La FIT lancia la Tessera Gold: sono in arrivo i "tennisti premium"?

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La FIT lancia la Tessera Gold: sono in arrivo i “tennisti premium”?

Un nuovo prodotto offre un pacchetto di servizi ai praticanti disposti a spendere di più

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Con l’inizio del mese di novembre è cominciata la campagna tesseramenti della Federazione Italiana Tennis (FIT), e nelle caselle email dei tesserati, oltre all’invito a versare la quota per il 2020 a prezzi bloccati entro la fine dell’anno, è arrivata anche la presentazione dell’ultima novità in casa federale: la Tessera FIT Gold.

Per “soli” 129 euro all’anno il tesserato FIT potrà godere di numerosi vantaggi nell’attività agonistica ed avrà accesso a possibilità esclusive per conoscere da dentro il mondo del tennis. O almeno questo è ciò che viene promesso, perché soprattutto alcuni di questi vantaggi sembrano di difficile realizzazione.

Prendiamo il primo, per esempio: “Il Tesserato Gold ha facoltà di scegliere la fascia oraria di gioco nei tornei FIT. Il giocatore può indicare le sue preferenze alla vigilia del torneo o quotidianamente. L’organizzazione della giornata di gara è sempre a discrezione del Giudice arbitro, che nella compilazione dell’orario dovrà tenere conto del rispetto delle regole del tennis”. Questa la spiegazione che appare sul sito della FIT che però, se si va a leggere nel documento ufficiale delle “Condizioni di utilizzo” della Tessera Gold, rivela qualche clausola in più.

Non è possibile scegliere l’orario in caso di semifinale o finale, oppure quando per recuperare incontri è necessario effettuare doppi turni. Poi, nel caso in cui uno degli atleti in gara sia minorenne l’orario fissato dal tesserato Gold non potrà essere precedente alle ore 14, questo si immagina per tutelare i ragazzi che hanno impegni scolastici. Ma i maggiorenni non vanno a scuola? E non ci sono lezioni al pomeriggio? Questi casi non vengono contemplati. Nel caso di due tesserati Gold che giocano l’uno contro l’altro, sarà quello con la classifica “più alta” a prevalere. “Più alta” probabilmente vuol dire migliore, ma non è spiegato.

È facile capire come questo privilegio possa essere di difficile attuazione, dal momento che quasi tutti gli agonisti al di sotto della categoria 2.2 o giù di lì hanno tutti altre attività da svolgere durante la giornata che inevitabilmente avranno il sopravvento sul torneo di tennis. Già ora si indica al Giudice Arbitro un orario di disponibilità di massima, è difficile capire quanto possano essere più imperativi gli orari di disponibilità dei tesserati Gold. In ogni caso, comunque, il Giudice Arbitro del torneo ha il diritto a stilare il programma di gioco che ritiene più opportuno e non c’è diritto d’appello.

 

Il diritto d’appello invece esiste nel caso in cui venga negato al tesserato Gold il secondo dei privilegi della tessera: quello di poter giocare ogni incontro con un tubo di palline nuove. Nel caso in cui le palline nuove non ci siano, il tesserato Gold deve comunque scendere in campo ma può inoltrare reclamo, e per ogni reclamo otterrà un tubo di palline in omaggio. Il problema qui è che un reclamo costa svariate centinaia di euro, a seconda della categoria del tennista in questione, e il tubo di palle gratuito può essere ritirato solamente presso la sede del Comitato Regionale FIT di appartenenza. Voi ce lo vedete un tesserato di Lecce che va a Bari per andare a prendere un tubo di palline? O uno di Bormio che va a Milano? Forse converrebbe comprarsi un tubo di palline identiche a quelle utilizzate nel torneo e portarselo dietro: sicuramente costerebbe meno.

Altro beneficio per i tesserati Gold che farà sicuramente discutere è quello di poter avere l’on-court coaching, a patto però che l’allenatore sia un tecnico nazionale o un maestro nazionale, che la scelta di volersi avvalere del coaching sia annunciata in anticipo e che il torneo non sia un prima o seconda categoria o un campionato italiano individuale di qualsiasi categoria. Questa possibilità esiste anche ora, previo il pagamento di un supplemento alla quota d’iscrizione del torneo: dal 2020 in poi sarà riservata solamente ai tesserati Gold.

