Mondo Challenger: Martin Klizan re di Indian Wells

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Mondo Challenger: Martin Klizan re di Indian Wells

Il super evento “preliminare” californiano vede il ritorno al successo del bizzoso giocatore slovacco. Uchiyama profeta in patria. Bolelli sconfitto in finale in Uruguay

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Indian Wells (USA, $150000, cemento) – M. Klizan b. D. King 6-3 6-3

Martin Klizan a volte ritorna. Digiuno di trofei dal luglio del 2016, quando vinse ad Amburgo definendo i contorni di una surreale annata da due titoli, entrambi 500, e tredici eliminazioni al primo turno, l’insondabile mancino di Bratislava ha potuto aprirsi in un sorriso, si fa per dire, al termine dell’edizione inaugurale del challenger di Indian Wells. Molto ben frequentata per merito di notevole prize money e condizioni ambientali inesplorate a questi livelli, la manifestazione rappresentava la seconda e ultima tappa delle Oracle Challenger Series, volute dall’incontentabile Larry Ellison per incoraggiare i giovani connazionali rampanti a mettersi in caccia di una wild card per il torneo vero, in programma a partire da giovedì. Gli inviti sono finiti nelle mani di Bradely Klahn e del pivot Reilly Opelka, rispettivamente finalista e semifinalista nel prologo di Newport Beach e qui non pervenuti, ma agevolati dalla sostanziale contumacia di altri statunitensi eleggibili. Protagonista di una rara settimana di luna buona, Klizan ha sconfitto in finale il caraibico Darian King, discreto osso su questi campi, mettendo in cascina il settimo titolo challenger in carriera e ottenendo una notevole gratifica dal ranking, che lo ha visto scalare 52 posizioni (da oggi è numero 129).

 

Yokohama (Giappone, $75000, cemento) – Y. Uchiyama b. [7] T.Ito 2-6 6-3 6-4

Secondo titolo in carriera in singolare per Yasutaka Uchiyama, apprezzato doppista recentemente sfidato dalla nazionale italiana nel primo turno di Coppa Davis. Profeta tra le mura di casa (l’altro successo era arrivato a Tokyo, giusto l’anno scorso), il ragazzo di Sapporo ha sconfitto in rimonta nell’ultimo atto del torneo il connazionale Tatsuma Ito, quest’ultimo riemerso da qualche guaio fisico di troppo che ne aveva minato le ultime stagioni. Il momento decisivo della settimana pare essersi consumato in semifinale, tuttavia, quando Uchiyama è riuscito a scacciare dal tabellone Jordan Thompson, prima testa di serie e vero mattatore di questo mini circuito asiatico. Il buon Jordan presti attenzione, perché forma e fortuna sembrano in fase calante: prima vincitore a Chennai nella finale contro Bhambri dopo aver annullato match; poi sconfitto nell’ultimo atto da Millman a Kyoto; ora KO in semifinale a Yokohama. Questa settimana risulta iscritto a Zhuhai e le previsioni sono sin da subito fosche: ancora numero uno del seeding, egli all’esordio affronta il giovanissimo gioiello serbo Miomir Kecmanovic: auguri.

Punta del Este (Uruguay, $50000, terra) – G. Andreozzi b. [&] S. Bolelli 3-6 6-4 6-3

Niente da fare per Simone Bolelli. Terminata un’infinita via crucis di guai fisici, il giocatore di Budrio è riuscito a guadagnare una finale challanger a oltre tre anni e mezzo di distanza da quella giocata e vinta a Oberstaufen nel luglio del 2014, ma il duello decisivo sulla costa dell’Uruguay contro Guido Andreozzi non gli ha detto bene, nonostante un primo set finito nel migliore dei modi. Uruguay, dicevamo, ma i colori erano quelli del belpaese: dopo aver eliminato la wild card di casa Santiago Maresca all’esordio, Simone è andato in finale facendosi largo nelle zuffe con Gian Marco Moroni, Federico Gaio e Alessandro Giannessi, chiudendo in affanno il match decisivo forse provato dal gran numero di derby ravvicinati, forse dalla desuetudine a giocare molti incontri consecutivi. Restano i segnali incoraggianti, per una buona stagione sul rosso al livello superiore.

