US Open, l'analisi del tabellone femminile: Osaka e Halep per confermarsi

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US Open, l’analisi del tabellone femminile: Osaka e Halep per confermarsi

Chi sorride, chi invece si preoccupa e le possibili sorprese di questo US Open femminile. Osaka difende il titolo, Halep sembra pronta per un altro Slam

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Naomi Osaka - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Sono tante le incognite del tabellone femminile e come sempre è difficile individuare una chiara favorita per la vittoria del trofeo. Le finaliste della scorsa edizione, Naomi Osaka e Serena Williams, hanno percorsi non semplici e dietro di loro sono davvero tante le giocatrici che aspirano a tornare via da New York con la coppa in mano.

CHI SORRIDE – Il tabellone probabilmente migliore tra le favorite è quello di Ashleigh Barty, numero due del ranking. Zarina Diyas all’esordio non dovrebbe rappresentare un ostacolo troppo probante, così come Lauren Davis al secondo. Maria Sakkari o la nostra Camila Giorgi al terzo turno non appaiono ostacoli insormontabili. Anche l’ipotetico ottavo di finale contro Angelique Kerber non è dei peggiori. Guardando ancora un passo più in là, si profila il ben più problematico match contro Serena Williams, schiena e Sharapova permettendo, ma parliamo pur sempre di un quarto di finale Slam. 

Non può lamentarsi neanche la terza testa di serie Karolina Pliskova: primo match contro una qualificata, secondo contro Bernanda Pera oppure un’altra qualificata ed eventualmente Caroline Garcia al terzo turno. Un percorso che dovrebbe permetterle di arrivare abbastanza preparato all’ottavo di finale verosimilmente contro una tra Johanna Konta e Marketa Vondrousova. 

 

Urna benevola anche con Simona Halep. La numero quattro del seeding ha la strada apparentemente spianata fino al quarto turno. Il tabellone le presenta davanti una qualificata, poi Kozlova oppure un’altra giocatrice uscita dalle qualificazioni e infine Strycova. Agli ottavi invece Halep dovrebbe incrociare Bianca Andreescu, recente vincitrice a Toronto e dunque in fiducia. 

Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

CHI SI PREOCCUPA – Cammino non così agevole per la campionessa in carica e numero uno del mondo, Naomi Osaka. Dopo l’esordio sulla carta comodo contro Anna Blinkova, troverà la vincente tra Linette e Sharma, ma è al terzo turno che le cose si complicano.  La giapponese infatti rischia di ritrovarsi davanti la giovanissima e ambiziosa Cori Gauff, che ha stupito il mondo a Wimbledon. Non bisogna sottovalutare neanche Anastasia Potapova e Carla Suarez Navarro, dirette avversarie di Coco. Agli ottavi la situazione non migliora poiché troverà una tra Belinda Bencic e Anett Kontaveit, entrambe protagoniste di un buon 2019.  

Anche Serena Williams dovrà sudare per portarsi a casa il tanto agognato Slam numero 24, a partire dal primo turno stellare contro Maria Sharapova. La statunitense non perde con la rivale dal 2004, ma oltre che con l’avversaria dovrà fare i conti anche con il problema alla schiena che l’ha costretta a ritirarsi nella finale di Toronto e a saltare Cincinnati. Se superasse il primo scoglio, Serena si troverebbe davanti una dopo l’altra Timea Bacsinszky, Su-Wei Hsieh e Anastasia Sevastova, tre giocatrici simili, in grado di proporre molte variazioni e di farla muovere, cosa che potrebbe senz’altro metterla in difficoltà. 

In salita anche il percorso di Elina Svitolina. Dopo un esordio comodo contro Whitney Osuigwe, l’ucraina troverà la vincente tra Venus Williams, mai da sottovalutare sul cemento di casa nonostante l’età, e Saisai Zheng, vincitrice quest’estate del torneo di San Josè. Le cose non migliorano in prospettiva con un eventuale terzo turno contro Dayana Yastremska e poi l’ottavo contro Keys. 

POSSIBILI SORPRESE – Parlando delle possibili outsider nella corsa al titolo è impossibile non menzionare le due vincitrici di Toronto e Cincinnati, ovvero Bianca Andreescu e Madison Keys. La canadese ha un buon tabellone fino al terzo turno con Caroline Wozniacki, contro cui dovrebbe comunque partire favorita. Se non dovesse disperdere troppe energie nella prima settimana potrebbe anche impensierire seriamente Halep agli ottavi. Anche Keys ha due primi turni abbordabili contro Misaki Doi e una tra Zhu e una qualificata, prima di arrivare a scontrarsi contro una delle giocatrici più in forma del momento, Sofia Kenin. Proprio quest’ultima è da annoverare tra le possibili sorprese del torneo, anche se il sorteggio non le ha riservato un tabellone comodo (Vandeweghe, Zhang/Siegemund, Keys, Svitolina).

Non si può non fare menzione di Cori Gauff che già ha rivestito il ruolo di sorpresa nell’ultimo Slam giocato e che in casa vorrà sicuramente dar seguito a quella cavalcata. Anche a lei l’urna ha riservato un percorso pieno di ostacoli. Primo turno con Potapova, secondo con Carla Suarez Navarro, terzo con la numero uno Osaka e quarto con Bencic o Kontaveit. Tutt’altro che semplice, ma diversamente che sorpresa sarebbe?

Il tabellone diviso per quarti

Tabellone completo (conserva il link: lo aggiorneremo quotidianamente)

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Le ragazze in crisi non risorgono a Doha. Svitolina ancora travolta, bene Swiatek

L’ucraina impotente al cospetto di una ritrovata Anisimova. Fuori anche Vondrousova e Muchova. Swiatek e Bertens convincono. Pavlyuchenkova si ritira

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Momento nero che prosegue e proseguirà persino in quel di Doha per chi nel 2020 non ha ancora visto un solo raggio di luce. Prosegue per Elina Svitolina, e questo è sicuro: reduce da un inizio stagione terrificante, la più alta tra le teste di serie impegnate oggi sta facendo una sinistra abitudine alle sconfitte sonore. Ceduto il passo a Garbine Muguruza nel terzo turno dell’Open d’Australia raccogliendo tre game, Svitolina ha poi perso malissimo contro Nao Hibino a Hua Hin, dove s’era recata da super favorita sicura di rincasare con il trofeo, e a Dubai la settimana scorsa contro Jennifer Brady il passivo è stato ancor più pesante.

Il doppio seitre incassato oggi per mano di Amanda Anisimova è anche generoso, poiché il match è stato completamente controllato dall’attesissima teenager, lei pure proveniente da un periodo difficilino addebitabile in parte al dramma famigliare vissuto la scorsa estate, in parte al drastico carico tattico impostole dal nuovo coach Carlos Rodriguez. Quando è, o sembra, libera di testa com’è accaduto oggi, Amanda fa spavento per potenza e pulizia dei colpi. Toglierle il comando dello scambio è complicato per chiunque, figuriamoci per una Svitolina passiva come quella ammirata sul centrale del Khalifa International Tennis Complex.

Chi aspettava dal torneo qatariota qualche piccolo incoraggiamento dopo un inizio di 2020 lontano dalle aspettative è stato in genere respinto nel corso della seconda giornata di gare. Marketa Vondrousova e Karolina Muchova, accomunate da estrazione ceca e crisi profonda, sono state rispettivamente rimpatriate da Saisai Zheng e da Kiki Bertens. Meno grave la seconda per caratura dell’avversaria, verrebbe da dire, dopotutto era un incontro di secondo turno e almeno un match a Doha Muchova l’ha vinto. Purtroppo la cambiale firmata nel 2019 dice quarti di finale, e la fantasista da Olomouc non si è dimostrata solvibile. Marketa, non da oggi, ha la faccia di chi sta assistendo al proprio funerale. Mai più tornata all’apice dopo l’operazione al famigerato polso subita lo scorso settembre, la finalista del Roland Garros 2019 da gennaio ha vinto tre partite in croce, di cui due in rimonta dopo aver agevolmente fatto proprio il primo set. I sintomi sono quelli della fiducia sotto i tacchi, ma chi scrive continua a pensare che valga ampiamente la top ten.

 

GLI ALTRI MATCH – Per il resto, ottima vittoria di Iga Swiatek, brava a battere in due Donna Vekic riemergendo dal tre a cinque nel secondo e ottima la sempre attesissima Vera Zvnareva: wild card, l’ex numero due del mondo ha battuto con relativo agio un’altra appartenente alla triste combriccola delle ragazze in crisi, Su-Wei Hsieh. Niente crisi per Anastasija Pavlyuchenkova, dopotutto l’inizio dell’annata è stato incoraggiante, ma un ritiro pre-match per colpa di un infortunio alla gamba destra eredità di Dubai. Per dare un’avversaria a Yulia Putintseva si è dovuto ricorrere alla ripescata Timea Babos: la gran doppista ungherese ha fatto il possibile perdendo comunque in due. Altra delusione, meno cocente di quella patita la scorsa settimana ma pur sempre delusione, a casa Martic. Persa la semi con Rybakina a Dubai scialacquando l’impossibile, Petra è stata sconfitta in rimonta da Barbora Strycova, la quale ha così onorato la bandiera ceca sventolante tristemente a mezz’asta per i motivi sopra resi noti. In chiusura di programma, ha vinto in rimonta il suo match d’esordio Elena Rybakina, che perderà pure qualche finale di troppo ma è già a venti vittorie in soli 55 giorni di 2020. Toccherà ora a Van Uytvanck tentare d’impedirle di raggiungere la ventunesima.

Risultati:

Primo turno

C. Suarez Navarro b. S. Zhang 7-5 6-0
[Q] T. Martincova b. [LL] M. Doi 6-2 3-6 6-2
A. Kontaveit b. A. Sevastova 6-4 7-6(3)
B. Strycova b. [10] P. Martic 4-6 6-1 6-2
[15] M. Sakkari b. J. Goerges 6-4 6-3
S. Zheng [12] b. M. Vondrousova 1-6 6-3 6-2
S-W. Hsieh vs [WC] V. Zvonareva
Y. Putintseva b. [LL] T. Babos 6-3 6-4
I. Swiatek b. [17] D. Vekic 6-4 7-5
J. Brady vs [13] A. Riske
D. Yastremska b. [Q] K. Flipkens 6-2 6-3
[14] E. Rybakina b. [WC] S. Cirstea 3-6 6-3 6-1

Secondo turno

[7] K. Bertens b. K. Muchova 6-2 6-4
A. Anisimova b. [5] E. Svitolina 6-3 6-3



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A Dubai trionfa Halep. Altra finale persa per Rybakina

La romena la spunta al tiebreak del terzo e conquista il ventesimo titolo della sua carriera. Per Rybakina terza finale persa nel 2020. Da lunedì sarà numero 17 (best ranking)

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Simona Halep con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @usopen)

[1] S. Halep b. E. Rybakina 3-6 6-3 7-6(5)

Due ore e mezza di tennis ad alta intensità incoronano Simona Halep regina del WTA Premier di Dubai, già vinto nel 2015. La romena torna al successo nel circuito a sette mesi di distanza dal titolo conquistato sui sacri prati di Wimbledon e aggiunge un altro trofeo, il ventesimo, alla sua già scintillante bacheca. Altra delusione invece per Elena Rybakina, autrice di un buonissimo match nel quale ancora una volta le è forse mancato qualcosa in termini di cinismo. Per lei questa è già la terza finale persa in questo inizio di 2020, dopo le sconfitte a Shenzen e San Pietroburgo. La kazaka sta vivendo un periodo di forma davvero ottimo e i numeri di questi primi due mesi di stagione lo testimoniano: un titolo (Hobart), quattro finali, uno strepitoso saldo di 19 vittorie e quattro sconfitte e un best ranking di numero 17 a partire da lunedì. Tuttavia manca ancora un pizzico di killer instinct nei momenti topici e contro avversarie del livello di Halep, ogni sbavatura può costare caro, come dimostrato dal match odierno.

LA PARTITA – Rybakina entra molto bene nel match, martellando Halep da fondo con entrambi i fondamentali. Dal canto suo, la romena fatica inizialmente a gestire le pallate dell’avversaria e a trovare precisione nella transizione da fase difensiva a offensiva. Un paio di errori col dritto nel settimo game la condannano a cedere la battuta. Rybakina invece difende con efficacia i propri turni di servizio, chiudendo al terzo set point al termine di un ultimo game durato 14 punti nel quale salva anche due palle break.

 

Le cose sembrano mettersi male per Halep che in avvio di secondo set deve annullare subito una chance di break. La romena però, si sa, ha nove vite e l’orgoglio non le manca. Il pallino degli scambi scivola sempre di più dalla sua parte e quando è costretta in difesa, le sue innate capacità di passatrice fanno il resto: in un lampo siamo 4-1 in suo favore. Rybakina fa di tutto per non uscire mentalmente dal set, prima trascinando ai vantaggi Simona nonostante uno svantaggio di 0-40 e poi annullando con grande coraggio due palle del 5-1. Dopo aver subito due risposte vincenti, Halep inizia a sentire un po’ di fiato sul collo e commette un sanguinoso doppio fallo: break a zero per Rybakina. Le emozioni del parziale non finiscono qui: Halep conquista infatti altre due palle break con un paio di difese encomiabili, ma Rybakina non si irrigidisce e, anzi, reagisce tirando ancora più forte e vicino alle righe. La kazaka fallisce però due occasioni di agganciare Halep sul 4-4 e finisce imbrigliata nel palleggio dell’avversaria, perdendo il servizio alla quarta occasione. Stavolta la romena non trema e con un ace spegne sul nascere l’ennesimo tentativo di ritorno di Rybakina: 6-3 e verdetto rimandato al terzo set.

Halep sembra avere un discreto vantaggio, sia in termini di esperienza che di fiducia dopo il parziale appena conquistato, eppure la prima a vacillare è proprio lei. L’ennesimo doppio fallo e alcune imprecisioni proiettano Rybakina sul 3-1. La kazaka non è però in grado di confermare il vantaggio e subisce l’immediato ritorno dell’avversaria. L’intensità è davvero alta e le due procedono spalla a spalla fino al cinque pari, quando due erroracci di Rybakina, uno col dritto e uno col rovescio, regalano a Halep un break che profuma di vittoria. Il momento dei festeggiamenti è però rimandato perché Rybakina decide di andare all in e a suon di risposte vincenti e pesanti dritti incrociati strappa il servizio a Halep. Il tie-break è tiratissimo, con entrambe le giocatrici molto spaventate dall’idea di sbagliare. Sul 6-5, un rovescio strappato di Rybakina atterra largo, lasciando Halep libera di sdraiarsi stremata sul cemento del campo centrale di Dubai dopo due ore e mezza di gioco.

Il tabellone completo di Dubai

Halep non tornerà in campo a Doha perché ha scelto di ritirarsi dal torneo qatariota, optando così per una settimana di riposo ulteriore prima del Sunshine Double. Rybakina invece esordirà subito contro Cirstea con vista su un terzo turno contro Barty.

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Rybakina non si ferma: a Dubai sarà finale con Halep

Martic spreca set point sia nel primo che nel secondo e subisce il ritorno della kazaka, alla quarta finale su cinque tornei giocati in stagione. La prima testa di serie passeggia con Jennifer Brady

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Elena Rybakina – WTA Dubai 2020 (foto via Twitter @DDFTennis)

Non ha alcuna vaga intenzione di fermarsi Elena Rybakina. La kazaka di Mosca, vent’anni e numero diciannove secondo il computer, ha battuto anche Petra Martic nella prima semi in programma sul centrale dell’Aviation Club, e domani disputerà la finale numero quattro su cinque tornei disputati nel 2020. Il suo record stagionale va ancora aggiornato e noi procediamo volentieri, perché ormai di gradita tradizione trattasi: dal rientro post vacanze natalizie, Rybakina ha vinto diciannove partite e ne ha perse tre; numeri che le consentono di comandare con un certo agio la relativa, dedicata classifica.

L’altra graduatoria dominata da Elena è quella inerente al contatore degli ace, ma oggi la sua famigerata prima di servizio si è presa una meritatissima mezza giornata di vacanza. In campo solo nel 59% dei tentativi e in ogni caso meno letale rispetto alle prestazioni recentemente ammirate (appena il 64% di realizzazione, poco), l’aiutino contumace ha consentito a una Petra Martic a lungo deliziosa di contenere e comandare, variando moltissimo e rallentando il giusto, per accelerare all’improvviso con notevoli profitti. La sua giornata con il dropshot, a parte un episodio che purtroppo per lei si rivelerà fatale nella seconda partita, è stata per lunghi tratti un clinic.

Dal pregevolissimo tennis esibito la croata non è però riuscita a ricavare granché: tanto nella prima, quanto nella seconda partita Petra ha avuto sia la chance di portarsi in vantaggio di due break, sia quella di chiudere con un set point sulla racchetta, ma non le ha sfruttate ed è stata sempre ripresa da una rivale in tremenda fiducia anche nelle difficoltà, e incline a picchiare la palla nell’angolo non appena intravede una fessura percepibile da lei e poche altre colleghe al momento.

 

Annullato il set point in risposta nel decimo gioco del primo set poi conquistato al tie-break, Rybakina ha giocato un brutto inizio di secondo, riuscendo tuttavia a rimanere attaccata anche grazie alla già nota prodigalità della rivale. Ricucito lo strappo creato dal break subito all’alba della frazione grazie all’unico drop mal eseguito dall’altrimenti impeccabile Martic, la finalista dello scorso torneo di San Pietroburgo ha annullato un nuovo set point nell’undicesimo game con grande aggressività, dominando nel secondo tie break di giornata una Martic ormai afflitta e inconsolabile.

Al momento nessuno vuole affrontare Rybakina, eppure lo sporco lavoro toccherà a Simona Halep. La numero due WTA ha lasciato le briciole a Jennifer Brady, comunque autrice di un torneo da applausi con tanto di qualificazioni superate e due scalpi di top ten da portare in valigia. Ridotta a un misero 41% di realizzazione al servizio, una condanna senza appello per chi ai turni in battuta deve molte delle proprie fortune, Jennifer ha vinto la miseria di trentacinque punti su novantasei e dovuto ingoiare in un’oretta scarsa la terza sconfitta su tre semifinali giocate in carriera.

La tennista da Costanza, sopravvissuta a un match point avverso nel pazzo match di secondo turno contro Jabeur, giocherà un ultimo atto per la prima volta dal trionfo a Wimbledon della scorsa estate. L’unico precedente dice Rybakina, Wuhan 2019, ma Halep in quell’occasione si ritirò in coda al primo set per un problema alla schiena. In vista di domani è quantomai complicato tracciare un abbozzo di pronostico.

Risultati:

[SE] E. Rybakina b. [8] P. Martic 7-6(5) 7-6(2)
[1] S. Halep vs [Q] J. Brady 6-2 6-0

Il tabellone completo

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