Roger Federer segna 37 ma la febbre non vuole scendere

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Roger Federer segna 37 ma la febbre non vuole scendere

Roger Federer compie 37 anni. Campione oltre il tempo, lo svizzero continua ad accumulare record. E non intende fermarsi. Ma cosa ci piace esattamente di lui?

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Un anno in più per Roger Federer. Oggi compie 37 anni (con 20 di carriera). Quanto durerà ancora nel circuito? Tutti sperano il più a lungo possibile ma il tempo, inesorabile, passa anche per lui che, di miracoli contro Chronos ne sta compiendo a iosa, stupendo tutti e mandando in brodo di giuggiole i milioni di fans ed estimatori in tutto il mondo. Federer è amato, adorato, idolatrato e va bene. Poi, oggi, a 37 anni, con tutti i suoi nuovi record, è sempre più il Dio dell’Olimpo del tennis, attorno a cui siedono le altre “semidivinità”, sempre pronte ad attingere dalla sua forza e dal suo esempio (vedi Nadal, Djokovic, Murray, Wawrinka). Attenzione però a Nadal. Il “Toro” di Manacor è colui che più di tutti, per ora, ha i superpoteri per raggiungerlo e, perché no, superarlo nei record, strappandogli forse, un giorno, lo scettro quando lo svizzero non ce la farà più a sostenere i ritmi del tennis dell’era 2000 e ad accumulare sigilli slam. In fondo, da 17 a 20, il passo è breve e non è poi una “mission impossible”.

Comunque, torniamo a Roger. Se dovessimo fare un paragone con la letteratura, diremmo che è l’Omero, il Dante e lo Shakespeare del tennis rispetto agli altri “poeti” della racchetta. Inimitabile, certo. Se i suoi numeri potranno forse un giorno essere superati o quantomeno eguagliati, il suo “essere” Roger Federer sarà unico nella storia. Tuttavia, siamo sicuri che del Federer di 37 anni ci convinca proprio tutto tutto? Eh sì perché forse, di questo 37enne dei miracoli, c’è anche qualcosa che ci lascia un po’ perplessi. Ma andiamo per ordine. Innazitutto, cosa ci piace così tanto di Roger Federer?

MAGIE DI UN TENNIS DANZANTE – Inimitabile, davvero. In tutti i sensi e a 360 gradi. Leggiadro come una libellula, lo svizzero sembra che giochi a tennis a passi di danza. La sua grazia ricorda quella del celebre Fred Astaire oppure l’eterea geometria delle campionesse del nuoto sincronizzato. Dal servizio (imitato spudoratamente da Grigor Dimitrov), al dritto – accelerato, in controbalzo, incrociato – Roger si esibisce in esecuzioni perfette. Smorzate, soluzioni di polso, stop volley, tweener, smash e la recente SABR (sneak attack by Roger), nella maggior parte dei casi fanno scintille lasciando  gli avversari del tutto annichiliti. Ciò accade spessissimo anche in caso di sconfitta da parte del tennista di Basilea. Roger infatti è uno dei rari tennisti a divertire sempre e comunque il pubblico, riuscendo a mettere in campo tante delle sue ormai celebri “magie”, indipendentemente dal punteggio. Per non parlare del suo rovescio a una mano, una perfezione assoluta. In accelerazione, lungolinea, smorzato, incrociato, stretto e chi più ne ha più ne metta.

 

https://www.youtube.com/watch?v=4porgRz7gC0

EDUCAZIONE  CRISTALLINA E CAMPIONE DI GENEROSITÀSempre impeccabile in campo, con gli avversari, con i fans e con la stampa. Finiti i tempi in cui il 18enne di Basilea dava in escandescenze e lanciava racchette. A partire dai 20 anni Roger Federer mette finalmente la testa a posto e attua una metamorfosi preziosa, diventando così un campionissimo di sportività e fair play. Per citare solo uno dei tanti premi a lui attribuiti, Federer ha vinto ben 17 volte lo Stefan Edberg Sportsmanship Award. Non solo. Grazie alla sua “Roger Federer Foundation” il campione elvetico da anni dà prova di grande generosità venendo in aiuto ai bambini dell’Africa, con l’obiettivo di assicurare loro un’istruzione scolastica e la pratica di attività sportive. In particolare, alcuni anni fa ha fatto costruire ben 81 scuole materne in Malawi, per un costo di 12 milioni di euro.

NUMERI DA CAPOGIRO – Ecco alcuni dei numeri più significativi che segnano la carriera dello svizzero:

N. 1 del mondo per 310 settimane (record). Record di 237 di fila al primo posto in classifica, dal 1° febbraio 2004 al 17 agosto 2008. Il 19 febbraio 2018, a 36 anni, 6 mesi e 11 giorni, ritorna n. 1 ATP diventando il più anziano n. 1 della storia.

1 Coppa Davis (2014, contro la Francia)

1 medaglia d’oro in doppio (insieme a Stan Wawrinka, Olimpiadi di Pechino 2008)

1 medaglia d’argento in singolare (Olimpiadi di Londra 2012)

1 Roland Garros

Record 20 titoli Slam (e altre 10 finali)

98 titoli vinti finora (secondo a Jimmy Connors con 109 trofei) e altre 51 finali disputate

Record di 8 Wimbledon (11 finali in tutto all’All England Club)

6 Australian Open

6 titoli alle ATP Finals (e altre 4 finali)

5 US Open

27 Masters 1000 (e altre 20 finali)

7 titoli a Cincinnati

9 sigilli ad Halle

23 semifinali consecutive negli Slam

43 semifinali nei tornei dello Slam

36 quarti consecutivi Slam

53 quarti Slam

Record di 67 tornei vinti sul duro

Record di 18 tornei vinti sull’erba

10.596 ace messi a segno finora da Federer

Insieme a Borg e Nadal, è l’unico tennista dell’Era Open a vincere un Major senza aver perso neanche un set (Australian Open 2007, Wimbledon 2017).

Insieme ad Agassi e a Djokovic, è l’unico tennista a vincere tutti gli Slam e il Masters di fine anno.

Federer ha conquistato finora quasi 117 milioni di dollari di prize money

ICONA DI STILE ED ELEGANZA – Dotato di un incedere elegante e raffinato, Roger Federer indossa perfettamente qualsiasi cosa, grazie soprattutto ad un fisico proporzionatissimo e affusolato. Con il passare degli anni – e certamente anche grazie ai consigli della moglie Mirka – lo svizzero indossa outfit sempre più ricercati e attenti al dettaglio, tant’è che la Nike, come per le altre grandi icone del tennis Nadal, Serena e Sharapova, gli crea una linea personalizzata contrassegnata dall’immancabile logo “RF”. Indimenticabili i completi vintage all white, con giacca bianca, o cardigan e pantaloni lunghi sfoggiati a Wimbledon in alcune stagioni. Ma, a tal proposito, c’è qualcosa che ci lascia un po’ così… Dopo vent’anni, si chiude un ciclo. Quest’anno, nel mese di giugno, avviene la separazione da Nike per un nuovo contratto plurimilionario con il brand giapponese Uniqlo. Per ora senza logo “RF” (anche se quasi certamente verrà recuperato). Piacciono i nuovi outfit? Forse sì, forse ni. Le gesta di Roger sono state “avvolte” dal “baffo” americano per 20 anni e gli spettatori del tennis oramai ci erano abituati. E ora sperano di poter associare nuovi exploit a quel quadratino rosso.

Federer e Nadal – Wimbledon 2008

Ma c’è qualcosa in Roger Federer che ci lascia perplessi?

AHI, QUELLE MALEDETTE PALLE BREAK! – In vent’anni di carriera, Roger Federer non ha certo un bilancio soddisfacente con la conversione delle palle break a suo favore. Solo il 41% di breakpoint trasformati sugli 11.096 avuti a disposizione: per un tennista del calibro di Roger è un po’ pochino.

ADESSO TORNEI COL CONTAGOCCE – Il tempo che passa impone una gestione diversa del calendario, indispensabile per la sua longevità agonistica. Da tre anni, infatti, Federer salta il Roland Garros e a Porte d’Auteuil dobbiamo cercarlo tra i manifesti che ritraggono i campioni del passato. Da due anni, inoltre, dopo l’infortunio al ginocchio, salta in blocco la stagione sulla terra. Scelta azzeccata? In fondo probabilmente sì; per il noto dispendio di energie e gli scambi prolungati che il rosso comportano, è comprensibile  che lo svizzero voglia preservare fisico ed energie per gli appuntamenti in cui è ancora lui l’uomo da battere (vedi Wimbledon) anche se, quest’anno, a Church Road, lo smalto nei quarti di finale ha lasciato un po’ a desiderare alla distanza contro Anderson. Da tre anni non partecipa al torneo di Cincinnati (vinto ben 7 volte) dove invece ci sarà la prossima settimana, avendo rinunciato al torneo di Toronto.

