Federico Di Carlo: "Usate la forza mentale, tennisti!"

Interviste

Federico Di Carlo: “Usate la forza mentale, tennisti!”

Ubitennis ha intervistato in esclusiva Federico Di Carlo, mental coach di fama mondiale. Dalla piena maturazione di Flavia Pennetta, alla mancanza di disciplina mentale di Camila Giorgi; dalla passione di Federer, al rifiuto della sconfitta di Nadal. L’importanza della forza mentale

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Ciao Federico, non credo ci sia bisogno di una presentazione, i nostri lettori ti conoscono abbastanza bene sia perché hai avuto modo di interagire personalmente con loro attraverso le pagine del blog ma anche per via della tua pubblicazione “Il Cervello Tennistico” ed alcuni articoli pubblicati sul giornale della ITF sempre sugli aspetti mentali del tennis. Parliamo di oggi….

Su cosa stai lavorando in questo momento?
Al momento sto lavorando su una nuova pubblicazione in lingua inglese sugli aspetti neuroscientifici del tennis. È un lavoro che mi sta portando via molto tempo perché le cose bisogna farle bene ed in modo approfondito. Sono in contatto diretto con molti centri di ricerca negli Stati Uniti ed è un mondo ultra specialistico, in grande fermento e perenne cambiamento. L’applicazione allo sport non è immediata e superficiale come fa qualche presunto guru dell’allenamento per avallare proprie teorie, idee personali e metodi di allenamento che di scientifico hanno poco o niente. Insieme al lavoro di ricerca alterno anche il lavoro pratico sul campo. In questo momento sto collaborando con 5 circoli a nord e a sud dell’Italia e seguendo anche molti giocatori e giocatrici sparpagliati per tutto il territorio che seguo da casa. Purtroppo non ho il dono dell’ubiquità e molti atleti li seguo lavorando via skype ed interagendo in modo continuo e serrato con i loro allenatori. Seguo dal punto di vista mentale anche diversi tiratori a piattello di fama e spessore mondiale che sono allenati dal coach Diego Gasperini, uno dei soli 5 coach al mondo di livello della International Sport Shooting Federation (ISSF).

Proviamo a fare un resoconto per i colori azzurri, che stagione è stata per il tennis italiano?
Sicuramente per il tennis femminile è stato un anno d’oro! Sei italiane tra le prime 100 ed una finale slam tutta italiana, per citare i fatti più eclatanti, sono un bel riscontro.

 

Ecco, parlando del tennis femminile italiano, prendendo una ad una le nostre migliori atlete, ci puoi fare una panoramica dei punti di forza e punti deboli dal punto di vista mentale?
Premetto che nel tennis femminile l’aspetto mentale conta molto di più che nel tennis maschile per diverse ragioni. Tornando comunque alla tua domanda, sono tutte giocatrici diverse dal momento che vengono da percorsi diversi, e non potrebbe essere altrimenti. Flavia Pennetta è a mio parere quella che ha raggiunto la piena maturazione come donna e come giocatrice. Le due cose spesso sono interrelate inestricabilmente. Questo secondo me è anche il motivo per cui sia nel tennis maschile che in quello femminile accade sempre più spesso che i giocatori arrivino ad avere prestazioni insperate oltre i trenta anni. Il tennis dal punto di vista mentale può essere devastante. Solo quando il giocatore si mette in pace con se stesso ed il tennis non è in grado più di far male all’immagine di sé, in quel momento esce fuori il suo miglior tennis. Flavia questo percorso lo ha compiuto tutto, il tennis le ha tolto tanto ma le ha dato forse il doppio. Adesso è giunto per lei il momento di continuare il suo percorso di donna ed iniziare una vita diversa. La scelta di ritirarsi dopo aver raggiunto il culmine della sua carriera è quella di una donna e di una giocatrice matura.

