Social media e appetibilità: la ricetta di Kosmos per rilanciare la Coppa Davis

Interviste

Social media e appetibilità: la ricetta di Kosmos per rilanciare la Coppa Davis

Seconda parte dell’intervista esclusiva con Javier Alonso e Galo Blanco. “La strategia alla base della nuova Davis è quella di attirare un pubblico più giovane”. La flessibilità nella gestione dei diritti TV e i problemi del ‘prodotto tennis’

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Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @KosmosTennis)
 
 

Nella prima parte dell’intervista esclusiva con Javier Alonso e Galo Blanco (che trovate cliccando su questo link) si è parlato della vision di Kosmos, delle discussioni con ITF e ATP e della prospettiva sportiva della nuova Coppa Davis. In questa seconda e ultima parte, la sostenibilità economica, i diritti televisivi, la profilazione degli utenti e i social media.


LA PROSPETTIVA ECONOMICA


Quando sono usciti i numeri della vostra offerta da tre miliardi di euro per 25 anni si è subito levato un bel po’ di rumore mediatico…
Alonso: Non so da dove sia venuto fuori quel numero, visto che è un numero molto ‘markettaro’. In pratica quel numero è la somma di tutte le spese che sosterremo, in termini di diritti all’ITF, premi ai giocatori, più tutti i vari costi. È la somma di tutto. Ma al di là del numero esatto c’è una cosa che vorrei sottolineare: questo progetto si sarebbe potuto fare perfettamente anche senza la ITF. Se avessimo messo a disposizione questo denaro direttamente ai giocatori saremmo riusciti comunque a organizzare l’evento. Noi però abbiamo sempre creduto fin dal principio che per la sostenibilità di questo progetto fosse necessario garantire una sostenibilità a lungo termine anche al movimento tennistico.

E mantenere il rapporto con la ITF in questo caso era sensato per poter sostenere le federazioni e quindi anche un mantenimento del livello del gioco, in un’epoca in cui giocare a tennis ad alto livello diventa sempre più costoso e non certo alla portata di tutti. Questo circolo vizioso potrebbe essere mortale alla fine per il tennis stesso come sport agonistico d’elite. E su questo faccio un esempio personale. Io a 12 anni ho potuto usufruire di una borsa di studio della federazione spagnola per poter venire a Barcellona ad allenarmi con i migliori. E se non fosse stato per quella opportunità me ne sarei rimasto nel mio paesino sperduto e non sarei diventato un tennista professionista.

Parlando in termini di sostenibilità economica, quali sono le fonti di ricavo che avete pensato? E come avete immaginato la gestione dei diritti, anche in relazione ai nuovi media, contenuti OTT? (Per OTT si intende la modalità di distribuzione dei media via internet, scavalcando la distribuzione tradizionale. Un esempio recente è DAZN ad esempio, ndr).
Alonso: Non credo che ci sia nessuno che sappia dove andrà il mondo della televisione nel futuro. Adesso c’è molta gente che parla di OTT, che è un formato molto valido. Però capire come sarà il mix distributivo e di consumo da qui a 5 a 10 anni penso che nessuno sia in grado di prevederlo. Ad esempio in Spagna adesso si sta verificando il caso di una società che distribuisce contenuti OTT come Netflix attraverso il canale di Movistar. Le varianti agli scenari base sono molteplici. Il futuro sarà OTT, piuttosto che pay-tv o free-to-air? Non lo so, sarà probabilmente di tutto un po’ e le cose varieranno da mercato a mercato.

Ad esempio in Inghilterra, che è un mercato già più maturo nel pay-tv, hai parecchio consumo di questa tipologia. A livello di business plan come ricavi sicuramente i diritti sono una linea di business, sponsoring è un’altra, abbiamo ricevuto dei contributi dalla comunità di Madrid per poter organizzare l’evento nella capitale spagnola, visto l’indotto che si potrebbe generare sul territorio. Abbiamo le attività di vendita di biglietti e di hospitality. Riteniamo che nel medio termine ci siano parecchi elementi che giocano a nostro favore. Nel breve abbiamo invece ereditato i contratti della ITF che però nel giro di tre anni spireranno. Di conseguenza nel giro di qualche anno avremmo le mani libere per poter commercializzare secondo i nostri canoni l’evento.

