Nadal: "Sono più felice per il titolo che per aver battuto Djokovic"

Interviste

Nadal: “Sono più felice per il titolo che per aver battuto Djokovic”

Il clic? “Dopo il primo turno a Barcellona. Il giorno dopo mi sono svegliato con una energia differente”. Uno sguardo a Parigi: “Ripeterò il solito programma. Non vedo l’ora di essere là”

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Rafael Nadal - Conferenza Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da FEDEX

Rafael Nadal è tornato, ammesso che fosse mai andato via. Conquistando per la nona volta gli Internazionali d’Italia – rimane ‘solo’ il quarto miglior record della sua carriera relativamente ai tornei, stante il dominio di Barcellona, Montecarlo e Parigi – il maiorchino ha anche interrotto un digiuno di vittorie che durava dalla scorsa edizione della Rogers Cup. In finale ha battuto Novak Djokovic, per la 26esima volta in carriera (11esima in una finale), dandogli anche una spallata sulla strada per guadagnare una posizione di vantaggio in vista del Roland Garros.

Finalmente, in
conferenza stampa ha potuto sfoggiare il sorriso, quello del titolo numero 81 in carriera.

Qual è la tua analisi del Match?
L’analisi?

 


Ho giocato bene, un grande match, tutto considerato. Nel primo set ho mantenuto un livello di tennis fantastico. Nel secondo anche, ma ho perso molte delle opportunità di vincerlo. Quando una cosa del genere succede contro un giocatore del calibro di Novak sei nei guai, no? Infatti ho perso il set. Per quanto concerne il terzo set, l’inizio è stato molto importante. Mi sembra di aver giocato molto bene durante tutto il match, se devo essere onesto. Solo un po’ di tensione alla fine del secondo set. Ma il livello del gioco è stato molto alto, è stata una grande partita sotto tutti gli aspetti. Sono molto soddisfatto.

Quale aspetto di questa vittoria ti ha più soddisfatto: prima vittoria dell’anno su terra, oppure il fatto di aver battuto Novak dopo la sua ultima vittoria, nell’arco della vostra rivalità?
Quello che più mi soddisfa è il trofeo. L’Open di Roma è uno dei tornei più importanti dell’anno. È parte della storia del nostro sport. La cosa più importante è stata riuscire a vincere qui di nuovo. Più volte durante la settimana mi avete chiesto conto dei tornei vinti quest’anno; finalmente ne ho vinto uno. Per me le cose più importanti sono sentirmi in forma e sentire di giocare bene, disponendo dell’energia di cui ho bisogno. Se ho queste cose, l’esperienza insegna che prima o poi lotterò per un titolo, no? Recupato il mio livello di gioco, i risultati sarebbero dovuti arrivare di conseguenza. Oggi ne è stato un esempio. Durante le ultime settimane, in particolare le ultime due, ogni giorno è stato migliore del precedente. Ed ora finalmente eccomi qui con questo grande trofeo, una vittoria molto importante.

Naturalmente, giocare contro Novak è sempre una esperienza speciale, come ho detto ieri, perché ormai lui è parte della storia di questo sport. Nessun confronto si è disputato più volte nella storia del tenni. Speciale, no? Oggi ho vinto io, le ultime due volte lui aveva vinto lui. Ma sono più felice per il titolo che per aver battuto Novak. Sono particolarmente soddisfatto anche dell’essere riuscito a tenere un livello di gioco molto alto.

Hai giocato spesso contro Novak. C’è stato qualcosa di differente in questo match, ovvero il bagel nel primo set. Prima volta che uno dei due infligge questo punteggio all’altro. Cosa ti ha permesso di vincere il primo set in quel modo?
Onestamente, non mi interessa vincere 6-0 o 6-4. È solo un punteggio. Ho giocato un grande primo set sotto tutti gli aspetti. Nessun errore. Ho giocato molto aggressivo, variando le direzioni. Questo tipo di giornate accadono. Non è consueto, e probabilmente non accadrà di nuovo. Il primo set è una parte molto importante di ogni partita. Ciò che conta di quel set è che sono riuscito a giocare a quel livello, no? Quella è la cosa importante per ciò che è successo oggi, e per il futuro.

