Rio 2016, donne: grandi sorprese, out Venus Williams, Radwanska e Bacsinszky!

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Rio 2016, donne: grandi sorprese, out Venus Williams, Radwanska e Bacsinszky!

Olimpiadi Rio de Janeiro – Le cinesi Zheng e Zhang fanno fuori Agnieszka Radwanska e Timea Bacsinskzy. Venus Williams si arrende a Flipkens al tie break del terzo set. Doppio 6-3 per Keys e Bouchard contro Kovinic e Stephens. Suarez Navarro rimonta Ivanovic

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K. Flipkens b. [5] V. Williams 4-6 6-3 7-6(5) (Bruno Apicella)

Venus Williams ha lottato sul campo per tre ore e diciannove minuti prima di cedere solo al tie break del terzo set al tennis aggressivo della tennista belga Kirsten Flipkens. Un match entusiasmante, indeciso fino all’ultimo punto e che ha visto la numero 62 del mondo battere la maggiore delle sorelle Williams rimontando un set di svantaggio. Il primo parziale è stato vinto proprio da Venus (risalita alla posizione numero 6 del ranking WTA) che con il rovescio lungolinea è riuscita a fare la differenza e a conquistare molti punti. Dopo un break iniziale in favore di Venus è stata Kirsten a riaprire il set recuperando lo svantaggio e dando vita a game molto lottati nel corso dei quali le due tenniste hanno messo in mostra il loro repertorio: Venus accelerando tutti i colpi e riuscendo a trovare accelerazioni devastanti sia con il rovescio che con il dritto, mentre Kristen ha variato il gioco, facendo muovere l’avversaria e cercando speso la rete. Il primo set è stato chiuso per 6 a 4 ma nel secondo è stata la belga ad alzare il livello del suo tennis e a deliziare il pubblico con volée e palle corte che allo stesso tempo hanno messo in difficoltà Venus. Quando la belga ha servito per chiudere il secondo set ha dovuto prima annullare tre palle break consecutive conquistate dalla statunitense, per poi chiudere sul 6 a 3.

Il match è stato deciso dal terzo set e proprio la maggiore delle sorelle Williams si è portata avanti nel parziale ritrovando la potenza dei colpi e quelle accelerazioni che erano state fondamentali nel primo set. Venus ha servito per il match ma Flipkens è rimasta attaccata al punteggio e alla terza occasione ha strappato il break decisivo. L’incontro è stato così deciso dal tie break e a fare la differenza sono stati gli errori commessi proprio da Venus che in ogni caso è riuscita a risalire nel punteggio partendo da un 5 a 2 di svantaggio e arrivando alla parità. Il tie break è stato chiuso per 7 punti a 5. Per la belga, ora, la sfida con la ceca Lucie Safarova.

 

S. Zheng b. [4] A. Radwanska 6-4 7-5 (Paolo Di Lorito)

Stat Radwanska Zheng

Sul campo numero 1, dove si affrontano per la prima volta Agnieszka Radwanska e Saisai Zheng, avviene probabilmente la più grande sorpresa di giornata per quanto riguarda il tennis femminile: la polacca, proprio come era avvenuto quattro anni fa a Londra, esce al primo turno.

Il match si rivela estremamente divertente e anche se inizialmente le due giocatrici in battuta non hanno troppe difficoltà nel tenere il servizio, gli scambi sono piacevoli e assistiamo ad una grande varietà di colpi con numerose discese a rete. Zheng decide di cambiare marcia nel settimo game dove, con due risposte vincenti e sfruttando un gratuito dell’avversaria, si porta avanti meritatamente nel punteggio. La ventiduenne cinese al momento di servire per il set non trema, anzi piazza persino un ace e con un passante vincente e un back sulla riga inizialmente chiamato out, chiude 6-4. Nel secondo parziale è ancora il rovescio di Zheng a mettere in difficoltà Radwanska la quale, dopo un altro break subito, reagisce rompendo una racchetta e subito viene pizzicata dai fischi proveniente dagli spalti neanche troppo gremiti. La testa di serie numero 4 non riesce ad imporre il suo gioco e anche se alla fine il suo numero di gratuiti sarà inferiore rispetto a Zheng, riuscirà a fare solo 21 vincenti a fronte dei 37 della cinese la quale ha giocato in maniera impeccabile, almeno fino al momento di servire per il match: sul 5-4 manca assolutamente di aggressività ed inizia a alzare pallonetti nel bel mezzo degli scambi e inevitabilmente si fa raggiungere nel punteggio. La polacca però quest’oggi dal punto di vista mentale sembra assente e complice anche un doppio fallo, vanifica gli sforzi del game precedente. La numero 64 del ranking, alla seconda opportunità per chiudere l’incontro, mostra tutto il suo repertorio e con uno smash, due rovesci vincenti e una volée di dritto raggiunge il secondo turno del torneo olimpico, e guardando avanti nel tabellone, si prospetta un interessante terzo turno contro Sara Errani.

