Verso Italia-Francia, la sfida del '96: svanisce il sogno della finale

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Verso Italia-Francia, la sfida del ’96: svanisce il sogno della finale

L’Italia di Gaudenzi, Furlan e Nargiso sfiora l’impresa a Nantes. Avanti 2-0, gli azzurri subiscono la rimonta di Boetsch e Pioline. Sarebbe stata finale dopo 16 anni

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Verso Italia-Francia:

Concludiamo la nostra marcia di avvicinamento alla sfida dei quarti di finale di Coppa Davis di Genova del prossimo week-end tra Italia e Francia con la rivisitazione dell’ultimo precedente tra le due squadre, quello del 1996 di Nantes, dopo aver già riesaminato le sfide del 1975 e del 1977.

Nel 1996 in America Bill Clinton ha non pochi problemi con lo scandalo Whitewater, li supererà brillantemente perché a novembre sarà rieletto presidente per il secondo mandato. Il presidente firma anche la riforma del Welfare e il trattato di bando definitivo dei test nucleari (imitato dal francese Chirac). Agli Oscar il miglior film sarà Braveheart di Mel Gibson. Viene clonata la pecora Dolly, per gli scienziati un grosso passo in avanti per la ricerca, per la Chiesa qualcosa di inconcepibile. I Pink Floyd entrano nella Hall of Fame. Muoiono Gene Kelly, famoso attore, ballerino e coreografo e la grandissima Ella Fitzgerald. A settembre viene ucciso durante una sparatoria a Las Vegas il rapper Tupac Sukur. In Giappone viene lanciata la Nintendo 64

 

In Europa è anno di elezioni, in Russia viene eletto presidente Boris Eltsin, in Spagna diventa primo ministro Carlos Aznar. Lo stesso Eltsin cerca di porre fine alla guerra cecena incontrando i ribelli. In Francia muore Francois Mitterand, ex presidente della repubblica. A Manchester una bomba dell’IRA distrugge parte del centro storico e ferisce più di 200 persone. La regina Elisabetta pubblica le “lettere patenti” con le quali decide che le ex principesse Diana e Sarah Ferguson cessano di essere reali ma mantengono i loro titoli personali. Diana inoltre mantiene tutti i privilegi essendo madre del secondo e del terzo discendente al trono. Scoppia a marzo l’emergenza della “mucca pazza”, si teme un’epidemia simile a quella della peste dei secoli precedenti, non andrà (fortunatamente) così.

Anche in Italia è anno di elezioni dopo le dimissioni del Primo Ministro Lamberto Dini. Vince l’alleanza dell’Ulivo capeggiata da Romano Prodi. L’inflazione cala sotto il 5% per la prima volta dopo decenni. A gennaio un incendio distrugge il teatro La Fenice di Venezia, mentre Pietro Pacciani viene assolto per non aver commesso il fatto in relazione ai delitti del “mostro di Firenze”. A maggio viene arrestato il boss Giovanni Brusca, ritenuto l’esecutore materiale dell’attentato a Giovanni Falcone. Il festival di Sanremo viene condotto per la 5° edizione consecutiva da Pippo Baudo che si avvale come vallette di Valeria Mazza e Sabrina Ferilli. Vincono Ron e Tosca con “Vorrei incontrarti tra cent’anni”. Il singolo più venduto nel nostro paese sarà invece Gangsta Paradise di Coolio. Il 21 ottobre sul terzo canale nazionale parte la soap opera “Un posto al sole” che dopo 22 anni è ancora lì. A dicembre scompare Marcello Mastroianni, per tutti il Marcello del cinema italiano.

