Next Gen ATP Finals: Tsitsipas e l’incubo dell’asciugamano – Ubitennis

Editoriali

Next Gen ATP Finals: Tsitsipas e l’incubo dell’asciugamano

“Che stress! Non ce la faccio a pensare sempre a quello, all’idea di dovermelo portare dietro o ricordare dove l’ho messo.” Goran Ivanisevic: “Ridicolo!”

Ubaldo Scanagatta

Pubblicato

il

MILANO – Poche cose sembrano essere piaciute – e soprattutto il doversi procurare l’asciugamano che i raccattapalle qui non passano – a Stefanos Tsitsipas all’esordio in questo torneo Next Gen di Milano dove lo scorso anno giocò solo un match d’esibizione con il transfuga Zverev. Un anno fa Zverev optò per il vero Masters ATP a Londra, ma l’ATP quasi l’obbligò a fare almeno atto di presenza alla prima edizione di questo torneo. Soltanto 12 mesi dopo Tsitsipas, salito a n.15 del mondo da n.91 che era a inizio 2018 grazie agli ottavi conquistati a Wimbledon e al successo nel suo primo torneo ATP a Stoccolma un mese fa, è il favorito di questo torneo.

Forse è ancora troppo giovane per esprimersi con la cautela del politically correct, che certo il “sindacato” di cui fa parte – l’ATP – vorrebbe probabilmente imporre, ma il primo impatto con tutte queste nuove regole che questo torneo ha istituito lo ha quantomeno iper-stressato! Se andaste a rileggere il transcript della sua conferenza stampa, vedreste che ha pronunciato non meno di otto volte la parola “stressful” riferita alla pressione che i set corti, i game corti, tutto corto, gli devono aver procurato al suo primo impatto. Ma la cosa che più lo ha traumatizzato – almeno apparentemente – è stata quella di non poter più contare sui raccattapalle per l’asciugamano.

Eppure tanti lettori di Ubitennis, e non solo quelli, si sono spesso scagliati contro la moda dell’asciugamano. Anche per una questione di igiene. E direi quasi anche di etica: possibile che un giocatore debba essere servito e riverito a quel modo da un ragazzino, cui spesso finisce per ributtare quell’asciugamano bagnato di sudore con male creanza, quasi gettandoglielo in faccia e senza mai dire un grazie né un crepa? Ricordo Goran Ivanisevic dirmi: “È ridicolo! Dopo il primo quindici, e magari è stato un ace, il tennista che lo ha fatto va ad asciugarsi un sudore che non c’è! E punto dopo punto va avanti così. Insopportabile, per anni non ce n’è stato bisogno, ora è una processione continua verso l’asciugamano, e poi c’è chi si lamenta perché fra un punto e l’altro passa troppo tempo. Per forza! È una liturgia ridicola”.

 

Tuttavia anche un bravo e simpatico ragazzo come Tsitsipas, al suo primo match contro lo spagnolo Munar, avrebbe fatto buon viso a cattiva sorte per qualunque modifica, ma non per quella dell’asciugamano. “Dovevo sempre correre (c’è lo shot clock di 25 secondi) per prendere l’asciugamano, avevo questa cosa fissa nella mia testa mentre giocavo. Il resto poteva andare bene, non mi piace molto il coaching nel campo, il giocatore dovrebbe trovare la giusta soluzione per conto suo” (magari papà non sarà d’accordo – dirà poi Tsitsipas in risposta a una mia domanda). Gli chiedo se ricordasse il suo primo torneo con il raccattapalle costretto a porgergli l’asciugamano e lui: “È stato a Reggio Calabria, avevo 15 o 14 anni. Quando giochi ad alto livello i raccattapalle ci sono ed è quindi strano, inconsueto, non averli. Altrimenti è una cosa in più cui devi pensare. Mentre giochi non hai bisogno di pensare dove andare a prendere l’asciugamano ora o più tardi. Chiami il raccattapalle ed è il loro lavoro”. Su quest’ultima frase si potrebbe naturalmente discutere. Si chiama raccattapalle, non raccatt’asciugamano.

Per Andrey Rublev l’introduzione della regola “basta con l’asciugamano “gestito” dal raccattapalle”, non sarebbe un problema. Non mi disturba. Solo ai cambi di campo soffrivo, ero quasi a metà dell’altro campo e dovevo tornare indietro a prenderlo perché l’avevo dimenticato. E dopo il terzo set me lo sono dimenticato del tutto, sono uscito dal campo e mi hanno fatto tornare indietro a prenderlo. Insomma si può trovare un equilibrio, se l’arbitro lo avesse dato a qualcuno andava bene uguale no?”.

Stefanos Tsitsipas (che ha ricordato come a Atene fosse stato lui uno dei tanti raccattapalle e raccatt’asciugamani) è stato buffo quando ha detto: “Dopo aver cominciato da una parte mi sono completamente dimenticato che dovevo prenderlo. Tutto il tempo ero piuttosto confuso. Prima di scendere in campo avevo detto al mio fisio che sarebbe stato utile avere due box in ciascun lato del campo, con il tuo nome, così puoi andare lì e prenderlo ovunque tu sia. A un certo punto ho visto un asciugamano e non ero sicuro che fosse mio o del mio avversario. Così ho usato un asciugamano nuovo per quasi ogni set”.