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Mondo Challenger: Cuevas domina in Tunisia. Huesler, primo successo in Messico

Cuevas conquista il tredicesimo torneo a livello Challenger, tornando ad alzare un trofeo di singolare dopo quasi due anni. Tommy Paul vince a Sarasota, Jay Clarke ad Anning e Marc Andrea Husler a San Luis Potosi.

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Kunming Open (Anning, terra battuta, montepremi 162.480 dollari)

Jay Clarke sorprende tutti e conquista il secondo titolo Challenger in carriera, il primo su terra battuta, diventando il primo britannico a vincere un torneo sul rosso nel 2019. Sulla terra rapida in altura di Anning, in una settimana contraddistinta dal forte vento, Clarke conferma il buon feeling sul rosso che aveva mostrato nell’estate del 2017 quando aveva partecipato a diversi futures in Italia e in Spagna su questa superficie, mostrando un gioco piuttosto atipico per un tennista britannico. Accreditato della quattordicesima testa di serie ha esordito al secondo turno contro Matteo Viola, unico italiano presente in tabellone, sconfiggendolo col punteggio di 6-4 6-3, per poi ottenere le due vittorie più prestigiose nei due match successivi, battendo prima Jordan Thompson, testa di serie numero uno, e successivamente James Duckworth, tennista di ottimo livello che sembra finalmente libero da problemi fisici. In semifinale Clarke ha lasciato solamente cinque games a Goncalo Oliveira ed in finale ha approfittato della stanchezza di Prajnesh Gunneswaran, che era reduce da una semifinale durata quasi tre ore con Majcharzak, per vincere in scioltezza 6-3 6-4. I 125 punti del ricco Challenger gli valgono un notevole balzo in classifica, dal n211 al n161, best ranking per il classe 1998. 

 

Finale: J. Clarke b. P. Gunneswaran 6-3 6-4

San Luis Open (San Luis Potosi, terra battuta, montepremi 54.160 dollari)

In un torneo dove i nomi più attesi han deluso, con le premature uscite di Janko Tipsarevic, Dustin Brown e Alexander Bublik, nessuno giunto oltre gli ottavi di finale, la grossa sorpresa è arrivata da Marc Andrea Huesler, giovane tennista svizzero che prima di questo torneo in carriera non aveva mai vinto un match di main draw di un Challenger su terra battuta. Sei vittorie colte tutte assieme mostrando un livello di gioco in continua crescita e riuscendo lungo tutta la settimana a giocare un tennis di attacco, approfittando degli alti rimbalzi della superficie per sfruttare al meglio il servizio in kick e palle cariche di top spin. Nei primi due turni ha eliminato agevolmente Verbeek e Petrovic, mentre successivamente ha vinto due belle battaglie contro Gonzalo Escobar e Lucas Miedler. Arrivato a sorpresa in semifinale ha battuto un altro nome non molto abituato a questi palcoscenici come Pedro Sakamoto, bravo in precedenza a sconfiggere Bublik approfittando di una giornata no del giovane talento kazako: la partita é stata a senso unico, Huesler ha servito benissimo ed è stato incisivo in risposta nelle chance che gli son state concesse vincendo col punteggio di 6-2 6-4. Giunto così all’ultimo atto, non partiva con i favori del pronostico nemmeno contro l’esperto spagnolo Menendez Maceiras, ma è stato molto bravo in una partita equilibrata a far girare in suo favore il primo set, nel quale ha dovuto annullare diverse palle break per poi vincerlo al tie break e non ha mollato neanche nel secondo parziale quando, sotto di un break, è riuscito a riconquistarlo e a vincere anche la seconda frazione col punteggio di 7-5. Lo svizzero, che giá era al best ranking, effettua un ulteriore balzo in avanti di 70 posizioni attestandosi al numero 281, intravedendo così la possibilitá di partecipare in futuro alle qualificazioni Slam, che mediamente si estendono fino al numero 250 del ranking. 