Il 1996 è anno bisestile e come tale da un punto di vista sportivo è un anno importantissimo, visto che da tradizione è riservato ai Campionati Europei di Calcio ma anche alle Olimpiadi. I primi si svolgono in Inghilterra, la vittoria andrà alla Germania che in finale con il “Golden Goal” di Oliver Bierhoff supera ai supplementari la R.Ceca. Curiosamente le due squadre erano nello stesso girone eliminatorio in compagnia dell’Italia che finisce terza e viene subito eliminata complice anche il rigore sbagliato da Gianfranco Zola nell’ultima partita proprio con i futuri campioni. Le Olimpiadi invece si svolgono ad Atlanta, negli Stati Uniti (scelta condita da molte polemiche visto che in occasione del centenario molti avrebbero preferito farle svolgere ad Atene, sede della prima storica edizione). Michael Johnson vince sia 200 che 400 metri, stabilendo il record del mondo con 19 e 32 nella prima gara, togliendolo al nostro Pietro Mennea. L’impresa al femminile riesce alla francese Jose Marie Perec mentre Carl Lewis vince per la quarta edizione consecutiva il salto in lungo. La rappresentativa italiana termina al 6° posto nel medagliere con ben 35 medaglie, risultato più che ragguardevole. Solita messe di medaglie dalla scherma, sorprendiamo nel ciclismo, ma quella più attesa arriva da Jury Chechi negli anelli. Il ginnasta toscano aveva dovuto saltare l’edizione precedente di Barcellona per un grave infortunio, il destino gli restituisce il maltolto. Rimane invece tabù l’oro nella pallavolo, la nostra generazione di fenomeni (Tofoli, Zorzi, Giani, Sartoretti, ecc) si ferma in finale contro l’Olanda che vince 17-15 al quinto set.

Il campionato di calcio lo vince il Milan, ma la Juve si rifà vincendo sia la Champions League (superata ai calci di rigore l’Ajax allo stadio Olimpico) che la Coppa Intercontinentale (battuto il River Plate 1-0 con un gol di Del Piero). Nel motociclismo Max Biaggi vince il suo terzo titolo consecutivo con l’Aprilia nella categoria 250, nel ciclismo i mondiali se li aggiudica il belga Joan Museeuw che batte in volata lo svizzero Gianetti, terzo il nostro Michele Bartoli. In Formula 1 vince il titolo piloti Damon Hill, il primo nella storia a ripetere l’impresa del padre Graham. Nella pallanuoto arriva il quarto titolo consecutivo del Posillipo, nel basket trionfa la Stefanel Milano che dopo una regular season appena sufficiente (5°posto) trova la forma migliore nel momento topico della stagione. Allenata da Bogdn Tanjievic, i meneghini sono trascinati da Dejan Bodiroga, Nando Gentile e Rolando Blackman.

Il tennis europeo piange nel 1996 la scomparsa del mitico René Lacoste, non solo grandissimo tennista negli anni ’30 (uno dei 4 moschettieri) ma anche noto per il marchio (il famoso coccodrillo) di abbigliamento. Il tennis italiano attende ormai da una quindicina d’anni il cosiddetto ricambio generazionale all’epoca d’oro dei vari Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli, ma all’orizzonte non si vede nulla di interessante. Nel corso degli anni i vari Cancellotti, Cané, Camporese, ci hanno provato, ma gli antichi fasti non sono più tornati. In Coppa Davis non centriamo una semifinale dal 1980, il capitano è Adriano Panatta che sta provando a costruire un gruppo che si possa mettere in luce. In quell’anno i nostri due migliori singolaristi sono Andrea Gaudenzi e Renzo Furlan, quest’ultimo esponente della scuola di Riccardo Piatti che aveva in precedenza lanciato anche Cristiano Caratti. Diego Nargiso, primo italiano a vincere da juniores Wimbledon, fa molta fatica a mettersi in luce in singolare, ma in doppio si fa valere grazie ad un ottimo gioco di volo. Nel 1996 Gaudenzi è tra i primi 30 al mondo, nel circuito fa registrare una finale all’Estoril (battuto dal compagno di scuderia Muster), raggiunge i quarti a Roma (battuto da Albert Costa) e le semifinali a St. Poelten (battuto da Felix Mantilla). Il più grosso rammarico è il terzo turno alle Olimpiadi di Atlanta dove Andrea vince il primo set contro Andre Agassi prima di cedere al terzo. Renzo Furlan è sugli stessi livelli di Gaudenzi, ma rispetto al suo connazionale si fa valere molto di più anche sul veloce. Agli Australian Open arriva al quarto turno, battuto da Thomas Enqvist, dopo aver battuto Ivanisevic ed Albert Costa, poi fa semifinale a Washington (battuto da Wayne Ferreira) ma soprattutto i quarti di finale alle Olimpiadi dove spreca l’occasione della vita. Infatti l’azzurro cede in due set all’indiano Leander Paes, un match nettamente alla sua portata.

