Laura Siegemund, John McEnroe e il tennis aritmico

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Laura Siegemund, John McEnroe e il tennis aritmico

La straordinaria settimana di una giocatrice che ha proposto un tennis al di fuori degli schemi, e con pochi precedenti

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A Stoccarda si è confermata Angelique Kerber, la campionessa del 2015 che domenica ha rivinto il torneo aggiudicandosi la finale per 6-4, 6-0. Ma fino a sabato la protagonista della settimana era stata l’altra finalista, Laura Siegemund. Partita dalle qualificazioni, ha vinto senza perdere un set i tre match necessari per approdare nel tabellone principale (contro Smitkova, Karatantcheva ed Hercog), e poi ha continuato con la stessa media, malgrado il valore delle avversarie che le si paravano lungo il percorso: due set a zero a Pavlyuchenkova, Halep, Vinci e Radwanska. Tre top ten sconfitte nello stesso torneo: una prestazione straordinaria, superata di recente forse solo da Belinda Bencic, che di top ten ne aveva sconfitte addirittura quattro, inclusa Serena Williams, per vincere a Toronto nel 2015.

Quando ho deciso di scrivere di Laura Siegemund ho subito avuto chiara una cosa: non avrei provato a descrivere nel dettaglio le sue caratteristiche, né avrei cercato di stabilire il suo valore; e questo per almeno due motivi.
Il primo è perché prima di questa stagione non ricordo di averla vista giocare, e quindi non penso sia giusto entrare nel dettaglio di una tennista della quale si ha una conoscenza superficiale (che nel mio caso significa: qualche spezzone di match agli Australian Open e a Charleston, più gli incontri contro Vinci, Radwanska e Kerber a Stoccarda).
Il secondo è perché ho il dubbio che il tennis espresso durante l’ultima settimana non sia rappresentativo del suo valore reale a lungo termine. Stiamo parlando di una giocatrice di 28 anni: per quanto sia reduce da stagioni che non ha dedicato integralmente al tennis professionistico, mi sembra difficile che a quasi trent’anni la sua qualità si sia stabilmente innalzata ad un livello tale da lasciare pochi game per match addirittura a tre top ten. Penso quindi sia più sensato sospendere il giudizio, ed eventualmente ritornarci sopra tra qualche tempo, dopo averla seguita di più, e anche in altri contesti.

Ho però deciso che avrei parlato di Laura Siegemund perché poteva essere ugualmente lo spunto interessante per ragionare su un tema che raramente capita di affrontare: i tempi di gioco nel tennis.
Da quello che ho visto a Stoccarda, la nota più interessante della sua impostazione è l’estrema atipicità, tanto che sarebbe limitativo definire il suo tennis semplicemente come “vario”: sembrava piuttosto concepito con l’obiettivo di dare il minor numero possibile di punti di riferimento all’avversaria; e questo lavorando non solo sui diversi spin (top spin alternati a back spin), ma anche sulla continua variazione della profondità di palla.
Questo obiettivo è stato perseguito innanzitutto muovendo costantemente lo scambio sulla verticale: palle profonde, palle medie con rimbalzo nei pressi della linea del servizio, e frequenti palle corte o discese a rete.

 

Mi concedo una breve divagazione ricordando una famosa partita del passato con una situazione affine: il secondo match tra McEnroe e Lendl a Parigi, Roland Garros 1988 (non parlo della finale del 1984, ma dell’ottavo di finale disputato quattro anni dopo) vinto da Lendl per 6-7, 7-6, 6-4, 6-4. Il quasi trentenne Mac, sceso al numero 18 del ranking e testa di serie numero 16, ormai non riusciva più a contrastare apertamente la crescente pesantezza di palla determinata dai nuovi attrezzi e dall’irrobustimento fisico di Lendl, e quindi era obbligato a costruire palleggi che cercassero di mascherare il deficit di potenza.
Si ricorda sempre il McEnroe grande volleatore, il maestro del serve&volley, ma Mac doveva anche disputare i game di risposta, e in quella stagione del declino contro un avversario come Lendl (per di più sulla terra battuta) aveva bisogno di una strategia adeguata per non farsi sopraffare. Se McEnroe non era riuscito a stare al passo coi tempi sul piano della forza atletica, possedeva pur sempre la superiore sensibilità e la grande manualità, due doti che gli consentivano di lavorare e piazzare la palla in modo inimitabile; e così nelle situazioni in cui non poteva conquistare immediatamente la rete aveva fatto ricorso a un palleggio “a elastico” che obbligava Lendl ad avanzare e arretrare; un avanti/indietro rispetto alla linea di fondo che rendeva molto più difficile a Ivan trovare gli appoggi giusti per sprigionare la maggiore potenza. Grazie a quella strategia Mac aveva fatto soffrire il rivale ben oltre il previsto.

Modificare il palleggio sulla verticale è un’operazione molto complessa, perché non richiede solo notevoli doti tecniche, ma anche capacità tattiche, di lettura dei tempi di gioco; perché se si decide di alternare parabole profonde a parabole più corte occorre che queste ultime siano proposte con spin e in situazioni tali da non essere “aggredibili” in modo definitivo dall’avversario.
Ecco perché di solito anche chi ama costruire un tennis articolato lo fa utilizzando soprattutto le variazioni geometriche destra/sinistra: differenti angoli per spostare l’avversario e conquistare spazi di campo non presidiati, dei quali avvantaggiarsi. Più raramente viene utilizzato il movimento sulla verticale, magari ulteriormente arricchito dalla palla corta o dalla discesa a rete.

McEnroe aveva giocato in quel modo, consapevole di partire da una situazione di inferiorità; e penso che molto probabilmente abbia ragionato in modo simile anche Siegemund: in un confronto lineare per lei sarebbe stato difficilissimo spuntarla contro avversarie top ten come Vinci e Radwanska (purtroppo non l’ho vista contro Halep) e quindi ha provato a mischiare le carte il più possibile.
Di solito ogni tennista finisce per proporre un ventaglio di soluzioni in base alle quali l’avversaria, dopo una iniziale fase di studio, trova quella che ritiene la giusta posizione per provare a rispondere a sua volta con le proprie armi. Ma non è accaduto a Stoccarda.
Siegemund ha cioè saputo mischiare le carte così bene che la mia sensazione è che né Roberta né Aga siano riuscite a definire con chiarezza quale fosse il modo giusto per contrastarla. E questo a partire dalla collocazione in campo: mai del tutto definita non solo in termini di geometrie destra/sinistra, ma ancor più in termini di profondità (più o meno a ridosso della linea di fondo).
Così anche due maestre del tennis manovrato e delle soluzioni molto tecniche come Vinci e Radwanska si sono trovate spaesate, finendo per esibirsi al di sotto dei propri standard. La mia interpretazione è che senza una chiara posizione da assumere in campo, senza avere trovato il naturale “ubi consistam”, a loro siano venuti a mancare i punti di riferimento: sia tecnici che tattici.

E visto che trovo insoddisfacente il termine “vario”, se dovessi provare a definire con una sola parola il tennis di Siegemund userei piuttosto il termine “aritmico”. Un tennis cioè in cui praticamente ogni colpo ha un differente tempo di gioco, e che produce una condizione disturbante per l’avversaria, che a causa di questa anomalia non ha la possibilità di entrare nel normale ritmo-partita.

A scanso di equivoci: non sto dicendo che di solito durante un match (ma perfino durante uno scambio) il ritmo di gioco sia sempre uguale e stabilito; ma di sicuro capita molto raramente che sia così sistematicamente diseguale, tanto da dare l’impressione di essere del tutto imprevedibile.
La questione non ha nemmeno a che vedere con la forza in assoluto delle giocatrici, è qualcosa di differente. Ci sono infatti tenniste, anche molto forti, che amano basarsi su una pressione di gioco costante, mantenendo ritmi sempre piuttosto alti sino ad arrivare ad asfissiare la propria avversaria: penso ad esempio ad Azarenka o Petkovic. C’è chi invece quasi sempre punta subito sulla massima velocità per chiudere rapidamente, come Serena o Kvitova. C’è chi lavora sul medio ritmo aspettando il momento giusto per cambiarlo e colpire con le accelerazioni, come Halep o Suarez Navarro. C’è chi ama adeguarsi ai tempi avversari per poi magari contrattaccare, come Kerber o Wozniacki.
Ma sono davvero molto poche quelle che hanno come primo obiettivo il togliere qualsiasi riferimento, dando l’impressione di suonare senza partitura, improvvisando totalmente lì per lì.

In anni non troppo lontani fra le donne forse qualcosa del genere, ad alto livello, lo aveva mostrato Maria Josè Martinez Sanchez a Roma 2010; aveva vinto il torneo alternando colpi tesi a soluzioni lavorate, mischiate a frequenti palle corte e discese a rete: ma tutto sommato i suoi tempi di gioco erano forse un po’ più schematizzabili.
Più di recente un’altra giocatrice che ha proposto una impostazione affine è stata Aleksandra Krunic nella sorprendente impresa agli US Open 2014, quando (anche lei proveniente dalla qualificazioni) sconfisse nel main draw Piter, Keys e Kvitova prima di perdere sul filo di lana da Azarenka. In quella settimana di grazia Krunic era nella condizione di variare moltissimi aspetti del gioco, a cominciare dal servizio: alternando prime “normali” attorno ai 160-170 km/h a botte del tutto inattese vicine ai 200 orari; e poi proseguendo con la stessa imprevedibilità durante il resto del palleggio.

A questo punto chi ha letto fino a qui immagino si faccia una domanda quasi inevitabile: perché si vede così raramente questo modo di giocare, perché sono così in poche a praticarlo?
Direi per diverse ragioni. La prima è perché è difficilissimo da attuare, tanto da richiedere una condizione tecnica e mentale straordinaria. E infatti ho citato il caso di tre giocatrici capaci di farlo appieno solo in quella che, per il momento, si può dire sia stata la settimana della vita. E’ tecnicamente complicatissimo eseguire con grande efficacia (e frequenza) palle senza peso che ricadono nell’ultimo metro di campo, alternate a drop-shot millimetrici, a discese a rete, ad accelerazioni improvvise.
Perché se è vero che in questo modo l’avversaria non entra mai in ritmo, è anche vero che nemmeno si acquisiscono punti di riferimento per sé: viene a mancare l’unità di misura, il metronomo a cui affidarsi per registrare il colpo. E’ quasi come se ogni volta si dovesse colpire per la prima volta, a freddo; e molto spesso (ad esempio con i drop-shot o con gli slice profondi) basta un nulla per sbagliare o perdere il punto.
Ho parlato di grande condizione non solo tecnica ma anche mentale perché questo modo di giocare finisce per scardinare le normali costruzioni del punto; lo scambio genera più spesso situazioni anomale e, ad esempio, ci si trova con maggiore frequenza a dover colpire nella terra di nessuno: casi in cui occorre grande rapidità di pensiero, attitudine all’improvvisazione e totale fiducia nei propri mezzi. Perché sono proprio questi i quindici che si “devono” vincere per sbalestrare le rivali, togliere loro sicurezza e farle sentire spaesate.

La seconda ragione per cui secondo me questo è un tennis poco praticato è perché, se per certi aspetti consente di non spendere tantissimo sul piano fisico, è al contrario estremamente esigente sul piano psicologico: tatticamente richiede attenzione ben sopra alla media; senza appoggiarsi alla routine e a uno spartito preparato, diventa mentalmente molto difficile mantenere la qualità necessaria per vincere. E nell’attuale faticoso circuito WTA la routine è anche un appiglio al quale attaccarsi per portare a casa match nelle giornate in cui si ha meno voglia o ispirazione.
Perché, e questa è anche la terza controindicazione, se si scende di livello con questo gioco aritmico si finisce per imbrigliarsi da sole, regalando gratuiti a ripetizione su palle che magari non sarebbero nemmeno state dei vincenti, ma solo la variazione dalla quale partire per costruire la situazione imprevista successiva.

Infine c’è l’ultima controindicazione: le avversarie studiano e cercano di individuare pregi e difetti di ciascuna rivale; e prima o poi anche il quadro di imprevedibilità e incomprensibilità proposto finisce per essere, se non totalmente, almeno parzialmente decrittato. Oppure semplicemente messo in crisi dalla scoperta di punti deboli in chi lo propone, punti deboli ai quali magari fatica a trovare rimedio.
Ecco perché questo genere di tennis è estremamente raro, e penso rimarrà tale anche in futuro. E mi pare difficile possa diventare un tipo di gioco in grado di portare stabilmente ad altissimi livelli.

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WTA, chi migliorerà nel 2022?

Scommesse vecchie e nuove di inizio anno: come sono andate e come andranno le cose nel ranking femminile? Ecco quali spostamenti ho indovinato, quali ho sbagliato, e quali ipotizzo per il futuro

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Clara Tauson (Photo by Alexandre Hergott/Open 6ème Sens - Métropole de Lyon)

Avvertenza: La questione Djokovic, esplosa proprio martedì scorso, ha prodotto come conseguenza anche il rinvio di questa rubrica. Per questo esce oggi l’articolo preparato per il 4 gennaio. Visti i contenuti trattati, mi preme sottolineare che l’articolo non ha subìto alcun cambiamento. Significa cioè che tutte le analisi e i pronostici che leggerete sono precedenti alle partite svolte in questo inizio di 2022. Lo segnalo per dovere di correttezza nei confronti dei lettori.

È terminato il 2021 e comincia in questi giorni la stagione 2022. È il momento di chiudere i bilanci con il passato e dedicarsi al futuro. Quest’anno però oltre al solito tentativo di previsione sulla nuova stagione (che troverete da pagina 3) ho deciso di recuperare un articolo scritto ventiquattro mesi fa. Può sembrare una stravaganza, ma ci sono buoni motivi. Facciamo qualche passo indietro.

Il 7 gennaio 2020 era uscito un pezzo che presentava una serie di previsioni. Non era la prima volta che lo scrivevo, sempre con lo stesso criterio: provare a individuare all’interno delle prime 100 giocatrici del mondo chi avrebbe concluso la stagione con un progresso in classifica. Quel primo articolo, naturalmente, ne sottintendeva anche un secondo alla fine della stagione per verificare l’esito delle previsioni.

 

Poi però nel marzo 2020 la pandemia aveva bloccato i tornei, il Tour era stato gravemente menomato e, in sovrappiù WTA aveva modificato i criteri di calcolo della classifica. Per questi motivi ritenevo le regole del gioco troppo alterate per considerare la “scommessa” ancora valida. Ne ero così convinto che non sono più nemmeno andato a controllare i 14 nomi su cui avevo puntato per scoprire se, come previsore, ne sarei uscito bene o male. Tutto annullato.

Qualche giorno fa, però, mi è tornata in mente quella scommessa e mi sono detto che forse poteva avere un senso fare il controllo riferendosi a quanto accaduto nel 2021. Certo, sappiamo che anche nel 2021 non è stato proprio tutto normale, ma in fondo si tratta semplicemente di verificare le scelte di allora basandosi sui risultati dell’anno successivo. Una variazione che mi sembra più accettabile.

Una volta decisa la verifica, ho pensato di indicare per completezza anche la posizione alla fine del 2020. Ma, lo ripeto, il mio riferimento è quello di fine 2021. Ecco la lista dei 14 nomi secondo l’ordine dell’articolo originario di due anni fa.

Camila Giorgi
ranking di riferimento (fine 2019): n°100
ranking 2020: 75
ranking 2021: 34
Differenza: +66
Camila Giorgi è una giocatrice molto seguita dagli appassionati italiani: non è necessario entrare nel dettaglio dei suoi risultati. Su tutti rimane la vittoria nel WTA 1000 di Montreal 2021, che le ha permesso di riavvicinarsi alle prime 30 del mondo. Direi che come scommessa non era molto rischiosa, visto il ranking di partenza.

Jasmine Paolini
ranking di riferimento (fine 2019): 96
ranking 2020: 96
ranking 2021: 53
Differenza: +43
Per Paolini le cose non erano scontate come per Giorgi, ma secondo me si intuiva che Jasmine stava trovando il modo giusto di affrontare il livello WTA. Nel 2020, forse a causa della programmazione spezzettata dalla pandemia, non era riuscita a ingranare. La crescita di rendimento del 2021 è stata però evidente, coronata dalla vittoria a Portorose (primo titolo WTA della carriera).

Anastasia Potapova
ranking di riferimento (fine 2019): 92
ranking 2020: 100
ranking 2021: 69
Differenza: +23
Potapova aveva avuto un 2020 tribolatissimo, visto che dopo la pandemia non era più scesa in campo. Prima lo stop delle competizioni, poi la decisione di operarsi alla caviglia che l’ha tenuta ferma sino al mese di dicembre. Se a fine 2020 non è crollata nel ranking è stato grazie alla introduzione delle nuove regole che le hanno permesso di tenere validi molti punti del 2019.