Sara Errani è una giocatrice che da anni continua a stupire tutti. È una ragazza che ha una forza d’animo, una determinazione e convinzione dei propri mezzi straordinaria. Mentalmente in campo è il prodotto di molta scuola spagnola ed in genere sudamericana. In spagnolo questo atteggiamento in campo viene di solito definito “garra”. Si tratta di uno stato di attivazione fisica e mentale che vengono di solito definiti come” grinta e determinazione” che permettono ad un giocatore di lottare su ogni punto. Sebbene questo stato mentale permette ad un giocatore di esprimere buona parte del proprio potenziale, è molto dispendioso e comunque non è l’ideale. Il tennis è un gioco di destrezza in cui viene richiesta coordinazione fine dei movimenti. Il gesto tecnico ottimale nel tennis richiede decontrazione muscolare. L’attivazione nervosa invece non fa altro che aumentarla. I giocatori che accedono all’energia nervosa come fonte di energia si consumano con il tempo prima. Giocare con i muscoli sempre over-tesi è altresì fonte di infortuni e lesioni. Non è un caso che molti giocatori spagnoli che vengono da questa scuola, hanno avuto un sacco di guai fisici nella loro carriera (Bruguera, Ferrero, Berasategui, Nadal per citarne alcuni) ed all’approssimarsi dei trenta anni sono finiti. Quando si dice che Federer è stato fortunato a non infortunarsi, da una parte è vero, ma dall’altra è vero anche che Federer ha saputo costruire la sua preparazione, il suo gioco, la sua programmazione sulla personalizzazione dei carichi, sulla decontrazione muscolare, sulla partecipazione limitata a ristretto numero di tornei .

Per tornare al nostro discorso…
Roberta Vinci è la giocatrice italiana che tra le altre ha seguito di più questa filosofia. Sicuramente è dovuto al fatto che la costruzione di un tennis classico vario e brillante non consigliava la costruzione di un gioco troppo muscolare. È una giocatrice che tra le altre si è un po’ costruita l’immagine di gregaria ma a mio modo di vedere è una giocatrice estremamente intelligente che è riuscita a trarre vantaggi competitivi da un tennis che sta quasi sparendo.

Camila Giorgi è sicuramente tra le giocatrici italiane quella per me più interessante. Il tennis di Camila è molto fluido ed i suoi livelli di energia in campo sono altissimi. Quando gioca in modo rilassato e debitamente concentrato è veramente un piacere assistere alle sue partite. Sfortunatamente, ci sono dei momenti in cui entra in stati mentali negativi da cui non riesce ad uscire e le partite sembrano volarle di mano. A volte esce da stati mentali ottimali senza sapere come rientrarvi. Non ha ancora imparato ad evitare che i processi razionali influiscano negativamente con gli automatismi della memoria neuromuscolare. Non ha ancora acquisito le abilità di eseguire a piacimento gli switch mentali che le permetterebbero di avere continuità di prestazione. Nel momento in cui deciderà di lavorare su questi aspetti e riuscirà a trovare una sua disciplina mentale, saranno guai per tutte!

Delle 6 giocatrici, Karin Knapp è sicuramente quella che conosco meglio. Karin è una ragazza straordinaria, la vita l’ha messa davanti a tante prove che avrebbero stroncato la carriera alla maggior parte delle altre giocatrici. Ma non Karin. È una ragazza che ha umiltà, spirito di abnegazione e cultura del lavoro eccellenti. Karin non ha ancora trovato continuità. Il fatto di entrare ed uscire negli anni dalle competizioni hanno fatto in modo che lei non potesse costruire sensazioni e certezze soprattutto dentro al campo. Questo si è spesso ripercosso sulla continuità sia nelle prestazioni che nel rendimento. Sta uscendo da un ulteriore infortunio al ginocchio e mi auguro che nel 2016 possa giocare con continuità e soprattutto serenità.

Se dovessi descrivere Francesca Schiavone con un solo aggettivo, direi “animus pugnandi”. Il tennis di Francesca è fatto di fibrillazioni continue. È un tennis senza riposo, estroverso, per certi versi discontinuo ed incoerente ma spesso efficace e mai banale. Il tennis ha esacerbato in Francesca una personalità in perenne contrasto con se stessa e con gli altri, accendendo luci ed ombre, eccessi e manchevolezze. Una carriera vissuta sempre al limite ma sempre in modo personale.

Delle nuove leve chi è che ti piace dal punto di vista mentale e chi pensi abbia maggiori chance di entrare tra le prime cento?
Questo è un discorso molto lungo e difficile, Angelo. Come evidenziato dal percorso delle italiane, non c’è una sola strada che porta al successo e la storia di tutte le giocatrici indica che le ragioni per cui una giocatrice ce la fa e le altre non ce la fanno sono da ricondurre soprattutto a fattori personali motivazionali ed altri di diversa natura (ambientale, economico, strutturale etc) che possono scattare o non scattare a seguito di molti fattori. Quello di fare nomi sarebbe pertanto soltanto un puro esercizio di stile. Come si evidenzia anche la storia delle “magnifiche sei”, i percorsi per arrivare tra le top 100 sono tutti diversi, chi è andata in Spagna, chi si è affidata a team italiani, chi si è affidata alla federazione e via discorrendo. Al momento in Italia ci sono tante ragazze che magari hanno visibilità e sono conosciute anche al pubblico, ma ce ne sono altrettante che magari stanno facendo un percorso di élite, in silenzio, e noi non lo sappiamo ancora… Se devo comunque citarti alcune giovanissime, forse sconosciute al grande pubblico, di cui conosco il percorso e che mi piacciono per mentalità ed atteggiamento in campo ti direi Federica Bilardo, Alexia Carlone, Rosanna Maffei. Entreranno tra le prime cento? Nessuno può dirlo. Ma passione, dedizione incondizionata, determinazione a riuscire e desiderio continuo di migliorare avranno sicuramente un’incidenza fondamentale.