 

Quindi siete sulla stessa lunghezza d’onda di altre organizzazioni che gestiscono diritti sportivi come la Premier League, le leghe professionistiche americane. In altre parole la vostra idea è quella di cercare di superare l’attuale frammentazione nella vendita dei diritti del tennis e avere una strategia globale per vendere il prodotto?
Alonso: Sì, è un buon punto. Noi stiamo commercializzando i diritti in diversi territori e ogni realtà è distinta. In Italia c’è il canale della federazione in free-to-air e in quel caso è il logico approdo. In Germania, Svizzera e Giappone ci stiamo orientando su DAZN invece. ATP media cerca di commercializzare i tornei di classe 500 e 1000. Ma d’altro canto ci sono i tornei del Grande Slam che fanno storia a sé. Questa atomizzazione obbliga i canali che vogliono distribuire il prodotto tennis a intavolare negoziazioni diverse con soggetti diversi, con svantaggi sia per la domanda che per l’offerta. Dal punto di vista dell’offerta di tennis, non viene presentato un prodotto completo ma solo delle porzioni. Dal punto di vista della domanda di tennis, è difficile avere un pacchetto completo e questo disorienta anche i consumatori, che a seconda dei tornei devono saltare da un canale all’altro.

Adesso basicamente vendete diritti, ma state pensando di evolvere verso un modello più sofisticato, come DAZN per intenderci? Pensate di proporre la vostra applicazione OTT indipendente per vedere le partite via internet?
Alonso: È sempre il solito discorso, non si può prevedere come sarà di preciso lo sviluppo nel panorama dei media, anche se ci sono delle linee di tendenza. Per quanto ci riguarda sicuramente provvederemo a sviluppare la nostra OTT, non so ancora se sarà disponibile già dal primo anno, ma sicuramente dal 2020 sarà in linea. È vero che ci sono territori difficili da raggiungere. Inoltre ci sono utenti che hanno una necessità di consumo più specifico che meglio si soddisfa via OTT. Io vengo da una lunga esperienza in Dorna (Motogp) e lì succedeva che anche in paesi dove il consumo televisivo era consolidato, vi era una porzione di utenti che desiderava la personalizzazione nel consumo che poteva dare una OTT. La carta vincente di una OTT è che può fornire molti più contenuti di una televisione normale.

E in relazione al tema dello sfruttamento dei dati cosa ci potete dire? Ad esempio la Liga sta sviluppando modelli di profilazione avanzati per raccogliere informazioni sugli utenti, sulle loro caratteristiche, le loro preferenze e i loro modelli di consumo. Come pensate di declinare questi temi?
Alonso: Rakuten (un’azienda giapponese di commercio elettronico con sede a Tokyo in Giappone e già sponsor del Barcelona, ndr) è socia di Kosmos. Per loro la gestione di grandi moli di dati è la normalità e ci stanno aiutando in questo. Il problema nel tennis e nel mondo dello sport in generale, è che le nuove generazione sempre meno si siedono davanti a un televisore a guardare un evento senza interruzioni. Quindi la leva dei social media nel promozionare e accompagnare l’evento sportivo è un fattore chiave. L’aspetto social connesso all’evento sportivo è sempre più imprescindibile nel lungo termine, specie considerando l’atomizzazione del consumo a singoli frammenti.

SOCIAL E MODALITÀ DI CONSUMO


Questo tema delle differenti modalità di consumo fra generazioni è interessante. Ho letto di studi che stimano l’età media dei consumatori degli eventi tennistici in continuo aumento. Detto in altri termini è come se vi fosse uno zoccolo duro di appassionati che si è formato negli anni 80-90, che rappresenta il nucleo degli appassionati. E che al tennis sta costando molto cercare di agganciare l’interesse delle nuove generazioni.
Alonso: In realtà è un fenomeno che riguarda un po’ lo sport in generale. Questo problema ad esempio è lo stesso della Formula 1. Quanti ragazzini sono appassionati di F1 al giorno d’oggi? Prendiamo anche il calcio: io credo che mio figlio di 19 anni non abbia mai visto un match di tennis di tre ore per intero. E che anche una partita di calcio non la riuscirebbe a vedere senza metterci sopra delle interazioni social. Giusto per rimanere con questo caso concreto, credo che mio figlio normalmente guardi un paio di partite per volta, con il tablet nell’altra mano per poterle commentare. Figurati che differenza con me, che mi accontento di guardarmi il ‘Barca’ con una birra in mano! Però scherzi a parte questa è la realtà, e questa è la direzione verso cui ci stiamo muovendo. Pertanto il consumo di sport sarà sempre più influenzato dai social media. Nel futuro vedo sempre più difficile che il consumatore fruisca per intero dell’evento sportivo in sé.

Di conseguenza il problema è che la competizione non è più solo con gli altri sport, ma è una competizione che va a finire sull’intero mondo dell’entertainment, Netflix e videogiochi inclusi quindi.
Alonso: Corretto, lo sport è intrattenimento. Però il vantaggio competitivo dello sport è che è reale e in diretta, mentre le serie ad esempio, a meno di rari casi di fenomeni di costume come ‘Games of Thrones’, sono finzione. Lo sport è autentico e non si può sapere in anticipo il risultato di una partita. Ad esempio quando c’è stato l’ultimo match fra Nadal e Ferrer a Barcellona, non si può prevedere il momento dell’abbraccio fra i due, gli applausi di Rafa e la bandana lasciata sul campo da Ferru. Ed è li che trovi la connessione con la gente. È reale, sta succedendo ed è imprevedibile.

E quindi conta anche tutto quello che gira attorno?
Alonso: Assolutamente. Lo sport è importante, l’evento è importante, ma lo si deve accompagnare con tutto l’intrattenimento che si deve dare sia a chi si trova on site, sia a quelli che si trovano off site. Non ci siamo posti obiettivi da raggiungere in termini di metriche di successo sui social media. Però ci siamo posti come obiettivo quello di voltare pagina rispetto all’approccio attuale della Davis sul tema dei contenuti e della loro trasmissione sui social. Oggi riuscire a far sì che alcune centinaia di migliaia di persone vedano dei video connessi all’evento, ha lo stesso impatto di un’audience televisiva.

SENSAZIONI FINALI


Insomma, è affascinante il fatto di dare il via a un’esperienza completamente nuova…
Alonso: Senza dubbio. E sai una cosa per concludere? Qua in Kosmos abbiamo gente che se ne intende di tennis: abbiamo Galo, una ragazza che giocava in Fed Cup, ma non abbiamo solo gente che viene da quel mondo. Quello che abbiamo qua è un gruppo di persone appassionati di sport, con background diversi l’uno dall’altro. La visione del tennis a volte è un po’ antiquata. La nostra addetta stampa ad esempio viene da Red Bull Spagna, io vengo come vi dicevo dal mondo della MotoGp, abbiamo gente che viene dal calcio, altri dal nuoto. Con il bagaglio che ognuno si porta dietro possiamo contribuire a fornire una visione diversa per il mondo del tennis. Vederlo da fuori ti aiuta ad evolverlo. Io sono arrivato da un altro mondo dove si organizzano eventi di grande impatto, ma che seguono logiche diverse. Alla fine si tratta di trovare il modo di raccontare le cose in una maniera diversa. Il tennis ha una stagione lunghissima, va avanti praticamente tutto l’anno, ci sono partite praticamente sempre, e la sfida sarà proprio trovare il modo di raccontarlo con format diversi.

Beh mi sta venendo voglia di fare un ultimo paio di domande: visto che lei viene da Dorna, quali sono le 2-3 cose che più l’hanno impattata nel cambiare ambito e lavorare qua a Kosmos sul tennis?
Alonso: Una cosa forse è l’atomizzazione del mondo del tennis, il fatto che non ci sia una linea comune che tutti seguono. Se il tennis trovasse un minimo di comunione di intenti fra i vari soggetti la qualità del prodotto per i consumatori aumenterebbe. Credo che il tennis abbia potenziale per andare molto più in là di ora. Il calcio è chiaramente anni luce avanti come impatto e come giro d’affari. Ma il tennis non è centinaia di volte meno seguito del calcio, come la vendita dei diritti televisivi lascerebbe intendere. Wimbledon lavora da solo, così il Roland Garros e così tutti gli altri. Ognuna fa la sua campagna e organizza i suoi sforzi, e tutti lottano gli uni contro gli altri in un gioco a somma zero. E non sono convinto che questo sia buono per il tennis. E anche per i consumatori tutto ciò genera un gran confusione.