Tecnicamente più attendibile la stagione 2021. Senza acuti particolari (3 quarti di finale come massimo), ma sufficienti per un progresso di oltre 20 posizioni. Neanche male per una giocatrice che ha compiuto vent’anni solo qualche mese fa.

Christina McHale
ranking di riferimento (fine 2019): 88
ranking 2020: 80
ranking 2021: 158
Differenza: -70
Tredici successi nel 2020, stagione in cui si è potuto giocare meno del solito, appena 8 successi (con 22 sconfitte) nel 2021, quando il Tour si è riavvicinato alla normalità. In sostanza la stagione negativa che ha vissuto Christina McHale condanna senza appello la mia previsione.

Taylor Townsend
ranking di riferimento (fine 2019): 81
ranking 2020: 89
ranking 2021: 293
Differenza: -212
La pandemia e la maternità; la somma di questi due fattori spiegano l’attuale classifica di Taylor Townsend. Direi che nel suo caso le vicende extra tennistiche hanno influito in modo così determinante da rendere la scommessa senza riferimenti tecnici. Nel 2020, una volta scoppiata la pandemia, Townsend aveva preferito non uscire dagli Stati Uniti. E questo non sorprende, visto che già in passato aveva anteposto ad alcuni impegni nel Tour la partecipazione a manifestazioni nazionali, come il World Team Tennis.

Poi però è stata la maternità a fermare le sue competizioni. Di fatto, dal marzo 2020 Townsend ha disputato solo due partite valide per conquistare punti WTA (entrambe perse): il primo turno di qualificazione a Cincinnati 2020 e il primo turno allo US Open 2020.

Coco Gauff
ranking di riferimento (fine 2019): 68
ranking 2020: 48
ranking 2021: 22
Differenza: +46
Alla fine del 2019 Coco Gauff era reduce dal primo successo in un torneo WTA, a Linz, a nemmeno 16 anni. Il dubbio che la circondava non era tanto sulle potenzialità fisico-tecniche quanto piuttosto sui rischi determinati dalla precocità. A oggi però sembra essere stata brava a reggere le pressioni, tanto che nel settembre scorso per alcune settimane è stata anche Top 20.

Iga Swiatek
ranking di riferimento (fine 2019): 60
ranking 2020: 17
ranking 2021: 9
Differenza: +51
Non c’è bisogno di dire molto su Iga Swiatek. Numeri e risultati parlano per lei: uno Slam vinto già nel 2020 e l’ingresso in Top 10 nel 2021.

a pagina 2: Le altre sette giocatrici scelte due anni fa

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WTA Hot Shots! (12) + 12 punti memorabili del 2021

Seconda parte dell’articolo dedicato ad alcuni grandi scambi della stagione 2021, con protagoniste attese ma anche sorprendenti

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Laura Siegemund - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Ultimo articolo della rubrica del martedì per il 2021, dedicato alla seconda parte della carrellata dei migliori punti della stagione. Come ho già spiegato la scorsa settimana, la scelta di partenza è stata quella di dividere i punti in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Dopo la prima parte riservata ai singoli colpi (vedi QUI), nella seconda ci concentriamo sui grandi scambi.

Ribadisco che non c’è alcuna pretesa di completezza né tanto meno di oggettività. Si tratta di un semplice svago, basato su scelte del tutto opinabili: una scusa per continuare a parlare di tennis anche quando le competizioni sono ferme. Per dare più pepe al gioco, ho deciso di mettere i punti in ordine da 12 a 1, ma confesso che non sono stato molto a riflettere sulle posizioni. Via dunque alla carrellata dedicata ai dodici scambi del 2021.

12. Karolina Pliskova e Viktorija Golubic
(QF Wimbledon, Pliskova b. Golubic 6-2, 6-2)
Cominciamo la rassegna con due punti (posizione 12 e posizione 11) che vedono protagonista Karolina Pliskova, che dopo un avvio di 2021 opaco ha progressivamente ritrovato la forma, sbocciando con il suo tennis migliore a Wimbledon.

 

Qui siamo nei quarti di finale contro una delle sorprese del torneo, Viktorija Golubic, e dallo scambio capiamo i motivi che hanno permesso a Karolina di arrivare in finale ai Championships. Infatti alle sue riconosciute doti di attaccante aggiunge alto rendimento in ambiti che non sono propriamente il suo forte: mobilità e recuperi difensivi. E così prima salva in allungo di dritto, poi di rovescio, per concludere con l’ultima perla rappresentata da un rovescio in avanzamento.