In Davis Adriano sta provando a cementare il gruppo e nel 1996 ne raccoglie i frutti. Gli azzurri non hanno un tabellone facile ma approfittano del fattore campo e riescono ad approdare in semifinale. Negli ottavi ci capita la Russia di Kafelnikov e Chesnokov, Panatta sceglie a sorpresa (siamo a febbraio) il Foro Italico. La temperatura nei giorni antecedenti la sfida si avvicina allo zero, partiamo male perché Gaudenzi nel primo singolare va sotto due set a zero contro Chesnokov. Ma il faentino è bravissimo a cambiare le sorti della sfida e vince al quinto. Kafelnikov (che gioca con i pantaloni della tuta visto il gran freddo) batte Furlan in 4 set, 1-1 dopo la prima giornata. Il dubbio amletico è:”Chi farà giocare Panatta in doppio?”. La scelta un po’ a sorpresa è Gaudenzi/Nargiso. Dall’altra parte della rete gli affiatati Kafelnikov ed Olhovsky. La mossa di Adriano risulterà indovinata, Gaudenzi da fondo campo è una roccia, Nargiso sulla rete sa il fatto suo. I nostri vincono in 5 set. Si ricomincia la domenica con Gaudenzi-Kafelnikov, l’azzurro va avanti 4-1 con doppio break nel terzo (sulla situazione di un set pari) e pare in trance agonistica, ma Kafelnikov in quel momento è da Top10, ribalta la situazione e vince in 4 set. Piove a dirotto al Foro, si teme che Furlan-Chesnokov possa rinviarsi al lunedì. Invece si inizia a giocare verso le 20, temperatura rigida, Furlan annichilisce il russo nel primo set vinto 6-0, poi inizia una vera e propria battaglia che l’azzurro vince al quarto. Siamo nei quarti.

Si sceglie ancora il Foro Italico per affrontare il Sudafrica, che ha una punta di diamante come Wayne Ferreira, un secondo singolarista di scarso livello come Marcus Ondruska ed un doppio di tutto rispetto con Ellis Ferreira che fa coppia con il suo omonimo. Insomma una sfida nettamente alla portata, la semifinale sembra (dopo 16 anni) possibile. Ma Furlan si fa battere inopinatamente da Ondruska con un triplice 6-4, se Ferreira batte Gaudenzi è praticamente finita. Ed invece Andrea, un vero “toro” da Davis fa il miracolo, sfiancando Ferreira e battendolo 6-1 al quinto. Ma il vero e proprio miracolo lo fanno Gaudenzi e Nargiso in doppio, dove recuperano due set di svantaggio, annullano un match point e trionfano al quinto. La domenica è Pasqua e l’Italia completa il capolavoro in un Foro Italico festante, Furlan supera uno stanco Ferreira, si fa perdonare lo scivolone della prima giornata e ci porta all’agognata semifinale.

Ci tocca la Francia, ma stavolta giocheremo in trasferta. Per la prima volta una sfida tra le due nazionali si giocherà sul veloce (e indoor), capitan Noah sceglie il palasport di Nantes. A livello di classifica i francesi sono messi leggermente meglio dei nostri, Cedric Pioline e Arnaud Boetsch sono tra i primi 25 del mondo, Guy Forget in doppio si fa ancora valere, il quarto uomo è Guillame Raoux, anche lui buon doppista. Siamo sfavoriti, ma l’impresa non è così impossibile. E la prima giornata lo testimonia appieno. Si inizia con Pioline-Gaudenzi, il francese vince il primo set ma Andrea è in partita. Stravince il secondo, vince il terzo al tie break e chiude al quarto. L’azzurro è in gran forma ma su un punto spettacolare (tuffo sulla rete su un passante dell’avversario e conseguente pallonetto vincente) si fa male al polso, cosa che lo limiterà non poco nei due giorni seguenti. Noah pare incredulo di fronte alla determinazione del nostro, ma non è finita lì. Furlan irretisce con il suo gioco da fondo campo Boetsch, altra vittoria in 4 set, incredibile 2-0 Italia, la finale pare cosa fatta. Galeazzi in tv sembra non crederci: “Credevo ce la potessimo giocare, ma avanti 2-0 dopo la prima giornata proprio non ci pensavo”, nel clan italiano l’umore è alle stelle. Il giorno del doppio sull’Equipe appare una vignetta con con una mano che chiede aiuto e sprofonda nelle sabbie mobili, si riconoscono anche delle treccine, quello è Noah, nemmeno i francesi sembrano crederci più. Quello stesso articolo conclude così: ”Certo la sfida è ancora aperta, ma ci sembra difficile che gli sconfitti di ieri possano diventare i vincitori di domani”.

