Roger Federer segna 37 ma la febbre non vuole scendere

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Roger Federer segna 37 ma la febbre non vuole scendere

Roger Federer compie 37 anni. Campione oltre il tempo, lo svizzero continua ad accumulare record. E non intende fermarsi. Ma cosa ci piace esattamente di lui?

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Un anno in più per Roger Federer. Oggi compie 37 anni (con 20 di carriera). Quanto durerà ancora nel circuito? Tutti sperano il più a lungo possibile ma il tempo, inesorabile, passa anche per lui che, di miracoli contro Chronos ne sta compiendo a iosa, stupendo tutti e mandando in brodo di giuggiole i milioni di fans ed estimatori in tutto il mondo. Federer è amato, adorato, idolatrato e va bene. Poi, oggi, a 37 anni, con tutti i suoi nuovi record, è sempre più il Dio dell’Olimpo del tennis, attorno a cui siedono le altre “semidivinità”, sempre pronte ad attingere dalla sua forza e dal suo esempio (vedi Nadal, Djokovic, Murray, Wawrinka). Attenzione però a Nadal. Il “Toro” di Manacor è colui che più di tutti, per ora, ha i superpoteri per raggiungerlo e, perché no, superarlo nei record, strappandogli forse, un giorno, lo scettro quando lo svizzero non ce la farà più a sostenere i ritmi del tennis dell’era 2000 e ad accumulare sigilli slam. In fondo, da 17 a 20, il passo è breve e non è poi una “mission impossible”.

Comunque, torniamo a Roger. Se dovessimo fare un paragone con la letteratura, diremmo che è l’Omero, il Dante e lo Shakespeare del tennis rispetto agli altri “poeti” della racchetta. Inimitabile, certo. Se i suoi numeri potranno forse un giorno essere superati o quantomeno eguagliati, il suo “essere” Roger Federer sarà unico nella storia. Tuttavia, siamo sicuri che del Federer di 37 anni ci convinca proprio tutto tutto? Eh sì perché forse, di questo 37enne dei miracoli, c’è anche qualcosa che ci lascia un po’ perplessi. Ma andiamo per ordine. Innazitutto, cosa ci piace così tanto di Roger Federer?

MAGIE DI UN TENNIS DANZANTE – Inimitabile, davvero. In tutti i sensi e a 360 gradi. Leggiadro come una libellula, lo svizzero sembra che giochi a tennis a passi di danza. La sua grazia ricorda quella del celebre Fred Astaire oppure l’eterea geometria delle campionesse del nuoto sincronizzato. Dal servizio (imitato spudoratamente da Grigor Dimitrov), al dritto – accelerato, in controbalzo, incrociato – Roger si esibisce in esecuzioni perfette. Smorzate, soluzioni di polso, stop volley, tweener, smash e la recente SABR (sneak attack by Roger), nella maggior parte dei casi fanno scintille lasciando  gli avversari del tutto annichiliti. Ciò accade spessissimo anche in caso di sconfitta da parte del tennista di Basilea. Roger infatti è uno dei rari tennisti a divertire sempre e comunque il pubblico, riuscendo a mettere in campo tante delle sue ormai celebri “magie”, indipendentemente dal punteggio. Per non parlare del suo rovescio a una mano, una perfezione assoluta. In accelerazione, lungolinea, smorzato, incrociato, stretto e chi più ne ha più ne metta.

 

https://www.youtube.com/watch?v=4porgRz7gC0

EDUCAZIONE  CRISTALLINA E CAMPIONE DI GENEROSITÀSempre impeccabile in campo, con gli avversari, con i fans e con la stampa. Finiti i tempi in cui il 18enne di Basilea dava in escandescenze e lanciava racchette. A partire dai 20 anni Roger Federer mette finalmente la testa a posto e attua una metamorfosi preziosa, diventando così un campionissimo di sportività e fair play. Per citare solo uno dei tanti premi a lui attribuiti, Federer ha vinto ben 17 volte lo Stefan Edberg Sportsmanship Award. Non solo. Grazie alla sua “Roger Federer Foundation” il campione elvetico da anni dà prova di grande generosità venendo in aiuto ai bambini dell’Africa, con l’obiettivo di assicurare loro un’istruzione scolastica e la pratica di attività sportive. In particolare, alcuni anni fa ha fatto costruire ben 81 scuole materne in Malawi, per un costo di 12 milioni di euro.

NUMERI DA CAPOGIRO – Ecco alcuni dei numeri più significativi che segnano la carriera dello svizzero:

N. 1 del mondo per 310 settimane (record). Record di 237 di fila al primo posto in classifica, dal 1° febbraio 2004 al 17 agosto 2008. Il 19 febbraio 2018, a 36 anni, 6 mesi e 11 giorni, ritorna n. 1 ATP diventando il più anziano n. 1 della storia.