I consumatori non possono appoggiarsi ad un singolo fornitore di servizi. Ad esempio Wimbledon in Spagna lo trovi su Movistar, alcuni tornei sono sul canale sportivo della televisione pubblica. Io a priori non so dove vedere gli eventi, né a che ora, né chi giocherà. Nel calcio invece è chiaro come, quando e chi gioca. E poi c’è il discorso che ovviamente se vedo giocare Cristiano Ronaldo è una cosa, se vedo giocare Chiellini è un’altra. Stesso discorso nel tennis, l’effetto traino per un evento, che ci sia Nadal o Federer, è impareggiabile. E oggi giorno è complicato sapere chi giocherà. Con la nuova formula della Davis per lo meno abbiamo introdotto qualche elemento di chiarezza: con mesi di anticipo si sa già quali nazioni competeranno nella fase finale.

Visto che siamo in argomento, quando si saprà in concreto chi giocherà per la Spagna. Ad esempio, Nadal ci sarà?
Alonso: Questo dipende dal capitano. Il limite che abbiamo dato per la fase finale è di 21 giorni prima dell’inizio, ovvero 21 giorni prima del 18 novembre. Al più tardi quindi a fine ottobre si saprà quale sarà la lista dei convocati. In un mondo ideale dovrebbe esserci una garanzia che i giocatori meglio classificati giochino i tornei più importanti.

In chiusura un’ultima domanda per Galo: come ha pensato di passare dal ruolo di coach (allenava Karen Khachanov, ndr) a questo ruolo più manageriale, che è un po’ diverso?
Blanco: Un po’ sì effettivamente (ride). Come ti ha spiegato Javier tutto è cominciato alcuni anni fa: quando mi hanno raccontato di cosa si trattava ho subito trovato il progetto affascinante. Mi sembrava affascinante perché vedevo la decadenza della Davis e mi sembrava talmente difficile che un’idea del genere potesse realizzarsi, che pensavo fosse folle. Che la ITF e le singole federazioni si mettessero d’accordo e accettassero un cambio così radicale, mi sembrava impossibile. Però quando vedi la passione che tutti ci mettevano allora vai avanti.

Eravamo letteralmente quattro gatti a Orlando il giorno della decisione definitiva e non sinceramente non ci aspettavamo di ottenere un successo del genere. Avevamo raggiunto qualcosa di storico. Ho passato tutta la vita nel mondo del tennis e portare a casa questo risultato è stato… brutale! Io sono convinto che le cose possano andare per il meglio. Alla fine mi trovavo in una situazione comoda, ho fatto il percorso classico per un giocatore una volta appesa la racchetta al chiodo. Ho cominciato a fare il coach, stavo allenando un prospetto notevole come Karen… però mi sono innamorato del progetto. E credo che questo cambiamento sia per il bene del tennis. Quello che vogliamo è che Madrid sia una festa per il tennis. Ed essere parte di questa evoluzione è un privilegio.

Articolo e intervista a cura di Federico Bertelli

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Roland Garros, Tsitsipas: “Ho tirato fuori il mio istinto da combattente nel terzo set”

Stefanos Tsitsipas si è spaventato parecchio contro Musetti: “All’inizio non ero lì con la testa, ero frustrato con me stesso”

