Sinner ko, finisce fuori dalla Top-100 (Scanagatta). Sinner per il "posto fisso", Berrettini sulla rampa (Cocchi). Troppo Wawrinka, Sinner fuori: «Ha giocato meglio» (Semeraro). E Sinner cresce (Azzolini)

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Sinner ko, finisce fuori dalla Top-100 (Scanagatta). Sinner per il “posto fisso”, Berrettini sulla rampa (Cocchi). Troppo Wawrinka, Sinner fuori: «Ha giocato meglio» (Semeraro). E Sinner cresce (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 20 ottobre 2019

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Sinner ko, finisce fuori dalla Top-100 (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Ora si dirà che è come la favola della volpe e l’uva acerba, ma è quasi meglio che dopo i peana esaltanti dei giorni scorsi, il nostro enfant prodige della Val Pusteria Jannik Sinner, abbia subito alla sua prima semifinale del circuito maggiore ATP una lezione piuttosto severa (63 62 in poco più di un’oretta) e più dura che due mesi fa all’US Open da Stan Wawrinka. Avesse battuto già ieri un campione di 3 Slam, che giocava la sua sessantesima semifinale e che oggi giocherà contro il redivivo Andy Murray la sua trentesima finale, anche per un ragazzo con la testa sulle spalle come il simpatico Jannik, sarebbe stato forse controproducente. Meglio che si sia reso conto che la strada è ancora lunga. Sa che anche ove dovesse emergere ai livelli di cui la gente già mormora – futuro top-20, top 10 – gli esempi di Federer, Nadal, Djokovic dimostrano che anche quando si è al vertice del tennis mondiale i veri grandi professionisti non smettono di lavorare duro. Anzi. Sennò non si riesce a essere super-competitivi a 38, 33 e 32 anni. Bene dunque che un bel bagno di umiltà sia arrivato tramite un Wawrinka che non era certo l’arrendevole Monfils di giovedì. Era stato molto più tenace Tiafoe venerdì. Però anche ieri i primi due game della semifinale, vinti da Sinner che aveva strappato la battuta a 15 allo svizzero nel game iniziale, erano stati a dir poco impressionanti. Due game da top-10. Poi però ecco la discontinuità tipica dei ragazzini: sul 2-1 ha messo solo due primi servizi su 8 e perso il game di battuta. Il match è girato. Wawrinka, dallo 0-2 ha fatto cinque game di fila, per chiudere 6-3, lasciando solo 4 punti in 4 turni di battuta. Nuovo break per lo svizzero ad inizio secondo set. Ultima chance per recuperarlo per Jannik, sull’1-2, ma Stan the Man è venuto a prendersi il punto attaccando. E’ finita li, in pratica. Intanto il giapponese Yasutaka Uchiyama raggiungendo la finale al challenger di Ningbo, lo ha sbalzato fuori dai 100 di un posto (n.101 lui, n.100 Caruso).

