US Open, uomini: out Kyrgios menomato, Wawrinka salva un matchpoint! Del Potro passa in 3, Nishikori in 4

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US Open, uomini: out Kyrgios menomato, Wawrinka salva un matchpoint! Del Potro passa in 3, Nishikori in 4

Stan Wawrinka resiste ad uno splendido Daniel Evans, Juan Martin del Potro si conferma. Sfiderà Dominic Thiem, che si fa il regalo di compleanno rimontando Carreno Busta. Kei Nishikori demolisce Mahut dopo un avvio lento. Kyrgios si ritira sotto 1-2 contro Marchenko

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I. Marchenko b. [14] N. Kyrgios 4-6 6-4 6-1 rit. (da New York, Ruggero Canevazzi)

Illya Marchenko raggiunge gli ottavi di finale dello US Open dopo il ritiro di Nick Kyrgios per problemi fisici alla fine del terzo set, sul punteggio di 2 set a 1 per l’ucraino. Un vero peccato non solo per i tifosi dell’australiano, ma per tutti quelli che hanno assistito a quasi due ore di un match stupendo e intensissimo, con colpi di potenza e talento da parte di entrambi.

Ultimo incontro del primo sabato del torneo sull’Arthur Ashe, nessun precedente tra l’australiano e l’ucraino, con il primo naturale favorito. Nick è arrivato sin qui dopo aver battuto in tre set prima Bedene e poi Zeballos, mentre Illya ha avuto la meglio del croato Dodig e del talentuoso bosniaco Dzumhur, lasciando per strada un solo set contro il primo. L’ucraino viene dalla grande occasione persa al primo turno delle Olimpiadi di Rio, quando perse da Andreas Seppi un match quasi vinto, ma in questo torneo ha fatto molto bene. Alle 21:25 di New York, il match ha inizio. È il sabato sera che precede il Labour Day, il venticello fresco che accarezza l’Arthur Ashe rende l’atmosfera, già elettrica come sempre con il consueto gioco di musica e luci al led, ancora più frizzante. Il primo gioco della partita è favoloso. 16 punti in 8 minuti di grande tennis, tra poderosi recuperi dal fondo di Marchenko e il repertorio del miglior Kyrgios: potenza dal fondo, un pregevole lungo linea di rovescio e anche una gran stop-volley di dritto. La testa calda di Canberra strappa poi il servizio all’avversario ed evita l’immediato contro break con tre ace e un dritto vincente incrociato. Sul 3-0 la prima pausa è l’occasione per inquadrare sui maxischermi la leggenda Rod Laver, che in forma e sorridente come al solito risponde al boato del pubblico. L’ucraino è poi molto bravo ad annullare altre due palle break sul 15-40 che avrebbero proiettato la testa di serie n.14 sul 4-0 pesante. Si arriva così al 4-1 con Kyrgios che ha già messo a segno 6 ace in 3 turni di battuta. Si deve trattare però di un ruolino di marcia deludente per lui, che due game più tardi fa 5-2 con 4 ace, di cui l’ultimo sparato a 219 km/h. A questo punto, il n.65 ATP prima tiene con gran sicurezza il servizio e poi con una successione di colpi potentissimi, specie col dritto, costringe l’avversario a tre errori consecutivi che gli costano il contro break. Così alto e potente, nella sua maglia rossa e con quelle bordate che sembrano montanti di un peso massimo, I’ex llya ricorda l’Ivan Drago di Rocky IV, ma dall’altra parte della rete lo Stallone australiano è il vero protagonista dell’incontro dei massimi in scena al Madison Square Garden del tennis newyorkese. Sul 5-4 e servizio Marchenko, tre vincenti di dritti e uno di rovescio deliziano il pubblico e chiudono un primo set di altissimo livello.

