Rottura tra Garbine Muguruza e il coach Sam Sumyk

Flash

Rottura tra Garbine Muguruza e il coach Sam Sumyk

La giocatrice spagnola annuncia la fine della collaborazione con il coach francese

Pubblicato

il

Dopo essersi trascinata per lunghi mesi tra risultati mediocri e pubblici litigi, il rapporto professionale tra il francese Sam Sumyk e Garbine Muguruza si è interrotto. Ne ha dato notizia la stessa tennista attraverso i suoi canali social.

Sumyk aveva inziato a lavorare con Garbine quasi quattro anni fa, e durante il periodo trascorso insieme la spagnola ha conquistato il Roland Garros 2016, Wimbledon 2017 e il Premier 5 di Cincinnati nel 2017. Sempre nello stesso anno, a settembre ha raggiunto la vetta della classifica WTA, dove è rimasta per quattro settimane, prima di chiudere l’annata al n.2.

 

Nell’ultimo anno e mezzo, tuttavia, Muguruza è entrata in una crisi di risultati che l’ha fatta precipitare in classifica fino al n.27, posizione più bassa da cinque anni a questa parte, e il rapporto tra lei e Sumyk è apparso di natura sempre più conflittuale, a giudicare dai numerosi alterchi ripresi dalle telecamere di tutto il mondo.

Nessuna indicazione a proposito della nuova guida tecnica per la giocatrice spagnola, che nel corso del suo successo a Wimbledon due anni fa era stata seguita da Conchita Martinez (ora all’angolo di Karolina Pliskova), mentre Sumyk era a fianco della moglie incinta.

Continua a leggere
Commenti

Flash

Coach Sartori: “Voglio rilanciare il tennis veneto. Seppi? Giocherà altri 2-3 anni”

L’allenatore di Seppi, che da poco ha iniziato a lavorare anche con Cecchinato, è attivo su tre fronti: tenere in alto Andreas, riportarvi Marco e far rifiorire il tennis della sua regione

Pubblicato

il

In un momento in cui gli interpreti del tennis giocato hanno meno novità da comunicarci, perché confinati in casa come tutti noi, Massimo Sartori è invece tra coloro che sta facendo più notizia. L’allenatore di Seppi ha appena iniziato a lavorare con Marco Cecchinato, della cui risalita proverà a rendersi fautore (Ceck occupa la 113° posizione del ranking), ma al tennista siciliano ha posto la condizione di raggiungerlo a Vicenza, dove è ritornato per stare vicino alla mamma dopo la recente scomparsa del padre.

I dieci anni di lavoro al Piatti Center Bordighera si sono dunque conclusi così, nella massima armonia: “Lì c’è il meglio, maestri e preparatori che tutti ci invidiano” ha raccontato in una intervista al ‘Corriere del Veneto’. “Con Riccardo ho sempre avuto un grande feeling, sono stati anni meravigliosi e importanti“. Adesso l’obiettivo è riportare in alto il tennis veneto, a cui manca un grande tennista dai tempi di Renzo Furlan. “Il Veneto è la mia patria, qui ci sono tradizione e circoli che lavorano bene, come il Plebiscito e il TC Padova ma anche Treviso e Vicenza. Serve più collaborazione e va allargato il bacino di lavoro, il Veneto dovrebbe attrarre anche maestri e giocatori che vengono da fuori“.

Ho avuto una carriera splendida con Seppi, maturando esperienza internazionale e rapporti. Adesso vorrei mettere tutto questo al servizio della mia terra“. Un proposito nobile, assieme a quello di rilanciare Cecchinato, ma non si creda che la carriera di Seppi sia ormai finita: “Andreas giocherà altri due-tre anni. Ora però gli ho detto che è meglio che stia in Colorado, ha un bel ranch fuori dal centro abitato, è più tranquillo se si allena lì. A emergenza finita verrà qui anche lui, a Vicenza“.

 

Al Corriere dell’Alto Adige, Sartori ha detto anche di più su come sta gestendo il finale di carriera di Seppi, che dunque rimane una priorità per lui nonostante le altre sfide intraprese: “Prima che scoppiasse la pandemia per Andreas avevo in testa un marzo molto specifico di allenamenti in vista della stagione di aprile-maggio sulla terra rossa. A febbraio ha espresso un gran tennis al New York Open (sconfitto in finale, ndr) e credo avrebbe potuto prendersi qualche soddisfazione importante anche sul rosso. L’obiettivo era disputare una grande primavera per qualificarlo alle Olimpiadi”. Certo, il fisico del tennista altoatesino ha iniziato a chiedere il conto (ormai ogni anno si sottopone a infiltrazioni per domare il dolore all’anca), ma secondo Sartori “Andreas si sta allungando la carriera, è un fenomeno di longevità e credo che lavorando molto sul recupero e il giusto rapporto tornei-allenamenti-riposo possa giocare altri due-tre anni“.

A.S.

Continua a leggere

Accadde Oggi

Accadde Oggi: Rios batte Agassi e diventa n.1 [VIDEO]

29 marzo 1998: la finale del Miami Open vede trionfare il talento di Marcelo Rios. Con questa vittoria il sudamericano conquista la vetta del ranking

Pubblicato

il

Uno dei giocatori più talentuosi a non aver vinto uno Slam. Nel 1998 Marcelo Rios ci va vicino perdendo la finale dell’Australian Open contro Petr Korda, che per crudele scherzo del destino verrà squalificato per doping pochi mesi più tardi. Il cileno però non si perde d’animo e dopo il titolo di Auckland che aveva preceduto la delusione di Melbourne confeziona uno swing statunitense coi fiocchi: vittoria a Indian Wells, vittoria a Miami e Sunshine Double in saccoccia.

La finale dei Lipton Championships si disputa sui campi di Key Biscayne il 29 marzo 1998. È la prima sfida in assoluto tra Marcelo Rios e Andrè Agassi, già tre volte vincitore del torneo in Florida. Lo statunitense viene da una sconfitta ai quarti di finale sui campi di Indian Wells, il cileno è forte della cavalcata trionfale conclusa con la vittoria su Rusedski. La sfida è uno straordinario saggio del tennis funambolico de “El Chino”, che dopo un primo set di studio (vinto 7-5) libera il braccio e lascia soltanto sette giochi al suo avversario nei due set successivi. Quando Agassi spedisce lunga l’ultima risposta di rovescio dell’incontro Marcelo Rios scaglia la racchetta verso gli spalti dove è già un tripudio di bandiere cilene: il sudamericano è il 14esimo numero uno dell’era Open.

Marcelo rimarrà al comando appena per quattro settimane, per poi ritrovare il timone il 10 agosto e lasciarlo definitivamente dopo altre due settimane. Nel 1998 vincerà altri quattro titoli chiudendo la sua migliore stagione in carriera con sette allori.

Continua a leggere

Flash

Panatta: “I tornei che hanno tradizione vanno tutelati, Federer se ne farà una ragione”

Adriano Panatta, intervistato da ‘La Stampa’, approva lo spostamento del Roland Garros. Per Roma invece “ottobre va benissimo”. E su Federer dice: “Mi sta simpatico ma non possiamo andare dietro a lui”

Pubblicato

il

I canali social ci permettono di tenerci aggiornati su ogni passo – anche quando non si muovono da casa – di tutti i campioni di nuova generazione, ma quando si vuole sapere come se la passano le vecchie glorie è la carta stampata che corre in aiuto. In questo caso si tratta proprio del quotidiano ‘La Stampa’ che il 26 marzo ha pubblicato un’intervista realizzata da Stefano Semeraro ad Adriano Panatta: la domanda di apertura non poteva non essere sull’emergenza Coronavirus. “Sto in casa, non mi muovo, esco una volta alla settimana per fare la spesa. Basta” ha fatto sapere l’ex tennista romano che ora si trova a Treviso, dove ha da poco aperto un nuovo centro tennis.

Lo sport tuttavia in questo momento passa in secondo piano. “È l’ultimo dei problemi. In questo isolamento forzato però si ha più tempo per cose che di solito trascuriamo. Ad esempio pensare: a quello che potrei fare, a quello che ti impediranno di fare dopo. Le preoccupazioni sono tante. Paragonano questo momento al dopoguerra, cioè il periodo in cui l’Italia, fino al boom degli anni ’60, ha dato il meglio. Speriamo si ripeta quel fenomeno. Speriamo che i nostri governanti abbiano capito che le priorità devono essere diverse”.

Iniziando poi a parlare di tennis, Adriano non nasconde affatto il suo disinnamoramento per questo sport, o quanto meno per il suo aspetto organizzativo. “Non mi piace per niente. Tutto quanto è pensato per i grandi gruppi, che ormai fanno il bello e il cattivo tempo. […] Vogliono lo spettacolo ma lo sport è fatto anche di altre cose“. Sulla decisione di spostare il Roland Garros a settembre si è detto d’accordo, adducendo come motivazione la storia centenaria del torneo: Fine settembre è una collocazione giusta anche se per i giocatori passare dal cemento alla terra battuta è un piccolo problema. Io lo avrei spostato anche una settimana più tardi“. E la concomitanza con la Laver Cup sponsorizzata da Federer non gli appare affatto un problema. Federer mi sta anche simpatico ma si è fatto una società per conto suo, se ne farà una ragione. Non possiamo andare dietro a lui“. Un pensiero decisamente in contrasto con chi vede il campione svizzero come il principale traino del movimento tennis mondiale.

 

La situazione romana per lui è invece di più facile soluzione e non sembra contemplare un cambio di sede. Gli Internazionali “vanno recuperati. Ottobre va benissimo, anche dopo Parigi. Ha presente le famose ottobrate romane? A Roma maggio come clima non è meglio di ottobre, anzi”. E da questo tema parte una richiesta diretta al presidente dell’ATP:Faccio un appello ad Andrea Gaudenzi. Non gli chiedo da italiano di favorire l’Europa, ma le istituzioni del tennis hanno il dovere di salvaguardare i grandi tornei che hanno tradizione. Giocare a Phoenix, Arizona, non è più importante che giocare a Roma. Bisogna che tutti se lo mettano in testa”. Affermazioni non troppo dissimili da quelle fatte qualche giorno fa dall’ex tennista francese Benneteau.

Conclude infine prima con una nota seria e poi con un augurio per il futuro. Quando gli viene fatto notare che i tennisti di secondo piano soffrono economicamente per il blocco, lui ammette schiettamente: “Mi dispiace. Ma sono più preoccupato dell’operaio della Finsider”. Mentre una volta che la vita sarà tornata alla normalità, “speriamo di riuscire a fare un po’ di ironia anche su questa brutta cosa. L’ironia batte tutto“. E lui anche in questo campo se ne intende parecchio.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement