Federico Di Carlo: "Usate la forza mentale, tennisti!"

Interviste

Federico Di Carlo: “Usate la forza mentale, tennisti!”

Ubitennis ha intervistato in esclusiva Federico Di Carlo, mental coach di fama mondiale. Dalla piena maturazione di Flavia Pennetta, alla mancanza di disciplina mentale di Camila Giorgi; dalla passione di Federer, al rifiuto della sconfitta di Nadal. L’importanza della forza mentale

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Ciao Federico, non credo ci sia bisogno di una presentazione, i nostri lettori ti conoscono abbastanza bene sia perché hai avuto modo di interagire personalmente con loro attraverso le pagine del blog ma anche per via della tua pubblicazione “Il Cervello Tennistico” ed alcuni articoli pubblicati sul giornale della ITF sempre sugli aspetti mentali del tennis. Parliamo di oggi….

Su cosa stai lavorando in questo momento?
Al momento sto lavorando su una nuova pubblicazione in lingua inglese sugli aspetti neuroscientifici del tennis. È un lavoro che mi sta portando via molto tempo perché le cose bisogna farle bene ed in modo approfondito. Sono in contatto diretto con molti centri di ricerca negli Stati Uniti ed è un mondo ultra specialistico, in grande fermento e perenne cambiamento. L’applicazione allo sport non è immediata e superficiale come fa qualche presunto guru dell’allenamento per avallare proprie teorie, idee personali e metodi di allenamento che di scientifico hanno poco o niente. Insieme al lavoro di ricerca alterno anche il lavoro pratico sul campo. In questo momento sto collaborando con 5 circoli a nord e a sud dell’Italia e seguendo anche molti giocatori e giocatrici sparpagliati per tutto il territorio che seguo da casa. Purtroppo non ho il dono dell’ubiquità e molti atleti li seguo lavorando via skype ed interagendo in modo continuo e serrato con i loro allenatori. Seguo dal punto di vista mentale anche diversi tiratori a piattello di fama e spessore mondiale che sono allenati dal coach Diego Gasperini, uno dei soli 5 coach al mondo di livello della International Sport Shooting Federation (ISSF).

Proviamo a fare un resoconto per i colori azzurri, che stagione è stata per il tennis italiano?
Sicuramente per il tennis femminile è stato un anno d’oro! Sei italiane tra le prime 100 ed una finale slam tutta italiana, per citare i fatti più eclatanti, sono un bel riscontro.

 

Ecco, parlando del tennis femminile italiano, prendendo una ad una le nostre migliori atlete, ci puoi fare una panoramica dei punti di forza e punti deboli dal punto di vista mentale?
Premetto che nel tennis femminile l’aspetto mentale conta molto di più che nel tennis maschile per diverse ragioni. Tornando comunque alla tua domanda, sono tutte giocatrici diverse dal momento che vengono da percorsi diversi, e non potrebbe essere altrimenti. Flavia Pennetta è a mio parere quella che ha raggiunto la piena maturazione come donna e come giocatrice. Le due cose spesso sono interrelate inestricabilmente. Questo secondo me è anche il motivo per cui sia nel tennis maschile che in quello femminile accade sempre più spesso che i giocatori arrivino ad avere prestazioni insperate oltre i trenta anni. Il tennis dal punto di vista mentale può essere devastante. Solo quando il giocatore si mette in pace con se stesso ed il tennis non è in grado più di far male all’immagine di sé, in quel momento esce fuori il suo miglior tennis. Flavia questo percorso lo ha compiuto tutto, il tennis le ha tolto tanto ma le ha dato forse il doppio. Adesso è giunto per lei il momento di continuare il suo percorso di donna ed iniziare una vita diversa. La scelta di ritirarsi dopo aver raggiunto il culmine della sua carriera è quella di una donna e di una giocatrice matura.