Sinner per il “posto fisso”, Berrettini sulla rampa (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Quota 100 è lì. Jannik Sinner la può toccare, sfiorare. Venerdì scorso l’aveva afferrata, ma solo per un giorno, grazie alla vittoria nei quarti contro Frances Tiafoe. Da domani, con l’uscita del ranking aggiornato, il 18enne della Val Pusteria sarà numero 101 (superato dal giapponese Uchiyama) e già questa settimana, grazie alla wild card ottenuta all’Atp 500 di Vienna, potrà tentare l’attacco definitivo alla top 100 diventando, a 18 anni e due mesi, il più giovane italiano a riuscirci da Diego Nargiso nel 1988, oltre che il più giovane nel club dei cento migliori al mondo, un anno più giovane del canadese Auger Aliassime. Resta comunque una settimana da ricordare quella appena trascorsa ad Anversa per il gioiello di Riccardo Piatti. Al secondo turno ha rispedito a casa Gael Monfils, ai quarti ha vinto il duello tutto Next Gen contro Frances Tiafoe e ieri, come prevedibile, ha pagato fatica e tensione contro uno Stan Wawrinka in piena forma. Lo svizzero oggi giocherà la finale contro Andy Murray, che torna a lottare per un titolo dopo due anni e mezzo di calvario per l’anca operata due volte. Jannik, sconfitto anche in doppio con Paolo Lorenzi, è soddisfatto per questa esperienza in un 250: «Ho vinto una bella partita contro Monfils, e poi sono uscito bene dalla lotta con Tiafoe. Quando sono sceso in campo nella semifinale non ero teso, mi sentivo carico di fiducia per gli ultimi risultati e infatti ho iniziato bene (con un break, ndr). Peccato che poi il servizio mi ha un po’ abbandonato. Stan ha giocato meglio di me e gli auguro il meglio per la finale». Contento anche Riccardo Piatti: «Siamo soddisfatti, quello che conta è fare esperienza. Ha giocato bene anche nell’ultimo match, contro un giocatore vero. Ma c’è ancora tanto da fare». Per un Sinner che a Vienna rincorrerà quota 100, ci sarà un Matteo Berrettini chiamato a una prova quasi decisiva per la qualificazione alle Atp Finals. Nella capitale austriaca il romano cercherà i punti necessari per staccare gli avversari diretti. Al primo turno incrocerà Kyle Edmund, reduce da una stagione tutt’altro che positiva ma sempre pericoloso. I suoi rivali più prossimi, Bautista Agut e Goffin, oltre a Fabio Fognini, saranno invece impegnati a Basilea, torneo di casa di Roger Federer.

Troppo Wawrinka, Sinner fuori: «Ha giocato meglio» (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

I sogni di gloria per l’Italia finiscono a metà pomeriggio, sul meridiano tennistico che unisce Anversa e Mosca e cuce la sconfitta di Jannik Sinner contro Stan Wawrinka con quella di Andreas Seppi contro Adrian Mannarino. Ma il voto in pagella alla settimana azzurra resta ottimo. Le due semifinali nei due ‘250’ in Belgio e in Russia sono gli ennesimi timbri di qualità di una stagione dorata. Pochi i rimpianti per il 18enne di Sesto Pusteria: scattato 2-0 nel primo set, non appena Wawrinka ha iniziato a scaldare l’artiglieria, Jannik ha faticato a tenere il ritmo dell’ex numero 3 del mondo, che uscendo del campo lo ha però applaudito pubblicamente. Wawrinka, che non giocava dagli Us Open (dove al primo turno aveva sconfitto proprio Sinner) per il momento insomma resta fuori portata. Stan the Man ha impiegato 65 minuti per guadagnarsi con un netto 6-3 6-2 la 30esima finale delle sua carriera: la giocherà oggi alle 16 contro Andy Murray. «E’ stata la mia miglior partita della settimana», ha spiegato lo svizzero, che ha servito alla grande ottenendo l’85 per cento di punti con la prima palla. «Sono superfelice di essere in finale». Sinner ad Anversa fino a ieri aveva perso solo un set. «Ho vinto un buon match contro Monfils, e ne ho giocato uno molto tosto contro Tiafoe», ha detto Jannik. «Oggi ero fiducioso, ho iniziato bene, ma poi non ho servito molto bene. Stan ha giocato meglio, in bocca al lupo per la finale». Per coach Riccardo Piatti «Wawrinka ha fatto una partita da giocatore vero, per Jannik è stato un match utile per imparare e crescere ancora ancora». A Mosca niente rivincita anche per Andreas Seppi, che già l’anno scorso si era inchinato con un doppio 7-5 a Mannarino. Stavolta c’è stata anche meno storia, 6-3 6-4. […] Da domani si riparte con i 500 di Vienna – dove sono impegnati Matteo Berrettini (1° turno contro Edmund), Sinner e Sonego (sorteggiati contro due qualificati), e Basilea, dove Fognini si gioca le ultime chance per le Finals (anche per lui un qualificato) e la testa di serie n.1 è Federer.

