Kyrgios: “Il servizio? Non lo alleno mai”. Ma serve ottanta ace

Negli ultimi due incontri al Queen's l'australiano ha ottenuto il proprio record personale di servizi vincenti. "È il mio colpo migliore da sempre" dice, "però non vado mai in campo a provarlo"

Kyrgios: “Il servizio? Non lo alleno mai”. Ma serve ottanta ace
Nick Kyrgios - Queen's 2018 (© Alberto Pezzali per Ubitennis)

da Londra

Boom, boom, boom. Tre ace come tre doppi falli, può uscire fuori di tutto dal braccio sciolto Nick Kyrgios. Negli ultimi giorni le cose stanno andando bene, visto che nelle tre vittorie con le quali ha raggiunto la semifinale al Queen’s Club il ventitreenne di Canberra ha tirato la bellezza di ottantadue ace: 18 contro Andy Murray, 32 contro Kyle Edmund – suo record personale – e ancora 32 contro Feliciano Lopez, stavolta in appena due set (il massimo raggiunto dal 1991 a oggi in un match così breve è di appena uno in più, mentre due match di fila con oltre 30 ace non si vedevano dal 2007). I colpi che lo hanno tirato fuori da situazioni spiacevoli potrebbero fare lo stesso per i bambini malati del Great Ormond Street Hospital, che riceverà una donazione di 50£ da BNP Paribas per ogni servizio vincente messo a segno ai Fever-Tree Championships.

 

Interpellato in conferenza stampa sulle sue strepitose performance alla battuta, Kyrgios ha risposto che, da quando ha preso una racchetta da tennis in mano per la prima volta, sotto quell’aspetto non è cambiato praticamente nulla. “Il mio servizio è stato com’è oggi fin da quando ero un ragazzino. Era il mio colpo migliore già allora, ho sempre basato il mio gioco su di esso” ha raccontato. E come i migliori talenti, quelli più irritanti per chi non ne è stato dotato da Madre Natura, non ha mai avuto particolare bisogno di esercitarlo. “Non lo allenavo praticamente per nulla: ne provavo al massimo dieci o quindici al giorno, rilassando il braccio e colpendo più forte che potevo. Un giorno ha iniziato a portarmi punti facili e ho pensato: Hey, questo è molto meglio di dover correre appresso alla palla!”.

Non stupisce quindi che Kyrgios confidi nel suo servizio senza mezze misure, tanto da tirare prima e seconda quasi alla stessa velocità. La sua arma migliore, che spesso fa da cartina tornasole alla sua voglia di stare in campo, mostra anche un risvolto positivo della sua imprevedibilità: i numeri dicono che per i suoi avversari è quasi impossibile anticipare dove piazzerà la palla. Inoltre una statistica elaborata lo scorso anno dall’analista Craig O’Shannessy per ATP, che teneva conto di prime di servizio in campo, punti vinti con la prima e con la seconda e numero di ace, ha inserito Kyrgios al quinto posto all time tra i battitori più efficaci del circuito. Per capirci: dopo Karlovic, Isner, Raonic e Roddick c’è lui, davanti a gente come Sampras, Ivanisevic e Federer (rispettivamente numero due e tre per numero di ace nella storia del tennis).

Tutti quei nomi che lo circondano nel ranking dei big server hanno però affinato la loro tecnica negli anni. Raonic e Karlovic, per menzionarne un paio, continuano a cercare modi per aumentare le loro performance con il colpo di apertura (e non di rado di chiusura) dello scambio. Kyrgios invece, che tutt’ora è privo di coach, è rimasto al metodo delle scuole medie. “Non andrei mai e poi mai a provare servizi soltanto per esercitarmi. Nel riscaldamento prima di un incontro ne provo circa otto, poi gioco. E in allenamento nemmeno uno: ruoto il braccio per scaldarmi e poi mi metto a giocare i punti”. Da lunedì di nuovo nel giro dei top 20, in semifinale contro Djokovic in uno dei tornei più prestigiosi del circuito. Con una faccia tosta che non si sa se odiarlo o mettersi a ridere con lui, mentre lancia la pallina e ancora una volta fa “boom!”.

(In questo pezzo c’erano un po’ di virgolette e tanti numeri. Se vi interessa di più l’aspetto tecnico però c’è una puntata degli Spunti di Luca Baldissera fatta apposta per voi!)

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