Insomma, se la regola diventasse ufficiale nel grande tennis, prepariamoci a vedere – se l’idea di Tsitsipas avesse successo e seguito – 8 scatole, 4 per giocatore, ai quattro angoli del campo. Vi immaginate che casino per una partita di doppio? 16 scatole!

Continua a leggere
Advertisement
Commenti

Australian Open

Fognini e il no alla Davis. Tsitsipas campione già fatto: ma Nadal è più forte di… Henman

Proseguono i confronti fra il tennista greco e il primo Federer. Non è solo questione di capelli! Problemi fisici per Djokovic? Next-Gen e Old-Gen, il cambio della guardia non è scontato

Ubaldo Scanagatta

Pubblicato

il

Spazio sponsorizzato da Barilla

VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Vuk Brajovic, Telegraph Belgrade: il nuovo Djokovic

 

Per una volta sono d’accordo con Fabio Fognini, anzi per due. Con la prima mi riferisco al fatto che il gran battage pubblicitario volto a promuovere la Next-Gen aveva stufato un po’ tutti, non se ne poteva più. Soprattutto in Italia dove la rosea ci ha frantumato gli zibidei (così avrebbe detto il commissario Montalbano) per promuovere il torneo di Milano di cui è media partner, è stato un pressing pesante e… prematuro, visto che il migliore dei Next, Sascha Zverev, negli Slam ha avuto fin qui un percorso fallimentare, anche se si è riscattato nei Masters 1000 e nelle finali ATP di Londra. Il secondo migliore era stato Stefanos Tsitsipas, finalista a Toronto dopo aver infilato allo spiedo 4 top-ten, sebbene poi battuto da Rafa Nadal 76 62 in finale.

Gli altri avevano ogni tanto messo a segno un exploit, ma insomma la vecchia guardia aveva tenuto alla grande, con i primi due Slam appannaggio del Fedal e poi il ritorno in grande stile di Super-Djokovic. Se c’era stato un newcomer in ascesa al vertice, beh, questi era stato Kevin Anderson, 32 anni, con Cilic, Thiem, Isner a far da immediato contorno, alla faccia della New Generation. Insomma anche se McEnroe parla di “cambio della guardia” in atto, occorre far passare ancora quattro giorni prima di capire se è già in atto o è prematuro dirlo. Come sarebbe, tanto per esser chiari, se alla finale arrivassero Djokovic e Nadal che ancora oggi sembrano più favoriti dei loro competitor più giovani.

Di questo Slam che invece per la prima volta vede uno Tsitsipas in semifinale – “Era il mio obiettivo per quest’anno, non mi aspettavo di centrarlo subito” – e un Tiafoe nei quarti, due ventunenni (tanto tuonò che piovve per i Next Gen!), scrivo fra un po’, dopo aver spiegato perché per la seconda volta la penso come Fognini. Fabio ha chiesto di non giocare in Coppa Davis contro l’India, e di restare a casa a far compagnia alla moglie Flavia, al figlioletto Federico. Legittimo e comprensibile. Trovo che per un professionista (che oltretutto ha esordito in Davis nel 2008 e ne è stato spesso il trascinatore) sia una scelta giustificabile. Anche se il team italiano appare un tantino indebolito, senza il suo n.1. Corrado Barazzutti, che ha sempre obbedito pedissequamente a quanto gli ha chiesto il presidente federale, fosse bianco oppure nero, ha proceduto a convocare Berrettini, Cecchinato, Seppi, Bolelli e Fabbiano.

Non era stato giusto prendersela nel 2008 con Simone Bolelli che aveva scelto, con il suo coach Pistolesi, di evitare il match con la Lettonia del solo Gulbis a Montecatini – e fu squalificato e ingiuriato un po’ da tutti i federales “ha sputato sulla bandiera” arrivò a dire Nicola Pietrangeli raccogliendo applausi da un gruppo di antiquati dirigenti – così come non era stato giusto obbligare Andreas Seppi a fare il giro del mondo per presentarsi a capo chino a Castellaneta Marina (non la località più semplice da raggiungere) alla vigilia di Italia-Bielorussia che schierava il solo (e già vecchio) Myrni. Un’inutile costrizione alle forche caudine. Tanto più che a Volandri era stato concesso di saltare un match in Sardegna sul cemento contro il Lussemburgo. Insomma due pesi e due misure, come ebbe a sostenere invano l’odiato Pistolesi nei confronti del quale si arrivò perfino a imporre ai telecronisti di Supertennis di non citarlo quando veniva regolarmente inquadrato all’angolo di Robin Soderling!

Ma Binaghi dettava legge – credo che la detti ancora, ma forse ha imparato a essere un po’ meno istintivo – e tutti eseguivano senza eccepire né battere ciglio. Poi è stata Francesca Schiavone a rompere il ghiaccio, chiedendo di poter rinunciare – per meriti sportivi acquisiti – a far la riserva in Fed Cup alle rampanti Pennetta, Errani e Vinci. Quando finalmente anche i dirigenti più ottusi capirono che avevano sempre sbagliato, la situazione si è normalizzata e a tutti e a tutte (tranne che a Giorgi per via di lauti rimborsi percepiti in cambio) è stato concesso di privilegiare i propri interessi, agonistici, di classifica, economici.

Giusto quindi dar via libera a Fognini che, peraltro, se non avesse perso per la sesta volta dal solito Carreno Busta, e fosse andato un filino avanti sarebbe rimasto – forse con Barazzutti – qua a Melbourne per proseguire da qui in India e allenarsi sull’erba. Tutti gli azzurri sono invece tornati in Italia e voleranno sabato verso Calcutta, dove chissà che razza di erba (o sterco di vacca?), troveranno. Dato a Fognini quel che è di Fognini, anche se per la verità l’India sull’erba potrebbe anche rivelarsi più ostica di quanto poteva essere la Lettonia del solo Gulbis e la Bielorussia del solo Myrni – quella fu la difesa d’ufficio dei federales per esigere la condanna degli azzurri che non volevano dare la loro disponibilità a giocare –  torno a scrivere dell’Australian Open e del conflitto generazionale finalmente in atto, dopo che due dei Fab Four hanno sventolato bandiera bianca e sono rimasti solo Djokovic e Nadal a difendere la vecchia guardia.

Per prima cosa segnalo che Djokovic ha preferito allenarsi a porte chiuse, impedendo l’accesso a giornalisti e fotografi. Ha così seminato apprensione fra i colleghi serbi. Temono che, dopo averlo visto un tantino in difficoltà con il corridore e super-ribattitore Medvedev che mi ha ricordato tantissimo Gattone Mecir e il primo Andy Murray, Nole abbia un po’ di sciatica. Vedremo. Anche Nadal mostra gli inevitabili acciacchi della Old Generation con una vistosa fascia elastica a bloccargli l’addome. Che sia dipeso dal nuovo modo di servire, peraltro efficacissimo? Richiestone in conferenza stampa dopo la brillante lezione inflitta a Tiafoe, come sempre quando si accenna ad un suo possibile infortunio, Rafa ha preferito glissare e parlar d’altro.

Però, ragazzi, come ha giocato bene in queste prime cinque partite! Impressionante. Anche perché dopo i 4 mesi di stop, dopo il ritiro precauzionale di Brisbane, tutti si aspettavano di vederlo poco brillante. E tutti ci siamo sbagliati. Non ha incontrato dei fenomeni, tre australiani ai primi tre turni, ma li ha tutti demoliti, senza perdere un set. E secondo alcuni il giovane pupillo di Hewitt, De Minaur, avrebbe potuto impensierirlo. Non è stato assolutamente così.

Federer non è mai riuscito a strappare il servizio a Tsitsipas fra Hopman Cup e Melbourne. Ci riuscirà Rafa? I tanti lettori che mi accusano di essere Ubinadal – e non ho alcuna difficoltà nel dire che stimo molto Rafa, dentro e fuori del campo, seppur poi non in modo sostanzialmente diverso di quanto stimi gli altri Fab – sanno bene che nell’esercitare questa amata predilezione ho sempre fatto intimamente il tifo per la miglior storia giornalistica. E non per un tennista o un altro. Ebbene non c’è dubbio che lo Slam australiano vinto da Tsitsipas, primo greco di sempre (se non contiamo Sampras che di greci aveva i genitori ma era nato e cresciuto in California) sarebbe certamente una storia straordinaria. Tsitsipas è uno vero. Sa fare tutto, gran servizio, “ottimo su tutti e due i lati” come l’ha descritto un ammirato Rafa Nadal.

E poi ha personalità. Altrimenti non avrebbe superato la difficile prova del nove con il tosto Bautista Agut che lo ha messo alla frusta, vincendo il secondo set e conquistando un break di vantaggio nel terzo set che avrebbe potuto rivelarsi decisivo. Vero, peraltro, che il suo idolo Federer sorprese sì Sampras nel 2001 in un memorabile incontro di ottavi a Wimbledon… ma poi perse da Tim Henman. E Nadal è molto più forte di Henman… Di Federer, Tsitsipas non ha solo il rovescio a una mano, un gran bel servizio capace di tante variazioni nonchè una gran mano quando viene avanti e gioca al volo. Ma di certo non solo, del primo Roger, soltanto i capelli lunghi: “Ok la prossima settimana vado dal parrucchiere!” mi ha risposto sorridendo.

Per la verità anche il recupero di Nadal, e l’avvicinamento ai 20 Slam di Roger, con alle viste il secondo Slam della stagione nel prediletto teatro parigino, darebbe motivi per scrivere. Con l’aiuto di Carlos Moya, che ha sostituito suo zio Toni come coach, Rafa sembra aver modificato leggermente ma migliorato notevolmente l’azione del servizio. E il dritto è sempre letale. Idem interessante l’ipotesi di un Djokovic campione, e superfavorito della vigilia dell’Open, che conquistasse il terzo Slam consecutivo candidandosi a un secondo Grande Slam in 12 mesi di due anni diversi.

Ciò detto invito a non trascurare un tennista assai poco spettacolare, ma fortissimo quando il fisico non lo tradisce: fin qui Raonic è stato imponente e quasi irresistibile. Insomma soltanto all’Imbucato Pouille e al Giap Nishikori (che quando arriva al quinto set ama smentire chiunque lo consideri tanto fragile) non mi sembrano da Gran Premio. Così come fra le donne, mentre considero Petra Kvitova con un piede in finale e la gran favorita del torneo se scende dal letto – appunto – con il piede giusto e dalla parte giusta, non riesco a immaginare campionesse di questo Slam Svitolina (già miracolata nel torneo con la Zhang) né la pur ammirevole Collins cui, davvero, non manca una personalità diversa da quella di quasi tutte le tenniste sbocciate come enfant-prodiges.

Pliskova mi ha impressionato sia contro un’ottima Giorgi sia – ancor più – contro Muguruza, letteralmente surclassata. Dominò Serena nella semifinale US Open del 2016, ci ha poi perso nella stessa New York pochi mesi fa (ma stavano e giocavano peggio entrambe), se arrivasse in finale non mi stupirei. E se avessimo, in quel caso, una finale in famiglia contro Kvitova, sarebbe la prima finale tutta ceca in uno Slam. Ricordo una ceco-slovacca, Lendl-Mecir all’US Open, ma appunto i due avversari non erano entrambi cechi sebbene al tempo la Cecoslovacchia fosse ancora un Paese solo.

Sul match Osaka-Svitolina credo che l’esito dipenda più dalla giapponese che dall’ucraina. E scrivendo di giapponesi e cechi mi accorgo che i loro Paesi hanno ancora in corsa due rappresentanti, come soltanto gli USA con Serena e Collins. Ma il Paese del Sol Levante è il solo ad essere ancora rappresentato sia in campo maschile sia in campo femminile. Chiudo dicendo che Luca Baldissera che ha seguito in questi giorni i nostri giovani sostiene che sia Zeppieri, quasi di più, sia la testa di serie n.1 Musetti, ancora soltanto diciassettenni, sembrerebbero più forti degli altri. Io mi fido, ma non sono sicurissimo che abbia visto tutti gli altri. Incrocio le dita e… siccome non sono mai contento, impreco al fatto che si trovino nella stessa metà del tabellone e uno dei due non possa andare più in là di una semifinale. Salvo il fatto che in questo caso saremmo sicuri di averne uno in finale. Chi dei due? Chi di voi lettori è in grado di scriverne e specificare le differenze (senza copiare Baldissera?)

Continua a leggere

Australian Open

Il Mago Ubaldo (da Melbourne): 30 profezie per il 2019, senza paura

MELBOURNE – Federer farà un exploit sulla terra rossa. Nadal… esiste la duodecima? Djokovic dominatore ma deve temere Zverev più di tutti. Serena Slam 24 e 25. Fognini, Giorgi, Cecchinato: ce n’è per tutti

Ubaldo Scanagatta

Pubblicato

il

Il mago Ubaldo vorrebbe tanto ripetere i successi previsionali ottenuti nel 2018 e far passare nel dimenticatoio gli insuccessi previsionali del 2017. I maghi più furbi son quelli che non si sbilanciano, che rischiano poco. Ma mago Ubaldo invece la pensa come il suo grande maestro Rino Tommasi: “I pronostici, le previsioni, li sbagliano solo coloro che li azzardano”.

1. Se dicessi che nel 2019 Roger Federer vincerà il suo torneo n.100 beh… forse non farei un grande sforzo. Anche se a 37 anni e mezzo per vincere quei tornei cui Roger si iscrive – e non sono gli ATP 250 – non è poi così banale. Intanto affermo che al numero 100 ci arriverà.

2. Come ultima briscola, se proprio tutto gli dovesse andare storto prima, c’è sempre il torneo di casa, quello di Basilea, dove se sta bene Roger è sempre il favorito. Lo ha vinto 9 volte e non l’ha giocato sempre.

 

3. Ma io dico che già il titolo erboso di Halle – sarebbe il decimo – difficilmente gli sfuggirà. A meno che Zverev non si diverta a mettergli il bastone fra le ruote.

4. Ma Roger vincerà ancora uno Slam? Roger può riuscirci solo se qualcuno gli butta fuori Djokovic prima della finale.

5. Repetita iuvant: in finale contro Djokovic, il mago Ubaldo non vede lo svizzero vittorioso. E Toni Nadal è d’accordo… anche se Roger dovesse giocare contro Rafa, ma… zio Toni è un po’ di parte.

6. Meglio affrontare Djokovic in una finale a Wimbledon che a Melbourne, secondo il Mago.

7. Vedo Federer con la voglia matta – ma è matto davvero? – di misurarsi sulla terra rossa. Non so chi glielo faccia fare. Ma magari a Montecarlo oppure a Roma, soprattutto se Nadal continuasse ad avere i suoi problemi fisici, potrebbe anche scappar fuori il grande exploit. Il grande exploit significa vincere il torneo? No, direi di no. Ma già raggiungere una semifinale o una finale appagherebbe l’ego di Roger, che rifiuta l’idea di essere così usurato da non poter far bella figura anche sulla terra battuta dove in fondo è nato e cresciuto (e ha sviluppato quella tecnica che forse su altre superfici non gli sarebbe venuta così naturale). I 37 anni di Roger sembrano pesar meno che i 32 di Rafa.