Dopo la sconfitta contro Dominic [Thiem] hai detto di aver percepito buone sensazioni, e sapevi in quale direzione tu stessi andando. Puoi riassumerci il processo di trasformazione al quale sei andato incontro fra Barcellona, Madrid e infine Roma?
Beh, come ho detto, non voglio ripetere sempre gli stessi errori. Dopo Indian Wells, ho passato momenti duri in attesa di recuperare, soprattutto è stato difficile accettare un’altra volta di essermi infortunato. Non sono arrivato ben preparato a Montecarlo. Ho perso una grande opportunità in semifinale. Sono stati momenti molto duri. Il primo turno a Barcellona è stato un disastro. È stata probabilmente la partita che ho giocato con meno energia in tutta la mia carriera. Dopo quella, sono tornato in hotel e ho pensato a cosa non stesse andando e come avrei potuto cambiare direzione, sistemare le cose. Mi sono svegliato il giorno dopo con una energia differente, ecco cosa è successo. Da quel momento in poi, penso di aver ricominciato a migliorare.

Contro Dominic è stato un buon match. Ho perso, quella volta. Ma quel match mi ha aiutato a vedermi in risalita, a vedermi meglio e a intravedere possibilità di miglioramento. Successivamente, a Madrid è andata meglio di Barcellona. Ma è una linea sottile su cui camminare. Madrid è uno dei tornei che mi risulta più ostico per via dell’altitudine. Anche se gioco in casa, sono condizioni a cui non sono abituato. È il torneo sulla terra in cui tradizionalmente mi sento meno in controllo. Nonostante questo, anche quella settimana mi ha aiutato, ho giocato un paio di buoni incontri.

Qui è stato lo stesso: ogni giorno un po’ meglio. Ieri è stato probabilmente il mio miglior match sulla terra di questa stagione, e oggi ho giocato anche meglio. Tutto qui. Sono molto soddisfatto di aver raggiunto questo livello nell’ultimo torneo prima di uno Slam. Ma non voglio parlare dei tornei dello Slam. Non l’ho mai fatto in passato. Ogni torneo è unico, per me. Avere la possibilità di vincere ancora a Roma è stato unico.

Cosa pensavi della tua stagione, dopo il ritiro ad Indian Wells?
È stato un momento molto duro. Dopo aver vinto i quarti di finale contro Karen Khachanov, tornato negli spogliatoi, ho passato un gran brutto momento perché conosco il mio ginocchio, so quando qualcosa non va. Naturalmente ho voluto aspettare fino la mattina dopo,per vedere come mi sarei alzato. Ma in quel momento vedevo tutto nero. Ecco, quello è stato il momento peggiore. Poi tornare a Mallorca, accettare il fatto di perdere due settimane in trattamenti, recuperi, un altro momento di stop. Non molta gente lo ricorda, perché ho finito l’anno scorso al numero 2, ma nel 2018 ho finito soltanto sette tornei. È stata dura. Anche se la scorsa è stata una grande stagione, ho dovuto accettare problemi molte volte. Sono stato costretto a ritirarmi in Australia e allo US Open, poi ho voluto tornare a Parigi, è successo quello che è successo al piede, e ho dovuto sottopormi ad un intervento.

All’inizio di questa stagione è stato un susseguirsi di eventi spiacevoli. Ho dovuto rinunciare a Brisbane. Ad Acapulco ho avuto un problema ad una mano e non ho potuto giocare per cinque giorni, prima di quel torneo. Pensavo di stare giocando molto bene ad Indian Wells, e poi mi sono dovuto ritirare. Mentalmente spossante. Mi è servito del tempo, per accettare tutto questo. È l’ultima volta che voglio parlarne, ormai è successo. Ho lavorato molto duro per essere dove sono, mentalmente e fisicamente, e anche nel tennis, ovviamente. Quella è la vera vittoria, il lavoro di ogni giorno, prima ancora che la vittoria dei titoli. La vittoria più importante è avere la motivazione per perseverare nel lavoro di tutti i giorni.

Hai detto che eri stanco sia fisicamente che mentalmente. Come ti sei allenato, mentalmente, per essere centrato a quei livelli?
Lavori mentalmente quando scendi in campo tutti i giorni, non ti lamenti se giochi male, hai problemi, o hai dei dolori. Insomma, metti in campo la giusta attitudine. Non sei negativo rispetto a tutto ciò che accade, ai problemi fisici. Scendi in campo ogni giorno con la passione necessaria per continuare ad allenarti con costanza. Questo è lavoro mentale, e nella mia carriera mi ha consentito di avere sempre la possibilità di tornare competitivo. Ed eccoci qui. Un titolo importante, in un momento importante. Adesso devo continuare così.

Il nuovo campo del Roland Garros, il Philippe Chatrier. Hai visto qualche foto? Andrai a Parigi qualche giorno prima, per allenarti in questo nuovo campo centrale?
Ho visto una foto. Sembra fantastico.Un nuovo campo, ma probabilmente non molto differente. Ho visto che è ancora aperto, quando sarà completata la copertura? L’anno prossimo?


Probabilmente l’anno prossimo le sensazioni saranno molto differenti. Quest’anno non credo, il vento influirà come negli anni precedenti. Il campo è sempre molto grande. La differenza è probabilmente sugli spalti, ma non avranno un grosso impatto sul gioco. Arriverò con un po’ di anticipo, come sempre. Ripeterò il mio solito programma. Sicuramente non vedo l’ora di essere là e di avvertire le sensazioni, vedere il campo e i miglioramenti che il Roland Garros sta introducendo.

Traduzione integrale a cura di Michele Brusadelli

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Interviste

Nadal: “Io gioco per essere felice. Non esistono solo gli Slam”

Rafa dopo la finale dello US Open e il suo 19esimo trionfo Slam: “Non posso perdere energie per inseguire il numero 1”

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

Felice, ma anche riflessivo, dopo la finale Rafa Nadal evita il più possibile i discorsi sulla “gara Slam” e sulla corsa al numero 1 ATP.

“Emozioni forti… Le ultime tre ore del match sono state tanto intense, mentalmente e fisicamente. Daniil ha il merito di aver fatto diventare memorabile questa serata, è un campione, avrà altre occasioni. Queste partite in finali Slam sono più speciali, se poi diventano così drammatiche diventano storiche, o almeno saranno parte della mia storia. Lui ha 23 anni, gioca in modo impressionante, ha un gran futuro davanti, vincerà Slam, è difficile fare previsioni, ma la sua carriera promette molto molto bene.

 

Mentre guardavo il filmato sullo schermo pensavo: ‘Beh, stiamo diventando vecchi, e io sono ancora qui dopo tutto quello che ho passato’. Per me è speciale, mi sono tornati alla mente tanti momenti ed è stato difficile nascondere le emozioni.

Quando ti trovi in situazioni negative, l’esperienza ti aiuta a vedere le possibilità di farcela comunque. I miei pensieri, all’inizio del quinto, erano di tenere il servizio, sapevo che se ci fossi riuscito avrei avuto le mie possibilità. Non penso a cosa farò tra 4 anni, all’età di Roger, penso nel breve periodo, nella vita può capitare di tutto, bisogna godersi i momenti. Ho adattato il mio gioco ai miei problemi e ai miei obiettivi, come l’utilizzo del serve&volley.

Essere ancora competitivo, lottare per il numero uno? Non lotto per quello, voglio solo essere competitivo nel modo che voglio io. Alla mia età non posso perdere tempo o energie per inseguire il numero 1 ATP, io voglio poter giocare il più a lungo possibile. Dovessi arrivarci, fantastico, ma non è il mio obiettivo.

Se avessi perso, mah… ero sotto palla break nel quinto, ma di solito non penso a cosa avrei detto se avessi perso. Lui era in una situazione diversa quando l’ha pensato, sotto due set. Ho giocato un buon game per andare 3-2, ma alla fine le cose si sono complicate di nuovo.

19 Slam, la gara tra noi tre… io non la vedo così, certo che mi piacerebbe essere quello che ha vinto di più, ma non mi alleno e non gioco per questo. Lo faccio perché amo questo sport, non esistono solo gli Slam, io gioco per essere felice. Poi certo se la cosa crea interesse nei tifosi, va bene, e mi sento onorato di essere parte di questa battaglia. Ho ottenuto tanto nella mia carriera, dovessi arrivare sopra gli altri non sarei ne più né meno felice che se non ci riuscissi”.

Rafa Nadal – US Open 2019 (photo Jennifer Pottheiser/USTA)

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Medvedev: “I Fab 3 sono troppo forti, è dura anche vincere un set con loro”

Le parole di Daniil dopo la finale dello US Open persa al quinto contro Nadal: “La migliore atmosfera della mia vita. Rafa era una belva”

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Daniil Medvedev - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

Soddisfatto anche dopo la sconfitta, Daniil Medvedev racconta la sua prima finale Slam.

“Certo che mi ricorderò questa serata, fantastica partita, fantastica estate. Come Rafa si ricorda la sua prima finale, anche se lui l’ha vinta! Sotto due set e break, pensavo: ‘Tra 20 minuti devo fare un discorso, che dirò?’. Sono sicuro che tutti noi giovani stiamo lottando per far avvenire il cambio generazionale, ma questi sono forti, non posso dire altro, sono troppo forti, è dura anche vincere un set con loro. Se mi avessero detto 15 giorni fa che avrei incontrato Djokovic e Federer e che poi sarei arrivato in finale addirittura al quinto set con Nadal non ci avrei creduto, mi sarei accontentato dei quarti di finale.

 

Mia moglie mi dice sempre di non essere troppo critico con me stesso, per esempio stasera non sono soddisfatto di aver perso, ma devo essere contento del mio torneo, di queste ultime settimane. I primi due set stavo lì, ma Rafa era una belva, trovava soluzioni a tutto quello che facevo. Quei tre sono incredibili anche tatticamente. Poi non so nemmeno io come, ma sono riuscito a rientrare nella partita. Io cerco di essere me stesso, spero di essere riuscito a farmi capire dal pubblico. Quando ho recuperato il break nel terzo ho sentito che volevano ancora tennis, mi tifavano come matti, e ho lottato anche per loro.

Nel tennis, il cosiddetto ‘atteggiamento russo’, l’indolenza, a volte ti porta a non impegnarti. Io non sono così, voglio lottare su ogni palla, per poter dire di aver fatto tutto quello che potevo. Stare là fuori stasera è stato un piacere, sentire il mio nome gridato oltre a quello di Rafa, la migliore atmosfera della mia vita. A rete ci siamo fatti le congratulazioni a vicenda, i complimenti. Penso che tra loro tre sia una bella gara, bella anche da vedere.

Nel tennis certo che puoi avere paura, puoi perdere fiducia. Questa estate non ne ho avuta, né stasera, era Rafa che aveva tanto da perdere. Ho giocato a tennis per 17 anni ormai, ero pronto per un momento come questo. Era solo questione di due tennisti che combattevano uno contro l’altro, lui è stato il migliore, e basta.

Quando avrò 33 anni mi vedo ancora a competere, lo spero, sì. Ma come ha detto Rafa lui ha cambiato il suo gioco, chissà se ne sarò capace. Sto lavorando tantissimo sul fisico, il mio allenatore mi uccide per essere pronto a questi tornei. Mangio la pasta, certo, e anche la pizza. So che gli italiani potrebbero fischiarmi per questo, ma mi piace la pizza con l’ananas!”.

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Interviste

Bianca Andreescu: “Mi sono solo detta di mettere quella dannata palla in campo”

La campionessa dello US Open è raggiante: “Sognavo una finale Slam con Serena da tutta la vita”

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Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

Sorride da un orecchio all’altro, e ci mancherebbe, la trionfatrice dello US Open 2019. Applausi della sala stampa per lei, e perfino momenti di commozione. Tutta l’ammirazione del mondo per Serena Williams nelle parole di Bianca, e tutta la felicità del mondo nei suoi occhi.

Sul 5-5 ho avuto dubbi, mi ricordavo le sue capacità di rimonta, stava giocando meglio, il tifo la aiutava. C’era un frastuono incredibile, non sentivo nemmeno i miei stessi pensieri, ma è quello che fa di questo torneo una cosa speciale. Certo, quando lei ha rimontato, da campionessa qual è, la cosa è stata difficile, ho dovuto essere brava, fare il mio gioco, e ha funzionato.

 

Prima del match avevo tanti pensieri, più di qualsiasi volta precedente. Ho cercato di respirare, tenere sotto controllo i nervi, non è stato facile per nulla. Il primo game, credo lei abbia fatto un doppio fallo, è stato buono per me! Non ricordo esattamente la finale dell’anno scorso con Naomi, non l’ho guardata, solo degli highlights. Ero a casa, seduta, infortunata all’epoca! A entrambe, me e Serena, piace tenere brevi i punti, spingendo con aggressività a partire dal servizio.

Bianca Andreescu – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Me lo ero immaginato di giocare una finale contro Serena Williams un giorno, ragazzi, per tutta la vita, è un momento che ho sognato da quando ho vinto l’Orange Bowl (ha un momento di commozione). Lo visualizzavo ogni singolo giorno, che sia avvenuto davvero è pazzesco. No, sto bene, continuiamo, devo fare l’antidoping dopo, meglio stare qui in conferenza! (risate). Era un mio obiettivo ispirare le persone, specialmente gli atleti canadesi. Spero che questi miei risultati ci riescano, tanti atleti del mio paese mi hanno ispirato e aperto la strada, ora tocca a me.

Un anno fa mi deprimevo e mi venivano spesso pensieri negativi, rompevo racchette, anche in allenamento, ma ho visto che non funzionava comportarmi così. Ho chiesto aiuto e consiglio ad altre persone, e ho imparato ad avere una visione positiva anche nelle difficoltà. Ho fatto meditazione questa mattina, l’ho fatto per tutto il torneo, cerco di immaginare e visualizzare situazioni che potrebbero capitare nei match, e immagino come potrei risolverle. A questo livello tutte sanno giocare bene a tennis, la cosa che separa le campionesse dalle altre è l’attitudine mentale. Nella vita non avrai mai solo fasi positive, devi sempre continuare a lottare per i tuoi sogni, insistere, e credere che ci potranno essere momenti migliori in seguito, questo ti può far superare le difficoltà.

Essere famosa e riconosciuta? (ride) Beh immagino che sia bello, non ci ho mai pensato, i miei sogni fin da piccola erano vincere Slam e diventare numero 1, non la fama. Ma certo, non mi lamento se mi riconoscono, questa stagione è stata una corsa incredibile.

Durante il cambio campo sul 6-5, mi sono solo detta di mettere quella dannata palla in campo, e di respirare con calma. Volevo vincere il primo punto del game per farle vedere che c’ero. L’ho vinto? Manco me lo ricordo… Non sono l’unica che ha avuto Serena come ispirazione e riferimento, non solo sul campo, anche per quello che fa al di fuori. È carinissima, un cuore d’oro, è venuta a parlarmi negli spogliatoi e mi ha detto cose belle. Spero di riuscire a essere come lei un giorno.

Non ho mai avuto tanti soldi in vita mia! (tre milioni e 850.000 dollari, n.d.r.). Ma evidentemente l’immaginazione, tutte quelle meditazioni e visualizzazioni hanno funzionato per me! Sono solo tanto felice di non aver mai rinunciato ai miei sogni. Quando vado in campo cerco di mostrare i lati migliori del mio carattere, se Serena, Roger, Steve Nash (ex giocatore canadese in NBA, n.d.r.) possono farlo, posso forse farlo anch’io.

Crescere in Canada con genitori immigrati non è stato affatto difficile, è un paese meraviglioso, multiculturale, per questo amo il mio paese così tanto. Non potrò mai ringraziare abbastanza Tennis Canada, da quando avevo 10 anni sono con loro, il programma della federazione mi ha aiutato così tanto, non sarei di certo qui senza di loro”.

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