito e seguo tanti giocatori con classifica ATP e WTA ed anche moltissimi giovani di grande interesse a livello nazionale. Non mi piace però fare i nomi perché ritengo che la credibilità del lavoro fatto non è mai una questione di autorefernza. Chi ha bisogno di referenze, dell’autorità proveniente dall’altisonanza dei nomi con cui interagisce, in verità mostra di avere poca o esigua autostima e scarsa fiducia nel proprio lavoro. A me interessa il feedback dei giocatori, degli allenatori e del mondo in cui lavoro. La credibilità la si guadagna sul campo, lavorando con passione, umiltà e competenza. Di giocatori promettenti ne conosco tantissimi, me credimi, non è mai il tennis a fare la differenza. E’ sempre quello che hanno dentro, il loro atteggiamento, che fa di loro dei campioni fuori e dentro al campo. Conosco alcuni giocatori/giocatrici che ritengo estremamente futuribili, ma se non ti dispiace, i nomi preferisco tenerli per me.

Passiamo adesso a qualche consiglio spicciolo, utile anche per i giocatori della domenica. Che consiglio daresti ad un giocatore che parte sfavorito in un match per affrontare meglio il pre-gara e il match stesso ?

Un giocatore che pensa di perdere la partita nella sua testa, di fatto l’ha già persa. ……..Ha nessuna possibilità di portarla a casa. Anche quando un giocatore ha un record negativo contro un altro giocatore, non è detto che sia destinato a perdere. Ogni partita ha una storia a se. Bisogna giocarsela sempre un punto alla volta. Quando si prepara la gara bisogna focalizzare l’attenzione sulla propria tattica, sui propri punti forti e mettere giù un piano di gara da ricordare frequentemente in campo. Quando pensi di perdere o di vincere la concentrazione si sposta sul risultato, verso il futuro. Il giocatore non puo rimanere concentrato su quello che succede e che deve fare in campo. La pressione, per chi sa autodisciplinare il proprio pensiero, non esiste; è sempre la mente umana che la crea. Come è possibile che un giocatore sfavorito senta la pressione, ma la senta anche (ed a volte anche di più…..) il giocatore favorito? Razionalmente uno dei due dovrebbe sentirsi più sicuro, ma il fatto stesso che la tensione potenzialmente è uguale per entrambi, in verità indica che la pressione è solo una auto convinzione, una strategia di che se la inventa.

Secondo Te quale è lo stato mentale migliore per affrontare una situazione di svantaggio?

La mentalità del campione è che pensa di essere in vantaggio, anche quando il punteggio dice che è sotto……..Anche se molti ritengono il contrario, la pressione maggiore è sempre su chi sta avanti. Molti la chiamano nikefobia, ovvero paura di vincere, anche se personalmente non sono molto d’accordo con questo punto di vista per due motivi. Il primo è che se un giocatore non pensa di poter e voler vincere in campo non ci andrebbe. Secondo, vincere è una situazione piacevole, perché uno dovrebbe averne paura?

Se sai che la pressione è su chi sta avanti, puoi giocare tranquillo.

Anche qui, di nuovo, è solo una questione di gestione dei propri pensieri. Se pensi che e giochi come chi sta per perdere un set, giocherai con ansia e probabilmente non riuscirai a recuperare. Se invece pensi che l’avversario è teso e che puoi giocare tranquillamente, giochi al tuo meglio e probabilmente puoi rientrare nel set/ partita.

Sappiamo che collabori anche nel settore del Tiro a Volo in che veste e che differenze trovi col tennis ?

Sono due sport diversi. Nel tennis hai un avversario che ti propone sempre situazioni diverse. E’ uno sport in cui occorre molto adattamento al comportamento dell’avversario. Per certi versi il tennis è paragonabile al gioco degli scacchi in cui ci sono mosse e contro mosse. Il tiro a volo è fondamentalmente una gara contro se stessi. Gli avversari ci sono, ma non interferiscono nell’azione sportiva. Il tiro a volo è più paragonabile al golf, è uno sport in cui veramente competi contro te stesso. Ci sono dei parametri fissi che sono regolati da un numero ben definito di piattelli disponibili come il numero di buche nel percorso del golf. Nel tennis si sa quando inizia la partita ma non si sa quando finisce ed è chiaro che l’impegno mentale è strettamente correlato al protrarsi dello sforzo e della stanchezza fisica. Nel tiro a piattello inoltre, gli atleti sono avanti con gli anni per cui sono più maturi personalmente. Questo è un grande vantaggio per lavorare dal punto di vista mentale. I ragazzi giovani tendono a vivere le esperienze in modo molto più immediato ed istintivo. Il lavoro del mental trainer è più insidioso.