Oltre a questi benefici che potremmo raggruppare nell’ambito “agonistico”, esistono altri benefici di natura più prettamente commerciale:

  • la partecipazione a una giornata di formazione ai corsi dell’Istituto di Formazione “Roberto Lombardi”
  • uno sconto del 15% sul merchandising FIT nel FIT Store
  • un biglietto o un upgrade, soggetto a disponibilità, per gli Internazionali BNL d’Italia o le NextGen ATP Finals 2020. Il biglietto per gli Internazionali sarebbe un ground per le qualificazioni di sabato o domenica (quindi il biglietto meno costoso), e per le NextGen ATP Finals sarebbe un biglietto per una delle giornate eliminatorie
  • un backstage tour degli Internazionali BNL d’Italia 2020, ovvero un tour guidato delle aree normalmente non accessibili al pubblico
  • partecipare a un Meet&Greet” con un campione italiano del presente o del passato
  • due inviti per i SuperTennis Awards, la serata di gala in dicembre durante la quale vengono premiati i personaggi del tennis italiano
  • visitare gli studi televisivi di SuperTennis
  • ricevere un bonus di 20.000 Tennis Coin, la moneta virtuale della FIT che serve per sbloccare le aree riservate del sito FIT

Se quest’ultimo gruppo di benefici costituisce un’offerta commerciale più che legittima da parte della FIT, che ovviamente ha il dovere di trovare i fondi per finanziare il tennis e quindi cerca sempre nuove strade per aumentare il fatturato, i vantaggi che vanno ad influire sull’attività agonistica sono più discutibili, perché di fatto creano una realtà a due velocità atta a discriminare i praticanti che possono spendere di più da quelli che invece possono spendere meno.

La FIT fu al centro di infuocate polemiche la primavera scorsa quando dichiarò, per bocca del presidente Binaghi, di aver aumentato i prezzi dei biglietti per la giornata di mercoledì dopo la conferma che Roger Federer avrebbe giocato agli Internazionali BNL d’Italia. In quel caso la Federazione adottò pratiche abbastanza consolidate in vari settori commerciali (dai trasporti all’ospitalità) che adattano il prezzo all’aumentare della domanda. In quel caso però non si trattava del “core business” della FIT: gli appassionati non hanno il “diritto” di vedere Federer a prezzi calmierati, non fa parte della mission della FIT portare innanzi alle folle osannanti uno dei più grandi tennisti di ogni epoca. E soprattutto, in quell’ambito la FIT non agisce da monopolista: ci sono tanti altri tornei ai quali si può andare se si vuole vedere Federer. Quindi nella circostanza specifica, sebbene sia stata opinabile la sfacciataggine con cui questa pratica sia stata sbandierata, la FIT era pienamente nei suoi diritti a prendere quella decisione.

Nel caso della tessera Gold, tuttavia, si intacca un ambito, quello agonistico, nel quale la FIT agisce in un regime di sostanziale monopolio naturale che dovrebbe porre dei problemi di opportunità quando si va a discriminare il livello di accesso alla disciplina su esclusiva base monetaria. La FIT ha come fini “lo sviluppo, la propaganda, l’organizzazione e la disciplina dello sport del tennis […], in tutte le sue forme e manifestazioni, nel territorio nazionale, nonché la promozione dell’attività sportiva”. Quando si va a creare una struttura discriminante come quella proposta dalla Tessera Gold, nella quale alcuni praticanti vengono messi in una situazione di svantaggio (giocare ad orari sconvenienti, niente palle nuove, nessun accesso al coaching, al contrario di quanto può avvenire per altri) si può arrivare a creare un ambiente poco accogliente che potrebbe allontanare praticanti dall’attività agonistica, e questo sarebbe contrario agli scopi istituzionali della FIT.

Si tratta sicuramente di una mossa innovativa e parecchio rischiosa per il mondo del tennis italiano: le prime opinioni circolate sui social media non sono positive, l’accoglienza di questa iniziativa non è stata delle migliori e sarà di vitale importanza per la FIT monitorare la reazione dei praticanti.