E Sinner cresce (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Diciotto anni e due mesi. È il momento giusto per sentirsi maggiorenne, anche nel tennis. Con tutto ciò che comporta: ingresso nei primi 100 (quasi), esame di maturità contro i più forti. A diciotto anni e un mese hanno fatto il loro ingresso nel tennis adulto Roger Federer, il tennista che ama di più, e Novak Djokovic, quello cui somiglia di più. Lui è in ritardo di 30 giorni appena, ma il tennis di oggi è più ruvido, più competitivo, e sempre poco tenero con i giovani. Stan Wawrinka, l’avversario di ieri, c’è riuscito solo a 20 anni, ed è per questo che saluta l’uscita di scena del ragazzo con parole che fanno curriculum: «Colpisce la palla talmente bene che viene da chiedersi che cosa potrà fare quando la sua crescita sarà ultimata. Rispetto a lui io ho avuto tempi molto più lunghi, perciò sono impressionato quando vedo un diciottenne giocare con tanta facilità tutti i colpi». Jannik Sinner i diciotto anni li ha festeggiati a Bordighera. Era il 16 agosto. Il mese dopo era in campo a San Pietroburgo, a sbattersi contro un Mikhail Kukushkin che sbagliava poco o niente. Una sconfitta che gli è valsa due o tre buoni consigli, subito messi in pratica ad Anversa. A darglieli Maria Sharapova e Marat Safin, riuniti da Piatti in una cena ligure organizzata proprio per Jannik, sul tema “cosa fare quando l’avversario riprende tutto”: «A diciotto anni hai un solo dovere verso te stesso», gli ha detto Maria, che alla stessa età conquistava Wimbledon, «portare sul campo tutto ciò che sai fare, senza preoccuparti di vincere o perdere». E siccome Marat annuiva, Jannik deve essersi convinto che fosse il caso di provarci, senza troppe remore. Da questi presupposti è nata la baldanzosa galoppata di Anversa, giocata a braccio libero con la mente sgombra. C’è riuscito con Monfils e Tiafoe, meno con Wawrinka, che sta ritrovando la forma migliore ed è giusto considerarlo fra i tennisti di caratura superiore, com’è opportuno per un vincitore di 3 Slam. Jannik gli ha fatto subito il break, ma Stan ha trovato rapidamente le coordinate giuste dei suoi colpi, pesanti e sulle righe. […] Ora Jannik potrà rifarsi a Vienna, Atp500, dove gli hanno rimediato in fretta una wildcard. Se la vedrà con un qualificato, poi potrebbe ritrovare Monfils, e c’è da giurarci che sarà un Monfils diverso.

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Capello)

La rassegna stampa di martedì 10 dicembre 2019

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Enrico Capello, Tuttosport)

Fa bei sogni, Lorenzo Sonego. Ieri il tennista torinese, classe 1995, numero 52 del ranking mondiale, è stato premiato a Torino dall’Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) Subalpina, presieduta da Federico Calcagno, come atleta piemontese dell’anno. «Un voto alla mia stagione? Otto – spiega – Non avrei mai creduto di entrare nei 50 al mondo così velocemente (è il n. 46), di vincere un torneo sull’erba ad Antalya, di raggiungere i quarti in un Masters 1000 a Montecarlo e di sfidare il mio idolo, Roger Federer, al Roland Garros. Per il 2020, punto a entrare nei primi 20. Devo lavorare sul rovescio e sulla risposta e fare tanta esperienza ad alto livello contro i più forti per imparare a gestire le situazioni dei match e a crearmi una mia identità di gioco». Sonego, che inizierà l’anno con i tornei di Doha e Auckland, ha tre grandi obiettivi sul medio periodo. «Sono ambizioso. Vorrei giocare almeno un’edizione delle ATP Finals a Torino e provare a vincere gli Internazionali d’Italia, perché anche se servizio e dritto mi aiutano sul veloce la mia superficie resta la terra, e la Coppa Davis. Con Berrettini, Fognini e Cecchinato siamo una nazionale forte e completa, solo la Spagna, secondo me, oggi ci è superiore. L’anno prossimo spero sia quello buono per l’insalatiera anche se questa formula concentrata in una settimana non mi piace. Non c’è pubblico e i ritmi forsennati danneggiano noi atleti e lo spettacolo. Qualcosa andrà cambiato» […]

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Le ragazze del TC Genova sconfitte all’ultimo tiebreak. Scudetto a Prato (Vassallo)

