Sharapova e Muguruza, campionesse in disarmo a Wimbledon

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Sharapova e Muguruza, campionesse in disarmo a Wimbledon

La russa si ritira sotto 5-0 nel terzo set, un gesto non troppo elegante. Muguruza ci capisce poco e va a casa pure lei

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Maria Sharapova - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nella giornata del sogno coronato da Giulia Gatto-Monticone, che calcando per la prima volta l’erba del campo centrale è persino riuscita a imporre a Serena Williams una chiusura in affanno, il torneo femminile non ha subito grossi scossoni. Non per quanto attiene alle giocatrici favorite alla vigilia, ma un paio di cadute illustri ci sono state. Si tratta di due ex campionesse di Wimbledon: una delle due persino spogliata dello status di testa di serie, Maria Sharapova, e l’altra non molto meno lontana dal livello che servirebbe per vincere uno Slam, Garbine Muguruza.

La carrellata parte proprio dalla giocatrice spagnola impegnata contro il tank brasiliano Beatriz Haddad Maia. Altra brutta battuta d’arresto per l’allieva di un sempre più corrucciato Sam Sumyk, visto in tribuna in occhiale scuro intento a lisciarsi meditabondo la barba incolta, anche se andrebbe sottolineata la notevolissima prestazione della numero 121 WTA, provvista peraltro di un gran servizio mancino e di un tennis potente tanto adatto ai prati quanto anomalo per colleghe di simile provenienza.

Già a forte rischio eliminazione durante il secondo turno qualificatorio nella sfida ad Anna Zaja, alla quale è stata costretta a rimontare di fretta e furia un set e un break di svantaggio, Haddad Maia è stata molto brava a giocar bene i punti sotto pressione, che poi sono quelli che fanno vincere o perdere i match: menzione particolare per la resistenza opposta a metà secondo set, nel momento in cui Muguruza, alzato il livello del proprio spento tennis per salvare tre palle break consecutive nel settimo gioco, si è portata sul trenta pari in quello successivo provando a insinuare nell’avversaria la famosa paura di vincere: nulla da fare e match sfuggito di lì a poco nel modo peggiore, con un doppio fallo. Secondo turno lo scorso anno; primo turno quest’anno: per una che ventiquattro mesi fa alzava il trofeo nello stesso giardino non una bellissima figura.

Ne ha fatta una persino peggiore Maria Sharapova, che dopo aver controllato più o meno bene il primo set, si è complicata irrimediabilmente la vita al cospetto delle modeste doti di erbivora di Pauline Parmentier, appena quattro vittorie su questa superficie nel Tour maggiore prima di oggi. Perso il secondo set al tie-break, Maria ha chiesto l’intervento del trainer per un problema poi chiarito in una scurissima conferenza stampa: una tendinite al braccio sinistro tanto invalidante da impedirle di vincere un solo game nel terzo set, abbandonato in modo non troppo elegante sullo svantaggio di 5-0, quando avrebbe dovuto battere. Possibile che la spalla le facesse così male da non poterlo fare.

A Parmentier la soddisfazione di aver eliminato una delle sei ex campionesse di questo torneo, ma non di averle inflitto un bagel che sembrava ormai inevitabile. “Abbiamo tutti un lavoro da fare, voi avete il vostro, il mio è presentarmi a una conferenza stampa. Non ne ho fatte da un po’, questo è uno Slam, il mio mestiere è essere qui” ha risposto la siberiana al direttore di Ubitennis che le chiedeva della sua cera, quasi prossima al pianto. Appena sette vittorie nel 2019, nessuna qui a Wimbledon nelle ultime quattro edizioni, tre delle quali disputate. Se non è il momento più difficile della sua carriera, parentesi doping esclusa, poco ci manca.

GLI ALTRI INCONTRI – Nessun figura particolare e pochissimi grattacapi per Ashleigh Barty, numero uno del mondo e possibile favorita, se vi pare, alla vittoria finale, per quanto si possano assegnare favori nel divertente e pazzerello circuito femminile di questi tempi: Ash ha lasciato sei game a Saisai Zheng per raggiungere in panciolle il secondo turno insieme alla campionessa in carica Kerber (6-4 6-3 a Tatjana Maria), Belinda Bencic (6-2 6-3 a Pavlyuchenkova), Amanda Anisimova (doppio 6-3 a Sorana Cirstea) e Johanna Konta (7-5 6-2 a Bogdan).

 
Ashleigh Barty – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Rientro perdente ma volitivo per Eugenie Bouchard, sconfitta da Tamara Zidansek al termine di un match dall’andamento assai bizzarro: perso il primo e più volte sul punto di rendere l’anima, Genie ha rimontato sia nel secondo che nel terzo set due break di svantaggio mettendo addirittura la testa avanti sul sei a cinque in quello decisivo: il conclusivo parziale di tre giochi a zero piazzato dalla slovena non sarà un toccasana per il suo già provatissimo umore, ma la tigna mostrata rappresenta un buon punto da cui (ri)partire.

Come detto, poco da fare per la nostra unica e onoratissima rappresentante rimasta Giulia Gatto Monticone, opposta dal destino a Serena Williams nel suo esordio ai Championships: straordinario premio a una lunga carriera mai così splendente, il match si è composto di un primo set senza storia e di un secondo giocato in modo persino gagliardo dall’italiana, capace di rimontare un break e di accarezzare persino l’idea di prolungare la contesa fino al 6-6. Chissà, forse ci sarebbe riuscita vincendo il punto lungo e spettacolare che ha regalato il 7-5 finale a Serena, dopo il quale abbiamo avuto la fortuna di assistere a un momento di genuina commozione di Giulia. Abbraccio e piccolo scambio di battute con la statunitense, quasi materna nel suo modo di porsi. Avanti in due anche Kvitova, altra pluri-regina da queste parti: Petra ex Petrona si è sbarazzata, non senza qualche grattacapo, del tennis pestifero della maghetta tunisina Ons Jabeur.

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Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

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Wimbledon: Djokovic contro Federer, la miglior finale possibile

LONDRA – Novak e Roger hanno dimostrato sul campo di meritarsi la sfida per il titolo. Al di fuori della terra battuta, sono i più forti. Il risultato è impossibile da pronosticare

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Federer e Djokovic, pic from Twitter

da Londra, il nostro inviato

Non è semplice prevedere gli esiti delle partite di tennis. Quando si ha la fortuna di essere quasi sempre sul luogo dei grandi tornei, si hanno certamente molti strumenti in più, in particolare l’insostituibile possibilità di osservare il gioco dalla prospettiva bassa e laterale. Oltre a questo, andando ogni giorno a seguire gli allenamenti dei campioni, parlando con i coach, si possono scoprire una marea di piccoli dettagli, sia tecnici che relativi all’umore e alla convinzione (per esempio) dei giocatori. Difficile che uno che la mattina stecca venti dritti sulle siepi, e se ne va dal campo imprecando contro se stesso e a volte l’allenatore, il pomeriggio con quel colpo realizzi tanti punti e vinca. Esperienza personale e diretta, ma si dice il peccato, non il peccatore. D’altronde, se ci è proibito scommettere, c’è un motivo.

Nel caso della semifinale tra Roger Federer e Rafael Nadal, dopo averli visti per due settimane, mi ero convinto che il favorito fosse Roger, e il giorno prima ho azzardato un fortunato “vince Federer in 4 set“. Il ragionamento è in realtà molto semplice: vedi che lo svizzero gioca bene, e soprattutto è in crescendo, lo spagnolo sul medio-veloce (e son generoso con l’erba vetrata di quest’anno) non lo batte da anni, sai che è comunque difficile che un mastino come Rafa la molli in tre set, in cinque diventerebbe dura per Federer, ed ecco il pronostico. Quasi facile, alla fine.

 

Quando si tratta di provare a capire come potrebbe andare a finire il match tra Roger e Novak Djokovic, però, alzo le mani. Per me, è letteralmente impossibile propendere decisamente per l’uno o per l’altro. Posso solo raccontarvi cosa ho visto tra i match e i training, per poi lasciare che vi facciate voi un’idea.

Novak è il solito Novak, ovvero fortissimo. In allenamento è sempre stato bello concentrato, e la novità della presenza al suo fianco di Goran Ivanisevic se non grandi accorgimenti tecnici gli ha sicuramente portato utilissimi stimoli. Un nuovo coach, anche se “a tempo”, ti fa venire voglia di far bella figura, banale ma vero dalla quarta categoria all’ATP. Dritto e rovescio viaggiano bene, le geometrie in partita sono precise. Grazie alla pressione costante che riesce a generare in palleggio, sta andando a rete molto e con successo (in questo torneo, 146 punti fatti su 192 dicese, praticamente come Roger che ha realizzato un 152 su 191). Il servizio fa il suo dovere (65% di prime in campo con cui vince il 79% dei punti). I numeri, insomma, ci restituiscono il ritratto di un ottimo Djokovic.

I minimi punti dolenti (relativamente parlando, s’intende) sono emersi, forse, solo nell’ultima vittoria, in semifinale contro Roberto Bautista Agut. E non riguardano il tennis, ma gli aspetti psicologici. Durante i primi due parziali, con lo spagnolo che appariva via via sempre più solido e inscalfibile da fondocampo, a volte Novak ha manifestato un po’ di impazienza, andando diverse volte a commettere lui per primo gli errori non forzati. Non c’entrano i trascurabili screzi con il pubblico, anzi, conoscendolo (ne parlavo ieri con i commentatori di RTS, la TV nazionale serba) sono momenti di tensione che quasi quasi gli fanno bene, stimolandolo a reagire e ad aumentare la cattiveria agonistica. Rimane il fatto che più o meno per due set (da metà del primo a metà del terzo) Djokovic si è fatto imbrigliare da un giocatore che oltre alla disarmante regolarità del palleggio, non è che abbia fatto chissà che numeri da fenomeno. L’insofferenza esibita soprattutto rivolgendosi al suo angolo ne è stata un sintomo. Per quanto riguarda le presunte vulnerabilità tattiche ed emotive di Novak, è finita qui. Un po’ poco, in un intero torneo, direi. Il Djokovic che si presenterà in campo domenica, quindi, possiamo ragionevolmente ritenere che sarà una versione molto competitiva del 15 volte campione Slam.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Dall’altra parte, Roger Federer ormai non deve dimostrare più nulla, e non ha mancato di farlo capire anche parlando con i media. Oltre alle parole delle conferenze stampa, ho notato un atteggiamento e un linguaggio del corpo estremamente rilassati. Dal modo in cui si siede, a quello in cui cammina, l’impressione costante è che fondamentalmente sia qui perchè si diverte a giocare a tennis, prendendo tutto quello che di buono arriva, senza tensione e senza drammi in caso di eventuale sconfitta. Ad Aorangi Park l’ho visto ridere e scherzare, provando trick-shots, come un ragazzino. Non può esserci attitudine migliore nel tennis. Se poi questo approccio sereno e disincantato si applica al mostruoso talento di Roger, la combinazione può diventare letale, come ha scoperto a sue spese Nadal venerdì sera. Risposte di rovescio spinte in scioltezza, interi scambi giocati in controbalzo a tutto braccio come fosse la cosa più naturale del mondo. Rafa ha detto che “quando Federer gioca così, ti toglie il tempo di preparare i colpi, non riesci mai a prendere l’iniziativa aprendo il campo“, ha ragione da vendere.

Come potrà svilupparsi, quindi, il confronto in finale? La cosa di cui possiamo essere quasi sicuri è che sarà una partita di alto, se non altissimo livello tecnico, per la semplice ragione che si apprestano a giocarla i migliori visti fino a questo momento a Church Road. L’idea è che, come spesso avviene, la vicenda dipenderà più da Federer che da Djokovic. Quello che è e sarà in grado di mettere sul piatto della bilancia il serbo lo sappiamo, e di norma basta e avanza per battere chiunque. Quello che saprà o potrà inventarsi Roger, invece, è un’incognita sia nel bene che nel male. Potrebbe subire senza possbilità di scampo la pressione e l’aggressività da fondo di Novak, così come trovare anticipi e colpi vincenti da qualsiasi posizione. Avrà il pubblico dalla sua parte al 90%, il che non è sinceramente bello, ma tant’è, Djokovic ha già dimostrato di avere la pellaccia dura al riguardo, ricordiamo la caciara dell’Arthur Ashe a New York nel 2015.

Se mi costringessero a sbilanciarmi con una pistola puntata alla tempia, molto (molto!) sottovoce direi che vincerà Federer in 4 set, però assai tirati tutti quanti, più o meno per le stesse ragioni esposte all’inizio di questo articolo parlando del pronostico sul “Fedal”. Ma non ci scommetterei nemmeno un centesimo, e sconsiglio di farlo anche a voi. La cosa che consiglio, di cuore, è di godersi insieme una finale potenzialmente epica, invece di perdere tempo a litigare nei commenti.

Roger Federer – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

UN PO’ DI NUMERI:

  • PRECEDENTI TOTALI: 25-22 Djokovic
  • SLAM: 9-6 Djokovic
  • FINALI: 12-6 Djokovic
  • FINALI SLAM: 3-1 Djokovic
  • ERBA: 2-1 Djokovic
  • Totale set: 70-67 Federer
  • Set decisivi: 13-5 Djokovic
  • Tie-break: 12-12
  • Tie-break decisivi: 3-0 Djokovic
  • Al meglio dei cinque set: 9-7 Djokovic
  • Partite finite al quinto: 3-0 Djokovic
  • Totale game: 694-689 Federer

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Wimbledon

Indemoniata Halep, primo Wimbledon. Serena sconfitta in 56 minuti

LONDRA – Finale senza storia, Simona annichilisce Williams e le infligge la terza sconfitta consecutiva in una finale major. Mancato l’aggancio a Court a quota 24 Slam

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @WTA)

[7] S. Halep b. [11] S. Williams 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Cinquantasei minuti: meno di un ora è occorsa a Simona Halep per vincere 6-2 6-2 la finale contro Serena Williams e diventare la nuova campionessa di Wimbledon. Con questo successo raggiunge un traguardo storico per il tennis del suo paese: diventa la prima rumena a vincere i Championships, facendo meglio perfino di una grandissimo del passato come Ilie Nastase che sui prati inglesi non era mai riuscito ad andare oltre la finale (sconfitto nel 1972 e 1976).

Si gioca sul Centre Court tutto esaurito in una giornata coperta, il sole non si affaccerà mai. Vento nullo. Temperatura massima 23 gradi. Arbitra Marijana Veljovic.

Williams vince il sorteggio e sceglie di servire. L’inizio è del tutto inaspettato: la giocatrice più esperta, Serena, sembra bloccata dall’emozione, e ha un approccio troppo conservativo. La sua prima di servizio non incide e Halep riesce praticamente sempre a rispondere. Con due errori Serena regala il break in apertura. Ma soprattutto ne subisce un altro quando è sotto 0-2: è un vincente diretto in risposta di Halep a sancire il 3-0, poi consolidato senza problemi alla battuta da Simona. In poco più di dieci minuti il set è già pesantemente segnato: 4-0 Halep.

Finalmente Serena si scuote e mette il primo game sul tabellone con un gioco in bianco. Williams ha deciso di forzare di più i colpi, a partire dalla risposta e si comincia a intravedere la partita che alla vigilia si immaginava: se lo scambio è breve lo vince Serena, se si sviluppa su più colpi si avvantaggia Simona.

Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Halep supera un primo scoglio importante quando salva una palla break sul 4-1 e si porta a un solo game dal primo set: 5-1. Lo raggiunge vincendo un grande scambio: prima assorbe la spinta di Serena in risposta, poi rovescia l’inerzia del punto concludendolo con un dritto incrociato vincente. Ora Serena tiene la sua battuta facilmente, ma rimane il pesante handicap iniziale a condizionare il set. 5-2 per Halep che ha la prima occasione di chiudere il parziale con la battuta. Serena comincia a giocare profondo, a prendere l’iniziativa, ma Halep non ha intenzione di regalare nulla. Copre benissimo il campo e riesce a chiudere il game a trenta senza particolare sofferenza. 6-2 Halep in 26 minuti. Da quando è tornata dalla maternità Serena è alla terza finale Slam ma non ha ancora vinto un set.

Secondo set. Williams alla battuta prova a scuotersi incitandosi quando vince il punto, ma rischia di complicarsi la vita anche nel game di apertura quando perde due quindici non chiudendo due dritti alti sopra la rete. Un lungolinea fuori di un palmo di Simona le vale comunque l’1-0.

Dal 4-0 primo set si è seguita la logica dei servizi, ma per il momento Williams non è abbastanza precisa nelle sue risposte aggressive per spostare l’equilibrio a proprio favore. E così Halep tiene a zero la battuta. Nel quinto gioco Simona compie un passo fondamentale nel set: ottiene il break grazie a un game impeccabile, in cui dà il meglio di sé. Vince un quindici impegnandosi in difesa, poi sforna un passante vincente di dritto, e infine ottiene il punto del break grazie a un gravissimo errore di Serena, che si avventa su una involontaria palla corta (recupero di Simona) ma la spedisce oltre la linea di fondo. Ora Williams è sotto di un set e un break, e se non vuole perdere la terza finale Slam consecutiva ha bisogno di invertire il trend negativo. Nel sesto game nemmeno un nastro a suo favore è sufficiente. Simona tiene a trenta il servizio e si porta a due game dal titolo: 4-2 Halep.

 
Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Settimo game. Serena rischia il tracollo sul 2-4 quando va 0-30, ma con tre grandi battute (una è un ace) sale 40-30. Ma poi arrivano di nuovo due gratuiti a riportarla sull’orlo del precipizio. Palla per il 5-2 e servizio Halep: di nuovo “san servizio” la tiene in vita. Il problema è che ogni volta che si comincia a scambiare Halep ha la meglio. Praticamente sempre. Non si contano i colpi in rete di Williams per il ritardo con cui raggiunge la palla e la mancanza di spinta con cui la colpisce. Terza palla del doppio break: con due lungolinea letali Simona si costruisce il vantaggio nello scambio e poi lo conclude. 6-2, 5-2 e servizio. Ora è veramente a un passo dal successo. Una risposta in rete, un dritto lungo e un ace sporco portano Halep sul 40-0. L’ennesimo dritto in rete di Serena chiude il match. 6-2 in trenta minuti il secondo set.

Statistiche

Saldo vincenti/errori non forzati Halep +10 (13/3), Williams –9 (17/26)
Da notare lo scarto negli errori non forzati: 26 Serena, appena 3 Simona.

Ace/doppi falli: Halep 1/0, Williams 2/1
Serena ha servito il 68% di prime, ma la sua battuta non ha reso come al solito in termini di incisività. Halep ha concesso una sola palla break sul 4-1 primo set, poi ha rischiato più nulla nei propri turni di servizio.

Scambi vinti
Scambi 0-4 colpi: Halep 31, Williams 28
Scambi 5-8 colpi: Halep 17, Williams 9
Scambi + 9 colpi: Halep 9, Williams 1

Le prime parole di Simona nell’intervista in campo: “Questo successo è il sogno di mia madre, che desiderava tanto che vincessi la finale di Wimbledon. Ora il sogno è realtà. E adesso grazie a questa vittoria sarò membro a vita del circolo!” .

E quelle in conferenza stampa: Sono orgogliosa di come è stato qui il mio tennis su erba, e per come ho giocato in tutto il torneo. La finale? È stato il miglior match della mia vita e non posso descrivere quanto sono felice. Per me era difficile pensare di vincere Wimbledon contro tante giocatrici alte e potenti, ma questa volta mi sentivo bene e il livello del mio gioco mi ha dato fiducia. Il match? Ogni volta che ne avevo la possibilità sapevo che dovevo essere aggressiva e non lasciarle spazio. Oggi sono scesa in campo pensando a me al mio gioco, e a che dovevo giocare una finale Slam. Ma di proposito non volevo pensare al fatto che dovevo affrontare Serena, perché tende a intimidirmi. Ieri mi sono allenata specialmente sulla risposta perché sapevo che sarebbe stata fondamentale. Ho provato a replicare la prestazione del round robin di Singapore”.

“È vero oggi ero nervosa, lo sentivo nello stomaco, ma è stato un nervosismo positivo. Io non cerco di cancellare le emozioni quando sono in campo, se riesco a gestirle gioco meglio di quando non ne ho.
Le sconfitte nelle finali Slam mi hanno aiutato ad essere pronta oggi. Ho imparato che non bisogna pensare troppo al trofeo, ma che vanno affrontate come una normale partita di tennis. E la vittoria a Parigi mi ha aiutato ad avere più fiducia”.

Queste le parole di Serena in campo: “Oggi Simona ha giocato benissimo (“out of her mind”) le faccio le mie congratulazioni. Ha lavorato duro per questo risultato. Bisogna togliersi il cappello davanti a lei”.

E quelle in conferenza stampa: Lei oggi è stata fantastica. Ho provato cose diverse ma nessuna ha funzionato e poi ho commesso troppi errori. Simona è una bella persona, ha giocato benissimo e non posso che essere contenta per lei. Non credo di essere stata troppo nervosa. Sapevo che mi avrebbe rimandato tante palle, ma io ho esagerato troppo nei colpi (“over hitting”) come risposta alla situazione. Dicono che i giocatori di golf invecchiando faticano a eseguire i colpi decisivi? Non so se sia lo stesso per me. L’unica cosa che posso dire è che oggi la mia avversaria ha giocato in modo incredibile”.

“L’infortunio al ginocchio è superato, ho giocato sana in questo torneo. Spero di poterlo fare anche nei prossimi mesi e migliorare il mio livello, e diventare più solida. Il programma è partecipare a Toronto e Cincinnati. Ma non giocherò San Josè perché sarebbe troppo: il cemento sollecita molto le mie ginocchia. Stamattina è andata bene, tutto come al solito. Non so se avrei potuto fare qualcosa di diverso per fare meglio. Devo dare i meriti a Simona. Federer è ancora competitivo a quasi 38 anni? Anch’io mi sento di poterlo essere, anche dopo la maternità”.

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