Finale: M.A. Huesler b. A. Menendez Maceiras 7-6(4) 7-5

Tunis Open 2019 (Tunisi, terra battuta, montepremi 54.160 dollari) 

In una settimana dove i grandi giocatori su terra han scelto ovviamente la terra battuta di Monte Carlo ha suscitato un po’ di scalpore la scelta di Pablo Cuevas, che ha rinunciato alle qualificazioni del Master1000 per scendere di livello e partecipare al Challenger di Tunisi; la scelta, peró, si è rivelata vincente in quanto Pablo ha infilato cinque vittorie una dietro l’altra con le quali ha conquistato ottanta punti di grossa importanza per garantirsi una permanenza tra i primi 100 giocatori del ranking mondiale, chiaro obiettivo di un giocatore che ogni volta che sembra sul viale del tramonto trova una settimana di ottimo livello nella quale dimostra di essere ancora molto ostico specialmente su questa superficie. Dopo il bye al primo turno ha sconfitto Pedro Cachin  nettamente, prima di un terzo turno di gran prestigio vinto 7-5 6-4 contro Troicki, apparso comunque in una buona condizione. Il quarto di finale contro Gimeno Traver poteva rappresentare una insidia, vista l’esperienza dell’iberico, ma Pablo è stato bravo a regolarlo in due set: la stessa sorte é toccata a Lorenzo Giustino, bravissimo a spingersi fino alla semifinale, ma che nulla ha potuto racimolando solamente sei giochi contro l’uruguayano. In finale, a sorpresa, ha affrontato Joao Domingues, portoghese specialista della superficie che nell’ultimo anno ha innalzato sensibilmente il livello e che nei quarti di finale era stato giustiziere di Moroni. La partita è stata estremamente equilibrata, ma nei momenti decisivi si è vista la differenza di classe e di esperienza tra i due giocatori: 7-5 6-4 il punteggio finale con Pablo che ha dovuto rimontare nel secondo set un break di svantaggio, infilando una striscia di tre giochi di fila dal 3-4 al 6-4 finale. 

Oltre a Giustino e a Moroni erano presenti anche altri italiani: Vavassori ha superato le qualificazioni ed il primo turno, prima di arrendersi al forte portoghese Pedro Sousa, Federico Gaio invece si è spinto sino agli ottavi di finale, sconfiggendo Bonzi e vincendo successivamente il derby con Travaglia. Male Napolitano e Marcora, sfortunati nel sorteggio che dopo il bye iniziale li ha opposti a Troicki e Coria, avversari duri per un secondo turno challenger. 

Finale: P. Cuevas b. J. Domingues 7-5 6-4

2019 Elizabeth Moore Sarasota Open (Sarasota, terra verde, montepremi 108.320 dollari)

Rientrato la scorsa settimana as Houston dopo tre mesi di infortunio, Tommy Paul trionfa nel Challenger di Sarasota ottenendo il secondo titolo Challenger in carriera. L’esordio del giovane tennista americano é stato più agevole del previsto, ha sconfitto Elias col netto punteggio di 6-2 6-1 mentre al turno successivo ha dovuto rimontare un parziale a Galan, tennista colombiano che la scorsa settimana a Houston si era spinto fino in semifinale. Nei quarti di finale Paul ha sfidato l’unico italiano presente in tabellone, l’eterno Paolo Lorenzi con il quale ha dovuto faticare parecchio riuscendo ad imporsi solamente per 6-4 al terzo set. In semifinale il match con Collarini è stato più rapido del previsto in quanto l’argentino ha risentito della lunga battaglia con Karatsev al turno precedente e Paul è stato bravo a sconfiggerlo rapidamente col punteggio di 6-3 6-1. La finale con Sandgren, che dal punteggio appare essere sempre stata in totale controllo del più giovane tra i due americani, è stata in realtá una battaglia dove la vera differenza tra i due giocatori è stata l’abilitá nel convertire le palle break: 0/14 per Sandgren, 2/2 per Paul, col punteggio finale di 6-3 6-4 che appare parecchio bugiardo. 