Parlando di desiderio di volersi migliorare continuamente, cosa ne pensi dell’atteggiamento mentale di Federer?
Io penso che Federer sia un grandissimo professionista e forse il miglior ambasciatore possibile che questo sport potesse avere. Essere professionista vuol dire lavorare senza sosta per guadagnare vantaggi competitivi sui propri avversari. Federer sa benissimo che Djokovic, Murray e Nadal (per non parlare degli altri) studiano il suo gioco, le sue statistiche, i suoi movimenti e si preparano per controbattere a quelli che sono i suoi punti di forza e per usare a proprio vantaggio quelle che sono le sue debolezze. È per questo motivo che è ancora li, a 34 anni a studiare ed imparare per guadagnare vantaggi competitivi. Un vero esempio per tutti. Ma se Federer facesse questo soltanto per scopi puramente professionali, probabilmente lo renderebbero un personaggio molto freddo ed insignificante. È la passione e l’amore per questo sport che spingono un giocatore che nella carriera ha vinto tutto a continuare a fare sacrifici ed a spostare il limite oltre. Se pensiamo che questo era un giocatore che fino ai 21 era conosciuto sul circuito come “Mad Federer” e che qualcuno che lo aveva visto giocare nel 2001 aveva esclamato che con quel rovescio non sarebbe diventato nessuno nel tennis, mi pare che non se la sia cavata male, e che non si può mai dire mai!

E di Nadal cosa ne pensi?
Penso che Nadal sia uno dei giocatori più forti mentalmente che abbia calcato un campo da tennis. Penso anche che per stile di gioco, personalità e caratteristiche la rivalità con Federer sia diventata un classico. I due campioni sono anche diversi dal punto di vista mentale. Federer ha lavorato tanto sulla naturalezza; Nadal sul controllo razionale. Fatto sta che Nadal ha fatto della parte mentale un vantaggio competitivo del suo gioco. Conoscendo un po’ la mentalità sportiva di Nadal si capisce come l’atteggiamento in competizione sia quello di competere per non arrivare secondo. È una mentalità che difficilmente accetta la sconfitta. Non è un caso che la maggior parte degli infortuni di Nadal siano capitati in modo concomitante alle sue sconfitte sul campo. Nel momento in cui le sconfitte sono arrivate più sovente nell’ultima stagione, il campione spagnolo ha ammesso pubblicamente che i risultati negativi erano dovuti in particolar modo a mancata tenuta mentale e, da eccellente professionista quale è, si è rimesso a lavorare su questo aspetto. Mi auguro che il 2016 ci restituisca un Nadal completamente ristabilito e totalmente competitivo. Il nostro sport ha bisogno della personalità di tennisti come Nadal.

Pensi che Nole e Murray sono destinati ad un duopolio dopo il ritiro di Federer e Nadal? Cosa ne pensi dal punto di vista mentale dei due?
La mia impressione è che al momento Djokovic e Murray abbiano qualcosa in più e soprattutto più continuità rispetto a giocatori come Wawrinka, Nishikori, Berdych e gli altri che vengono dietro. Come dicevo sopra, tutto può succedere, il fatto di essere diventati genitori potrebbe togliere un po’ di focus, dedizione ed energia ai due o aggiungerne, chi lo sa? Certamente dei due Djokovic sembra quello che ha trovato più stabilità e continuità. Ha dovuto lavorare moltissimo sulla gestione delle emozioni con dei protocolli di allenamento mentale che conosco molto bene. L’immagine di Nole all’esterno è quella di una persona scanzonata e burlona, ma la verità è che si è costruito un team di primissimo ordine che lascia poco o nulla al caso. Penso che con il ritiro di Federer e Nadal, Djokovic possa diventare il nuovo padrone del circuito.