1 Coppa Davis (2014, contro la Francia)

1 medaglia d’oro in doppio (insieme a Stan Wawrinka, Olimpiadi di Pechino 2008)

1 medaglia d’argento in singolare (Olimpiadi di Londra 2012)

1 Roland Garros

Record 20 titoli Slam (e altre 10 finali)

98 titoli vinti finora (secondo a Jimmy Connors con 109 trofei) e altre 51 finali disputate

Record di 8 Wimbledon (11 finali in tutto all’All England Club)

6 Australian Open

6 titoli alle ATP Finals (e altre 4 finali)

5 US Open

27 Masters 1000 (e altre 20 finali)

7 titoli a Cincinnati

9 sigilli ad Halle

23 semifinali consecutive negli Slam

43 semifinali nei tornei dello Slam

36 quarti consecutivi Slam

53 quarti Slam

Record di 67 tornei vinti sul duro

Record di 18 tornei vinti sull’erba

10.596 ace messi a segno finora da Federer

Insieme a Borg e Nadal, è l’unico tennista dell’Era Open a vincere un Major senza aver perso neanche un set (Australian Open 2007, Wimbledon 2017).

Insieme ad Agassi e a Djokovic, è l’unico tennista a vincere tutti gli Slam e il Masters di fine anno.

Federer ha conquistato finora quasi 117 milioni di dollari di prize money

ICONA DI STILE ED ELEGANZA – Dotato di un incedere elegante e raffinato, Roger Federer indossa perfettamente qualsiasi cosa, grazie soprattutto ad un fisico proporzionatissimo e affusolato. Con il passare degli anni – e certamente anche grazie ai consigli della moglie Mirka – lo svizzero indossa outfit sempre più ricercati e attenti al dettaglio, tant’è che la Nike, come per le altre grandi icone del tennis Nadal, Serena e Sharapova, gli crea una linea personalizzata contrassegnata dall’immancabile logo “RF”. Indimenticabili i completi vintage all white, con giacca bianca, o cardigan e pantaloni lunghi sfoggiati a Wimbledon in alcune stagioni. Ma, a tal proposito, c’è qualcosa che ci lascia un po’ così… Dopo vent’anni, si chiude un ciclo. Quest’anno, nel mese di giugno, avviene la separazione da Nike per un nuovo contratto plurimilionario con il brand giapponese Uniqlo. Per ora senza logo “RF” (anche se quasi certamente verrà recuperato). Piacciono i nuovi outfit? Forse sì, forse ni. Le gesta di Roger sono state “avvolte” dal “baffo” americano per 20 anni e gli spettatori del tennis oramai ci erano abituati. E ora sperano di poter associare nuovi exploit a quel quadratino rosso.

Federer e Nadal – Wimbledon 2008

Ma c’è qualcosa in Roger Federer che ci lascia perplessi?

AHI, QUELLE MALEDETTE PALLE BREAK! – In vent’anni di carriera, Roger Federer non ha certo un bilancio soddisfacente con la conversione delle palle break a suo favore. Solo il 41% di breakpoint trasformati sugli 11.096 avuti a disposizione: per un tennista del calibro di Roger è un po’ pochino.

ADESSO TORNEI COL CONTAGOCCE – Il tempo che passa impone una gestione diversa del calendario, indispensabile per la sua longevità agonistica. Da tre anni, infatti, Federer salta il Roland Garros e a Porte d’Auteuil dobbiamo cercarlo tra i manifesti che ritraggono i campioni del passato. Da due anni, inoltre, dopo l’infortunio al ginocchio, salta in blocco la stagione sulla terra. Scelta azzeccata? In fondo probabilmente sì; per il noto dispendio di energie e gli scambi prolungati che il rosso comportano, è comprensibile  che lo svizzero voglia preservare fisico ed energie per gli appuntamenti in cui è ancora lui l’uomo da battere (vedi Wimbledon) anche se, quest’anno, a Church Road, lo smalto nei quarti di finale ha lasciato un po’ a desiderare alla distanza contro Anderson. Da tre anni non partecipa al torneo di Cincinnati (vinto ben 7 volte) dove invece ci sarà la prossima settimana, avendo rinunciato al torneo di Toronto.