 

Tra primo e secondo set, l’attento collega Ferruccio Roberti – che non dovendo farne la cronaca si gode il match da privilegiato spettatore non pagante – mi fa notare che seduto 9 posti alla nostra sinistra si sta godendo lo spettacolo Lucas Puoille, impegnato domani nel durissimo ottavo di finale contro Rafa Nadal. Nel secondo set, sul 2 pari 30 pari, Marchenko ha da poco giocato un lob al bacio ma arriva il punto del torneo: chiamato a rete, l’ucraino gioca una favolosa volèe incrociata di rovescio strettissima, il punto sembra fatto (e varrebbe una palla break a Illya), ma Kyrgios si tuffa in avanti e gioca una volèe inumana di rovescio praticamente da terra. L’Arthur Ashe si alza i piedi, urla e applausi durano almeno 30 secondi e non sono per nulla troppi. Il match segue i servizi fino al 4 pari (la battuta domina: è dal quarto game del primo set che non si arriva ai vantaggi), quando il n.16 del mondo accusa un passaggio a vuoto e sul 15-40 manda l’avversario a servire per il set con una pessima palla corta che si spegne in rete. Dopo 1 ora e 19 minuti il set-point di Marchenko è accompagnato dal boato del pubblico, che desidera ardentemente il proseguimento di un match così bello. La risposta lunga di Kyrgios li accontenta. L’australiano ha giocato alla grande, ma è bastato distrarsi un game per perdere un set in cui l’avversario ha realizzato 31 vincenti a fronte di soli 7 gratuiti.

Nel terzo set lo spettacolo e i grandi colpi continuano, non la continuità di Kyrgios, che cede il servizio nel terzo game perché ha difficoltà a piegarsi sulle palle basse, preferendo forzare i colpi quando non è necessario. Sul 3-1 Marchenko, l’australiano subisce il secondo break consecutivo, trascinandosi a fatica sulla sedia e consultandosi col fisioterapista, senza però richiedere il MTO (medical time out). Due game più tardi l’ucraino fa suo il set con Nick sempre più immobile, al punto che dopo tre parole col fisioterapista decide di ritirarsi, tra la delusione del pubblico.

Agli ottavi, Marchenko sfiderà Stan Wawrinka, che ha vinto quest’anno a Indian Wells l’unico precedente tra i due.

[3] S. Wawrinka b. D. Evans 4-6 6-3 6-7(6) 7-6(8) 6-2 (Raffaello Esposito)

È stato bellissimo. Si disputavano oggi gli incontri di terzo turno relativi alla parte bassa del tabellone. Sul Louis Armstrong, indimenticato teatro di mille battaglie dedicato all’immortale Satchmo, e Stan Wawrinka è stato quasi demolito dal gioco classico e completo dell’inglese Daniel Evans. Il ventiseienne di Birmingham è un lottatore e ha reso eccezionale il suo ottimo torneo, impreziosito dallo scalpo di Zverev, con una prestazione fantastica. Com’è suo costume in principio lo svizzero è apparso pigro e deconcentrato, mentre Daniel copriva il campo come un leprotto e giocava in modo tatticamente ineccepibile. Questo atteggiamento è costato a Stan il primo set, perso 6-4 dopo aver avuto per primo due palle break nel sesto gioco. Gli capita sovente, del resto ha vinto così anche il Roland Garros 2015. In avvio di secondo era sempre Evans a gestire meglio scelte e traiettorie. Inoltre i suoi piedi sembravano calzare gli stivali delle sette leghe, tre recuperi assurdi consecutivi nel corso del quinto gioco hanno fatto spellare le mani agli spettatori. Stan però è in grado di accendersi in un istante e a partire dal tre pari concede zero punti in battuta, il rovescio riacquista peso e sicurezza. Durante il cambio campo del settimo gioco Wawrinka si fa fasciare stretta la caviglia sinistra, distorta in una caduta precedente, si rialza e guadagna il break che pareggia i conti. È Evans ad aprire al servizio il terzo set, appare al limite e deve subito annullare tre vantaggi esterni. Lo svizzero invece guadagna punti veloci e gioca un buon metro avanti. Mai impressione fu più sbagliata. Dopo la difficoltà iniziale l’inglese prende a colpire divinamente, sfida il rovescio di Stan, regge senza rimanere bruciato e alla fine lo neutralizza. Fu il grande Bill Tilden a descrivere questa tattica estrema in “Match play and the spin of the ball” del 1925. Da metà set Daniel rimanda tutto, regge il ritmo dello scambio e non disdegna la rete quando necessario.