Murray per me rimane ancora un’opera incompiuta. Sembrava che con l’avvento di Lendl come allenatore avesse trovato una sua dimensione. Non è un caso che Lendl avesse preteso al suo arrivo che Murray seguisse i consigli di uno psicologo dello sport. Da quando non c’è più Lendl, il ragazzo sembra essere ritornato quello di una volta. Molto nervoso e loquace in campo e con atteggiamenti spesso remissivi. Spesso il cambiamento nei giocatori è sollecitato da singole situazioni che ne scuote lo status quo e porta a dei cambiamenti. Mi auguro che per Murray la paternità ormai prossima possa essere il mental turning point.

Grazie per la chiacchierata Federico, spesso si guardano questi grandi campioni e non si capisce come possano ottenere risultati del genere con cosi tanta continuità, ma sappiamo bene come dietro un fenomeno del tennis, ci sia comunque un lavoro estenuante dal punto di vista mentale.

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Interviste

Alberto Mancini, nuovo coach di Fognini: “Mi ha preso perché è motivato”

Intervista esclusiva all’argentino, ex n.8 ATP, che non ha dubbi. Da Maradona a Fognini, due talenti diversi, non facili da gestire. “Con il lavoro, quando si hanno i mezzi di Fabio, si possono raggiungere grandi risultati anche a 33 anni”

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A pochi giorni dall’inizio della collaborazione con Fabio Fognini, ho intervistato il nuovo allenatore del tennista ligure. Alberto Mancini è stato n.8 del mondo. Ha vinto tre tornei ATP in carriera – Bologna nel 1988, Montecarlo (battendo Wilander e Becker) e Roma cancellando match point a Agassi, entrambi nel 1989 – e ha giocato i quarti al Roland Garros, suo miglior risultato nei tornei dello Slam. A Roma ha giocato anche un’altra finale nel 1991, ritirandosi con Emilio Sanchez nel terzo set, a Key Biscayne è stato sconfitto nell’ultimo atto da Chang, a Kitzbuhel da Sampras e a Stoccarda da Stich.

Capitano della squadra argentina di Coppa Davis, ha portato i biancocelesti due volte in finale, nel 2006 e 2008. Dopo aver perso in casa con la Spagna di Lopez e Verdasco decise però di dare le dimissioni. Ha allenato Mariano Puerta, poi nel biennio 2003-04 Guillermo Coria e negli ultimi quattro anni e mezzo Pablo Cuevas. 

Mancini si trova da tre giorni a Sanremo per allenare Fognini, con il quale è venuto in contatto grazie a Ugo Colombini, manager del tennista italiano.

 

L’INTERVISTA – Mancini ricorda le sue vittorie, alcuni degli avversari battuti – soprattutto nel suo anno migliore, il 1989, a Roma e Montecarlo – i problemi alla spalla verso metà anni Novanta, i momenti difficili, i rapporti con i giocatori di quel tempo frequentati dall’epoca junior: Davin, Perez Roldan, e Martín Jaite, un pochino più anziano.

Gli ho chiesto ricordi e aneddoti su Maradona, un mito, scomparso il 25 novembre. Mancini è tifoso del Newell’s di Rosario, anche se è nato a Missiones, nel nord: “Ma io giocavo a tennis dacché avevo 5 anni, per via di mio fratello, mio padre. I miei idoli erano Vilas, e poi anche Clerc, più che i calciatori…“. Da capitano di Coppa Davis, Mancini ricorda Maradona che veniva negli spogliatoi a incoraggiare la squadra e che trasmetteva grinta e entusiasmo a tutti i componenti. 

Alberto mi ha parlato un po di sé e dei suoi risultati, poi della sua carriera di allenatore soffermandosi soprattutto sul periodo trascorso con Coria che, sotto la sua guida, è diventato numero 4 del mondo partendo dalla posizione 70; i due i sono separati nel 2004, dopo l’Australian Open e prima della finale persa al Roland Garros con Gaudio.

Poi siamo arrivati alla parte che, ovviamente, interessa di più i tifosi italiani e i lettori di Ubitennis. Come è nato il rapporto con Fabio Fognini, come lo ha trovato e con quali ambizioni: mi ha raccontato perché pensa che Fabio abbia voglia e motivazione per restare in alto nelle classifiche mondiali. Mancini ha visto giocare Berrettini e Sinner e mi ha svelato anche cosa pensa di loro.