Sara Errani è una giocatrice che da anni continua a stupire tutti. È una ragazza che ha una forza d’animo, una determinazione e convinzione dei propri mezzi straordinaria. Mentalmente in campo è il prodotto di molta scuola spagnola ed in genere sudamericana. In spagnolo questo atteggiamento in campo viene di solito definito “garra”. Si tratta di uno stato di attivazione fisica e mentale che vengono di solito definiti come” grinta e determinazione” che permettono ad un giocatore di lottare su ogni punto. Sebbene questo stato mentale permette ad un giocatore di esprimere buona parte del proprio potenziale, è molto dispendioso e comunque non è l’ideale. Il tennis è un gioco di destrezza in cui viene richiesta coordinazione fine dei movimenti. Il gesto tecnico ottimale nel tennis richiede decontrazione muscolare. L’attivazione nervosa invece non fa altro che aumentarla. I giocatori che accedono all’energia nervosa come fonte di energia si consumano con il tempo prima. Giocare con i muscoli sempre over-tesi è altresì fonte di infortuni e lesioni. Non è un caso che molti giocatori spagnoli che vengono da questa scuola, hanno avuto un sacco di guai fisici nella loro carriera (Bruguera, Ferrero, Berasategui, Nadal per citarne alcuni) ed all’approssimarsi dei trenta anni sono finiti. Quando si dice che Federer è stato fortunato a non infortunarsi, da una parte è vero, ma dall’altra è vero anche che Federer ha saputo costruire la sua preparazione, il suo gioco, la sua programmazione sulla personalizzazione dei carichi, sulla decontrazione muscolare, sulla partecipazione limitata a ristretto numero di tornei .

Per tornare al nostro discorso…
Roberta Vinci è la giocatrice italiana che tra le altre ha seguito di più questa filosofia. Sicuramente è dovuto al fatto che la costruzione di un tennis classico vario e brillante non consigliava la costruzione di un gioco troppo muscolare. È una giocatrice che tra le altre si è un po’ costruita l’immagine di gregaria ma a mio modo di vedere è una giocatrice estremamente intelligente che è riuscita a trarre vantaggi competitivi da un tennis che sta quasi sparendo.

Camila Giorgi è sicuramente tra le giocatrici italiane quella per me più interessante. Il tennis di Camila è molto fluido ed i suoi livelli di energia in campo sono altissimi. Quando gioca in modo rilassato e debitamente concentrato è veramente un piacere assistere alle sue partite. Sfortunatamente, ci sono dei momenti in cui entra in stati mentali negativi da cui non riesce ad uscire e le partite sembrano volarle di mano. A volte esce da stati mentali ottimali senza sapere come rientrarvi. Non ha ancora imparato ad evitare che i processi razionali influiscano negativamente con gli automatismi della memoria neuromuscolare. Non ha ancora acquisito le abilità di eseguire a piacimento gli switch mentali che le permetterebbero di avere continuità di prestazione. Nel momento in cui deciderà di lavorare su questi aspetti e riuscirà a trovare una sua disciplina mentale, saranno guai per tutte!

Delle 6 giocatrici, Karin Knapp è sicuramente quella che conosco meglio. Karin è una ragazza straordinaria, la vita l’ha messa davanti a tante prove che avrebbero stroncato la carriera alla maggior parte delle altre giocatrici. Ma non Karin. È una ragazza che ha umiltà, spirito di abnegazione e cultura del lavoro eccellenti. Karin non ha ancora trovato continuità. Il fatto di entrare ed uscire negli anni dalle competizioni hanno fatto in modo che lei non potesse costruire sensazioni e certezze soprattutto dentro al campo. Questo si è spesso ripercosso sulla continuità sia nelle prestazioni che nel rendimento. Sta uscendo da un ulteriore infortunio al ginocchio e mi auguro che nel 2016 possa giocare con continuità e soprattutto serenità.

Se dovessi descrivere Francesca Schiavone con un solo aggettivo, direi “animus pugnandi”. Il tennis di Francesca è fatto di fibrillazioni continue. È un tennis senza riposo, estroverso, per certi versi discontinuo ed incoerente ma spesso efficace e mai banale. Il tennis ha esacerbato in Francesca una personalità in perenne contrasto con se stessa e con gli altri, accendendo luci ed ombre, eccessi e manchevolezze. Una carriera vissuta sempre al limite ma sempre in modo personale.