L’atmosfera per il doppio è bella calda nel Palasport, Noah sceglie l’esperto Forget e l’occhialuto Raoux, Panatta naturalmente va sul sicuro, Gaudenzi/Nargiso. Non ci sarà partita, i francesi ci concedono una sola palla break in tutto il match, Forget vince la battaglia sulla rete contro Nargiso, Gaudenzi non sembra il solito, 2-1 Italia ma chissà perché la sensazione e che sia cambiata l’inerzia della sfida. A fine partita i tifosi francesi a mo’ di corrida lanciano sul campo dei ventagli rigidi della Nec (sponsor della manifestazione) facendo arrabbiare non poco capitan Panatta. Domenica i tifosi francesi sono arci convinti che la rimonta sarà completata, si parte con Pioline-Furlan. Renzo battaglia per i primi due set, perde il primo ma vince il secondo. Ma il francese ha una marcia in più e chiude in 4, siamo 2-2, il palasport di Nantes è una bolgia. Decide Boetsch-Gaudenzi, l’azzurro ha una vistosa fasciatura al polso destro. Il primo game sarà lo specchio della partita, Andrea va 40-0 al servizio, Boetsch fa 5 punti di fila e piazza subito il break. Il francese va avanti 2 set a zero e si trova avanti di un break nel terzo. Ma Gaudenzi come detto in Davis è un toro e nonostante le condizioni non buone si issa al tie break. Si procede punto a punto ma sul più bello accade il fattaccio. Scambi prolungato sull’8-8 fin quando un colpo di Gaudenzi atterra nei pressi della linea. Buona per i giudici di linea ma arriva l’overrule dal seggiolone di McEwan che in tre giorni non aveva mai aperto bocca. Apriti cielo, Panatta è una furia, si alza, si lamenta, sbraita, poi arriva a scuotere il seggiolone del giudice di sedia. Galeazzi in tv non è da meno: “È in malafede, l’ha vista dentro ma l’ha chiamata fuori!”. Arriva in campo il giudice arbitro svedese Fransson, per poco Adriano non passa alle vie di fatto. Nulla da fare, 9-8 Boetsch che chiude al punto successivo e porta la Francia in finale. L’amarezza è davvero tanta, ma quel gruppo saprà continuare a lottare per altri 2 anni, arrivando in semifinale anche nel 1997 e addirittura in finale nel 1998. Ma quella sconfitta attende di essere vendicata da 22 anni, speriamo che a Genova la nostra squadra sia in grado di farlo. Di seguito i dettagli della sfida di Nantes.

20-22 settembre 1996, Nantes, carpet, indoor, semifinale
FRANCIA-ITALIA 3-2

Gaudenzi-Pioline 5-7 6-1 7-6(4) 6-3
Furlan-Boetsch 7-5 1-6 6-3 7-6(5)
Forget/Raoux-Gaudenzi/Nargiso 6-3 6-4 6-2
Pioline-Furlan 6-3 2-6 6-2 6-4
Boetsch-Gaudenzi 6-4 6-2 7-6(8)

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Per Caruso, Umago è come Parigi: battuto Coric. Sinner eliminato

Dopo gli exploit del Roland Garros, Salvatore Caruso protagonista anche in Croazia. Supera in tre set un falloso Borna Coric e raggiunge per la prima volta i quarti di un torneo ATP. Sinner lotta ma cede a Bedene

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Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

[Q] S. Caruso b. [2] B. Coric 6-2 3-6 6-1

Continua alla grande l’avventura umaghese di Salvatore Caruso: proveniente dalle qualificazioni e battuto al primo turno il talentino Moutet, elimina la seconda testa di serie del torneo Borna Coric schiantandolo con un perentorio 6-1 al terzo set e prendendosi il primo quarto di finale ATP in carriera. Davvero una prestazione maiuscola di “Sabbo” il cui rovescio, almeno oggi, non ha avuto nulla da invidiare a quello del suo più blasonato avversario, che pure sul lato sinistro ha il suo colpo migliore; anzi, è probabilmente su quella diagonale che si è deciso il match. A Parigi, Djokovic aveva suggerito di non giocargli sul rovescio (“sì, quella diagonale la faccio abbastanza bene” scherza Salvatore, “però il tennis è fatto di tante altre cose”). Entrambi ogni tanto si perdono il dritto, ma è la spettacolare preparazione atletica del ventiseienne di Avola (“un applauso al mio preparatore Pino Maiori, con me da dieci anni”) che vola su smorzate e drop volley croate e soprattutto ribatte efficacemente i tentativi di sfondamento a cui Coric è costretto dalla maggiore regolarità dell’avversario.

 

Coric rientra dall’infortunio alla schiena patito ad Halle (ma non cerca scuse, “ha giocato meglio lui” dice, “è stato un periodo difficile e non sapevo se avrei giocato, ma oggi non avevo dolore”) e inizia sbagliando un po’ tutto e anche di parecchio. È anche sfortunato quando, al primo scambio in vantaggio, subisce la smorzata vincente e involontaria di Caruso; beh, così impara a non andare avanti quando l’altro è in allungo spalle alla rete. Ci va poco dopo, Borna, e la volée esce di metri: come non detto. In ogni caso, il croato entra in partita e muove il punteggio quando è già sotto 0-4: troppo tardi perché, solido e autoritario, Caruso tiene i turni di battuta e chiude 6-2.

La prevedibile reazione di Coric gli vale il 2-0 e, nonostante “Sabbo” lo riprenda subito, si fa più intraprendente (“è un grande campione” dice Caruso, “ha provato tutto, ha messo in campo tutto quello che aveva”), si carica con il pugno sul gratuito del nostro, chiede e ottiene il sostegno del pubblico amico e si prende il break che rimanda tutto alla partita finale. Qui, Caruso è il più lesto a uscire dai blocchi e vola 4-1. Dagli spalti, sale l’incitamento “Sabbo, Sabbo” quando conquista due palle del doppio break con un nuovo recupero in avanti, stavolta con la complicità del ventiduenne di Zagabria, non esattamente impeccabile a chiudere la volée. Il successivo doppio fallo è il segnale di resa.

Venerdì, secondo incontro dalle 20, la meritata sfida valida per la semifinale contro Facundo Bagnis, mancino argentino n. 152 ATP: sognare è lecito anche se “l’obiettivo è andare più avanti possibile, ma si va partita per partita e restiamo con i piedi per terra”.

A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3

Dopo Caruso, non riesce l’impresa dell’altro tennista italiano impegnato oggi ad Umago. È infatti quasi mezzanotte quanto Aljaz Bedene si fa l’ultimo regalo per il 30esimo compleanno (è nato il 18 luglio 1989) e con un servizio vincente chiude a suo favore il match contro Jannik Sinner. Nonostante la sconfitta, l’incontro ha confermato quanto di buono ha fatto vedere in questi mesi il 17enne altoatesino, che sul piano del ritmo e dell’intensità degli scambi ha fatto assolutamente match pari con il n. 87 del mondo e, anzi, spesso ha avuto la meglio quando gli scambi ad alte velocità si allungavano. Sinner a questi livelli paga ancora pegno per qualche pausa e qualche ingenuità di troppo, come del resto è comprensibile per un under 18. Bedene ha saputo sfruttare le occasioni  che Sinner gli ha concesso per raggiungere per la terza volta in stagione i quarti di finale in un torneo ATP. Del resto – tanto per capire il differenziale di esperienza tra i due – questo è stato il 101esimo incontro ATP sulla terra rossa di Bedene (51-50 il bilancio), mentre per il tennista di San Candido si è trattato appena dell’ottavo incontro totale nel circuito (3-5).

