Il nuovo, spirituale, Marat Safin: "Non faccio niente. Io vivo"

Interviste

Il nuovo, spirituale, Marat Safin: “Non faccio niente. Io vivo”

L’amato (e odiato) ex tennista russo si racconta in una lunghissima intervista. “Non ho una fidanzata né una moglie e non voglio una relazione. E non ho una figlia”. Il passato politico parecchio nebuloso, l’amore improvviso per… il confucianesimo

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“È meglio lasciare lo sport prima che lo sport lasci te”. Tra le tante frasi di congedo dal tennis che è possibile reperire nella letteratura recente, è difficile trovarne una che, meglio di questa, descriva alla perfezione il rapporto con la racchetta di chi l’ha pronunciata e al contempo appaia valida ed esportabile fuori dal contesto. Sfuggì a Marat Safin a margine di una delle sue ultime apparizioni su un campo da tennis, nel dicembre 2016, sette anni dopo il ritiro dalle competizioni ufficiali; per il secondo anno di fila si era lasciato convincere dalla franchigia dei Japan Warriors a partecipare all’IPTL, torneo di esibizione itinerante che dopo quell’edizione non sarebbe più andato in scena per una storia di mancati pagamenti (in pratica una frode in piena regola).

Alle parole dell’ex tennista russo i giornalisti si abbeverano sempre con grande avidità, poiché Marat non è uno a cui sia facile mettere un microfono in mano. Chi scrive ha visto con i suoi occhi Mario Ancic – che non sarà Safin, ma la sua bella semifinale Slam l’ha disputata – fermarsi in sala stampa a Lille, durante l’ultima finale di Davis, e quasi spontaneamente rilasciare dichiarazioni, laddove il russo avrebbe tirato dritto per evitare di sottoporsi a un tale supplizio.

Concesso l’ultimo quindici della sua carriera a del Potro sull’indoor di Bercy nel 2009, Safin è nuovamente… sceso in campo – mutuando un’espressione che ci è grottescamente familiare – per iniziare la carriera politica. Nel dicembre 2011 è stato eletto nella Duma di Stato sotto l’egida del presidentissimo Putin per rappresentare una delle 46 Oblast’ (regioni) dello sconfinato paese eurasiatico, quella di Nižnij Novgorod, ed è stato confermato cinque anni dopo, salvo rassegnare le dimissioni nel maggio 2017. Nel mezzo anche una laurea in legge conseguita nel 2015 presso il Moscow Institute of Public Administration and Law, che a suo dire l’avrebbe aiutato a limare i difetti dell’inesperienza nell’arena politica russa. Da allora, se si eccettua qualche misero incarico di rappresentanza sportiva, Marat Safin non sembra avere avuto una vera occupazione.

 

Un aggiornamento sulla condotta di vita di uno dei personaggi più singolari che il tennis abbia potuto vantare è arrivato grazie alla lunga intervista rilasciata dall’ex tennista al fortunato Alexander Golovin, giornalista appena 23enne di Sports.ruIl portale russo ha titolato con la dichiarazione d’allergia ai rapporti interpersonali – ‘Non ho una fidanzata né una moglie e non voglio una relazione‘ – ma siamo certi che la scelta sia stata sofferta, poiché Marat ne ha raccontate davvero di ogni tipo.

IL MARAT-PENSIERO

UNA NUOVA SPIRITUALITÀ – Ricordate quando Safin aveva detto di essere musulmano praticante, armandosi di tale affermazione per deporre a favore della libertà di culto in Russia? Ecco, dimenticate tutto, perché a quanto pare non è più questa la sua dimensione spirituale. “Non esiste la religione, è stata creata artificialmente e tutti possono intuirne il motivo” erompe Marat, che sembra aver abbracciato una sorta di mistica naturale vicina alle filosofie orientali. Sul suo profilo Instagram, dal quale per sua stessa ammissione ‘non si può capire che sono stato un tennista‘, è comparsa quale mese fa la foto del testo di carattere divinatorio ritenuto più importante nell’alveo del confucianesimo, ‘Il libro dei mutamenti’. Gli viene chiesto di spiegare il suo avvicinamento a una sensibilità tanto lontana dalla sua cultura d’origine, lui risponde così: “Ho smesso di provarci, sarebbe come spiegare a un cieco i colori. Chi vuole troverà da sé le informazioni che cerca. Non mi è successo un giorno all’improvviso, dipende dalle esperienze di vita. Il mondo è come uno spettacolo teatrale e noi siamo gli attori“.

