Nicolas Mahut chiude l'anno da numero 1 in doppio

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Nicolas Mahut chiude l’anno da numero 1 in doppio

Dall’introduzione della classifica nel 1973, nessun tennista francese era mai riuscito a chiudere l’anno con in tasca la prima posizione mondiale, né in singolare né in doppio

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Non si può dire che un tale risultato non fosse pronosticabile ad inizio anno. La coppia Mahut/Herbert era stata di gran lunga una delle più forti ad inizio anno agendo alla stregua di un rullo compressore su qualunque avversario si ponesse sulla loro strada, e meritata era stata la conquista della prima posizione di coppia. Tanti i successi dei due, tra cui risplende il trofeo di Wimbledon, conquistato in un derby tutto transalpino contro Benneteau/Roger-Vasselin.

Fondamentale per Mahut è stata la sconfitta nella semifinale del Masters della coppia Murray/Soares, con quest’ultimo che rischiava seriamente di spodestare il francese dalla cima della classifica.

Un giusto premio alla carriera per questo ‘ragazzo’ di trentaquattro anni che sta vivendo forse il periodo più roseo della carriera; va infatti ricordato che anche in singolare il francese vanta una classifica di tutto rispetto (attualmente è numero 39, best ranking 37 nel 2014) oltre a 4 titoli ATP conquistati sulla sua amata erba (l’ultimo quest’anno a ‘s-Hertogenbosch).

 

Riccardo Sozzi

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Serena Williams, la fine di un’era e il desiderio della famiglia. Da quella sconfitta con Vinci la lenta discesa

Il recente annuncio su Vogue della campionessa Serena Williams ha scosso il mondo del tennis, e tutto iniziò in quello US Open 2015

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Serena Williams - Wimbledon 2022, Credit AELTC Jon Super

Un’icona, una leggenda, un nome che basta a scatenare caterve di ricordi e record, di braccia al cielo e sorrisi. Un volto, un cognome che sanno di rivalsa e di rivincita, di chi nella vita dal punto più basso è arrivato a danzare con le stelle. In poche parole, Serena Williams, LA tennista del terzo millennio finora, perché la WTA si è sempre identificata in lei, finché il fisico lo ha permesso. Elencare tutti i titoli è un lavoro d’archivio che non potrebbe bastare a ritrarre la grandezza di una donna, prima che una sportiva, che ha sfruttato il suo talento e la sua notorietà per sensibilizzare anche sui problemi razziali, di genere. Eppure, arriva un momento in cui semplicemente non si può più tenere il livello sempre mostrato, in cui ci si guarda indietro e pensando al futuro si capisce che è forse arrivata l’ora di calare il sipario. E così, l’altro giorno, dopo la vittoria contro Parrizas-Dias al primo turno del WTA 1000 di Toronto, su Vogue (magazine di moda dove anche Sharapova, l’unica che può dirsi rivale di Serena, annunciò il suo ritiro) Serena Williams ha detto stop.

Più di 1000 vittorie, 23 Slam, record di settimane consecutive al n.1 (e tanto altro ancora): l’americana ha deciso di lasciarsi alle spalle il tennis dopo il “suo” US Open, per dedicarsi a “quell’altra vita”, che gli sportivi spesso sognano, quella di una famiglia, da vivere a tempo pieno. Su Vogue (come riportato da Gianluca Sartori qualche giorno fa), in conclusione del lungo servizio, Serena lancia due messaggi importanti, sia sull’importanza di suo marito e sua figlia, sia sulla problematica femminista ancora una volta, anche in questo momento di addio (la parola “ritiro” è troppo dura, Serena non la usa mai). Perché abbandonare il campo, l’adrenalina è una cosa, ma pensare che una Donna del genere potrà mai smettere di impegnarsi per i più deboli come fa da una vita intera… è pura follia.

Ma, per quanto la notizia possa scuotere e agitare, sarebbe fuori luogo stupirsene come se fosse inaspettata. Sono anni che Serena non gioca con costanza, in cui non è più quella di una volta, addirittura non vince uno Slam dall’Australian Open del 2017. Eppure, il reale giorno in cui il suo strapotere finì, in cui anche lei tornò a riscoprirsi umana, è ancora più lontano nel tempo: 11 settembre 2015, New York, Flushing Meadows, Arhtur Ashe Stadium, semifinale dello US Open, una delle ore più fulgide del tennis italiano. Serena Williams, a due partite dal Grande Slam, affronta Roberta Vinci, in una partita dall’esito scontato… ma il vento del destino quel giorno spirò diversamente, regalò la vittoria della vita all’azzurra, e fu il primo segnale che le fondamenta di un impero stavano iniziando a cedere, che quelle stelle pian piano si facevano sempre più tenui. Da allora, infatti, Serena ha vinto solo altri due Slam, ha perso il primato, e ha iniziato pian piano il suo declino.

 

Tutto per mano di una pugliese, una ragazza che voleva solo vivere un sogno, e oggi, quasi 7 anni dopo, ricorda quei momenti sulla Gazzetta dello Sport, nel servizio di Paolo Bartezzaghi. “Ero pronta a tornare“, dice Vinci, “il giorno prima della semifinale avevo già chiamato l’agenzia di viaggio per il volo. Serena era numero 1 e giocava a casa sua; è stato un ribaltone incredibile, dopo aver perso il primo set. Non ho mai mollato. Mi ero detta che non avrei dovuto accontentarmi e che mi sarei dovuta godere la prima semifinale in uno Slam, vivendola in modo positivo“. Ai tempi non sembrava così, ma oggi è chiaro che Roberta inflisse un colpo duro da digerire a una delle carriere più ricche della storia dello sport, dando l’inizio ad una lenta fine: “Non ne abbiamo mai parlato, non c’è stata occasione, ma quella sconfitta l’ha segnata tanto. Per un periodo non giocò più, non se l’aspettava. Per una come lei, un conto è perdere con Sharapova o Azarenka, un conto con la Vinci“.

E da quella sconfitta, che la riportò tra i comuni mortali proprio per aver perso contro una giocatrice di un livello decisamente più basso, ad oggi, ne è passata di acqua sotto i ponti. Serena ha 40 anni, è una madre, l’attuale n.1 al mondo aveva poco più di un anno quando lei vinse il suo primo Slam, tante delle giocatrici che l’hanno accompagnata ai suoi successi (venendo spesso sconfitte) si sono ritirate, e probabilmente sua sorella Venus sarà la prossima. Ma una cosa non è cambiata, e mai cambierà: l’amore, il rispetto, l’ammirazione che tutto il mondo, tennistico e non, ha e porterà con sé verso una giocatrice unica, una lottatrice che ha reso il fango diamanti, consapevoli della fortuna di aver potuto assistere direttamente alle imprese di Serena Williams da Saginaw, Michigan.

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Scanagatta: “Per Serena Williams l’ultimo anno e mezzo un calvario. Sinner non ha un tabellone proibitivo” [VIDEO]

“Speravamo di assistere al duello fratricida tra Berrettini e Sinner”: così il direttore Ubaldo Scanagatta commenta le notizie in arrivo dal Canada

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Speravamo di assistere al duello fratricida tra Berrettini e Sinner ma questo non ci sarà perché Berrettini ha perso giocando proprio male contro Carreno Busta. Lui era deluso e ha raccontato, a Vanni presente a Montreal, di aver passato un anno difficile così esordisce il direttore Ubaldo Scanagatta, commentando gli eventi dei primi giorni dell’Omnium Banque Nationale di Montreal, l’ATP 1000 canadese.

Su Jannik ha aggiunto: “Speriamo Sinner parta bene con Mannarino, e poi avrà un tabellone che, insomma… nel suo caso non è proibitivo ma vedremo dove potrà arrivare”.

 

“Per il resto, c’è stato il ritiro annunciato da Serena Williams e noi ci domandavamo quand’è che l’avrebbe fatto perché in effetti ormai è stato un calvario il suo ultimo anno e mezzo di tennis. Da quando è diventata mamma ha giocato quattro finali Slam perdendole tutte senza vincere nemmeno un set, anche se resta forse la più grande di sempre […] Intanto Venus, che ha un anno di più, non ha detto nulla, e continua a giocare”.

Neanche Federer ha intenzione di ritirarsi. Giocherà la Laver Cup e potrebbe poi annunciare il ritiro nel torneo di casa di Basilea dove fece il raccattapalle da bambino”.

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Roger Federer, o come regalare emozioni anche fuori dal campo

Dai pranzi con le fan al recente video con Zizou, il campione svizzero è uno dei pochi a saper dare tali momenti di gioia ai suoi fan

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(via Twitter, @rogerfedererfdn)

Quanti, appassionati di tennis e forse no, alla fatidica domanda : “con quale celebrità vorresti uscire a cena?“, risponderebbero Roger Federer? Tanti, tantissimi, ben più di quanto in realtà possiamo immaginare. La meravigliosa storia di Daniela Zuncheddu, donna sarda che sognava di cucinare per il suo idolo, ha fatto il giro del web (e chiaramente anche dei microfoni del nostro direttore Ubaldo Scanagatta): trasferta a Ginevra organizzata da Barilla per la Laver Cup, nel 2019, e occasione di poter cucinare e poi mangiare insieme allo svizzero. Un giorno che difficilmente Daniela avrà scordato, uno di quei giorni che potrebbero essere come tanti all’alba…per poi al tramonto rendersi conto che valgono un’esistenza intera.

Quella è stata una giornata di emozioni intensa quanto quella che certamente hanno passato Vittoria Oliveri e Carola Pessina, nell’agosto di due anni fa. Le giovani tenniste avevano palleggiato sui terrazzi durante il lockdown, spot del potersi allenare anche a distanza, erano diventate mainstream. E allora, sempre la Barilla, organizza un pranzo preparato dallo chef Marcello Zaccaria…con aperitivo di palleggi, e in seguito condivisione del desco, con un certo signorino svizzero. Perché l’essere un campione non é solo vincere tornei, superare prove erculee, tenersi allenati quotidianamente, ma è soprattutto fare gesti apparentemente piccoli per persone che vivono di sport, e che quei gesti li porteranno a cuore nella loro vita come il più prezioso dei gioielli. Perché un torneo si può vincere sempre (almeno finché il fisico regge), ma regalare un sorriso ad un tifoso, dal più anziano al più giovane, è per pochi, grandi cavalieri della vita, prima che dello sport.

E il piccolo Zizou, protagonista del video “The Promise” (di cui ha recentemente parlato il direttore Scanagatta) è l’esempio vivente che i sogni possono diventare realtà, e che al contempo quando lo diventano si tramutano in una leggenda da tramandare e ricordare a vita. E chi potrebbe trasformare pura utopia in vita vissuta meglio di Roger Federer, l’artista della racchetta, che per tre decenni ha reso umane le giocate impossibili, e fatto camminare le stelle sulla terra. Gli Slam vinti sono ancora 20, e probabilmente rimarranno tali, le emozioni regalate sono, e sempre saranno, al di fuori della possibilità di essere contate.

 

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