Finale: T. Paul b. T. Sandgren 6-3 6-4

Questa settimana – Saranno ancora quattro i tornei che verranno disputati nell’arco di questi sette giorni nei quali si torna in Italia col challenger di Francavilla al Mare con ben diciotto italiani al via

Si continua a giocare anche in Messico, negli USA e in Cina coi tornei di Leon, Tallahassee e Nanchang. 

Andrea Pellegrini Perrone

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Mondo Challenger: fantastico Mager, successo a Barletta e best ranking

Si apre nel migliore dei modi per l’Italia la trafila di challenger sul rosso col successo di Gianluca Mager a Barletta. Novak conquista il primo titolo in carriera nel ricco challenger di Taipei mentre Carballes Baena ottiene il settimo sigillo a Murcia

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Open Città della Disfida (Barletta, terra battuta, montepremi 46.600 euro)

Una cavalcata perfetta coronata con il secondo titolo in carriera a livello challenger per Gianluca Mager che a Barletta arriva sino alla finale senza perdere nemmeno un set, trionfa e raggiunge la posizione numero 144 del ranking mondiale. Accreditato dell’ottava testa di serie, che garantisce un bye all’esordio, entra in gara al secondo turno e sconfigge in due rapidi parziali il russo Kotov, prima di approfittare del ritiro di Kokkinakis che gli permette di arrivare ancora molto fresco ai quarti di finale, dove sconfigge Stefano Napolitano in due set ma al termine di un match molto duro. La semifinale contro Galovic si è rivelata anche più facile del previsto, con Mager che durante tutta la partita ha dimostrato una continuità di rendimento che fino a pochi mesi fa non era in grado di tenere nell’arco di un match. Giunto così all’atto finale, Mager ha disputato probabilmente la peggior partita del torneo, soffrendo la tensione e giocando prevalentemente in modo difensivo, lasciando a Milojevic il comando delle operazioni.

 

Dopo aver rimontato per due volte un break di svantaggio, nel tie break del primo set, Mager annulla caparbiamente due set point sul 4-6 per poi chiudere vittoriosamente sul 9-7. Il tennista italiano sfrutta l’inerzia a suo favore per allungare in apertura di secondo con Mager che nel decimo game del secondo parziale ha la chance di chiudere il match, però si inceppa nuovamente, gioca troppo corto e si lascia aggredire dal serbo che conquista tre games di fila allungando la sfida al terzo parziale. Bravo il ligure a resettare immediatamente in apertura di terzo parziale, ottenendo un importante break a 0 che però restituisce immediatamente a Milojevic, che successivamente tiene il servizio e si porta avanti. Nel quarto gioco del terzo parziale avviene l’episodio che cambia radicalmente il match: per rincorrere una splendida palla corta di Mager, Milojevic inciampa e va a sbattere contro il paletto della rete. Prova a riprendersi con un medical time out, torna in campo ma subisce un rapido parziale di sei punti a zero che lo convincono alla resa: Mager, ovviamente, non esulta ma è visibilmente contento e soddisfatto come ha dichiarato anche nelle interviste del dopo-gara. Anche il direttore del torneo, Enzo Ormas, si è complimentato col ligure augurandogli un futuro tra i primi 100 giocatori al mondo.

Buonissimo risultato in questo torneo anche per Jacopo Berrettini, che per la prima volta in carriera ottiene tre vittorie consecutive in un challenger che gli valgono i quarti di finale e 15 punti ATP. Giunge ai quarti anche Napolitano, sconfitto da Mager, mentre vengono eliminati agli ottavi di finale Quinzi, apparso non al meglio della condizione, Lorenzo Musetti, il primo 2002 a vincere due match di fila in un challenger, Stefano Travaglia e Filippo Baldi.

Finale: G. Mager d. N. Milojevic 7-6(7) 5-7 3-2 RET.

