Federer e la vita dopo il ritiro: "Mi piacerebbe insegnare tennis alla Rafa Nadal Academy"

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Federer e la vita dopo il ritiro: “Mi piacerebbe insegnare tennis alla Rafa Nadal Academy”

Roger non ha ancora idee precise sul proprio ritiro, ma sa perfettamente cosa fare dopo: insegnare ai giovani, magari insieme al rivale di sempre

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Rafa Nadal e Roger Federer (photo credit: Rafa Nadal Academy by MOVISTAR)

Negli ultimi tempi, Roger Federer è inevitabilmente costretto a parlare un po’ più spesso del proprio futuro. Con l’approssimarsi della stagione 2020, molti si chiedono infatti quali siano le intenzioni dello svizzero. Il campione di Basilea nei giorni scorsi ha svelato alcuni dettagli circa la sua programmazione per il prossimo anno, confermando la sua intenzione di giocare sia le Olimpiadi di Tokyo che il Roland Garros.

L’argomento caldo però, quando si parla del futuro dello svizzero, è ovviamente la questione ritiro su cui lo stesso Federer non sembra avere ancora le idee precise. “Me lo chiedono da un po’, mi dispiace, vi deludo ancora… Non ho deciso quando smetterò“, ha rivelato lo svizzero a SportWeek (il settimanale sportivo allegato a La Gazzetta dello Sport in uscita domani). Nel corso della stessa intervista, Roger ha però dimostrato di avere un piano ben preciso per quanto riguarda la vita fuori dal circuito.Mi piacerebbe insegnare tennis ai giovani. E mi piacerebbe farlo con la Rafa Nadal Foundation“. Una dichiarazione speciale che certifica ancora una volta l’evoluzione del rapporto tra questi due campioni, passato dalla semplice stima dei primi tempi a quella che forse potremmo anche definire amicizia.

Rafa Nadal e Roger Federer (Crédito: Rafa Nadal Academy by MOVISTAR)

Federer inoltre è sempre stato un grande sostenitore dell’Accademia di Nadal, alla cui inaugurazione ha presenziato come ospite d’onore. “Se i miei figli vorranno giocare a tennis, sicuramente li manderò qui“, aveva detto in quell’occasione. Ora sembra essersi aperto più di uno spiraglio per una storica collaborazione che potrebbe proiettare il progetto del maiorchino verso una dimensione completamente diversa.

 

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Berrettini e Fognini non giocheranno a Vienna

Gli azzurri avevano già saltato Anversa. Berrettini dovrà raggiungere almeno i quarti a Bercy per andare alle Finals

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Matteo Berrettini e Fabio Fognini - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Mateo Villalba / Kosmos Tennis)

Né Matteo Berrettini né Fabio Fognini attraverseranno il confine per giocare il 500 di Vienna della prossima settimana, lasciando il torneo senza azzurri, almeno per il momento, visto che l’ultima wildcard deve ancora essere annunciata. Sebbene non ci siano notizie certe sulle condizioni dei due migliori giocatori italiani, è probabile che entrambi siano ancora alle prese con i problemi fisici che hanno condizionato tutto il loro 2020 (quando si è giocato, almeno) – questa settimana avrebbero dovuto giocare ad Anversa, ma si sono cancellati poco prima del torneo.

Nel caso di ligure, può darsi che ci sia ancora qualche strascico della positività al Covid-19 appurata in Sardegna, ma le condizioni delle caviglie del vincitore di Montecarlo 2019 sono sempre sembrate precarie dall’operazione, soprattutto durante il match di primo turno del Roland Garros contro Kukushkin, portato a termine da un Fabio visibilmente condizionato da un infortunio patito all’inizio del tie-break del terzo set.