Delle nuove leve chi è che ti piace dal punto di vista mentale e chi pensi abbia maggiori chance di entrare tra le prime cento?
Questo è un discorso molto lungo e difficile, Angelo. Come evidenziato dal percorso delle italiane, non c’è una sola strada che porta al successo e la storia di tutte le giocatrici indica che le ragioni per cui una giocatrice ce la fa e le altre non ce la fanno sono da ricondurre soprattutto a fattori personali motivazionali ed altri di diversa natura (ambientale, economico, strutturale etc) che possono scattare o non scattare a seguito di molti fattori. Quello di fare nomi sarebbe pertanto soltanto un puro esercizio di stile. Come si evidenzia anche la storia delle “magnifiche sei”, i percorsi per arrivare tra le top 100 sono tutti diversi, chi è andata in Spagna, chi si è affidata a team italiani, chi si è affidata alla federazione e via discorrendo. Al momento in Italia ci sono tante ragazze che magari hanno visibilità e sono conosciute anche al pubblico, ma ce ne sono altrettante che magari stanno facendo un percorso di élite, in silenzio, e noi non lo sappiamo ancora… Se devo comunque citarti alcune giovanissime, forse sconosciute al grande pubblico, di cui conosco il percorso e che mi piacciono per mentalità ed atteggiamento in campo ti direi Federica Bilardo, Alexia Carlone, Rosanna Maffei. Entreranno tra le prime cento? Nessuno può dirlo. Ma passione, dedizione incondizionata, determinazione a riuscire e desiderio continuo di migliorare avranno sicuramente un’incidenza fondamentale.

Parlando di desiderio di volersi migliorare continuamente, cosa ne pensi dell’atteggiamento mentale di Federer?
Io penso che Federer sia un grandissimo professionista e forse il miglior ambasciatore possibile che questo sport potesse avere. Essere professionista vuol dire lavorare senza sosta per guadagnare vantaggi competitivi sui propri avversari. Federer sa benissimo che Djokovic, Murray e Nadal (per non parlare degli altri) studiano il suo gioco, le sue statistiche, i suoi movimenti e si preparano per controbattere a quelli che sono i suoi punti di forza e per usare a proprio vantaggio quelle che sono le sue debolezze. È per questo motivo che è ancora li, a 34 anni a studiare ed imparare per guadagnare vantaggi competitivi. Un vero esempio per tutti. Ma se Federer facesse questo soltanto per scopi puramente professionali, probabilmente lo renderebbero un personaggio molto freddo ed insignificante. È la passione e l’amore per questo sport che spingono un giocatore che nella carriera ha vinto tutto a continuare a fare sacrifici ed a spostare il limite oltre. Se pensiamo che questo era un giocatore che fino ai 21 era conosciuto sul circuito come “Mad Federer” e che qualcuno che lo aveva visto giocare nel 2001 aveva esclamato che con quel rovescio non sarebbe diventato nessuno nel tennis, mi pare che non se la sia cavata male, e che non si può mai dire mai!

E di Nadal cosa ne pensi?
Penso che Nadal sia uno dei giocatori più forti mentalmente che abbia calcato un campo da tennis. Penso anche che per stile di gioco, personalità e caratteristiche la rivalità con Federer sia diventata un classico. I due campioni sono anche diversi dal punto di vista mentale. Federer ha lavorato tanto sulla naturalezza; Nadal sul controllo razionale. Fatto sta che Nadal ha fatto della parte mentale un vantaggio competitivo del suo gioco. Conoscendo un po’ la mentalità sportiva di Nadal si capisce come l’atteggiamento in competizione sia quello di competere per non arrivare secondo. È una mentalità che difficilmente accetta la sconfitta. Non è un caso che la maggior parte degli infortuni di Nadal siano capitati in modo concomitante alle sue sconfitte sul campo. Nel momento in cui le sconfitte sono arrivate più sovente nell’ultima stagione, il campione spagnolo ha ammesso pubblicamente che i risultati negativi erano dovuti in particolar modo a mancata tenuta mentale e, da eccellente professionista quale è, si è rimesso a lavorare su questo aspetto. Mi auguro che il 2016 ci restituisca un Nadal completamente ristabilito e totalmente competitivo. Il nostro sport ha bisogno della personalità di tennisti come Nadal.

Pensi che Nole e Murray sono destinati ad un duopolio dopo il ritiro di Federer e Nadal? Cosa ne pensi dal punto di vista mentale dei due?
La mia impressione è che al momento Djokovic e Murray abbiano qualcosa in più e soprattutto più continuità rispetto a giocatori come Wawrinka, Nishikori, Berdych e gli altri che vengono dietro. Come dicevo sopra, tutto può succedere, il fatto di essere diventati genitori potrebbe togliere un po’ di focus, dedizione ed energia ai due o aggiungerne, chi lo sa? Certamente dei due Djokovic sembra quello che ha trovato più stabilità e continuità. Ha dovuto lavorare moltissimo sulla gestione delle emozioni con dei protocolli di allenamento mentale che conosco molto bene. L’immagine di Nole all’esterno è quella di una persona scanzonata e burlona, ma la verità è che si è costruito un team di primissimo ordine che lascia poco o nulla al caso. Penso che con il ritiro di Federer e Nadal, Djokovic possa diventare il nuovo padrone del circuito.

Murray per me rimane ancora un’opera incompiuta. Sembrava che con l’avvento di Lendl come allenatore avesse trovato una sua dimensione. Non è un caso che Lendl avesse preteso al suo arrivo che Murray seguisse i consigli di uno psicologo dello sport. Da quando non c’è più Lendl, il ragazzo sembra essere ritornato quello di una volta. Molto nervoso e loquace in campo e con atteggiamenti spesso remissivi. Spesso il cambiamento nei giocatori è sollecitato da singole situazioni che ne scuote lo status quo e porta a dei cambiamenti. Mi auguro che per Murray la paternità ormai prossima possa essere il mental turning point.

Grazie per la chiacchierata Federico, spesso si guardano questi grandi campioni e non si capisce come possano ottenere risultati del genere con cosi tanta continuità, ma sappiamo bene come dietro un fenomeno del tennis, ci sia comunque un lavoro estenuante dal punto di vista mentale.

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Berrettini: “Con Sinner c’è feeling, la Davis è una priorità. Sogno Federer nel mio team”

Intervistato dal Corriere della Sera, il n. 1 italiano parla della sua crescita mentale e rivela il suo allenatore dei sogni

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Matteo Berrettini - ATP Cup 2022 (foto Twitter @ATPCup)

Mancano ormai meno di 24 ore all’inizio del primo Slam stagionale e seppur la preparazione per questo evento non è stata delle migliori neanche per gli addetti ai lavori, bisogna sforzarsi di rientrare sui binari del tennis e non c’è modo migliore per farlo che lasciar parlare i tennisti di questo gioco che per loro è anche un mestiere. Nei giorni scorsi dunque il Corriere della Sera ha intervistato Matteo Berrettini e il tennista romano si è lasciato andare con interessanti dichiarazioni. Il discorso è partito con la delusione delle ATP Finals di Torino nelle quali il tennista romano è stato costretto al ritiro durante il primo incontro. “A Torino stavo giocando bene, tra i top 8 mi sentivo al posto mio, avevo tanta fiducia. Poi il patatrac: mi sono visto strappare dalle mani il torneo per colpe non mie”

“Con il senno di poi ho riflettuto” ha detto nell’intervista.Gli infortuni mi succedono quando chiedo troppo al mio corpo: a Wimbledon sono arrivato da tre mesi di tennis non stop, al Master avevo addosso il logoramento di una stagione intera. La parte mentale ha giocato un ruolo: a Torino gestire le emozioni delle ATP Finals e di tutto ciò che gli ruotava intorno non è stato facile. Alla vigilia avevo un po’ di febbriciattola, tanto ero teso.” Ovviamente il problema della pressione psicologica è molto presente nel tennis e certi atleti ne subiscono i danni più di altri. La testa è tutto. Stefano, il mio mental coach, mi spinge a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. È troppo importante: non vale la pena di svilire tutte le cose belle che ho e sto ottenendo nel tennis” ha spiegato Matteo.

La forza mentale è proprio quella necessaria per battere i più forti della classe e anche Berrettini lo sa bene. “Contro i super top player mi è richiesto, innanzitutto, un salto di qualità mentale. Per di più negli Slam c’è sempre un discorso molto fisico: contro Nole, a Wimbledon e all’Us Open, ho bruciato tutto per vincere il primo set, all’inizio del secondo io ero morto e lui fresco come una rosa. Una delle mie sfide sarà proprio imparare a capire come gestire le energie nei match tre su cinque.” Molti suoi colleghi per sopperire all’inesperienza a livello Slam hanno assoldato nel loro team ex grandi campioni della racchetta lo stesso Matteo si sta ponendo il quesito: “Io e Vincenzo Santopadre, il mio coach, siamo aperti alle novità e umili abbastanza da sapere che, in funzione della crescita di entrambi, uno scenario del genere accadrà”. Il primo nome della lista? “Il sogno è Roger Federer, il mio idolo da bambino. L’unico motivo per cui sarei felice che andasse presto in pensione è se entrasse nel mio team”

 

Quest’anno nella programmazione del 25enne si è aggiunta una lunga tappa in Sud-America che include anche l’ATP 500 di Rio di febbraio. Il motivo di questa scelta? Sia sportivo che sentimentale. “Per affrontare esperienze che non avevo mai fatto, per allargare il bagaglio. E per nonna Lucia, la mamma di mamma, che da cinquant’anni vive a Roma ma è brasiliana. Pandemia permettendo, mi piacerebbe portarla. Ho una lista di amici e parenti da andare a trovare: insieme a lei sarebbe bellissimo.” Inevitabile poi parlare del rapporto che si sta solidificando in questi ultimi mesi con il 20enne Jannik Sinner. Nonostante la differenza d’età, con Jannik ho sempre avuto un bel feeling. Mi ricorda un po’ me stesso: ha una maturità superiore alla sua età. Ho visto nei suoi occhi e nei suoi messaggi che ha capito il dramma sportivo. Se lo è meritato, il posto alle Atp Finals. Qui in Australia stiamo passando tanto tempo insieme. È un rapporto utile a tutti: a me, a Jannik, al tennis italiano e alla squadra di Davis.” E proprio la sfida con la Slovacchia in programma il 4-5 marzo “è una delle mie priorità.” Ma prima, è tempo di Australian Open.

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ATP

Tsitsipas sul caso Djokovic: “Chi fa di testa propria fa passare gli altri per stupidi”

Breve ma sincero commento del greco alla vicenda Djokovic vs Australia: “Ci vuole molto coraggio per fare ciò che ha fatto. In tanti non lo hanno”

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Prima che entrasse in un periodo piuttosto deludente a livello di risultati, Stefanos Tsitsipas aveva ingaggiato un duello affascinante con Novak Djokovic fino alla metà della stagione 2021. Nole ha vinto le tiratissime sfide di Roma e Parigi (in finale) al set decisivo salendo a 6 vittorie nelle 8 sfide giocate contro il talento greco. A pochi giorni dal via di un Australian Open che verrà ricordato per molto tempo proprio per ciò che sta accadendo attorno al numero 1 mondiale, Tsitsipas è sicuro che non dovrà affrontare Nole almeno fino a un’eventuale finale.

Stefanos è stato brevemente ospite del canale World Is One News e le domande non potevano che riguardare Nole: “Ha fatto di testa sua” spiega Tsitsi, “e sicuramente ha fatto qualcosa che non tanti giocatori hanno il coraggio di fare, specialmente dopo che sono stati annunciate determinate regole per entrare nel Paese. Nessuno ha pensato di poter entrare in Australia senza il vaccino e senza seguire i protocolli che sono stati dati. Ci vuole tanto coraggio per farlo e rischiare di non giocare uno Slam”.

Tsitsipas non si è mai dichiarato favorevole al vaccino contro il Covid. In aprile disse che si sarebbe vaccinato solo se sotto un obbligo, “essendo un under 25 ed essendo il vaccino non testato a sufficienza”. Poi due settimane fa ha annunciato di voler mantenere un profilo basso sulle vaccinazioni, né promuovendo, né dichiarandosi contrario al vaccino. Lui però ha fatto la sua scelta: “Personalmente ho scelto di vaccinarmi ed essere pronto al 100% per tutto ciò che poteva accadere all’arrivo qui. Per me ha funzionato in un modo, per Novak ha funzionato in un atro. Questo non significa che io sono nel giusto e lui nel torto. Dipende solo dalla percezione che le persone hanno sul tema“.

Se inizialmente in Tsitsipas si poteva leggere quasi una velata ammirazione per la fermezza con cui Djokovic ha portato avanti la sua causa (nonostante tutti i dubbi non siano ancora stati sciolti), alla fine ha comunque tirato una stoccata al numero 1 mondiale: “Ci sono due modi di giudicare se è giusto o meno che difenda il suo titolo. Le statistiche dicono che il 98% dei giocatori è vaccinato ed è quello che bisogna fare per giocare in Australia, seguire il protocollo rigorosamente. Dall’altro lato direi che c’è qualcuno che ha fatto di testa propria, seguendo le proprie regole e ha fatto sentire la maggioranza come degli stupidi…”.

Infine c’è spazio anche per un breve commento sulla finale del Roland Garros dello scorso anno: “Le sfide con Djokovic mi hanno insegnato che non devo mai difendermi troppo, stando dietro e pensando eccessivamente a ciò che devo fare. Questa è stata la sensazione della finale del Roland Garros, anche se ho sentito che lui ha alzato il livello. Si è preso una pausa, si è rinfrescato e quando è rientrato in campo era un giocatore diverso”.

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Martina Navratilova su Djokovic: “Non posso difendere la scelta di non farsi vaccinare”

La vincitrice di 59 Slam critica l’egoismo del numero uno del mondo: “Bastava un piccolo sacrificio per il benessere di tutti”

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Continuano le reazioni del mondo del tennis – e non solo – alla vicenda che vede protagonista Novak Djokovic nel tentativo di partecipare all’Australian Open 2022. Mentre le sue probabilità di successo cambiano senza sosta tra esenzione accettata, visto revocato, interrogatori kafkiani, annullamento della revoca, oltre ad apparizioni in pubblico nonostante la positività, tweet dalla Rod Laver Arena e dichiarazioni errate nei moduli, si fa sentire anche Martina Navratilova, ospite (“in pigiama, ma sono anche sposata”) di Good Morning Britain. La diciotto volte campionessa Slam, contando solo il singolare altrimenti sono 59, non può non esordire con un “è incredibile, che saga!” per poi constatare che “un sacco di persone hanno sbagliato e dato per scontato alcune cose”.

A proposito di scontato, per i più lo sarebbe la risposta all’ormai celebre domanda del giudice Kelly “cosa avrebbe dovuto fare di più quest’uomo?” e Martina non fa eccezione: Vorrei solo che Novak avesse fatto il vaccino, per cominciare. Lo ammiro tanto, l’ho difeso tante volte, ma non posso difendere la scelta di non farsi vaccinare. Se non vuoi il vaccino perché non sai, non ci credi, devi comunque fare un piccolo sacrificio per il benessere di tutti. Se vuoi essere un leader, devi essere di esempio e quell’esempio è ciò che sarebbe giusto per il bene comune. Avrebbe potuto essere evitato, ma siamo a questo punto, chissà come finirà e diventa sempre più folle di minuto in minuto”.

Quello che viene imputato a Djokovic in questa circostanza è di non essersi saputo liberare dei principi personali perché, in quanto personaggio pubblico con ampissimo seguito, ha un dovere verso chi lo ascolta. “Io ho fatto la fila e non vedevo l’ora di essere vaccinata” spiega Martina. “Anch’io sono sempre stata rigidissima con la mia dieta e tutto il resto e ammiro Novak perché so cosa ci vuole per impegnarsi tanto. Ma avrei più paura di ammalarmi per non essermi vaccinata che di qualsiasi effetto collaterale. È uno sport egoistico, ma devi davvero essere più consapevole degli altri”.

 

In mezzo a quello che è anche diventato uno scontro politico tra il governo federale e quello statale, una ricerca di consensi o uno scaricabarile per evitare i danni peggiori, il protagonista della vicenda è allo stesso tempo una pedina, come Navratilova ammette. Tuttavia, non può non riconoscere le incongruenze della storia principale con un “la matematica non torna”, riferendosi all’esenzione per non essersi potuto vaccinare quando in realtà non ci sarebbe più stato tempo per farlo. In ogni caso, Martina pensa che la scelta di Nole di non vaccinarsi per andare in Australia conoscendo le sue regole rigide sia stata principalmente dettata non tanto dall’arroganza quanto dal pensiero di “essere indistruttibile, perché hai questa incredibile forma atletica, ma qualcuno è morto pur essendo in grande forma. Non direi arrogante, ma un po’ presuntuoso”.

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