Costrutti aforistici che non possono sorprendere alla luce di come Safin ha aperto l’intervista: “Cosa faccio? Niente, non faccio niente. Io vivo“. Agli antipodi rispetto al ‘faccio cose/vedo gente’ di morettiana memoria, la messa in versi del terrore di apparire inoccupati che spinge la gente a confessare, con dissimulata sofferenza, di avere sempre qualcosa di importante da fare, a Marat non interessa fingere di avere una vita piena. “Vado a letto presto, verso le dieci-undici, e mi sveglio alle otto. Cammino, viaggio, non gioco a tennis, perlopiù vado in palestra per tenermi in forma”. Poi prova a spiegare rivolgendo quest’esempio al suo interlocutore: “Immagina di aver concluso la tua carriera di giornalista e poi di cominciare di nuovo a lavorare: sarebbe un po’ stupido, non trovi?”. Non lo tange minimamente il non avere un’occupazione specifica e sa spiegarne anche il perché: “Molte persone devono fare qualcosa per ricordarsi di essere vivi, ma lo fanno per non pensare. Solo pochi sono in grado di stare soli con se stessi per cinque minuti. Chiudi una persona in casa per un giorno intero, portagli via il telefono e il computer e guarda cosa succede. Io non ho di questi problemi, non ho bisogno di lavorare ed essere occupato per sentirmi normale“.

VIAGGI, SOLITUDINE E LIBERTÀ – Nell’aria è l’eco di un’espressione che più di qualcuno avrebbe rivolto a Marat, gli fosse stato di fronte; ‘grazie al… tennis, che puoi permetterti di non fare nulla‘, sarebbe la versione più edulcorata. Ritornando sul tema del suo unico vero hobby, viaggiare, l’ex tennista conferma come i guadagni sul campo – oltre 14 milioni di dollari, suggerisce la sua pagina ATP – gli permettano ancora di visitare serenamente ogni angolo del mondo. Intuibile ma non scontato: Becker ha guadagnato quasi il doppio, ma è stato decisamente meno abile a tenerseli.

Dal chiasso di Ibiza – ‘ma lì non per forza devi divertirti, io ci vado per fare sport, mangiare ottimo cibo e nuotare. Esiste una Ibiza diversa‘ – alle rovine Inca di Machu Picchu in Perù, il luogo che preferisce in assoluto. “Mi ha fatto una grande impressione, nonché dubitare del fatto che sia stato davvero tutto costruito dagli esseri umani. Anche le guide non sanno spiegare come sia successo. Un po’ come per le Piramidi in Egitto” dice Marat, che poi si esibisce in un fraintendibile ‘non credo che siamo soli nell’universo‘, tornando più tardi sull’argomento per ricordare come persino Stephen Hawking sia del suo stesso avviso.

Uno dei rovesci bimani più imponenti del nuovo millennio è convinto di non essere solo, nel senso sovrannaturale dell’espressione, ma in un certo senso vuole rimanerci. Nel ricordare il vecchio episodio di una scazzottata con Sergey Bondarchuk, figlio dell’attore e regista russo Fyodor (al quale lo legava un rapporto d’amicizia), Safin racconta piuttosto bruscamente di non avere amici. “Basto a me stesso e voglio vivere da solo, mi piace così. Non sono un asceta, ho un circolo nel quale passo il tempo ma quelli non li chiamerei amici, piuttosto compagni o colleghi. Non ho una ragazza né una moglie e non voglio che la cosa cambi. Non voglio condividere la mia vita personale e le mie cose; non perché sia accaduto qualcosa di particolare, voglio solo viaggiare e non avere legami. Mi piace libertà e non avere nessuno al mio fianco: silenzio e calma“.

Quando l’intervistatore prova ad andare più a fondo, Safin continua il fuoco di copertura. Nega di avere avuto una figlia dalla sua ex compagna Valeria Yakubovskaya, nonostante sia opinione comune che nelle vene della piccola Eva, sette anni e già un profilo Instagram per foraggiare la sua carriera di baby-modella, scorra il suo sangue. Arriva addirittura una domanda diretta sulla sua vita sessuale, alla quale Marat si sottrae senza troppe cerimonie. Il giornalista gli aveva chiesto se facesse ricorso al sesso a pagamento, in modo forse non troppo elegante.

L’ESPERIENZA POLITICA

Del periodo in giacca, cravatta a ventiquattr’ore di Safin ha fatto discutere soprattutto il suo avallo ad alcuni provvedimenti molto controversi. Su tutti la legge ‘anti-gay’ che il parlamento russo ha approvato nel giugno 2013 per ostacolare la propaganda e le manifestazioni omosessuali (con 434 voti a favore e un solo, impavido, astenuto), ma anche la ‘Dima Yakolev Law‘ entrata in vigore il primo gennaio dello stesso anno. Il provvedimento prendeva il nome di un bambino nato in Russia, adottato da una famiglia statunitense di Purcellville (Virginia) e morto in circostanze tragiche, dopo essere rimasto chiuso in auto per nove ore. Con questo pretesto e per rispondere a una legge approvata poco prima negli Stati Uniti, il parlamento russo decideva di impedire – tra le altre cose – ai cittadini statunitensi di adottare bambini russi.

