Alla scoperta dei campioni d’Italia: lo scudetto del padel è ancora dell’Aniene

Lo storico circolo romano cuce per la quarta volta consecutiva il tricolore sulle proprie maglie, con il capitano Ticca sempre in campo. Il direttore sportivo Di Bella: "Sui nostri campi giocano Malagò, Totti e anche il ct della Nazionale Roberto Mancini"

Alla scoperta dei campioni d’Italia: lo scudetto del padel è ancora dell’Aniene

Quattro titoli italiani consecutivi, quattro scudetti cuciti sulle maglie dell’Aniene che – mentre si gode la crescita di Matteo Berrettini nel tennis che conta – si conferma team di riferimento della serie A italiana di padel. Un campionato che attira sempre più stelle di livello internazionale, senza che però sia messa in discussione la supremazia del circolo capitolino storicamente caro al presidente del Coni Giovanni Malagò. Del titolo conquistato nelle finali disputate al Foro Italico, nella settimana degli Internazionali Bnl, ne abbiamo parlato con due protagonisti del quadriennio di successi.

Alessandro Di Bella, direttore sportivo Team Padel CC Aniene

 

Quali sono stati i momenti più importanti in questa annata trionfale?
Vincere per quattro anni consecutivi è motivo di grande soddisfazione per tutto il circolo. Ogni anno le altre squadre si rinforzano sempre di più e ci danno la spinta per migliorare. Ne è la prova provata l’operazione degli amici dell’Orange Padel, che hanno fatto il colpo di mercato più clamoroso, mettendo sotto contratto il numero uno del mondo Fernando Belasteguin. Tuttavia la prima vittoria del torneo, ottenuta contro di loro, ci ha dato grandissime risposte e un’enorme spinta per il resto del campionato.  La chiusura del campionato è stata poi fantastica, al termine di playoff equilibratissimi. Poi la cornice del Foro Italico è splendida e dà grande rilievo sia alla competizione, sia al padel in generale che beneficia dell’attenzione rivolta agli Internazionali.

Quali sono i vostri giocatori di riferimento? In questi anni avete scelto la strada della continuità o sono cambiati alcuni fattori?
Siamo già al lavoro per la prossima stagione e abbiamo riconfermato la squadra che si è affermata anche quest’anno. Il nostro obiettivo è avere sempre una certa continuità e avere uno zoccolo duro di giocatori che dimostri l’attaccamento alla squadra. Pablo Lijò, Matias Nicoletti, la coppia Restivo/Di Nenno e la nostra nuova punta di diamante Luca Bergamini sono i giocatori principali che hanno conquistato lo scudetto.

Qualche curiosità. Qual è il costo medio di una stagione al vertice? E lo sforzo organizzativo?
Non vorrei parlare di cifre, sebbene i costi siano ben inferiori rispetto a una squadra di tennis, l’investimento è comunque importante. Il circolo offre un budget sostanzioso per la squadra di Serie A, poiché crede molto nel progetto. È la stessa squadra di A che fa da traino alle altre. C’è la serie B che ha conquistato l’acceso ai playoff, i team di C e D sono in testa ai rispettivi campionati.

Quando il padel è entrato nel circolo e quanti iscritti vanta ad oggi?
Il primo campo da padel è stato montato nel 2004, il movimento poi si è sviluppato dal 2012 in poi, grazie alle attività del Comitato Padel. Ora il nostro circolo conta 250 tesserati. A giocare sui nostri campi c’è il nostro presidente onorario Giovanni Malagò, viene anche Francesco Totti, che ha anche un campo privato a casa sua, e il nuovo ct della nazionale Roberto Mancini, grande persona e ottimo giocatore. Da poco ha iniziato a prendere lezioni anche Dino Zoff, allenato dal nostro capo allenatore Roberto Agnini.

