La FIT lancia la Tessera Gold: sono in arrivo i "tennisti premium"?

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La FIT lancia la Tessera Gold: sono in arrivo i “tennisti premium”?

Un nuovo prodotto offre un pacchetto di servizi ai praticanti disposti a spendere di più

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Con l’inizio del mese di novembre è cominciata la campagna tesseramenti della Federazione Italiana Tennis (FIT), e nelle caselle email dei tesserati, oltre all’invito a versare la quota per il 2020 a prezzi bloccati entro la fine dell’anno, è arrivata anche la presentazione dell’ultima novità in casa federale: la Tessera FIT Gold.

Per “soli” 129 euro all’anno il tesserato FIT potrà godere di numerosi vantaggi nell’attività agonistica ed avrà accesso a possibilità esclusive per conoscere da dentro il mondo del tennis. O almeno questo è ciò che viene promesso, perché soprattutto alcuni di questi vantaggi sembrano di difficile realizzazione.

Prendiamo il primo, per esempio: “Il Tesserato Gold ha facoltà di scegliere la fascia oraria di gioco nei tornei FIT. Il giocatore può indicare le sue preferenze alla vigilia del torneo o quotidianamente. L’organizzazione della giornata di gara è sempre a discrezione del Giudice arbitro, che nella compilazione dell’orario dovrà tenere conto del rispetto delle regole del tennis”. Questa la spiegazione che appare sul sito della FIT che però, se si va a leggere nel documento ufficiale delle “Condizioni di utilizzo” della Tessera Gold, rivela qualche clausola in più.

Non è possibile scegliere l’orario in caso di semifinale o finale, oppure quando per recuperare incontri è necessario effettuare doppi turni. Poi, nel caso in cui uno degli atleti in gara sia minorenne l’orario fissato dal tesserato Gold non potrà essere precedente alle ore 14, questo si immagina per tutelare i ragazzi che hanno impegni scolastici. Ma i maggiorenni non vanno a scuola? E non ci sono lezioni al pomeriggio? Questi casi non vengono contemplati. Nel caso di due tesserati Gold che giocano l’uno contro l’altro, sarà quello con la classifica “più alta” a prevalere. “Più alta” probabilmente vuol dire migliore, ma non è spiegato.

È facile capire come questo privilegio possa essere di difficile attuazione, dal momento che quasi tutti gli agonisti al di sotto della categoria 2.2 o giù di lì hanno tutti altre attività da svolgere durante la giornata che inevitabilmente avranno il sopravvento sul torneo di tennis. Già ora si indica al Giudice Arbitro un orario di disponibilità di massima, è difficile capire quanto possano essere più imperativi gli orari di disponibilità dei tesserati Gold. In ogni caso, comunque, il Giudice Arbitro del torneo ha il diritto a stilare il programma di gioco che ritiene più opportuno e non c’è diritto d’appello.

 

Il diritto d’appello invece esiste nel caso in cui venga negato al tesserato Gold il secondo dei privilegi della tessera: quello di poter giocare ogni incontro con un tubo di palline nuove. Nel caso in cui le palline nuove non ci siano, il tesserato Gold deve comunque scendere in campo ma può inoltrare reclamo, e per ogni reclamo otterrà un tubo di palline in omaggio. Il problema qui è che un reclamo costa svariate centinaia di euro, a seconda della categoria del tennista in questione, e il tubo di palle gratuito può essere ritirato solamente presso la sede del Comitato Regionale FIT di appartenenza. Voi ce lo vedete un tesserato di Lecce che va a Bari per andare a prendere un tubo di palline? O uno di Bormio che va a Milano? Forse converrebbe comprarsi un tubo di palline identiche a quelle utilizzate nel torneo e portarselo dietro: sicuramente costerebbe meno.

Altro beneficio per i tesserati Gold che farà sicuramente discutere è quello di poter avere l’on-court coaching, a patto però che l’allenatore sia un tecnico nazionale o un maestro nazionale, che la scelta di volersi avvalere del coaching sia annunciata in anticipo e che il torneo non sia un prima o seconda categoria o un campionato italiano individuale di qualsiasi categoria. Questa possibilità esiste anche ora, previo il pagamento di un supplemento alla quota d’iscrizione del torneo: dal 2020 in poi sarà riservata solamente ai tesserati Gold.

Oltre a questi benefici che potremmo raggruppare nell’ambito “agonistico”, esistono altri benefici di natura più prettamente commerciale:

  • la partecipazione a una giornata di formazione ai corsi dell’Istituto di Formazione “Roberto Lombardi”
  • uno sconto del 15% sul merchandising FIT nel FIT Store
  • un biglietto o un upgrade, soggetto a disponibilità, per gli Internazionali BNL d’Italia o le NextGen ATP Finals 2020. Il biglietto per gli Internazionali sarebbe un ground per le qualificazioni di sabato o domenica (quindi il biglietto meno costoso), e per le NextGen ATP Finals sarebbe un biglietto per una delle giornate eliminatorie
  • un backstage tour degli Internazionali BNL d’Italia 2020, ovvero un tour guidato delle aree normalmente non accessibili al pubblico
  • partecipare a un Meet&Greet” con un campione italiano del presente o del passato
  • due inviti per i SuperTennis Awards, la serata di gala in dicembre durante la quale vengono premiati i personaggi del tennis italiano
  • visitare gli studi televisivi di SuperTennis
  • ricevere un bonus di 20.000 Tennis Coin, la moneta virtuale della FIT che serve per sbloccare le aree riservate del sito FIT

Se quest’ultimo gruppo di benefici costituisce un’offerta commerciale più che legittima da parte della FIT, che ovviamente ha il dovere di trovare i fondi per finanziare il tennis e quindi cerca sempre nuove strade per aumentare il fatturato, i vantaggi che vanno ad influire sull’attività agonistica sono più discutibili, perché di fatto creano una realtà a due velocità atta a discriminare i praticanti che possono spendere di più da quelli che invece possono spendere meno.

La FIT fu al centro di infuocate polemiche la primavera scorsa quando dichiarò, per bocca del presidente Binaghi, di aver aumentato i prezzi dei biglietti per la giornata di mercoledì dopo la conferma che Roger Federer avrebbe giocato agli Internazionali BNL d’Italia. In quel caso la Federazione adottò pratiche abbastanza consolidate in vari settori commerciali (dai trasporti all’ospitalità) che adattano il prezzo all’aumentare della domanda. In quel caso però non si trattava del “core business” della FIT: gli appassionati non hanno il “diritto” di vedere Federer a prezzi calmierati, non fa parte della mission della FIT portare innanzi alle folle osannanti uno dei più grandi tennisti di ogni epoca. E soprattutto, in quell’ambito la FIT non agisce da monopolista: ci sono tanti altri tornei ai quali si può andare se si vuole vedere Federer. Quindi nella circostanza specifica, sebbene sia stata opinabile la sfacciataggine con cui questa pratica sia stata sbandierata, la FIT era pienamente nei suoi diritti a prendere quella decisione.

Nel caso della tessera Gold, tuttavia, si intacca un ambito, quello agonistico, nel quale la FIT agisce in un regime di sostanziale monopolio naturale che dovrebbe porre dei problemi di opportunità quando si va a discriminare il livello di accesso alla disciplina su esclusiva base monetaria. La FIT ha come fini “lo sviluppo, la propaganda, l’organizzazione e la disciplina dello sport del tennis […], in tutte le sue forme e manifestazioni, nel territorio nazionale, nonché la promozione dell’attività sportiva”. Quando si va a creare una struttura discriminante come quella proposta dalla Tessera Gold, nella quale alcuni praticanti vengono messi in una situazione di svantaggio (giocare ad orari sconvenienti, niente palle nuove, nessun accesso al coaching, al contrario di quanto può avvenire per altri) si può arrivare a creare un ambiente poco accogliente che potrebbe allontanare praticanti dall’attività agonistica, e questo sarebbe contrario agli scopi istituzionali della FIT.

Si tratta sicuramente di una mossa innovativa e parecchio rischiosa per il mondo del tennis italiano: le prime opinioni circolate sui social media non sono positive, l’accoglienza di questa iniziativa non è stata delle migliori e sarà di vitale importanza per la FIT monitorare la reazione dei praticanti.

La Federazione Italiana sotto la guida di Angelo Binaghi si è trasformata sempre più da ente parastatale in un’azienda orientata al mercato, raccogliendo sostanziosi profitti. Tuttavia, anche se, come già ricordato, in alcuni ambiti opera in un regime di sostanziale monopolio naturale, se vuole spingersi sempre più verso una gestione commerciale deve ricordarsi che nell’economia di mercato the customer is king: è sempre il cliente che decide, e quando ci si dimentica questo principio, prima o poi se ne pagano le conseguenze.