La moglie e i tre figli di Albertosono rimasti in Argentina, ogni tanto lo seguiranno ma sono abituati al suo lavoro che lo costringe a fare il giramondo. Il rovescio di Fognini lo entusiasma, ma abbiamo parlato anche di cosa si può fare per migliorare il servizio e in particolare la seconda, a cominciare dal lancio di palla. C’è il problema di allenarsi (con la mascherina!) senza sapere se si giocherà in Australia e quando; Alberto mi ha anche raccontato che sono in previsione allenamenti a Bordighera al centro Piatti con Sinner, così come a Montecarlo con Dimitrov, Wawrinka e gli altri giocatori che si allenano nel Principato.

Tutto il resto (vi ho già svelato tanto!), lo trovate nel video completo dell’intervista.

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Focus

Thiem: “Nonostante tutto, il 2020 avrà sempre un posto nel mio cuore. Nel 2021 in 6-7 lotteranno per il numero 1”

L’austriaco fa i complimenti a Medvedev – ‘nel terzo set ha giocato un game di risposta incredibile’ – e non recrimina troppo: “Forse solo un punto nel tie-break, ho giocato un dritto stupido”. Verso il 2021: “Voglio scalare la classifica”

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Dominic Thiem - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Non si presenta troppo abbattuto il grande sconfitto di stasera, Dominic Thiem, alla conferenza stampa di rito. L’austriaco ha perso la finale delle ATP Finals per il secondo anno consecutivo, questa volta contro il russo Daniil Medvedev. Nonostante la sconfitta gli resterà la (magra) consolazione di aver fatto parte di una finale da record. La durata della partita di stasera, 2 ore e 44 minuti, è infatti un record per la storia del torneo da quando si gioca due set su tre.

Il primo pensiero dei giornalisti si rivolge ai tre break point salvati da Medvedev nel secondo set, specialmente quello in cui Thiem si è trovato molto vicino alla rete. “Certo ci sarebbe stato un risultato diverso se avessi convertito quel break point, ma non era un colpo facile, la palla era bassa. Avrei dovuto metterla in campo. Comunque non ho molto da recriminare, forse solo sul 2-1 nel tie break, ho risposto bene e poi ho giocato un diritto stupido. Lo slice è una buona tattica con Daniil, l’ho usata anche in passato“.

L’austriaco come sempre è sportivo e riconosce i meriti dell’avversario, che nel quinto game del terzo set ha alzato il livello e strappato il servizio a Thiem. “Il suo break nel terzo set è stato un game incredibile, ha messo in campo delle risposte incredibili e ci sono stati scambi lunghissimi. Purtroppo è così, ogni partita è equilibratissima in questo torneo. Congratulazioni a lui”.

 

C’è spazio anche per qualche battuta sul ranking, che vede Thiem terzo e il suo sfidante Medvedev in quarta posizione. “I migliori del 2020 sono quelli che sono in testa al ranking, anche se devo escludere Roger (ride, ndr), ma sono sicuro che tornerà bene l’anno prossimo. […] Devo aggiungere Rublev, credo sia stato top 5 quest’anno visto quanto ha vinto. Direi quindi che i top 5 sono quelli giusti, a parte Roger“. Lo stesso austriaco non si nasconde sulle sue future possibilità di classifica. “Voglio scalare la classifica sempre di più […] Ho giocato bene quest’anno e anche l’anno scorso. Voglio giocare bene nei grandi tornei, e se riesco a farlo posso salire ancora. Ma ci sono grandi giocatori in testa, e […] almeno 6-7 giocatori come Tsitsipas, Zverev, Daniil e Rublev oltre ai Big 3 che combatteranno per il numero 1 l’anno prossimo“.

Adesso, però, è tempo di concedersi un po’ di riposo dopo una stagione più corta del solito eppure molto travagliata. “È stato un anno molto difficile. Noi atleti, nello specifico noi tennisti, siamo privilegiati nel fare quello che facciamo. Dal punto di vista tennistico è stata una grande annata. Ho raggiunto uno dei miei obiettivi di una vita, vincere uno Slam, quindi anno straordinario per me tennisticamente. Nonostante tutte le difficoltà, per me quest’anno avrà sempre un posto nel mio cuore. […] Spero che la pandemia termini il più presto possibile e che tutti possano tornare a lavorare e ad avere una vita normale”.