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Stefanos Tsitsipas - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Stefanos Tsitsipas ha rischiato di uscire di scena già all’esordio, nella 126esima edizione dello Slam Parigino di Bois de Boulogne. Il greco ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per avere la meglio del nostro Lorenzo Musetti. Il carrarino, come un anno fa negli ottavi con Djokovic, ha incantato magnificamente il Philippe Chatrier portandosi ad un solo parziale dall’impresa di eliminare il finalista della passata edizione. Stefanos però ad un passo dall’esiziale e definitivo abbandono prematuro del secondo Major dell’anno, che dopo un’eccellente stagione sulla terra – con la semifinale di Madrid, l’ultimo atto al Foro Italico ma soprattutto il titolo di bicampione nel Principato monegasco – avrebbe avuto il sapore amaro di un’occasione non colta, si è ritrovato o per meglio dire (come ha ricordato anche lui in conferenza) ha ritrovato il servizio, e si è scosso pienamente riscoprendo il suo instinto brutale di combattente puro sangue. Facendo sempre affidamento alle parole del 23enne ateniese, è stato abbastanza inspiegabile il blackout mentale avuto nella prima parte dell’incontro, anche se seguendo ciò che ha dichiarato Tsitsi, probabilmente la causa è da rintracciare in una mancata capacità di concentrazione sul focus del momento ed una contemporanea esasperazione della proiezione su quello che accadrà. Questi ed altri ancora sono stati i temi toccati in sala stampa dal n. 4 ATP dopo la battaglia di 3ore e 36minuti con il 20enne toscano.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

D: Partita lunga come al solito. Sei abituato a questo tipo di match. Come riesci ad affrontare tali sfide?

Stefanos Tsitsipas: “Devo davvero lavorare per ottenere qualcosa nella vita. Le cose non sono facili. Mi rifiuto di abbandonare la possibilità di provarci. Questo è semplicemente il modo in cui io approccio a queste condizioni. La partita non è mai veramente persa, finché non si conclude realmente, anche quando si è sotto di due set. Ti basta giocare punto dopo punto. Desideri solo che i tuoi sforzi pagheranno a lungo termine. Sai, essere in quella situazione è come, essere su una montagna che devi scalare, e sono stato in grado di arrampicarmi e capace di ritrovare lo slancio in modo costante e coerente con il mio gioco”.

 

D: Conoscendo Lorenzo, lo sapevi che sarebbe stata una partita del genere?

Stefanos Tsitsipas: “Assolutamente sì. L’ho detto. Sa lottare fino in fondo in ogni match. È un giocatore di talento, che ha un bel rovescio a una mano. Conosce il gioco sulla terra battuta. Lui è cresciuto giocando su questi campi. È sicuramente un avversario davvero difficile da affrontare in qualsiasi circostanza”.

D: Qual è stata la chiave della vittoria oggi? Quanto hai fatto in questo incontro, pensi che basterebbe per il prosieguo del torneo?

Stefanos Tsitsipas: “Beh, una volta che ho iniziato a trovare il mio servizio, il quale era davvero spento nel primo set. Forse non nei primi scampoli della partita, ma dopo è completamente crollato. Non lo sentivo per nulla. Questo ha permesso a lui [Musetti, ndr] di potermi allontanare dalla linea di fondo di parecchi metri. Una volta che ho davvero trovato lo slancio sul mio servizio, la mia routine e tutto il resto, sapevo che sarebbe stato tutto diverso, che sarebbe stato quel fiammifero che avrebbe innescato una nuova partita con una diversa inerzia. Sai, mi sentivo come se stessi servendo meglio di lui, creando più opportunità con il mio servizio, e ciò mi permetteva di premere anche di più da fondo campo. Sarebbe stato un po’ ingiusto, dalla mia prospettiva, avere un risultato che non fosse la vittoria”.

D: Qual è il tuo programma prima della prossima partita?

Stefanos Tsitsipas: “Sempre fisioterapia leggera, camminare, attivazione. Domani è un giorno per ricaricarmi e ottenere ancora più energia in vista del giorno successivo”.

D: Hai detto che in campo all’inizio non facevi tutto quello che era in tuo possesso per sentirti bene. Volevo solo capire meglio. Intendevi in un modo fisico, a livello di energie, oppure mentale

Stefanos Tsitsipas: “Modo mentale, assolutamente. Mentalmente, non so cosa fosse esattamente, ma non ero lì sul campo con la testa. Ero da qualche altra parte. Ero frustrato con me stesso. Cosa ho fatto per sentirmi in quel modo o per meritarlo in un palcoscenico come questo, in un Grande Slam, non si sa. O meglio credo e penso di essere stato davvero troppo concentrato sul futuro, pensando ad altre cose invece di essere realmente e pienamente presente in ciò che io stavo facendo in quel momento. Ma il mio istinto di combattente è venuto fuori nel terzo. Non avevo altra scelta, immagino. Ho davvero dovuto tirarlo fuori e andare fino in fondo, per recuperare e centrare il successo”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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evidenza

L’ultima recita di Jo-Wilfred Tsonga: “Non avrei potuto chiedere di meglio”

Un commosso Tsogna saluta tutti, dopo l’abbraccio dei 15.000 del Philippe Chatrier. “Sono tutti molto felici, perché sono finalmente riuscito a piangere”

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Jo-Wilfried Tsonga - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Ieri si è chiusa la carriera di Jo-Wilfried Tsonga dopo la sconfitta contro la testa di serie n.8 Casper Ruud per 6-7, 7-6, 6-2, 7-6. Di seguito l’emozionante conferenza dell’ex tennista francese.

D. Vorrei solo chiederti qual è la tua emozione più grande in questo momento e come ci si sente là fuori in campo al termine del match con la standing ovation dal pubblico.
JO-WILFRIED TSONGA: La mia emozione più grande è stata tutta la partita di oggi e anche dopo. È stato semplicemente fantastico. Il modo in cui la folla mi ha sostenuto oggi, mi ha dato la forza di combattere, ed è quello che ho fatto. Oggi è stata una bella partita per me. Purtroppo non l’ho fatta finire come volevo, ma finisco in campo, giocando come ho fatto per tutta la mia carriera, correndo dietro alla pallina. Sì, è stato emozionante per me, in un certo senso ho finito come volevo finire.

D. Oggi è stato un grande giorno per te. Hai qualche idea sul tuo avversario, Casper Ruud, che ha cercato di fare del suo meglio?
JO-WILFRIED TSONGA: Sì, oggi penso che non fosse una partita facile per lui da giocare contro di me qui davanti alla folla francese. Non è facile, e penso che l’abbia fatto molto bene. Ha giocato un tennis solido, perché penso che oggi sarei riuscito a battere la maggior parte dei giocatori ma non lui. Voglio dire, è sempre appassionato. Gli piace essere in giro. Oggi ha fatto benissimo.

 
Jo-Wilfried Tsonga e Casper Ruud – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

D. Congratulazioni per la tua carriera. Quali sono i tuoi ricordi preferiti? Quale è cosa più importante, l’unica cosa che il tennis ha dato a te?
JO-WILFRIED TSONGA: Per me è stato tutto bello. Tutto il percorso è stato, sai, bello da vivere. Anche il triste momento, anche il momento difficile. Sai, per me, non posso dire che un giorno sia stato migliore di un altro, sai, perché un giorno vinci Paris-Bercy, e il giorno dopo ti senti ancora bene. Così è ancora una buona giornata. Ho passato così tanti bei momenti e penso che la cosa più importante per me era vivere questo con le persone intorno a me ed essere in grado di condividere la tristezza a volte, la felicità. Sì, quello che ricorderò di sicuro, è tutte le relazioni che avevo con le persone intorno.

D. Questo match è stato il simbolo della tua carriera. Hai sempre combattuto. Tu sei sempre stato splendido in campo. 6-5 nel quarto. Poi ti sei fatto male alla spalla. Quindi c’è un po’ tutta la tua carriera in questa partita.
JO-WILFRIED TSONGA: È vero, un po’ di tutto. Bei momenti. C’è quasi come un copione o uno scenario, e infortuni e anche un avversario che era molto solido dall’altra parte. Anche questo fa parte della mia carriera Penso di aver giocato contro giocatori incredibili per tutta la mia carriera. Certo, beh, i primi quattro giocatori ma non solo loro. Anche altri. Del Potro, Cilic, Wawrinka, Ferrer, tutti questi sono duri combattenti. Quindi oggi, beh, sono felice di aver giocato contro Casper. È un giocatore intenso. Penso che sia molto stabile se tu guardi i suoi risultati. È un giocatore solido. Per me, essere stato in grado di combattere contro un solido giocatore per la mia ultima partita è quello che mi aspettavo. Questo è quello che volevo fare. Volevo finire così, in campo, per fare del mio meglio, infortunato o meno. Quando stavo per servire e mi sono reso conto che non potevo mettere il braccio su, poi ho chiamato il fisio. Ma ho pensato, sto andando devo rimanere in campo e finire questa partita. Ecco come volevo finire, in campo, dare il mio miglior tennis. Io penso che questo sia quello che ho fatto. In ogni caso, non ci sarebbe stata una seconda partita, perché oggi ho lasciato tutto in campo.

Benoit Paire, Gael Monfils e Richard Gasquet – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)()

D. Vorrei chiederti una cosa. Questa partita è stata davvero tirata. Durante il tiebreak del secondo set, eri favorito, credo. Lo scenario sarebbe potuto essere diverso se avessi vinto questo set. Lo sapevi che la gente avrebbe festeggiato, per questo la gente era venuta alla tua ultima partita? Eri consapevole di questa possibile celebrazione?
JO-WILFRIED TSONGA: Sapevo che qualcosa sarebbe successo. Sapevo che qualcosa doveva succedere. Non sapevo cosa, non sapevo chi. Per me, è stato abbastanza commovente vedere i miei primi allenatori all’angolo. Anche i miei genitori. Di solito sono abbastanza discreto, e so che non è proprio qualcosa che loro piace, essere visti davanti alla folla. Anche i ragazzi, Gael ha detto che sarebbe venuto. Lui mi ha detto: ‘Non potevo mantenere un segreto’. Non sapevo dei giocatori che sarebbero venuti in campo. Naturalmente stavo pensando a un certo numero di cose, pensando forse questo, forse quello. Ma non volevo pensare anche io molto su questo, perché volevo viverlo davvero il momento, che è quello che ho fatto fino in fondo. Mi sono davvero divertito. Sono tutti molto felici, perché sono finalmente riuscito a piangere. Bene, è un momento che rimane nella mia memoria, ma è così veloce quando ci sei dentro. È difficile vivere il momento che stai vivendo. I miei occhi erano dappertutto. Non sapevo davvero dove andare. Quando rivedrò le immagini in seguito, sarò molto commosso.

D. Bene, a proposito, per favore dicci di più sulla tua mentalità quando stavi giocando questa partita. Eri teso perché pensavi che potesse essere l’ultima o non hai sentito alcuna pressione, perché pensavi che forse quello fosse l’inizio di un’intera serie di vittorie e quindi di totale felicità? Come hai fatto a gestire questo, perché tu sapevi che era il tuo ultimo torneo e la fine della tua carriera?
JO-WILFRIED TSONGA: Beh, è ​​stato abbastanza difficile. Prima dell’inizio della partita, ero con Thierry e mio fratello e un mio amico che è stato con me, Clement Genin, che era con me, fisicamente parlando, dentro gli ultimi mesi. Ogni volta ci guardavamo negli occhi ci siamo resi conto che forse quella era la mia ultima volta che avrei giocato nel centrale dello Philippe Chatrier. Quindi è dura. Ero in campo. Ma emotivamente parlando, ero in una condizione molto speciale. Ho pensato, ‘no, no, no, non ora, non ora, devi provarci. Volevi essere qui. Volevi combattere fino all’ultimo punto. Non c’è tempo per le emozioni ora’. Quindi potevo sentire le lacrime nei miei occhi, ma poi quando ero in campo, come ho detto prima, devi andare, ed è stato un bene per me. Ho detto, c’è una partita da giocare. Questo è quello che ho fatto.

D. Ora, quello che è successo è stato molto importante, ma vorrei parlare di quello che verrà dopo. Che dire di questa sera, i giorni a venire? I mesi a venire? E poi questa nuova pagina bianca, una nuova vita per te. Cosa diresti del tuo futuro in breve, medio e lungo periodo?
JO-WILFRIED TSONGA: A breve termine, beh, non ti inviterò. Potresti non essere in grado di trovare la strada di casa. Scherzi a parte, a breve festeggerò con i miei amici. Molte persone sono venute da lontano per vedermi e per festeggiare. Allora mi godrò la serata. Domani ho degli esami, perché credo di essermi fatto davvero male alla spalla. Poi mi godrò l’estate in Europa. prenderò una pausa e continuerò a sviluppare l’accademia con Thierry. Continuerò e organizzerò i tornei qui in Francia, il torneo ATP e basta. E inoltre colgo l’occasione per incontrare tutti queste persone che non ho potuto incontrare in questi anni e che mi sono mancate

