Social media e appetibilità: la ricetta di Kosmos per rilanciare la Coppa Davis

Interviste

Social media e appetibilità: la ricetta di Kosmos per rilanciare la Coppa Davis

Seconda parte dell’intervista esclusiva con Javier Alonso e Galo Blanco. “La strategia alla base della nuova Davis è quella di attirare un pubblico più giovane”. La flessibilità nella gestione dei diritti TV e i problemi del ‘prodotto tennis’

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Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @KosmosTennis)

Nella prima parte dell’intervista esclusiva con Javier Alonso e Galo Blanco (che trovate cliccando su questo link) si è parlato della vision di Kosmos, delle discussioni con ITF e ATP e della prospettiva sportiva della nuova Coppa Davis. In questa seconda e ultima parte, la sostenibilità economica, i diritti televisivi, la profilazione degli utenti e i social media.


LA PROSPETTIVA ECONOMICA


Quando sono usciti i numeri della vostra offerta da tre miliardi di euro per 25 anni si è subito levato un bel po’ di rumore mediatico…
Alonso: Non so da dove sia venuto fuori quel numero, visto che è un numero molto ‘markettaro’. In pratica quel numero è la somma di tutte le spese che sosterremo, in termini di diritti all’ITF, premi ai giocatori, più tutti i vari costi. È la somma di tutto. Ma al di là del numero esatto c’è una cosa che vorrei sottolineare: questo progetto si sarebbe potuto fare perfettamente anche senza la ITF. Se avessimo messo a disposizione questo denaro direttamente ai giocatori saremmo riusciti comunque a organizzare l’evento. Noi però abbiamo sempre creduto fin dal principio che per la sostenibilità di questo progetto fosse necessario garantire una sostenibilità a lungo termine anche al movimento tennistico.

E mantenere il rapporto con la ITF in questo caso era sensato per poter sostenere le federazioni e quindi anche un mantenimento del livello del gioco, in un’epoca in cui giocare a tennis ad alto livello diventa sempre più costoso e non certo alla portata di tutti. Questo circolo vizioso potrebbe essere mortale alla fine per il tennis stesso come sport agonistico d’elite. E su questo faccio un esempio personale. Io a 12 anni ho potuto usufruire di una borsa di studio della federazione spagnola per poter venire a Barcellona ad allenarmi con i migliori. E se non fosse stato per quella opportunità me ne sarei rimasto nel mio paesino sperduto e non sarei diventato un tennista professionista.

Parlando in termini di sostenibilità economica, quali sono le fonti di ricavo che avete pensato? E come avete immaginato la gestione dei diritti, anche in relazione ai nuovi media, contenuti OTT? (Per OTT si intende la modalità di distribuzione dei media via internet, scavalcando la distribuzione tradizionale. Un esempio recente è DAZN ad esempio, ndr).
Alonso: Non credo che ci sia nessuno che sappia dove andrà il mondo della televisione nel futuro. Adesso c’è molta gente che parla di OTT, che è un formato molto valido. Però capire come sarà il mix distributivo e di consumo da qui a 5 a 10 anni penso che nessuno sia in grado di prevederlo. Ad esempio in Spagna adesso si sta verificando il caso di una società che distribuisce contenuti OTT come Netflix attraverso il canale di Movistar. Le varianti agli scenari base sono molteplici. Il futuro sarà OTT, piuttosto che pay-tv o free-to-air? Non lo so, sarà probabilmente di tutto un po’ e le cose varieranno da mercato a mercato.

Ad esempio in Inghilterra, che è un mercato già più maturo nel pay-tv, hai parecchio consumo di questa tipologia. A livello di business plan come ricavi sicuramente i diritti sono una linea di business, sponsoring è un’altra, abbiamo ricevuto dei contributi dalla comunità di Madrid per poter organizzare l’evento nella capitale spagnola, visto l’indotto che si potrebbe generare sul territorio. Abbiamo le attività di vendita di biglietti e di hospitality. Riteniamo che nel medio termine ci siano parecchi elementi che giocano a nostro favore. Nel breve abbiamo invece ereditato i contratti della ITF che però nel giro di tre anni spireranno. Di conseguenza nel giro di qualche anno avremmo le mani libere per poter commercializzare secondo i nostri canoni l’evento.

 

Quindi siete sulla stessa lunghezza d’onda di altre organizzazioni che gestiscono diritti sportivi come la Premier League, le leghe professionistiche americane. In altre parole la vostra idea è quella di cercare di superare l’attuale frammentazione nella vendita dei diritti del tennis e avere una strategia globale per vendere il prodotto?
Alonso: Sì, è un buon punto. Noi stiamo commercializzando i diritti in diversi territori e ogni realtà è distinta. In Italia c’è il canale della federazione in free-to-air e in quel caso è il logico approdo. In Germania, Svizzera e Giappone ci stiamo orientando su DAZN invece. ATP media cerca di commercializzare i tornei di classe 500 e 1000. Ma d’altro canto ci sono i tornei del Grande Slam che fanno storia a sé. Questa atomizzazione obbliga i canali che vogliono distribuire il prodotto tennis a intavolare negoziazioni diverse con soggetti diversi, con svantaggi sia per la domanda che per l’offerta. Dal punto di vista dell’offerta di tennis, non viene presentato un prodotto completo ma solo delle porzioni. Dal punto di vista della domanda di tennis, è difficile avere un pacchetto completo e questo disorienta anche i consumatori, che a seconda dei tornei devono saltare da un canale all’altro.

Adesso basicamente vendete diritti, ma state pensando di evolvere verso un modello più sofisticato, come DAZN per intenderci? Pensate di proporre la vostra applicazione OTT indipendente per vedere le partite via internet?
Alonso: È sempre il solito discorso, non si può prevedere come sarà di preciso lo sviluppo nel panorama dei media, anche se ci sono delle linee di tendenza. Per quanto ci riguarda sicuramente provvederemo a sviluppare la nostra OTT, non so ancora se sarà disponibile già dal primo anno, ma sicuramente dal 2020 sarà in linea. È vero che ci sono territori difficili da raggiungere. Inoltre ci sono utenti che hanno una necessità di consumo più specifico che meglio si soddisfa via OTT. Io vengo da una lunga esperienza in Dorna (Motogp) e lì succedeva che anche in paesi dove il consumo televisivo era consolidato, vi era una porzione di utenti che desiderava la personalizzazione nel consumo che poteva dare una OTT. La carta vincente di una OTT è che può fornire molti più contenuti di una televisione normale.

E in relazione al tema dello sfruttamento dei dati cosa ci potete dire? Ad esempio la Liga sta sviluppando modelli di profilazione avanzati per raccogliere informazioni sugli utenti, sulle loro caratteristiche, le loro preferenze e i loro modelli di consumo. Come pensate di declinare questi temi?
Alonso: Rakuten (un’azienda giapponese di commercio elettronico con sede a Tokyo in Giappone e già sponsor del Barcelona, ndr) è socia di Kosmos. Per loro la gestione di grandi moli di dati è la normalità e ci stanno aiutando in questo. Il problema nel tennis e nel mondo dello sport in generale, è che le nuove generazione sempre meno si siedono davanti a un televisore a guardare un evento senza interruzioni. Quindi la leva dei social media nel promozionare e accompagnare l’evento sportivo è un fattore chiave. L’aspetto social connesso all’evento sportivo è sempre più imprescindibile nel lungo termine, specie considerando l’atomizzazione del consumo a singoli frammenti.

SOCIAL E MODALITÀ DI CONSUMO


Questo tema delle differenti modalità di consumo fra generazioni è interessante. Ho letto di studi che stimano l’età media dei consumatori degli eventi tennistici in continuo aumento. Detto in altri termini è come se vi fosse uno zoccolo duro di appassionati che si è formato negli anni 80-90, che rappresenta il nucleo degli appassionati. E che al tennis sta costando molto cercare di agganciare l’interesse delle nuove generazioni.
Alonso: In realtà è un fenomeno che riguarda un po’ lo sport in generale. Questo problema ad esempio è lo stesso della Formula 1. Quanti ragazzini sono appassionati di F1 al giorno d’oggi? Prendiamo anche il calcio: io credo che mio figlio di 19 anni non abbia mai visto un match di tennis di tre ore per intero. E che anche una partita di calcio non la riuscirebbe a vedere senza metterci sopra delle interazioni social. Giusto per rimanere con questo caso concreto, credo che mio figlio normalmente guardi un paio di partite per volta, con il tablet nell’altra mano per poterle commentare. Figurati che differenza con me, che mi accontento di guardarmi il ‘Barca’ con una birra in mano! Però scherzi a parte questa è la realtà, e questa è la direzione verso cui ci stiamo muovendo. Pertanto il consumo di sport sarà sempre più influenzato dai social media. Nel futuro vedo sempre più difficile che il consumatore fruisca per intero dell’evento sportivo in sé.

Di conseguenza il problema è che la competizione non è più solo con gli altri sport, ma è una competizione che va a finire sull’intero mondo dell’entertainment, Netflix e videogiochi inclusi quindi.
Alonso: Corretto, lo sport è intrattenimento. Però il vantaggio competitivo dello sport è che è reale e in diretta, mentre le serie ad esempio, a meno di rari casi di fenomeni di costume come ‘Games of Thrones’, sono finzione. Lo sport è autentico e non si può sapere in anticipo il risultato di una partita. Ad esempio quando c’è stato l’ultimo match fra Nadal e Ferrer a Barcellona, non si può prevedere il momento dell’abbraccio fra i due, gli applausi di Rafa e la bandana lasciata sul campo da Ferru. Ed è li che trovi la connessione con la gente. È reale, sta succedendo ed è imprevedibile.

E quindi conta anche tutto quello che gira attorno?
Alonso: Assolutamente. Lo sport è importante, l’evento è importante, ma lo si deve accompagnare con tutto l’intrattenimento che si deve dare sia a chi si trova on site, sia a quelli che si trovano off site. Non ci siamo posti obiettivi da raggiungere in termini di metriche di successo sui social media. Però ci siamo posti come obiettivo quello di voltare pagina rispetto all’approccio attuale della Davis sul tema dei contenuti e della loro trasmissione sui social. Oggi riuscire a far sì che alcune centinaia di migliaia di persone vedano dei video connessi all’evento, ha lo stesso impatto di un’audience televisiva.

SENSAZIONI FINALI


Insomma, è affascinante il fatto di dare il via a un’esperienza completamente nuova…
Alonso: Senza dubbio. E sai una cosa per concludere? Qua in Kosmos abbiamo gente che se ne intende di tennis: abbiamo Galo, una ragazza che giocava in Fed Cup, ma non abbiamo solo gente che viene da quel mondo. Quello che abbiamo qua è un gruppo di persone appassionati di sport, con background diversi l’uno dall’altro. La visione del tennis a volte è un po’ antiquata. La nostra addetta stampa ad esempio viene da Red Bull Spagna, io vengo come vi dicevo dal mondo della MotoGp, abbiamo gente che viene dal calcio, altri dal nuoto. Con il bagaglio che ognuno si porta dietro possiamo contribuire a fornire una visione diversa per il mondo del tennis. Vederlo da fuori ti aiuta ad evolverlo. Io sono arrivato da un altro mondo dove si organizzano eventi di grande impatto, ma che seguono logiche diverse. Alla fine si tratta di trovare il modo di raccontare le cose in una maniera diversa. Il tennis ha una stagione lunghissima, va avanti praticamente tutto l’anno, ci sono partite praticamente sempre, e la sfida sarà proprio trovare il modo di raccontarlo con format diversi.

Beh mi sta venendo voglia di fare un ultimo paio di domande: visto che lei viene da Dorna, quali sono le 2-3 cose che più l’hanno impattata nel cambiare ambito e lavorare qua a Kosmos sul tennis?
Alonso: Una cosa forse è l’atomizzazione del mondo del tennis, il fatto che non ci sia una linea comune che tutti seguono. Se il tennis trovasse un minimo di comunione di intenti fra i vari soggetti la qualità del prodotto per i consumatori aumenterebbe. Credo che il tennis abbia potenziale per andare molto più in là di ora. Il calcio è chiaramente anni luce avanti come impatto e come giro d’affari. Ma il tennis non è centinaia di volte meno seguito del calcio, come la vendita dei diritti televisivi lascerebbe intendere. Wimbledon lavora da solo, così il Roland Garros e così tutti gli altri. Ognuna fa la sua campagna e organizza i suoi sforzi, e tutti lottano gli uni contro gli altri in un gioco a somma zero. E non sono convinto che questo sia buono per il tennis. E anche per i consumatori tutto ciò genera un gran confusione.

I consumatori non possono appoggiarsi ad un singolo fornitore di servizi. Ad esempio Wimbledon in Spagna lo trovi su Movistar, alcuni tornei sono sul canale sportivo della televisione pubblica. Io a priori non so dove vedere gli eventi, né a che ora, né chi giocherà. Nel calcio invece è chiaro come, quando e chi gioca. E poi c’è il discorso che ovviamente se vedo giocare Cristiano Ronaldo è una cosa, se vedo giocare Chiellini è un’altra. Stesso discorso nel tennis, l’effetto traino per un evento, che ci sia Nadal o Federer, è impareggiabile. E oggi giorno è complicato sapere chi giocherà. Con la nuova formula della Davis per lo meno abbiamo introdotto qualche elemento di chiarezza: con mesi di anticipo si sa già quali nazioni competeranno nella fase finale.

Visto che siamo in argomento, quando si saprà in concreto chi giocherà per la Spagna. Ad esempio, Nadal ci sarà?
Alonso: Questo dipende dal capitano. Il limite che abbiamo dato per la fase finale è di 21 giorni prima dell’inizio, ovvero 21 giorni prima del 18 novembre. Al più tardi quindi a fine ottobre si saprà quale sarà la lista dei convocati. In un mondo ideale dovrebbe esserci una garanzia che i giocatori meglio classificati giochino i tornei più importanti.

In chiusura un’ultima domanda per Galo: come ha pensato di passare dal ruolo di coach (allenava Karen Khachanov, ndr) a questo ruolo più manageriale, che è un po’ diverso?
Blanco: Un po’ sì effettivamente (ride). Come ti ha spiegato Javier tutto è cominciato alcuni anni fa: quando mi hanno raccontato di cosa si trattava ho subito trovato il progetto affascinante. Mi sembrava affascinante perché vedevo la decadenza della Davis e mi sembrava talmente difficile che un’idea del genere potesse realizzarsi, che pensavo fosse folle. Che la ITF e le singole federazioni si mettessero d’accordo e accettassero un cambio così radicale, mi sembrava impossibile. Però quando vedi la passione che tutti ci mettevano allora vai avanti.

Eravamo letteralmente quattro gatti a Orlando il giorno della decisione definitiva e non sinceramente non ci aspettavamo di ottenere un successo del genere. Avevamo raggiunto qualcosa di storico. Ho passato tutta la vita nel mondo del tennis e portare a casa questo risultato è stato… brutale! Io sono convinto che le cose possano andare per il meglio. Alla fine mi trovavo in una situazione comoda, ho fatto il percorso classico per un giocatore una volta appesa la racchetta al chiodo. Ho cominciato a fare il coach, stavo allenando un prospetto notevole come Karen… però mi sono innamorato del progetto. E credo che questo cambiamento sia per il bene del tennis. Quello che vogliamo è che Madrid sia una festa per il tennis. Ed essere parte di questa evoluzione è un privilegio.

Articolo e intervista a cura di Federico Bertelli

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Halep: “La mia miglior partita. Ora potrò venire a Wimbledon anche solo per mangiare!”

LONDRA – Halep felicissima di entrare nel Club di Wimbledon, è la prima rumena a vincere ai Championships. “In Romania non abbiamo campi in erba! Tiriac mi ha sempre sostenuta”

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Diventare membri del The All England Lawn Tennis Club è un onore di cui Simona Halep oggi potrà fregiarsi.È sempre stato il mio sogno vincere questo torneo, quando avevo 12 anni mia mamma mi diceva sempre, se vuoi diventare qualcuno nel tennis devi vincere Wimbledon, e così ho fatto. Quindi grazie ai miei genitori!”.

E per lei è stata un’ulteriore motivazione. Nello spogliatoio mi hanno ricordato che se avessi vinto il titolo, avrei avuto la ‘membership’ del circolo a vita, ed è stata una bella motivazione! Non mi sembra vero che potrò tornare qui quando lo vorrò, anche solo per pranzare o cenare. E potrò andare nel Royal Box! Lo volevo fortemente, quando ho iniziato il torneo ho detto a tutti che sognavo di diventare membro del Club e ci sono riuscita“.

 

La chiave vincente della partita è stata la mentalità propositiva che Simona ha messo in campo sin dal primo quindici. Ho cercato di essere aggressiva dall’inizio perché lei è fortissima e potente. Ho giocato sicuramente il miglior match della mia vita. Serena è un’inspirazione per tutte noi ma io ho cercato di essere concentrata su me stessa, di essere positiva e rilassata per tutta la partita. Ho giocato ogni punto senza pensare al punteggio. Quando ho visto 5-2 ho detto ok è vero. Ho deciso stamattina come giocare, ho giocato molte volte contro di lei e so quanto è dura. Ho davvero creduto di avere la chance di vincere. Non avevo nessun pensiero negativo, sono riuscita a controllare le emozioni e concentrarmi sulla partita, sentivo molto bene la palla e ho cercato di essere positiva e di mettermi nelle condizioni di giocare al meglio”.

La vittoria al Roland Garros dello scorso anno è sicuramente stata una svolta per la rumena, che le ha consentito di giocare le finali importanti con meno pressioni. “Le finali che ho perso in passato mi hanno aiutato ad affrontare le finali in modo diverso, ho imparato ad affrontarle come una partita normale, senza pensare al trofeo in palio. Sicuramente dopo aver vinto il primo slam ho cominciato a pensare che avrei potuto vincerne altri. Ma lo scorso anno ero esausta e ho dovuto prendere una lunga vacanza per rilassarmi come persona più che come giocatrice. Sento però che, al di là del match di oggi, posso ancora migliorare e sono molto motivata a farlo”.

Dopo la vittoria su Nadal, Roger Federer si era espresso in maniera molto positiva su Simona invitandola ad avere una mentalità vincente anche se aveva di fronte una campionessa come Serena Williams.È stato molto carino con me e le sue parole sono state di aiuto e supporto per me“.

Simona è la prima rumena a vincere i Championships, Nastase perse in finale in cinque set da Smith. “Cosa accadrà in Romania al mio ritorno? Non lo so, penso più o meno quello che successe quando ho vinto a Parigi. Intanto domani ho la cena dei campioni! In Romania non abbiamo nemmeno un campo in erba, quindi è difficile pensare di poter vincere Wimbledon, ma tutti sanno che torneo è questo. Tiriac mi ha aiutato dal 2014 quando persi da Sharapova in finale a Madrid e mi disse che avrei avuto un grande futuro. Stamattina mi ha detto che dovevo godermi la giornata, ma era molto felice dopo e mi ha anche dato un buffetto”.

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Serena Williams: “Non penso più ai record, vado in campo e gioco meglio che posso”

LONDRA – Le dichiarazioni di Serena Williams dopo la sconfitta in finale contro Simona Halep. “Non credo che oggi avrei potuto fare cose diverse. Sono sulla strada giusta per tornare quella che ero”

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Serena Williams - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Alla terza finale Slam perduta, e nettamente, nell’ultimo anno o poco più, Serena Williams affronta i taccuini dei reporter con grande calma e pacatezza dopo aver smaltito l’adrenalina del match e aver probabilmente realizzato che un’altra chance se n’è andata per aumentare il numero dei suoi titoli. “Lei ha giocato alla grande, ma non è una sorpresa che qualcuno giochi bene contro di me – ha detto la fuoriclasse americana – ho provato a fare delle variazioni, ma ho sbagliato troppo perché il mio gioco potesse funzionare. Penso che lei abbia difeso benissimo, e io sono andata fuorigiri perché ritornava davvero tutto, tiravo troppo forte. Ho una strategia contro chi gioca a quel modo, ma ci sono arrivata tardi”.

Serena Williams non ha ancora vinto un torneo dal suo rientro alle competizioni successivo alla gravidanza: “Non lo so, devo trovare il modo di vincere qualche finale, magari anche fuori dagli Slam aiuterebbe. Sicuramente, beh, non posso dare la colpa a ragioni fisiche, stavo bene all’inizio del torneo, ora posso solo andare avanti. Tutte le sconfitte sono dure, ma quando qualcuno gioca così bene, c’è poco da fare, devi accettare che è la loro giornata. Stamattina stavo bene, non avevo pensieri particolari, non ho fatto nulla fuori dall’ordinario. Rispetto a quando avevo vent’anni è diverso, non è che ci si aspetti che io vinca sempre, anche andare in finale è una lotta. Non sono più tesa o nulla, semplicemente la mia avversaria ha giocato troppo bene”.

Nessun problema fisico per lei, che ora ha in programma di passare ad allenarsi sul cemento in vista dello US Open: “Sono felice di potermi allenare e giocare senza problemi. Il tempo passa, non lo so se diventerà sempre più difficile vincere, in realtà non ci penso. Puoi solo andare là fuori e fare del tuo meglio. In campo sapevo che lei stava dando tutto, e mi chiedevo se sarei stata capace anch’io di alzare il mio livello. Mi sono impegnata tanto in queste due settimane, non credo che oggi avrei potuto fare cose diverse. Dopo essere diventata madre, le cose sono diverse, ma mi sento comunque ancora molto competitiva, e sono sulla strada giusta per ritornare quella che ero”.

 

Il suo programma per la prossima estate sul duro americano prevede solamente i due tornei più importanti prima di Flushing Meadows: “Giocherò Toronto e Cincinnati, non penso di aver bisogno di giocare San Jose, devo tutelare le mie ginocchia sul duro. Ma adesso sto bene”. Le è stato chiesto se l’incitamento del pubblico l’abbia influenzata durante la partita: “Sicuramente ho sentito l’affetto di tutti, e il loro supporto. Ho sentito uno che ha gridato ‘Serena svegliati’, ma insomma, non stavo dormendo, penso!”.

A chiusura della conferenza stampa, una reporter ha citato le dichiarazioni di Billie Jean King e di altri personaggi del tennis che avrebbero suggerito a Serena di ‘smettere di essere una celebrità per combattere le disuguaglianze e concentrarsi sul tennis’. Lapidariamente Williams ha risposto: “Il giorno in cui smetterò di lottare per l’uguaglianza e per i diritti delle persone che sono come me e te [donna e nera], vuol dire che sarò nella mia tomba“.

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Djokovic: “Dopo quello che ho vinto, potrei anche smettere… ma io mi diverto ancora!”

Grazie alla vittoria contro Bautista Agut, Nole raggiunge la sua sesta finale a Wimbledon: “Ho ancora grandi motivazioni, voglio fare la storia di questo sport”. Sfiderà Federer: “Ti fa giocare ogni punto sotto pressione”

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Come è andata oggi? Puoi descrivere com’è stata la partita? Difficile oppure…
Beh, giocare la semifinale è stato difficile per entrambi, sia per me che per Bautista. Ho perso da lui due volte quest’anno, su superfici diverse.
A un certo punto del match, la partita sarebbe potuta andare in entrambe le direzioni. Eravamo molto vicini nel terzo set. Ci sono stati un paio di game molto lunghi, come quando avevo il break a favore e ho rischiato di perdere la battuta: lì c’è stato uno scambio molto lungo ma sono riuscito ad uscirne con un vincente lungolinea di rovescio. Vincere quel game è stato cruciale. Mi ha dato più sicurezza e mi ha fatto sentire sollevato, sono riuscito a colpire con più scioltezza nei game successivi. Il quarto set è stato il migliore. Sono molto soddisfatto di come sono riuscito a chiudere il match. Penso che Bautista abbia molte qualità tecniche, ma è molto solido anche mentalmente. È centrato. Non vedrai mai degli scatti d’ira o dei momenti di sconforto da parte sua. Ho molto rispetto per lui. Penso che sia molto sottovalutato, come giocatore. Sicuramente ha meritato di arrivare alle semifinali. Gli auguro il meglio.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dopo tutti i traguardi raggiunti, e considerando che il tuo gioco è ancora solido, quale record, personale o meno, ti piacerebbe battere?
La cosa più importante, la più grande motivazione, è ancora quella di scendere in campo traendo piacere da quello che faccio. Lo so, è un cliché. Lo dicono in molti. Ma continuo a credere che sia essenziale. Senza quel sentimento, non si possono raggiungere dei buoni risultati, verrebbe a mancare la magia. Non vedo tutto questo come un lavoro. Ho fatto abbastanza nella mia carriera, quindi in teoria potrei smettere di giocare a tennis in ogni momento. Se non lo faccio, è per le ragioni di cui ho parlato prima. Ripeto, la ragione per cui gioco è perché ancora mi diverto. Ho il supporto della mia famiglia. Naturalmente, ho ancora il desiderio di fare la storia di questo sport. Vorrei avere la possibilità di vincere il maggior numero di titoli del Grande Slam cui parteciperò. Queste sono probabilmente le mie maggiori ambizioni. E poi, diventare il numero con il maggior numero di settimane al vertice.

Sei sembrato frustrato durante alcuni momenti della partita. Ce l’avevi con te stesso? Non eri soddisfatto della racchetta? Qualcosa che aveva a che fare col pubblico?
Niente di particolare. Penso che si passino momenti del genere, pieni di emozioni, soprattutto durante match importanti come questo. O meglio, questo vale per me. A volte le emozioni escono e diventano manifeste, a volte no. Niente di particolare. C’è sempre qualcosa che tende a farti uscire dalla “comfort zone”. Ogni tanto ti senti frustrato. L’importante è uscire velocemente da certe situazioni.

 

In qualità di plurivincitore di questo torneo, hai sentito una certa mancanza di affetto e rispetto da parte del Campo Centrale nei tuoi confronti? Questo ti ha paradossalmente aiutato a ‘tornare in palla’?
No… voglio dire… guarda: mi sono concentrato su quello che dovevo fare. In certi momenti il pubblico voleva vedere Bautista tornare in partita, forse anche andare in vantaggio visto che partiva sfavorito. Lo capisco. Ma ho avuto molto supporto da queste parti nel corso degli anni, quindi non posso lamentarmi.

Hai parlato dell’importanza del concetto di visualizzazione nella tua preparazione. In questo torneo hai affrontato molti giocatori giovani, alcuni veterani. In finale, affronterai qualcuno che conosci molto bene…
… uno dei ragazzi della Next Gen! (Nole interviene ridendo, ndr)

Sono curioso: come incide, l’esperienza del tuo avversario, su questo processo di visualizzazione?
È parte della mia routine pre-partita; lo faccio anche in campo. Penso che lo facciamo tutti, alcuni consciamente, altri no. Penso sia normale, quando qualcosa ti sta molto a cuore: vuoi prepararti nel modo migliore possibile. Specialmente durante i cambi campo, visualizzo ed immagino come potrebbero essere il punto o il game successivo. È un po’ una battaglia con se stessi. Penso che la prima vittoria sia proprio contro se stessi, e quello che accade al di fuori è, mi viene da dire, una conseguenza o una manifestazione di quel pensiero interiore. La visualizzazione è una parte di questa preparazione mentale, è molto molto importante per me. La uso continuamente.

Guardando alla finale, qual è il pericolo più grande nell’affrontare Federer o Nadal?
Beh, prima di tutto non ho scelta, sarà uno di loro. Mi sembra che siano in pareggio, al momento, quindi sarà interessante vedere chi la spunterà (Federer, ndr). Nadal sta giocando molto bene sull’erba, storicamente non la sua superficie preferita. Sta facendo molto bene. Con lui negli ultimi due anni ho giocato match molto tirati, come quello dell’anno scorso in semifinale. Se giocherò contro di lui, non mi aspetto niente di meno di quanto successo l’anno scorso. Federer, beh, sappiamo tutti quanto sia forte su ogni superficie, specialmente su questa. L’erba è la superficie che fa emergere il suo gioco al meglio. Gli piace giocare con questa velocità. Prende il tempo all’avversario con il suo anticipo. Non ti dà punti di riferimento. Ti fa giocare impiccato su ogni punto. Per giocatori come me e Nadal, gente a cui piace avere un po’ più di tempo, è una pressione costante con cui dover fare i conti. Ho giocato con lui un paio di finali epiche negli anni, quindi so cosa aspettarmi.

Se ti trovassi in una situazione simile domenica, con il pubblico largamente schierato a favore del tuo rivale, sei convinto di riuscire a contenere le tue frustrazioni, durante le fasi concitate della finale?
Non sarà la prima volta che giocherò contro Nadal o Federer nel Campo Centrale, l’ho già fatto molte volte. Come ho detto, so cosa aspettarmi. Sarò là fuori e combatterò con tutto quello che ho. È la finale di Wimbledon. Questo è il tipo di match che ho sempre immaginato quando ero soltanto un ragazzo con una racchetta, è ciò di cui ho sempre desiderato far parte. Questo è ciò per cui ho lavorato. Volevo essere in questa posizione. Ho la possibilità di combattere per il trofeo. A prescindere da chi ci sarà oltre la rete o da cosa succederà attorno, darò il massimo.

Cambia qualcosa nel tuo approccio alla finale, con Roger o Rafa ad aspettarti? Le sensazioni sono sempre le stesse? Pensi a qualcosa di diverso rispetto al solito o è semplicemente un’altra finale di Wimbledon?
Beh, diciamo che cercherò di adottare l’approccio che mi stai suggerendo: è solo un’altra finale di Wimbledon. Temo però che le emozioni coinvolte saranno ben altre. Come ho detto, penso di aver giocato contro Roger già due volte, in finale. Una l’ho giocata anche con Rafa nel 2011. Ho una striscia positiva contro di loro, nelle finali. Ad ogni modo, sono i due più grandi rivali che io abbia avuto in carriera. Naturalmente sarò agitato, nervoso e vivrò tutte le emozioni che possono venirti in mente. Dovrò fare del mio meglio per controllare queste emozioni in un modo che mi permetta di far uscire il mio miglior tennis, preferibilmente lungo tutto il match.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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