Sharapova e Muguruza, campionesse in disarmo a Wimbledon

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Sharapova e Muguruza, campionesse in disarmo a Wimbledon

La russa si ritira sotto 5-0 nel terzo set, un gesto non troppo elegante. Muguruza ci capisce poco e va a casa pure lei

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Maria Sharapova - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nella giornata del sogno coronato da Giulia Gatto-Monticone, che calcando per la prima volta l’erba del campo centrale è persino riuscita a imporre a Serena Williams una chiusura in affanno, il torneo femminile non ha subito grossi scossoni. Non per quanto attiene alle giocatrici favorite alla vigilia, ma un paio di cadute illustri ci sono state. Si tratta di due ex campionesse di Wimbledon: una delle due persino spogliata dello status di testa di serie, Maria Sharapova, e l’altra non molto meno lontana dal livello che servirebbe per vincere uno Slam, Garbine Muguruza.

La carrellata parte proprio dalla giocatrice spagnola impegnata contro il tank brasiliano Beatriz Haddad Maia. Altra brutta battuta d’arresto per l’allieva di un sempre più corrucciato Sam Sumyk, visto in tribuna in occhiale scuro intento a lisciarsi meditabondo la barba incolta, anche se andrebbe sottolineata la notevolissima prestazione della numero 121 WTA, provvista peraltro di un gran servizio mancino e di un tennis potente tanto adatto ai prati quanto anomalo per colleghe di simile provenienza.

Già a forte rischio eliminazione durante il secondo turno qualificatorio nella sfida ad Anna Zaja, alla quale è stata costretta a rimontare di fretta e furia un set e un break di svantaggio, Haddad Maia è stata molto brava a giocar bene i punti sotto pressione, che poi sono quelli che fanno vincere o perdere i match: menzione particolare per la resistenza opposta a metà secondo set, nel momento in cui Muguruza, alzato il livello del proprio spento tennis per salvare tre palle break consecutive nel settimo gioco, si è portata sul trenta pari in quello successivo provando a insinuare nell’avversaria la famosa paura di vincere: nulla da fare e match sfuggito di lì a poco nel modo peggiore, con un doppio fallo. Secondo turno lo scorso anno; primo turno quest’anno: per una che ventiquattro mesi fa alzava il trofeo nello stesso giardino non una bellissima figura.

Ne ha fatta una persino peggiore Maria Sharapova, che dopo aver controllato più o meno bene il primo set, si è complicata irrimediabilmente la vita al cospetto delle modeste doti di erbivora di Pauline Parmentier, appena quattro vittorie su questa superficie nel Tour maggiore prima di oggi. Perso il secondo set al tie-break, Maria ha chiesto l’intervento del trainer per un problema poi chiarito in una scurissima conferenza stampa: una tendinite al braccio sinistro tanto invalidante da impedirle di vincere un solo game nel terzo set, abbandonato in modo non troppo elegante sullo svantaggio di 5-0, quando avrebbe dovuto battere. Possibile che la spalla le facesse così male da non poterlo fare.

A Parmentier la soddisfazione di aver eliminato una delle sei ex campionesse di questo torneo, ma non di averle inflitto un bagel che sembrava ormai inevitabile. “Abbiamo tutti un lavoro da fare, voi avete il vostro, il mio è presentarmi a una conferenza stampa. Non ne ho fatte da un po’, questo è uno Slam, il mio mestiere è essere qui” ha risposto la siberiana al direttore di Ubitennis che le chiedeva della sua cera, quasi prossima al pianto. Appena sette vittorie nel 2019, nessuna qui a Wimbledon nelle ultime quattro edizioni, tre delle quali disputate. Se non è il momento più difficile della sua carriera, parentesi doping esclusa, poco ci manca.

GLI ALTRI INCONTRI – Nessun figura particolare e pochissimi grattacapi per Ashleigh Barty, numero uno del mondo e possibile favorita, se vi pare, alla vittoria finale, per quanto si possano assegnare favori nel divertente e pazzerello circuito femminile di questi tempi: Ash ha lasciato sei game a Saisai Zheng per raggiungere in panciolle il secondo turno insieme alla campionessa in carica Kerber (6-4 6-3 a Tatjana Maria), Belinda Bencic (6-2 6-3 a Pavlyuchenkova), Amanda Anisimova (doppio 6-3 a Sorana Cirstea) e Johanna Konta (7-5 6-2 a Bogdan).