8. Nadal vincerà il 12mo Roland Garros? Solo se ci arriverà senza infortuni alle spalle. Comunque arriverà a raggiungere le 950 vittorie – è fermo a 918… 32 le vince di sicuro (e lui tocchi ferro) – e se non saranno 12 al Roland Garros lo saranno a Barcellona o a Montecarlo. Nella mia sfera di cristallo a sfuggire sono solo gli infortuni. Comunque superando 950 avrà scavalcato Vilas, 948, e sarà alle spalle di Lendl, terzo. Un interrogativo cui neppure il Mago sa rispondere: se la Decima di Rafa a Parigi diventò celebre, come si dice in spagnolo la Dodicesima?

9. Djokovic vincerà sicuramente almeno 3 tornei – questo lo dice anche il nipotino del Mago perché in 10 anni degli ultimi 12 ha sempre supererà quel muretto – e quindi supererà anche il muraglione dei 75 titoli. Per arrivare a 100 però sarà dura. Impossibile quest’anno ma anche nei prossimi. Roger può stare tranquillo.

[Le righe qui sotto erano state scritte subito dopo il sorteggio dell’Australian Open; che il Mago Ubaldo non sia un mago serio lo dimostra il fatto che… non aveva proprio previsto l’intervista in cui Murray annunciava il probabile ritiro! Peggio di così il nostro Mago non poteva cominciare]

10. Il povero Andy Murray, già parecchio sfigato fin dal sorteggio dell’Australian Open – mica c’erano tanti avversari più in forma di Bautista Agut – purtroppo avrà vita dura, durissima. Al di là dei problemi fisici che, ribadisco, non riesco a scrutare, ci sono anche quelli psicologici che lo spingeranno a imprecare ad ogni partita che si sia messa male. Non lo vedo capace di tornare su tra i top-ten… ma chi avrebbe detto che Djokovic sarebbe risorto quand’era sceso a n.22? Andy ha vinto 45 tornei in carriera. O va a giocare tornei piccoli piccoli oppure a 50 non ci arriva. Nel 2018 ha vinto solo 7 partite! Infatti è n.257 del mondo. Al miracolo top-ten non credo proprio. Anche se nella mia letterina a Babbo Natale – sì a volte i maghi tornano bambini – ho chiesto proprio quello. Sarebbe top-ten per la decima volta. Lo meriterebbe, sennò nessuno lo inserirà mai più nei Fab Four. Andy sarà rimpianto anche in sala interviste: Roger parla a lungo e in tutte le lingue, ma non può essere il solo a darci dei titoli. Rafa tende a lamentarsi, ma quando lo fa lo fa in modo sbrigativo, due frasi e stop. Nole invece parla tantissimo, ma spesso non dice abbastanza (non voglio dire nulla…).

11. Su Del Potro e gli infortuni mi ripeto. Non so davvero fra lui e Murray chi sia più sfigato. Né chi lo sarà.

12. La lotta per il posto n.1 del ranking sarà ristretta fra Djokovic e Zverev. Non vedo né Federer, già il più vecchio n.1 della storia a 36 anni, né Nadal in grado di ritornare lassù a fine anno. Nei primi sei mesi Djokovic non ha mezza cambiale da pagare. Dopo sì, ma dopo… non è la stagione ideale per Rafa. Semmai potrebbe esserlo per Roger, ma è più facile che “esploda” Zverev. Vedo Boris Becker che annuisce: Boom Boom ne è proprio convinto. Puro sciovinismo? O cerca di… sostituire Lendl? Certo è che prima o poi Zverev dovrà fare punti anche negli Slam, non solo nelle prove ATP. Ma, attenzione, all’età di Zverev Roger Federer non aveva vinto quanto lui. Nadal invece sì (23 tornei tra cui 3 Roland Garros e 9 Masters 1000, n.2 del mondo e due finali a Wimbledon) e Djokovic pure ma con margini più risicati (un torneo in più rispetto a Zverev, 11 a 10, ma già lo Slam australiano del 1998).

13. Fino al 6 maggio Djokovic resterà numero 1. In tal modo sarà stato n.1 per 250 settimane. Nadal è fermo a 196.

14. Mi si appanna la sfera – maledizione! – quando devo capire se Djoker Nole possa a fine anno aver scavalcato le 268 settimane di Connors e le 270 settimane di Lendl. Dipende tutto da… Zverev. Comunque matematicamente irraggiungibili le 286 di Sampras e le 310 di Federer… se ne riparlerà semmai nel 2020.

15. In Croazia si scandalizzano se uno dice che Marin Cilic potrebbe far meglio di Goran Ivanisevic. Più per una questione di personalità, direi, più che altro. Goran era, è unico. Ma negli Slam stanno uno a uno, e Marin ha fatto finali anche fuori di Wimbledon. Quest’anno intanto vincerà almeno 4 tornei e allora uguaglierà i 22 di Goran. E ha vinto anche la Coppa Davis che gli mancava. Vero che Goran è stato n.2 del mondo e Marin mai così in alto.

16. Restando in terra croata Ivo Karlovic ha cominciato alla grande il suo millesimo da quarantenne (li compie il 28 febbraio): già una finale! Connors a 40 nel ’92 non andò oltre una semifinale a San Francisco.