Adamo Recchia

 

Leggi “Non è uno sport per giovani”, di Agostino Nigro

Leggi “Killer Connolly, l’assassina con le trecce”, di Raffaello Esposito

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ATP

ATP Barcellona, Gaio batte il solito Paire, Caruso sbatte contro Norrie

Federico non si fa distrarre da un Benoit incostante e incivile. Giornataccia di Sabbo contro un britannico solidissimo. Rientro con sconfitta per Tsonga

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Federico Gaio - ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)

Dieci incontri in campo nel lunedì di Barcellona, con due italiani impegnati da avversari completamente diversi nel gioco e nell’atteggiamento. Ha fortuna il lucky loser, mentre l’ultimo ammesso direttamente in tabellone subisce una dura lezione. Partiamo da quest’ultimo.

La sconfitta di Salvatore Caruso giunge inaspettata nelle dimensioni, 1-6 2-6 incassato in meno di un’ora da Cameron Norrie, n. 58 ATP e autore di un inizio di stagione positivo, con vittorie anche su Dimitrov, Evans e Fognini. Norrie, al solito, è molto solido ma anche aggressivo nei colpi al rimbalzo e soprattutto dominante al servizio, certo in virtù dell’alta percentuale di prime e relativa realizzazione, e con quegli otto punti su nove seconde forse ancor più indicativi dell’ottima giornata. Tutt’altro che buona quella di Sabbo, in difficoltà a tenere lo scambio e spesso impreciso nelle accelerazioni. Norrie piazza cinque giochi consecutivi prima che Caruso riesca a muovere il punteggio. Arriva anche una doppia opportunità di accorciare ulteriormente e magari dare un po’ di fiducia al nostro, ma sfuma per la prima britannica imprendibile e il dritto azzurro in corridoio; il nativo di Johannesburg può allora mettere al sicuro il set piantando il sesto (!) ace. Non cambia il leitmotiv nella seconda partita e il mancino si limita a palleggiare per arrivare subito a palla break, trasformata dal dritto vincente dopo un’ottima risposta. Senza mai rischiare nei propri turni di battuta, Norrie approfitta di altri errori di Caruso per allungare ulteriormente al quinto gioco, fino al 6-2 che arriva dopo 57 minuti. Al prossimo turno lo aspetta Karen Khachanov, contro il quale ha perso nettamente poco più di un mese fa a Rotterdam.

Entrato come lucky loser al posto di Ruud, Federico Gaio è bravo ad approfittare del sorteggio e a non distrarsi contro Benoit Paire che batte per 7-5 6-3. Decima sconfitta stagionale per Benoit (ha vinto solo contro Jarry) al quale non interessa perdere – lo ha reso ben chiaro a parole e pure ripetutamente, come se i fatti non fossero sufficienti –, però non gli si devono fornire appigli per restare in partita e occorre rimanere concentrati anche quando sembra intenzionato a regalartela. Così, sotto del break che Gaio si è meritatamente conquistato e con il warning per comportamento antisportivo (calci alla rete mentre andava a recuperare la racchetta lanciata), Paire gioca un paio di bei punti che lo destano dall’ormai abituale abulia rimettendosi in corsa. Con il servizio, il n. 35 della classifica annulla un set point al decimo gioco, ma, a due punti dal tie-break, un doppio fallo e una smorzata in rete regalano il 7-5 al faentino.

 

Scambio di break e, dopo un minuto di borbottamenti francesi, nuovo allungo da parte di Gaio che risulterà decisivo, ma non prima di un paio di episodi che hanno come protagonista il barbuto di Avignone. Sulla parità del 4-1, Paire va a sedersi lamentando un problema al campo poco dietro la riga di fondo. Chiamato d’urgenza, l’uomo dei campi accorre preoccupato di trovarsi di fronte a un cratere che neanche la sindrome cinese; invece, basta qualche pedata per rimettere tutto a posto. Anche l’arbitro pesta un paio di piedi per far contento il bambino con la barba e si può ricominciare. Sul 5-3, il giudice di sedia scende a confermare la bontà della seconda battuta esterna che vale il primo “15” per Federico. Paire non è d’accordo e, quasi prigioniero del suo personaggio, sputa in direzione dell’arbitro che chiama la seconda violazione (punto all’avversario) ma non il supervisor, valutando (o, peggio ancora, ben sapendo) il comportamento non potenzialmente suscettibile di espulsione. Gaio chiude poco dopo e passa al secondo turno dove troverà Andrey Rublev, forse un po’ stanco ma di sicuro più impegnativo. E civile.

TORNA JO – Rientra Jo-Wilfried Tsonga, assente da Dubai, quando è stato costretto al ritiro da un infortunio al tricipite contro Jaziri. Il trentaseienne di Le Mans parte bene contro Egor Gerasimov e ha anche una palla del 5-2 pesante. La fallisce con un dritto comodo e comincia la rincorsa del bielorusso che si completa con il sorpasso al dodicesimo game. Senza storia il secondo parziale che Gerasimov fa suo per 6-1.

