Il lutto di Isner e la presunzione di Zverev. Nole difende i giovani

Interviste

Il lutto di Isner e la presunzione di Zverev. Nole difende i giovani

John è sceso in campo poco dopo aver ricevuto la notizia della scomparsa di un caro amico, che gli ha fatto da coach per sette anni. Zverev mette ‘in riga’ Lendl, Djokovic è convinto che il tennis sia in ottime mani

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Non solo la guerra di trincea tra ATP e ITF nelle conferenze stampa della quarta giornata delle Finals di Londra. I quattro maestri del gruppo Kuerten, inesorabilmente guidati da Novak Djokovic, hanno persino parlato di tennis giocato nonostante lo spettacolo in campo continui a latitare. John Isner, alla seconda sconfitta in altrettante uscite, si è sentito in dovere di ‘ringraziare’ il cannibale del girone per averlo di fatto tenuto in gioco: “È una situazione inusuale, se penso che ho perso due partite ma ho ancora una possibilità. Credo sia il vantaggio di avere Novak nel nostro gruppo. Sarà dura, senza dubbio, ma venerdì ci proverò: scenderò in campo di giorno ed è una buona cosa non dover giocare un altro incontro notturno“.

Affrontare Cilic non è stato facile per lo statunitense, che pure si era portato in vantaggio di un set, e non soltanto per le sette sconfitte (ora otto) rimediate in dieci (ora undici) scontri diretti. Tra il primo e il secondo incontro londinese Isner è stato raggiunto da una tragica notizia: la scomparsa del suo caro amico Kyle Steven Morgan, che gli ha fatto anche da coach per un lungo periodo. L’ho scoperto due sere fa, dopo la sconfitta con Novak. È stato difficile scendere comunque in campo e giocare. Quando ho lasciato il college ho lavorato con Kyle per circa sette anni. Quattro, cinque volte a settimana per sette anni, praticamente vivevamo insieme. Eravamo molto vicini. È una notizia devastante non soltanto per me, ma per un sacco di altre persone. Era un ragazzo fantastico”.

 

Con il pensiero rivolto a Kyle, a cui ha dedicato un accorato post su Instagram, John proverà a centrare una qualificazione miracolosa contro Zverev nel terzo e ultimo incontro. “Tutti sanno quanto sia forte. Ci siamo sfidati diverse volte (cinque, Isner ha vinto solo la finale di Miami di quest’anno, ndr), sarà una partita molto difficile. Ci sono diverse cose che devo migliorare e cercherò di farcela per venerdì. Lui serve molto bene, da fondo campo è incredibile. Non ci sono partite semplici in questo torneo e me ne sto accorgendo“. 

MARGARET COURT E OMOSESSUALITÀ – Il tema sociale è penetrato nella sala stampa londinese anche sotto altra forma. Nonostante un tentativo sia stato avviato, soprattutto per voce di Billie Jean King, tra un paio di mesi a Melbourne i giocatori si sfideranno ancora nella Margaret Court Arena, che continua a mantenere il privilegio nonostante le discutibili dichiarazioni sulle coppie omosessuali. A prescindere dalla battaglia burocratica, la domanda molto più pregnante appare questa: come reagirebbe lo spogliatoio alla notizia di un coming out, pratica sostanzialmente sconosciuta nel tennis maschile? Secondo Djokovic e Isner non ci sarebbe alcun problema di sorta, nonostante il gigante di Greensboro sia stato spesso associato a posizioni vicine all’alt right, un’ala politica non proprio conciliante con la diversità sessuale.

Se dovesse accadere, penso che la reazione sarebbe molto positiva, non ho dubbi. Credo di poter parlare a nome della maggior parte dei giocatori, non sarebbe affatto un problema” assicura Isner, una delle cui principali ‘colpe’ – secondo chi gli ha affibbiato questa poco edificante etichetta – sarebbe quella di aver difeso Tennys Sandgren durante l’Australian Open. “Alla fine si tratta di cercare di battere un avversario sul campo, il resto non conta“.