Non mi vergogno delle leggi che ho votato. I nostri esperti hanno espresso un parere e ci siamo fidati di loro“. Un ginepraio dal quale qualcuno ha persino accusato Safin di aver contribuito a uccidere dei bambini. “Chi sono queste persone?“, si chiede Marat con indifferenza; “Come in tutte le cose c’è sempre qualcuno a favore e qualcuno contro“. In questa porzione dell’universo di Marat sembra però esserci qualche crepa in più. ‘Non accendo la TV, mi informo su Telegram‘. Affermazione piuttosto curiosa, se si considera che da aprile il governo russo ha bloccato l’utilizzo dell’app di messaggistica, rea di essersi rifiutata di fornire le chiavi di decrittazione dei messaggi scambiati dagli utenti. Telegram, fondato peraltro dal russo Pavel Valer’evič Durov, è notoriamente il baluardo digitale di una privacy che la Russia dimostra ogni volta di mal tollerare.

In tre dei sei gruppi Telegram citati dall’ex tennista compare proprio l’intervista di cui vi stiamo riportando la traduzione; si tratta di sacche di informazione indipendente per accedere alle quali, se si è sul suolo russo, è necessario aggirare il blocco imposto dal governo tramite una procedura in verità non troppo complessa. Il giornalista cita proprio episodi di corruzione diffusi in questi gruppi: “Se lo sapevo? Beh sì, non sono mica nato ieri. Ho 38 anni“. Perché allora non li ha denunciati quando era ancora in carica?Io non discuto di queste cose, non mi piace rovistare tra i panni sporchi. Leggo per informarmi senza dare una valutazione e poi oggi sono un cittadino libero, non più un politico“. Qui il Marat-pensiero appare parecchio meno convincente.

DOV’È IL TENNIS?

Quello che manca quasi del tutto in questa intervista, come del resto in queste settimane di piena off-season, è proprio il tennis. “Non è interessante, mi stufa dice Marat del suo rapporto odierno con la racchetta. Talmente lontano che non gli capita neanche di riguardare le sue stesse partite. “Ho chiuso quel capitolo della mia vita. Se rimani ancorato al passato non vai mai avanti, e poi guardarmi su Internet mi sembra strano. Non mi piace nemmeno parlarne“. Chi non ha mai smesso di criticarlo per il temperamento incontrollabile, quello che una volta lo portò ad abbassarsi i calzoncini per festeggiare un punto, non compare nei suoi radar come non vi compariva allora. “Le persone non sanno nulla. L’unico che può darmi consigli sono io. In passato ho pagato per farmi ascoltare, oggi non più; sono abbastanza maturo da non considerare le parole di estranei che non hanno mai giocato a tennis. Nessuno sa cosa è necessario per ottenere risultati“.

At the end of the day, ennesima di tante conferme, la sua carriera è finita soprattutto a causa degli infortuni. Rifiutò di sottoporsi a un’operazione alla gamba le cui probabilità di successo erano dichiaratamente basse. Infortuni da sovraccarico, dai quali Marat è rientrato senza però mai ritrovare velocità, esplosività e visione di gioco: “Rimanere fuori dai primi trenta non sarebbe stato divertente“. Da lì la scelta di chiamare l’ultimo giro, come per sottrarsi a un tavolo da gioco sul quale si hanno da vantare ormai poche fiches.

Del futuro che gli si stende davanti, a soli 38 anni, non è dato sapere troppo. Per significare il concetto, in chiusura di intervista Marat riesuma una battuta pronunciata da Woody Allen in uno dei suoi film meno riusciti. “Se vuoi far ridere Dioraccontagli i tuoi progetti”. Oppure digli che Marat Safin non sapeva giocare a tennis, aggiungeremmo noi.

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US Open, Flink: “La sconfitta di Djokovic è dovuta più a un calo fisico che mentale”

Recap del torneo con il direttore Scanagatta: la grande corsa di Raducanu; i miglioramenti di Berrettini e Zverev; le sorprendenti sconfitte di Osaka e Barty. Qual era il pronostico di Rod Laver?

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Novak Djokovic - US Open 2021 (Andrew Ong/USTA)

È stato uno US Open storico da ogni punto di vista, e non solo per il ritorno del pubblico. Djokovic si è fermato alla soglia del Grande Slam contro un Medvedev che ha vinto il suo primo Slam, mentre Emma Raducanu ha rovesciato ogni tipo di aspettativa vincendo il torneo da qualificata e senza mai perdere un set. Di questo e di molto altro hanno parlato il direttore Scanagatta e Steve Flink nel loro ultimo video, che potete vedere di seguito:  

00:00 – Ubaldo: “Prima del weekend pensavo che Djokovic avrebbe riscritto la storia del tennis, invece la storia è stata scritta da Raducanu”.

03:38 – Flink: ”Raducanu ha avuto un tabellone migliore di Fernandez perché quest’ultima ha dovuto battere nomi importanti fra cui tre Top 5 e una ex-campionessa Slam come Kerber. Allo stesso tempo Raducanu è sembrata sempre più inarrestabile, i punteggi degli incontri non sono stati casuali”. Ubaldo: “È vero che il suo tabellone era leggermente più facile, ma ha sconfitto ottime giocatrici”. Flink: “Ciò che mi ha impressionato che ha sconfitto tutte in maniera netta”.