QUEL ROVESCIO IN BACK  UN PO’ COSÌ CONTRO NADAL – Come la mettiamo con le uncinate di dritto di Nadal sulla terra? – In fondo, nonostante la sua tencnica e il tennis da manuale, Roger non è mai riuscito, sulla terra benintesi, a fare quello che ha imparato alla perfezione Novak Djokovic, e cioè con il rovescio, ad arginare, controllare e respingere con forza i topponi profondi e vorticosi di dritto di Rafa Nadal. Troppe volte lo svizzero ha tentato di respingere le uncinate travolgenti del maiorchino, alte sul suo rovescio, con una soluzione in back di rovescio troppo timida e non sufficientemente efficace contro un Nadal che, sulla terra in particolare, diventa pressoché ingiocabile se gli si lascia ossigeno. La definitiva soluzione vincente di rovescio contro Rafa, Roger l’ha trovata invece a partire dalla finale dell’Australian Open 2017, il giorno della svolta nella sua seconda giovinezza tennistica. E questo sicuramente anche grazie ad Ivan Ljubicic. Djokovic, al contrario, nelle annate che lo hanno visto quasi imbattibile (2011-2015 e parte del 2016), ha trovato nel rovescio anticipato coperto e in spinta, la soluzione per rimandare indietro gli attacchi da fondo dello spagnolo, riuscendo a sovrastarlo nettamente anche sul mattone tritato.

E IN FUTURO? CI SARÀ IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE?

LO SPLENDIDO RAPPORTO CON RAFA NADAL –  Roger Federer e Rafael Nadal, rivali storici e protagonisti di sfide a volte estenuanti , hanno l’uno per l’altro un’ammirazione e un rispetto incondizionati. L’uno è il punto di riferimento dell’altro per continuare a migliorare e a vincere. Non a caso, Nadal ha voluto proprio Federer al suo fianco per presentare, nel giorno dell’inaugurazione, la Rafa Nadal Academy. Così come lo svizzero ci ha tenuto ad essere spalleggiato da Rafa nella prima edizione della Laver Cup a Praga. Storica la loro partnership in doppio e l’abbraccio finale dei due dopo la vittoria di Roger nel singolare decisivo che ha regalato la vittoria al Team Europe. E, proprio per questo, Roger Federer, con il suo esempio, continua ad essere uno stimolo per Nadal.  Lo spagnolo, se riuscirà ad evitare gli infortuni, avrà le armi per raggiungere i record di Roger, soprattutto perché ci sono cinque anni di differenza tra i due. Ricordiamo che il maiorchino è in vantaggio 23 a 15 nei loro 38 precedenti.

Il rispetto, dicevamo. Elemento fondamentale che caratterizza entrambi e che ne ha reso la personalità e la carriera ancora più luminose. Rafa, infatti, ammira troppo l’amico per non tentare di fare meglio di lui. Lo stesso Roger ha visto nella forza di Nadal (ma anche in quella di Djokovic) quel pungolo per alzare ulteriormente l’asticella, per ritrovarsi e ricrearsi ancora e ancora, oltre il tempo. Questo caratterizza i grandi tra i grandi. L’importante non è battere qualcuno ma, in nome della passione dello sport, migliorarsi sempre per andare a prendersi vittorie sempre più irraggiungibili.

Buon compleanno Roger!

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ATP

Roland Garros: buona la prima per Medvedev, Bagnis battuto con un triplice 6-2

Il russo approda al secondo turno dello slam francese superando in tre set l’argentino. Al secondo turno Djere o Berankis

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Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

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Dopo la sconfitta all’esordio sulla terra rossa in quel di Ginevra contro Richard Gasquet, ritrova il sorriso Daniil Medvedev che in un’ora e 38minuti liquida la pratica Facundo Bagnis, numero 103 del ranking ATP, e approda al secondo turno dello slam parigino, contro il serbo Laslo Djere.

 

Per il russo il successo è arrivato con un periodico 6-2; ha mostrato buona condizione fisica visti i recenti problemi fisici e l’intervento all’ernia, non cedendo alla fatica anche quando lo scambio si è allungato. Positive anche le statistiche con 35 vincenti messi a referto dal russo a fronte di 19 gratuiti, con ben 12 ace. Punto dolente i 7 doppi falli che con un avversario più ostico di Bagnis avrebbero potuto incidere in ben altra maniera. Dal canto suo l’argentino, anch’egli non al 100% della forma (era reduce dal ritiro al primo turno di Ginevra) ha provato a resistere alla potenza di Medvedev, cercando di muovere il russo. Tuttavia, Bagnis si è dimostrato troppo falloso e poco incisivo col servizio.

IL MATCH – Primo set dominato dal russo, che pronti via si procura il palla break. Bagnis ad inizio match è molto combattivo e con un’ottima combinazione servizio e attacco a rete si salva una prima volta, ma due vincenti uno di dritto e uno di rovescio al termine di due scambi durati rispettivamente 16 e 14 colpi regalano il break al numero 2 al mondo.

La seconda di Medvedev è poco incisiva e il russo paga dazio nel secondo game con Bagnis che si guadagna subito due occasioni per l’immediato contro break con un dritto incrociato che trafigge Medvedev a rete. Due aces ad oltre 190 km/h rimettono il game in equilibrio. Un rovescio out del russo e il primo doppio fallo dell’incontro rimettono la sfida in parità.