Sceglie di esporsi soltanto a titolo personale Djokovic, ma lo fa negli stessi termini. “Posso parlare solo per me e non ho assolutamente nulla in contrario. È giusto che ognuno possa avere l’orientamento sessuale che preferisce e lo rispetto. Non vedrei una persona in modo differente se facesse coming out, anzi la considererei una mossa molto coraggiosa perché alcune porzioni della società in cui viviamo non sono pronte ad accettarlo”.

Novak Djokovic in conferenza stampa – Finals 2018

IL SOLITO DOMINIO DEI BIG? – Si torna sempre qui, alla fine. Quando Djokovic, Nadal o Federer sono vicini al loro massimo livello, singolarmente o tutti e tre assieme, l’assalto alla diligenza diventa proibitivo per gli sfidanti. Djokovic non è però del tutto d’accordo. “Voi siete troppo duri con i ragazzi più giovani. Io credo ci sia grande qualità nelle nuove generazioni. Zverev ovviamente è il leader e l’ha dimostrato confermandosi come un top player. Ha vinto dei Masters 1000, si è qualificato per le Finals due volte di fila e gli va dato atto di questo. Poi ci sono Khachanov, Tsitsipas, Coric. Credo che il tennis sia in ottime mani. Allo stesso tempo noi ‘vecchi’ continuiamo a lavorare sodo e tirare fuori quello che ci è rimasto; per quanto ancora ci riusciremo, non lo so. Ovviamente l’esperienza gioca un ruolo decisivo in queste partite, sapere come comportarsi in certi momenti e gestire la pressione, questo va a nostro favore”.

Per il serbo, poi, l’ormai reiterato adagio secondo cui oggi emergere è più difficile non sarebbe soltanto una stanca litania. “Effettivamente oggi sembra più difficile fare quel salto di qualità, vincere il primo Slam, rispetto a 20, 30 o 40 anni fa. Il livello della competizione e la dedizione dei giocatori sono più alti

LENDL RIGIDO? NO, SAREBBE GIÀ FINITA – Questione di scelte, anche. Come quella di Zverev che si è affidato a Lendl per rompere il tabù-Slam, sperando che l’ex tennista cecoslovacco riesca dove è già riuscito per se stesso e per Murray. “Ci vuole tempo per creare quella chimica“, sottolinea Djokovic. “Ovviamente Lendl è una delle più grandi leggende del nostro sport e averlo come coach è una gran cosa. Sono sicuro che Zverev lo sappia e lo apprezzi. Lui ha grande passione per il gioco e cerca sempre il modo di migliorarsi, è giovane eppure è già stato in top 3″. Se si può imputare qualcosa al tedesco, forse, è l’eccesso di presunzione. Sascha chiude la solita stringata conferenza stampa concedendo una battuta proprio sul suo rapporto con Lendl. “È un ottimo allenatore e mi sta aiutando. Se è rigido negli allenamenti? No. Se sei severo con me, con regole e cose del genere, il rapporto non dura molto. Credo che lui l’abbia capito rapidamente“. Parole pronunciate con il sorriso sulle labbra, certo, ma pur sempre rivolte a un otto volte campione Slam.

Ivan Lendl e Sascha Zverev, a New York

A.S.

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Interviste

Zverev: “Battere Federer e Djokovic alle Finals è stato fantastico”

In attesa del suo esordio a Montecarlo (mercoledì contro Londero o Aliassime), Sascha ricorda la vittoria al Masters (“Mi ha dato tanta fiducia) e sulla terra dice: “La amo”. Federer, Murray e i giovani