 
Ashleigh Barty – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Rientro perdente ma volitivo per Eugenie Bouchard, sconfitta da Tamara Zidansek al termine di un match dall’andamento assai bizzarro: perso il primo e più volte sul punto di rendere l’anima, Genie ha rimontato sia nel secondo che nel terzo set due break di svantaggio mettendo addirittura la testa avanti sul sei a cinque in quello decisivo: il conclusivo parziale di tre giochi a zero piazzato dalla slovena non sarà un toccasana per il suo già provatissimo umore, ma la tigna mostrata rappresenta un buon punto da cui (ri)partire.

Come detto, poco da fare per la nostra unica e onoratissima rappresentante rimasta Giulia Gatto Monticone, opposta dal destino a Serena Williams nel suo esordio ai Championships: straordinario premio a una lunga carriera mai così splendente, il match si è composto di un primo set senza storia e di un secondo giocato in modo persino gagliardo dall’italiana, capace di rimontare un break e di accarezzare persino l’idea di prolungare la contesa fino al 6-6. Chissà, forse ci sarebbe riuscita vincendo il punto lungo e spettacolare che ha regalato il 7-5 finale a Serena, dopo il quale abbiamo avuto la fortuna di assistere a un momento di genuina commozione di Giulia. Abbraccio e piccolo scambio di battute con la statunitense, quasi materna nel suo modo di porsi. Avanti in due anche Kvitova, altra pluri-regina da queste parti: Petra ex Petrona si è sbarazzata, non senza qualche grattacapo, del tennis pestifero della maghetta tunisina Ons Jabeur.


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Wimbledon è tutto intorno a te: contratto di sponsorizzazione con Vodafone

Il gigante della telefonia fra gli sponsor dei Championships per i prossimi cinque anni. Tim Henman e Laura Robson (e forse Emma Raducanu) saranno i brand ambassador

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Henman Hill a Wimbledon 2018 (foto AELTC/Ben Solomon)

Accordo di notevole portata per il torneo di Wimbledon: come riporta Mark Sweney del Guardian, infatti, Vodafone ha stretto un accordo quinquennale per sponsorizzare il torneo e ha ingaggiato Tim Henman e Laura Robson come ambasciatori del marchio – l’azienda è anche in discussione con Emma Raducanu per il medesimo ruolo.

L’accordo varrà svariati milioni di sterline e permetterà a Vodafone di diventare il partner ufficiale dei Championships. In aggiunta, la multinazionale della telefonia avvierà una collaborazione ad ampio raggio con l’All England Lawn Tennis and Croquet Club e con la Lawn Tennis Association (LTA), l’ente governativo nazionale del tennis in Gran Bretagna, per promuovere la popolarità del gioco ad ogni livello.

Vodafone ha anche confermato pubblicamente per la prima volta che si sta avvicinando ad un accordo con Raducanu. Emma è attualmente uno dei personaggi più in voga dello sport globale per quanto riguarda gli accordi commerciali, con contratti che vanno da quello stipulato con la Nike, passando per Dior fino ad arrivare a Tiffany e Wilson. A dicembre ha annunciato una nuova partnership con Evian e British Airways. Le indiscrezioni suggeriscono che un accordo con Raducanu, che ha vinto il premio della BBC come personalità sportiva dell’anno nel 2021, potrebbe valere tre milioni di sterline, ma questa cifra non ha ancora trovato conferme concrete.

 

Vodafone utilizzerà la sua prima incursione nella sponsorizzazione del tennis per promuovere i vantaggi della prossima generazione nella tecnologia 5G. Inoltre, durante il torneo implementerà realtà aumentata e virtuale, nonché la tecnologia “Internet of things”. Max Taylor (consumer director di Vodafone) ha affermato che un elemento chiave della partnership è quello di sostenere l’ambizione della LTA di aumentare la partecipazione giovanile al tennis britannico del 10%, e di portare un milione di adulti a giocare regolarmente entro il 2025.

Queste le dichiarazioni di Taylor: “C’e grande fermento nel tennis britannico, e Wimbledon rappresenta ancora una volta il momento culminante dell’estate. Vogliamo sfruttare questo slancio a lungo termine supportando la pratica di base per coinvolgere nello sport giocatori di tutte le età, abilità e background. Posso aggiungere che siamo in trattative con Emma Raducanu. Pensiamo che sarebbe un’ambasciatrice fantastica e sarebbe fantastico per la nostra partnership e per le nostre ambizioni nel tennis. Non c’è nulla di formale da annunciare, ma siamo in trattative. Sarà fantastico avere la connettività 5G a Wimbledon”.

Articolo a cura di Cipriano Colonna

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Wimbledon più forte della pandemia: chiuso il 2021 con un utile di 44 milioni di sterline

Nonostante la capienza ridotta e l’aumento dei costi, i Champioships realizzano un attivo di poco inferiore a quello del 2019

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Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Negli ultimi due anni, gli organizzatori dei principali eventi del tour maschile e femminile hanno dovuto lottare contro le difficoltà di uno sport itinerante come il tennis nel contesto pandemico; protocolli anti-COVID, gestione delle bolle ed eventi a porte chiuse o con numero contingentato di spettatori hanno avuto un impatto per nulla banale sui bilanci.

Per questo motivo, sorprendono le notizie giunte dal Regno Unito in merito all’edizione 2021 di Wimbledon: le cifre comunicate ufficialmente ai membri dell’All England Club nel corso del mese di dicembre hanno infatti promosso a pieni voti i Championships, che hanno superato la pandemia senza accusare minimante il colpo o quasi.

Come riportato dal Daily Mail, Wimbledon ha chiuso il bilancio dell’evento, vinto dai numeri uno al mondo Djokovic (su Berrettini) e Barty, con un utile di 44 milioni di sterline, solo 6,8 milioni in meno rispetto a quanto dichiarava il conto economico del 2019, che si era chiuso con un surplus di 50,8 milioni. Questo incredibile risultato è stato ottenuto nonostante le ridotte presenze durante l’evento e il costo relativo alla prenotazione di un intero hotel nel centro di Londra. L’impatto principale sulle presenze degli spettatori si è realizzato nella prima settimana dell’evento. Infatti, la piena capienza degli impianti per i campi principali è stata ripristinata dai quarti in poi, quando le partite diminuiscono ed è più semplice gestire l’afflusso degli astanti.

 

Il torneo si era dimostrato più forte di ogni avversità già nel 2020, quando una lungimirante polizza assicurativa che copriva il rischio di una pandemia ha compensato il contraccolpo monetario derivante dalla cancellazione dell’evento.

La maggior parte dell’utile sarà destinato alla Lawn Tennis Association (LTA), l’ente governativo nazionale che gestisce il tennis nel Regno Unito. L’associazione beneficerà, inoltre, di un contributo governativo di circa 22 milioni di sterline a supporto dello sviluppo del tennis di base. Infatti, l’epico trionfo di Emma Raducanu agli US Open ha portato ad una crescente interesse verso il mondo del tennis. Da qui la scelta del governo di destinare dei fondi per il miglioramento delle strutture pubbliche.

Come riportato dal Direttore Ubaldo Scanagatta nei mesi scorsi, inoltre, l’All England Club ha messo in vendita 1250 biglietti del campo N.1 per i prossimi cinque anni. Ulteriori introiti che serviranno a finanziare l’espansione del club nel vicino campo da golf. Un altro boost alle finanze, infine, arriverà dalla cancellazione del Middle Sunday, che vedrà quindi il torneo svolgersi per quattordici giorni senza interruzioni e con meno sovrapposizioni televisive e più prime time.

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Djokovic coglie l’attimo negli Slam ancora una volta

Pur perdendo il primo set della finale con Berrettini, Nole è riuscito ad eguagliare i 20 Slam di Federer e Nadal avvicinandosi ulteriormente al Grande Slam

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Novak Djokovic con il trofeo - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Stiamo esaurendo i superlativi per l’unico e solo Novak Djokovic. Per tutto l’anno ha continuato ad alzare il livello per conquistare i titoli più importanti. È stato del tutto trasparente riguardo ai suoi obiettivi ambiziosi, mettendosi completamente in gioco in tutti i Major nel tentativo di superare sia Roger Federer che Rafael Nadal nella storica corsa alla supremazia. Nella sua brillante carriera, Djokovic non è mai stato così maniacale nella ricerca dei record più grandi e duraturi del gioco come lo è in questo momento.

Questa forte concentrazione su ciò che ora conta di più per lui ha messo il serbo in una posizione invidiabile mentre si avvia nel cuore dell’estate. Dopo aver rimontato un energico Matteo Berrettini 6-7(4) 6-4 6-4 6-3 – il primo italiano ad apparire in una finale di singolare di Wimbledon – in una gara combattuta e ben giocata, Djokovic si è imposto come il primo uomo da quando Rod Laver ha vinto il Grande Slam 52 anni fa ad assicurarsi i primi tre Slam della stagione. Non è impresa da poco, perché Djokovic ha registrato questi trionfi sul cemento di Melbourne, sulla terra rossa del Roland Garros e sui prati dell’All England Club. La chiamano supremazia su tutte le superfici.

Con questa magnifica prima metà di 2021, Djokovic si è messo in ottima posizione. Alla fine, si trova sullo stesso piano di Federer e Nadal con 20 corone del Grande Slam. Per troppo tempo ha vissuto almeno un po’ all’ombra di quelle due figure luminose, ma Djokovic ha alterato incommensurabilmente il suo status e sta guadagnando il plauso e il riconoscimento che merita non solo dai suoi compagni di gioco, ma anche dal pubblico mondiale. A partire dalla sua vittoria a Wimbledon tre anni fa, la superstar serba ha conquistato otto degli ultimi dodici Major. Ha vinto 12 delle sue ultime 14 finali del Grande Slam da Wimbledon 2015, portando il suo record a 20-10 negli scontri che hanno definito la sua carriera.

 

A dire il vero, ha aumentato enormemente il suo patrimonio storico e ha dimostrato che la vita dopo i 30 anni in questo sport non è necessariamente un momento di fase calante per un atleta di punta. Da quando Djokovic ha compiuto 30 anni, il 15 maggio 2017, ha accumulato il maggior numero di Big Titles mai conquistati da un uomo nella storia di questo sport oltre quella soglia, portando il suo totale a otto Slam in virtù del suo sesto trionfo a Wimbledon. Chiaramente, Djokovic non sembra un trentaquattrenne né gioca come un trentaquattrenne; gareggia come un uomo vivace sulla trentina che raramente ha assaporato lo champagne nei luoghi di prestigio. La sua sete di successo a volte sembra inestinguibile. Dopo la vittoria su Berrettini, ha spiegato: “Ovviamente per me ora sta funzionando tutto. Mi sento come se negli ultimi due anni per me l’età sia diventata solo un numero. Non mi sento vecchio o cose del genere. Ovviamente devi adattarti alle fasi che attraversi nella tua carriera, ma sento di essere probabilmente più completo adesso di quanto sia stato nel corso di tutta la mia carriera”.

I critici più esigenti del gioco non possono che essere d’accordo. Djokovic sta servendo meglio di quanto abbia mai fatto, e la sua capacità di respingere le insidie dei suoi avversari e continuare a resistere ha raggiunto un nuovo livello. Ha perso il servizio solo sette volte in 23 set nelle due settimane a Wimbledon, salvando 26 break point su 33 nel processo. Ha vinto l’84% dei punti sulla prima di servizio e il 56% sulla seconda. Guardando i suoi sei anni trionfali a Wimbledon, i suoi numeri quest’anno al servizio sono probabilmente i migliori che abbia mai avuto. Solo una volta è stato breakkato di meno in un anno vincente ed è stato nel 2015, quando ha perso il servizio solo sei volte – la sua percentuale di punti vincenti sul primo servizio era però stata solo del 77% quell’anno. Inoltre, il suo istinto, il suo anticipo e le sue esecuzioni a rete sono significativamente cresciuti. Negli ultimi due turni di quest’anno contro i suoi avversari più duri (Denis Shapovalov e Matteo Berrettini), Djokovic è stato molto disciplinato nell’assicurarsi di tenere il servizio. Ha salvato 15 break point su 18 contro il canadese e l’italiano, perdendo il servizio solo tre volte in sette set. Questo è stato fondamentale per prendersi il titolo e mantenere vive le aspirazioni di Grande Slam.

Shapovalov ha giocato forse la sua partita più ispirata di sempre in un Major contro Djokovic. Certo, aveva fatto a pezzi il due volte campione Andy Murray e il sempre tenace Roberto Bautista Agut, sbaragliando entrambi in tre set. Il talentuoso mancino, estremamente pericoloso con entrambi i colpi da fondo, è entrato nel penultimo round con notevole fiducia dopo aver fermato Karen Khachanov in cinque set.

Ha iniziato il suo duello con Djokovic molto bene. Shapovalov ha servito per il primo set sul 5-4 ed è andato sul 30-30. Djokovic ha mostrato il suo incomparabile stile difensivo in quel momento cruciale. Completamente disteso sul lato destro e ben fuori dal campo, in qualche modo ha rimesso in gioco il diritto. Shapovalov probabilmente pensava di aver vinto il punto. Con Djokovic bloccato, ha spedito un dritto lungo. Djokovic si è ripreso e ha preso quel set al tie-break per 7-3. Per tutto il secondo set, Djokovic è stato in pericolo. Sotto 0-40 sull’1-2, ha tenuto. Sul 2-3, ha recuperato dal 15-40. Nel frattempo Shapovalov stava servendo in modo stupendo, tenendo sette volte il servizio a 0 nei primi due set. Ma Djokovic era risoluto e irremovibile, composto e sicuro di sé quando contava. Ha tenuto a 0 per il 5-5, ha breakkato il canadese a 30 per il 6-5 su un doppio fallo e ha tenuto a 15 per chiudere il set, vincendo 12 degli ultimi 15 punti del set. Sopravvissuto a due set terribilmente tesi, Djokovic ha affrontato qualche difficoltà in più con onore all’inizio del terzo, tenendo da 15-40 e salvando tre break point per evitare il 2-0. Alla fine ha breakkato sul 5-5 e ha servito per il match tenendo a 0 e vincendo 7-6 (3), 7-5, 7-5 in uno showdown in straight sets.

Chiamatelo opportunista. Classificatelo come il miglior match player che supera il miglior shotmaker. Guardatela come volete. Ma la realtà è che, quando le fiches erano sul tavolo, Djokovic non si è fatto trovare impreparato. Sapeva come ottenere il massimo da sé stesso quando la posta in gioco era più alta.

Parlando dopo la finale, Djokovic ha messo in prospettiva ciò che aveva fatto a Wimbledon e come se l’è cavata così meritatamente alla fine. Alla domanda su cosa sia migliorato di più nel tempo, ha risposto: “Tutte le aree ad essere onesti. Sento che da 15 anni fa ad oggi il viaggio che ho fatto è stato molto gratificante per ogni segmento del mio gioco. Ed è anche la mia forza mentale, l’esperienza, capire come far fronte alla pressione nei grandi momenti e come essere un giocatore tosto quando conta di più. Questo è probabilmente il mio miglioramento più grande negli ultimi 15 anni: la capacità di far fronte alla pressione”. Elaborando su questo tema, ha aggiunto: “Più giochi le grandi partite, più esperienza hai. Più esperienza hai, più credi in te stesso. Più vinci, più sei sicuro di te. È tutto collegato“.

Quando Djokovic ha sconfitto il venticinquenne Berrettini per il suo terzo titolo consecutivo, ha messo in pratica ciò che stava predicando in conferenza stampa. Ancora una volta, ha tirato fuori il suo meglio quando ne aveva bisogno e ha superato la sua evidente apprensione iniziale. Il trentaquattrenne era chiaramente fin troppo consapevole inizialmente dell’immensità dell’occasione. Ha servito due doppi falli sulla strada per un deficit di 30-40 nel game di apertura della partita, ma si è salvato per il rotto della cuffia. Ha servito un altro doppio fallo per lo 0-30 nel terzo game, ma è riuscito a vincere i successivi quattro punti per raggiungere il 2-1. Dopo questo inizio incerto, Djokovic è sembrato distendersi, mentre Berrettini era chiaramente sopraffatto dalle dimensioni dell’occasione. Djokovic ha raggiunto il 5-2 e poi ha spinto il suo avversario a non meno di otto parità nel game successivo. Djokovic ha avuto un set point ma in qualche modo Berrettini ha tenuto. Servendo per il set sul 5-3, i nervi di Djokovic sono riaffiorati. È andato 30-15 quando Berrettini – giostrando molto più liberamente ora – ha spazzolato la riga laterale con un diritto inside out vincente. La pallina è stata chiamata fuori ma la chiamata di Occhio di Falco è andata a favore dell’italiano. Djokovic ha ottenuto la parità ma l’italiano ha approfittato di un approccio errato di diritto del serbo e poi ha tirato un dritto vincente lungolinea su un colpo angolato di Djokovic.

Improbabilmente, Berrettini, così teso all’inizio, ha preso a muoversi molto più rapidamente e a sbracciare da entrambi i lati con molta più convinzione. Quel set è stato risolto al tie-break, dove Berrettini ha raccolto quattro degli ultimi cinque punti dal 3-3 per prevalere 7-4. Berrettini ha concluso in modo impressionante leggendo un drop shot di rovescio di Djokovic in anticipo e correndo in avanti per un dritto lungolinea imprendibile prima di servire a 138 miglia orarie all’incrocio delle righe. È stata una svolta clamorosa perché Berrettini ha trovato il suo raggio d’azione e Djokovic è sembrato ancora una volta troppo consapevole delle implicazioni storiche del confronto. Quando Berrettini è salito sul 40-15 nel primo game del secondo set, sembrava cavalcare le onde dell’inerzia. Ma Djokovic ha fatto la sua mossa, rendendosi conto di quanto fosse importante riportare la partita nelle sue mani e creare più dubbi in Berrettini. Djokovic ha fatto proprio questo. Sul 40-15 per il suo avversario, ha tirato una risposta profonda per impostare un colpo vincente col dropshot incrociato di rovescio, quindi ha tirato un dritto incrociato molto profondo per forzare un errore di Berrettini. Ormai fuori dalla sua zona di comfort, Berrettini ha tirato in rete un rovescio lungolinea. Sul break point a sfavore, Berrettini ha tentato un dropshot di rovescio incrociato che Djokovic ha facilmente anticipato. È avanzato con celerità, ha colpito il rovescio lungolinea e, pronto per il passante di Berrettini, ha tirato una volée di diritto lungolinea vincente.

Era proprio la scossa di cui Djokovic aveva bisogno. È salito in vantaggio per 4-0 e 5-1 prima che l’italiano si assicurasse tre game di fila, salvandosi in qualche modo dallo 0-40 e dal triplo set point a sfavore nel nono gioco. Ma, servendo per il set una seconda volta, Djokovic è rimasto totalmente concentrato e in controllo assoluto. Ha servito esterno per aprire il campo ad un vincente di rovescio incrociato, ha tirato un ace centrale, ha servito di nuovo esterno sulla parità per forzare un errore in risposta e ha scagliato un fantastico secondo servizio centrale a 106 miglia orarie per forzare un’altra risposta errata di Berrettini. Con quel game a 0, Djokovic è tornato a un set pari.

Il serbo ha poi continuato a spingere. Berrettini ha aperto con un ace il terzo game del terzo set. Sul 30-40, Djokovic ha beneficiato di un errore di rovescio tagliato dall’italiano per ottenere l’unico break di cui avrebbe avuto bisogno per prevalere in quel set. Il game cruciale è stato quando Djokovic ha servito sul 3-2 e si è trovato indietro 15-40. Si è fatto avanti per una demi-volée di rovescio lungolinea e Berrettini ha sbagliato un passante di diritto lungolinea sotto pressione. Sul 30-40 Djokovic ha giocato un approccio di dritto sulla linea e Berrettini ha sbagliato un altro passante, questo di rovescio lungolinea in rete. Djokovic ha tenuto da lì con un servizio slice esterno e un ace all’incrocio delle righe, andando in sicurezza sul 4-2. Servendo per quel terzo set sul 5-4, Djokovic è stato disciplinato e determinato. Ha fatto una bella demi-volée di diritto angolata con un tocco delizioso vincente per raggiungere il 40-15, e ha tenuto a 30 quando Berrettini ha messo in corridoio un dritto incrociato.

Passato in vantaggio di 2 set a 1, non si è guardato indietro. Ma c’è stato un altro momento critico in cui ha dovuto affermare la sua autorità e impedire a Berrettini di ritrovare incoraggiamento e trovare ispirazione. Djokovic ha servito sul 2-3, 0-30 nel quarto set. Quello era sicuramente uno snodo fondamentale, ma lui era assolutamente composto. Ha scagliato una prima di servizio profonda sul dritto di Berrettini e la risposta è volata lunga: 15-30. Poi il numero uno del mondo ha dimostrato proprio di essere il giocatore migliore al mondo: Berrettini ha prodotto un rovescio tagliente lungolinea che Djokovic in qualche modo ha tirato su col diritto. Berrettini ha tirato un dritto inside out, e Djokovic si è lanciato a tutta velocità per giocare il rovescio. Berrettini ha giocato il drop shot, ma Djokovic è entrato in modo elegante e ha tirato un passante di diritto incrociato per un vincente sbalorditivo.

Quel vincente ha dato a Djokovic una spinta incalcolabile. Ha vinto i due punti successivi per il 3-3, e nel settimo gioco aveva ancora un po’ più di magia nel suo arsenale. Ha raggiunto il 15-30 con uno splendido dritto in avvicinamento che ha portato ad una drop volley vincente di rovescio eseguita in modo impeccabile. Dopo che Berrettini ha raggiunto il 30-30, Djokovic ha spostato il suo avversario da una parte all’altra con precisione chirurgica e poi ha scatenato un dritto vincente incrociato che è atterrato all’interno della linea di servizio. Forse scosso, Berrettini ha commesso un doppio fallo sul break point e Djokovic ha intuito che la fine era vicina.

Servendo sul 30-30 nell’ottavo gioco, Djokovic ha scagliato un vincente di diritto incrociato e poi ha sfidato Berrettini sulla diagonale del dritto; 5-3 Djokovic. Ora la testa di serie n. 7 era chiamata a servire per rimanere in partita, ma Djokovic stava facendo valere ogni risposta e battendo Berrettini dalla linea di fondo. Sebbene Berrettini abbia coraggiosamente salvato due match point con una drop volley vincente di dritto e un dritto esplosivo lungolinea vincente dalla linea di fondo, non è riuscito a sfuggire all’inevitabile. Berrettini ha commesso un errore di dritto per finire a match point per la terza volta e poi ha messo un ultimo rovescio in rete. Il trionfo di Djokovic per 6-7(4) 6-4 6-4 6-3 è stato duramente guadagnato. Sorprendentemente, ha breakkato uno dei migliori servitori del circuito sei volte nel corso di quattro set.

Nelle sue sei partite verso la finale, l’italiano era stato breakkato un totale di cinque volte. Djokovic ha conquistato 34 punti su 48 quando si è avvicinato alla rete mentre Berrettini ne ha vinti 24 su 39, quindi la percentuale del serbo è stata decisamente migliore. Sebbene Berrettini abbia fatto 57 vincenti e Djokovic solo 31, questo è stato più che bilanciato dal fatto che la prima testa di serie ha commesso solo 21 errori non forzati, 27 in meno del più avventuroso Berrettini. Djokovic — che è diventato il primo uomo dopo Pete Sampras nel 1993 a perdere il suo primo set del torneo e andare a vincere il titolo — ha detto dopo la finale che sentiva di essere stato un po’ sulla difensiva e ha ammesso di essersi sentito teso all’inizio del match, ma resta il fatto che ha svolto il lavoro con precisione e professionalità. Sapeva cosa c’era in gioco e ha giocato di conseguenza. Cosa più impressionante di tutte, non ha trasformato la perdita del primo set in un aspetto negativo, decidendo che era ora di lasciar andare la tensione e iniziare a giocare di più alle sue condizioni.

E così Djokovic ora è proprio dove vuole essere, vicino al Grande Slam. Si sta spingendo fino in fondo per realizzare i suoi più grandi obiettivi e sta usando tutta la sua esperienza insieme al suo fisico straordinariamente resistente per soddisfare le esigenze del tennis di oggi. Solo quattro uomini in precedenza nella storia del gioco hanno vinto i primi tre Major della stagione. L’australiano Jack Crawford fu il primo nel 1933, ma perse una finale di cinque set ai Campionati degli Stati Uniti contro Fred Perry. Cinque anni dopo, Don Budge concluse il Grande Slam a New York. Nel 1956, il dinamico australiano Lew Hoad ne vinse tre di fila e mancava un match al Grande Slam prima che il suo connazionale Ken Rosewall lo fermasse a Forest Hills in finale.

Nel 1962 e nel 1969 Rod Laver li vinse tutti e conquistò due Grandi Slam. Nel 1978-1980 Bjorn Borg vinse i primi due Major della stagione [Roland Garros e Wimbledon, perché l’Australian Open si giocava a fine anno, ndr] e venne allo US Open sperando di mantenere vive le sue speranze del Grande Slam, ma perse nelle finali del 1978 e 1980 rispettivamente contro Jimmy Connors e John McEnroe, venendo invece battuto nei quarti di finale del 1979 da Roscoe Tanner. A quei tempi, l’Australian Open era l’ultimo invece che il primo Major della stagione, quindi Borg sarebbe senza dubbio andato a Melbourne se non avesse perso nelle due finali dello US Open.

Ora Djokovic si è affermato come il primo uomo dopo Laver nel 1969 a venire a New York in cerca del Grande Slam, e molti addetti ai lavori si aspettano che lo raggiunga. Sei anni fa, Serena Williams era in una posizione di comando simile mentre si avvicinava all’Open con tre Major in mano, ma perse in semifinale contro Roberta Vinci. Djokovic a mio avviso dovrebbe avere e avrà successo sul cemento allo US Open. È un Major dove ha avuto molta sfortuna. Il serbo è stato sconfitto in cinque delle sue otto finali, due volte contro Nadal (2010 e 2013), una volta contro Federer (2007), una volta in cinque set contro Andy Murray (2012) e una volta contro Stan Wawrinka nel 2016. Considerando che Djokovic ha vinto nove titoli all’Australian Open e non ha mai perso una finale “Down Under”, cresce la sensazione che dovrebbe avere un titolo di New York quest’anno. Dopotutto è stato probabilmente il miglior giocatore sul cemento dell’Era Open. Ora però merita un po’ di tempo per assaporare il suo sesto titolo di singolare a Wimbledon e il suo ottantacinquesimo in carriera.

La mia opinione è che Djokovic non dovrebbe giocare le Olimpiadi di Tokyo perché ha bisogno di tempo per riprendersi dalle fatiche del Roland Garros e di Wimbledon. Vuole eguagliare l’incredibile impresa di Steffi Graf del 1988 di un “Golden Slam” ma l’idea è che un viaggio a Tokyo (vincente o perdente) potrebbe costargli il titolo a Flushing Meadows. Ha detto dopo aver battuto Berrettini a Londra che la sua partecipazione a Tokyo è 50-50. Sarebbe molto meglio che non andasse in Giappone così presto dopo Wimbledon (è giunta proprio in questa ore la conferma che Nole sarà invece regolarmente in campo alle Olimpiadi, ndr).

Ma Djokovic si spingerà sempre verso le vette perché questo è semplicemente chi è, cosa vuole e come opera. È un campione in tutto e per tutto, un concorrente supremo che prospera sotto un’intensa pressione come nessun altro individuo, ed è un uomo che non dà nulla per scontato. Come ha detto dopo il suo trionfo su Berrettini, “è davvero una fortuna per me ed è incredibile che tutto questo stia capitando nello stesso anno. Questo è qualcosa che non mi aspettavo, ma sogno sempre di raggiungere i record più grandi del nostro sport”.

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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