17. Nella letterina di Natale avevo chiesto anche che Naomi Osaka avesse la soddisfazione di vincere un altro Slam senza che la coprissero di fischi. Potrebbe già avvenire a Melbourne e il Mago andrebbe in brodo di giuggiole. Certo non accadrà a Parigi.

18. Dopo quello che è successo nella finale dell’US Open, agli arbitri sarà detto di chiudere un occhio sulla regola più infranta fra tutte: quella della proibizione del coaching. Di certo starà ben attento a non ammonire più nessuno Carlos Ramos (cui il direttore di Ubitennis nel suo commento alla finale dette ragione, pur ritenendolo un tantino pignolo: grazie a quell’articolo verrà premiato il 21 gennaio a Losanna dall’AIPS, fra 1273 giornalisti di 119 Paesi).

19. Si continuerà a invocare l’aria condizionata sotto il nuovo tetto dell’Arthur Ashe Stadium.

20. Così come continuerà la guerra per bande, fra ITF, ATP e Laver Cup: neppure il Mago Otelma, notoriamente più bravo e credibile del Mago Ubaldo, avrebbe mai potuto prevedere che i quattro Slam sarebbero arrivati – dopo anni in cui soltanto l’US Open prevedeva il tiebreak al quinto set – a quattro formati diversi per il quinto set. A Parigi niente tiebreak, a Wimbledon sul 12 pari, a New York come sempre a 6 pari, a Melbourne un tiebreak a 6 pari ma a chi arriva prima a 10, un Supertiebreak insomma. Si deve leggere che… ogni Slam fa come gli pare. Il comitato del Grande Slam, e il suo presidente Bill Babcock, dovrebbe essere esodato come vuole Fornero.

21. La Davis Cup, ribattezzata ironicamente Piqué Cup da un Federer stavolta stranamente non politically correct – non fosse lui l’organizzatore ombra della Laver Cup… – a Madrid desterà la curiosità di molti. Il Mago non esclude che diverta. Anzi. Che poi riesca a prevalere sulla ATP Cup 2020 sembra difficile. Ma se ne riparlerà nel 2020. Io mi aspetto un successo dell’edizione di Madrid, perché le tv ci si butteranno sopra a pesce. Poi magari la Piqué Cup fallirà… (come accadde per la ISL che aveva promesso mari e monti ai proprietari dei Masters 1000 all’inizio del terzo millennio e poi crollò miseramente fra i debiti).

22. Berrettini non potrà continuare ad avere sorteggi sfortunati e a sprecare matchpoint. Si inserirà fra i primi 30.

23. Cecchinato vorrebbe scavalcare Fognini, ma se non cede Fabio, non ce la farà. Credo che, dopo aver firmato accordi contrattuali molto ottimistici, si accontenterebbe di un posto tra i primi 30. E Fabio, dopo aver sognato invano un posto tra i top-ten, si accontenterà di restare tra i top 20 e il n.1 d’Italia. Anche per giocare in Davis, ATP Cup o quel che sarà. Se ha un coach che lo tiene calmo rende il doppio.

24. Al numero 24 la profezia del Mago non può che riguardare Serena Williams. Ogni volta che era lì lì per centrare il 24mo Slam è inciampata. Ma stavolta ce la farà. Ho avvertito personalmente Margaret Court che si mettesse il cuore in pace. D’altra parte anche se non lo ammetterà mai, gli 11 Slam australiani di Margaret inquinano quel record quasi quanto i 109 tornei vinti da Connors… alcuni più che tornei erano barzellette. Non escluderei neppure il 25mo per mamma Serena.

25. Intanto le prime due vittorie di Serena sono state l’aver conquistato… il protected ranking per le tenniste in maternità e una maggiore elasticità riguardo all’abbigliamento (dopo che al Roland Garros si erano scandalizzati per la sua mise da pantera nera).

26. Soltanto Pliskova, vincendo l’Australian Open, consentirebbe di battere il record di 9 vincitrici diverse in 9 Slam consecutivi: ma non vincerà. (il Mago Ubaldo trema, perché Karolina è ancora in gioco…)

27. Il Mago smemorato ha dimenticato, come tutto l’establishment tennistico, che se di eventi a squadre maschili ce ne sono anche troppi, tre che si pestano i piedi, quello che avrebbe avuto più bisogno di un bel lifting è la Fed Cup. In Italia oramai interessa poco, dopo la scomparsa delle quattro “moschettiere”. Ma al resto del mondo del tennis – più che a Giorgi che ne farebbe volentieri a meno – dovrebbe invece stare a cuore. Mah…

28. Ah, Camila Giorgi… ci sono tante ultratrentenni perché lei non riesca a infilarsi fra le top 20. Le manca la continuità? Potrebbe finalmente trovarla, purché anche lei smetta di farsi male ogni piè sospinto.

29. Fognini si era stufato di sentir parlare di Next Gen, e non solo lui – anche il Mago! – però è indubbio che i vari Zverev, Khachanov, Tsitsipas (pur recentemente ridimensionato dal nostro irriducibile trantaquattrenne Seppi), de Minaur, Medvedev, Rublev, stanno facendosi sotto. Se Djokovic ha rimediato tre delle sue quattro sconfitte del secondo semestre 2018 da tre Next Gen, il segnale è significativo. Uno dei ragazzotti come minimo raggiungerà una finale di Slam. E potrebbe pure vincerla.