MARTEDÌ IN CAMPO – Seconda giornata con il completamento del primo turno e anche qualche match di secondo. Aria fresca sulla Pista Rafa Nadal: si parte alle 11 con Holger Rune contro Ramos-Viñolas, seguito da Lorenzo Musetti contro Feli Lopez, Carlos Alcaraz opposto a Tiafoe e, dopo il derby Bautista Agut vs Andujar, Jannik Sinner sfiderà Gerasimov.

Risultati:
P. Andujar b. G. Simon 6-1 3-6 6-3
E. Gerasimov b. J-W. Tsonga 7-5 6-1
K. Nishikori b. G. Pella 4-6 7-6(4) 6-2
T. Monteiro vs [WC] J. Munar
J. Chardy b, N. Basilashvili 6-4 3-6 6-3
[Q] B. Zapata Miralles b. [Q] Andrey Kuznetsov 6-7(4) 7-5 6-1
[LL] F. Gaio b. B. Paire 7-5 6-3
[Q] I. Ivashka b. [Q] T. Griekspoor 6-3 6-1
P-H. Herbert b. [Q] S. Nagal 7-5 6-0
C. Norrie b. S. Caruso 6-1 6-2

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Pagelle

Pagelle Montecarlo: un Dio greco in terra

Stefanos Tsitsipas trionfa nel Principato, Djokovic e Nadal in affanno. Roger Federer preferisce la Svizzera

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Stefanos Tsitsipas - Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos figlio di Apostolos fece una palla di pelle di Rublev, tutti i russi salirono a galla per vedere la palla di pelle di Rublev fatta da Stefanos, figlio di Apostolos. E così il Dio greco Tsitsipas (10) finalmente è sceso in terra a calpestare e dominare il suolo del mattone tritato, nuovo principe di Montecarlo approfittando dei tentennamenti dei precedenti tiranni. Nulla ha potuto il robotico Rublev (8,5), eroico nell’abbattere l’antico dominatore ma poi arresosi dinanzi a cotanta bellezza e superiorità.

D’altra parte Novak Djokovic (5) aveva dato tutto per dimostrare al nuovo leoncino Jannik Sinner (6) che il vecchio leone comandava ancora la foresta e soprattutto era distratto dal progetto di annettere la PTPA alla nuova Superlega ed ha dovuto cedere il passo dinanzi allo scatenato Daniel Evans (8), che ha all’improvviso dimostrato di avere birra, non solo da bere, anche sulla terra battuta. In verità anche fuori dal campo visto il risentimento mostrato nei confronti di Lorenzo Musetti (5,5): caro Dan fai il bravo che per difendere l’onore del Magnifico siamo pronti ad invadere la perfida Albione. Rafa Nadal (5) è apparso un po’ stralunato, ma Parigi è ancora lontana e, come di consueto, lì si parrà la sua nobilitade e dunque non è il caso di preoccuparsi.

Per quanto riguarda lo squadrone azzurro, eravamo nove in tabellone eravamo giovani e forti ma a salvarci dal tracollo è stato il vecchio bucaniere Fabio Fognini (7) che ha ritrovato l’aria di casa ma ha dovuto arrendersi allo scatenato Casper Ruud (7,5). Matteo Berrettini (5) ha dimostrato di non essere ancora pronto, Caruso (6) si è salvato da una figuraccia, Travaglia (6) ha difeso l’onore della propria donna dalle ingiurie del villano Carreno, da Sonego (6) forse potevamo aspettarci qualcosa di più, ma veniva dalla vittoria in terra sarda e dobbiamo essere clementi.

A proposito di Sardegna, altro successo del movimento italiano con il nuovo torneo ATP in programma nella settimana prima del Roland Garros: sarà Parma, nel frattempo annessa con provvedimento presidenziale alla provincia di Nuoro, ad ospitare il nuovo 250.

 

Nel frattempo Roger Federer, dal suo buen ritiro ha fatto sapere che tornerà in quel di Ginevra e dunque non figura nell’entry list di Roma. A questo punto gli appassionati italiani potranno sperare solo in una improbabile retromarcia di Roger e in una wildcard degli Internazionali. Dubbioso Binaghi: “Beh stiamo parlando di una vecchia gloria, un giocatore che non ha più nulla da dare e che è riuscito a non vincere questo torneo neanche quando il suo avversario era Mantilla, che è riuscito a perdere con Stepanek, Chardy, Gulbis e Volandri. Valuteremo ma in questo momento abbiamo altri nomi prima di lui, Londero, Coria e Delbonis certamente più adatti di lui alla terra”.