Il match era iniziato con un po’ di tensione da entrambe le parti, come testimoniato dai tre break consecutivi dei primi tre giochi, due  dei quali subiti da Sinner. Bedene coglieva l’attimo e grazie anche ad un’ottima resa della prima di servizio, che si rivelerà un fattore determinante per tutto il match (7 ace e 77% di punti con la prima), era il primo ad invertire la rotta, per poi arrivare senza grossi scossoni (a parte una palla break nel sesto gioco) a servire per il set al decimo gioco. Lo sloveno arrivava a due punti dal parziale ma qui sentiva un po’ la tensione, ed era bravo Sinner a indovinare un paio di risposte per strappare nuovamente la battuta al suo avversario. Si arrivava così al tie-break, dove però non c’era storia: alcuni errori di troppo dell’azzurrino permettevano a Bedene di involarsi sul 6-1 e chiudere poi per 7-3.

Il secondo set iniziava con un paio di palle break non sfruttate da Sinner, per poi proseguire senza grossi scossoni fino al sesto gioco. Qui, all’improvviso, un black out dell’italiano sul 40-15 a suo favore consentiva a Bedene di infilare una serie di nove punti consecutivi e di ritrovarsi a due punti dal match sul 5-2. Ma Jannik confermava la sua tempra agonistica e si rifiutava di andare subito negli spogliatoi, arrivando addirittura alla palla del contro-break. Bedene però si aggrappava nuovamente al servizio per regalarsi i secondi quarti in carriera ad Umago, dove affronterà il serbo Lajovic, tds n. 4. Sinner può comunque consolarsi con i secondi ottavi a livello ATP, l’ingresso nei top 200 e soprattutto la consapevolezza di potersela giocare alla pari a questi livelli. A diciassette anni non è poco, anzi, è “tanta roba” come si suol dire adesso.

Negli altri due incontri, l’argentino Facundo Bagnis, prossimo avversario di Caruso, ha spento senza grossi problemi con un doppio 6-3 le velleità della wild-card locale Nino Serdarusic. Senza grossa storia anche l’altro match, che invece alla vigilia si prospettava interessante, quello tra Andrey Rublev e Dusan Lajovic. Troppo solido il tennista serbo per il campione di Umago 2017, che pare essersi fermato nella sua crescita e non riesce a fare quel salto di livello che ci si attendeva da lui dopo l’ottima stagione 2017. I suoi colpi viaggiano sempre che è un piacere, ma senza significative variazioni tattiche a supporto: e per un top 40 come Lajovic dopo un inizio equilibrato non ci sono stati grossi problemi nell’incanalare il match a proprio favore.

Risultati:

[4] D. Lajovic b. A. Rublev 6-4 6-3
[Q] S. Caruso [2] b. Coric 6-2 3-6 6-1
A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3
F. Bagnis b. [WC] N. Serdarusic 6-3 6-3

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A Bucarest una storta ferma Kudermetova: primo quarto di finale per Martina Di Giuseppe

La russa esce in lacrime dopo un brutto infortunio alla caviglia sul finire del secondo set. L’azzurra sfiderà Krejcikova per un posto in semifinale. Sconfitta choc per Sevastova

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Martina Di Giuseppe e Veronika Kudermetova - WTA Bucarest 2019 (foto via Twitter, @BRDOpen)

Brava e fortunata. Nel secondo turno del WTA di Bucarest Martina Di Giuseppe ha approfittato del ritiro di Veronika Kudermetova (t.d.s. 3) sul 2-6 5-4 e giocherà per la prima volta nei quarti di finale di un torneo del Tour maggiore. In un rapidissimo primo set la giocatrice italiana è stata sovrastata dai vincenti della russa, aiutata anche dall’ottimo servizio (5 ace a fine parziale). Fin lì il copione era lo stesso dell’unico precedente, giocato quest’anno a Istanbul e dominato da Kudermetova.

Di Giuseppe è entrata in partita nel secondo set. Ha comandato il gioco nei suoi turni di battuta e si è procurata sul 3-3 una chance di break che ha prontamente sfruttato. Al servizio per chiudere il set Martina ha sbagliato uno smash sul 30-30, concedendo un pericoloso break point alla giovane avversaria. Durante uno scambio serrato ha scelto di giocare la palla corta di rovescio, colpo che le ha dato dei punti importanti nel corso del match. Kudermetova è arrivata -inutilmente- in scivolata sulla cortissima traiettoria del dropshot, ma il suo piede destro si è impuntato sulla secca terra battuta rumena. Una dolorosa distorsione non le ha più permesso di muoversi in maniera ottimale sul campo e dopo altri sette punti giocati coi denti stretti ha stretto la mano all’azzurra e ha preso in lacrime la via degli spogliatoi.