Da quel momento è un monologo del russo, 92% di punti vinti con la prima (dodici su tredici), 6 aces e una aggressività in risposta che mette in difficoltà un buon giocatore da rosso come Bagnis. A fare la differenza è stata la quantità di errori di Bagnis ben 11 contro i 5 del russo, mentre Medvedev che alterna corsa e potenza non soffrendo neanche gli scambi lunghi. Infatti, quando lo scambio si allungava Medvedev ha vinto 12 punti su 17 scambi andati oltre i 9 colpi.

Il dominio di Medvedev è totale nel secondo set, con il russo che con un doppio break si issa facilmente sul 4-0. Unico passaggio a vuoto il sesto game, con Medvedev che recupera da 0-40, beneficiando prima di un gratuito di Bagnis e poi mettendo a segno tre vincenti di dritto.

Il russo dimostra anche una certa confidenza al gioco sul rosso, sia per l’ottima capacità di lettura dei dropshot tentati da Bagnis, che quasi mai si rivelano pericolosi, sia per la buona capacità nel variare gli scambi con dei dropshot ben eseguiti che spesso trovano impreparato l’argentino.

Anche nel terzo set, così come nei due precedenti, Medvedev piazza il break in apertura approfittando ancora degli errori di Bagnis col dritto. A rimettere in gioco l’argentino ci pensa Medvedev nel corso di un orribile quarto game, nel quale mette in campo solo due prime, commette tre doppi falli e innervosito dalla situazione sparacchia out un dritto che rimette il set in equilibrio.

Bagnis però cede subito alla pressione del russo in risposta, che in un attimo si ritrova 0-40. L’argentino si salva per ben due volte ma poi spreca tutto con un dritto mal eseguito che finisce fuori in lughezza. La fuga di Medvedev viene certificata con il break del 5-2 con l’argentino che prova a correre Medvedev per tutto il campo ma si incarta con una palla corta sulla palla break che finisce in corridoio. Per Medvedev è una formalità chiudere al servizio l’incontro per il 6-2 finale.

Buona prestazione dunque per il russo, ma forse non basta questo match per dire che Medvedev sia tornato al top della forma considerando che in questa prova Slam, prima dello scorso anno aveva uno score di zero vittorie e quattro sconfigge: “Amo il Roland Garros dallo scorso anno, prima non potevo dirlo, non sono mai rimasto molto ha dichiarato il russo a fine incontro spesso la domenica per me era già finito. Quest’anno per fortuna ho iniziato il martedì e sono contento di aver vinto. Ci rivediamo giovedì

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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ATP

Roland Garros, Nadal: “Wimbledon? Sia l’ATP che il torneo hanno una parte di ragione”

Le parole di Rafa dopo l’esordio vittorioso in tre set su Thompson: “E’ stato un buon esordio, ma devo migliorare in tutto”

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Dopo i dubbi romani legati alle sue condizioni fisiche che hanno seguito la sconfitta contro Shapovalov, Nadal torna vincente e lo fa a Parigi con la vittoria n.299 in una prova slam, ai danni dell’australiano Jordan Thompson. Il piede che lo tormenta? Per ora è un ricordo lontano. La testa adesso è proiettata a fare bene, una partita alla volta, un passo alla volta. Ecco le parole dello spagnolo durante la conferenza stampa.

IL MODERATORE: Quanto eri felice della tua prima partita qui al Philippe Chatrier?

RAFAEL NADAL:Beh, è ​​un buon inizio, ovviamente, tre set filati. Questo è tutto. Voglio dire, ho giocato bene per un po’. Ci sono cose che potrei fare meglio e che devo fare meglio. Ma è un inizio positivo, e questo mi dà la possibilità di avere un altro giorno di allenamento domani e poi un’altra possibilità dopo domani”.

 

D. Passando al secondo round. Hai detto che c’erano alcune aree che vorresti migliorare. Quali sono queste aree? È questo il tipo di partita del primo turno che ti aspettavi di avere?

RAFAEL NADAL: “Non prevedo le cose (sorridendo). Non lo so. Ho bisogno di migliorare in tutti i modi. Penso di aver bisogno di migliorare il mio movimento, per qualche istante la velocità del mio diritto, la velocità di palla, che penso potrebbe essere migliore e dovrebbe essere migliore. È vero che ho fatto le cose bene, per un po’ è andata bene. È vero che oggi le condizioni erano più pesanti del solito qui, molto umido, il campo lento. Non so perché. Non so perché oggi il campo fosse molto umido, avendo il tetto sopra per molto tempo. Sì, voglio dire, sono contento della performance, comunque, no? È stato un inizio positivo. Poi ovviamente sono un tipo di giocatore che cerca sempre qualcos’altro, cose da migliorare. È quello che cercherò di trovare negli allenamenti di domani e poi nella prossima partita”.

D. Sembravi abbastanza in forma, almeno per il primo set e mezzo, ma come sta il tuo piede in questo momento? Come va l’infortunio? Con questo infortunio tu hai giocato solo cinque partite sulla terra rossa prima di Parigi, com’è il tuo livello di fiducia rispetto agli anni passati?