Anche per Berrettini questo è il terzo forfait consecutivo, visto che settimana scorsa non ha potuto giocare a San Pietroburgo, mettendo in serio pericolo la sua corsa alle seconde Finals consecutive: nonostante le modifiche al ranking lo abbiano aiutato (Berrettini ha giocato solo 14 incontri nel 2020, ma ha potuto tenere i punteggi ottenuti lo scorso anno a Flushing Meadows, Shanghai, Budapest e Stoccarda, fra gli altri), il romano in questo momento rimarrebbe fuori per un posto, due se si includesse anche Federer, che però ha annunciato mesi fa che non avrebbe giocato.

 

Va detto, di contro, che lo scorso anno Berrettini ha raggiunto le semifinali a Vienna, e che quindi avrebbe avuto problemi ad incrementare il proprio punteggio, ed è quindi possibile che abbia deciso di non giocare seguendo la strada di Djokovic nello spirito più che nella lettera: così come il serbo non andrà a Parigi dove è sicuro di tenere 1000 punti ma sarà nella capitale austriaca, allo stesso modo l’italiano potrebbe aver deciso di giocarsi tutto a Bercy, dove lo scorso anno perse all’esordio da Tsonga.

In questo momento Matteo ha 105 punti di ritardo da Schwartzman nel live ranking, e quindi dovrebbe raggiungere almeno i quarti nella Ville Lumière per superarlo. Tuttavia, visto che El Peque è ancora in corsa a Colonia 2 e giocherà entrambi i prossimi tornei (va detto che a Vienna ha fatto finale lo scorso anno, quindi difficilmente farà punti), al nostro servirebbe probabilmente una performance ancora migliore per tornare a Londra. La supposizione più probabile, però, è che Berrettini sia alle prese con un infortunio non semplice, e che questa non sia una scelta tattica.

Qui l’entry list aggiornata del torneo

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Nuove accuse a Boris Becker: avrebbe occultato il trofeo del suo primo Wimbledon

Il campione tedesco si è dichiarato non colpevole di fronte ai 28 capi d’imputazione formalizzati ieri in un tribunale di Londra

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Boris Becker - Wimbledon 1985

Boris Becker si è recato presso la crown court di Southwark, a Londra, per rispondere di 28 accuse relative al processo per bancarotta conclusosi nel 2017. Il mese scorso, i capi d’imputazione erano 19, ma ulteriori indagini hanno concluso che il sei volte campione Slam avrebbe nascosto diversi beni, sia pecuniari che materiali, per evitare che venissero venduti per ripianare i suoi ingenti debiti. Il processo è fissato per il 13 settembre del 2021.

Nuovi capi d’imputazione sono infatti emersi in merito ad altre proprietà che avrebbe nascosto durante le indagini del curatore fallimentare: in particolare, il tedesco non avrebbe incluso nell’elenco dei propri possedimenti due dei tre trofei vinti a Wimbledon, quello del 1989 e soprattutto quello del 1985, quando divenne il più giovane vincitore Slam maschile (è stato poi superato da Michael Chang, ma detiene ancora il record per quanto concerne i Championships).

Oltre a questi, sarebbero stati fatti sparire i due Australian Open (1991 e 1996), due President’s Cup (1985 e 1989), la medaglia per la vittoria in Coppa Davis 1988, la Coppa Davis dell’anno successivo, e la medaglia d’oro olimpica di doppio di Barcellona 1992. Inoltre, Boris avrebbe trasferito delle somme di denaro sui conti delle sue ex-mogli, Barbara, da cui ha divorziato nel 2001 (44.372 euro) e Sharlely, con cui la separazione è occorsa nel 2018 (105.000 euro).

 

Becker, oggi opinionista per Eurosport e responsabile tecnico della federazione tennis del suo Paese, doveva già difendersi, era già sotto processo perché, come riportato il mese scorso, non avrebbe dichiarato un conto in banca contenente 1,6 milioni di dollari, avrebbe occultato un debito di oltre 800.000 dollari, più di 75.000 azioni della società di intelligenza artificiale Breaking Data Corp, e tre proprietà, due in Germania e uno nel quartiere altolocato di Chelsea, sempre a Londra.

Come ha elencato il Guardian, questo si era tradotto in:

– sette capi d’imputazione per aver occultato delle proprietà;
– quattro per aver nascosto dei conti bancari con JP Morgan Belgium e Julius Baer Guernsey;
– due per aver rimosso delle proprietà richieste dal ricevente;
– cinque per aver omesso dei dettagli relativi ai suoi possedimenti;
– uno per aver nascosto del debito.

Il nuovo processo è una costola di una prima condanna per bancarotta. Nel 2017, infatti, una corte inglese l’aveva dichiarato sul lastrico in virtù di un’insolvenza mai risolta con l’istituto bancario londinese Arbuthnot Latham, estinto lo scorso anno con l’aiuto dell’avvocato spagnolo Francisco Guillem dopo che inizialmente il teutonico aveva provato (senza successo e senza basi legali) ad invocare l’immunità diplomatica in quanto “Ambasciatore per lo Sport e la Cultura della Repubblica Centroafricana”.

I guai finanziari del cinquantaduenne non sono certo una novità, e anzi si sono protratti nel tempo e nello spazio: nell’estate del 2017, uno dei suoi manager, Hans-Dieter Cleven, l’aveva portato in tribunale in Svizzera chiedendo la cifra astronomica di 36,5 milioni di euro; il fisco tedesco, già nel 2002, l’aveva obbligato a vendere una villa nel quartiere Bogenhausen di Monaco di Baviera a causa di un ritardo nel ripianare i propri debiti con il Paese natio; in Spagna, invece, alcuni conti per i lavori svolti nella villa di Maiorca, poi venduta per pagare Arbuthnot, non erano mai stati saldati.

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Il ministro dello sport Pakula sull’Australian Open: “Tanto lavoro da fare, ma restiamo fiduciosi”

Dopo le parole incoraggianti di Tiley (CEO di Tennis Australia), anche il ministro dello sport dello stato di Victoria fa trapelare ottimismo sull’Australian Open 2021

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Australian Open (photo Tennis Australia)

Sulla scia delle parole di Craig Tiley, il presidente della Federazione Tennis australiana, si è espresso anche un membro del governo dello stato di Victoria, che sta già lavorando alle misure da adottare in vista dell’Australian Open. Martin Pakula, ministro dello sport, del turismo e dei grandi eventi, ha parlato nel podcast ‘Break Point’ facendo trapelare un certo ottimismo sullo svolgimento del torneo.C’è tanto lavoro da fare ancora, ma siamo fiduciosi. L’Australian Open si giocherà a gennaio. È un elemento troppo importate della nostra cultura”.

Ha specificato quali sono i punti centrali dei protocolli che si stanno studiando e potranno essere messi in atto in vista del torneo: Il tema centrale è come i giocatori potranno stare in quarantena dopo l’arrivo a Melbourne e allo stesso tempo allenarsi sul campo. Non vogliamo che stiano per 14 giorni fermi dentro un hotel prima di giocare il torneo”. Ma c’è dell’altro: Dobbiamo studiare come farli entrare e uscire da Melbourne Park in sicurezza, come tenere loro e gli spettatori a distanza e come gestire il pubblico sugli spalti. Posso dire che probabilmente ci sarà del pubblico, ma di certo non potremo riempire la Rod Laver Arena come è sempre accaduto”. Tiley in questi termini ha parlato di un accesso limitato al 50% per quanto riguarda gli spettatori.

Un altro nodo da sciogliere è la gestione dell’ATP Cup, che l’anno scorso ha coinvolto tre città (Sydney, Brisbane e Perth): “Se l’evento si giocherà in queste città, i giocatori dovranno fare la quarantena nelle rispettive città prima di andare a Melbourne. Se non si giocherà, i giocatori andranno direttamente a Melbourne. Sono opzioni che dovremo valutare” ha concluso.

 

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