La Federazione Italiana sotto la guida di Angelo Binaghi si è trasformata sempre più da ente parastatale in un’azienda orientata al mercato, raccogliendo sostanziosi profitti. Tuttavia, anche se, come già ricordato, in alcuni ambiti opera in un regime di sostanziale monopolio naturale, se vuole spingersi sempre più verso una gestione commerciale deve ricordarsi che nell’economia di mercato the customer is king: è sempre il cliente che decide, e quando ci si dimentica questo principio, prima o poi se ne pagano le conseguenze.

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ATP

Berrettini, com’è duro il rientro. Davidovich passa in due set: “La condizione non c’è ancora ma arriverà”

In coda a due mesi di stop Matteo ha esibito una condizione imperfetta, ma sono molti i meriti di un ottimo spagnolo. “L’infortunio adesso è alle spalle, posso fare bene già sul rosso”

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A. Davidovich Fokina b. [8] M. Berrettini 7-5 6-3

Del resto cinquantasette giorni di lontananza dai campi si fanno sentire. È stato un rientro amaro per Matteo Berrettini, tornato a giocare un match di singolare nel Tour dopo il fastidioso problema agli addominali che gli aveva negato l’ottavo all’ultimo Open d’Australia contro Stefanos Tsitsipas. Amaro ma comprensibile, la ruggine c’è e prima o poi bisognava toglierla, certo è che in queste condizioni Matteo avrebbe sperato che a tenerlo a battesimo fosse un avversario più tenero del Davidovich Fokina visto oggi, o perlomeno una versione più morbida dello stesso Alejandro.

Il buon torneo di doppio giocato la scorsa settimana a Cagliari in compagnia del fratello Jacopo ha rappresentato un utile riscaldamento, ma non un attendibile quadro sullo stato fisico del numero uno italiano, comprensibilmente ancora lontano dal luccicare. Il rivale, attraversante un incoraggiante momento di forma, era per giunta un tipetto ostico, rapace, dinamico, perfetto per fare le analisi del sangue a un lungodegente tuttora in fase riabilitativa. È iniziata male, e la fiducia non arriva come il sole tornato a splendere sulla terrazza del Principato. Il dritto, l’arma irrinunciabile, la chiave che insieme al servizione aveva aperto al romano addirittura le porte della top ten, ci ha messo un po’ prima di uscire dagli spogliatoi, non sufficientemente in fretta per evitare il break del secondo gioco, germogliato appunto su tre errori commessi dal Nostro sul lato destro.

 

I meriti di Fokina, all’inizio come alla fine e in mezzo, per tutta la durata dell’incontro, vanno comunque presi in considerazione. Ricordato come un nervoso picchiatore senza paracadute negli anni della tarda adolescenza, il giocatore si è evoluto insieme all’uomo. Conscio della forma non ancora scintillante dell’italiano, il numero cinquantotto ATP ha da subito alzato i ritmi, costringendo Berrettini a restare in scia e provocandone i molti errori dovuti a una ricerca della palla macchinosa alquanto. In particolare, lo spagnolo di ascendenze russe ha mirato l’angolo sinistro di Matteo, pizzicandolo sovente dalla parte opposta con il colpo successivo: tale strategia ha pagato enormi dividendi in termini di punti, specie quando il top ten ha provato a reagire con lo sventaglio di dritto. Il fiato carente e gli appoggi difficoltosi nelle corse verso destra hanno segnato grandi tratti dell’incontro, ma la mano, quella non è andata in clinica sul finire dell’inverno.

Di tocco, due palle corte al bacio, Berrettini ha rimontato un pericolosissimo zerotrenta nel sesto gioco riuscendo a restare attaccato al set, prima o poi uno spiraglio l’avversario l’avrebbe concesso. Puntuale, nel game successivo, Davidovich con il dritto ha regalato la prima palla break, e ceduto il servizio subito dopo con un doppio fallo. Nella volata finale, comunque in linea di massima costretto a rincorrere punti e partita, Berrettini si è più volte trovato a due punti dal baratro, salvandosi nel decimo gioco dal trenta pari grazie a un ace e a un servizio vincente, ma non nel dodicesimo, valevole il tie break, perso da quaranta-qundici con show di Fokina, strepitoso nel pallonetto in recupero per il set point poi incassato ringraziando l’ennesimo errore di dritto di Matteo.

Il set quasi riacchiappato dopo tanta sofferenza eppure sfuggito ha segnato inevitabilmente la seconda parte della contesa, definita da due momenti cardine tra il sesto e il settimo gioco. Dal sesto, soprattutto, durato dieci minuti e perso da Matteo nonostante due palle per il tre pari sprecate e tre per il break Spagna cancellate. Lo spagnolo è stato entusiasmante nel meritarsene una quarta, con un nuovo, strepitoso pallonetto in recupero e una sublime chiusura con il rovescio lungo la linea pochi colpi dopo; chance convertita con la collaborazione del romano, il quale non ha potuto esimersi dall’esclamare un autoironico “bravo” quando l’ennesimo dritto in rete ha sancito il pesantissimo due a quattro. Berrettini avrebbe anche avuto due chance per rimediare in risposta nel game seguente, ma Fokina è stato molto bravo a non perdere né calma né aggressività, per condurre in porto una vittoria meritata e guadagnarsi un terzo round apertissimo contro Popyrin o Pouille.

È stata una partita complicata – ha detto Matteo nella conferenza stampa post-match – lui ha giocato bene, è stato intelligente e ha fatto le cose giuste al momento giusto, niente da dire. La condizione al momento non è perfetta, ma ci arriveremo, non sto giocando per prepararmi all’erba o al cemento, ci sono ancora tanti tornei sulla terra e penso di poter crescere“. Forse avrebbe aiutato giocare anche il singolare a Cagliari la scorsa settimana? “Con i se e con i ma non sono abituato a ragionare. Ho condiviso la scelta con il mio team, pensavamo che il doppio potesse essere un buon avvicinamento, anche perché avevo messo ancora pochi allenamenti nelle gambe, provato troppo poco il servizio“. Nel frattempo c’è una classifica da difendere, un ranking che a qualcuno potrebbe dare le vertigini. “Non a me, penso di avere il tennis per stare a questo livello, e di averlo dimostrato. Certo non posso pensare di essere costantemente al massimo e nemmeno penso sia giusto chiedermelo. Intanto i presupposti per fare bene ci sono, fisicamente mi sono sentito bene, dall’infortunio ho recuperato“. Che poi sarebbe la cosa più importante, se ce n’è una.

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ATP

Sonego si conferma a Montecarlo: Fucsovics regolato in due set, adesso la sfida a Zverev

Il 24enne torinese supera il primo ostacolo nel Principato. Fucsovics si lamenta per il grunting di Sonego, l’italiano replica: “Ha cercato di condizionarmi, non è piacevole. Non faccio niente per dare fastidio all’avversario”

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Lorenzo Sonego - ATP Cagliari 2021

L. Sonego b. M. Fucsovics 6-3 6-4

Lorenzo Sonego è pronto per fare bene anche a Montecarlo. Dopo il titolo conquistato a Cagliari domenica, il 24enne torinese parte ottimamente nel Masters 1000 del Principato superando Marton Fucsovics al primo turno (6-3 6-4). L’azzurro dimostra un’ottima capacità di adattamento alle diverse condizioni e mette in mostra una maggior capacità di stare sempre dentro al match – anzitutto a livello mentale – rispetto al magiaro numero 40 del mondo. Sonego così avanza al secondo turno: affronterà domani Alexander Zverev sul Ranieri III e per il tedesco non sarà una passeggiata.

LA CRONACA – Sonego si presenta sul Court 9 con la stessa mascherina color granata vista a Cagliari: nel primo set a spezzare per primo l’equilibrio è Fucsovics, che gioca in modo aggressivo e sale 2-3 e servizio. Ma dopo il cambio di campo per l’ungherese la luce si spegne: tre errori gratuiti consegnano a Sonego lo 0-40. L’ungherese spesso cerca di venire a rete per accorciare gli scambi: così Marton arriva 40-40, ma poi un errore di diritto dell’ungherese vale il contro-break (3-3). Da lì Sonego prende il sopravvento, giocando con solidità e pazienza. Nell’ottavo game si arriva a parità sul servizio di Fucsovics e Lorenzo ha una palla per andare a servire per il primo set quando un diritto dell’avversario finisce lungo. Il magiaro salva questa e un’altra palla break. “Stai attivo su ‘ste gambe”, si dice Sonego: detto-fatto, perché alla terza Lorenzo strappa il servizio all’avversario grazie a un ottimo passante in corsa col diritto. Bravo e fortunato l’azzurro, visto che Fucsovics era stato costretto a scendere a rete a causa di una deviazione del nastro. Sonego va a servire per la prima partita e non spreca l’occasione grazie anche a un punto spettacolare, in cui Lorenzo si difende sul pressing di Fucsovics mettendo un miracoloso recupero di rovescio negli ultimi centimetri di campo per poi chiudere a rete su uno strano passante-tweener dell’ungherese. È 6-3, parziale meritato per il giocatore più solido e continuo.

 

Lorenzo ha l’occasione di allungare già ad inizio secondo set, quando Fucsovics sparacchia fuori un rovescio permettendogli di salire 15-40. Marton però scende a rete per salvare le due palle break; poi, dopo un punto durissimo, piazza un’accelerazione di diritto sulla riga e una prima vincente per tenere il servizio. Nel secondo game è Sonego a soffrire sul suo servizio: cancella una palla break, poi detta i tempi del gioco e va a prendersi l’1-1 raccogliendo a rete i frutti di un ottimo diritto inside-in dalla parte sinistra. La storia si ripete anche nel quarto gioco: Sonego concede due palle break, ma si difende bene e alla fine è Fucsovics a sbagliare per primo (2-2). Qui il magiaro perde lucidità e si innervosisce, iniziando a borbottare ad ogni punto. E nel quinto game pensa bene di fare un doppio fallo sul 30-30. Marton salva la prima palla break chiudendo a rete una volèe di rovescio dopo un’accelerazione col dritto, ma poi commette un altro errore e regala a Sonego un’altra possibilità di allungare.

La frustrazione si impadronisce di Fucsovics, che va a parlare con il giudice di sedia lamentandosi per un presunto atteggiamento irritante di Sonego. Poi sbaglia, cede il servizio (4-2) e scaraventa la pallina fuori dal Country Club. Sonego ha la partita in mano e resta concentrato: si trova sotto 0-30, ma tiene il servizio andandosi a prendere il 4-2 con una morbida volee di rovescio. Sempre presente con la testa e bravo a mantenere un’intensità costante, a differenza dell’avversario, Sonego approfitta delle possibilità che gli vengono concesse e prova a chiudere la partita già sul servizio dell’avversario sul 5-3. Ci va vicino perché arriva al match point dopo due erroracci a rete di Fucsovics, il quale però resta aggrappato al match (5-4). Sul suo servizio, però, Sonego non ha indugi e chiude il match con un passante vincente di diritto, a coronare una prestazione solida e convincente che gli vale la quinta vittoria consecutiva a livello ATP.

LE PAROLE – Pochi minuti dopo il match Sonego ha parlato in conferenza stampa: “Fisicamente sto bene, sono arrivato ieri e sono riuscito ad allenarmi poco per la pioggia ma comunque mi sento bene, e questo è importante – sono state le sue parole sul match -. Le condizioni di gioco? La terra è più veloce rispetto a Cagliari, poi oggi si giocava su un campo molto stretto. All’inizio ho fatto un po’ di fatica ad adattarmi, poi col passare del tempo è andata sempre meglio”. Sulle lamentele di Fucsovics: Oggi ha iniziato a lamentarsi dalla fine del primo set, diceva che facevo dei versi in ritardo, non so perché, e si lamentava con l’arbitro. Ha cercato di condizionarmi e questo non è piacevole perché io non faccio mai niente in campo per dare fastidio all’avversario. Sono comunque contento di aver vinto la partita”.

Sul suo “grunting”, Lorenzo specifica: “Mi viene naturale farlo, è così da quando sono piccolo”. La testa, ora, va alla sfida con Zverev: “Sarà una partita dura, è un giocatore tosto e abituato a giocare certe partite. Io però sto giocando bene e sono in fiducia. Devo giocare il mio tennis, avere le idee chiare ed essere sempre lì con la testa: come avete visto nelle ultime partite, se l’attitudine è buona durante tutto il match qualcosa di buono può succedere. Anche perché ora che mi conoscono tutti è più difficile ottenere risultati, perché nessuno mi sottovaluta, quindi è necessario giocare tutte le partite col coltello tra i denti”.    