RAFAEL NADAL: “Ovviamente la fiducia è maggiore quando vinci Monte-Carlo, Barcellona, ​​Madrid o Roma. Senza dubbio le cose in questo mondo sono facili da capire, no? Quando vinci più partite e più tornei, hai più fiducia. Anche gli avversari lo sentono e alla fine sei più abituato al livello che devi giocare per vincere le partite. Quando questo non è il caso, le cose sono diverse. Ma non mi sarei mai aspettato di vincere 15 Monte-Carlo e Roma, quindi questa è la situazione oggi. Mi sono infortunato, e basta. Quello che è successo è passato, ed eccoci qui. Siamo al Roland Garros. Sono qui per fare del mio meglio. E come è il mio livello di fiducia, come sarebbero le cose o se non mi fossi fatto male, non lo so. Non lo sapremo mai. Non sono un grande fan del pensare alle cose che potrebbero accadere se — “se” è una parola pericolosa. E poi è il momento di accettare il momento, di accettare la situazione e di avere la fiducia per mettere tutti i miei sforzi in ogni singolo giorno, per migliorare sempre di più. Vediamo fino a che punto posso andare avanti”.

D. La mia domanda non riguarda la partita di oggi, ma Toni, tuo zio ed ex allenatore, che ora è consigliere di Felix Auger-Aliassime. Cosa ti ha dato all’inizio della tua carriera e che tipo di allenatore è? Cosa può dare a Felix nella sua carriera?

RAFAEL NADAL: “Beh, più di ogni altra cosa è mio zio, quindi quello che mi ha dato è: tutto. Gioco a tennis grazie a lui. Se sono un giocatore professionista, senza dubbio è merito suo, no? Per il resto è una domanda per Felix, non più per me. Puoi chiedergli quali sono le cose che sente che Toni gli porta, e sono sicuro che Toni può aiutarlo e lo sta aiutando in modo positivo. Ha molta esperienza ed è appassionato di questo sport. È intelligente, no? Sa molto di tennis, quindi sono sicuro che sarà in grado di aiutarlo“.

D. Qual è la tua opinione sulla decisione dell’ATP di rimuovere i punti in classifica da Wimbledon?

RAFAEL NADAL: “Non ho un’opinione chiara. Il problema da parte dei giocatori è sempre lo stesso. C’è sempre una persona e un board, una persona o un board che prendono le decisioni. E il resto delle persone che gestiscono l’evento seguono quella posizione. Nel nostro tour, ogni singolo giocatore ha un’opinione diversa, ed è per questo che non raggiungiamo mai le cose che potremmo ottenere se fossimo coesi. Alla fine, in questo mondo, è necessario che qualcuno prenda decisioni. Se io sono d’accordo o meno, oggi non importa. Il consiglio, il consiglio dell’ATP prende una decisione. Dobbiamo accettare questa decisione. Per il resto non sarò il giocatore che viene qui e che mette il mio board in una posizione difficile per la decisione che prende. Questo è il mio punto di vista. Penso che noi giocatori, non siamo preparati abbastanza bene per prendere decisioni importanti, perché alla fine è uno sport individuale. Ognuno ha la propria opinione personale in termini di quanto profitto ottiene da ogni singola decisione presa dall’ATP. Alla fine, capisco entrambe le parti. Rispetto e capisco la posizione di Wimbledon, senza dubbio, ma d’altra parte capisco e rispetto anche che l’ATP stia proteggendo i suoi membri. Questo è tutto. Non è che uno sta facendo una cosa negativa e l’altro sta facendo la cosa buona. A mio parere personale, hanno entrambi buone ragioni per prendere le decisioni che prendono oggi. Si spera che ATP e Wimbledon possano stare insieme e sedersi insieme e negoziare un futuro migliore per entrambe le parti”.

Q. Ho una domanda sul tuo avversario oggi. Ha servito in kick molto bene da sinistra. Quale pensi sia stata la cosa più difficile da superare per te in questa partita?

RAFAEL NADAL: “Beh, la partita è iniziata bene per me, no? Immediatamente ho avuto dei break, quindi i risultati dicono che è stata più o meno una partita solida da parte mia. È vero che quando sta servendo bene le cose diventano più difficili, no? È veloce. Ha buone gambe e può essere veloce e può essere pericoloso. Ma è vero che qui con un campo così grande come questo e giocando sulla terra battuta si hanno più possibilità contro un giocatore come lui che può fare grandi punti e grandi colpi, ma allo stesso tempo sbaglia anche lui. Quindi sulla terra è difficile”.

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Editoriali del Direttore

Gilles Moretton, presidente Federtennis francese: “Vogliamo persuadere l’ITF a rivedere la Coppa Davis. Era più bella prima!” Oggi 8 italiani in campo: finirà 4 pari? Musetti-Tsitsipas clou by night

Mentre Djokovic domina Nishioka e poi parla dei 2000 punti che non potrà recuperare, una super Martina Trevisan sogna di diventare una top-32 a fine anno. Oggi Sonego e Sinner non devono fare brutti scherzi

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Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta
Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta

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Il primo lunedì delle due settimane del Roland Garros per me è un giorno bellissimo, perfino quando piove o pioviscola, come è accaduto oggi a più riprese.

 

Da non so più quanti anni, dei 46 che ho coperto dal 1976 (l’anno del trionfo di Panatta) a oggi, senza altra soluzione di continuità che il 2020 causa Covid, al lunedì mattina vado a Clichy agli uffici Piaggio per ritirare uno scooter che mi rende molto più facile la vita in questo torneo dove per via del nuovo Philippe Chatrier, del tetto e delle sessioni notturne, si fanno le ore piccole e la caccia al taxi diventa una pura questione di sopravvivenza.

Mi è bastata la serata di domenica, dove mi sono dovuto arrangiare con i mezzi, per sognare questo lunedì e il primo giorno con il “mio” MP3 500 Piaggio (tre ruote e non serve il cavalletto per posteggiarlo!).

Chi esce dalla nuova uscita del Roland Garros è imprigionato per 1.600 metri e una serie di transenne fino alla Metro di Porte D’Auteuil. Ti vedi scorrere davanti i taxi ma non puoi fermarli e se tu avessi l’agilità di Sotomayor e provassi a saltare le transenne, ci sono decine di flics pronti a farti la multa.

Da Clichy-Clignancourt attraverso la circonvallazione “periferica”  si arriva all’uscita del Roland Garros in circa 23 minuti se sei in macchina, in meno di una dozzina in moto. Tutti i lunedì di tanti Roland Garros sorpasso migliaia di auto sulle quattro corsie. Non centinaia, migliaia. Un traffico pazzesco ma veloce. Da far paura se ci devi scorrere nel mezzo. In mezzo alle corsie c’è un po’ più di un metro per le moto. Se appena appena rallenti un po’, ecco che le moto da dietro cominciano a suonare. O vai a minimo 60 l’ora, ma parecchi sfilano a 100 e fanno ginkane pazesche, o te ne dicono di tutti i colori. Però è bello. Ti senti libero. E poter parcheggiare vicino al Roland Garros, se non sotto al Suzanne Lenglen come mi veniva concesso una volta, dà una soddisfazione impagabile. So che non vi importa nulla di tutto ciò, però cominciare bene la giornata e andare via alla svelta dopo più di 12 ore fra campi, sala stampa e conferenze stampa che si susseguono a ritmo da…moto sulla “periferica”, è una gioia impagabile. Anche se il ricordo di quando Internet non c’era, l’articolo per La Nazione era in tipografia per le 20 o le 21, e riuscivo a raggiungere gli amici a un ristorante di St. Germain de Pres a un’ora decente, dopo aver costeggiato la Senna con i suoi Bateaux Mouche e sfilato davanti alla Tour Eiffel ancora illuminata, suscita incredibile nostalgia. Bei tempi.

Non si pensava allora che da anziani si sarebbe lavorato meno e che alla mia età sarei stato in pensione da un pezzo? Macchè! Ma guai a lamentarsi. Anche perché tanti di voi che hanno la pazienza di leggermi – e oggi vi ce ne vuole più del solito – vorrebbero essere qui, a vedere questo grande spettacolo con le più grandi racchette del mondo, in questo complesso straordinario e sempre più affascinante, sempre meglio strutturato e organizzato, più moderno, efficiente e popolato. Io stesso, del resto, mi considero un privilegiato. Faccio il lavoro che mi piace, nessuno mi obbliga a farlo visto che sono padrone di me stesso e anche se ogni tanto (poco?) sogno di lavorare un po’ meno, poi in fondo se non fossi in grado di farlo (con o senza MP3 a tre ruote) sarei molto più triste.

Non posso, ad esempio, non pensare ai miei compagni di avventure tennistico-giornalistiche e televisive, Rino Tommasi e Gianni Clerici, e anche Roberto Lombardi,  che purtroppo non possono essere qui a godersi questo Roland Garros insieme a me. E quante volte li ho portati sui vari modelli delle mie Vespe qui come a Wimbledon. Mi mancano e so che pagherebbero per poter essere qui. Ecco perché dico: guai a lamentarsi prima di passare a parlare di cose diverse. Comprese alcune che magari vi interessano il giusto.

Eccone una di quelle. Domenica sera sono stato al tradizionale cocktail dell’International Club di Francia. Invitato quale segretario onorario dell’International Club d’Italia, il cui presidente (e inesauribile “motore”) è Marco Gilardelli, ex prima categoria italiano, sono diventato membro onorario di quello di Francia…ma siccome pochi sanno cosa sia l’International Club, fondato il 26 novembre 1924 dagli inglesi, con il club francese che gli fece seguito il 24 luglio 1929, e quello statunitense che si è aggiunto nel 1931, vi inserisco qui un link molto datato ma che ne spiega la storia, non senza avervi detto che attualmente i club nazionali che vi aderiscono nel mondo sono nel frattempo diventati 42.

Questi club hanno la vocazione di restaurare attraverso incontri tennistici (e conviviali…) amichevoli di buon livello, i rapporti di amicizia sorti in tanti anni di gare fra tennisti di svariati International Club di vari Paesi. All’inizio quei rapporti erano sorti primariamente fra le nazioni che avevano sofferto le tragedie della guerra 15-18. Il primo presidente dell’International Club di Francia è stato uno dei quattro moschettieri, Jean Borotra. Poi lo sono stati anche Brugnon, Bernard e Cochet (tutti nomi che hanno fatto la storia del tennis francese e mondiale). Quindi Pierre Darmon, antico rivale di mille battaglie contro Nicola Pietrangeli, Beppe Merlo e Fausto Gardini. L’Italia ha sempre fatto fatica ad allineare squadre competitive dell’International Club, nonostante i mille sforzi del suo presidente Gilardelli. Ma le trasferte a volte sono onerose, anche se di solito viene offerta l’ospitalità dal club di casa, e non è facile coinvolgere i nostri migliori giocatori anche per motivi – per così dire – culturali.

Ogni anno si disputano decine e decine di incontri amichevoli bilaterali in tutto il mondo, dalle Bahamas all’Australia (il cui presidente è Frank Sedgman, ma ultimamente in un incontro a Sydney fra Australia e Francia padrone di casa è stato Ken Rosewall, ottantottenne lucidissimo che ogni tanto mi telefona per chiedere degli amici italiani), ma talvolta anche minicompetizioni a squadre, come la Potter Cup che si disputa sempre in Spagna, prima a Maiorca e in tempi più recenti a Barcellona. Recentemente, ad esempio, si è giocato Italia-Francia al TC Parioli alla vigilia degli Internazionali d’Italia. I francesi, nostro ospiti, e per un giorno ospiti anche al Foro Italico in tribuna d’onore, hanno vinto il confronto per 8 incontri a 5. Ha partecipato all’incontro anche Sandrine Testud che ha naturalmente giocato per la Francia. Per l’Italia c’era Vincenzo Franchitti, il solo tennista italiano ad aver battuto Bjorn Borg. E anche lui ha vinto. Giocano di solito questi incontri ex campioni, che hanno vestito i colori delle nazionali (anche junior, anche veterani), ma con il tempo sono stati nominati membri anche dirigenti, personaggi che hanno contribuito al successo del tennis.

E’ stato il presidente francese dell’International Club di Francia Thierry Pham a darmi la cravatta argentea con le sole due strisce rosa.  

Quello britannico ne ha una, quello americano 3, e poi c’è tutta una complicatissima grafica che con gli stessi colori disegna le cravatte di ognuno dei 42 club.

L’altra sera qui a Parigi c’erano più di 200 membri dell’IC di Francia. Incluso il presidente della Federazione Francese Gilles Moretton che mi ha ricordato di aver battuto Adriano Panatta nel mio circolo di Firenze nel 1981: “Ma Adriano cominciava ad essere vecchietto…” ha scherzato. Beh,a vedere certi “vecchietti” di oggi, i Federer che ha vinto fino a 37, Djokovic che vince a 35, Nadal a 36…Adriano nel maggio ’81 non aveva ancora 31 anni! Ma aveva fatto un’altra vita, Adriano. Meno da atleta. Più da bon-vivant. Ognuno fa le sue scelte.

Moretton ha detto alcune cose interessanti: “Stiamo collaborando molto di più di quanto si facesse prima noi dei 4 Slam, cerchiamo di uniformare più cose, ad esempio i tiebreak del set finale a 10, ma anche altro. Poi, però ogni Slam mantiene la sua autonomia, tant’è che noi abbiamo accolto i tennisti russi e bielorussi al Roland Garros, mentre a Wimbledon sono stati di diverso avviso. Stiamo cercando di collaborare maggiormente anche con ATP e WTA, mentre per quanto riguarda l’ITF non siamo in genere contenti di come è stata trasformata la Coppa Davis…vorremmo tornare all’antico. Era più bella prima. Faremo pressioni sull’ITF in tal senso. Anche questo fatto che prima la fase finale dovesse essere a Abu Dhabi, poi in Spagna (Malaga…), o che per la Billie Jean King Cup non sappiamo ancora dove dovremmo giocare…Mah…!” 