 

06:18 – Le delusioni Osaka e Barty. Ubaldo: “Quando abbiamo discusso non ci aspettavamo che Osaka uscisse così presto, idem Barty. È uno Slam strano da questo punto di vista”. Flink: “Se Barty avesse vinto contro Rogers, credo che avrebbe vinto il torneo”.

09:35 – Su Fernandez. Flink: “Ha giocato match molto lunghi e faticosi, fisicamente stava bene ma è uscita vincitrice da situazioni complicate e questa volta sapevo che sarebbe stato difficile sconfiggere la sua avversaria”.

20:17 – Flink: “Sabalenka si è nuovamente sabotata. É frustante perché lei gioca così bene quando è concentrata e i match sembrano totalmente nelle sue mani. Sembrava così anche contro Fernandez, ma poi il set le è sfuggito e il match è diventato in salita per lei. Lei può essere una grande giocatrice ma deve tenere le sue emozioni in campo sotto controllo”. Ubaldo: “Ha una sorta di doppia personalità. Quando parli con lei fuori dal campo è sempre sorridente, in campo cambia completamente da un momento all’altro”.

25:24 – Ubaldo: “Medvedev ha giocato benissimo, non poteva servire meglio e non poteva correre più di quanto ha fatto, a fondo campo è sembrato forte quanto Djokovic”. Flink: “Non ci sono dubbi che Medvedev ha giocato bene, ma la domanda è quanto Djokovic era lontano dalla sua versione migliore. Quando Medvedev a fine match ha dichiarato che Djokovic non era al suo meglio era un eufemismo, perché ha capito che questo era un Djokovic molto al di sotto del suo massimo. Medvedev però ha dovuto lottare con il pubblico che era dalla parte di Djokovic”.

28:59 – Flink: “Guardando il modo di giocare di Djokovic, lui non si sentiva in grado di muoversi bene da una parte all’altra o in avanti, non aveva le gambe. Penso che l’aspetto fisico abbia pesato il 60% mentre la pressione emotiva di completare il Grande Slam il 40%, perché nessuno gestisce la pressione come lui”. Ubaldo: “Penso che la parte mentale sia stata il problema principale, perché ha perso subito il servizio, anche se era già capitato in altri match, ma ho avuto l’impressione che non stesse spingendo la palla con la solita intensità”.

35:05 – Flink: “Pensavo che il supporto del pubblico lo avrebbe aiutato, non credo che lui abbia mai pensato che il pubblico sarebbe stato completamente dalla sua parte”. Ubaldo: “Il pubblico era dalla sua parte non perché amava Djokovic, ma verso la fine perché volevano il match durasse di più, e soprattutto volevano dire a parenti e amici ero lì quando la storia del tennis è stata scritta. Non so quanti di loro tiferanno Djokovic domani in un altro match contro Medvedev”.

Daniil Medvedev e Novak Djokovic – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

39:16 – Ubaldo: “Medvedev non solo ha giocato bene col servizio e con i colpi ma anche tatticamente, perché giocando sempre al centro del campo ha costretto Djokovic ad imporre il suo gioco invece di correre e trovare lui stesso gli angoli, perché quando cerchi di aprire gli angoli ti scopri ai contrattacchi dell’avversario”. Flink: “Medvevev è quasi sempre uno di quelli che pensano meglio in campo”.

41:50 – Ubaldo: “Nessuno merita più di Djokovic di vincere il Grande Slam, senza considerare l’aspetto tecnico ma considerando l’atteggiamento sulle diverse superficie, Djokovic è il più completo”. Flink: “Non dimentichiamo che Djokovic, per quanto riguarda gli uomini, è stato il primo dopo Laver a vincere i primi tre Slam dell’anno”. Ubaldo:” Nessuno come Serena sa cosa significa, ma lui ha raggiunto la finale mentre Serena ha perso in semifinale. La differenza è che nessuno ha mai dubitato che Serena sia la miglior giocatrice del terzo millennio, mentre Djokovic aveva molta più pressione perché molti dubitano che lui sia il migliore”.

50:16 – Su Rod Laver. Flink: “Ho parlato con lui e la sua opinione era che Djokovic avrebbe vinto in quattro set, e in un’intervista il giorno dopo ha affermato nuovamente ciò che mi ha detto. Penso che Laver sarebbe stato più che felice della vittoria di Djokovic e che lo considerasse degno dell’onore”.

52:25 – Flink: “Credo che Djokovic sia un giocatore leggermente migliore su terra di Federer”. Ubaldo: “È difficile da dire, Djokovic ha vinto due Roland Garros, l’ultimo contro Nadal ma non è lo stesso Nadal che batteva Federer al Roland Garros. Federer è stato un po’ fortunato nei primi anni in cui ha vinto gli Slam perché gli avversari non erano così duri come quelli che ha trovato Djokovic, ma dall’altra parte Djokovic sta approfittando del fatto che Federer sta invecchiando, e lo stesso vale per Nadal”.

55:05 – Ubaldo: “Sono rimasto impressionato da Alcaraz, credo diventerà un top player molto presto, un Top 10 in un anno, un top 5 in tre/cinque anni”. Flink: “È stato fantastico contro Tsitsipas e anche nel match successivo, ma contro FAA mi ha deluso. Detto questo credo che sarà facilmente in Top 20 alla fine dell’anno prossimo, forse Top 10, e negli anni successivi sarà incredibilmente pericoloso”.

56:29 – Zverev. Flink: “Credo che abbia giocato un ottimo match contro Djokovic, e onestamente se avesse battuto Djokovic, contro Medvedev sarebbe stato un match molto combattuto. Credo che Zverev probabilmente vincerà un Major l’anno prossimo, mi piace il modo in cui sta giocando”.

58:05 – Berrettini. Ubaldo: “Spero che Berrettini riesca a giocare uno Slam senza finire nella parte di tabellone di Djokovic perché contro il miglior Djokovic al momento non ha un rovescio abbastanza forte”. Flink: “Contro giocatori come Zverev ha delle possibilità anche se Zverev è migliore di lui. È migliorato molto rispetto a quando ha perso contro Nadal nella semifinale dello US Open. Il suo servizio è magnifico. Ha provato che merita di stare in Top 10, non sono sicuro possa raggiungere la Top 5”.

60:00 – Ubaldo: “Sinner ha perso in tre set contro Zverev, sono stato leggermente deluso ma ha vent’anni e anche Zverev a vent’anni negli Slam non era competitivo. Tutt’ora a ventiquattro anni non ha ancora vinto contro un Top 10 in un Major”. Flink: “Sono preoccupato del suo diritto, sembra perdere il controllo delle volte”.

62:48Auger Aliassime. Flink: “Mi è piaciuto il modo in cui ha giocato, ha raggiunto la sua prima semifinale, e un ottimo atleta, un giocatore a tutto tondo, sa come giocare a rete, il servizio sta migliorando ma ha buttato via una buona opportunità nel secondo set contro Medvedev. É ancora fragile mentalmente. È migliorato nell’ultimo anno ed è più affidabile dal punto di vista dei risultati del suo connazionale Shapovalov”. Ubaldo: “Se dovessi pagare un biglietto preferirei andare a vedere Shapovalov che Aliassime, ma è vero che mi aspettavo di più da Shapovalov e meno da Aliassime. Anche se Aliassime è mentalmente fragile, è più solido di Shapovalov”.

Transcript a cura di Giuseppe Di Paola

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US Open, Djokovic: “Sconfitta dura, ma il pubblico mi ha fatto sentire speciale”

Grandi complimenti per Medvedev (“Ha dato il meglio con tutti i colpi”) ed una promessa: “Finché ci sono le motivazioni, continuerò a giocare”

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Novak Djokovic - US Open 2021 (via Twitter, @atptour)

Non poteva che essere un Novak Djokovic estremamente provato quello che si è presentato in conferenza stampa al termine della sconfitta contro Daniil Medvedev che gli ha negato il Grande Slam. Nole ha preferito glissare sull’ormai abituale commento post-partita che precede il Q&A, preferendo rispondere solo alle domande dei cronisti.

Come riconosciuto da lui stesso, la partita è stata un coacervo di emozioni e tensioni, non tutte negative però: a dispetto di un punteggio abbastanza netto in favore dell’avversario, Djokovic ha ricevuto in maniera quasi plebiscitaria il favore del pubblico, arrivando a commuoversi prima dell’ultimo game dell’incontro: “Ho provato tante emozioni diverse, penso davvero quello che ho detto durante la cerimonia. Certo, parte di me è molto triste, è una sconfitta difficile da digerire, visto ciò che c’era in palio. D’altro canto, però, ho avvertito qualcosa che non avevo mai avvertito prima a New York, il pubblico mi ha fatto sentire davvero speciale, e la cosa mi ha piacevolmente sorpreso. Non mi aspettavo niente, ma il supporto e l’energia che ho ricevuto dal pubblico sono cose che mi ricorderò per sempre. Per questo mi sono messo a piangere al cambio campo, le emozioni e le energie erano fortissime, direi forti quanto ciò che avrei provato vincendo il mio ventunesimo Slam. Ovviamente un atleta vuole vincere, ma questi sono i momenti e le connessioni che durano a lungo – è stato meraviglioso“.

LA PARTITA

Prima di tutto, però, Djokovic ha voluto rendere omaggio alla prestazione solidissima del suo avversario, sua più credibile alternativa e forse anche qualcosa di più: “Il suo servizio è stato molto preciso, è sceso in campo con grande determinazione. Era palpabile che stesse dando il meglio con tutti i colpi, e in più aveva grande chiarezza su cosa fare dal punto di vista tattico. Io invece sono stato sotto la sufficienza da ogni punto di vista, le gambe non c’erano. Ho fatto del mio meglio, ma ho commesso tanti errori e servito male. Quando affronti un avversario come Medvedev, che serve con precisione e ottiene tanti punti gratis, sei continuamente sotto pressione nei tuoi turni di battuta. Purtroppo è stata una giornata no, non era destino che vincessi”.