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Lo stop di Federer non avvicina l’addio, ma lo allontana: mirino su Wimbledon e Olimpiadi

Il secondo intervento chirurgico della carriera dello svizzero potrebbe far pensare a un imminente ritiro. La carriera di Re Roger ci insegna ben altro

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Roger Federer a Cape Town per il Match in Africa (via Twitter, @rogerfederer)

Da ventiquattro ore il mondo del tennis ha avuto modo di dedicarsi a un’unica grande preoccupazione, che riguarda l’infortunio di Roger Federer. “Il mio ginocchio destro mi ha dato fastidio per diverso tempo” ha detto lo svizzero in un post social. “Ho sperato il dolore potesse andare via, ma dopo esami e discussioni con il mio team ho deciso di sottopormi a un’operazione di artroscopia ieri in Svizzera“. 

L’operazione terrà Federer lontano dal campo dai tornei per quasi quattro mesi. Innanzitutto il forfait a Dubai, Indian Wells e Miami. Poi niente stagione sul rosso, ovvero niente Roland Garros, perché nonostante le infondate supposizioni delle scorse settimane (smentite prontamente dalle persone vicine allo svizzero) Federer non sembrava avere intenzione di giocare altri tornei sulla terra battuta al di fuori dello Slam parigino. La parentesi dello scorso anno, quando lo svizzero giocò sia Madrid che Roma prima di Parigi, rimarrà dunque un caso isolato in una fase di carriera in cui conta di più la freschezza fisica negli Slam, soprattutto quelli in cui il venti volte campione ha ancora concrete chance di vittoria.

LE PAROLE DI ANNACONE E UN DUBBIO: TROPPE ESIBIZIONI?

 

Già, il fisico. Roger è ottimista (come sempre) sul suo recupero. Ha scritto che tornerà sull’erba e molto probabilmente sarà così. I grossi dubbi riguardano però le sue possibilità di tornare a giocare a livello di un top 4, come ha fatto per la quasi totalità dei tornei da lui disputati negli ultimi due anni. Tornare in forma dopo uno stop a 38 anni potrebbe richiedere più tempo del previsto. L’ex allenatore di Federer, Paul Annacone, contattato telefonicamente da Christopher Clarey del New York Times, la pensa così: “Nella mia esperienza, man mano che si invecchia, è una sfida sempre più dura recuperare da un qualche infortunio. Ma questi giocatori, i più grandi di tutti i tempi, sono anomali, fuori dalla norma. Perciò provare a pronosticare ciò che accadrà è sempre un rischio, che sia a loro favore o contro. Già nel 2010, quando ho iniziato ad allenare Federer, le persone si chiedevano quando si sarebbe ritirato”.

Tutto ciò che possiamo fare è guardare allo storico di Federer, e in particolare al precedente della stagione 2016, nella quale ha subito la prima (e fino a pochi giorni fa unica) operazione chirurgica della sua carriera. Si infortunò in gennaio, e dopo l’eliminazione in semifinale all’Australian Open per mano di Djokovic (situazione che si è riproposta quest’anno) optò per l’artroscopia al ginocchio sinistro il mese successivo. L’intervento chirurgico, poco invasivo, ha dei tempi di recupero che variano a seconda dell’operazione, ma nella maggior parte dei casi sono necessari circa 20-30 giorni per riprendere l’attività sportiva; più di rado si arriva a due mesi di convalescenza.

Nel 2016, Federer rientrò in campo a Montecarlo dopo due mesi di pausa, iniziando però ad avvertire fastidi alla schiena causati, con tutta probabilità, da una preparazione non sufficiente. Dopo il torneo di Roma decise di saltare il Roland Garros, interrompendo una striscia di 65 Slam disputati consecutivamente, per poi tornare sull’erba di Stoccarda, Halle e Wimbledon. I cinque set giocati ai Championships nei quarti e nella semifinale (sconfitta dolorosa con Raonic) costrinsero Federer a saltare il resto della stagione, compresi i Giochi Olimpici a Rio. Il ginocchio aveva bisogno di un ulteriore periodo di riposo. Ciò che riuscì a dimostrare nel 2017 al rientro in campo è noto ai più: la vittoria all’Australian Open, quasi da outsider, e il bis a Wimbledon pochi mesi dopo.