Roma può essere considerata la capitale del padel italiano. Quali sono i motivi dell’enorme crescita del movimento?
La storia del movimento padel in Italia ha un grande padre, Gianfranco Nirdaci, al quale noi dobbiamo dire grazie. In Serie A sette delle otto squadre partecipanti sono di Roma, già questo è un dato che parla da sé. Roma ci ha visto lungo. Nella Capitale ci sono condizioni sociologiche e climatiche ideali. Il padel è divertente ad ogni età e poi il clima di Roma permette di avere tanti campi all’aperto all’interno dei numerosi circoli in cui si fa sport. Il lavoro che sta facendo la FIT va comunque nella direzione di espandersi su tutto il territorio nazionale. Al Nord stanno nascendo tanti circoli coperti, sulla riviera romagnola si gioca tanto e se dovessi scommettere su una città in cui potrà affermarsi, sceglierei Napoli. Anche la Serie D ha un ruolo rilevante nell’espansione della disciplina, poiché è a carattere regionale, con fase nazionale. Quest’anno per la prima volta tre quarti delle squadre non appartengono al Lazio.

Giovanni Ticca, capitano del Team Padel CC Aniene

Che tipo di stagione è stata quella appena conclusa?
Vincere quest’anno è stato ancora più difficile, perché le concorrenti si attrezzano sempre di più e ogni anno le insidie aumentano. Noi però cerchiamo di alzare sempre l’asticella, ce lo insegna la storia del nostro circolo. Come dico ai ragazzi, nemmeno il pareggio è accettabile, figuriamoci perdere. Nella fase a gironi non solo abbiamo vinto tutti gli incontri, ma l’abbiamo sempre fatto per 4-0. La vittoria al debutto contro l’Orange Padel ci diede la consapevolezza di essere ancora i favoriti.

In questi quattro anni come è cambiata la conformazione della squadra?
Nei quattro anni abbiamo cercato di mantenere un’ossatura di base. Lo zoccolo duro degli italiani è sempre stato lo stesso, formato da ex-tennisti, i vari Cipolla, Santopadre, Lommi. È inevitabile però che, alzandosi il livello degli stranieri, nella fase finale sono andati in campo giocatori che hanno esperienza internazionale. Il tentativo è sempre fare qualche innesto di qualità.

Lei da quanto tempo sta all’interno del circolo?
Sono all’Aniene da 35 anni, per tradizione di famiglia. Praticavo lì tantissimi sport, dalla pallacanestro sono passato alla pallavolo e al calcetto. Da sei o sette anni vivo nel mondo del padel, che è cresciuto in maniera esponenziale, a volte non bastano nemmeno tre campi per soddisfare le richieste.

(ha collaborato Pietro Scognamiglio)


LE ULTIME DAL WORLD PADEL TOUR

Dopo il torneo di Saragozza le migliori coppie del padel mondiale sono tornate in campo per il quarto appuntamento del World Tour. La città di Jaen, in Andalusia, per la prima volta ha ospitato un torneo WPT, il terzo di categoria Open della stagione 2018. Belasteguin e Lima, grandi assenti della tappa aragonese a causa dell’infortunio di Bela, sono stati sconfitti nei quarti di finale dalla coppia argentina Mieres/Lamperti. La sconfitta dei primi giocatori del ranking è stata sfruttata al meglio dai diretti inseguitori Maxi Sanchez e Sanyo Gutierrez. Nella finale di domenica 27 maggio, nonostante la pioggia abbia ritardato di qualche ora il programma, la coppia numero due del mondo ha sconfitto con un doppio 6-3 Juan Martin Diaz e Paquito Navarro, conquistando così il terzo titolo in stagione. Maxi e Sanyo sono ora lontani 1225 punti dalla cima del ranking.

Il tabellone maschile

Non rischiano di perdere il loro primato in classifica invece le sorelle Alayeto (almeno per ora). Mapi e Majo hanno colto il loro primo successo dell’anno, riuscendo finalmente a battere Gemma Tray e Lucia Sainz nell’atto conclusivo al termine di una partita memorabile. Dopo aver dominato fino alle semifinali, anche grazie all’eliminazione nei quarti di finale di Marta Marrero e Alejandra Salazar, Tray e Sianz sembravano essere sulla buona strada per alzare il terzo trofeo del loro 2018. Le gemelle atomiche hanno però acciuffato per i capelli il terzo set, annullando un match point al servizio sul 3-5. Nel tie-break finale Gemma e Lucia si ritrovano di nuovo in vantaggio, a due punti dal titolo, ma le gemelle infilano tre punti consecutivi: sono loro le campionesse dell’Open di Jaen.

Il tabellone femminile

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