D. Ora hai assaggiato un match di alto livello sul centrale con un sacco di folla che ti sostiene. Che cosa ti mancherà alla fine della tua carriera? Cosa ti mancherà nella tua vita da giocatore?
JO-WILFRIED TSONGA: Bene, l’hai detto. È adrenalina, per entrare in un grande campo come questo, adrenalina che puoi sentire quando hai 15.000 persone che gridano il tuo nome, sostenendoti in campo. Quello che è successo a me è abbastanza improbabile. Fisicamente non mi sentivo così bene di recente, ma oggi, come ho detto prima, oggi o negli ultimi due o tre giorni, sono stato meglio. E non mi sentivo così da molto, molto tempo. Penso che sia grazie a tutto questo, cioè a tutte queste persone che mi sostengono, e la mania, la passione, le persone sugli spalti. Era pura follia oggi. Una delle migliori atmosfere che ho visto nella mia carriera, ed è la mia ultima partita. Non avrei potuto chiedere di meglio. Non potevo chiedere una sceneggiatura migliore, a parte il fatto che avrei potuto vincere. Beh, francamente, questo è ciò che mi mancherà, il contatto con la folla. E anche con quelli che mi hanno sostenuto per tutti questi anni.

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Roland Garros, Cecchinato: “È stata una vittoria di testa”

Soddisfatto della vittoria in rimonta, Marco Cecchinato racconta le difficoltà del rientro dopo l’infortunio: “Non è stato facile, la parola d’ordine è stata ed è sacrificio”

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Marco Cecchinato - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

È un Marco Cecchinato visibilmente soddisfatto per la vittoria in rimonta al quinto su Andujar quello che si presenta in sala stampa dopo il match. Spiegando come sia riuscito nell’impresa. ”Una vittoria di testa, la forza per rimontare l’ho trovata nella testa. Peccato per i primi due set, dove in entrambi ero al comando nel punteggio. Ma sono contento perché nonostante le tante occasioni sprecate sono riuscite a vincere da due set sotto. E poi con un terraiolo come lui che non molla un punto, ci ha provato fino alla fine, cercando di cambiare qualcosa anche sul 5-0 nel quinto. Sono molto soddisfatto di questa vittoria.”

Gli viene ricordato che anche nel 2018, l’anno della semifinale, al primo turno aveva vinto rimontando due set. Il tennista palermitano sta al gioco: “Ora vado a dire a Max Sartori che l’ho fatto apposta di andare due set a zero sotto. Devo dire che sono arrivato qui con buone sensazioni. Ho ricominciato a giocare benino, ho battuto Thiem, che è in difficoltà ma devi sempre batterlo, e Cuevas. Non è stato facile dopo i tre mesi di stop, per me era il primo infortunio ed è stato difficile rientrare, non credevo così tanto. Ma con Max abbiamo deciso di intraprendere un percorso, anche cambiando un po’ i programmi di inizio anno.”

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Gli chiediamo se ci sia una parola chiave con cui possa sintetizzare il percorso intrapreso con Sartori a cui ha accennato: “Beh, la parola più importante è sacrificio. Per me dopo l’infortunio l’importante è stato allenarmi e stare lì, in un momento in cui ho perso per undici volte di fila al primo turno. Ho giocato anche un po’ da infortunato per provare a sentire le emozioni, le sensazioni del match. Questa è stata una nostra scelta che non è stata facile, non è mai bello perdere al primo turno. Ma era necessario, era necessario questo sacrificio per ripartire e questa deve essere la parola chiave fino alla fine dell’anno”.

 

Chiudiamo con l’osservazione che sul campo non c’era solo la solita rappresentanza di tifosi italiani a sostenerlo, ma anche un rumoroso gruppo di tifosi locali: “Vero, mi porto dietro un po’ di fans parigini da tanti anni. Qui è sempre bello tornare, anche negli anni scorsi ho sempre avuto un tifo pazzesco e mi fa piacere, mi fa stare bene in campo.”

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