“Non parla spesso dei suoi infortuni, perciò non sai mai quanto sia in salute” ha detto ancora Annacone. “Diamo per scontato che sia generalmente a posto, ma gioca spesso con il dolore”. Le sue parole fanno tornare in mente la sfida con Sandgren ai quarti dell’ultimo Open d’Australia, vinta in modo rocambolesco dopo sette match point annullati. Ma spesso a Roger è andata diversamente, come ad esempio al terzo turno di Roma nel 2016, quando si presentò in campo con la schiena completamente bloccata e perse in due set contro Dominic Thiem. Quel match con Sandgren è stato per Federer un campanello d’allarme, confermato dalla scarsa mobilità in semifinale contro Djokovic. Una partita che lo svizzero ha rischiato addirittura di non giocare, salvo poi presentarsi comunque in campo e portare a termine il compito per rispetto del pubblico e dell’avversario, che dopo la stretta di mano gli ha infatti dedicato il giusto tributo.

Nel “Match in Africa” giocato contro Nadal, tuttavia, non si è notato nulla di anomalo. Forse perché si trattava di un’esibizione, forse per l’enorme desiderio di giocare di fronte al pubblico del Sudafrica, il fastidio al ginocchio destro quel giorno non è stato protagonista. A proposito di esibizioni, non è neanche del tutto da escludere che tra le possibili cause dell’infortunio ci possa essere anche il dispendioso Tour in Sud America (che Federer non completerà, poiché non potrà giocare l’esibizione di Bogotà che doveva essere recuperata tra Indian Wells e Miami). A cavallo tra 2019 e 2020 Roger non si è concesso una tregua prolungata, che probabilmente lo avrebbe aiutato a preparare al meglio la nuova stagione. Come nel 2012, la voglia di accontentare i tifosi che vivono in paesi che non hanno la fortuna di vederlo giocare spesso ha prevalso sul buon senso. E le ripercussioni sul fisico, come nel 2013, ci sono state.

Roger Federer – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

CLASSIFICA E TESTA DI SERIE A WIMBLEDON

Al momento del rientro, uno dei principali motivi di interesse sarà valutare la sua nuova posizione in classifica poiché Federer perderà oltre 3000 punti. È quasi certo che Roger resterà in top 10 anche dopo la stagione su terra, ma sarà interessante capire quale testa di serie gli verrà assegnata a Wimbledon, dove vige un sistema unico per stabilire il seeding. Facendo un po’ di calcoli e dando per scontata la sua partecipazione ad Halle, risultano comunque basse le probabilità di vedere Federer tra le prime quattro teste di serie a Londra. Roger si presenterà alla compilazione dei tabelloni di Wimbledon con un ammontare di punti che potrà variare tra un minimo di 5025 e un massimo di 6425 (qualora dovesse partecipare e vincere i tornei di Stoccarda e Halle).

Si parte da una base di 3450 punti (ottenuta privando il suo bottino attuale di tutti i punti che difende prima di Wimbledon) e si aggiungono i 1575 punti certamente assegnati dall’algoritmo verde, composti dei 1200 ereditati dalla finale di Wimbledon 2019 e del 75% dei punti ottenuti (500) con la vittoria ad Halle 2019. Il resto dipenderà dal risultato ottenuto a Stoccarda e Halle, dal momento che l’algoritmo consente di accludere il 100% dei punti guadagnati nei dodici mesi precedenti ai Championships; in buona sostanza, ogni risultato ottenuto sull’erba in preparazione a Wimbledon vale doppio in ottica seeding.

Secondo una stima piuttosto realistica, Federer avrà probabilmente la quinta o la sesta testa di serie, più difficilmente uno slot tra 7° e 8°. Tuttavia, per quanto poco probabile, non è del tutto impossibile che possa rientrare tra i primi quattro del seeding. Servirà (almeno) confermare il titolo di Halle e una grossa mano da parte di Thiem, peraltro vicinissimo a superarlo in classifica già questa settimana. L’austriaco difende più di 3000 punti da qui a Wimbledon e non riceverà alcun bonus rilevante dall’algoritmo. Dovrà fare bene soprattutto a Indian Wells e al Roland Garros (2200 punti da difendere tra i due tornei) per non dare alcuna possibilità allo svizzero di ottenere il vantaggio più importante che consegue alla quarta testa di serie: evitare Nadal e soprattutto Djokovic prima della semifinale.

CONCLUSIONI – Insomma, la scelta di Federer è stata sorprendente ma sotto il profilo del pragmatismo appare corretta: è come se ci avesse detto “ancora non mi basta”. Secondo Annacone “può ancora vincere Wimbledon” e lo stesso svizzero, dopo la sconfitta con Djokovic in Australia, ha affermato di sentirsi ancora in grado di vincere un titolo Major. Quindi perché rischiare di andare in campo con il dolore al ginocchio, in una fase di stagione comunque poco favorevole, quando può invece riposare e sperare di tornare al meglio della forma fisica come tre anni fa? Wimbledon, le Olimpiadi (saltate nel 2016) e – perché no – gli US Open sono i tre grandi obiettivi della seconda parte del suo 2020, tornei nei quali servirà la versione 2017 di Roger Federer per aggiungere il capitolo più bello, forse quello conclusivo, alla sua leggenda.

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Magnus Norman: “Difficile che Wawrinka vinca un altro Slam”

Il coach di Wawrinka non è molto fiducioso sul fatto che il suo allievo possa firmare un altro exploit: “Gli manca sfidare i migliori”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Ha passato tempi ben migliori di questi Stan Wawrinka, tre volte campione Slam, ora bloccato ai margini della top 20. L’ultimo grande successo risale allo US Open 2016, qualche mese prima del turning point (in negativo) della sua carriera: l’infortunio al ginocchio. Dopo le due operazioni dell’estate 2017 Stan non è più tornato quello di una volta. Ma in mezzo ai successi e alle tante difficoltà degli ultimi anni, sui campi da tennis lo svizzero ha sempre avuto una costante, il suo coach da quasi otto anni, lo svedese Magnus Norman. Il finalista del Roland Garros 2000 ha parlato al sito cileno “La Tercera”, un po’ del suo allievo e un po’ dell’impegno di Davis della sua Svezia contro il Cile.

Norman non pensa che Wawrinka, a 34 anni, possa tornare ad alzare un trofeo dello Slam: “È molto difficile. Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, l’obiettivo non era vincere uno Slam, ma permettergli di giocare il suo miglior tennis e ottenere la sicurezza necessaria per poter gestire le emozioni. Pertanto, ogni seconda settimana dei grandi tornei ci sarebbe stata l’opportunità di fare qualcosa di importante. Ha giocato nell’epoca dei migliori della storia, con Rafa, Roger, Novak, Andy, lui è sempre stato il migliore dietro di loro. Essere in buona salute, rafforzare la fiducia in sé stessi e competere al vertice è ciò su cui lavoriamo. Negli ultimi anni non ha giocato molto contro i giocatori di cui sopra, gli manca farlo e ha voglia di sfidarli“.

Tra il 2013 e il 2016 lo svedese ha lavorato tanto sulla mente dello svizzero, e non c’è alcun dubbio che sia stato lui la chiave per i successi degli anni successivi. Ma come la pensa lo stesso Norman? È molto forte mentalmente. Mostra la sua versione migliore nelle partite importanti e non si blocca per la tensione. Ha vinto così tanto grazie alla sua testa. Io che ho giocato una finale importante, posso dire che i nervi si sentono tantissimo. Ma Stan è bravo. È esperto nel gestire la pressione”. Una volta che si chiuderà il rapporto con Stan Wawrinka, Norman ha voglia di insegnare l’arte della vittoria anche a qualche giovane: Sono motivato ad allenare un ragazzo della nuova generazione dopo Stan. Mi piacciono Kyrgios, Zverev, Ymer, Mmoh, Coric. È un momento molto divertente nel tennis”.

Stan Wawrinka e Magnus Norman – Roland Garros 2015

E gli stessi giovani saranno protagonisti nella sfida di Coppa Davis tra Svezia e Cile. A Stoccolma le due nazionali si giocheranno il 6 e 7 marzo un posto nelle Finali di Madrid: “Sarà un momento speciale per il tennis svedese” ha detto Norman. “Se vinciamo, torneremo tra le migliori nazionali dopo tanti anni. Era il 2012 l’ultima volta che abbiamo giocato nel World Group, quindi la qualificazione a Madrid è senza dubbio qualcosa di molto ambito. La Svezia avrà un enorme vantaggio giocando in casa”.

Da un lato al Cile mancherà Nicolas Jarry, mentre a guidare la Svezia ci saranno i due fratelli Ymer, guidati da Robin Soderling sulla panchina del team. Ecco come vede i due giovani prospetti Magnus Norman: Adesso Mikael è ancora un passo avanti rispetto a Elias. È un giocatore molto intelligente, molto veloce, e fa molto affidamento sulle sue abilità difensive. Di recente ha lavorato anche sul suo gioco offensivo e ora sta cercando più il vincente col dritto, oltre ad aver sviluppato abbastanza il servizio. Lo paragono a Mats Wilander per l’intelligenza che dimostra durante le partite. Ha la capacità di frustrare il rivale. Quando era più giovane era un po’ pigro, a differenza di suo fratello maggiore. Elias è un giocatore di tennis potente, ma solido, al contrario. Manca il servizio. Spero davvero che continui a lavorare sodo e non perda motivazione”.

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Il Rio Open è anche un po’ italiano: Mager e Sonego ai quarti

Lorenzo Sonego supera la seconda testa di serie Lajovic e trova Coric ai quarti. Gianluca Mager sconfigge il qualificato Domingues. Al prossimo turno ostacolo Thiem

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Lorenzo Sonego - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Inizio di giornata trionfale per i colori azzurri giovedì pomeriggio al Rio Open. Impegnati contemporaneamente sui due campi principali del torneo carioca, gli unici due italiani rimasti in gara all’ATP 500 brasiliano hanno superato entrambi il secondo turno accedendo ai quarti di finale.

Il primo a conquistare il lasciapassare per gli ultimi otto del torneo è stato il qualificato Gianluca Mager, n. 128 del ranking ATP, che dopo la splendida affermazione al primo turno contro il norvegese Casper Ruud ha avuto “in dono” (è proprio il caso di dirlo) al secondo turno un altro qualificato, il portoghese Joao Domingues, oltre quaranta posizioni indietro rispetto a lui nella classifica mondiale, che all’impegno precedente aveva superato il lucky loser Federico Gaio.

 

Primo set deciso da un solo break al quarto game e nel quale Mager ha preso immediatamente il comando delle operazioni per poi mettere in cascina il parziale senza alcuna esitazione per 6-3 in 41 minuti. Decisamente più complicato il secondo set: l’atleta sanremese ha avuto un passaggio a vuoto sull’1-2 cedendo a zero la battuta con tre errori gratuiti e mandando così Domingues avanti per 4-1. Mager si è comunque ripreso subito dal momento negativo, infilando tre giochi consecutivi e riuscendo ad andare a servire per il set sul 6-5 dopo che due game prima Domingues aveva sprecato un set point mettendo lungo un diritto di palleggio. Lì però la tensione si è fatta sentire, e con tre errori gratuiti il tennista italiano ha concesso il controbreak mandando il set al tie-break. Mager sembrava potesse vincere con grande agio il “gioco decisivo” quando si è portato subito sul 6-1, ma ha avuto bisogno di ben sei match point per chiudere la partita 7-5 finendo sdraiato sulla terra battuta “a stella marina” per celebrare il risultato ottenuto.

Nei quarti di finale Mager (che la settimana prossima salirà in classifica per assestarsi intorno alla posizione n. 112) affronterà la testa di serie n.1 Dominic Thiem, vincitore per 6-4 al terzo di Jaume Munar.

Sul campo Kuerten è stato invece Lorenzo Sonego ad uscire vincitore da una battaglia di due set ed oltre due ore contro la testa di serie n. 2 Dusan Lajovic. Il match è stato molto equilibrato con i due protagonisti che sono sempre rimasti molto vicini nel punteggio fatta eccezione per l’inizio del secondo set nel quale Lajovic è scappato subito sul 3-0 per poi essere immediatamente ripreso da Sonego sul 3-3. Il tennista torinese aveva avuto un primo set point nel primo parziale sul 5-4, quando dopo uno straordinario punto ottenuto in difesa non è riuscito a controllare in risposta una buona prima esterna del serbo. Nel successivo tie-break un solo mini-break, concesso da Lajovic con un errore di rovescio, è stato sufficiente per decidere il parziale.

Nel secondo set, dopo lo scambio di break iniziale nessuno dei due giocatori è riuscito ad arrivare oltre il “30” nei game di risposta, quindi si è dovuti ricorrere ad un altro tie-break giocato punto a punto fino al diritto in rete di Lajovic sul 5-6 che ha chiuso il match. Sonego, che con questo risultato dovrebbe rientrare comodamente nei primi 50 e potrebbe anche ritoccare il suo best ranking di n.46, se la vedrà nei quarti con la testa di serie n.5 Borna Coric, che al secondo turno ha battuto la wild card locale Thiago Seyboth Wild al tie-break del terzo set.

Risultati:

L. Sonego b. [2] D. Lajovic 7-6(5) 7-6(5)
[Q] G. Mager b. [Q] J. Domingues 6-3 7-6(5)
[5] B. Coric b. [WC] T. Seyboth Wild 6-3 1-6 7-6(5)
[1] D. Thiem b. J. Munar 6-7(5) 6-3 6-4

Il tabellone aggiornato

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