Il tabellone completo di Montecarlo

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ATP

Montecarlo: Sinner è pronto per la sfida a Djokovic. Buona vittoria in due set su Ramos-Vinolas

Primo turno vincente per Jannik, 6-3 6-4 allo spagnolo. Buona prova soprattutto con servizio e diritto. Incrocerà il numero uno mondiale Djokovic al secondo round

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Jannik Sinner - Montecarlo 2021 (foto via Twitter @ROLEXMCMASTERS)

Ottimo esordio per Jannik Sinner al Masters 1000 di Montecarlo. 6-3 6-4 ad Albert Ramos-Vinolas in un’ora e 23 minuti, un buonissimo rodaggio in vista del secondo turno, dove lo attende una delle sfide più dure del circuito contro il numero uno del mondo Novak Djokovic. Un match-up molto complicato per Jannik (prima sfida ufficiale), ma con la fiducia accumulata a Miami e soprattutto in questi 80 minuti abbondanti a Montecarlo potrà entrare in campo sicuro dei suoi mezzi e giocare la sua partita. A prescindere dal risultato finale sarà un giorno molto importante per lui.

Un match con Ramos-Vinolas su terra è sempre insidioso, ancor di più su questi campi dove nel 2017 ha raggiunto la finale, perdendo da Rafa Nadal 6-1 6-3. Era anche la prima sfida tra Ramos e il nostro altoatesino. Tuttavia Sinner si è imposto con più facilità del previsto, rimpinguando il suo bottino di vittorie nei Masters 1000, categoria nella quale ha giocato la sua prima finale dieci giorni fa in Florida.

LA CRONACA – C’è una bella notizia ancor prima che il match abbia inizio. Non solo la pioggia di ieri ha lasciato spazio a sole, ma Carlos Bernardes, dopo i problemi al cuore di qualche mese fa, è tornato ad arbitrare un match ATP. Tutti gli appassionati di tennis sono sicuramente felici di rivederlo seduto al suo posto, sulla sedia dell’arbitro. Pronti via e c’è subito un break per Ramos, che sale 2-0. Sinner ha subito capito di non aver di fronte un avversario semplice da affrontare su questi campi e ha sfoderato le sue armi migliori. A livello tattico, lo spagnolo ha preferito andare a pungere Jannik sul lato destro, che è straordinario, ma meno pericoloso del rovescio.

 

Dallo 0-2 però l’azzurro infila un parziale di cinque giochi consecutivi mostrando una solidità notevole. Da sottolineare il game giocato in risposta sul 3-2 in suo favore, quello che gli consegna un vantaggio decisivo nel primo set. Una raffica di vincenti che ha ricordato l’ultimo gioco della semifinale di Miami vinta con Bautista Agut. Sembra ormai scontato che Jannik sia in grado di elevare con questa disinvoltura il suo livello, ma non lo è affatto per un ragazzo della sua età. Il primo set va abbastanza facilmente nelle mani di Sinner, 6-3 in poco più di mezz’ora.

È però un match molto più delicato di quanto sembri. E l’impressione è che Jannik lo sappia bene. Per questo non molla un centimetro nemmeno a inizio secondo parziale e si prende il break di vantaggio nel primo game del set, entrando nella fase più critica dell’incontro. In risposta ha diverse occasioni per guadagnare un vantaggio ancora più comodo, ma Ramos rimane aggrappato nel punteggio difendendosi bene con il dritto. Sul 2-1 e sul 3-2, Sinner gioca i due game più importanti della sua partita. Il primo recuperando da 15-40, il secondo da 15-30, in entrambi i casi trovando soluzioni molto incisive col dritto. Proprio da questo lato pesca ben 18 dei 26 vincenti totali (27 gli errori non forzati). Nessun problema anche con il servizio, che gli viene in aiuto sul 5-4 per chiudere la partita dopo un’ora e 23.

Il tabellone di Montecarlo con tutti i risultati aggiornati

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