Taiwan Santaizi Challenger (Taipei, hard outdoor, montepremi 162.480 dollari)

Dopo una prima metà di 2018 brillante, negli ultimi 9 mesi il rendimento di Dennis Novak era vistosamente calato ma in questa settimana asiatica il venticinquenne austriaco che si allena spesso assieme a Dominic Thiem ha conquistato un titolo importante, il più prestigioso della carriera, che gli vale un ritorno a ridosso della centocinquantesima posizione del ranking mondiale. Dopo un esordio agevole contro Tokuda, Novak è stato bravo a venire a capo di un match complicato contro l’altro giapponese Uchida, avversario sempre ostico sul duro, prima di innalzare il livello e non lasciare neanche un set a Sugita e Kwon rispettivamente nei quarti di finale e in semifinale.

All’atto finale ha sfidato Sergiy Stakhovsky, uno dei pochi attaccanti puri rimasti ancora nel circuito, il cui doppio tweener nella sfida di secondo turno contro Stephane Robert ha fatto il giro del web. Dopo aver superato, sempre in lotta, Janvier Soeda e Ito, l’ucraino partiva probabilmente favorito anche in virtù della grande esperienza in una finale dove però è apparso totalmente scarico. Zero palle break concesse nell’arco di tutto l’incontro, pallino del gioco sempre in mano e grossa solidità da fondo han fatto la differenza in una finale dove Stakhovsky ha provato spesso e volentieri ad attaccare ma è stato più volte infilato da ottimi passanti di Novak. Nessun italiano era presente al torneo, in un periodo della stagione dove spesso e volentieri Thomas Fabbiano e Luca Vanni erano andati a cercar punti nel continente asiatico.

Finale. D. Novak d. S. Stakhovsky 6-2 6-4

Murcia Open MCT 1919 (Murcia, terra battuta, montepremi  46.600 euro)

Roberto Carballes Baena conquista il settimo titolo Challenger in carriera, il primo del 2019 e il secondo in generale conquistato nella sua nazione. Dopo aver passato agevolmente i primi due turni, contro Federico Gaio e Sergio Gutierrez Ferrol, vince una gran lotta con Lopez Perez per 7-6 al terzo set e rimonta un set di svantaggio a Kimmer Coppejans in semifinale per approdare all’atto decisivo contro Mikael Ymer, giovane promessa del tennis svedese che finora non è riuscito mai a compiere il definitivo salto di qualità. Molto convincente in ogni caso il cammino di Mikael in questo torneo dove è arrivato in finale senza lasciare nemmeno un set per strada sconfiggendo Choinski, Brancaccio e Molleker prima di approfittare del walkover di Griekspoor in semifinale, utile ad arrivare in finale riposato.

La sua partenza nell’atto finale è ottima, break in apertura e solidità al servizio approfittando dei tantissimi errori commessi da Carballes anche su colpi facili da spingere. Dopo un breve toilet break altermine del primo set l’iberico torna in campo molto più deciso, riduce al minimo gli errori e riesce a muovere bene Ymer che in una decina di minuti si ritrova sotto 3-0. Lo svedese sembra molto nervoso nei confronti del suo angolo, come se cercasse un capro espiatorio a cui attribuire il suo calo di rendimento. Carballes ottiene un altro break che lo porta sul 4-0 e a quel punto è Ymer a mollare il secondo parziale, 8 punti a 0 per il classe 1992 che vince il secondo parziale col netto score di 6-0. Il terzo set è quello più combattuto, entrambi riescono a tenere i primi turni di battuta anche se Ymer è quello che appare più in sofferenza ma la svolta è nel sesto game: lo svedese serve sotto 3-2 nel punteggio e si riesce a portare 40-15, ma non chiude, il game si allunga e su due ulteriori palle game mostra entrambe le volte un segno all’arbitro sostenendo sia out, ma in ambo i casi l’arbitro giudica la palla buona mandando su tutte le furie lo svedese che esce dal match mentalmente, perde quel game di servizio, non sfrutta una palla break per rientrare nel game successivo e abbandona definitivamente la contesa perdendo a 0 l’ultimo game in battuta. Braccia al cielo per Carballes che in questo 2019 non aveva mai vinto oltre due match di fila e adesso ottiene questi importanti 80 punti che gli permettono di riavvicinare la top100.

Erano cinque gli italiani al via: Vavassori ha superato le qualificazioni ma è stato eliminato al primo turno, Bonadio è stato battuto all’esordio in due rapidi set da Balasz, che aveva sconfitto poche settimane prima, Gaio ha superato un turno prima di arrendersi nettamente al vincitore del torneo, mentre i più bravi sono stati Brancaccio, arrivato agli ottavi vincendo due grandi battaglie prima di arrendersi a Ymer e Caruso, che nei quarti di finale ha il rimpianto di non aver saputo approfittare di un Griekspoor non al meglio della condizione

Finale: R. Carballes Baena d. M. Ymer 2-6 6-0 6-2

QUESTA SETTIMANA – Ben quattro i tornei previsti: il più ricco è il Challenger di Anning, su una terra battuta in altura abbastanza atipica, dove non son presenti italiani. Paolo Lorenzi unico italiano presente negli Stati Uniti dove si disputa su terra verde il challenger di Sarasota mentre a San Luis Potosi, su cemento outdoor, non son presenti italiani ma il torneo risulta molto interessante specialmente per le presenze di Bublik, Brown e Tipsarevic, tutti in gran forma. Otto italiani al via sul challenger di Tunisi, che si disputa su terra battuta e vedrà al primo turno anche un derby tricolore tra Moroni e Bonadio, entrambi a caccia della miglior condizione; presenti anche Vavassori, Marcora, Giustino, Travaglia, Gaio e Napolitano, in un torneo dove la prima testa di serie è Pablo Cuevas e c’è anche la presenza di Viktor Troicki, lontano dalla miglior forma ma sempre cliente ostico.

Andrea Pellegrini Perrone

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Mondo Challenger: Andujar e Brown vincono sul rosso

Pablo l’indomabile: Andujar vince ancora in Spagna. Genio e sregolatezza trionfano a Sophia Antipolis e a Monterrey con le vittorie rispettivamente di Brown e Bublik

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In una settimana dove, a causa della Davis, non ci son stati tornei del circuito maggiore, 10 top 100 hanno deciso di giocare nei 3 tornei challenger in programma ma solamente uno di loro ha conquistato il titolo: Pablo Andujar, vittorioso ad Alicante. Brown trionfa nell’accademia di Mouratoglou, Bublik conquista il sesto sigillo in Messico.

Ferrero Challenger Open (Alicante, terra battuta, montepremi 46.600 euro)

 

Tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 Andujar ha disputato 4 tornei Challenger, vincendone 3 e perdendo solo una partita, in semifinale a Santiago dal next gen di Taipei Tung-Lin Wu, registrando così uno score di 18 vittorie negli ultimi 19 match disputati nel circuito cadetto. Durante questa settimana ad Alicante ha travolto uno dietro l’altro, senza mai lasciare per strada un set, Vatutin, De Greef, Domingues e Taberner, prima di arrivare all’atto conclusivo e dar vita ad una bella battaglia contro il connazionale Pedro Martinez.

Forte vento a condizionare una finale caratterizzata da parecchi break, quattro di fila in apertura e in generale otto nei primi undici turni di servizio. Dopo un primo set conquistato da Andujar, molto regolare da fondo come suo solito, Martinez ha provato a mischiare un po’ le carte in tavola prendendosi qualche rischio in più, attaccando spesso in controtempo e giocando qualche dritto in chop e rovescio in back reso talvolta ingestibile dal forte vento, oltre a muovere maggiormente Andujar in avanti con qualche bel drop shot. La tattica funziona e Martinez conquista il secondo set, arrivando così a giocarsi il titolo più prestigioso della sua carriera in un terzo parziale ricco di emozioni: troppi errori in apertura portano rapidamente Andujar sul 3-1, con due chance di 4-1 e doppio break che avrebbero chiuso definitivamente la contesa ma, ad un passo dal baratro, il ventunenne nativo di Valencia ha inanellato una striscia di dodici punti a tre che lo han portato a condurre per 4-3 nel parziale decisivo.

L’inerzia ed il pubblico erano totalmente a favore dell’iberico più giovane, ma Andujar ha sensibilmente innalzato il livello e ridotto il numero degli errori, la prima di Martinez è venuta a mancare nel nono game e Pablo con un dritto inside-out ha conquistato la chance di andare a servire per il decimo titolo Challenger in carriera. Sopra 40-15 si apre il campo con un servizio ad uscire, tira il successivo rovescio incrociato in campo aperto e, non appena la pallina rimbalza per la seconda volta, si lascia cadere a terra visibilmente contento e commosso. I due titoli in altrettante settimane lo riportano temporaneamente al numero 70 del ranking ATP, ma il difficile per Pablo arriva questa settimana, che è chiamato a difendere i 250 punti conquistati a Marrakech nel 2018.

Erano otto gli italiani al via, il miglior risultato lo ha raggiunto Salvatore Caruso che ha battuto il vecchio volpone iberico Gimeno Traver e successivamente Elias Ymer, promessa del tennis svedese non ancora decollata, prima di sciupare una grossa occasione contro Taberner vanificando un set ed un break di vantaggio.

Finale: P. Andujar b. P. Martinez 6-3 3-6 6-4

Mouratoglou Open (Sophia Antipolis, terra battuta, montepremi 69.280 euro)

Nella bellissima accademia di uno dei coach piú famosi al mondo ritrova l’ispirazione Dustin Brown; l’eclettico tedesco conferma di esaltarsi laddove c’è una folta presenza di pubblico e dopo la finale raggiunta nel ricco Challenger di Genova riesce a tornare a conquistare un trofeo che mancava dal 2016. Sebbene l’età avanzi anche per lui, Dustin a 34 anni riesce ancora a sciorinare delle giocate di pregevolissima fattura, dimostrando che quando lui si riesce a divertire in campo, il pubblico si diverte ancor più di lui.

Le due vittorie di maggior prestigio sono state senza dubbio quelle su Robin Haase, accreditato della seconda testa di serie e quella in finale su Filip Krajinovic, che con questo torneo ritorna tra i primi 100 ma il cui reale valore è certamente più alto. Oltre a queste due vittorie di prestigio, per un giocatore come Brown è sempre stato difficile dare continuitá ai risultati all’interno della stessa settimana e quindi anche battere dei validi banchi di prova come Crepatte, Coppejans, Donati e il connazionale next-gen Rudolf Molleker dimostrando concentrazione e spirito di sacrificio, è una nota di merito che non sempre in carriera è stata attribuibile a Brown.

Nell’atto finale il tennista nato in Giamaica è partito subito forte, conquistando a furia di smorzate e serve&volley un vantaggio di 3-0 in maniera abbastanza rapida, concretizzando la prima palla break a sua disposizione ed annullando la chance di controbreak concessa al serbo nel terzo game. Il primo parziale è andato avanti senza particolari emozioni sino al nono game, quando Brown ha chiuso il set dopo aver annullato due pericolose palle break. La partita, nel bene e nel male, come capita molto spesso con Dustin in campo, l’ha continuata a condurre lui anche nel secondo parziale dove è stato il primo ad avere palle break, nel quinto game, salvo poi subire la reazione del serbo che le ha annullate servendo molto bene e ha approfittato del primo vero passaggio a vuoto di Brown nel game successivo per portarsi avanti 4-2.

Da quel momento in avanti la partita ha perso ogni filo logico, è diventata ancora più spettacolare ma assolutamente imprevedibile, Brown con una giocata meglio dell’altra ha vinto tre games di fila ai vantaggi ed è andato a servire per il match, ma ha subito il controbreak commettendo un errore grossolano sotto rete. Nonostante l’occasione sciupata ha continuato a lottare, attaccando costantemente Krajinovic e garantendosi la chance di servire di nuovo per il match. Non manca il brivido nemmeno nell’ultimo game, quando Krajinovic ha una chance di andare al tie break, Brown gliela annulla, spreca un match point ma non il secondo: servizio esterno, voleè nell’angolo opposto e 90 punti in cascina che gli valgono il ritorno tra i primi 200 giocatori del ranking.

Tantissimi i giocatori italiani che si son ben destreggiati in questo torneo: arriva in semifinale Marcora, autore di una netta vittoria su un Benoit Paire molto poco ispirato, sconfitto per 6-2 6-3, il medesimo punteggio con cui il nativo di Busto Arsizio si é imposto nel match successivo su Alessandro Giannessi, mentre Filippo Baldi ha ottenuto un game in più, perdendo per 6-3 6-3 da Marcora che poi si è arreso al finalista Krajinovic con lo score netto di 6-2 6-2. Rientra comunque tra i primi 200, avvicinando il best ranking di numero 178 che dista solamente 15 posizioni.

Molto bene anche Gianluca Mager: il ligure arriva ai quarti di finale registrando una sontuosa vittoria sul top50 Herbert, sconfitto in due parziali (7-6 7-5) in un match caratterizzato da una grandissima soliditá al servizio da parte di Mager, che mai come in questo 2019 ha dato continuitá ai suoi risultati. Oltre al giá citato Baldi, arriva ai quarti di finale anche Matteo Donati, che non vinceva tre match di fila da Settembre 2018 e che prima del challenger di Marbella, giocato la settimana precedente, veniva da una striscia negativa di 10 sconfitte di fila al primo turno; speriamo che questo risultato serva a risollevare un po’ il morale di Matteo, che nelle ultime stagioni è stato fortemente condizionato da problemi fisici che sembrano finalmente aver dato tregua al giovane alessandrino, il quale dopo aver battuto in un match tiratissimo Couacaud agli ottavi si è arreso al futuro campione Brown.

Finale: D. Brown b. F. Krajinovic 6-3 7-5

Abierto GNP Seguros 2019 (Monterrey, hard outdoor, montepremi 162.480 euro)

Nella stessa location del torneo WTA che ha visto imporsi Garbine Muguruza si è svolto il torneo Challenger con montepremi più alto di questa settimana, vinto da Alexander Bublik. Il giovane classe 1997, diventato kazako da poco più di un anno per motivi economici, è al quarto successo nel circuito cadetto negli ultimi 6 mesi, il sesto in carriera, numeri di certo non indifferenti per un ragazzo che ha dimostrato di essere un ostico cliente per molti nelle giornate di grazia, ma di avere troppe giornate dove l’atteggiamento in campo è quello di chi preferirebbe essere in fila alle poste.

Il successo in finale lo ha ottenuto in modo netto su Emilio Gomez, sconfitto col punteggio di 6-3 6-2 ma le due vittorie di maggior rilievo sono senza dubbio quelle ai quarti di finale, dove ha sconfitto Feliciano Lopez, ed in semifinale dove si è imposto al tie break del terzo set su Tennys Sandgren, prima testa di serie del tabellone. Bublik è un giocatore dotato di un servizio molto potente e spesso, indipendentemente dalle situazioni di punteggio, forza sia la prima sia la seconda, infatti un dato curioso riguarda i doppi falli del kazako: in ben tre occasioni questa settimana si è spinto in doppia cifra, totalizzando complessivamente 42 doppi falli in cinque incontri, un numero certamente non indifferente. Va detto peró che anche gli aces, 72 in 5 partite, non sono affatto pochi.

L’unico giocatore italiano ad aver tentato la trasferta americana è stato il solito Paolo Lorenzi, al quale il sorteggio ha messo di fronte un cliente ostico come Donald Young, che ha sconfitto Paolino per poi issarsi fino alla semifinale.

Finale: A. Bublik b. E. Gomez 6-3 6-2

QUESTA SETTIMANA Anche questa settimana ci sono tre tornei Challenger in programma; inizia da Barletta la lunga stagione di tornei italiani su terra battuta, con ben venti italiani al via (18 in main draw, 2 nelle qualificazioni), tra cui figurano Quinzi, prima testa di serie del torneo, Travaglia, Baldi, Mager e anche i tre giovanissimi Sinner, Musetti e Zeppieri. A Murcia, in Spagna, sono al via altri cinque azzurri, ma il motivo principale di interesse del torneo è senza dubbio l’addio al tennis di Nico Almagro. Nessun italiano invece si è spinto sino a Taipei nel Challenger più ricco in programma (162.480 di montepremi).

Andrea Pellegrini Perrone 

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