Se Federer limita le sue apparizioni sul rosso, Nick Kyrgios (4) ha invece deciso di saltare totalmente la stagione sulla terra. “Non mi alleno altrimenti sporco la macchina. La terra non dovrebbe essere nemmeno considerata una superficie” ha ricordato più volte Nick. D’altra parte nemmeno lui dovrebbe essere considerato un tennista.

Dato un applauso alle nostre Cocciaretto (7,5) e Trevisan (7) che hanno spezzato le reni alla Romania nella ex Fed-Cup, l’oscar quadrifoglio della settimana va a Federico Gaio (10): ko nell’ultimo turno delle qualificazioni di Barcellona, è stato ripescato come lucky looser e sorteggiato all’esordio con Benoit Paire. Più gaio di così…

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ATP

Tsitsipas porta a scuola Rublev: è il nuovo principe di Montecarlo

Primo titolo “1000” per il greco che gioca una finale perfetta, dominando il russo. Da lunedì sarà primo nella Race to Turin

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[4] S. Tsitsipas b. [6] A. Rublev 6-3 6-3

Stefanos Tsitsipas supera in due set Andrey Rublev e diventa il campione dell’edizione 2021 del Rolex Montecarlo Masters. Una finale senza storia, una vera e propria lezione impartita dal giovane greco al proprio avversario. Tanti sono stati i demeriti di Rublev, oggi molto frettoloso e falloso, ma altrettanti sono i meriti di Tsitsipas, perfetto in difesa e molto lucido nella gestione tattica del match. Il greco solleva il trofeo, il primo Masters 1000 della sua carriera, senza perdere un set in tutto il torneo. “La considero la miglior settimana della mia carriera“, dirà a fine partita Tsitsipas, affermazione che assume un certo peso se si considera che nella bacheca del greco scintilla anche la coppa delle ATP Finals 2019.

La vittoria gli vale il sesto titolo e soprattutto il primo posto nella Race to Turin, scavalcando in un colpo solo Novak Djokovic e proprio Rublev, suo avversario odierno. Il russo perde invece la sua terza finale in carriera, la prima da due anni a questa parte (l’ultima sconfitta risaliva al torneo di Amburgo 2019 contro Basilashvili), interrompendo una striscia di sette vittorie consecutive negli ultimi atti (otto se si conta l’ATP Cup di quest’anno). Potrà comunque consolarsi parzialmente con il nuovo best ranking di numero 7 del mondo.

 

IL MATCH – Entrambi dimostrano già nei primi game di aver disperato bisogno della prima perché sulla seconda chi è in risposta riesce a spingere molto bene e a indirizzare gli scambi a proprio favore. Tsitsipas si salva ai vantaggi nel primo gioco, mentre Rublev invece raccoglie zero punti su tre con la seconda e finisce col perdere il servizio. Il russo butta via i successivi due turni in risposta, cercando subito la soluzione definitiva (con scarsa fortuna) senza accontentarsi di cominciare lo scambio per poi provare a aumentare la pressione.

Tsitsipas viceversa è molto accorto e riesce a disimpegnarsi bene anche col rovescio, nelle rare occasioni in cui non riesce a girarsi per giocare il dritto anomalo da sinistra. Con fatica e nonostante una percentuale di prime di servizio del 40%, Rublev prova a restare attaccato al primo set, ma in risposta raccoglie poco o nulla (appena due punti in quattro game dopo i tre del primo gioco) e Tsitsipas può dunque andare a sedersi avanti 6-3 dopo una mezz’oretta scarsa di partita.

In avvio di secondo set, Rublev fatica ancora a trovare ritmo e soprattutto precisione. Il russo continua ad apparire frettoloso nelle scelte, quasi confuso, mentre Tsitsipas trasuda calma e concentrazione. Dopo un difficile primo game vinto solamente ai vantaggi, Rublev sciupa un vantaggio di 40-15 nel terzo gioco e cede il servizio. Il russo non riesce proprio a sfondare la difesa del greco che è veramente bravissimo nel passare dalla fase difensiva a quella offensiva, aprendo gli angoli e ricacciando indietro gli assalti dell’avversario. Particolarmente emblematico il conto dei vincenti a questo punto del match: solo 8 per Rublev, ben 17 per Tsitsipas.

Una lieve pioggerellina comincia a cadere sulle teste dei due finalisti, mentre Tsitsipas consolida il vantaggio e sale 4-2 allo scoccare della prima ora di gioco. L’eventualità di una sospensione del match non sfiora minimamente il greco né intacca la sua concentrazione. Dopo meno di un’ora e un quarto, Tsitsipas può sollevare le braccia al cielo per festeggiare il primo titolo 1000 della sua giovane carriera.

Il tabellone completo

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