30. Venus Williams non può continuare a giocare all’infinito. Smetterà alla fine di quest’anno? Per lei come per Federer se non ci fossero state le Olimpiadi del 2020 a Tokyo il Mago avrebbe detto di sì… ma più per Venus che per Roger, perché lui è ancora n.3 del mondo. Lei no.

E ora basta così. Il Mago è sfinito… e voi pure.

Continua a leggere

Australian Open

E se Sharapova fosse tornata sul serio? [VIDEO]

MELBOURNE – Dimezzata la pattuglia azzurra. Restano solo i numeri uno, Fognini e Giorgi. Anisimova: è nata una stella? Per Federer e Nadal il torneo comincia ora. Djokovic… attento a Shapovalov

Ubaldo Scanagatta

Pubblicato

il

Maria Sharapova - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da Barilla

VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

Il poker è diventato una coppia. Otto azzurri al via (sette uomini più la sola Camila Giorgi), quattro al terzo turno, sono rimasti solo due che possono teoricamente approdare agli ottavi. E sono i numeri del nostro tennis, Fabio Fognini e Camila Giorgi.

Il primo è atteso dallo spagnolo Carreno Busta che lo ha battuto 5 volte su 5 ma secondo me è battibile. E anche secondo Lucone Vanni che contro di lui ha vinto i primi due set e (6-7 2-6 6-3 7-5 6-4) e lo ha tenuto in campo per 3 ore e 47 minuti. Camila fin qui ha passeggiato, ma non potrà farlo nel match che chiuderà la giornata del sabato australiano (e corrisponderà circa alle 11 italiane del mattino) contro Karolina Pliskova, ex n.1 del mondo, ex finalista dell’US Open, testa di serie n.7. Pliskova ha vinto 4 dei 5 precedenti duelli, il solo che ha perso è stato sulla terra battuta a Praga. Sebbene Camila abbia battuto 9 top-ten in carriera, e quindi abbia dimostrato di essere capace di qualsiasi impresa, avrà bisogno della complicità della giraffa ceca per raggiungere gli ottavi.

Di come si sono comportati i due italiani sconfitti nella notte italiana, Fabbiano con Dimitrov e Seppi con Tiafoe, ha già scritto Luca Baldissera. È evidente che i maggiori rimpianti li ha Andreas, perché Fabbiano ha giocato qui la sua miglior partita contro un Dimitrov bene in palla e quindi superiore, ancorché non così nettamente come si sarebbe potuto pensare. Da questa partita la fiducia di Thomas nelle proprie possibilità dovrebbe essere uscita rafforzata: “Sono partite come queste, in tornei e campi come questi, davanti a così tanta gente cui certo io non sono abituato, quelle per le quali noi tennisti in fondo viviamo e ci battiamo ha detto Thomas con la sua solita genuina semplicità.

Andreas invece rimpiange di aver giocato con poca attenzione all’inizio del quarto e del quinto set: “Mandare avanti di un break, subito 1-0, un giovane capace di esaltarsi e di giocare più libero da quel momento in poi, mi è costato caro”. Ci sono state soprattutto quelle tre pallebreak consecutive per raggiungere il 5 pari nel quarto set che potevano, se trasformate, condurre a un tiebreak in cui avrebbe potuto succedere di tutto. Peccato. Tiafoe ‘arrapato’ è comunque un cagnaccio. Bel servizio, gran rovescio, e un dritto arroncolato con una presa continental irregolare ma anche assai pesante quando lo tira a pochi cm dalla riga di fondo.

Per il resto… direi che lo scontro della giornata è stato quello fra Maria Sharapova e Caroline Wozniacki, due belle fanciulle che non si possono proprio vedere. Caroline non ha mai nascosto la propria antipatia per Maria.  “Lei non parla mai con nessuna di noi, non ha amiche nel circuito, sta con il suo team e basta” ha detto anche ieri. Ma tutti ricorderanno che Caroline era fra quelle che non aveva avuti peli sulla lingua all’epoca in cui Maria era stata “pescata” dal controllo antidoping e se fosse stato per lei Maria sarebbe stata squalificata a vita. Un anno e mezzo fa poi fra le due ci furono due frecciate mica male fra le due rivali all’US Open 2017. La prima a lanciarne una fu Carolina, furibonda per una sconfitta (6-2 6-7 6-1) con Makarova patita sul campo 17 dove il match era finito ben dopo la mezzanotte: “(Someone back from a drugs sentence… play every match on centre court!) Qualcuno di ritorno da una squalifica per doping… gioca ogni match sul campo centrale! E fare un orario che mettendo la n.5 del mondo come quinto match su un campo periferico è inaccettabile dichiarò in una videointervista al sito danese Exstrabladet su un campo periferico.

Maria Sharapova non gliele rimandò a dire dietro le spalle: “Prima di tutto sapete bene che non sono io a fare gli orari – disse dopo aver passato il terzo turno, lei che era n.146 del mondo e aveva potuto rigiocare dopo 15 mesi di squalifica grazie a una wild card contestata da tante giocatrici (fra cui Woz) – io lotto ovunque mi mettano, sono felice anche se mi fanno giocare nel parcheggio del Queens. La sola cosa che a me importa è che sono in ottavi. Sì, non so bene dove sia lei… (I am not sure where she is…)”. Perfida Maria.