 

Medvedev era arrivato alla finale in grande tranquillità (un solo set perso contro i sei di Djokovic), e le oltre cinque ore in meno passate in campo potrebbero aver avuto un ruolo decisivo: “Forse tutte le ore passate in campo mi hanno condizionato, ho giocato molto di più rispetto a Daniil. Allo stesso tempo gli ultimi cinque o sei mesi mi hanno portato a spendere tante energie emotive e nervose, perché ci sono stati gli Slam, le Olimpiadi e i tornei giocati nella mia città. Tutte queste cose hanno finito per accumularsi, e sfortunatamente non sono riuscito a fare l’ultimo passo”.

Al Roland Garros contro Tsitsipas, Nole aveva rimontato due set in finale, ma ieri sera non era cosa: A Parigi mi sentivo meglio in campo, qui mi sentivo lento e poco energico. La chiave del match è stata l’inizio del secondo set, quando sono andato 0-40 sul suo servizio: con un colpo meglio eseguito qua e là forse avrei girato la partita, ci sono andato molto vicino. Chissà cosa sarebbe successo se ci fossi riuscito, forse avrei iniziato a sentirmi meglio, anche grazie al supporto del pubblico. Lui però è stato fantastico, posso solo fargli le mie congratulazioni, grande mentalità, grande approccio, grande gioco, è stato bravissimo in tutto. Ha giocato meglio e meritato la vittoria, non ci sono dubbi. So che avrei potuto e dovuto giocare meglio, ma questo è lo sport, si vince e si perde. Per me è una sconfitta dura ma allo stesso tempo sono contento per lui, è un bravo ragazzo e merita il titolo“.

Novak Djokovic – US Open 2021 (Andrew Ong/USTA)

SORPASSO AL VERTICE?

La vittoria di Medvedev potrebbe avere un impatto storico che va al di là della questione Grande Slam e del fatto che sia il suo primo titolo Slam: quella del russo, infatti, è la seconda vittoria Major di un giocatore nato dopo il 1988 e il primo di un giocatore della Next Gen. In merito, Djokovic sembra pensare che la svolta non sia solo vicina, ma che sia anzi già arrivata: “Credo che il riassestamento al top sia iniziato già lo scorso anno con la vittoria di Dominic Thiem qui a New York. Daniil potrebbe diventare numero uno molto in fretta. Sentite, è normale che sia così, la transizione era inevitabile anche se noi giocatori più anziani continuiamo a giocare”.

Il tema più importante, però, sarà legato alla capacità dei nuovi campioni di esercitare il medesimo fascino dei Big Three (e di Serena Williams) per mantenere il tennis ai vertici della piramide sportiva, un compito non semplice: “Vogliamo continuare ad attirare l’attenzione del pubblico sul tennis finché possiamo; io voglio continuare a giocare e provare a vincere altri Slam e giocare per il mio Paese, queste sono le mie motivazioni più grandi. La Next Gen è ormai una realtà consolidata, e presto prenderà il comando: credo che il tennis sia in buone mani, sono tutti bravi ragazzi e grandi, grandi giocatori, hanno qualcosa da dare sia dentro che fuori dal campo. Speriamo tutti che questa transizione sia semplice e lineare dal punto di vista della popolarità del tennis, questa è una cosa molto importante. Tutti vogliamo vincere, ma allo stesso tempo siamo anche i rappresentanti più importanti del gioco; dobbiamo esserne consapevoli e cercare di portare tanti nuovi fan, perché alla fine questa è la cosa che conta, è la cosa che crea opportunità per i più giovani e per i giocatori dalla classifica più bassa. Le cose vanno benissimo per i migliori, ma dobbiamo fare un lavoro migliore alla base del gioco“.

UN BILANCIO DEL 2021

Come detto, per Djokovic la corsa iniziata a febbraio in Australia stava iniziando ad esigere una gabella molto significativa. Non è quindi troppo strano che nonostante la sconfitta il momento sia stato liberatorio, specialmente al termine di un torneo veramente duro:Ero sollevato quando è finita, perché il crescendo emotivo del torneo è stato davvero difficile da gestire. Allo stesso tempo mi sono sentito triste, deluso e grato per quanto fatto dal pubblico, mi hanno dato un momento speciale sul campo”.

Djokovic non ha ottenuto il Golden Slam né il Grande Slam, e il fatto che ci si debba interrogare su quanto positiva sia stata la sua annata dà un’idea di che tipo di standard questo giocatore abbia creato per sé stesso: “Alla fine credo di poter essere soddisfatto della mia annata, ho fatto finale in tutti gli Slam vincendone tre. Sono stato molto chiaro sui miei obiettivi negli ultimi due anni, voglio essere al meglio negli Slam e ci sto riuscendo. Devo essere orgoglioso di ciò che ho fatto con il mio team, anche se oggi non sono riuscito a conquistare il titolo”.

Novak Djokovic – US Open 2021 (via Twitter, @usopen)

E come già ribadito, Nole si è ripromesso di continuare a cercare altre vittorie: “Comunque nel tennis impariamo rapidamente a lasciarci i momenti difficili alle spalle: presto ci saranno nuove sfide, e ormai so come dimenticare le sconfitte nelle finali Slam, che sono le più dure da digerire. Cercherò di imparare la lezione e di ripartire diventando ancora più forte, amo ancora il tennis e mi sento ancora bene in campo. Finché ci sono le motivazioni, continuerò a giocare“.


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US Open, Medvedev: “La mia esultanza? L’ho copiata da FIFA!”

Il neo-campione Slam ha parlato anche del disturbo del pubblico: “Non credo stessero tifando contro di me ma piuttosto per lui. Io però sapevo di dovermi concentrare solo su me stesso”

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Daniil Medvedev - US Open 2021 (Pete Staples/USTA)

“Cerchiamo di fare una conferenza interessante, dai!” Queste sono state le prime parole di Daniil Medvedev in sala stampa al termine di uno US Open dominato, chiuso con un solo set perso e con una vittoria in finale sul numero uno al mondo Novak Djokovic, vendicando la brutta sconfitta dello scorso febbraio a Melbourne. Per il classe 1996 si tratta del primo Slam in carriera alla terza finale, e infatti una delle sue risposte è stata dedicata alle nuove sensazioni provate.

“Tutto ciò che accade per la prima volta è speciale, ricordo ancora i miei primi titoli juniores e il mio primo Futures. Ripetersi è un po’ diverso, a meno di aver ottenuto successi storici. Dico questo perché quando vinco un Masters 1000 ora sono contento, certo, non è da tutti, ma il mio unico pensiero quando ne vinco uno è che ne voglio vincere ancora di più. Non è scontato ottenere questi risultati, l’importante è dare il proprio massimo anche se si fallisce. Ora provo solo una grande felicità, non so come mi sentirò qualora dovessi vincere altri Slam. Un’altra differenza è che quando vinci un 1000 non hai neanche il tempo di festeggiare perché ce n’è già un altro subito dopo, come successo in Canada poche settimane fa, mentre dopo uno Slam è possibile prendersi una pausa, quindi ora posso festeggiare come si deve – sono russo, so come si fa!”

LA FINALE

Memore della sconfitta australiana, Medvedev sapeva di dover essere perfetto nel suo approccio alla partita, e la differenza rispetto agli altri match l’ha potuta evincere sin dalla sessione tattica con Gilles Cervara: “Di solito io e il mio coach parliamo di strategia per 5-10 minuti il giorno prima dell’incontro, cerchiamo di occuparci dei piccoli dettagli come la direzione del servizio e l’atteggiamento da assumere durante gli scambi. Ecco, quando affronto Novak queste sezioni durano mezz’ora, perché ogni match che ho giocato contro di lui è stato diverso dal precedente, lui è talmente bravo da poter cambiare tattica a piacimento”.

Quindi cosa è cambiato? “La differenza rispetto all’Australian Open è stata che stavolta avevo un piano molto chiaro, anche se ovviamente tanto sarebbe dipeso dalle scelte di Novak. Forse lui oggi non era al meglio, perché aveva tanta pressione addosso; anch’io ne avevo, soprattutto in virtù dei rischi che mi sono preso con la seconda, ma quella scelta è stata frutto del mio livello di fiducia. Sapevo di non potergli dare servizi semplici”.

 

E proprio l’aspetto della pressione l’ha fatta da padrone fra gli addetti ai lavori: Djokovic era evidentemente lontano dal suo miglior tennis, ed è inevitabile che abbia risentito del peso delle circostanze. Detto questo, però, Daniil ha voluto sottolineare che questa sua netta vittoria non sia un unicum nella loro rivalità: “L’avevo già battuto senza perdere set [alle scorse Finals, ndr]. Credo che il tennis sia particolarmente brutale perché contro i migliori non puoi sbagliare niente. Io e lui siamo fra i migliori, e quindi dopo quell’incontro londinese mi ero sorpreso perché era stata una vittoria piuttosto semplice, lui forse aveva avuto una cattiva giornata. Lo stesso è successo a me in Australia a febbraio, non ho giocato al meglio e tutti hanno detto che mi ha distrutto. Questo per dire che alla fine si risolve tutto nei dettagli più minuti, ma la domanda è: se fosse stato al meglio sarei riuscito a tenergli testa? Non lo sapremo mai, sono solo contento di aver vinto!

IL DISTURBO DEL PUBBLICO

Sin dall’inizio della finale il pubblico si è schierato con Djokovic, un sentimento comprensibile che però verso fine partita è scaduto in atteggiamenti volti esclusivamente a disturbare Medvedev, che infatti è andato in difficoltà perdendo la battuta per la prima volta nell’incontro dopo aver avuto un championship point: La situazione era decisamente dura, non posso dire altrimenti. Sapevo che l’unica cosa da fare era concentrarsi; non sapremo mai cosa sarebbe successo se fossimo andati 5-5 nel terzo, probabilmente le cose sarebbero andate pure peggio. Sapevo di dovermi concentrare su me stesso, su cosa fare per vincere, ma comunque non credo stessero tifando contro di me ma piuttosto per lui, volevano assistere ad un Grande Slam. Sicuramente il disturbo del pubblico mi ha portato a commettere qualche doppio fallo, ma devo dire che questo ha reso ancora più dolce il momento in cui sono riuscito a infilare la prima vincente al terzo match point”.

Daniil Medvedev – US Open 2021 (via Twitter, @usopen)

Daniil si è poi ulteriormente addentrato nei travagli di quegli ultimi game: “Ho certamente sentito la pressione. Ricordo il mio primo titolo ATP a Sydney [nel 2018, ndr], giocavo contro De Minaur davanti al suo pubblico ed ero avanti 4-0, poi 5-3, e alla fine sono riuscito a chiudere sul 7-5. Fu un grande match, molto nervoso, mentre oggi mi sento più tranquillo perché sono più esperto, so come gestire le emozioni. Quindi ho avuto meno pressione addosso rispetto ad altri momenti della mia carriera, ma l’ho comunque avvertita parecchio, sul 5-3 ho iniziato ad avere i crampi, sul 5-4 la mia gamba sinistra era completamente andata, camminavo a malapena, anche se ho cercato di nasconderlo perché se Novak se ne fosse accorto sarebbe stato in grado di approfittarne. Arrivato a doppio match point sul 40-15 mi sono detto, ok, basta tirare un ace, ma invece ho commesso doppio fallo con la seconda che è finita a metà rete. Per fortuna la seconda volta sono riuscito a mettere la prima”.

LA CORSA AL PRIMO POSTO DEL RANKING

Vinto il titolo più importante della sua carriera e nelle condizioni più difficili, ci si può solo aspettare che da qui in avanti Medvedev si sentirà ancora più sicuro di sé: “Mi dispiace per Novak perché non sono in grado di immaginare cosa stia provando. Uno Slam è uno Slam, sarei stato ugualmente felice se l’avessi vinto contro Botic [Van De Zandschulp, suo avversario nei quarti e unico capace di strappargli un set, ndr], ma di sicuro è importante per la mia autostima aver battuto uno che era 27-0 negli Slam, che stava cercando di fare la storia e contro cui avevo perso in Australia. Averlo fermato rende il titolo certamente più dolce e mi dà ulteriore sicurezza sul cemento, mentre per quanto riguarda le altre superfici vedremo”.

Medvedev è ora a 1353 punti da Djokovic in classifica, e dopo una prestazione tanto enfatica viene da chiedersi se riuscirà a diventare il primo giocatore del mondo. Lui però non sembra convinto di potercela fare in tempi brevi, e ha i numeri dalla sua: Non credo di avere grosse chance di diventare numero uno in tempi brevi, devo difendere Bercy e le Finals mentre Novak ha pochissimi punti in scadenza, e nella Race non so quanti punti in più abbia rispetto a me [sono 1990, ndr]. In termini di programmazione non posso neanche aggiungere chissà che cosa, giocherò Indian Wells, Bercy e Torino. Probabilmente non giocherò San Pietroburgo, e questo significa che non giocherò nemmeno a Vienna, che è la stessa settimana, perché se salto un torneo in Russia di sicuro non mi metto a giocare da altre parti. Proverò a vincere i tre tornei di cui dicevo, non sarà semplice ma farò del mio meglio, e poi vedremo con la programmazione. Diventare numero uno non era il mio obiettivo principale per quest’anno, ma se un giorno dovessi riuscirci sarebbe una gran cosa”.

Daniil Medvedev – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

IL PESCE MORTO

A fine partita, Medvedev (che di solito non festeggia le vittorie) si è buttato a terra con una certa flemma, dicendo anche al suo angolo di non esagerare con i festeggiamenti. Interrogato sulla peculiare esultanza ha spiegato: “Ero a Wimbledon, e stavo giocando bene perché anche se non mi trovo bene sull’erba come sul cemento, comunque è una superficie che mi piace. Una notte non riuscivo a dormire, per 5-10 minuti continuavo ad avere pensieri assurdi come capita a tutti, e mi sono detto, ‘se dovessi vincere il torneo contro Novak dovrei trovare un’esultanza, non posso non fare niente, sarebbe noioso, è quello che faccio sempre’. Allora mi è venuto in mente FIFA, perché mi piace giocare con la PlayStation: c’è un’esultanza che si chiama “il pesce morto”, si vede molto spesso. Allora ho chiesto ai giocatori più giovani, e loro mi hanno detto che sarebbe stata una celebrazione leggendaria, e così l’ho fatta“.

Si badi bene, però, per lui questo tuffo voleva rappresentare un momento intimo con chi l’ha accompagnato fin qui: “Non mi interessa finire sui giornali perché parlo dell’esultanza di FIFA, ma volevo rendere il momento speciale per le persone a cui voglio bene e per gli amici con cui gioco a FIFA. Dico la verità, non è facile farlo sul cemento, mi sono anche fatto un po’ male! Però sono contento di aver reso il momento leggendario per me stesso“.


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