Mondo Challenger: Hanfmann debutta in top 100, Quinzi KO in finale a Perugia

Il tennista di Karlsruhe conquista il prestigioso torneo della Bassa Sassonia, per quattro anni consecutivi premiato tra i migliori Challenger in calendario. Quinzi inciampa all'ultimo ostacolo in Umbria. Kubler continua la scalata

Mondo Challenger: Hanfmann debutta in top 100, Quinzi KO in finale a Perugia
Yannick Hanfmann - Challenger Braunschweig 2018 (foto via Twitter, @ATPChallenger)

Braunschweig (Germania, €127,000, terra) – [7] Y. Hanfmann b. J. Kovalik 6-2 3-6 6-3

Yannick Hanfmann, tedesco di recente formazione collegiale, era calato sulla mappa del tennis internazionale durante la scorsa stagione, iniziata fuori dai primi 300 delle classifiche e conclusa a ridosso della top 100 con tanto di Challenger vinto a Ismaning, Baviera. L’effetto rimbalzo, anche se non traumatico, è stato significativo, e si è concretizzato in una prima parte di 2018 complicatissima, prima che la terra battuta estiva, all’improvviso, gli restituisse una certa fiducia: nel giro di quarantacinque giorni, due titoli: a giugno, il rincuorante trionfo kazako di Shymkent; ieri, il successo più importante della carriera, riscosso nel pluridecorato Sparkassen Open di Braunschweig strappando la finale a Jozef Kovalik. Meritatisi l’ultimo atto falciando nel percorso Cuevas e Carballes Baena, prime due teste di serie in gara, Kovalik e Hanfmann hanno dato vita a un ultimo atto lottatissimo, infine deciso dal servizio scippato dal giocatore di Karlsruhe nel quarto gioco del set decisivo. Quarto tedesco a sollevare il trofeo in venticinque anni – l’ultimo era stato un certo Sascha Zverev, nel 2014 – Hanfmann da oggi è un top 100 per la prima volta in vita sua (il computer lo piazza alla 99 del ranking).

 

Perugia (Italia, €43,000, terra) – [LL] U. Blanch b. G. Quinzi 7-5 6-2

Terza finale nel 2018 e prima sconfitta per Gianluigi Quinzi, battuto piuttosto a sorpresa dal ventenne portoricano Ulises Blanch dopo aver dominato il torneo a piacimento. Quinzi si consolerà con il best ranking al 167 ATP e con la consapevolezza di aver imboccato, forse questa volta per davvero, la strada verso la dimensione reale della propria carriera. Un pizzico di rammarico naturalmente resta: il suo carnefice, ventenne da San Juan, fino alla scorsa settimana non aveva ancora giocato una partita di tabellone principale a livello Challenger e in Umbria aveva perso all’ultimo turno delle qualificazioni, venendo poi ripescato. La cacciata dal draw cadetto per mano di Pol Toledo Bague non deponeva a favore di una sua inclusione nella rosa dei favoriti al successo finale, eppure Blanch è deflagrato finendo per alzare la coppa senza perdere un solo set, eliminando per via il redivivo Nico Almagro e il sempre pericoloso Attila Balazs. Quinzi, che nel primo parziale ha servito per il set sul 5-3 e si è spento avendolo ceduto dopo aver perso quattro game consecutivi, sembra essersi consolidato a questi livelli. Chissà che il ruolo di stella nei Challenger su terra non inizi presto a stargli stretto.

Winnetka (USA, $75,000, cemento) – E. Karlovskiy b. [4] J. Jung 6-3 6-2

Primo titolo Challenger in carriera, salto di 110 posizioni in classifica e best ranking al 245 ATP per Evgeny Karlovskiy, campione in Illinois in modo abbastanza sorprendente: prima dell’inizio del torneo, egli aveva vinto otto partite nel secondo circuito professionistico in tutta la carriera. Eliminato il pericoloso indiano Ramanathan all’esordio, Karlovskiy ha goduto di un tabellone tutto sommato amico, anche considerato il disgraziatissimo periodo in cui si trova l’ex prospetto Escobedo, sino alla finale, inaugurata da sfavorito contro lo specialista da Taipei Jason Jung. Finale che invece, contro ogni pronostico, è stata agevolmente digerita da Evgeny, il quale ha contestualmente rotto un tabù che perdurava da inizio stagione: il suo è il primo successo russo in un torneo Challenger nel 2018.

Winnipeg (Canada, $75,000, cemento) – [4] J. Jung. B. L. Miedler 6-1 6-1

Best ranking anche per Jason Kubler, che in Canada ha centrato il quarto titolo in carriera (secondo in stagione) e ormai si trova a due passi dai primi 100 ATP. Guardandolo giocare, si capisce che per il grande passo è solo questioni di tempo, e potrebbe non essere l’ultimo: l’australiano ha 25 anni, vero, ma l’anagrafe tennistica gliene attribuisce qualcuno meno: tormentato per l’intera gioventù da fastidiosi guai alle ginocchia, Kubler è stato costretto per molto tempo a giocare con parsimonia ed esclusivamente sulla terra battuta, al fine di non affaticare le articolazioni di cristallo. Stabilizzatosi nel fisico, Jason sta dimostrando di essere un ottimo giocatore da rapido, e non ha avuto bisogno di spremersi allo sfinimento per lasciare due giochi al comunque ottimo Miedler (suo lo scalpo del primo favorito in gara Polansky) in una finale senza storia alcuna. Aspettiamolo presto a più alti traguardi.

Bastad (Svezia, €43,000, terra) – P. Martinez b. [3] C. Moutet 7-6(5) 6-4

Tappa e maglia”, come si direbbe in gergo ciclistico, anche per Pedro Martinez, al primo trionfo Challenger con annesso best ranking tra i primi duecento ATP. Bel giocatore Martinez, in prospettiva, e tabellone non banale risolto: in sequenza, il giocatore valenciano ha cacciato Thiago Monteiro, Vaclav Safranek e Mikael Ymer, prima di completare il lavoro con lo scalpo più importante, quello del super prospetto francese Corentin Moutet. Finale tesa e risoltasi di fatto dopo il primo set, vinto da Martinez in fondo a settanta minuti di furibonda lotta. Abbandonato dal servizio, Moutet ha perso spinta e coraggio nella seconda parte della contesa: l’appuntamento con il bis del primo e unico trionfo Challenger finora ottenuto (Brest, autunno 2017) è solo rinviato, si tende a presumere.

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