11. Karolina Pliskova e Sara Sorribes Tormo
(QF Montreal, Pliskova b. Sorribes Tormo 6-4, 6-0)
Il secondo set vinto 6-0 contro Sorribes Tormo a Montreal è stato forse il set migliore disputato da Pliskova in tutto il 2021. Ricordo che in quel momento Sorribes era in un periodo di grande condizione (qualche giorno prima a Tokyo aveva sconfitto la numero 1 Barty), ed era capace di offrire tennis di contenimento di alto livello. Tanto che spesso provocava alle sue avversarie dei “fuori giri” offensivi, causate dalla frustrazione che le coglieva di fronte alla impossibilità di sfondare il muro difensivo eretto dalla giocatrice spagnola.

Ecco, dare 6-0 a quella Sorribes significava raggiungere livelli di gioco eccezionali. E in un certo senso il punto proposto lo dimostra: nel corso dello scambio Karolina non riesce a sfondare in avvio, e anzi deve a sua volta impegnarsi in difesa, prima di trovare finalmente il colpo definitivo.

10. Daria Kasatkina e Jelena Ostapenko
(QF Eastbourne, Ostapenko b. Kasatkina 1-6, 7-5, 6-2)
Daria Kasatkina e Jelena Ostapenko sono due delle rappresentanti della generazione del 1997 che qualche anno fa si era messa in luce per la precocità ad alti livelli. Ancora teenager, per esempio, erano state protagoniste sulla terra di Charleston 2017 di una delle più giovani finali della recente WTA.

Nel 2021 Daria e Jelena si sono incontrate due volte, sempre sull’erba e ha sempre vinto Ostapenko, anche se al termine di partite tirate. Qui siamo a Eastbourne, poi si ritroveranno a Wimbledon e il match finirà 6-1, 3-6, 8-6. Il punto in questione è interessante perché si gioca tutto (o quasi) sulla diagonale sinistra. Ostapenko prova diverse soluzioni per sfondare: rovesci di pesantezza e angoli differenti, ma anche un dritto anomalo e perfino un dropshot. Ma Kasatkina riesce sempre a replicare, concludendo il punto con un cambio di direzione di assoluta accuratezza.

9. Mihaela Buzarnescu e Serena Williams
(2T Roland Garros, Williams b. Buzarnescu 6-3, 5-7, 6-1)
I prossimi due punti sono scelti dallo stesso match, disputato al Roland Garros fra due tenniste molto esperte: Serena Williams 39 anni e Mihaela Buzarnescu, 33 anni. Dopo l’infortunio subito nel 2018 alla caviglia, Buzarnescu non è più riuscita a recuperare la continuità ad alti livelli esibita in quella straordinaria stagione. Ma questo non significa che non sappia ancora oggi dimostrare tutte le sue qualità tecniche.

In questo scambio siamo nel secondo set, con Serena all’attacco e Mihaela in difesa, che sfodera una serie di recuperi eccezionali. La chiave del punto è la lettura anticipata dei contropiede. Deliziosi per sensibilità del braccio i due colpi a fine scambio.

8. Serena Williams e Mihaela Buzarnescu
(2T Roland Garros, Williams b. Buzarnescu 6-3, 5-7, 6-1)
Stesse protagoniste e stesso match della posizione numero 9, ma qui il punto è forse ancora più spettacolare. Siamo nel terzo set, e lo scambio si dipana con una serie di colpi in cui attacchi e recuperi cambiano più volte l’inerzia della situazione.

Non entro nel dettaglio sui diversi rovesciamenti di fronte, ma alla fine non si può che concordare con l’ammirevole fair play di Buzarnescu, che applaude il colpo definitivo di Serena.

7. Ashleigh Barty e Jil Teichmann
(Fin. Cincinnati, Barty b. Teichmann 6-3 6-1)
Non chiedetemi perché, ma questo è il punto giocato da Barty nel 2021 che mi è rimasto più impresso di tutta la sua stagione. Non so se sia davvero il suo migliore, ma a mio avviso racchiude in pochi secondi tante delle sue qualità tecniche e di tocco. Siamo a Cincinnati, in un match che vede di fronte la testa di serie numero 1 Barty contro la sorpresa Jil Teichmann, che ha raggiunto la finale giocando il miglior tennis della carriera.