Quanto al ricambio generazionale, Thiem si sente molto ottimista sulle sue possibilità nell’immediato futuro e su quelle dei tennisti più giovani di lui. “Il futuro è arrivato. Abbiamo tanti anni davanti a noi, e abbiamo provato che possiamo giocarcela con le leggende di questo sport. I Big3 i prossimi anni continueranno ancora a giocare per vincere i titoli importanti, ma a un certo punto quei giocatori si ritireranno e quindi sarà il nostro turno. […] È molto importante per lo sport avere un ricambio. Rafa, Roger e Nole hanno fatto così tanto per lo sport, hanno portato tanti nuovi fans, ma verrà un giorno in cui se ne andranno e la nostra sfida sarà mantenere tutte queste persone appassionate al tennis, questo sport così meraviglioso. Loro hanno dato così tanto al tennis, ora è il nostro turno. Dobbiamo fare la nostra parte e continuare la storia che loro hanno contribuito a scrivere”.

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Focus

Nadal: “Ho perso una grande occasione, bravo Medvedev. Australian Open? Cerchiamo di far vivere il Tour”

Rafa Nadal: “Sta giocando alla grande, gli auguro il meglio”. Sulle difficoltà di disputare l’Australian Open: “Ci vuole flessibilità, dobbiamo accettare le decisioni di Melbourne e aiutare i giocatori. Le Finals su un’altra superficie? Non è il momento di parlarne”

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Rafael Nadal - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Questa volta ha perso, contro Medvedev, ma Rafael Nadal si dimostra ancora una volta campione di saggezza dando prova di lucidità, equilibrio e senso di responsabilità in conferenza stampa. Il match è stato serrato e ha avuto diversi volti, ma le Finals rimarranno un tabù per Nadal almeno per altri dodici mesi; in finale, a contendere il titolo di Maestro a Dominic Thiem, ci andrà infatti il russo a conferma dell’ormai avviato ricambio generazionale. Riportiamo di seguito le dichiarazioni di Rafa.

Un match duro stasera. Hai avuto la sensazione che con l’allungarsi della partita ti siano mancate un po’ le energie e per questo Daniil alla fine abbia vinto? No, non credo. Penso che all’inizio del match sia stato migliore di me. Sono riuscito a salvare i miei servizi con fatica, poi ho giocato bene per ottenere il break e chiudere il set. Nel secondo è andata più o meno così all’inizio ma alla fine stavo giocando un po’ meglio di lui, poi sul 5-4 ha disputato un buon gioco e io no. Ho avuto una grande opportunità e perso una grande occasione. Bravo lui. Sta giocando alla grande. Gli auguro il meglio”.

Rafa non trova attenuanti fisiche – “No, va tutto bene, grazie” è la secca risposta – e non ha particolare voglia di affrontare l’argomento relativo alla superficie delle Finals, che si sono sempre disputate sul duro indoor, non certo la superficie preferita dello spagnolo. Un giornalista gli chiede: c’è frustrazione in te per questo? “Non è il momento ora di parlarne. Io sono un giocatore e accetto la superficie. Ho una mia opinione personale, ma non è il momento. Ho appena perso in semifinale. Ho avuto le mie chance ed ero vicino al disputare un’altra finale qui. Non ho giocato sufficientemente bene nel momento chiave del match. È tutto. Le altre cose non contano“.

 

Sullo svolgimento dell’Australian Open e la situazione delicata causa pandemia, ancora una volta Rafa dimostra lucidità ed equilibrio: Dobbiamo aspettare cosa dirà il governo dello stato di Victoria. Non siamo nessuno per sapere cosa sia meglio per il loro paese. Dobbiamo solo essere pazienti e accettare la situazione. È difficile per tutti. Dovremo essere flessibili e trovare la soluzione per giocare il maggior numero possibile di tornei, per far vivere il Tour e aiutare i tornei, i giocatori più bassi in classifica affinché possano continuare a giocare e tutti coloro che vivono con il nostro sport. Non solo i tennisti ma tutte le persone che sono coinvolte. Quindi cerchiamo di essere flessibili in tutti i modi. Speriamo che con il vaccino tutto ciò finisca presto, speriamo di poter tornare alla normalità in un paio di mesi, ma adesso è una situazione difficile“.

Nel futuro, nonostante l’età che avanza, gli obiettivi di Rafael Nadal non cambieranno. Il mio obiettivo è sempre lo stesso: andare ad ogni torneo per darmi la possibilità di competere al meglio e cercare di vincere. Questo è il mio scopo ogni anno. Le mie motivazioni sono sempre state le stesse. Il prossimo sarà un anno importante. Spero di essere pronto per combattere per le cose per cui amo lottare. Lavorerò duramente nella off-season per essere pronto quando ricominceremo“.  

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