La rassegna stampa di domenica 8 dicembre 2019

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Le ragazze del TC Genova sconfitte all’ultimo tiebreak. Scudetto a Prato (Elisabetta Vassallo, Il Secolo XIX)

Per l’ennesima volta le ragazze del Tennis Club Genova arrivano alla finale scudetto e mancano il bersaglio per un soffio. La gara si è svolta a Lucca in due giornate e il team ligure sembrava essere ormai a un passo dal tricolore quando la situazione si è capovolta in favore delle «solite rivali» come il presidente del TC Giovanni Mondini ha definito il TC Prato, ritirando il trofeo del secondo posto. A decidere la sconfitta delle genovesi è stato il long tie break del doppio di spareggio, terminato 10 a 6 per le toscane. Le liguri erano state avanti 5 a 2, poi all’improvviso la situazione si è capovolta, complici alcuni errori sotto rete. Liudmila Samsonova e Alberta Brianti hanno così ceduto a Martina Trevisan e a Kristina Kucova. La competizione tra il TC Genova e il TC Prato era iniziata nel pomeriggio di venerdì quando si sono disputati due incontri: Alberta Brianti ha affrontato Lucrezia Stefanini e dopo due ore e venti minuti di lotta la biancorossa ha ceduto al terzo set 3-6 6-2 5-7. E’ toccato allora alla russa-genovese Liudmila Samsonova (21 anni, 135 Wta) portare il punto dell’1-1 battendo 6-4 6-2 la slovacca Kucova (176 Wta). Le altre partite sono state giocate ieri sino alle 9 di sera e tutte sono state lottate sino all’ultimo. Lucia Bronzetti del TC Genova ha tenuto testa per oltre due ore a Martina Trevisan (157 Wta) prima di arrendersi 4-6 6-4 4-6. Nel pomeriggio, sul 2 a 1 per le toscane, è sceso in campo il doppio: Brianti-Samsonova contro Stefanini-Trevisan. Dopo un set pari, nel long tiebreak il TC Genova è finito sotto 2 a 5, ma punto dopo punto le biancorosse sono riuscite a risalire sino a chiudere 10 a 7. Tutto da rifare: lo scudetto è stato deciso dal doppio di spareggio iniziato poco dopo le 19 con schierata ancora Brianti, 39 anni, che aveva già giocato 4 ore, insieme a Samsonova. Prato ha sostituito Stefanini con Kucova e ha conquistato il sesto scudetto.

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Wozniacki si ritira a 30 anni. “Ho realizzato tutti i sogni. Farò campagne sull’artrite”

La rassegna stampa del 7 dicembre 2019

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Wozniacki si ritira a 30 anni. “Farò campagne sull’artrite” (Marco Calabresi, Corriere della Sera)

A leggere le reazioni delle altre giocatrici, il mondo del tennis non era pronto al ritiro di Caroline Wozniacki. A maggior ragione perché la danese, che deve ancora compiere 30 anni, si stava già allenando per la nuova stagione. Invece ha detto basta, anzi, lo dirà a fine gennaio, al termine degli Australian Open, che con la vittoria di due anni fa hanno rappresentato il punto più alto della sua carriera. Per ufficializzare il suo addio al tennis, Caroline ha usato una lunghissima lettera sui social: «Ho realizzato tutto quello che potevo sognare in campo, ma mi sono detta che ci sono anche altre cose al di fuori del tennis che vorrei fare, e ora è il momento di farle. Sposarmi con David (l’ex cestista Lee, con la cerimonia che si è svolta nel giugno scorso in provincia di Siena, ndr) era una di queste. E poi formare una famiglia, viaggiare e sensibilizzare le persone sull’artrite reumatoide». Malattia che l’ha colpita (e che Wozniacki ha specificato non essere la causa del ritiro), ma che non le ha impedito di proseguire a giocare a tennis. Lo fara ancora per uno Slam: poi, rimarranno solo i trofei (3o titoli in singolare), una vittoria nelle finali Wta, tre Olimpiadi e ben 71 settimane vissute da numero 1 del mondo.

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