E che Jil sia in forma lo si capisce da come riesce a tenere testa a tutte le soluzioni differenti che Ashleigh sviluppa durante lo scambio. Anzi: sembra addirittura avere la meglio quando riesce ad agganciare il dropshot di Barty replicando con un rovescio incrociato (da mancina) strettissimo. E invece Ashleigh è in grado di trovare la soluzione migliore con un dritto eseguito correndo in avanti e, malgrado questo, piazzato alla perfezione. Peccato per la pessima qualità del video, che per lunghi tratti rende la palla invisibile.

a pagina 2: Gli scambi dalla posizione 6 alla 1

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WTA Hot Shots! 12 (+12) punti memorabili del 2021

Prima parte dell’articolo dedicato ad alcuni grandi colpi della stagione 2021, con protagoniste attese ma anche sorprendenti

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Ons Jabeur

Ultimi due articoli dell’anno, dedicati ai migliori punti del 2021. Come già in passato, ho deciso di dividerli in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Penso sia l’unica strada possibile per dare ordine al materiale scelto, perché altrimenti i punti avrebbero caratteristiche così diverse da non essere quasi paragonabili. In alcuni casi la distinzione è difficile, ma ho preferito incorrere in qualche scelta dubbia piuttosto che mischiare situazioni troppo differenti.

Le fonti da cui sono ricavati i punti sono sostanzialmente due: le diverse scelte che si trovano su Internet e i promemoria che prendo io stesso durante l’anno mentre seguo le partite, e che spero rendano la selezione meno scontata. Purtroppo poi non sempre riesco a recuperare i video dei punti individuati, e questo finisce per limitare la presentazione. In ogni caso non ho alcuna pretesa di completezza né tanto meno di oggettività. Si tratta di un semplice svago, basato su scelte del tutto opinabili: una scusa per continuare a parlare di tennis anche quando le competizioni sono ferme.

Per dare più pepe al gioco, ho deciso di mettere i punti in ordine da 12 a 1, ma confesso che non sono stato molto a riflettere sulle posizioni. Cominciamo con i colpi, per gli scambi ci ritroveremo martedì 28 dicembre.

 

12. Harmony Tan
(2T Roland Garros, Vondrousova b. Tan 6-1, 6-3)
Nella selezione degli Hot Shots non può mancare un tweener. Tra tutti quelli della stagione 2021 ho scelto questo perché eseguito dopo una corsa in diagonale, una situazione che rende più difficile mantenere la percezione del campo spalle alla rete. Protagonista Harmony Tan, giocatrice francese ammessa nel tabellone principale del Roland Garros grazie a una wild card. E in un momento di buona forma, altrimenti al primo turno non avrebbe vinto il derby contro la ben più titolata Alizè Cornet.

Veniamo al punto. Tan si trova contro Marketa Vondrousova, che dello schema “dritto incrociato profondo + palla corta di rovescio lungolinea” ha fatto uno degli architravi del suo gioco: una situazione ampiamente codificata del suo modo di stare in campo (vedi QUI). In certe situazioni Marketa non perdona: parte il drop shot e diventa difficile cavarsela. Qui però Tan è molto brava nella doppia corsa avanti-indietro conclusa dal tweener potente e preciso che sorprende tutti, inclusa Vondrousova.

11. Dayana Yastremska
(1T US Open, Kerber b. Yastremska 3-6, 6-4, 7-6)
Immagino i dubbi dei detrattori: Dayana Yastremska è una giocatrice da “o la va o la spacca”, tanto che quando si è affacciata sul circuito proponeva un tennis con tassi di rischio e aggressività mai visti prima. E non era una semplice sensazione, ma un dato confermato dagli statistici.

US Open, match contro Kerber. Lo scambio di per sé è semplicissimo: Yastremska serve a uscire, e non è nemmeno una cattiva battuta; ma Kerber risponde ancora più incrociato con una parabola strettissima che obbliga l’avversaria oltre il corridoio. A questo punto Dayana sa che l’inerzia dello spostamento la spingerà fuori dal campo in modo quasi irreversibile. E allora si inventa una replica di dritto di assoluta precisione: il suo dritto passa fra la il seggiolone del giudice arbitro e il paletto della rete, atterrando esattamente all’incrocio delle righe, imprendibile per chiunque.

a pagina 2: I colpi da 10 a 6

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