A far da madrina alla serata dell’IC al Roland Garros nel Club des Loges l’ex campionessa australiana (avversaria di Lea Pericoli) Gail Sherriff che è stata poi sposata a due tennisti francesi di prima categoria, Lovera e Chanfreau, ma ora ha un italiano Benedetti. Una signora simpatica e molto vivace più a suo agio con francese e inglese di Moretton. Fra i nuovi membri dell’IC de France, con nuova cravatta anche lui, anche il marocchino Youness el Aynaoui (ricordate il suo match maratona contro Roddick all’Australian Open: 21-19 cito a memoria…). Youness che parla benissimo italiano, fu uno degli allievi di Alberto Castellani, ora vive a Nantes: “Mio figlio è centrocampista nel Nantes, ha 18 anni e già diverse richieste da procuratori italiani…”. E io: “Stai attento, c’è un sacco di gente senza troppi scrupoli…”. Lui: ”Lo so, lo so!”

Chiudo questo editoriale diverso dal solito rimandandovi al prossimo perché questo era già fin troppo lungo. In sintesi hanno perso altre teste di serie importanti, dopo la Jabeur domenica e cioè la Krejcikova testa di serie n.2 campionessa in carica ma ferma per il tennis elbow da Doha, quindi da tre mesi,  e k.o. anche la Kontaveit testa di serie n.5 e battuta dall’ex compagna di Matteo Berrettini, Ajla Tomljanovic. La sconfitta di Naomi Osaka con la Anisimova invece non può destare grande sorpresa. Dopo la Swiatek la Anisimova è la ragazza che ha vinto più match di tutte sulla terra battuta. Neppure lei ci aveva fatto caso.

Ho visto vincere alla grande Martina Trevisan cui non sarà dispiaciuta la sconfitta della Jabeur che avrebbe dovuto affrontare al secondo turno. La polacca Linette che l’ha battuta è certo avversaria più addomesticabile. Martina non ricordava di averci giocato in…casa sua, al torneo di Santa Croce sull’Arno diversi anni fa. Meno male che ha avuto l’ispirazione di andare a vederla giocare contro la Jabeur. “Di solito non guardo mai oltre al mio round in tabellone…ma stavolta ho guardato quella partita”.

Io non ho mai capito perché non si debba guardare un tabellone. Mi sembra pura superstizione. Basta non pensare alle semifinali, o anche agli ottavi, quando si deve giocare ancora il primo turno. Però dare un’occhiata ai propri potenziali avversari non dovrebbe distrarre troppo un giocatore e potrebbe invece essere molto utile quando non si sa come giochino tutti e si può andare a studiarseli un pochino. Se poi si perde potrà servire per una prossima volta, no?

Martina, dopo l’exploit di Rabat che l’ha issata a n.59 WTA, punta a raggiungere un posto tra le prime 32 del mondo a fine anno, in modo da essere testa di serie all’Australian Open. Battere la Linette, e poi la vincente di Kvitova-Saville, e poi già che c’è anche la Raducanu (che ha vinto in 3 set sulla Noskova che confesso di non conoscere…) vorrebbe dire essere sulla buona strada. Mi sembra miglioratissima e in fiducia, soprattutto al servizio su cui ha lavorato molto e si vede.

Hanno perso, e avrete letto le cronache i due italiani ripescati dalle qualificazioni, Agamenone (cui è difficile non pronunciare una enne in più se appena si è letto Omero) e Giannessi, quest’ultimo dopo 4 ore e 58 minuti. Decisamente il croato Gojo a noi non porta bene. Peccato perché se avesse vinto lo spezzino avrebbe affrontato poi un argentino dal nome italiano, Carebelli, uscito dalle qualifizionei e protagonista di un’altra maratona (con Karatsev, la prima conclusa al tiebreak a 10 punti nell’ultimo set).

Stava un set pari invece Paolini con Begu. Oggi otto italiani in campo, sette dall’inizio più Paolini per il terzo set con la Begu. E i sette sapete chi sono. Ovviamente il match che ci interessa di più sembra essere Musetti-Tsitsipas. Magari Lorenzo riuscisse a dare battaglia al greco come un anno fa qui contro Djokovic quando vinse i primi due set. Se giocano cinque set e si fa le due di notte …io ci sto. Tanto ho lo scooter Piaggio che mi riporta a casa!

Nel mezzo spero e credo che Sinner non ci faccia brutti scherzi con Fratangelo, idem Sonego con Gojowczyk, Giorgi con Zhang. Sulla carta il Cecchinato d’una volta potrebbe battere Andujar che ha più anni di lui, mentre temo sia molto dura per la Bronzetti con la Ostapenko e per Zeppieri con Hurkacz. E’ – dopo il 2 a 2 di questi primi due giorni, ok Fognini e Trevisan, ko Agamenone e Giannessi, in attesa del terzo set fra Paolini e Begu –  giornata azzurra da 4 pari, 3-5 o 5-3. Un quarto e diverso risultato mi stupirebbe.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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