Anche la prossima avversaria di Di Giuseppe ha passato il turno grazie a un ritiro. Nel secondo match in programma su Centrale la spagnola Aliona Bolsova si è infortunata alla caviglia quando rincorreva 0-6 2-3 contro Barbara Krejcikova. Fa molto scalpore la sconfitta di Anastasija Sevastova, numero uno del seeding e detentrice del titolo, che ha ceduto 6-2 7-5 alla qualificata rumena Patricia Maria Tig non presente nelle classifiche WTA.

È appena il secondo torneo del circuito maggiore che Tig (ex top 100) gioca da quasi due anni a questa parte, periodo in cui ha dato alla luce anche una bambina. La rumena è rientrata in campo ad aprile, ma per tre mesi ha giocato soltanto a Cancun (!) in tornei di categoria 15k – che da quando è passata la riforma del Transition Tour non danno più punti WTA. Dopo la sconfitta al primo turno delle qualificazioni di Wimbledon, è volata a Bucarest e ha vinto cinque partite consecutive partendo dalle quali. Nei quarti di finale sfiderà la ceca Kristyna Pliskova, ma è già certa di rientrare in top 500 (la proiezione al momento la sistema al 431esimo posto).

 

Risultati:

[Q] P. Tig b. [1] A. Sevastova 6-2 7-5
B. Krejcikova b. [7] A. Bolsova 6-0 3-2 rit.
[Q] M. Di Giuseppe b. [3] V. Kudermetova 2-6 5-4 rit.
E. Rybakina b. [WC] J. Christian 6-1 6-0

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Matteo, domani è un altro giorno. Falla docet

Matteo Berrettini non era la reincarnazione tennistica di Laver dopo la vittoria di Stoccarda e la semifinale ad Halle e non è neppure un giocatore destinato a tornare nell’ombra dopo la sconfitta di Wimbledon

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Sono state dette e scritte molte cose a proposito dell’ottavo di finale disputato a Wimbledon tra Berrettini e Federer e vinto da quest’ultimo con il severo punteggio di 6-1 6-2 6-2 in poco più di un’ora. Adesso che la ‘lezione’, come lo stesso Matteo l’ha ironicamente chiamata a fine match, è stata ampiamente assorbita, è tempo di trarne i giusti insegnamenti. Tanto più che a Berrettini non mancherà il tempo per farlo, suo malgrado; è notizia di questo pomeriggio che dovrà saltare il torneo di Gstaad, di cui è campione in carica, a causa di una distorsione alla caviglia destra. Questo stop – Matteo proverà a recuperare per Montreal – dovrebbe costargli quattro posizioni in classifica e farlo scendere in 24esima.

Facciamo quindi un passo indietro, anzi dieci (tanti quanti i giorni trascorsi dalla sfida). Tra le tante scritte prima del match la palma della più sbalorditiva spetta di sicuro all’editoriale del nostro Direttore che ha inequivocabilmente dimostrato che Nostradamus al suo confronto era un dilettante. Se non fosse per un provvidenziale avverbio di negazione inserito tra il sostantivo “Matteo” e il verbo “prenderà”, il sopra citato editoriale potrebbe diventare oggetto di approfondimenti da parte della Tennis Integrity Unit.

Dopo l’incontro la tribù italiana della rete si è poi divisa tra innocentisti (‘povero Matteo, ci sta a farsi prendere dall’emozione a Wimbledon contro il Re’) e colpevolisti (‘un top 20 non può rimediare una figuraccia simile indipendentemente da dove si trova  e da chi affronta’).

Con questo articolo è nostra intenzione dare un piccolo contributo alla causa degli innocentisti raccontando una storia (vera). È quella di un giocatore al quale nelle ultime due settimane devono essere fischiate spesso le orecchie tante sono le volte in cui il suo nome è stato menzionato: Alejandro Falla.

Falla è un mancino colombiano ritiratosi dalle competizioni all’inizio del 2018. Il sito dell’ ATP ci informa che iniziò a giocare all’età di sei anni; il suo colpo migliore era il rovescio e nel 2012 giunse fino alla 48esima posizione nel ranking. Fu il secondo giocatore colombiano a entrare in top 100 nell’era open dopo Mauricio Hadad.

Dopo una brillante carriera tra gli juniores, Alejandro nel 2000 debuttò tra i professionisti e nel 2004 a 20 anni di età realizzò il sogno di tutti i bambini (e non solo loro) che iniziano a praticare il tennis: disputare il singolare a Wimbledon.Dopo avere superato le qualificazioni (la posizione n. 135 non gli permetteva l’ingresso diretto nel tabellone) e avere brillantemente sconfitto all’esordio l’austriaco Julian Knowle, il 24 giugno al secondo turno Falla si trovò sul Central Court di fronte a Roger Federer, campione in carica e numero uno del mondo. Il match per il colombiano ebbe esiti catastrofici: Federer lo annichilì con il punteggio di 6-1 6-2 6-0 in 54 minuti.

La durata di quel match costituisce ancora oggi un record per lo svizzero in un torneo dello Slam. Venti minuti in meno di quelli concessi a Berrettini; quattro meno di quanti ne abbia impiegati pochi giorni prima Tsonga per liquidare lo svogliatissimo e multatissimo Tomic.

 

Le cronache dell’epoca non dicono se anche Falla alla stretta finale di mano quel giorno trovò la prontezza di spirito per chiedere a Federer quanto gli dovesse per la lezione ricevuta, ma i fatti dimostrano che la sconfitta non lo scoraggiò.Circa un anno dopo raggiunse la top 100 e, una volta raggiuntala, vi rimase abbastanza a lungo da consentirgli di ritirarsi con oltre 3 milioni di dollari guadagnati in soli premi.

Ai fini della nostra storia, però, interessa soprattutto rendere conto ai lettori di come Falla gestì l’opportunità offertagli dal destino di lavare l’onta subita in quel pomeriggio estivo londinese del 2004. Opportunità che gli si presentò sei anni dopo sul medesimo campo e contro lo stesso avversario.

Il 21 giugno 2010 Federer come da tradizione inaugurava i Championships in qualità di campione in carica e dall’altra parte della rete ad attenderlo c’era infatti proprio lui: Alejandro Falla. Quel giorno il colombiano fece tutto ciò che era nelle sue umane possibilità per mostrarsi degno del regalo ricevuto dalla sorte. Davanti a un pubblico e un avversario la cui incredulità andava crescendo di pari passo con il dipanarsi della partita, Falla costrinse Federer ad una battaglia che durò oltre tre ore di gioco.

Il nativo di Calì conquistò i primi due set, perse il terzo e al quarto si conquistò il diritto di servire per la vittoria e per la storia sul punteggio di 5-4. In quel momento decisivo il coraggio gli venne meno. Perse a 30 quel turno di servizio e il parziale al tie-break. Il quinto set fu per lui una via crucis lastricata di rimpianti e crudelmente vinta da Federer con il punteggio di 6-0.

Nonostante l’epilogo nessun appassionato potrà comunque mai dimenticare ciò che Falla seppe fare quel giorno in campo. Per la cronaca i due si affrontarono in seguito altre due volte sull’erba: nel torneo olimpico londinese del 2012 e nella finale di Halle nel 2014. In entrambe le circostanze la vittoria sorrise a Federer ma a costo di non poche sofferenze, a dimostrazione del fatto che la classe operaia raramente va in Paradiso, ma quando vuole sa assestare cazzotti pesanti.

Se da questa vicenda si può imparare qualche cosa è che esprimere giudizi troppo netti su un giocatore giovane alla luce di un singolo episodio è incauto. Matteo Berrettini non era la reincarnazione tennistica di Laver dopo la vittoria di Stoccarda e la semifinale ad Halle e non è neppure un giocatore destinato a tornare nell’ombra dopo questa sconfitta.

Nel corso della conferenza stampa successiva alla sconfitta, l’allievo di Santopadre ha dichiarato che questa partita gli servirà per crescere e lo stesso concetto è stato ribadito dal suo team. Non ci sembra esistano ragionevoli motivi per non crederci.

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