Con un ammirevole gioco a tutto campo d’altri tempi inchioda il punteggio sulla parità fino a sgretolare le sottili certezze dell’avversario. Wawrinka gioca tre punti da assoluto campione, fra cui un ace di seconda, per salvare una palla set già nel decimo gioco e salvarsi ma al tie break crolla. Sbaglia tre rovesci nei primi cinque punti, salva ancora tre set point, uno con un vincente sulla riga ma poco dopo il nastro gli spinge out un dritto che dà il set al rivale. Oggettivamente Stan non è al meglio fisicamente e regala molto ma l’altro non gli consente punti di riferimento e prende a fargli male con ottimi attacchi in controtempo. Il quarto parziale si apre con un’atmosfera bollente e due break in successione. Altre occasioni non vengono concretizzate dai due contendenti nel settimo e ottavo gioco ed è ancora Wawrinka a dover salvare la più importante con il servizio nell’undicesimo. La terza testa di serie trema ad inizio tie break e ne ha ben donde. Evans non conosce la paura, piazza un dritto piatto incrociato per il 2-1 poi gli errori di Stan lo portano sul 5-4 con due servizi a disposizione. Commette un doppio fallo che sarà decisivo sul primo e va a match point sul secondo ma adesso è una lotta punto a punto. Lo svizzero salva la partita con un attacco a rete chiuso da una volée incrociata di dritto, mette un pazzo ace di seconda e quando il dritto di Daniel esce largo e gli consegna il set si indica la tempia come ai tempi belli. L’inglese sa che il treno è passato, lotta ancora ma perde subito due servizi, l’ultimo con un doppio fallo, ne recupera uno d’astuzia ma il sogno finisce all’alba delle quattro ore di gioco. È stato bellissimo, come l’abbraccio e i sorrisi a rete.

[WC] J.M. del Potro b. [11] D. Ferrer 7-6(3) 6-2 6-3 (da New York, Ferruccio Roberti)

Il decimo confronto diretto tra del Potro e Ferrer funge da ulteriore vidimazione per la ritrovata competitività dell’ ex numero 4 del mondo anche nei tornei dello Slam, nonostante la difficoltà aggiuntiva per un lungo convalescente della distanza dei tre set su cinque. Si gioca su un Louis Armstrong per la prima volta gremito in ogni ordine di posto, in una giornata allietata da una fresca e leggera brezza che rende le condizioni di gioco perfette per far esprimere al meglio i giocatori. Il pubblico è quasi tutto dalla parte del campione argentino, non solo perché trascinato dalla sempre calda rappresentanza sudamericana, ma perché la storia di del Potro giustamente affascina il pubblico americano. I due anni di infortunio lo relegano ad un ingiusto numero 142 in classifica ma il suo gioco è già da top ten, come testimoniano la finale alle Olimpiadi di Rio e, qui a New York, le vittorie senza perdere un set contro il connazionale Schwartzman (67 ATP) ed il numero 1 americano Steve Johnson (22). Contro Ferrer i precedenti erano a lui sfavorevoli (il valenciano aveva vinto sei dei nove precedenti, ma erano 3-3 sul cemento all’aperto).

Ferrer aveva giocato nella notte newyorkese di giovedì una battaglia di più di tre ore contro Fognini, e sembra risentirne e parte peggio dai blocchi, andando subito sul 2-0. Una serie di errori dell’argentino ed un suo grande rendimento gli regala però inaspettatamente il 5-2. Nel momento di servire per il set sul 5-3 però, Ferru si incarta, regalando un doppio fallo e due errori di rovescio. Sul 5-5 il valenciano salva due palle break e si arriva all’epilogo più giusto per l’equilibrio si è visto: il tie- break. Il gioco decisivo è dominato dall’argentino in un tripudio di servizi vincenti e dritti imprendibili, che mostrano come del Potro in questi due fondamentali abbia ritrovato il rendimento di un tempo. In pratica, dopo 66 minuti la partita è finita: anche un lottatore indomito come Ferrer sembra pensare di non avere armi per fermare lo strapotere fisico e tecnico dell’avversario, che molte volte lo fulmina con risposte di dritto che mandano in visibilio il pubblico: nei successivi due parziali solo una volta si andrà ai vantaggi quando serve l’argentino. Nel secondo set è decisivo il settimo gioco, nel quale Ferrer regala un doppio fallo ed un errore di rovescio all’avversario, che si guadagna la pagnotta con un dritto ed un bel rovescio vincenti. Del Potro si trova sul 2 set a 0 dopo 1 ora e 42 minuti: la partita è virtualmente finita, ma il valenciano salva l’onore dando tutto quel che può. Sul cambio campo del settimo gioco, il pubblico decide che è ora di vincere l’incontro e fa partire un caldissimo e coinvolgente “ Ole del Potro olè”: il numero 142 ATP decide di accontentare la folla che lo sostiene così caldamente e con un game fantastico, nel quale esibisce tutto il suo talento, brekka il valenciano e va a servire per il match, che chiuderà due minuti dopo per guadagnare l’ accesso negli ottavi contro Thiem, da lui già battuto a maggio sulla terra di Madrid.

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Zverev spera di poter rientrare allo Us Open, ma specifica: “Ci sarò solo se potrò vincerlo”

Il n. 2 del mondo si confida con una rivista settimanale tedesca. Annunciata una new entry nel suo staff per questo periodo di recupero dall’infortunio

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Zverev

Alexander Zverev non ha ancora abbandonato definitamente la possibilità, in cuor suo, di prendere parte al prossimo Us Open. E’ questa la notizia della mattinata, il n. 2 del mondo dopo l’intervento chirurgico a cui si è sottoposto per la ricostruzione di ben tre legamenti laterali della caviglia destra a seguito della terribile caduta e conseguentemente del tragico infortunio patiti nella semifinale del Roland Garros contro Rafa Nadal – che lo costrinsero al ritiro e dunque alla resa anticipata – parrebbe intenzionato a provare tutto il possibile per abbreviare i tempi di recupero e ripresentarsi in campo già per l’ultimo Slam della stagione. Infatti inizialmente sembrava che la pausa forzata dai campi da tennis e dalla competizione agonistica, dovesse essere abbastanza prolungata a tal punto da tenere fermo ai box il 25enne di Amburgo per tutto il resto della stagione. Dunque Sascha, questa era l’ipotesi più accreditata finora, l’avremmo rivisto nel 2023.

SE SARA’ AI NASTRI DI PARTENZA DELLO SLAM AMERICANO, PARTECIPERA’ AD ALCUNI TORNEI DI PREPARAZIONE – Invece, ecco che direttamente dalle parole rilasciate dall’oro olimpico di Tokyo alla rivista settimanale tedesca Bild am Sonntag – una tra le riviste periodiche più vendute in Germania – si apre un piccolo spiraglio sul futuro del due volte Maestro delle Finals. Alexander ci ha tenuto però a precisare che sarà ai nastri di partenza di Flushing Meadows il 29 agosto, solo ed esclusivamente se potrà essere in grado di competere per il successo finale: “Non sarò mai quel tipo di giocatore che gioca dopo essere stato infortunato solo per un secondo turno. Se gioco lo US Open, allora sarà per vincerlo e non per passare solamente uno o due turni”. Ovviamente un eventuale presenza allo Slam newyorkese del recente semifinalista dell’Open di Francia, presuppone un precedente rodaggio negli appuntamenti di preparazione al Major americano, per ritrovare condizione e smalto: “Non so se sarò agli US Open, perché se ci dovessi essere, dovrei necessariamente giocare uno o due tornei prima. Ma l’unica cosa certa la momento è che non ho cancellato New York”.

IL PERCORSO RIABILITATIVO PRENDERA IL VIA AD UN MESE DALL’OPERAZIONE – Al momento, comunque, appare più una suggestione che una concreta opzione quella del rientro nel Major dove Zverev ha ottenuto il miglior risultato in carriera con la finale persa nel 2020 da Dominic Thiem nonostante un vantaggio di due set a zero; poiché il tedesco ha tutt’ora, a quasi due settimane dall’operazione chirurgica, l’intera gamba destra completamente ingessata. L’allievo di Sergi Bruguera hai poi concluso proprio in ottica recupero, che la fase riabilitativa inizierà in un arco di tempo che va dalle due alle tre settimane. Perciò il percorso di ritorno alle gare, verrà avviato a circa un mese da quando è andato sotto i ferri.

 

L’EX FISIOTERAPISTA DELLA NAZIONALE DI CALCIO TEDESCA LO SEGUIRA NELLA FASE DI RECUPERO –Ci sono specialisti che si assicureranno che io possa giocare di nuovo il prima possibile. Questa la chiusura del giocatore teutonico, che nel tentativo di fugare qualsiasi dubbio sulla sua tenuta fisica e per far sì che il proprio processo di guarigione non incontri ostacoli che possano successivamente causare delle ricadute, affiancherà al suo team una figura esterna di grande esperienza e rilievo nel panorama sportivo: l’ex fisioterapista della Nazionale di calcio tedesca Klaus Eder.

Il sogno del recupero a sorpresa, che batterebbe qualsiasi record di brevità dei tempi di recupero da un infortunio, non è per nulla sbiadito. Anzi Zverev è pronto a fare l’impossibile, la strada è certamente in salita; ma con questo spirito combattivo abbinato a questa forza di volontà nulla gli è precluso. Vedremo se anche il suo fisico sarà altrettanto forte e volenteroso nel ritornare a sudare e soprattutto se darà i responsi sperati.

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Wimbledon rimane isolato: russi e bielorussi potranno giocare lo US Open

La USTA ha comunicato che seguirà le indicazioni di ITF, ATP e WTA: Medvedev e compagni in campo senza bandiera

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Se all’All England Club speravano in una spalla che rafforzasse la decisione presa sui giocatori russi e bielorussi, anche l’ultima possibilità è venuta meno: la federazione di tennis americana – la USTA – ha infatti annunciato che i tennisti dei Paesi in questione avranno il permesso di giocare lo US Open. I tornei britannici resteranno quindi con tutta probabilità gli unici a non aver accettato la partecipazione di Medvedev e compagni. Nella nota ufficiale della USTA non si fa riferimento agli altri eventi dell’estate che si disputeranno sul suolo americano, ma si può presumere che anche questi accoglieranno i giocatori interessati. Proprio Medvedev potrà quindi provare a difendere il titolo dello scorso anno e non ci saranno altre ripercussioni sulle classifiche ATP e WTA: dopo Wimbledon tutto tornerà – finalmente – nei ranghi della normalità.

I tennisti russi e bielorussi potranno quindi giocare a New York ma sempre come atleti neutrali senza bandiera. La USTA ha affermato di essere consapevole che “ogni organizzazione ha dovuto fare i conti con circostanze uniche che hanno influenzato le sue decisioni”. In base alle sue valutazioni però, “la USTA consentirà a tutti i giocatori che ne hanno diritto, indipendentemente dalla nazionalità, di competere agli US Open 2022”. Nel comunicato si legge anche che la federazione americana “lavorerà con i giocatori e con entrambi i Tour per usare lo US Open come piattaforma per promuovere gli sforzi umanitari del programma ‘Tennis plays for peace’ e che attuerà “una serie di iniziative per estendere gli aiuti umanitari per l’Ucraina, compreso l’impegno per un consistente supporto a livello economico”. Lo ha confermato anche Mike McNulty, il Presidente della USTA.

Questa notizia è sicuramente positiva per il mondo del tennis che potrà assistere a uno Slam con tutti i maggiori protagonisti presenti (anche se rimane in forte dubbio la partecipazione di Djokovic per via delle norme americane sull’ingresso nel Paese: il vaccino è ancora requisito fondamentale), ma potrebbe essere un segnale importante anche per quanto riguarda l’evoluzione del contesto geopolitico: è significativo, infatti, che gli Stati Uniti non abbiano spinto per l’esclusione dei tennisti che provengono dalla nazione che in questo momento rappresenta il primo nemico. Che sia un primo, piccolo ma potenzialmente rilevante passo verso una distensione dei rapporti USA-Russia? Con meno ottimismo, si potrebbe invece pensare che siano state le parole del Presidente del CIO a fare la differenza: pochi giorni fa Bach ha infatti criticato duramente la decisione di Wimbledon considerandola fortemente influenzata dal governo britannico. Con ancora più realismo si può attribuire la decisione della USTA alla paura per le reazioni di ATP e WTA che sarebbero state pronte a togliere i punti anche allo Slam americano.

 

Poche ore prima dell’annuncio ufficiale della federazione statunitense, il Ministro ucraino della Gioventù e dello Sport, Vadym Gutzayt, aveva affermato, rivolgendosi ai rappresentanti delle federazioni sportive nazionali, che è inaccettabile che atleti russi e bielorussi siano ammessi alle competizioni internazionali. Ha poi aggiunto che “in caso di ammissione di russi e bielorussi, gli atleti ucraini sono pronti a bloccare la loro attività e boicottare le competizioni“. Vedremo quindi quale sarà la reazione delle tre tenniste ucraine che avrebbero diritto a partecipare allo US Open: Kostyuk, Kalinina e Yastremska.