QUEL ROVESCIO IN BACK  UN PO’ COSÌ CONTRO NADAL – Come la mettiamo con le uncinate di dritto di Nadal sulla terra? – In fondo, nonostante la sua tencnica e il tennis da manuale, Roger non è mai riuscito, sulla terra benintesi, a fare quello che ha imparato alla perfezione Novak Djokovic, e cioè con il rovescio, ad arginare, controllare e respingere con forza i topponi profondi e vorticosi di dritto di Rafa Nadal. Troppe volte lo svizzero ha tentato di respingere le uncinate travolgenti del maiorchino, alte sul suo rovescio, con una soluzione in back di rovescio troppo timida e non sufficientemente efficace contro un Nadal che, sulla terra in particolare, diventa pressoché ingiocabile se gli si lascia ossigeno. La definitiva soluzione vincente di rovescio contro Rafa, Roger l’ha trovata invece a partire dalla finale dell’Australian Open 2017, il giorno della svolta nella sua seconda giovinezza tennistica. E questo sicuramente anche grazie ad Ivan Ljubicic. Djokovic, al contrario, nelle annate che lo hanno visto quasi imbattibile (2011-2015 e parte del 2016), ha trovato nel rovescio anticipato coperto e in spinta, la soluzione per rimandare indietro gli attacchi da fondo dello spagnolo, riuscendo a sovrastarlo nettamente anche sul mattone tritato.

E IN FUTURO? CI SARÀ IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE?

LO SPLENDIDO RAPPORTO CON RAFA NADAL –  Roger Federer e Rafael Nadal, rivali storici e protagonisti di sfide a volte estenuanti , hanno l’uno per l’altro un’ammirazione e un rispetto incondizionati. L’uno è il punto di riferimento dell’altro per continuare a migliorare e a vincere. Non a caso, Nadal ha voluto proprio Federer al suo fianco per presentare, nel giorno dell’inaugurazione, la Rafa Nadal Academy. Così come lo svizzero ci ha tenuto ad essere spalleggiato da Rafa nella prima edizione della Laver Cup a Praga. Storica la loro partnership in doppio e l’abbraccio finale dei due dopo la vittoria di Roger nel singolare decisivo che ha regalato la vittoria al Team Europe. E, proprio per questo, Roger Federer, con il suo esempio, continua ad essere uno stimolo per Nadal.  Lo spagnolo, se riuscirà ad evitare gli infortuni, avrà le armi per raggiungere i record di Roger, soprattutto perché ci sono cinque anni di differenza tra i due. Ricordiamo che il maiorchino è in vantaggio 23 a 15 nei loro 38 precedenti.

Il rispetto, dicevamo. Elemento fondamentale che caratterizza entrambi e che ne ha reso la personalità e la carriera ancora più luminose. Rafa, infatti, ammira troppo l’amico per non tentare di fare meglio di lui. Lo stesso Roger ha visto nella forza di Nadal (ma anche in quella di Djokovic) quel pungolo per alzare ulteriormente l’asticella, per ritrovarsi e ricrearsi ancora e ancora, oltre il tempo. Questo caratterizza i grandi tra i grandi. L’importante non è battere qualcuno ma, in nome della passione dello sport, migliorarsi sempre per andare a prendersi vittorie sempre più irraggiungibili.

Buon compleanno Roger!

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Numeri: i 60 record che fanno grande Federer

La grandezza di Roger oscilla tra numeri ed emozioni: vediamo le statistiche impressionanti che non dicono tutto… ma tanto

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Roger Federer - Wimbledon 2021 (dai suoi profili social)

0 – Le statistiche capaci di rendere giustizia alla carriera di Roger Federer. Del resto di fronte a uno dei più grandi sportivi di sempre -utilizzando la descrizione usata per lui da Novak Djokovic durante la Laver Cup- persino le migliore penne del giornalismo (e non solo) nel momento dell’effettiva conclusione dell’attività del campione svizzero hanno trovato difficoltà. Risulta troppo arduo restituire la gratitudine mischiata a tristezza vissute in questi giorni da milioni di fan nel mondo. Soprattutto lo è farla provare a chi non ha potuto osservare per sufficiente tempo la grandezza assoluta dell’atleta, l’ipnotica eleganza coniugata alla grande efficacia dei gesti tecnici e le emozioni che è stato in grado di regalare nel corso dei suoi match. Il commovente addio al tennis professionistico di Federer consumatosi durante la Laver Cup ha anche avuto la meritata fortuna di essere sublimato dalla fotografia scattata negli attimi del commiato dello svizzero al suo adorante pubblico.

La mano di Roger tenuta stretta in quella del rivale di sempre Rafa Nadal, anch’egli molto commosso, è destinata a diventare un’immagine eterna nel racconto sportivo, essendo un’icona meravigliosa di cosa possa comunque essere lo sport professionistico: non solo spettacolare intrattenimento per le grandi masse, ma anche veicolo educativo per le nuove generazioni. Quelle lacrime e quei gesti condivisi tra due rivali acerrimi ma rispettosi della grandezza umana e professionale altrui hanno così colpito l’immaginario collettivo da evocare in qualche modo un’altra immagine già entrata nella leggenda sportiva. Parliamo di quella con protagonisti due grandissimi campioni che nel Dopoguerra dividevano gli appassionati, due sportivi così diversi tra loro per carattere e peculiarità tecniche ma entrambi rispettosi delle leggi del fair play: la mitica fotografia che ritrae Bartali e Coppi nell’attimo del passaggio della borraccia durante l’ascesa al Col du Galibier al Tour de France del 1952

Venendo alla approfondita celebrazione statistica che vogliamo provare a fornire della straordinaria carriera del campione svizzero, se è difficile con le parole scrivere con compiutezza di Federer, gli straordinari numeri da lui raccolti non possono come detto fare di meglio. I record di Roger sono in ogni caso un utile corollario e una incontestabile testimonianza di quanto abbia fatto straordinariamente bene nel circuito ATP. Questa rubrica che dal gennaio 2018 con cadenza quasi settimanale prova con l’ausilio dei numeri ad approfondire e commentare cosa avviene nel circuito professionistico ha così vagliato con attenzione l’ampia centinaia di record statistici detenuti dallo svizzero. Per una questione di spazi e per consentire di dare degna attenzione a quelli più significativi ne sono stati selezionati i sessanta ritenuti più importanti, dividendoli poi per tipologia, in modo da facilitare ai lettori la consultazione.

 

Di ciascun primato- tutti relativi all’Era Open- sono stati anche indicati il secondo e il terzo tennista ad aver fatto meglio nella determinata sezione, mostrando anche i relativi punteggi ottenuti: un modo per celebrare -oltre a Federer- anche tanti altri campioni che hanno scritto la storia del tennis. A questi sessanta record, molti dei quali impressionanti, per completare di senso questa commemorazione statistica abbiamo aggiunto undici importanti primati del tennis in cui anche il piazzamento nel podio di Roger aiuta dal punto di vista numerico ad aggiungere tasselli alla celebrazione della sua incredibile carriera. Sarebbe impossibile in un solo articolo commentarli e approfondirli tutti e preferiamo lasciare spazio alle osservazioni dei lettori, sperando non ci si divida anche in questo caso per fazioni e non si finisca per indugiare sull’inutile diatriba sull’identità del Goat, il tennista più forte di sempre.

La priorità deve essere celebrare Roger, i cui numeri restituiscono in tanti aspetti anche molto diversi tra loro la sua grandezza. Leggendoli facilmente emerge un minimo comune denominatore: l’incredibile capacità del campione svizzero di mantenersi competitivo ai massimi livelli durante tutta la sua presenza nel circuito ATP. Nel corso della sua lunghissima carriera, grazie a uno smisurato talento tennistico, alla voglia di non smettere di migliorarsi e a un’attenta preparazione atletica, contro qualsiasi avversario non è quasi mai partito sfavorito. Una circostanza vera su qualsiasi superficie (a tal proposito sull’erba le statistiche sembrano indicare come oggettivamente al momento nessuno abbia mai giocato meglio di lui sui prati) e sia in condizioni outdoor che indoor. E anche in quei rari casi in cui Roger non aveva dalla sua i favori del pronostico (basti pensare a quando affrontava Nadal sulla terra rossa) il suo avversario entrava in campo conscio che per uscire vincitore avrebbe dovuto giocare al meglio delle proprie possibilità.