S. Zhang b. [12] T. Bacsinszky 6-7(4) 6-5 7-6(7) (erresse)

Stat Zhang Bacsinszky

Cade subito la testa di serie numero 12, Timea Bacsinszky, dopo un durissimo match contro Shuai Zhang, numero 51 della classifica WTA. Match contrassegnato da un rendimento davvero deficitario dei servizi delle due ragazze, con la parziale eccezione del secondo set, paradossalmente l’unico che non si è concluso al tiebreak. La Zhang è sempre partita abbastanza forte nei set, riuscendo sempre a strappare il servizio d’apertura a Timea, consentendo però sempre all’avversaria di recuperare. Anche quando è andata a servire per il primo set, sul 5 a 3, la cinese, che aveva appena brekkato a zero, ha immediatamente restituito il favore. La conclusione al tiebreak non era certamente scontata, ma le due riuscivano a migliorare il rendimento alla battuta, ed era la svizzera ad approfittare di un momento di confusione della cinese per portarsi sul 5 a 1 e resistere al parziale ritorno dell’avversaria.

Il secondo set si apriva con la cinese che volava sul 3 a 0 “pesante”, restituiva uno dei due break ma chiudeva al decimo game e al secondo set point. Sembrava che la partita si fosse normalizzata ma il terzo set cominciava come il secondo, con la Zhang avanti di due break e col recupero di uno dei due da parte di Timea nel quarto game. Stavolta però era l’epilogo a cambiare, perché nel decimo game stavolta la cinese non riusciva a chiudere il match e cedeva ancora la battuta. Al tiebreak ci si arrivata dopo un’altra coppia di break e sembrava si potesse ripetere l’andamento del primo set. Timea andava sotto 0-1 ma recuperava subito e poi i punti seguivano l’andamento del servizio fino al 3 pari. Al cambio di campo la Zhang cedeva il servizio e la svizzera ne approfittava per volare 6-3. I tre match point di fila non erano sufficienti, anzi Timea cedeva 4 punti di fila e la cinese poteva servire il suo primo match point col servizio. Quasi inutile dire che non bastava, ma il punto successivo Shuai “teneva” la battuta ed era Timea a cedere al sedicesimo punto.

[9] C. Suarez Navarro b. A. Ivanovic 2-6 6-1 6-2 (Ruggero Canevazzi)

Secondo incontro sul Centrale nella prima giornata dedicata al tennis alle Olimpiadi di Rio 2016, con la sfida tra la n.9 del seeding Carla Suarez Navarro e la n.26 del mondo Ana Ivanovic. Maglietta rossa griffata Lotto per l’iberica, completo bianco griffato Adidas ma con in più i cinque cerchi olimpici sopra uno scudetto che richiama la nazione serba per la bella tennista di Belgrado, davanti a un pubblico ancora molto sparuto.

La Ivanovic sembra tornata quella che vinse il Roland Garros nel lontano 2008: sorretta da potenza, velocità di palla e grande efficacia in risposta porta a casa il primo parziale per 6-2 dopo poco più di 30 minuti. Basta però un’altra mezz’ora alla Suarez Navarro per vincere il secondo set. In realtà Ana è una gioia per gli occhi, non solo esteticamente ma anche per il gioco tutto attacco e colpi al limite: certe risposte di dritto lungo linea, certe accelerazioni improvvise e incontenibili e anche un drop-shot di dritto al bacio rendono il match sempre eccitante, ma dal secondo set in avanti altrettanti, anzi di più, sono gli errori non forzati, i rovesci in rete, i colpi fuori misura che ne hanno provocato l’uscita al primo turno di Wimbledon contro la n.223 Ekaterina Alexandrova. Dall’altra parte della rete, invece, la vincitrice di Doha sbaglia più nulla. Una gran mobilità accompagna splendidamente un tennis perfetto: solito rovescio a una mano bellissimo e letale, dritto dannatamente concreto e soprattutto la capacità di giocare ogni colpo con un equilibrio perfetto. L’ex n.1 del mondo per fare il punto può fare solo vincenti, altrimenti o finisce per sbagliare o viene sovrastata dal modo con cui la n.12 WTA si apre il campo. La Suarez-Navarro sale così inesorabilmente 4-0 e poi chiude 6-2 alla terza palla match. Affronterà al secondo turno la promettente croata Ana Konjuh.

E. Bouchard b. S. Stephens 6-3 6-3 (Emmanuel Marian)

Con enorme fatica, sudore e risultati altalenanti, Eugenie Bouchard sta provando a uscire dal tunnel in cui sperduta si muove da ormai due anni. Già a Montreal, nel torneo di casa, Genie aveva mostrato incoraggianti segnali di ripresa; piccoli squarci d’ottimismo latenti da qualche tempo tornati a illuminare la graziosa canadese in concomitanza con il ritorno all’ovile di Nick Saviano. Accogliendo con gioia la buona novella, non possiamo non iniziare a preoccuparci per Sloane Stephens, la quale, dopo un incoraggiante inizio d’anno, pare lei pure in procinto di entrare nel suddetto tunnel. Il match di oggi, che poteva ritenersi uno dei più interessanti dell’odierna programmazione olimpica, si è risolto in un monologo della finalista di Wimbledon 2014, mentre Stephens, contrariata, è affondata in un mare di errori e strategie suicide.