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Non servirà più test negativo per entrare negli Stati Uniti, ma resta il vaccino. Cosa accadrà per lo US Open?

Dal 12 giugno cambia la normativa per l’ingresso negli States, ma al momento i non vaccinati non possono entrare. Djokovic rischia di saltare un altro Slam

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MUTUA MADRID OPEN 2022 CAJA MAGICA MADRID ( SPAIN ) ATP NOVAK DJOKOVIC OF SERBIA SALA TWITCH PHOTO- ALBERTO NEVADO : MMO

Anche se in tanti Paesi del mondo (soprattutto in quelli occidentali) le normative anti-Covid sono sempre meno col passare dei giorni, negli Stati Uniti c’è ancora una discreta prudenza. Tuttavia la situazione cambierà a partire dalla mattina di domenica 12 giugno. A partire dalla mezzanotte, non sarà più necessario presentare un test Covid negativo per i passeggeri dei voli internazionali. Il C.D.C (Centers for Disease Contro and Prevention) ha stabilito che grazie alle 3 dosi di vaccino e alla circolazione di una variante Covid meno aggressiva, i tempi sono maturi per rimuovere quest’obbligo. La decisione è stata accolta con grande piacere dall’industria del turismo che ha spinto molto per tale allentamento. La U.S. Travel Association crede infatti che togliere l’obbligo del tampone porterà oltre 5 milioni di nuovi turisti negli States.

L’ingresso negli USA resta però vincolato a una condizione: servirà essere vaccinati contro il Covid-19. Su questo Washington ancora non transige. Chi non ha completato il ciclo vaccinale, non può entrare negli Stati Uniti, stando alle regole attuali. Inoltre, viene specificato che anche la scelta di rimuovere l’obbligatorietà di tampone potrà essere rimessa in discussione tra 90 giorni. Spetterà al C.D.C valutare i dati. Tale decisione è stata comunque criticata da alcune personalità in campo medico, ritenendo il rischio ancora troppo alto.

Tenuto conto di queste informazioni, sembra al momento difficile che venga tolto anche il requisito base di doppia vaccinazione per poter entrare negli Stati Uniti. Entrando nel merito dei tornei di tennis, questo potrebbe avere – ancora una volta – delle ripercussioni. E le avrebbe sul giocatore che al momento è in testa al ranking ATP, Novak Djokovic, oltre agli altri – ben pochi – tennisti e tenniste che ancora non si sono vaccinati. Essendo il serbo non vaccinato, al momento non potrebbe varcare la frontiera per giocare sia i Masters 1000 su cemento nordamericano (ha già rinunciato a Indian Wells e Miami pochi mesi fa), sia l’ultimo Slam della stagione, lo US Open. Sarebbe un altro duro colpo per la stagione di Djokovic, iniziata con le controversie e i processi in tribunale in Australia, dove gli venne prima concesso e poi revocato il permesso di entrare con esenzione nel Paese dove avrebbe dovuto giocare l’Australian Open.

 

Se la normativa cambierà entro la fine di agosto, allora lo US Open potrà avere Nole tra i suoi partecipanti. Altrimenti, le speranze sono ben poche. Consultando il sito del C.D.C, si trova una lista di possibili esenzioni per i viaggiatori internazionali negli USA: under 18; passeggeri in viaggio per motivi diplomatici o impegni ufficiali/governativi; esenzione medica per impossibilità di ricevere il vaccino; esenzione per motivi umanitari o visto speciale per limitata disponibilità di dosi nel Paese d’origine; membri delle forze armate; chi partecipa a sperimentazioni per i vaccini anti-Covid.

C’è però un’ultima categoria di esenzione da tenere in considerazione, probabilmente l’unica in cui Djokovic può sperare, anche se flebilmente: Persone il cui ingresso sarebbe nell’interesse nazionale, secondo quanto stabilito dal Segretario di Stato, dal Segretario dei Trasporti o dal Segretario della Sicurezza Nazionale”. Potrebbe essere questo l’unico modo possibile di vedere Nole allo US Open, se non verrà sollevato l’obbligo di vaccino per i viaggiatori internazionali verso gli States.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 20 giugno 2022!

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