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Alexander Zverev - Montecarlo 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

da Montecarlo, la nostra inviata

Alexander Zverev si presenta all’incontro con la stampa e subito si innervosisce davanti alla domanda di un collega che sottolinea come non stia vivendo un periodo particolarmente felice dal punto di vista dei risultati. Alex si irrigidisce e spiega seccamente che solo nel torneo di Marrakesh è uscito al secondo turno. “Quest’anno ho giocato solo due tornei in salute: Australian Open e Acapulco. A Indian Wells sono stato male e a Miami… sì, ero guarito ma non mi ero allenato, avevo perso perso, non avevo recuperato bene fisicamente. Non potevo certo giocare bene…”. Continua poi con tono brusco per ricordare come lo scorso anno, seppur partito anch’esso in sordina, sia stato per lui colmo di soddisfazioni. “Credetemi, le persone hanno dubitato di me anche in passato. Lo scorso anno, stesse domande: ‘Perché hai iniziato così male stagione?’. Poi sapete come è andata”. Zverev sorride solamente quando in sala gli viene chiesto del cucciolo adottato da lui in Florida. Ma Alex aveva già concesso un’intervista esclusiva agli organizzatori del torneo, riportata sul magazine ufficiale, dai toni sicuramente più rilassati.

 

Qual è la differenza dello Zverev 2019 rispetto a quello 2018?
Spero di essere un miglior giocatore e una persona migliore. L’obiettivo del 2019 è migliorare in ogni aspetto della mia vita.

Il titolo alle ATP Nitto Finals di Londra ha cambiato la tua prospettiva?
È stato certamente il modo migliore per finire la stagione, vincendo un titolo così importante e battendo Nole e Roger. È stata una settimana fantastica che mi ha dato grande fiducia.

Non è facile pensare di battere Federer e Djokovic nello stesso evento…
Assolutamente. Soprattutto perché Novak mi aveva battuto nel round robin. Lui e Roger sono due vere leggende del nostro sport, perciò mi sento così orgoglioso di averli sconfitti in un torneo tanto importante.

Tu sei il primo giocatore tedesco ad aver vinto il Masters dopo Becker nel 1995…
Questo è un onore incredibile, Boris ha fatto così tanto per il tennis tedesco e non solo, essere nella lista dei vincitori con lui è fantastico.

Quanto è importante per te vincere un titolo del Grande Slam? Te lo chiedono sempre.
Io posso solo mettermi nella posizione di provare a giocare per vincerlo. Io ce la sto mettendo tutta per dare il meglio di me.

Ti abbiamo visto scherzare durante la Hopman Cup, intrattenere il pubblico con Roger. È un lato di te che non conosciamo molto.
Mi piace scherzare e non prendere tutto troppo seriamente. Roger è un ragazzo davvero simpatico anche negli spogliatoi così ho voluto stare al suo passo.

Parliamo di Montecarlo e della stagione su terra rossa, hai ambizioni per entrambe?
Amo giocare sulla terra, l’anno scorso ho vinto Madrid e due anni fa ho vinto Roma. Io vivo a Montecarlo quindi gioco in casa perché mi alleno spesso al Montecarlo Country Club. È un sogno vincere qui un giorno. Lo scorso anno dopo Montecarlo ho vinto 13 partite consecutive su terra, quindi questo torneo diciamo che ha lanciato la mia stagione sulla terra rossa.

Quanto ti piace giocare sulla terra rossa?
Io amo giocare sulla terra, è la superficie su cui sono cresciuto.

Cosa pensi del possibile ritiro di Andy Murray?
Andy non ha ancora deciso sul suo futuro, ma se questo fosse il suo ultimo anno nel circuito mancherebbe a tutti. Non è solo un vero campione ma anche una persona speciale.

Chi pensi potrebbe essere la sorpresa 2019?
Ci sono molti ottimi giovani giocatori: Khachanov, Tiafoe, Tsitsipas, Shapovalov, solo per nominarne qualcuno. Credo che il tennis maschile sia in ottima forma in questo momento con stelle già affermate e nuovi giocatori che stanno crescendo.

Vincere un titolo a Montecarlo sarebbe un bellissimo regalo di compleanno per te visto che coinciderà con il giorno delle semi-finali.
Sarebbe senza dubbio il regalo più gradito. Lo scorso anno ho vinto per la prima volta un incontro giocato proprio il giorno del mio compleanno, vincere un titolo sarebbe favoloso.

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Editoriali del Direttore

Rafa Nadal: “Mio zio Toni mi ha chiesto scusa. Quando si parla troppo…”

Dal suo ginocchio, a Roger Federer (“Con il talento che ha…”) e alla resurrezione di Tiger Woods. “Nessuna frustrazione per gli infortuni. Non posso che considerarmi fortunato”

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Rafa Nadal - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dopo che ieri Novak Djokovic aveva detto (qui il link all’intervista di Nole) che battere Rafa al Roland Garros è una delle sfide più grandi che puoi vincere in questo sport. Sarebbe il match dell’anno per me. Un po’ come battere Roger a Wimbledon. Mi è riuscito ed è una sensazione speciale. Perché loro sono stati così dominanti su queste superfici…”, invece Rafa Nadal, undici volte campione nel Principato, non mi ha dato la stessa soddisfazione quando gli ho chiesto dove e contro chi avrebbe voluto sognare il match della vita: “Io non sono uno che sogna molto… (e mi verrebbe da dire, beh peccato Rafa, è così bello sognare!). Vivo giorno per giorno, capisco la tua domanda, ma il mio sogno è continuare a giocare a tennis e cercare di divertirmi a competere quotidianamente. Non penso a battere Djokovic all’US Open o battere Federer a Wimbledon di nuovo. Ora il mio sogno è quello… di essere competitivo per mercoledì e giocare bene qui”.

Lo scorso anno Rafa ha perso un solo match sulla terra rossa, ma – come dice lui – l’ultimo anno e mezzo è stato duro per me. Ho vissuto troppi stop per poter dire come mi sento sulla terra rossa: non sono riuscito a giocare tre settimane di fila senza avere dei problemi! Quindi è normale che quando succedono queste cose anche l’aspetto mentale sale e scende su e giù. È un lavoro quotidiano, piccoli progressi dopo ogni allenamento, mi sono fermato dopo Indian Wells e dopo ho potuto ricominciare solo piano piano. Già il primo turno qui sarà duro (contro Bautista Agut)”.

 

Rafa ha ricominciato a giocare solo due settimane fa ed è arrivato qui venerdì. Un po’ di cautela è più che comprensibile. “È lo stesso problema che hai avuto al ginocchio negli States?”. E lui sorridendo: “Un centimetro più a sinistra, uno più a destra…”. Ma non vuole sentirsi dire che è una vittima, non vuole sentir parlare di frustrazione… La vita e il tennis mi hanno dato tanto, non mi pare sia il caso di lamentarsi, no? Ogni volta che ho giocato ero nella posizione di chi poteva vincere il torneo…certo d’altra parte è anche dura avere un problema dopo l’altro. Fa parte della mia carriera, anche se talvolta può essere difficile da accettare. Parlarne non serve. Occorre semmai restare forti mentalmente, mantenere la passione di sempre, perché se non ci riesci sei nei guai. Ma ogni volta che ho ripreso sono stato sempre molto competitivo. Cominciare bene la stagione sulla terra rossa è ovviamente molto importante per me”.

A proposito di ritorni e resurrezioni, come non chiedere a Rafa del suo idolo Tiger Woods (che andò a vedere giocare alle Bahamas), di nuovo re ad Augusta, undici anni dopo il suo ultimo Slam? Stupefacente! Sono un grande fan, forse è il mio campione prediletto, come ho detto centinaia di volte. Da sempre. Non potrei essere più felice per la sua vittoria. Se pensi a tutto quel che ha patito, il duro lavoro… e poi vincere proprio ad Augusta, forse il suo Slam preferito!”.

Ma come gli chiedono se il ritorno di Tiger sia per lui una fonte d’ispirazione, Rafa risponde un po’ come alla mia domanda sul sogno del match della vita. Non sogna e non si ispira! “Per essere onesto non ho mai avuto bisogno di ispirazione. Sono sempre riuscito a riprendermi e non c’è niente di nuovo per me, no? Sono tornato più volte di quando avrei amato di voler tornare… ma Tiger certo è un buon esempio di passione per lo sport. Disciplina… in termini di duro lavoro. E amore per il gioco”. È stata una brevissima pausa quella che ha fatto Rafa prima di aggiungere in termini di duro lavoro. Chissà se ha riflettuto in un nano secondo che Tiger è stato disciplinato sul campo quanto indisciplinato fuori del campo. “Però quella celebrazione con la sua famiglia dopo la vittoria… non la dimenticherò”.

Rafa Nadal e Carlos Moya – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Sulle previsioni per la stagione sul rosso Rafa non si sbilancia: “Non si può predire il futuro, spero che sarò fra i favoriti. C’è una nuova generazione che sta arrivando: Auger-Aliassime, Shapovalov, Tsitsipas giocano bene e a loro piace molto anche giocare sulla terra rossa. Naturalmente Thiem è uno dei candidati per tutto, soprattutto dopo aver vinto Indian Wells. E Roger anche è sempre un candidato. Vediamo se saprà adattare il suo gioco di nuovo alla terra rossa dopo questo tempo lontano… ma non credo che sarà un grosso problema per via del talento che ha. Aspettiamo qualche settimana e ne sapremo di più su tutto”.

Poi un collega gli ricorda una frase eccessivamente drammatica scappata dalle labbra di Toni Nadal: “Rafa non è un giocatore di tennis, è un atleta infortunato che gioca a tennis!”.Chiaro che a Rafa quella dichiarazione non poteva essere piaciuta. È o non è il n.2 del mondo? Ma la sua risposta è stata tranchant. Ha esordito dicendo: Mi ha chiesto scusa! Mi ha detto che era dispiaciuto. Lo voleva dire in modo positivo, per sottolineare che avevo avuto troppi infortuni e dire che nonostante quelli stavo facendo bene. Ma sapete… Toni ha conferenze ogni settimana. Così quando parli molto si fanno degli errori. È normale. Io faccio errori, tutti li fanno. E lui ha sbagliato. È venuto da me e ha detto che gli dispiaceva d’essere stato un po’ troppo drammatico. Naturalmente ho più problemi che i miei avversari, ma sono stato capace di gestirli durante tutta la mia vita.

Rivedremo Rafa contro Bautista Agut, uno dei pochi spagnoli che gioca meglio sul duro che sulla terra rossa. Ma chi oggi si trova ad affrontare Rafa ha forse minor timor reverenziale di un tempo.

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Interviste

Djokovic: “Battere Nadal al Roland Garros è una delle sfide più grandi”

Alla vigilia dell’inizio del torneo di Montecarlo, il n.1 del mondo è certo anche della competitività di Federer sulla terra: “Può arrivare in fondo su tutte le superfici”

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Novak Djokovic (tavola rotonda) - Montecarlo 2019 (via Twitter, @ROLEXMCMASTERS)

E alla fine ti tocca parlare sempre di loro, Rafa e Roger. Anche se ti chiami Novak Djokovic, sei il n.1 al mondo e hai vinto gli ultimi tre Slam che si sono giocati. Ma che ci vuoi fare? A Montecarlo inizia la stagione su terra rossa europea, quella che porta al Roland Garros. Ovvero il territorio di caccia di Nadal, trionfatore 11 volte nel principato e altrettante a Parigi. Ma il 2019 segnerà anche il ritorno di Federer sul mattone tritato, dopo due anni di assenza. La curiosità di capire quale sarà il suo livello di gioco su questa superficie è moltissima. Così anche un Nole che si deve rifare dopo un Sunshine Double decisamente sotto le aspettative non fa neanche troppa notizia. 

“Ho cominciato alla grande quest’anno. Ad Indian Wells e Miami non sono arrivati buoni risultati. Ma a Miami ho giocato meglio. Cercherò di ripartire da lì. Ero avanti contro Bautista nel secondo set. E poi il match è girato. Ci sono rimasto male perché pensavo che sarei andato più avanti. Ma questo è il tennis”, ha affermato il fenomeno serbo. “Ovviamente la terra è una superficie molto diversa. Più faticosa fisicamente e tatticamente. Devo essere più paziente. Costruire il punto in tante maniere diverse. Qua a Montecarlo la superficie è una delle più lente sul circuito. Il mio gioco sarà messo alla prova”. Questo torneo, così come gli altri Masters 1000 di Madrid e Roma, sono tappe di avvicinamento all’appuntamento più importante, quello del Roland Garros. Quanto conta vincere questi tornei per affrontare con la fiducia giusta il secondo Slam dell’anno? “Beh sarebbe certamente meglio vincere un grande torneo su terra prima del Roland Garros. Ma ho giocato bene a Parigi anche quando non ne ho vinti”, ha risposto Nole. 

 

Per conquistare questi tornei però alla fine bisogna fare i conti sempre con Rafa Nadal, monopolizzatore della stagione sul rosso. “La competizione è molto aperta… dietro di lui!”, sottolinea ironico il campione di Belgrado. Rafa è il favorito sempre e comunque quando si gioca su terra battuta. E le cose non cambiano. Certo tutto dipende dalle sue condizioni fisiche. L’ho visto allenarsi qua negli ultimi giorni dunque suppongo stia bene. E se è in condizione è sicuramente il numero uno su questa superficie”. Insomma, Nadal ancora in pole position, per fare una metafora motoristica, che nel principato calza a pennello. E chi parte in seconda fila, insieme a lui ovviamente? “Dietro è molto aperta la competizione. Zverev ha giocato bene negli ultimi due anni sulla terra rossa. Thiem si esprime molto bene su questa superficie. E Roger tornerà a giocarci di nuovo”.

Ah, giusto. Come dimenticarselo. Federer torna a cimentarsi in un torneo sulla terra rossa per la prima volta dal Masters 1000 di Roma del 2016. E ci si chiede che risultati possa ottenere. Sarà competitivo, riuscendo ad imporre il suo tennis anche su questa superficie, o a 37 anni finirà per essere risucchiato dalla fatica di scambi fin troppo lunghi per lui? “Ha giocato molto bene di recente. Ha fatto finale ad Indian Wells e vinto il titolo a Miami. Certo è una superficie diversa. Ma ad Indian Wells anche la palla rimbalza molto alta in maniera simile alla terra. E mi pare che nella sua carriera se la sia cavata bene con le palle che rimbalzano alte. Quindi onestamente non vedo problemi per lui a giocare su questa superficie. Ricordiamoci che ha vinto il Roland Garros e altri tornei importanti sulla terra rossa in carriera”, ha risposto Nole.

Il fuoriclasse serbo è insomma convinto che Federer possa vincere affermarsi anche nei tornei su terra e persino all’Open di Francia. “Perché no? Certo a lui altri Slam sono più congeniali. Ma l’ha già vinto in passato. Per me è difficile parlare del suo livello, perché alla fine è sempre ai vertici. Io mi aspetto sempre che possa competere al suo meglio e che possa arrivare in fondo al torneo, a prescindere dalla superficie”, ha chiarito in maniera molto netta Nole. 

Insomma, Rafa e Roger, sono ancora loro gli uomini da battere, nonostante classifica e dati alla mano sia lui il miglior tennista al mondo attualmente in circolazione. “Battere Rafa al Roland Garros è una delle sfide più grandi che puoi vincere in questo sport. Sarebbe il match dell’anno per me”, rivela ad una domanda del nostro direttore Ubaldo, “Un po’ come battere Roger a Wimbledon. Mi è riuscito ed è una sensazione speciale. Perché loro sono stati così dominanti su queste superfici”. Chissà che non riesca in entrambe le imprese fin questo 2019 In fondo, ultimamente, Mei major, Nole ha saputo innalzare il livello laddove sembra intoccabile per tutti, anche per Rafa e Roger. Forse bisognerebbe parlarne di più di questo. Ma Djokovic probabilmente preferisce cominciare così, a fari spenti, la stagione su terra rossa.

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