Tsitsipas e Medvedev: ieri nemici, oggi esordienti e avversari alle ATP Finals

Focus

Tsitsipas e Medvedev: ieri nemici, oggi esordienti e avversari alle ATP Finals

Dopo le peripezie di un anno fa, Stef e Daniil si troveranno di fronte all’esordio assoluto nel torneo dei maestri. Chi ha più chance di impensierire i big?

Pubblicato

il

Ottavo della Race e sorteggiato nel complicato Gruppo Borg, Matteo Berrettini non è il solo esordiente di queste ATP Finals 2019. Nel Gruppo Agassi, troviamo infatti altre due facce nuove a occupare la top 8 di fine stagione: il numero 4 Daniil Medvedev e Stefanos Tsitsipas, numero 6. Ventitreenne il primo, di due anni e mezzo più giovane il secondo, ripercorriamo la loro stagione cercando di capire in che condizioni e con quali ambizioni si accingono ad affrontare le loro prime Finals.

DANIIL MEDVEDEV

Dopo essersi guadagnato la top 20 sul finire del 2018, Daniil torna dalla off season ricominciando da dove aveva lasciato: raggiunge la finale a Brisbane, gli ottavi all’Australian Open (fermato da Djokovic in quattro set) e, con un saldo vittorie-sconfitte di 15-4 nei primi due mesi, si conferma giocatore da tenere d’occhio. Ad aprile, ci si interroga dubbiosi sui risultati che i suoi colpi piatti potranno portargli sulla terra battuta, ma lui risponde alla grande con la finale a Barcellona che segue la semi a Monte Carlo e i relativi successi su Tsitsipas (il suo primo top ten dopo un quasi zoppo Wawrinka a Wimbledon 2017) e Djokovic. Arrivano poi tre sconfitte all’esordio, a proposito delle quali rivelerà in seguito di aver sofferto di un problema fisico in quel periodo.

Benché dai risultati inferiori a quelli promessi dal ranking, la stagione sull’erba non è disprezzabile e lo porta in top ten, ma il moscovita ha ancora parecchio margine e arrivano le sei finali consecutive: a Montreal, paga lo scotto della sua prima in un “Mille”, praticamente bloccato di fronte a Rafa Nadal, contro il quale riuscirà invece a regalare al pubblico un grande duello all’ultimo atto dello US Open, dopo essersi preso il primo titolo pesante a Cincinnati e prima del bis di Shanghai. La striscia vincente coglie di sorpresa lo stesso Daniil, costretto a rivedere la programmazione cancellandosi da tre tornei. Rientra a Bercy per il suo 77° match dell’anno e raccoglie una sconfitta all’esordio non del tutto inattesa contro Jeremy Chardy.

CHANCE LONDINESI –Pur dimostrando di poter vincere incontri su ogni superficie, i numeri ci confermano che il quarto tennista del mondo si trova particolarmente a suo agio sul duro (lì ha vinto i suoi sette titoli in carriera), ancor meglio se al coperto (tre titoli). In un evento che a differenza degli Slam non è esclusiva terra di conquista dei Big 3 (l’ultimo ad alzare il trofeo è stato Nole nel 2015), questo “crescendo di continuità” disegnato sul grafico russo fa sì che Medvedev si presenti a Londra reclamando un ruolo da protagonista. Il sorteggio appare tutt’altro che sfavorevole, per quanto sia avanti nei precedenti solo nei confronti di Tsitsipas (5-0, peraltro). Nadal (0-2), afflitto da uno stiramento agli addominali, non ha una tradizione fortunata con le Finals, che lo hanno visto spesso ritirato e mai vincitore. Zverev aveva battuto Medvedev quattro volte su quattro fino allo scorso anno, ma è reduce da una stagione complessa che ha fatto parlare di involuzione, tormentata anche da problemi personali. E nell’ultima sfida, in finale a Shanghai, non c’è stata storia, con lo stesso Sascha che ha definito Daniil il migliore al mondo in quel momento. In un girone che si prospetta aperto, il Daniil visto negli ultimi tre mesi non parte battuto contro nessuno e si candida con pieno diritto almeno a un posto in semifinale, dove potrebbe essere l’avversario da evitare.

 

QUESTO STORTO È UN GRAN DRITTO – Sul campo, oltre ai colpi la cui efficacia supera di gran lunga l’innegabile “stortezza”, Daniil mette una personalità forse insospettata fino a pochi mesi fa, venuta allo scoperto senz’altro grazie ai risultati, ma che a sua volta ha contribuito a quelle stesse vittorie. È così che Medvedev ha iniziato ad affidarsi a delle seconde di servizio tirate al massimo per rovesciare l’esito della semifinale contro Nole a Cincinnati o ha tenuto il campo contro Wawrinka allo US Open in un momento di difficoltà fisica; per non parlare del modo in cui è riuscito a portare lo stesso pubblico dalla propria parte, facendosi perdonare l’insopportabile gesto verso il raccattapalle e il successivo dito medio.

Ancora a New York, non vanno dimenticati i due set recuperati a Rafa, nonché la giusta dose di cattiveria – del genere “questa non te la lascio passare” – mostrata per esempio lo scorso anno al termine del match contro Tsitsipas. Una solidità mentale che, ci piace credere, deriva in parte anche dalla scarsa ortodossia dei suoi swing, come se fosse cresciuto ribattendo agli avversari, ovviamente con lo stesso tono con cui trollava il pubblico newyorchese, “è vero, non so colpire come voi. Cosa aspettate a battermi?”. Se ha ragione chi vince pur colpendo solo con il telaio della racchetta, figuriamoci Daniil, la cui palla esce piena e velocissima. Per contro, non si discute nemmeno l’appassionato che guarda più volentieri un tennista dotato di maggior eleganza.

Daniil Medvedev – Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)

STEFANOS TSITSIPAS

Avversario diretto del russo al Torneo dei Maestri, Stefanos comincia la stagione nel migliore dei modi, nonostante la nettissima sconfitta contro Nadal, con la semifinale a Melbourne; un mese dopo, la finale di Dubai gli vale l’ingresso in top ten. L’ottima stagione sulla terra europea, culminata con il “piatto” di Madrid dopo essersi preso la rivincita su Rafa, termina agli ottavi del Roland Garros, battuto 8-6 al quinto da Wawrinka. Una sconfitta che sembra lasciare il segno: Tsitsipas tradisce clamorosamente le aspettative sull’erba, ma è proprio l’intera estate che lo attende pressoché invano. Incassate cinque sconfitte di fila a partire dalla semifinale di Washington, l’ateniese ritrova improvvisamente il suo gioco a Pechino, il primo di quattro ottimi tornei dove esce sconfitto solo dai top 5. Uno sprint finale che gli garantisce la fiducia necessaria per affrontare gli avversari del Gruppo Agassi.

CHANCE LONDINESI – Abbiamo visto che il saldo dei precedenti con Daniil è impietoso. La sola vittoria su cinque sfide contro Nadal vale quel mattoncino di speranza, soprattutto se il fenomeno spagnolo dovesse non essere al meglio; tuttavia, non sorprenderebbe se Stefanos, così come il moscovita, rivelasse di preferire la riserva Bautista Agut. È invece forte di un 3-1 nei confronti di Sascha, campione uscente e vera incognita del girone. Capace di battere i “tre fenomeni” nell’arco della stagione, a Stefanos manca ancora un titolo pesante: su otto finali disputate in carriera, ha vinto le tre che gli sono valse trofei “250”, uno su terra e due sul duro al coperto. Con performance finora migliori sul rosso, almeno in termini di vittorie-sconfitte, rispetto a quelle comunque ragguardevoli sul cemento, si presenta alla O2 Arena dopo aver molto ben figurato in condizioni indoor. È tuttavia l’assenza di un vero e proprio acuto di colui che è ancora “next gen” a tutti gli effetti a collocarlo molto più indietro del russo in quanto a possibilità di impensierire Djokovic e Federer al Masters.

GRECO ≈ CLASSICO – Lo scontro di stili con Medvedev è evidente e i due sono ben lontani fra loro per quanto riguarda estetica dei colpi e impostazione del gioco. Tsitsipas affida al dritto la costruzione del punto, quasi inevitabilmente per chi già da ragazzino tirava il rovescio con una sola mano. Secondo babbo Apostolos, l’impugnatura eastern del figlio comporta uno swing in stile del Potro, “anche lui in possesso di un potentissimo dritto perché è un colpo molto più pulito”. E, dice ancora il papà, “è un movimento naturale che produce una bellissima meccanica”. Di sicuro, è un colpo che fa male all’avversario, soprattutto quando lo gioca inside-in con una sicurezza quasi irritante.

A tal proposito, Stefanos possiede quell’arroganza indispensabile quando si compete con i migliori del mondo per diventare uno di loro, anche se ha qualche difficoltà (o non prova neanche) a nasconderne i tratti più espliciti nell’atteggiamento in campo. Una sicumera che, seppure in modo assolutamente opposto, potrebbe originare dall’esecuzione dei colpi proprio come quella russa. Rifiutando la dicotomia tra vincere sporco (il gilbertiano winning ugly) e perdere giocando bene (losing pretty), Stefanos rilancia – inconsapevolmente “alla Catalano” – mettendo sul piatto la convinzione di poter vincere dispensando bel gioco e bei colpi.

Stefanos Tsitsipas – Queen’s 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

DIAMO I NUMERI

Daniil Medvedev, classe 1996, n. 4 a Londra in un anno iniziato al 16° posto. Su un totale di 5.705 punti, 4.605 (l’80,7%) sono stati conquistati negli appuntamenti Slam e “Mille” mandatory. Ha disputato 23 tornei, ottenendo 59 vittorie a fronte di 18 sconfitte e aggiungendo al suo palmares quattro titoli (due Masters 1000 e due ATP 250). Un formidabile 12-2 è il suo saldo indoor, condizione in cui deteneva la percentuale più alta anche negli anni precedenti. A conferma del livello espresso per la maggior parte dell’anno, i 510 punti dei tornei non conteggiabili lo piazzerebbero al 108° posto del ranking, una posizione invidiabile (quando non un miraggio) per la maggior parte dei professionisti.

L’ascesa in classifica di Stefanos Tsitsipas, classe 1998, è stata simile a quella di Daniil: partito dal n. 15, ha finito la Race in sesta posizione, con un best ranking al n. 5. Diversa è invece la ripartizione dei punti, con 2.540 su 4.000 (il 63,5%) ottenuti negli eventi maggiori. Ha partecipato a 26 tornei con un saldo W-L di 50-24 e alzato due titoli, entrambi ATP 250. Al coperto, ha vinto 11 match perdendone 4.

Questo confronto su carta tornerà a essere giocato sul campo tra pochi giorni, precisamente lunedì, quando il Gruppo Agassi si aprirà proprio con la sfida tra “Bear” e “Stef”.

Continua a leggere
Commenti

ATP

ATP Roma LIVE: la finale infinita, Djokovic vs Nadal

Vivi con noi l’atto finale al Foro Italico nell’atto N.57 della sfida più giocata della Storia del tennis

Pubblicato

il

17:00 – La finale degli Internazionali d’Italia 2021 sta per cominciare: la giocheranno Novak Djokovic e Rafael Nadal: non serve aggiungere altro…

Continua a leggere

WTA

WTA Roma: Swiatek tramortisce Pliskova in finale con un doppio 6-0 ed entra in top 10

La finale femminile degli Internazionali d’Italia 2021 dura solo 46 minuti: Swiatek lascia tredici punti a una Pliskova spaesata e vince il suo terzo titolo. Da lunedì sarà in top 10, e a Parigi tra le favorite

Pubblicato

il

Iga Swiatek - WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

[15] I. Swiatek b. [9] Ka. Pliskova 6-0 6-0

Il quindicesimo e il sedicesimo bagel nella storia delle finali femminili degli Internazionali d’Italia si manifestano insieme, per grossi meriti di Iga Swiatek e cospicui demeriti di Karolina Pliskova, che perde la seconda finale di fila al Foro Italico senza alcuna possibilità di contendere il trofeo all’avversaria. Nel 2020 era stata la coscia sinistra, già fasciata a inizio partita, a costringerla al ritiro sotto 6-0 2-1 contro Simona Halep; quest’anno il fisico era (apparentemente) integro ma è mancato tutto il resto, primariamente la capacità di tenere la palla in campo.

Iga Swiatek ha dominato col doppio 6-0 una non-finale che si è conclusa in soli quarantasei minuti con lo scoraggiante score di 51 punti a 13 in favore della giocatrice polacca, al terzo titolo in carriera dopo il Roland Garros 2020 e Adelaide 2021. Grazie a questo successo, che in un certo senso ci si aspettava in virtù della sua maggior attitudine alla superficie ma che era certamente impossibile prevedere nelle proporzioni, Iga Swiatek farà il suo esordio in top 10 (e salirà al quinto posto nella Race). Quanto mai meritato, dopo le ultra-fatiche di sabato (giorno in cui ha dovuto superare sia i quarti che le semifinali, contro Svitolina e Gauff) e la prestazione impeccabile di questa domenica.

 

Sul match non c’è molto da dire, e poco da dire ha avuto anche Karolina Pliskova in fase di premiazione: “Purtroppo non è stata la mia miglior giornata. Ma devo fare i miei complimenti a Iga, che ha giocato davvero una grande partita. Ho giocato delle belle partite qui, cercherò solo di dimenticare quella di oggi!“.

Come detto non era andata granché bene nemmeno lo scorso anno; Karolina deve così ad archiviare un misero game vinto nelle ultime due finali giocate a Roma, dopo aver vinto quella del 2019 contro Konta. Subisce inoltre l’undicesimo e il dodicesimo bagel della carriera nel circuito maggiore, ma c’è un precedente piuttosto bizzarro che risale alla sua carriera a livello ITF; nel marzo 2009, pochi giorni dopo aver compiuto 17 anni, aveva subito un doppio 6-0 (l’unico della sua carriera prima di oggi) nei quarti dell’ITF giocato a Latina presso il Tennis Club Nascosa, meno di novanta chilometri di distanza dal Foro Italico. Speriamo solo abbia voglia di tornare a giocare a tennis nel Lazio, verrebbe da pensare.

Appare però doveroso concentrarsi sul tennis offerto da Iga Swiatek. Se non c’è mai stata partita, al netto dei sei doppi falli commessi dalla giocatrice ceca e del suo senso di generale impotenza, è principalmente per merito di una Swiatek che ha perso solo tre punti al servizio e interpretato l’incontro alla perfezione, trovando profondità e spin immediatamente con il primo colpo dopo il servizio (o direttamente in risposta) per impedire a Pliskova di colpire alle sue condizioni. Se infatti Karolina è una colpitrice di rara pulizia ed efficacia quando ha il tempo di trovare gli appoggi, quando deve colpire in corsa o è costretta a indietreggiare per trovare la giusta distanza, entra facilmente in confusione e inizia a sbagliare.

Oggi è successo questo, e dall’altra parte ha trovato una giocatrice che ha chiuso praticamente tutti i punti che voleva col vincente. E che ha dimostrato di avere una straordinaria facilità nei movimenti sulla terra battuta, sfruttando alla perfezione l’arte dello scivolamento per raggiungere la palla nel modo migliore e scoccare un vincente.

Con questo biglietto da visita, che è anche il primo 6-0 6-0 nella storia delle finali degli Internazionali d’Italia (ambosessi), Iga Swiatek si presenterà a Parigi con tutte le credenziali per difendere il trofeo sollevato lo scorso ottobre. Non sarà una passeggiata, ma se esisteva un modo ideale per arrivarci, beh, era esattamente questo.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Ancora i soliti due, Nadal e Djokovic. Rischiano, ma alla fine sono i più forti [VIDEO-COMMENTO]

ROMA – Sonego che batte il n.15 Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e lotta alla pari con il n.1 Djokovic è la storia più bella che poteva capitare al tennis italiano, già protagonista in tutti i Masters 1000 dell’anno. Il Connors de noantri

Pubblicato

il

Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Roma, il direttore

I soliti due. Dov’è la notizia? Non c’è dubbio che la notizia più clamorosa sarebbe stata quella di un Sonego in finale, come lo fu per l’ultima volta qui al Foro Adriano Panatta nel ’78 battuto da Bjorn Borg al quinto set nel famoso match in cui un calabrone ingaggiò un duello con la Donnay di Borg che dovette schivare anche qualche monetina lanciata da qualche italopiteco che fu rimbrottato perfino da Adriano Panatta, quando lo svedese disse: “Se me ne tirate un’altra me ne vado!”.

Mi pare giusto ricordare, a questo punto, che anche l’anno prima un italiano aveva raggiunto la finale, e cioè Tonino Zugarelli che perse in quattro set contro Vitas Gerulaitis, così come in quattro set nel ’76 era stato Panatta ad avere la meglio su Guillermo Vilas.

 

Non è andato in finale, rimpiangerà forse le tre palle break iniziali del terzo set (“La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega, comunque Sonego ha dimostrato perché aveva raggiunto le semifinali” gli ha subito riconosciuto Novak Djokovic), ma comunque così come nessuno ha dimenticato che Filippo Volandri raggiunse le semifinali qui nel 2007, nessuno dimenticherà che l’eroe azzurro di questa edizione è stato Lorenzo Sonego, un ragazzo capace di straordinari progressi che peraltro il suo coach Gipo Arbino mi aveva garantito di aver constatato già quando ci parlai a gennaio.

Lorenzo ha battuto in un solo torneo il n.15 del mondo Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e ha giocato per oltre due ore alla pari contro il n.1 del mondo, uno che ha vinto questo torneo cinque volte e che aveva fatto vedere contro Tsitsipas, al termine di un match bellissimo, la sua straordinaria bravura e irriducibilità.

Lorenzo Sonego – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Lorenzo è stato alla sua altezza, all’altezza di un supercampione come Djokovic, assolutamente, dimostrando un coraggio, una personalità e doti tecniche che un anno fa forse solo Gipo Arbino, il suo mentore, aveva intravisto.

Mi è piaciuto da morire anche, conoscendo la sua timidezza e umiltà fuori del campo, la sua grande educazione, quel suo modo di incitare la folla perché a sua volta lo incitasse, lo caricasse ancor più di adrenalina, quasi come se avesse bisogno di ancor più garra. Come se altrimenti potesse rischiare di mollare. Ma quando mai!

Lorenzo, e potrò venire accusato di blasfemia perché ovviamente in termini di risultati il paragone non regge, ma con quel suo modo di caricare la folla mi ha ricordato quel che faceva allo US Open nientemeno che Jimmy Connors. Bellissimo, trascinante. Uno vero, che non si nasconde dietro il politically correct perché corretto, correttissimo è in campo… tant’è che ha subito senza fiatare anche due errori arbitrali di cui si sono resi conto soltanto gli spettatori davanti alla TV.  Immagino la soddisfazione dei suoi sponsor, uno dei quali, Reale Mutua non poteva davvero immaginarsi un simile exploit del suo “ambassador” (ormai si dice così…, chissà perchè il sostantivo testimonial è passato di moda) proprio nel torneo di Roma di cui è sponsor. Giocando sul core business dell’antica società torinese d’assicurazione – sarà mica intervenuta nel mondo tennis perchè proprio a Torino ci saranno le finali ATP per i prossimi 5 anni? – si può dire che essa si è “assicurata” un tennista dal grande presente e da un probabilissimo grande futuro, al di là di ogni più rosea aspettativa: di certo al momento in cui hanno firmato …la polizza, i riflessi mediatici e televisivi di quella sponsorship non erano onestamente prevedibili. A volte nel firmare un contratto con un atleta non sai davvero dove puoi cadere. Ti può andare bene bene perchè quello improvvisamente comincia a vincere match su match o anche male, molto male. Pensate, giusto per accennare ad un paio di “immortali”: Barilla e Uniqlo hanno investito una fortuna su Federer e lo svizzero negli ultimi due anni non ha quasi giocato. Mi direte che a “prendere” un giocatore di 38 anni ci sta che scivoli nella vasca da bagno mentre fa il bagnetto a un gemellino e si rovini un ginocchio, così come ci sta che una prima operazione non basti, ma avete idea degli investimenti, anche se Federer è e resta icona mondiale anche quando non gioca a tennis e gira uno spot in cucina con un Master Chef. Idem il primo anno, disastroso, di Djokovic con Lacoste. Un 2011, un 2015 e i primi 6 mesi del 2016 da Mille e Una Notte, poi un pessimo secondo semestre del 2016, tanto che pure avendo un margini di punti pazzesco nei confronti di Murray, finì proprio con le finali ATP di Londra per perdere la leadership.

Chiusa qui la parentesi sponsor – e non ho accennato al discorso pandemia, ai 6 mesi di stop dovuti al virus, chi poteva immaginarli? E quelli che avevano firmato un contratto di un anno soltanto per il 2020? – avremo certo modo di riparlare degli incredibili progressi mostrati da Lorenzo Sonego, ora che è 12° nella Race è la possibilità che ci sia anche lui fra i tre italiani che lotteranno per arrivare a disputare le finali ATP di Torino alla luce di quanto si è visto in questi primi quattro mesi dell’anno, c’è, è reale, non è pura utopia, un sogno impossibile. Per carità, che ce la facciano tutti e tre, Berrettini, Sinner e Sonego è quasi impossibile, siamo onesti. Però quel quasi uno ce lo può mettere, e io ce lo metto, senza passare da illuso sciovinista. Ragazzi, quando si batte tre top 15 in un torneo, ci sta tutto. Quando si fanno due finali di un Mille con due giocatori e una semifinale con un terzo, sognare è lecito e non è detto che si debba cascare dal letto.

Sonego e Djokovic – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

VERSO LA FINALE – Pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per lo straordinario torneo di Sonego, devo passare ai due sfidanti della finale maschile. Ancora loro, i duellanti degli ultimi tre lustri che si sono sfidati fino a oggi la bellezza di 56 volte e giocheranno per la sesta volta per il titolo degli Internazionali d’Italia. Snocciolo subito altri numeri, così me li levo tutti di torno. Djokovic ha vinto in 29 occasioni, Nadal in 27. Nelle nove finali di Slam Nadal conduce 5-4, negli incontri giocati in toto negli Slam (16) Nadal è avanti 10-6. Nelle finali dei Masters 1000 invece è avanti, anche lui di misura, Djokovic, 7-6. Nei Masters 1000, fra finali e non, i due si sono incontrati 28 volte e Djokovic è avanti 16 a 12.

Infine eccoci a Roma, dove Nadal ha trionfato nove volte (2005-2006-2007-2009-2010-2012-2013-2018-2019) ed è a caccia della “Decima”. Djokovic si è imposto 5 volte (2008-2011-2014-2015-2020) e cerca le “Sesta”. In totale, sono arrivati in finale rispettivamente 12 e 11 volte (compresa questa) e il Masters 1000 di Roma vanta una particolarità: dopo il 2004, quando Moya batté Nalbandian, in finale c’è sempre stato uno dei due. In cinque occasioni ci sono arrivati entrambi e Nadal conduce 3-2 avendo vinto l’ultima finale nel 2019, 6-0 4-6 6-1. Come dicevo all’inizio di questa sfilza di dati, si contenderanno per la sesta volta il trofeo dei nostri Internazionali.

In totale a Roma però si sono affrontati otto volte e il bilancio è di cinque vittorie per Nadal e tre per Djokovic. Quale anno, quale turno e quale duello fra loro, quale vincitore, quale risultato?

Ecco qua:

  • 2007, quarti, duello n.4, Nadal 6-2 6-3; 
  • 2009, finale, duello n.17, Nadal 7-6 6-2; 
  • 2011, finale, duello n.27, Djokovic 6-4 6-4; 
  • 2012, finale, duello n.32, Nadal 7-5 6-3;
  • 2014, finale, duello n.41, Djokovic 4-6 6-3 6-3; 
  • 2016, quarti, duello n.49, Djokovic 7-5 7-6; 
  • 2018, semifinale, duello n.51, Nadal 7-6(4)6-3; 
  • 2019, finale, duello n.54, Nadal 6-0 4-6 6-1.

Sei loro duelli si sono conclusi in due set, mentre soltanto due sfide – curiosamente – sono andate al terzo. E a Roma le loro non sono sempre state grandi partite. Speriamo che lo sia quella odierna. Anche se Djokovic ci arriva dopo due notevoli battaglie, mentre Nadal, che aveva annullato due match point nei quarti, ieri ha avuto una giornata decisamente più leggera.

A mio avviso nessuno dei due è al massimo, però. Nonostante questo, in fondo sono arrivati ancora una volta loro.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement