Djokovic, il rientro è amaro: “Sembravo un debuttante” (Cocchi). Crisi continua (Zanni)

Djokovic, il rientro è amaro: “Sembravo un debuttante” (Cocchi). Crisi continua (Zanni)

Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

 

Djokovic, il rientro è amaro «Sembravo un debuttante»

 

Federica Cocchi, la gazzetta dello sport del 13.03.2018

 

II serbo era rimasto fermo da Wimbledon 2017 agli Australian Open di quest’anno Federica Cocchi I1 proverbio della nonna parla chiaro: la gatta frettolosa fece i gattini ciechi. Ed è la fine che ha fatto Novak Djokovic, al rientro troppo affrettato nel Masters 1000 di Indian Wells. Il serbo, che per colpa del gomito dolorante era rimasto fuori da Wimbledon dello scorso anno per rientrare agli Australian Open di gennaio, ha avuto un nuovo stop proprio a Melbourne. Dopo quella sconfitta negli ottavi contro Chung, Nole aveva deciso di sottoporsi a un piccolo intervento, nei primi giorni di febbraio, per sistemare definitivamente l’articolazione. Passato un mese, eccolo di nuovo in campo, desideroso di tornare a fare cif?) che più ama. Un rientro forse affrettato quello a Indian Wells, che ha mostrato quanto Nole sia ancora in difficoltà.  Ed è lui stesso ad ammetterlo dopo il k.o subito all’esordio contro il giapponese Taro Daniel: «Era come se fosse la mia prima partita nel circuito — ha spiegato dopo un match in cui ha collezionato 61 «Contro Daniel non sono riuscito a trovare punti di riferimento» gratuiti, 32 dei quali di rovescio —.E’ stato molto strano, durante la partita ho perso il ritmo e il resto ne è stata la diretta conseguenza». Una delusione cocente per il 30enne serbo che sui campi californiani ha trionfato cinque volte in carriera: «Non so come spiegarvi — ha proseguito —, ma in alcuni momenti mi è quasi sembrato di non essere io quello che era in campo a giocare». Esperienza extracorporea? Forse, ma è più probabile che Nole abbia usato questa immagine per dire che non è ancora tornato ai livelli che sperava: «Le ultime settimane non sono state facili per la mia salute, ma ero così felice di essere di nuovo in campo, di allenarmi e di tornare così in fretta dopo l’intervento al gomito…». I suoi continui proclami sui social, in cui si diceva pronto a ripartire più forte ed elastico che mai, tradivano una desiderio incontenibile di tornare a competere, di ricominciare a buttare giù avversari come fossero birilli. Alla vigilia del rientro si diceva sereno, senza particolari aspettative se non quella di giocare senza dolore, come non gli accadeva da due anni a questa parte. Ma l’impatto con la realtà è stato più duro del previsto: «Avevo l’impressione di non essere io in quel match. Una sensazione sia fisica che mentale, ho commesso tanti errori gratuiti, non riuscivo a trovare i miei punti di riferimento a fondo campo, specialmente nel rovescio, che invece è un colpo su cui ho sempre potuto contare. Una situazione stranissima». SALUTE Sembra comunque che i problemi di Djokovic siano più legati alla mancanza di match giocati che non a nuovi problemi al gomito destro che durante il match non gli avrebbe creato particolari fastidi: «Penso che si tratti del fatto che ho giocato davvero poco negli ultimi nove mesi — ha continuato —, appena quattro partite. Mancanza di confidenza, di abitudine a stare in campo, e allora ti chiedi continuamente se sei in forma o meno, è qualcosa che hai sempre in mente, hai paura che torni il dolore che ti ha fatto compagnia per tanto tempo». La fame, l’adrenalina della lotta, un’astinenza ormai insopportabile per Nole che ha deciso così di forzare i tempi un po’ incautamente: «Volevo solo giocare e vedere cosa potevo fare, non avevo aspettative particolari. Del resto non avrei neppure dovuto essere in gara perché i tempi di recupero per un intervento come il mio sono stimati in 5-6 settimane, ma la mia convalescenza è andata molto più veloce del previsto, mi sono preparato per questo torneo e sono sceso in campo. Non ho alcun rimpianto, mi mancavano il tennis e la competizione perché sono aspetti molto importanti nella mia vita». E nel frattempo si prende l’incoraggiamento di Roger Federer: «Non sono sorpreso della sconfitta di Djokovic — ha detto il n.1 —. So cosa vuol dire stare fuori a lungo, quando ritorni tutto è più difficile, ma bisogna passare anche da questi momenti per tornare in alto». Parola del Magnifico.

 

Crisi continua

 

Roberto Zanni, il corriere dello sport del 13.03.2018

 

Ad Indian Wells c’era arrivato da numero 13 dopo che quest’anno aveva toccato anche la 14 posizione del ranking (non gli capitava dal febbraio 2007). Ma Novak Djokovic, dal quinto Slam dell’anno, se n’è andato subito, sconfitto all’esordio (secondo turno) 7-6, 9-6, 6-1, da Tam Daniel, 109 dell’Atp, nato a New York da padre statunitense e madre giapponese e che gioca sotto la bandiera del Paese asiatico. La crisi dell’ex numero 1 che continua: ancora per quanto tempo? Il gomito che da oltre due anni lo fa soffrire, nel luglio scorsolo aveva costi etto a chiudere la stagione in anticipo, ritiro a Wimbledon, per tornare solo agli Australian Open in gennaio. Poi un’altra sosta e quel lieve intervento chirurgico in Svizzera un mese e mezzo fa. Al momento però senza risultati, almeno in campo: domenica 62 errori non forzati. «Molto strano – ha detto poi aggiunto Nole che a Indian Wells guida, con Federer, la classifica dei plurivincitori con cinque successi – ho perso completamente il ritmo. L’ho sentita che se fosse la prima partita che giocavo nel tour. I nervi, tutto, erano lì, ho commesso così tanti errori non forzati come succede in quei giorni in cui non riesci a trovare il ritmo dalla linea di fondo, specialmente con il rovescio che è stato sempre una certezza nella mia carriera. Errori inspiegabili e inusuali, credo tutto faccia parte delle particolari circostanze in cui mi trovo». Certo il gomito, ma per arrivare fin qui hanno contribuito anche alcuni problemi extra-campo sui quali però si è sempre rifiutato di soffermarsi. UN ALTRO… «Il Djokovic che conosco – ha ammesso Taro Daniel – è quello che ho sempre vista in tivù e non ha mai sbagliato una palla: la mette dove vuole. Questa volta sono stati tanti invece gli errori, in ogni caso poi devi sempre riuscire a batterlo». Un rientro, era la testa di serie numero 10, quasi un paio di mesi dagli Australian Open, con quell’intervento chirurgico mai spiegato nei dettagli, poi gli allenamenti a Las Vegas con il nuovo coach Andre Agassi, ma anche le ultime due settimane non al top da un punto di vista fisico. «C’è da dire – ha aggiunto – che non credevo di essere pronto per questo torneo e se il recupero è stato più rapido del previsto, ovviamente per aver disputato solo qualche partita in nove mesi, nella testa rimane il conflitto sull’essere pronto o meno: se il dolore non c’è più il pensiero resta su ciò che mi ha accompagnato per oltre un paio di anni». Da rimarcare inoltre che il vincitore di 12 Slam era dal 2006 che a Indian Wells non veniva eliminato nell’incontro d’esordio (Julien Benneteau, allora primo turno) mentre per trovare un ko con un avversario proveniente dalle qualificazioni si deve andare a Miami (nel 2008, Kevin Anderson) prossima tappa del tour e dove Djokovic l’anno scorso ha acquistato per 8,9 milioni un appartamento in un nuovo lussuosissimo grattacielo, primo progetto residenziale negli USA dell’architetto Renzo Piano.

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