Incapace di contrastare le bastonate da fondo campo di Bouchard a causa della scarsa attitudine al contenimento, Sloane ha cocciutamente tentato di divincolarsene rispondendo con lo stesso linguaggio: i risultati sono stati desolanti. La canadese è stata implacabile al servizio e, garantita dai dividendi costantemente raccolti con la prima in campo, ha giocato i turni di risposta con una leggerezza d’animo che ricordava i tempi belli. Stephens, incline all’errore sistematico dopo il quarto colpo e a corto di prime, è invece parsa smarrita e in cerca di una  soluzione inesistente. Perso il servizio nel secondo gioco del primo set, la tennista statunitense non ha mai dato l’impressione di poter in qualche modo rientrare, e la stessa esiziale dinamica l’ha condannata nella seconda frazione una volta borseggiata della battuta nel terzo game. Genie, che ha chiuso il match con il break del definitivo 6-3, non avrebbe osato sperare in un esordio migliore. Al secondo turno, probabilmente, se la vedrà con Angelique Kerber.

[7] M. Keys b. D. Kovinic 6-3 6-3 (Matteo Parini)

Il primo incontro di giornata sul Campo 1 vede opporsi la statunitense e testa di serie n.7 del seeding Madison Meys e la montenegrina Danka Kovinic. Si tratta di un match inedito. Ventuno anni ciascuna, per entrambe, questa di Rio, è la prima partecipazione alle Olimpiadi. Si gioca per un posto nei sedicesimi della parte bassa del tabellone contro Kristina Mladenovic.

La partita segue senza troppi sussulti l’ordine dei servizi fino a quando nel fatidico settimo gioco è la statunitense a operare lo strappo decisivo. Aggressiva in risposta e brava nel far valere la maggior precisione dei suoi colpi di rimbalzo, Keys conquista quindi il primo break di giornata, subito confermato per il conseguente 5-3. Kovinic all’improvviso sembra aver smarrito ogni certezza e nonostante due quindici di vantaggio nel gioco successivo, complice anche qualche scelta tattica non proprio azzeccata, cede per la seconda volta consecutiva la battuta che manda in archivio il primo parziale a favore dell’attuale numero nove del mondo. Cinque game interlocutori, e per la verità piuttosto bruttini, fanno da preludio alla svolta del secondo parziale. Kovinic, che già nel turno precedente si era ritrovata a dover fronteggiare un paio di pericolosissime palle break, palesa in più di una circostanza qualche limite nell’esecuzione dei colpi (una banale stop-volley affossata in rete e un diritto spedito per le lunghe gridano davvero vendetta) lasciando scappare nel punteggio un’avversaria a cui è sufficiente rimettere sempre una palla in più per passare prontamente all’incasso. Il set adesso segue l’ordine dei servizi con Keys che, avanti cinque a tre si appresta a servire per l’incontro. L’ultimo turno di battuta è per la nativa di Rock Island poco più di una formalità ed in un amen è ancora 6-3 e partita in ghiaccio. Troppo superiore questa Keys – anche in una versione di sé non del tutto entusiasmante – per lasciarsi impensierire da una giocatrice promettente ma oltremodo fallosa e che dimostra di meritare le quasi cinquanta posizioni che oggi la separano nel ranking mondiale.

Risultati:

[9] C. Suarez Navarro b. A. Ivanovic 2-6 6-1 6-2
K. Flipkens b. [5] V. Williams 4-6 6-3 7-6(5)
[7] M. Keys b. D. Kovinic 6-3 6-3
S. Zheng b. [4] A. Radwanska 6-4 7-5
[16] B. Strycova b. Y. Wickmayer 7-6(6) 6-1
[15] E. Svitolina b. A. Petkovic 2-6 6-1 6-3
S. Errani b. K. Bertens 4-6 6-4 6-3
H. Watson b. S. Peng 6-4 6-7(5) 6-3
E. Bouchard b. S. Stephens 6-3 6-3
[6] R. Vinci vs A.K. Schmiedlova
S. Zhang b. [12] T. Bacsinszky 6-7(4) 6-4 7-6(7)
L. Safarova b. K. Knapp 4-6 6-1 6-1
A. Konjuh b. A. Beck 7-6(5) 6-1
[14] A. Pavlyuchenkova b. M. Linette 6-0 6-3
D. Kasatkina b. O. Jabeur 3-6 7-6(4) 6-1
K. Mladenovic b. A. Krunic 6-1 6-4
M. Niculescu b. V. Cepede Royg 6-2 6-3

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Ubi Radio Olimpiadi – Dodicesima giornata di Tokyo 2020: la debacle delle squadre

Lo straordinario oro nell’inseguimento di ciclismo su pista rende meno amaro il peggior risultato negli sport di squadra da Monaco ’72

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Filippo Ganna e la squadra di inseguimento ha vinto una splendida medaglia d’oro nell ciclismo su pista, con una rimonta spettacolare nell’ultimo chilometro contro i campioni del mondo in carica della Danimarca.
Giornata da dimenticare per gli sport di squadra italiani: brutta sconfitta per la nazionale di pallavolo femminile, fermata 3-0 con la Serbia e autrice di una prova incerta e opaca. Sconfitto anche il settebello di pallanuoto, sempre dalla Serbia, non lasciando più nessuna squadra italiana in gara dopo i quarti di finale: non accadeva da Monaco ’72.
Le speranze sono ora concentrate sulla 10 chilometri di nuoto con Gregorio Paltrinieri, Elia Viviani nell’Omnium del ciclismo su pista e nella staffetta 4×100 metri di atletica nella quale corrono il neo campione Marcell Jacobs e la promessa Filippo Tortu.

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Flash

Olimpiadi, le medaglie vinte nel tennis da Seoul 1988 a Tokyo. Quali sono state le edizioni migliori?

Gli Stati Uniti rimangono nettamente primi nonostante le zero medaglie conquistate a Tokyo, mentre un’edizione svetta su tutte le altre a livello qualitativo

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Il podio delle Olimpiadi di Tokyo 2020_ Khachanov, Zverev e Carreno Busta (via Twitter, @ITFTennis)

L’oro di Sascha Zverev nel singolare maschile e la doppietta del Comitato Olimpico Russo nel doppio misto hanno sancito la conclusione delle Olimpiadi di Tokyo 2020 in salsa tennistica. Questo il computo finale delle medaglie:

  • ROC: un oro (Pavlyuchenkova-Rublev, doppio misto) e due argenti (Khachanov, singolare maschile – Vesnina-Karatsev, doppio misto)
  • Croazia: un oro e un argento (Metkic/Pavic e Cilic/Dodig, doppio maschile)
  • Repubblica Ceca: un oro (Krejcikova/Siniakova, doppio femminile) e un argento (Vondrousova, singolare femminile)
  • Svizzera: un oro (Bencic, singolare femminile) e un argento (Bencic/Golubic, doppio femminile)
  • Germania: un oro (Zverev, singolare maschile)
  • Australia: un bronzo (Barty-Peers, doppio misto)
  • Brasile: un bronzo (Pigossi/Stefani, doppio femminile)
  • Nuova Zelanda: un bronzo (Daniell/Venus, doppio maschile)
  • Spagna: un bronzo (Carreno Busta, singolare maschile)
  • Ucraina: un bronzo (Svitolina, singolare femminile)
Belinda Bencic – Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @ITFTennis)

Di seguito invece il computo storico degli allori vinti da Seoul 1988 ad oggi (ricordiamo che si giocò anche a Los Angeles nel 1984, ma in vesti puramente dimostrative). C’è un paese che fa chiaramente la voce grossa e si tratta degli Stati Uniti, che come vedremo comanda anche le classifiche di tutte le rispettive discipline meno che una. L’Italia, come purtroppo sappiamo, non c’è.  

Vediamo nel dettaglio la distribuzione specialità per specialità, partendo dal singolare maschile. Qui c’è davanti il Regno Unito, anche se sarebbe più opportuno dire Andy Murray, vincitore di due medaglie d’oro (ne ha anche una d’argento in doppio misto).

 

Questo il singolare femminile. Le nove medaglie d’oro sono state assegnate soltanto a sei paesi differenti, per via della voce grossa fatta dagli Stati Uniti (con Serena, Venus, Davenport e Capriati).

Il doppio maschile:

Il doppio femminile, con il clamoroso dominio degli Stati Uniti capaci di aggiudicarsi sei medaglie d’oro su nove, tre delle quali con Serena e Venus in coppia.

E infine il doppio misto, reintrodotto a Londra 2012:

QUALI SONO STATE LE EDIZIONI PIÙ COMPETITIVE DEL SINGOLARE OLIMPICO?

Non è un segreto che il ruolo del tennis alle Olimpiadi sia sempre stato controverso, trattandosi di uno sport con un calendario molto fitto, costantemente sotto i riflettori e votato all’iper-professionismo; per questo motivo, non tutte le edizioni hanno avuto un campo di partecipanti di altissimo livello. Siamo quindi andati a vedere il ranking dei semifinalisti e dei quartofinalisti al tempo di ogni singola competizione. Ovviamente non si tratta di un sistema perfetto, ben lungi: sono infatti molti i casi di giocatori che hanno fatto bene alle Olimpiadi prima di esplodere in termini di classifica (Federer a Melbourne, Berdych ad Atene, Li a Pechino) o durante momenti complicati (Bruguera ad Atlanta, Clijsters a Londra, e soprattutto Del Potro a Rio, in quel momento N.145 ATP ma N.38 a fine anno e N.3 due anni dopo). Allo stesso tempo, però, si possono trarre alcune indicazioni, pur con le considerazioni del caso.

In campo maschile, le tre edizioni in cui il ranking dei semifinalisti è stato più alto sono state Londra 2012 (3,75), Pechino 2008 (7) e Seoul 1988 (10), con Tokyo 2020 poco dietro a quota 10,5. Londra domina anche a livello di quarti di finale (7,625), seguita da Pechino (18,5) e Tokyo (26,125). In campo femminile i ranking erano disponibili solo a partire da Atene 2004, seconda miglior edizione per la qualità delle semifinaliste alle spalle di… Londra 2012, sempre lei (3,75 per quest’ultima, 7,5 per l’edizione greca); la situazione si ripropone guardando ai quarti di finali, con Pechino terza a poca distanza. A livello WTA Tokyo 2020 ha invece accusato la media più bassa in entrambe le categorie in virtù dei numerosi upset avvenuti nei primi turni, da Barty a Osaka, da Sabalenka a Swiatek.

TORNEI MASCHILI – RANKING MEDIO

Di seguito i dati completi del maschile, con l’ultimo ranking pre-torneo fra parentesi:

1988: Mecir (12)-Mayotte (10)-Edberg (3)-Gilbert (15)-Cané (101)-Schapers (44)-Jaite (29)-Steeb (82).
Media semifinalisti=10; media quarti=37

1992: Rosset (44)-Arrese (30)-Ivanisevic (4)-Cherkasov (26)-Lavalle (84)-Oncins (53)-Santoro (37)-E. Sanchez (25).
Media semifinalisti=26; media quarti=37.875

1996: Agassi (6)-Bruguera (67)-Paes (126)-Meligeni (93)-Ferreira (11)-Furlan (26)-Washington (13)-Olhovskiy (101).
Media semifinalist=73; media quarti=55.375

2000: Kafelnikov (8)-Haas (48)-Di Pasquale (62)-Federer (36)-Kuerten (3)-Ferrero (12)-Mirnyi (53)-Alami (34).
Media semifinalisti=38.5; media quarti=32

2004: Massù (14)-Fish (22)-Gonzalez (20)-Dent (29)-Berdych (74)-Moyà (4)-Youzhny (42)-Grosjean (12).
Media semifinalisti=21.25; media quarti=27.125

2008: Nadal (2)-Gonzalez (15)-Djokovic (3)-Blake (8)-Federer (1)-Mathieu (27)-Monfils (42)-Melzer (50).
Media semifinalisti=7; media quarti=18.5

2012: Murray (4)-Federer (1)-Del Potro (8)-Djokovic (2)-Isner (10)-Nishikori (18)-Almagro (12)-Tsonga (6).
Media semifinalisti=3.75; media quarti=7.625

2016: Murray (2)-Del Potro (145)-Nishikori (6)-Nadal (5)-Bautista Agut (16)-Bellucci (55)-Monfils (11)-Johnson (22).
Media semifinalisti=39.5; media quarti=32.75

Juan Martin del Potro, Andy Murray e Kei Nishikori – Il podio delle Olimpiadi di Rio 2016 (foto Ray Giubilo)

2020: Zverev (5)-Khachanov (25)-Carreno Busta (11)-Djokovic (1)-Nishikori (69)-Humbert (28)-Chardy (68)-Medvedev (2).
Media semifinalisti=10.5; media quarti=26.125

TORNEI FEMMINILI- RANKING MEDIO

2004: Henin (1)-Mauresmo (2)-Molik (24)-Myskina (3)-Pierce (28)-Schiavone (17)-Kuznetsova (10)-Sugiyama (14).
Media semifinaliste=7.5; media quarti=12.375

2008: Dementieva (6)-Safina (7)-Zvonareva (11)-Li (43)-Jankovic (2)-Bammer (33)-S. Williams (5)-V. Williams (8).
Media semifinaliste= 16.75; media quarti=14.375

2012: S. Williams (4)-Sharapova (3)-Azarenka (1)-Kirilenko (15)-Kerber (7)-Wozniacki (8)-Clijsters (36)-Kvitova (6).
Media semifinaliste=5.75; media quarti=10

2016: Puig (37)-Kerber (2)-Kvitova (14)-Keys (9)-Konta (13)-Kasatkina (27)-Svitolina (20)-Siegemund (33).
Media semifinaliste=15.5; media quarti=18.125

2020: Bencic (12)-Vondrousova (41)-Svitolina (6)-Rybakina (20)-Muguruza (9)-Giorgi (58)-Pavlyuchenkova (18)-Badosa (29).
Media semifinaliste=19.75; media quarti=24.125

Curiosamente, alcune edizioni hanno avuto una media più alta ai quarti che in semifinale: Atlanta 1996, Sydney 2000 e Rio 2016 nel maschile, Pechino 2008 nel femminile. Dando un’occhiata più generale, si possono trarre tre conclusioni: la prima è che Londra 2012 è stata di gran lunga la miglior edizione delle Olimpiadi tennistiche, giocate a Wimbledon subito dopo Wimbledon, una condizione perfetta per i giocatori sia a livello mitografico che a livello di preparazione che a livello di scheduling (questo fa ben sperare in chiave Parigi 2024, che si disputerà al Roland Garros); la seconda è che generalmente le migliori del circuito WTA tendono a fare meglio alle Olimpiadi delle loro controparti ATP (con la possibile eccezione della corrente edizione).

La terza è che nonostante qualche forfait di troppo a Tokyo (soprattutto nel maschile), questa edizione non sia stata inferiore alla media degli altri tornei iridati, anzi. Si potrebbe forse muovere qualche critica alla qualità del gioco espresso, ma questa non sembra essere una colpa dei giocatori, quasi sempre pronti a lasciare tutto sul campo seppur sottoposti a condizioni proibitive per quasi tutta la settimana.       

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Olimpiadi

L’Italia di Jacobs e Tamberi sogna col tennis. La Cechia di Krejcikova con le tenniste, ma Drobny era un’altra cosa

Lo strano fenomeno di un Paese che ha avuto il doppio degli Slam winner rispetto all’Italia, 9 vs 4, e 41 Slam contro 5. Ma brilla solo al femminile e ha un solo top-100 fra i maschi

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Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi - Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @Coninews)

Mi rendo conto che nel giorno successivo a quello in cui l’Italia conquista due medaglie d’oro nelle discipline d’atletica più naturali che ci possano essere, la corsa e il salto, e questo può essere forse considerato il giorno più bello dello sport italiano, tutto il resta passa in seconda linea. Figurarsi il tennis. Già a Londra, quando si erano giocate due finali a Wimbledon e a Wembley, era stata una giornata fantastica, sebbene non si potesse chiedere a Matteo Berrettini di battere quel Djokovic che non era davvero quello visto contro Zverev a Tokyo.

Si tratta di un doppio trionfo senza precedenti, nei 100 metri e nel salto in alto, davvero da leggenda grazie a Marcell Jacobs e a Gianmarco Tamberi, anche se ricordo bene – sebbene bambinetto di 10 anni – mio padre emozionato fino alle lacrime nel vedere davanti alla TV (che mi pare fosse ancora in bianco e nero) Livio Berruti con quegli occhialetti da studente modello, vincere i 200 metri piani alle Olimpiadi di Roma (1960) precedendo per la prima volta tutti gli sprinter di colore che sembravano invincibili.

Vent’anni dopo avevo già quasi 30 anni quando Pietro Mennea vinse di nuovo i 200 metri e Sara Simeoni saltò più in alto di tutte le altre ragazze ai Giochi di Mosca, ma non ricordo invece che quella “doppietta” possa essere arrivata nell’arco di un quarto d’ora come è successo questa volta, con Tamberi avvolto in una bandiera italiana ancora sulla pista per un abbraccio storico, fantastico, commovente a Jacobs.

 

Non amo in genere le dichiarazioni dei dirigenti quando devono fare discorsi celebrativi, ma quanto ha detto d’istinto Giovanni Malagò, presidente del CONI (“E’ una giornata storica perché l’Italia può dire di avere l’uomo più veloce del mondo e l’uomo che salta più in alto nel mondo!”) l’ho trovato efficacissimo, un piccolo capolavoro di sintesi.

Con Vanni Gibertini ogni sera abbiamo registrato un podcast, Ubi Radio, che riassumesse un po’ il dietro le quinte dell’Olimpiade, la situazione del medagliere azzurro raccontando medaglia per medaglia i successi dello sport azzurro nelle varie discipline, e le vicende del torneo di tennis. Il torneo è finito, ma Ubi Radio continuerà ad andare on line e sembra, a giudicare dai numerosi contatti, che piaccia abbastanza. Qualcuno avrà anche avuto modo di ascoltare i nostri interventi su Radio Sportiva con Stefano Tarantino, il nostro “Patria-Man”, che ha seguito almeno dieci sport intervistando un medagliato dopo l’altro. Anche quelli continueranno fino a fine Olimpiade e saranno dai sei agli otto interventi al giorno da Tokyo.

In queste “gloriose” circostanze, con anche l’altra disciplina regina delle Olimpiadi a fianco dell’atletica, il nuoto, che ha colto sei medaglie azzurre record – anche se a Sydney 3 furono d’oro – scrivere di tennis, dunque, e nemmeno di tennis italiano a conclusione del torneo olimpico che ci ha visto purtroppo ancora una volta a digiuno di medaglie, un po’ mi imbarazza.

Ma credo che Ubitennis abbia il dovere di rispettare i suoi lettori, appassionati di uno sport che comunque quest’anno ci ha dato soddisfazioni cui non eravamo abituati, seppure non a Tokyo. Cioè laddove abbiamo visto vincere il doppio maschile alla formazione croata n.1 del mondo, Mektic e Pavic, che però era stata a pochi punti dalla sconfitta con il nostro improvvisato Sonego-Musetti. E abbiamo visto approdare alla finale del singolare maschile con un pizzico di rimpianto un tennista, il russo Karen Khachanov, più volte battuto dai nostri Sinner e Berrettini.

Jacobs, che ha corso in 9,80 diventando l’erede di un certo Usain Bolt che a Rio aveva vinto in 9,81, non era il favorito dei 100, anche se un vero favorito non c’era. Idem Tamberi. Per questo mi piace pensare che se i due nostri migliori tennisti fossero stati presenti, Berrettini e Sinner, forse qualche bella soddisfazione avremmo potuto togliercela anche nel nostro sport della racchetta. Magari stasera le medaglie azzurre avrebbero potuto essere 30 anziché 29 (diamo già per certa quella della vela, che ancora deve arrivare ma non è in discussione), perché anche un doppio Berrettini-Fognini avrebbe potuto fare molta strada. Pazienza.

Mentre nei prossimi giorni – se gli altri sport non mi distrarranno troppo… e per esempio Italia-Stati Uniti di pallavolo femminile stamattina alla vostra alba mi intrigava parecchio perché volevo capire se davvero le azzurre sono da podio come tanti profetizzano – mi sembrerebbe giusto soffermarmi sui meriti di Sascha Zverev che ha dominato la finale in modo schiacciante, e aveva dominato con notevole personalità anche Djokovic in semifinale dal 2-3 del secondo set in poi, oggi vorrei dedicare qualche riga frettolosa al tennis ceco che mi pare attraversi un periodo particolare. Benissimo le donne, malissimo gli uomini. Proprio come è successo anche al tennis italiano per un lungo periodo.

L’oro conquistato dalle favorite Siniakova-Krejcikova nel doppio donne è una conferma del loro status di numero uno del mondo, ma anche di un periodo in cui il tennis femminile ceco si mantiene all‘altezza delle sue migliori tradizioni, dai tempi almeno di Martina Navratilova, Hana Mandlikova, Petra Kvitova e una Pliskova che è stata n.1 del mondo ma non ha mai vinto uno Slam pur avendo disputato un paio di finali Major, ci sono almeno sei o sette tenniste ceche costantemente fra le prime 100, fra cui magari una Krejcikova capace di vincere uno Slam a anche in singolare.

Però, così come per il tennis italiano, abbiamo visto che c’è stata l’epoca in cui i buoni risultati arrivavano soltanto dalle ragazze, così anche il tennis ceco attraversa un momento piuttosto strano. I cechi, dacché hanno perso Berdych che è stato a lungo un top ten, e si è arreso all’anagrafe anche Stépanek, non hanno praticamente più tennisti fra i top 100 salvo Vesely.

Il tennis italiano negli anni Ottanta, conclusa la golden era di Panatta, ha goduto dapprima dei risultati di Reggi e Cecchini, arrivate a n.13 e n.15 del mondo. A cavallo del terzo millennio Silvia Farina si fermò a n.11 del mondo, chissà con quanti rimpianti per lei non poter dire di essere stata una top ten anche se si tratta di una distinzione piuttosto ridicola. Poi, dal 2010 in avanti con Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci, i nostri uomini non reggevano il confronto.

Adesso il tennis ceco sembra vivere una situazione analoga. La Repubblica Ceca ha sempre avuto grandi giocatori, anche se con tendenza a rifugiarsi all’estero. Il primo di grande fama, fu Jaroslav Drobny, campione a Parigi nel ’51 e nel ’52 e a Wimbledon nel 1954 – quando batté Rosewall e aveva 36 anni – e tre volte a Roma, in mezzo a 147 tornei! Mi pare di ricordare che Drobny, che non sopportava il regime comunista che pretendeva da lui un visto per ogni trasferta per ciascun torneo, fu prima apolide e poi prese passaporto egiziano nel ’49, dieci anni primi di prendere quello britannico. Ha vissuto fino alla morte (2001) a Londra, ma era stato a lungo anche in Italia, dove allenò per un periodo anche la nazionale italiana di Pietrangeli e Sirola.

Ma i campioni Slam cechi sono stati più del doppio dei nostri azzurri, che sono solo quattro, Pietrangeli, Panatta, Schiavone e Pennetta. E cioè, Drobny, Lendl, Kodes, Korda, Navratilova, Mandlikova, Novotna, Kvitova, Krejcikova. Quattro più quattro. Con una sostanziale differenza. Gli Italiani hanno vinto in tutto cinque Slam – 2 Pietrangeli, uno gli altri. I cechi ne hanno vinti ben 41: Lendl ha vinto 8 Slam, Kodes 3, Drobny 3 (più 5 finali perse), Navratilova 18 (di cui 9 a Wimbledon), Mandlikova 4, Kvitova 2, Novotna, Korda e Krejcikova 1. Questi risultati ripetuti negli anni hanno costruito una tradizione tale che oggi è ancora più sorprendente che il tennis maschile sia ridotto al solo Vesely a livello di top 100.

I lettori di Ubitennis sanno probabilmente moltissimo di tutti questi giocatori, salvo forse di Jaroslav Drobny, sebbene quel mancino dotato di grandissima classe, e costretto a giocare con gli occhiali e lenti molto spesse a seguito di un incidente patito mentre giocava a hockey – era “centrale” nella nazionale di hockey su ghiaccio che vinse la medaglia d’oro ai mondiali del 1947 e l’argento ai Giochi Olimpici invernali del ’48 a St. Moritz quando marcò 8 gol in 9 partite – avesse vinto tre volte gli Interrnazionali d’Italia (’50, ’51 e ’53).

Mio padre lo aveva visto giocare ed era rimasto impressionato dal suo tocco di palla e dalle sue doti strategiche. Mancino, dotato di un servizio più che discreto per i suoi tempi, giocava la smorzata con il rovescio a una mano che sorprendeva regolarmente gli avversari, ma soprattutto era stato uno dei primi tennisti che dimostrava di aver studiato le geometrie del tennis – a quanto mi ha riferito mio padre – perché nel giocare la smorzata la seguiva costantemente a rete, in modo da tagliare l’angolo alla eventuale ripresa dell’avversario.

Un poco come Ivan Lendl più tardi, anche Drobny perse ben quattro finali Slam (tre delle quali al quinto set) prima di vincerne una, quando ormai aveva compiuto i 30 anni. Avrebbe dovuto vincere quella contro Marcel Bernard a Parigi nel ’46, visto che era due set avanti: 3-6, 2-6, 6-1, 6-4, 6-3. Nella finale di Wimbledon del ’49 perse dall’americano Ted Schroeder (il tennista che ha vinto Wimbledon perdendo otto set, più di chiunque altro!): 3-6, 6-0, 6-3, 4-6, 6-4. E al Roland Garros 1950 contro un altro americano, Budge Patty, Drobny perse 6-1, 6-2, 3-6, 5-7, 7-5. Quella del ’48, sempre a Parigi e sempre contro un americano, Frank Parker, Drobny l’aveva perso in 4 set:  6-4, 7-5, 5-7, 8-6. Ma di finali di Slam Drobny ne ha giocate 13 fra singolo, doppio e misto. Fu finalmente nel ’50 al Roland Garros, contro il sudafricano Eric Sturgess, che Drobny riuscì finalmente a sfatare il tabù degli Slam persi, forse perché vinse molto facilmente con un triplice 6-3, per poi ripetersi l’anno successivo contro il grande campione australiano Frank Sedgman: 6-4, 7-5, 5-7, 8-6.

Jaroslav Drobny – Wimbledon 1953

Dopo le due vittorie in terra di Francia ecco finalmente quella sull’erba di Wimbledon contro il diciannovenne Ken Rosewall nel ’54, 20 anni prima che Muscle Ken giocasse la sua quarta, tutte perse, contro un Jimmy Connors che non ebbe pietà dei suoi 39 anni. Drobny, come accennato, aveva 36 anni e vinse 13-11, 4-6, 6-2, 9-7. Quei 58 game rimasero la finale più lunga fino a metà anni 70 e Jaroslav fu il primo mancino a vincere a Wimbledon dai tempi dell’australiano Norman Brookes che aveva vinto nel 1914 (e le cui foto, a decine, ho potuto ammirare nell’elegantissimo club di South Yarra Tennis Club a Melbourne tre anni fa quando fui invitato a un pranzo e riuscii a farmi fare una fotografia fra Ken Rosewall e Frank Sedgman, i cui segnaposti nel grande tabellone precedevano e seguivano in ordine alfabetico quello di un certo Ubaldo Scanagatta, tennista indegno al cospetto di quei due Grand Slam winners).

Si dice che Jaroslav Drobny, con Billie Jean King e Martina Navratilova, sarebbe l’unico tennista “occhialuto” ad aver vinto Wimbledon. Io ricordo di aver visto anche Arthur Ashe indossare gli occhiali, però può essere che nel ’75 quando battè Connors in 4 set – al mio secondo Wimbledon – Arthur avesse già le lenti a contatto. Dovrei riguardare un filmato dell’epoca per sincerarmene.

Tornando a Drobny, ricordo che Alison Danzig, uno dei giornalisti del New York Times che scrissero per primi che chi avesse vinto i quattro Majors nello stesso anno avrebbe realizzato il Grande Slam, che è quanto si dice nel bridge se uno vince tutte le tredici mani, scrisse di lui: “Nessun atleta ceco, salvo forse Emil Zatopek – l’uomo chiamato cavallo! – ha reso maggior onore al proprio Paese di Jaroslav Drobny!”.

La storia del tennis, in ogni Paese, vive di cicli, positivi e negativi. Per l’Italia ora sembra che tutto fili per il verso giusto per il tennis maschile, e nulla per quello femminile. Per la Cechia è l’opposto. Basta aspettare un po’. Le tradizioni non si smentiscono mai, anche se ci vuole tempo.

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