In ogni caso qualsiasi tipo di record è fatto per essere battuto, anche quelli di Federer, ma proprio uno sembra molto difficile venga superato, quantomeno a breve: la quantità dell’affetto e dell’ammirazione degli appassionati nei suoi confronti.

Nb: tutti i record sono relativi all’Era Open e quando ci si riferisce al cemento sono raggruppate le statistiche relative ai match giocati su tale superficie in condizioni outdoor e indoor

* Record detenuto in coabitazione

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ATP

ATP Sofia: pomeriggio nero per l’Italia, Sinner si arrende a Rune e al dolore ed esce dalla top10

Già sotto di un break nel terzo set, Jannik Sinner si fa male alla caviglia destra e, sotto 5-2, è costretto al ritiro contro Holger Rune

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Jannik Sinner - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

[5] H. Rune b. [1] J. Sinner 5-7 6-4 5-2 rit.

Per la prima volta in carriera Jannik Sinner non vince una partita al Sofia Open (11/11 fino ad oggi). Questo, però, è con ogni probabilità l’ultima preoccupazione nella testa dell’altoatesino, costretto al ritiro nel terzo set per essersi girato la caviglia destra. Holger Rune, già comunque in vantaggio di un break nel parziale decisivo, sfrutta il ritiro del suo avversario e suggella una prestazione in crescendo, che gli permette di centrare la prima finale in carriera sul cemento. Grazie a questa vittoria il danese conquista anche il suo best ranking, issandosi al numero 26 del mondo (guadagnerà un’altra posizione in caso di successo in finale contro Huesler). Per Sinner, invece, la sconfitta fa male tanto in ottica ranking – perderà due posizioni, finendo al numero 12 – quanto, soprattutto, in vista della corsa alle ATP Finals di Torino. Obiettivo che ora si complica sensibilmente.

IL MATCH – C’è grande equilibrio in avvio di partita, con entrambi i giocatori piuttosto solidi nei propri turni di servizio, anche se sembra che Sinner possa far male da un momento all’altro. Negli scambi da fondo l’azzurro cerca sempre di prendere il controllo per primo, trovando spesso il modo di incidere con il dritto. È lui a crearsi la prima chance in risposta, dominando sempre con questo fondamentale e procurandosi la prima palla break. Anche con la risposta il numero 1 del seeding fa la differenza, ma Rune si tira fuori da una situazione complicata con grande coraggio e due efficaci serve&volley consecutivi e salendo sul 3-3. La partita è frizzante e divertente, anche perché i due protagonisti cercano di mantenere sempre i piedi ben saldi sulla linea di fondo, spingendo al massimo ogni colpo.

 

Nell’ottavo gioco il danese, in vantaggio 40-15, si rilassa e concede altre due palle break, entrambe però salvate con due prime pesanti. Il numero 31 ATP continua a faticare nei suoi turni di battuta, mentre Sinner è sempre impeccabile e garantisce il tie-break portandosi sul 6-5. Sul 30-30 va in scena lo scambio più bello dell’incontro – forse del torneo – ma se lo aggiudica Rune. L’italiano riesce comunque a procurarsi il quarto break point complessivo, il primo che vale anche un set point. Sono soltanto due challenge a fare la differenza, entrambi di marca azzurra. Il primo chiama fuori l’apparente ace del 19enne di Copenaghen, il cui rovescio lungolinea, nello scambio successivo, finisce di poco largo (sentenza confermata anche in questo caso dall’occhio di falco). Il risultato è un 7-5 che probabilmente, visto il totale controllo dei propri turni di servizio, sta anche stretto all’allievo di Vagnozzi.

https://twitter.com/TennisTV/status/1576250391942995968

Anche il secondo parziale scorre in modo decisamente rapido, calcando il solco del primo. I primi quattro game non regalano praticolari emozioni ma nel quinto, per la prima volta nel match e totalmente all’improvviso, arrivano tre palle break consecutive in favore di Rune. Il danese risponde molto bene e sfrutta al meglio i due gratuiti del suo rivale, entrambi con il dritto, e con un bello sventagio di dritto strappa il servizio a Sinner, infilando un importante parziale di 12-2 per passare a condurre 4-2.

La situazione si è lentamente capovolta rispetto al primo set, con l’azzurro che si trova nuovamente sotto pressione. Sul 30-30 tuttavia, grazie ad un provvidenziale ace e una delicata stop volley, toglie le castagne dal fuoco e si fa sotto nell’ottavo gioco. Sul 40-40 la testa di serie numero 1 arriva comodamente su una smorzata, ma sbaglia la direzione del recupero e viene punito. Rune conquista un game fondamentale – costellato di seconde di servizio – e, poco dopo, va a servire per il set sul 5-4. Qui il numero 5 del tabellone rischia grosso, sbagliando tre rovesci: con il primo si auto-cancella il set point, con gli altri due concede altrettante chance di break. Nel momento del bisogno, tuttavia, trova un ace e una sostanziosa seconda al corpo e, alla seconda opportunità, pareggia i conti: 6-4.

L’inerzia del match è tutta in favore del 19enne di Copenaghen che, nonostante la maratona di ieri contro Ivashka, appare decisamente più pimpante ed energico a livello fisico. Sinner è piuttosto lento in uscita dal servizio e all’alba del terzo set viene sorpreso, cedendo la battuta a 15: Rune risale da 0-30 si porta sul 2-0. Da questo momento in poi il match si gioca nei turni di battuta del danese, che però appare decisamente poco incline a concedere qualche opportunità al suo avversario per rifarsi sotto. Il numero 10 del mondo riesce a rimanere a galla in un quinto game durissimo, salvando una possibilità di doppio break con una seconda vincente.

Sotto 2-3 e avanti di un quindici nel sesto gioco, durante uno scambio la caviglia destra di Sinner cede e si gira. L’azzurro cade al suolo ed è costretto ad un medical time-out, in cui gli viene operata una vistosa fasciatura. La sua idea è quella di provare a continuare a lottare, ma negli spostamenti verso destra mostra evidenti difficoltà. Il 21enne nativo di San Candido non può far altro che tentare di accorciare il più possibile gli scambi, prendendosi però numerosi rischi. Perso ancora il servizio, sotto 2-5 Sinner è costretto ad alzare bandiera bianca (per la quarta volta quest’anno): Rune si impone 5-7 6-4 5-2 rit. e raggiunge la sua prima finale in carriera sul veloce. Troverà Marc-Andrea Heusler, giustiziere di Lorenzo Musetti nella prima semifinale. Il 2002 di Carrara viene scavalcato proprio dal danese, che da lunedì sarà almeno n°26 del ranking.

Il tabellone completo dell’ATP250 di Sofia

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WTA Tallinn: Kontaveit si aggiudica il derby estone. In finale la attende Krejcikova

Krejcikova vince in rimonta la sfida maratona con Belinda Bencic. Kontaveit regola in due set la connazionale Kanepi

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Anett Kontaveit - WTA Tallinn 2022 (foto Facebook WTATallinnOpen)

Saranno la ceca Barbora Krejcikova e l’estone Anett Kontaveit a giocare l’ultimo atto del Tallinn Open, torneo WTA 250 alla prima edizione in corso di svolgimento nella capitale estone. Seconda finale stagionale per l’ex numero 2 del mondo dopo quella persa a gennaio contro Badosa a Sidney. Quarta finale per l’estone che andrà alla caccia del secondo titolo stagionale dopo quello conquistato a San Pietroburgo, il settimo della carriera.
Una vittoria a testa nei precedenti tra Krejcikova e Kontaveit. L’estone ha sconfitto Krejcikova alle WTA Finals di Guadalajara dello scorso anno, mentre Krejcikova ha battuto l’estone ad inizio stagione nelle semifinali del torneo di Sidney.

[7] B. Krejcikova b. [2] B. Bencic 6-7(5) 7-6(2) 6-2
Sfida tra due giocatrici molto diverse, Bencic gioca in maniera più potente e aggressiva, Krejcikova varia di più, andando alla ricerca di angoli e usando spesso lo slice per rallentare il ritmo. Un primo set che vive di alti e bassi, come un viaggio sulle montagne russe. Belinda Bencic è la prima a piazzare il primo break, complice un sanguinoso doppio fallo della ceca. Chiamata a servire per il set la campionessa olimpica si trova a fronteggiare una ceca che gioca a braccio sciolto. La ceca colpisce senza paura tanto da conquistare agilmente due palle break. Bencic non pare intenzionata a mollare e con due ottime prime si spiana la strada per rimettere il game in equilibrio. Alla terza palla break, un altro dritto a rete di Bencic vale il controbreak per la ceca.

Bencic continua ad andare in difficoltà, al punto da dover fronteggiare due set point nel dodicesimo game. Sul primo Bencic fa correre la ceca e annulla con un dropshot. Sul secondo si salva con una prima vincente. La tenacia di Bencic viene ripagata nel tie-break. La svizzera tiene duro per fare poi la differenza nel tie-break (7-5), conquistando un set nel quale ha dovuto salvare 8 break point.

 

Krejcikova dal canto suo perde il set nonostante abbia vinto un maggior numero di punti (51 a 49) e un saldo migliore a quello della svizzera, seppur negativo per entrambe, emblema di un set nervoso che ha vissuto di strappi: 16 vincenti e 17 gratuiti per la ceca, 10 vincenti e 22 gratuiti per Bencic.

Il secondo set viaggia sulla stessa intensità. Nessuna delle due giocatrici cede il servizio, anche se Bencic ha dovuto salvare altri tre break point. Primi quattro game arrivati lottati ai vantaggi, poi prende il servizio diventa maggiormente un fattore. Entrambe si dimostrano molto efficaci con la prima, con oltre l’80% di punti conquistati, latitano sulla seconda con Bencic che raccoglie un disastroso 18%. La ceca, tuttavia, anche nel secondo set, non è in grado di convertire le palle break, con Bencic che alza il livello del gioco ogni volta che si trova ad un passo dal baratro. A decidere il parziale è nuovamente il tie-break che questa vola si rivela a senso unico con Krejcikova che domina 7-2. A fine secondo set l’orologio segna 2h35′ di gioco!

Nel terzo set Bencic accusa il colpo. Con un contropiede di rovescio Krejcikova piazza il break che si rivelerà decisivo. La ceca vola 3-0, poi 4-1 e 5-2. Nell’ultimo game la campionessa olimpica annulla cinque match point, di cui tre di fila sullo 0-40, ma è costretta ad alzare bandiera bianca al sesto tentativo dopo 3 ore e ventidue minuti.

[1] A. Kontaveit b. K. Kanepi 6-4 6-4

A delineare il nome della seconda finalista del Tallinn Open è il derby tra le due atlete di casa: la numero 4 al mondo Anett Kontaveit e la numero 32 Kaia Kanepi. Neanche il tempo di scendere in campo che Kontaveit fa subito capire quali siano le sue intenzioni. Aggressiva in risposta la più giovane delle due estoni si conquista subito una palla break. Kanepi si salva sulla prima, ma cede subito sul break alla seconda occasione dato che la risposta potente e centrale di rovescio di Kontaveit piega la resistenza di Kanepi sul lato del rovescio. Kontaveit sembra in controllo mentre Kanepi sembra tremare sopratutto quando si trova a servire la seconda. Nel settimo game le accelerazioni della  testa di serie numero 1 mettono in difficoltà Kanepi che si trova in un balena sotto 0-40. A riprova delle difficoltà di Kanepi con la seconda, una risposta vincente di Kontaveit vale il secondo break. Chiamata a servire per il set il braccio di Kontaveit trema come spesso le è capitato nella partita importanti in questa stagione. La numero 4 al mondo fallisce 3 set point, addirittura uno con un doppio fallo. Le occasioni fallite da Kontaveit fanno fiducia a Kanepi che recupera uno dei due break di svantaggio. Sul 5-4 Kontaveit si issa facilmente sul 40-0, fallisce il quarto match point, ma alla quinta occasione mette in cascina il primo parziale dopo 43 minuti di gioco con un comodo smash.

Il secondo set segue lo stesso copione del primo con Kontaveit che piazza subito il break in apertura. Il match segue l’andamento dei servizi, con entrambe le tenniste brave a gestire lo scambio sopratutto quando la prima entra in campo. Infatti, è  la seconda a tradire Kanepi che chiuderà la partita con 8 punti su 24. Chiamata a servire per il match Kontaveit ritorna quella del finale di stagione dello scorso anno, quando conquistò 4 titoli e il pass per le Finals. Il match si chiude con un ace che vale il 6-4 6-4 dopo un’ora e ventuno minuti di gioco. 

Il tabellone completo del WTA di Tallinn

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