Next Gen ATP Finals: Tsitsipas e l’incubo dell’asciugamano

“Che stress! Non ce la faccio a pensare sempre a quello, all’idea di dovermelo portare dietro o ricordare dove l’ho messo.” Goran Ivanisevic: “Ridicolo!”

Next Gen ATP Finals: Tsitsipas e l’incubo dell’asciugamano
Stefanos Tsitsipas - Parigi-Bercy 2018 (foto Erika Tanaka)

MILANO – Poche cose sembrano essere piaciute – e soprattutto il doversi procurare l’asciugamano che i raccattapalle qui non passano – a Stefanos Tsitsipas all’esordio in questo torneo Next Gen di Milano dove lo scorso anno giocò solo un match d’esibizione con il transfuga Zverev. Un anno fa Zverev optò per il vero Masters ATP a Londra, ma l’ATP quasi l’obbligò a fare almeno atto di presenza alla prima edizione di questo torneo. Soltanto 12 mesi dopo Tsitsipas, salito a n.15 del mondo da n.91 che era a inizio 2018 grazie agli ottavi conquistati a Wimbledon e al successo nel suo primo torneo ATP a Stoccolma un mese fa, è il favorito di questo torneo.

Forse è ancora troppo giovane per esprimersi con la cautela del politically correct, che certo il “sindacato” di cui fa parte – l’ATP – vorrebbe probabilmente imporre, ma il primo impatto con tutte queste nuove regole che questo torneo ha istituito lo ha quantomeno iper-stressato! Se andaste a rileggere il transcript della sua conferenza stampa, vedreste che ha pronunciato non meno di otto volte la parola “stressful” riferita alla pressione che i set corti, i game corti, tutto corto, gli devono aver procurato al suo primo impatto. Ma la cosa che più lo ha traumatizzato – almeno apparentemente – è stata quella di non poter più contare sui raccattapalle per l’asciugamano.

 

Eppure tanti lettori di Ubitennis, e non solo quelli, si sono spesso scagliati contro la moda dell’asciugamano. Anche per una questione di igiene. E direi quasi anche di etica: possibile che un giocatore debba essere servito e riverito a quel modo da un ragazzino, cui spesso finisce per ributtare quell’asciugamano bagnato di sudore con male creanza, quasi gettandoglielo in faccia e senza mai dire un grazie né un crepa? Ricordo Goran Ivanisevic dirmi: “È ridicolo! Dopo il primo quindici, e magari è stato un ace, il tennista che lo ha fatto va ad asciugarsi un sudore che non c’è! E punto dopo punto va avanti così. Insopportabile, per anni non ce n’è stato bisogno, ora è una processione continua verso l’asciugamano, e poi c’è chi si lamenta perché fra un punto e l’altro passa troppo tempo. Per forza! È una liturgia ridicola”.

Tuttavia anche un bravo e simpatico ragazzo come Tsitsipas, al suo primo match contro lo spagnolo Munar, avrebbe fatto buon viso a cattiva sorte per qualunque modifica, ma non per quella dell’asciugamano. “Dovevo sempre correre (c’è lo shot clock di 25 secondi) per prendere l’asciugamano, avevo questa cosa fissa nella mia testa mentre giocavo. Il resto poteva andare bene, non mi piace molto il coaching nel campo, il giocatore dovrebbe trovare la giusta soluzione per conto suo” (magari papà non sarà d’accordo – dirà poi Tsitsipas in risposta a una mia domanda). Gli chiedo se ricordasse il suo primo torneo con il raccattapalle costretto a porgergli l’asciugamano e lui: “È stato a Reggio Calabria, avevo 15 o 14 anni. Quando giochi ad alto livello i raccattapalle ci sono ed è quindi strano, inconsueto, non averli. Altrimenti è una cosa in più cui devi pensare. Mentre giochi non hai bisogno di pensare dove andare a prendere l’asciugamano ora o più tardi. Chiami il raccattapalle ed è il loro lavoro”. Su quest’ultima frase si potrebbe naturalmente discutere. Si chiama raccattapalle, non raccatt’asciugamano.

Per Andrey Rublev l’introduzione della regola “basta con l’asciugamano “gestito” dal raccattapalle”, non sarebbe un problema. Non mi disturba. Solo ai cambi di campo soffrivo, ero quasi a metà dell’altro campo e dovevo tornare indietro a prenderlo perché l’avevo dimenticato. E dopo il terzo set me lo sono dimenticato del tutto, sono uscito dal campo e mi hanno fatto tornare indietro a prenderlo. Insomma si può trovare un equilibrio, se l’arbitro lo avesse dato a qualcuno andava bene uguale no?”.

Stefanos Tsitsipas (che ha ricordato come a Atene fosse stato lui uno dei tanti raccattapalle e raccatt’asciugamani) è stato buffo quando ha detto: “Dopo aver cominciato da una parte mi sono completamente dimenticato che dovevo prenderlo. Tutto il tempo ero piuttosto confuso. Prima di scendere in campo avevo detto al mio fisio che sarebbe stato utile avere due box in ciascun lato del campo, con il tuo nome, così puoi andare lì e prenderlo ovunque tu sia. A un certo punto ho visto un asciugamano e non ero sicuro che fosse mio o del mio avversario. Così ho usato un asciugamano nuovo per quasi ogni set”.

Insomma, se la regola diventasse ufficiale nel grande tennis, prepariamoci a vedere – se l’idea di Tsitsipas avesse successo e seguito – 8 scatole, 4 per giocatore, ai quattro angoli del campo. Vi immaginate che casino per una partita di doppio? 16 scatole!

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