Al di là di queste schermaglie, e di una rivalità datata e preceduta ieri da 10 duelli (6-4 per Maria erano gli head to head, ma l’ultimo match risaliva al 2015, a Madrid e l’aveva vinto Maria), il match è stato bello, intenso, ben giocato. Di più. Non avevo più visto giocare così bene Sharapova da un anno e mezzo, quando aveva battuto al primo turno dell’US Open 2017 Halep per la settima volta consecutiva: 6-4 4-6 6-3 fu il punteggio. E sapete come ha vinto stavolta su Woz? 6-4 4-6 6-3. Piuttosto curioso non trovate? Sulle seconde di servizio non trascendentali di Woz, Maria ha sparato risposte di dritto fulminanti. Meglio che ai bei tempi, quando era n.1. E che fosse ben determinata lo ha mostrato – vedi anche cronache di Vanni Gibertini – il recupero nel primo set da 1-4 a 6-4.

“Lì ho perso il mio ritmo…” ha detto Wozniacki, campionessa in carica, che ha sorprendentemente finito per perdere anche alcuni scambi lunghissimi… “Quelli che lei di solito predilige…”, ha affondato il coltello Maria nella conferenza post match. Forse Maria stavolta “is really back”. Ma poiché al prossimo turno ha un altro osso duro, la beniamina locale Barty, poi eventualmente la vincente di Kvitova-Anisimova, sarà meglio aspettare a dirlo. Anche perché la metà bassa del tabellone è presidiata da Angie Kerber. Mi hanno fortemente impressionate tutte le tenniste appena citate. Kvitova che gioca bene per me è forse la più forte in assoluto, ma sappiamo bene anche quanto possa essere discontinua. La maturità della ragazzina del New Jersey, la diciassettenne Amanda Anisimova che si è liberata della temutissima Sabalenka (n.11), ha fatto scalpore. Questa ragazzina figli di genitori russi è davvero fortissima. Già oggi, non solo domani. Inutile dire che il suo idolo è Maria Sharapova… probabilmente perché russa trapiantata in America fin da bambina.

Passando agli uomini ero sicuro che Nadal fosse di un’altra categoria rispetto a De Minaur, il pupillo di Hewitt (per il quale stravede talmente che i vari bad boys Tomic e Kyrgios gliene dicono di tutti i colori). È stato come vedere di fronte sul ring due pugili di categorie diverse, un peso massimo contro un peso nemmeno medio, diciamo un welter. No match. E anche Federer contro… l’amico Fritz ha potuto fare quel che voleva. 6-2 7-5 6-2 non è così diverso da 6-1 6-2 6-4, ci sono solo due game in più per Fritz.

I colleghi spagnoli, sempre assai patriottici, facevano osservare a Rafa che, per via di quattro iberici al terzo turno, nessun altro Paese aveva fatto meglio. Ma Rafa ha avuto buon gioco a replicare (in spagnolo quindi non lo troverete sui transcripts): “Fino a 25 anni fa chi avesse raggiunto un quarto di finale in uno Slam sarebbe stato esaltato come il protagonista di un grande risultato. Ma poi da 15/10 anni abbiamo avuto tanti di quei giocatori, di top ten, che la gente spagnola… si è abituata male. Vero che siamo arrivati in quattro al terzo turno… ma siamo tutti di una certa età, Verdasco (che stava vincendo due set a zero con Cilic ma ha perso al quinto dopo aver avuto occasione di vincere in 4), io, Bautista Agut… il più giovane è Carreno Busta. L’unico giovane che abbiamo in questo momento è Munar… siamo realisti, mi sa che rimpiangeremo a lungo il periodo che abbiamo vissuto, perché il ricambio generazionale non mi pare che ci sia”.

Che dovrebbero dire gli svizzeri allora che dopo Federer e Wawrinka hanno solo Laaksonen? Inciso: in ottavi Roger troverà Tsitsipas e dovrà stare attento, molto attento, perché il ragazzino greco non ha timori reverenziali. E i cechi che si affidano ancora al “riesumato” Berdych che ha chiuso in bellezza contro Schwartzman e sarà il prossimo avversario di Rafa? Chi vincerà fra Rafa e Berdych troverà il vincente di Tiafoe-Dimitrov, partita fra i due che hanno fatto fuori Seppi e Fabbiano nonché giocatori brillanti, divertenti da vedere.

Ce ne sono meno nella parte alta del tabellone dove stanotte mi incuriosisce Djokovic-Shapovalov, anche se credo che Nole vincerà senza troppi problemi perché è troppo più solido, dove seguirò naturalmente Fognini-Carreno Busta con Fabio che giocherà certamente i colpi migliori ma potrebbero non bastare e poi però non c’è nessuna partita che mi ecciti particolarmente. Direi nemmeno fra le donne, a meno che Venus Williams riesca a mettere sotto torchio una Halep ancora convincente a metà. Ma ci credo poco. Credo quasi più in Camila Giorgi contro Pliskova. Ma magari confondo, da buon patriota, la speranza con la realtà.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement