Il tabellone femminile di Mosca: Bertens e Bencic si giocano l'ultimo posto

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Il tabellone femminile di Mosca: Bertens e Bencic si giocano l’ultimo posto

L’olandese e la svizzera sono state sorteggiate dalla stessa parte di tabellone. Belinda è obbligata ad arrivare in finale, Svitolina già qualificata

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Il WTA Premier di Mosca, come spesso accade, si rivela decisivo per la corsa alle WTA Finals. Tre delle quattro tenniste ancora in gara per un posto a Shenzen sono infatti iscritte al torneo moscovita: Elina Svitolina, Kiki Bertens e Belinda Bencic (manca solo Serena Williams, attualmente ottava nella Race). Gli organizzatori del torneo a sorpresa hanno riservato una wild card per il tabellone principale a Bencic, a cui in origine ne era stata offerta una per le qualificazioni. L’urna ha poi espresso già un primo verdetto, prima ancora di giocare i primi punti del main draw. Il sorteggio ha infatti posto Bencic e Bertens dalla stessa parte del tabellone, cosa che impedisce alle due tenniste di raggiungere entrambe la finale e di insidiare dunque il posto di Svitolina.

Per sperare di arrivare a Shenzen, sia Bencic che Bertens sono obbligate ad arrivare in finale. Nell’eventualità in cui poi Serena Williams decidesse di non partecipare al torneo di fine anno, allora subentrerebbe Bertens con Bencic invece sempre obbligata ad arrivare in fondo (la semifinale non le consentirebbe infatti di scavalcare l’olandese).

Bertens esordirà contro la vincente tra Timea Babos e una qualificata, mentre Bencic troverà o Hercog o Siniakova. Sulla strada per la semifinale molto probabilmente l’olandese troverà Anastasia Sevastova. Dayana Yastremska sembra invece l’avversaria più accreditata della svizzera. Svitolina avrà nel suo primo incontro chi uscirà vincente dalla sfida tra Ons Jabeur e Veronika Kudermetova. Sono molti i primi turni da tenere d’occhio: Kuznetsova-Muchova, Potapova-Kalinskaya, Yastremska-Kasatkina e Sevastova-Sasnovich.

 
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Thiem: “Servizio e risposta le chiavi per battere Federer. Contro Berrettini dovrò dare il meglio”

L’austriaco domina Federer nel loro primo match alle Finals 2019: “Una superficie rapida è un vantaggio anche per me”. Il match con l’azzurro? “Mi aspetto il miglior Matteo”

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Parte male Federer alle Finals, dominato da un Dominic Thiem pressoché impeccabile nel loro primo scontro del Round Robin. Ma il dominio dell’austrico sullo svizzero non è una novità e, con la vittoria di ieri, Dominic sale a cinque vittorie su sette contro il Maestro di Basilea. Un successo ottenuto in due set lottati e vinti entrambi 7-5. Come spiega Thiem una tale performance? “Per batterlo ogni cosa deve funzionare bene allo stesso tempo e oggi è andata così” ha detto il viennese nella conferenza post-match.“Ho giocato bene in generale ma, in particolare, sono soddisfatto del servizio e della risposta, fondamentali per giocare indoor. Probabilmente anche l’ultimo gioco è stato cruciale“.

Una competizione indoor e, quest’anno, una superficie particolarmente rapida alla O2 Arena, condizioni particolarmente congeniali a Federer; eppure lo svizzero si è incartato più volte, permettendo così a Dominic di esprimere il suo miglior gioco: “Sì, la superficie è alquanto veloce, simile a quella di Bercy. Ma ciò non è svantaggioso per il mio gioco. Mi piace colpire agevolmente di rovescio e non è sempre facile per me farlo sulla terra o su una superficie dura ma lenta perché i rimbalzi sono troppo alti“.

Nel prossimo incontro Dominic se la vedrà con Novak Djokovic e poi ci sarà Matteo Berrettini. I due si sono incontrati due volte nel corso della stagione, a Shanghai, dove l’azzurro ebbe la meglio in due set, e a Vienna, dove invece ci fu una battaglia in tre set conquistata dall’austriaco. “Ora incontrerai di nuovo Berrettini. Durante l’anno contro di lui una vittoria e una sconfitta. Cosa ti aspetti dal prossimo match?”, gli chiede il direttore Scanagatta in conferenza. “Il match contro Matteo qui sarà diverso. Anche a Shanghai la superficie era veloce ma outdoor, mentre a Vienna era alquanto lenta. Qui ci saranno condizioni ancora diverse e c’è una tensione particolare perché è un evento speciale e unico. Ma mi aspetto il miglior Matteo e dovrò dare il meglio di me“.

