Montecarlo: Djokovic in controllo, ora Medvedev. Lajovic per Sonego

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Montecarlo: Djokovic in controllo, ora Medvedev. Lajovic per Sonego

Il numero 1 del mondo strapazza Fritz. Il russo soffre ma superaTsitsipas al terzo. Un gran bel Lajovic fa fuori a sorpresa Thiem

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Novak Djokovic - Montecarlo 2019 (foto @Gianni Ciaccia)

NOLE C’È, FRITZ NO Vittoria fin troppo agevole di Novak Djokovic contro il n. 65 ATP Taylor Fritz, incapace di tenere il ritmo non certo forsennato del numero uno del mondo che, al netto del valore dell’avversario, offre una prestazione più convincente rispetto a quella contro Kohlschreiber. Fritz, dopo aver vinto a fine gennaio il Challenger di Newport Beach, non ha tratto beneficio in termini di fiducia da quel trofeo conquistato a un’ora di macchina da casa al quale sono seguite quattro eliminazioni al primo turno. Lo statunitense afferma che gli piacciono tutte le superfici, ma la frequenza delle sue apparizioni sulla terra battuta è appena superiore a quelle di Federico Delbonis sull’erba e oggi ne dimostra il motivo.

Coach Annacone ha avuto modo di spiegare che la parte del gioco che necessità di miglioramenti riguarda la zona di transizione (quella che inizia circa un metro all’interno della linea di fondo). Di sicuro, quando mette i piedi dentro al campo, il dritto di Fritz fa i buchi per terra, ma per guadagnarsi quella posizione di vantaggio sono indispensabili dei progressi importanti negli spostamenti. Nel vento forte, l’inizio lento di Nole è sufficiente a mantenere l’iniziale equilibrio nel punteggio; equilibrio che viceversa manca totalmente a Taylor quando la palla serba lo coglie in contropiede. La prima scossa arriva al quinto game, con i brutti errori di Fritz tra cui ne spicca appunto uno in avanzamento con relativo rovescio affossato; Djokovic sembra finalmente trovare un buon ritmo da fondo che lo porta a servire sul 5-2, anche se chiude solo al gioco successivo concedendosi un’innocua distrazione.

Fritz è ormai entrato in modalità “tragedia sui trampoli” e dà l’idea di non crederci più già nei primi scambi della seconda partita; a proposito di non crederci, chissà cosa starà pensando Diego Schwartzman che ci ha perso in due set al turno precedente. Con Fritz che non sa muoversi, risponde poco e male, sbaglia tanto e presto (28 gratuiti in 15 giochi), il match non consente di valutare appieno la condizione di Djokovic che, in ogni caso, ha dimostrato una buona reattività dopo i primissimi giochi un po’ appannati (“Sono soddisfatto, mi sono sentito meglio rispetto alla prima partita. Del resto la terra rossa è una superficie dove c’è bisogno di giocare tanto per abituarsi” il suo commento nel post match).

 

Nonostante il 3-0 nei precedenti, sarà sicuramente più probante, la sfida ai quarti contro un Medvedev inaspettatamente molto centrato e solido su questa superficie. Medvedev è cresciuto tanto nell’ultimo anno, soprattutto ha imparato a muoversi molto meglio, ora è un giocatore a ridosso dei top ten. A Melbourne ho giocato contro di lui un match duro, durato quattro set, ma qui sulla terra sarà una partita del tutto diversa. Lo conosco bene, anche perché ci siamo allenati assieme. Sicuramente per me sarà essenziale mantenere l’iniziativa, comandare il gioco ha dichiarato Nole al termine del match in relazione all’incontro di domani.

SFIDA CONTRO MEDVEDEV AI QUARTI – Dopo tre confronti tutti a favore di Medvedev, ed uno scontro anch’esso a favore del russo, si ritrovano in un ottavo nobile per la classifica l’ottavo ed il quattordicesimo giocatore del mondo. Non a caso il match va sul centrale, con sacrificio del match di Herbert sul Parc des Princes, unico francese rimasto in gara. Prima occasione per i due di confrontarsi sulla terra battuta, con Tsitsipas reduce da una dichiarazione d’amore per la superficie. L’inizio è di marca russa, con Medvedev inattaccabile sul proprio servizio (quattro punti ceduti in tutto il primo set) ed uno Tsitsipas che cerca di variare il proprio gioco per sottrarsi alla trama dell’avversario, ragno tessitore del lato rovescio. Tsitsipas sembra guadagnarsi spesso l’inerzia dello scambio, ma non incide al momento della chiusura, anche perché i campi (li amerà ancora Stefanos?) sembrano decisamente lenti. Il vento condiziona a tratti il gioco sul centrale sollevando diavoli di polvere ma non destabilizzando quel diavolo di un russo.

Daniil Medvedev – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Primo set in “dacia” e Tsitsipas alla toilette a meditare, oltre a fare altro. La sosta forse rinfranca il greco, ma di certo rammollisce le gambe di Medvedev. Il dritto del russo diventa bersaglio facile non tanto per gli attacchi dell’avversario, più incisivi, ma anche per trovarvi salvezza nei momenti di difficoltà. Medvedev fatica a chiudere gli scambi da quel lato e di questo Tsitsipas sembra accorgersene, aumentando il tasso di pazienza e diminuendo quello degli errori. Tsitsipas dal suo canto continua ad alternare il serve & volley nei propri turni di servizio, si rilassa ed inizia anche a “federereggiare” (splendida la finta di palla corta e vincente col dritto in chop nel quinto game).

Complice il calo di resa della prima dell’avversario è subito 5 a 0. La partita invero non infiamma il pubblico, in cerca di maggior agone e quasi più interessato alle esultanze (alternate ai silenzi, ahinoi..) provenienti dal Parc des Princes dove gioca Cecchinato. Secondo set ad Atene e ride persino Sparta. Visto che porta bene i due vanno entrambi alla toilette prima del terzo set, ma la scaramanzia pare portare fortuna al solo Tsitsipas. Sull’1-pari, punto del match e break, con Tsitsipas che difende, difende, difende e poi libera un lungo linea di rovescio che riappacifica con il suo discutibile taglio di capelli. L’accresciuta solidità di Tsitsipas spinge Medvedeve a cercare nel suo repertorio colpi e strategie impolverate, ma sarà proprio il greco a venirgli in soccorso con uno sciagurato quarto game, in cui si consegna al russo con due serve & volley a 142 e 154 km all’ora ed uno smash fuori di un metro.

La partita prende una piega psicologica. La palla di Tsitsipas viaggia di più, i vincenti di Medvedev sono cosa rara eppure il greco non riesce a staccarsi dall’avversario. E quando Tsitsi arriva al game di servizio per restare nel match, il sole del Principato lo scioglie: con uno smash non impossibile in corridoio consegna tre match point al russo, al quale basta aspettare il doppio fallo da destra per andare a 4 a 0 nei precedenti con il greco. Medvedev che passa e sottolinea come i match contro Tsitsipas siano sempre stati combattuti.

LAJOVIC DISSINESCA THIEM – Dopo Cecchinato, sul Campo dei Principi cade un’altra testa di serie. E questa fa molto più rumore, dato che si tratta di Dominic Thiem, forse l’unico giocatore che si credeva in grado di evitare la finale tanto attesa tra Nadal e Djokovic. Invece l’austriaco si ferma agli ottavi, merito di uno spumeggiante Lajovic che ne ha imbrigliato la potenza e dopo cinque sconfitte – peraltro tutte sula terra – lo batte per la prima volta. Molti i meriti del 28enne serbo, che partiva senza sbagliare nulla (“Ho iniziato veramente bene, mi entrava veramente tutto” ci dirà nel dopo partita) e si ritrovava velocemente sul 5-0.

Thiem cercava di reagire usando la tattica a lui più consona: martellando sempre più forte da fondo. Ma Lajovic oggi non soffriva la potenza del n. 5 del mondo, soprattutto sulla diagonale di dritto che nei match precedenti era sempre stata la chiave di volta a favore di Thiem, come confermerà in sala stampa (“La chiave sono state il dritto, ho giocato bene su quella diagonale, aggressivo, e la risposta”). Ma anche di rovescio non è stato di meno – aggiungeremmo noi – dato che a furia di cambi di rotazione ha fatto letteralmente andare fuori palla Thiem. Il n. 4 del seeding evitava il bagel, si riprendeva un break, ma cedeva il parziale per 6-3. All’inizio del secondo set sembrava che la pesantezza dei colpi del 21enne austriaco cominciasse ad avere il sopravvento, dato che Thiem si involava sul 3-1. Invece Lajovic stava solo prendendo fiato.

Riprendeva infatti subito dopo a tessere le sue trame da fondo, resistendo alla pressione di Thiem per poi farlo andare fuori giri mixando angoli e rotazioni. E il match finiva come era iniziato, con un altro parziale di 5 game a zero per Lajovic, che chiudeva 6-3 tra gli applausi del pubblico ammirato dal gioco espresso dal n. 48 del mondo, apparso anche molto più reattivo fisicamente rispetto alle passate stagioni (“Sì ho lavorato molto sia sulla preparazione fisica che sull’aspetto tecnico. E i risultati si vedono”). Ora affronterà la grande rivelazione del torneo, Lorenzo Sonego: “Non lo conosco molto bene, ho visto solo alcuni spezzoni dei suoi match, ha un bel servizio e ha fatto una grande settimana qui. Ora guarderò alcuni spezzoni dei suoi match per capire la tattica per domani. Ma prima mi godo questa vittoria”.

Michelangelo Sottili, Agostino Nigro, Ilvio Vidovich (inviati a Montecarlo)

Risultati:

[1] N. Djokovic b. T. Fritz 6-3 6-0
[10] D. Medvedev b. [6] S. Tsitsipas 6-2 1-6 6-4

D. Lajovic  b. [4] D. Thiem 6-3 6-3
[Q] L. Sonego b. C. Norrie 6-2 7-5
 
[9] B. Coric b. P.H. Herbert 6-4 6-2
[13] F. Fognini vs [3] A. Zverev 7-6(6) 6-1

G. Pella b. [11] M. Cecchinato 6-4 4-6 6-4
[2] R. Nadal b. G. Dimitrov 6-4 6-1

Il tabellone completo

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Il circuito ATP riparte a metà agosto, due Slam e tre Masters 1000 tutti consecutivi

Si riparte dal torneo di Washington il 14 agosto. Dalla settimana successiva 3000 punti in paio a New York, poi subito Madrid, Roma e Roland Garros

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Alla fine l’annuncio è arrivato. Il circuito ATP riprenderà tra circa due mesi, alla metà di agosto con il torneo 500 di Washington D.C. Cancellato il Masters 1000 di Toronto, dalla settimana successiva avrà inizio il tour de force con in palio due titoli del Grande Slam e tre titoli Masters 1000 senza mai una pausa per chi arrivasse in fondo.

Come vedete da sabato 22 agosto parte il Western&Southern Open che per quest’anno si trasferisce da Cincinnati a Flushing Meadows; il combined si giocherà fino a venerdì 28 agosto. Lunedì 31 agosto partirà lo US Open nel medesimo luogo e dunque lo Slam americano manterrà le date originali. L’ATP ha permesso lo svolgimento di un ATP 250 durante la seconda settimana dello US Open: a Kitzbuhel prenderà il via la stagione sulla terra battuta europea, che proseguirà poi con tornei di rango superiore.

Neanche il tempo di tornare da New York, infatti, che scatterà il Masters 1000 di Madrid, seguito immediatamente da quello di Roma, gli Internazionali d’Italia. Il ciclo terribile si chiuderà con l’edizione 2020 del Roland Garros a Parigi.

 

Anche il circuito challenger ripartirà nella settimana di lunedì 17 agosto mentre gli ITF già a partire dal 3 agosto.

A metà luglio è previsto un ulteriore aggiornamento con il calendario per l’autunno: resta incerto il destino dei tornei asiatici, più speranze per l’indoor europeo che culminerà con le ATP Finals di Londra. L’ATP 500 di Vienna, ad esempio, ha confermato tramite un comunicato ufficiale l’intenzione di disputare il torneo nelle date previste, ovvero dal 24 ottobre all’1 novembre. Gli organizzatori del torneo austriaco hanno anche aperto alla possibilità di giocare di fronte a un pubblico.

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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