E mentre i magnifici otto sono impegnati in quel di Londra, nell’altro emisfero, a Perth, domenica si faceva la storia del tennis femminile francese con la terza vittoria della Francia in Federation Cup. Protagonista indiscussa dello storico successo transalpino è Kiki Mladenovic – fidanzata di Thiem – che, dopo aver portato a casa i suoi due singolari (in particolare con una sorprendente rimonta contro la n. 1 del mondo Ashleigh Barty), ha regalato alla squadra il punto decisivo nel doppio insieme all’ex nemica Caroline Garcia.

Non ho visto il match perché era troppo presto. Non posso disturbare la mia preparazione” confessa un sorridente Thiem, “ma la Francia, e in particolare Kiki, hanno riscritto la storia; lei ha vinto i suoi tre match e ha battuto la n. 1 del mondo. E se si considera che è l’ultimo anno di questa versione della Fed Cup, la cosa è incredibile. Probabilmente non si è ancora resa conto del tutto di ciò che è riuscita a realizzare. È una cosa che solo pochi giocatori riescono a compiere e sono super felice per lei. Nessuno se lo merita più di lei“.

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‘Terremoto’ in Croazia: Krajan non è più il capitano di Coppa Davis

Ad una settimana dalle finali di Madrid, dopo Cilic i detentori del trofeo perdono anche il ct, in carica dal 2012. Voci, confermate dallo stesso Krajan, parlano di divergenze con la federazione e i giocatori. Al suo posto Ivan Dodig?

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Željko Krajan - Finale Davis 2018 (foto di Gianni Ciaccia - Sportvision)

La notizia è arrivata attraverso un comunicato della Federtennis croata: Zeljko Krajan non è più il selezionatore croato di Coppa Davis. Non sarà dunque il 40enne coach di Varazdin a guidare dalla panchina la nazionale detentrice del titolo alla Caja Magica di Madrid, tra poco più di una settimana. Si chiude così una settimana veramente complicata per la rappresentativa della nazione balcanica, iniziata con il forfait di Cilic e proseguita, proprio poche ore prima della notizia dell’addio di Krajan, anche con la rinuncia del sostituto designato, Ivo Karlovic.

Il 40enne tennista di Zagabria ha infatti comunicato che la prossima settimana giocherà al Challenger di Houston, con l’obiettivo di rientrare nella top 100 (attualmente è n. 106) e conquistare l’accesso diretto al main draw dell’Australian Open, e di conseguenza non potrà essere a Madrid. Riportiamo per dovere di cronaca che alcuni media croati sostengono che ci sia di mezzo anche una questione economica, relativa alle modalità della suddivisione della quota del premio di partecipazione spettante ai giocatori: pare che a qualcuno non andasse a genio che all’ultimo arrivato (Karlovic) andasse la fetta cospicua di competenza del secondo singolarista e quindi sia stato chiesto di rivedere le modalità di ripartizione.

E nella ridda di voci che si stanno susseguendo in questo momento a Zagabria e dintorni, ci sono anche quelle che sostengono che la “questione premi” abbia avuto il suo peso relativamente all’addio di Krajan. Nel comunicato della Federtennis croata si parla infatti di decisione presa di comune accordo, ma non si può non notare come venga sottolineato che la stessa sia stata presa in seguito ad una riunione alla quale hanno partecipato anche i giocatori. Ricordiamo come in questi anni i rapporti tra il selezionatore ed alcuni giocatori non siano stati sempre idilliaci, per usare un eufemismo: i casi più eclatanti sono il forfait di Coric nel 2017 dopo l’esclusione dalla finale dell’anno prima e la mancata convocazione per diverso tempo di Mate Pavic, seppur tra i migliori specialisti mondiali del doppi.

Nel comunicato viene anche precisato che, pur ringraziando per il lavoro svolto Krajan (ct dal 2012: con lui la vittoria dello scorso anno e la finale del 2016, la retrocessione del 2013 con immediato ritorno nel World Group nel 2014), d’ora in poi si cambierà impostazione e la decisione è di andare a Madrid con dei giocatori giovani, con i quali costruire il futuro del tennis croato. Una sottolineatura che viene difficile non correlare alla convocazione “last minute” di Karlovic, poi non andata a buon fine.

A smentire quanto riportato dal comunicato è stato lo stesso Krajan, che nelle dichiarazioni rilasciate all’agenzia croata di stampa Hina dice che non è stata assolutamente una decisione condivisa, bensì si è trovato a prendere atto di un licenziamento di fatto già deciso. L’ormai ex ct ha anche confermato che da qualche tempo c’erano dei contrasti con la federazione proprio in relazione alla squadra da portare a Madrid, ma che riteneva tutto risolto: “Ero pronto per la conferenza stampa di lunedì e per la partenza di martedì“.

Krajan conferma anche il fatto che ci sia stato il coinvolgimento dei giocatori nella decisione: “Mi è stato detto che sono stati loro ad insistere per andare da soli a Madrid, senza il selezionatore. Sicuramente qualcosa nello spogliatoio è cambiato nell’ultimo mese, quando si è capito che Marin (Cilic, ndr) a causa del problema al ginocchio non sarebbe stato dei nostri. Da quel momento il parere di altri giocatori ha avuto più peso all’interno della squadra. Personalmente spero sia stata una decisione dei giocatori, mi sarebbe più facile accettarla, perché sono sempre stati i giocatori a decidere il selezionatore, sin da quando sono stato scelto nel 2012″.

Oggi a Zagabria ci sarà una conferenza stampa della Federtennis croata, presenti i giocatori convocati per Madrid (al momento Borna Coric e i tre doppisti Mate Pavic, Ivan Dodig e Nikola Mektic), e quindi ne sapremo un po’ di più. In primis sul sostituto di Cilic: per classifica dovrebbe essere il 29enne Galovic (243 ATP) ma se la decisione è di privilegiare i giovani, allora i candidati sono il 21enne Borna Gojo (279 ATP) e il 22enne Nino Serdarusic (283 ATP). E ovviamente anche su quello di Krajan: la voce più insistente al momento è quella che vorrebbe Ivan Dodig nel doppio ruolo di capitano e giocatore. Cosa peraltro già accaduta in passato, dato che nel 2006 fu Ivan Ljubicic a ricoprire il doppio ruolo di selezionatore e giocatore.

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O’ Shannessy: “La partita con Nole? Matteo ha più possibilità con Federer e Thiem”

Intervista esclusiva al data analyst più famoso del circuito, Craig O’Shannessy, che toglie un po’ di pressione a Berrettini. “Mi piacerebbe rivedere il serve&volley”

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Craig O'Shannessy, Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna - US Open 2019 (foto Jo Vinci)

Da Milano, il nostro inviato

Dietro la straordinaria stagione di Matteo Berrettini, culminata nella qualificazione alle ATP Finals, si nasconde anche lo zampino di Craig O’Shannessy. L’australiano, membro importantissimo anche del team di Novak Djokovic, è probabilmente il maggior esperto mondiale di statistiche legate al tennis e presta i suoi servigi anche all’ATP e alla FIT, oltre che ai quattro tornei dello Slam. Lo abbiamo raggiunto nella pancia dell’Allianz Cloud di Milano, casa delle Next Gen Finals, per un’intervista esclusiva.

Avrai due giocatori da seguire a Londra e la cosa più imprevedibile è che entrambi giocheranno contro nel primo incontro del torneo
A volte le cose vanno così. Io in realtà sarò ad una conferenza di coach ad Anversa, in Belgio. Guarderò da lontano e arriverò a Londra martedì, per il secondo match di entrambi. Ovviamente è una buona cosa perché non dovrò tifare per uno dei due (ride)!

 

Puoi spiegare ai nostri lettori il lavoro che fai con Matteo?
Essenzialmente il mio lavoro si compone di due fasi. La prima consiste in un’analisi dell’avversario: punti di forza, punti deboli, schemi preferiti. Raccolgo tuti i dati e li mando al team. Il mio lavoro consiste nel mostrare il miglior modo di giocare contro determinati giocatori. La seconda parte riguarda l’analisi del gioco di Matteo. Quali sono le cose che funzionano e quali invece sono magari le debolezze su cui lavorare. Si tratta di avere una piena consapevolezza del perché Matteo vince e di identificare quali sono gli aspetti da migliorare, poi si guarda dall’altra parte del campo per trovare la corretta strategia di gioco per ogni match.

Con Novak ti sei trovato per le mani una superstar già formata, Matteo invece è un giovane che sta ancora crescendo. Ti aspettavi che riuscisse a qualificarsi alle ATP Finals quest’anno o era qualcosa di impronosticabile?
Quando ho cominciato a lavorare con il suo team ho visto subito un immenso talento in Matteo. I giocatori che fanno bene in questo sport hanno sempre un ottimo servizio e un ottimo dritto e Matteo ha entrambi. Il fatto che queste due armi funzionassero già così bene era una gran cosa. So che suona come un cliché, ma come allenatore devi sempre guardare match dopo match, settimana dopo settimana. Non abbiamo mai fatto piani a lungo termine. Certo si guarda sempre un po’ più avanti, ma si tratta sempre di dire “ok, chi è il prossimo avversario? Come posso vincere questo incontro?” e ripetere il processo ogni settimana.

Quali pensi che sia l’aspetto del gioco nel quale Matteo può migliorare maggiormente?
Quando diventi numero 8 del mondo i margini di miglioramento sono sottili, ma possono fare una grande differenza. Passare dal numero 80 del mondo al numero 8 è difficile, ma passare dal numero 8 al numero 1 è ancora più difficile. Il rovescio è molto buono. Non è un problema di come colpisce la palla, ma dove la colpisce. Se la colpisco qui, dove posso aspettarmi la prossima palla? Ho tempo per recuperare o no? L’aspetto mentale conta tantissimo. Nella partita persa contro Thiem ha giocato benissimo, ma aveva di fronte il secondo miglior giocatore della stagione per match vinti al set decisivo. Per Thiem trovarsi sotto di un set non è un particolare problema, non esce mentalmente dalla partita. Matteo non deve avere rimpianti per quel match, ma è un aspetto su cui lavorare.

Probabilmente Matteo avrebbe sperato un sorteggio migliore per le sue prime Finals. Djokovic, Federer e persino la rivincita con Thiem…
La partita con Djokovic sarà la più difficile sicuramente. Novak fa sempre bene contro gli avversari che picchiano forte e i suoi colpi a rimbalzo sono i migliori del circuito. Mi piace che sia la prima partita perché a prescindere dal risultato, avrà modo di sentire l’atmosfera e familiarizzare con il campo e la folla. Le partite in cui ha più possibilità di vittoria sono quelle contro Federer e Thiem. L’ideale sarebbe prendere il primo incontro come un allenamento. Se vince sarà un bonus, se perde potrà sfruttare l’esperienza per affrontare al meglio gli altri due.

Sembra che le superfici stiano uniformando molto. Negli anni ’90 erano rapidissime e si vedevano moltissimi ace e servizi vincenti, mentre successivamente hanno cercato di rallentarle molto. Cosa dicono i dati?
Nel tennis di oggi, gli scambi da un colpo (ace o servizi vincenti) rappresentano la maggioranza: circa il 30%. Le velocità delle varie superfici si stanno uniformando. A Wimbledon gli scambi tra gli zero e i tre/quattro colpi costituiscono il 71% del totale, Australian Open 70%, US Open e Roland Garros circa il 68%. Questo è un chiaramente un segno. Addirittura nel 2016, 2017 e 2017 ci sono stati più scambi tra gli zero e i tre/quattro colpi al Roland Garros che allo US Open. La terra è diventata più veloce, mentre il cemento più lento, probabilmente perché viene messa più sabbia nella vernice. A Wimbledon l’erba non è veloce come un tempo. La scelta è tutta nelle mani dei tornei che decidono quanto rendere veloce la superficie.

Non credi che questo tolga al tennis il fascino del doversi adattare a condizioni diverse?
Probabilmente sì. Io sono personalmente un fan del serve&volley e un campo più rapido che possa promuovere questo tipo di gioco ad esempio sarebbe ottimo, così come una superficie più lenta al Roland Garros magari. Invece le superfici sono simili e anche gli stili di gioco sono abbastanza simili.

Quindi sta ai coach trovare delle soluzioni tattiche per variare?
Esattamente. Una cosa che emerge dai dati è che il serve&volley funziona ancora. Nella finale degli US Open ad esempio, Nadal e Medvedev, non potendo prevalere l’uno sull’altro da fondocampo, hanno fatto serve&volley per un totale di cinquanta volte.

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