Tutte le strade dello Slam

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La straordinaria gara per la supremazia Slam tra Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic raccontata nel linguaggio dello sport epico per antonomasia, il ciclismo

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(foto credit: Tennis.com)

Molto probabilmente anche noi come Novak Djokovica sentire le sue parole nella conferenza stampa dopo la vittoria a Melbournesolo tra qualche anno capiremo del tutto la grandezza delle imprese che sono stati in grado di realizzare in tutti questi anni il fuoriclasse serbo e quegli altri due fenomeni – che avevano iniziato a collezionarne già da circa un lustro prima dell’avvento di Nole – che rispondono al nome di Roger Federer e Rafa Nadal. A partire dal livello a cui stanno portando la loro sfida dai connotati ormai epici, quella per la leadership nella classifica che probabilmente conta di più nella storia del tennis, quella dei titoli Slam vinti. Una classifica che già dallo scorso anno li vede sui primi tre gradini del podio – dopo che Djokovic vincendo per la settima volta in Australia si è insediato solitario al terzo posto staccando Sampras – e nella quale attualmente il loro numero di Slam (56) è pari a quelli di Sampras, Borg, Connors, Lendl, Agassi e McEnroe messi insieme. Praticamente, in tre in quindici anni come il meglio di trent’anni di Era Open.

I 55 Slam dei Big Three dal 2004, manca Wimbledon 2003 di Federer (fonte: Eurosport)

In questo articolo ripercorreremo questa avvincente corsa a tre, iniziata “ufficialmente” in Australia nel 2008 quando anche Djokovic iscrisse il suo nome nell’albo d’oro dei vincitori Slam. E crediamo che, per quanto convinto di diventare un campione, in quell’estate australiana di dodici anni fa quel talentuoso teenager serbo mai avrebbe pensato che la vittoria in finale contro Tsonga stesse dando il via a un confronto a colpi di titoli Slam mai visto prima nella storia di questo sport. Una corsa che ripercorreremo però in un modo un po’ diverso al solito, proprio per omaggiarne la grandezza, usando il linguaggio dello sport epico per antonomasia: il ciclismo.

Partiamo perciò da quel gennaio 2008 a Melbourne, quando vincendo la sua prima tappa Slam il 20enne Djokovic fece anche il suo ingresso nella prestigiosa classifica, con un distacco di undici lunghezze dal 26enne Federer – che contava cinque trionfi a Wimbledon, quattro a New York e tre in Australia – e un paio dal 21enne Nadal, che aveva già infilato le prime tre perle della sua collana di vittorie in quello che stava cominciando a diventare il suo giardino di casa, il Roland Garros. In realtà, in quel momento storico sembrava si trattasse di una gara individuale dello svizzero, praticamente un record dell’ora con nel mirino il primato assoluto di 14 Slam di Pete Sampras. Che Roger avrebbe eguagliato l’anno successivo con il suo unico sprint vincente sulla terra francese, che gli avrebbe regalato anche il tanto agognato Career Grand Slam, per poi superarlo un mese dopo con il sesto trionfo ai Championships.

 
Roland Garros 2009: Federer bacia la Coppa dei Moschettieri appena vinta e raggiunge il record di titoli Slam di Sampras

Tornando alla vittoria di Djokovic, lì per lì sembrò il guizzo di un talentuoso sprinter che riesce a imporsi in una classica, non certo il primo sigillo di un passista-scalatore pronto a puntare alla vittoria nella gara a tappe più prestigiosa. Il resto dell’anno e nelle due stagioni successive Djokovic rimase infatti nelle retrovie (se così si possono definire una finale e quattro semifinali), mentre invece imponendo un ritmo infernale – vinsero dieci degli undici Slam a disposizione: sei Rafa, quattro Roger – gli altri due andarono in fuga, allungando sino al massimo vantaggio sul serbo: +15 per Federer, sempre più primatista solitario, +8 per Nadal, che con i tre Slam consecutivi vinti nel 2010 entrò di prepotenza tra i primi dieci della classifica. Soprattutto però lo spagnolo, realizzando a sua volta il Career Grand Slam con il trionfo a New York nel 2010 (il suo primo e ancor oggi unico Australian Open lo aveva conquistato l’anno prima, superando con un poderoso allungo nel parziale decisivo Federer in finale, quella del commosso “God, It’s killing me…” pronunciato dallo svizzero dopo il match), si dimostrò capace di vincere su tutti i terreni, candidandosi seriamente a competere per la classifica generale, dato che i sette Slam di distacco erano equilibrati dai cinque anni in meno sulla carta d’identità.

Ma il velocista Nole, cambiata alimentazione per superare l’intolleranza al glutine che lo aveva reso vulnerabile nelle tappe più lunghe e faticose, era pronto anche lui a confrontarsi sui tracciati più duri e a competere per la classifica generale della gara a tappe che regala l’immortalità tennistica. Il clamoroso triplete del 2011, con cui entrò definitivamente tra i grandi di questo sport, gli permise di accorciare notevolmente il distacco, che poi nel triennio successivo rimase sostanzialmente invariato rispetto allo spagnolo mentre riuscì a ridurre ancora un pochino quello dallo svizzero, ancora comunque da doppia cifra (+10).

Wimbledon 2014: Djokovic batte Federer in finale e si porta a 10 titoli Slam di distacco

I cinque Slam vinti tra il 2015 e la prima metà del 2016, con i due grandi avversari in crisi e fermi sui pedali (nessun Major nel biennio, dopo dieci anni in cui almeno uno dei due una tappa Slam se l’era portata a casa) parvero ai più il preludio ad un imminente aggancio. Soprattutto su Rafa, che – tra un infortunio e l’altro – dopo l’ultimo scatto vincente del 2014 a Parigi era riuscito ad ottenere solo un paio di dignitosi piazzamenti (quarti di finale in Australia e in Francia nel 2015) e a quel punto era in vantaggio di due Slam, esattamente come all’inizio di questa lunghissima gara a tappe che stava durando da più di otto anni. Più rassicurante il vantaggio di cinque Slam di Roger. Rassicurante ma non troppo, dato che l’ultima vittoria del quasi 35enne svizzero risaliva praticamente a quattro anni prima (Wimbledon 2012) e visto il passo tenuto da Djokovic negli ultimi due anni. A dare una mano a Federer in quegli anni arrivò per sua fortuna il gregario diventato finalmente campione, Stan Wawrinka, che battendo il serbo nei quarti in Australia nel 2014 (e già che c’era anche Nadal in finale) e soprattutto nella finale di Parigi 2015, non consentì al tennista belgradese di ridurre ulteriormente il distacco in classifica dal connazionale.

La situazione a metà 2016 (fonte: ATP Tour)

Dopo aver finalmente conquistato l’unica classica che gli mancava, il Roland Garros, e realizzato a sua volta il Career Grand Slam e addirittura l’impresa di detenere tutti e quattro i titoli Major – riuscita prima nell’Era Open solo a Rod Laver nel 1969 – nella seconda metà del 2016 il campione belgradese “scoppiò”, con i primi segnali di crisi che si palesarono a neanche metà percorso della frazione successiva, quella che si snoda lungo Church Road, con una sconfitta prima dei quarti – anche stavolta al terzo turno – che non si verificava dall’Open di Francia 2009. Sembrò proprio che la fatica della rimonta si fosse fatta sentire tutta all’improvviso, sia a livello fisico (vedasi i problemi, con conseguente operazione, al gomito) che mentale (leggasi il completo cambio del team). Con le gambe (e la testa) svuotate Nole non riuscì più a reggere il ritmo.

Invece – dopo essersi presi rispettivamente sei e tre mesi di stop dalle gare nella seconda parte del 2016 per recuperare dai rispettivi infortuni – Federer e Nadal tra il 2017 e la prima metà del 2018 tornarono di colpo ad alzarsi sui pedali e a scattare, allungando insieme – tre Slam a testa – e staccando di nuovo, rispettivamente di otto e cinque lunghezze, il serbo. In quel momento sembrò proprio che Nole avesse perso definitivamente la ruota e che quella fosse la fuga decisiva, destinata a risolversi con uno sprint tra i due storici rivali, sebbene i tre Slam di vantaggio parevano consentire a Roger – che con la seconda affermazione consecutiva a Melbourne, sesta in totale, aveva raggiunto la leggendaria quota di venti trionfi Slam – di controllare con relativa tranquillità il tentativo di rimonta di Rafa, anche se per lo svizzero l’ultimo chilometro della carriera era molto più vicino che per il maiorchino.

La situazione a giugno 2018 (fonte: ATP Tour)

Invece, non senza difficoltà (leggasi la sconfitta contro Cecchinato a Parigi che gli fece venire il pensiero di abbandonare la corsa), Nole strinse i denti, rimise in piedi il suo storico team con alla guida dell’ammiraglia il fidato Marian Vajda, superò la crisi e si mise giù a testa bassa a spingere sui pedali. E, da vero specialista della cronometro, iniziò nuovamente a recuperare progressivamente il distacco. Grazie anche a quella vittoria al fotofinish nella semi di Wimbledon contro Rafa, probabilmente quello che ci voleva in termini di fiducia per sentirsi in grado di cambiare rapporto e tornare a scattar via agile lungo i tornanti successivi. Tanto che alla fine dell’anno, con in bacheca gli Slam n. 13 e 14 (eguagliato l’idolo Sampras), iniziò di nuovo a vedere i rivali alla fine del rettilineo.

Si arriva così alla stagione scorsa, che vedeva le vittorie di tappa tutte appannaggio (due a testa) della coppia inseguitrice ispano-serba. Con Nadal che dopo tanto rincorrere – per lui tutto era iniziato nel 2005, dopo la prima vittoria parigina – trionfava in volata su Medvedev a New York e si metteva finalmente alla ruota di Federer. E cominciava seriamente a pensare di superarlo in progressione, visto la favolosa seconda parte di stagione culminata nella riconquista del trono ATP. Mentre invece lo svizzero rimaneva sui pedali e con il pensiero a quella vittoria sfuggita ad un centimetro dal traguardo qualche mese prima, con i due match point consecutivi annullati da Djokovic nella fantastica finale di Wimbledon, che gli avrebbe permesso l’ennesimo allungo sui rivali.

Rafa Nadal con il trofeo di n.1 del mondo di fine anno (via Twitter, @atptour)

Ma nell’ultima tappa australiana, la 43esima da Melbourne 2008, lo spagnolo ha dovuto riporre momentaneamente nel cassetto i sogni di aggancio, cedendo nei quarti ai poderosi attacchi di Dominic Thiem. Che poi in finale, quando già stava pregustando di tagliare per la prima volta in carriera un traguardo Slam a braccia alzate, si è dovuto inchinare al colpo di reni di Djokovic proprio prima della linea d’arrivo. Il serbo metteva così per la 56esima volta il nome di uno dei tre fenomeni in un albo d’oro Major, la tredicesima nelle ultime tredici tappe. Peraltro la loro striscia-record di vittorie è di diciotto Slam consecutivi, tra l’Australian Open 2005 di Safin e lo US Open di Del Potro del 2009, alla quale curiosamente il serbo ha contribuito solo con quel primo Australian Open da cui siamo partiti. Con l’ultimo, invece, Nole si è portato a -3 da Roger e a -2 da Rafa. Non era mai stato così vicino.

E mentre par di sentire la voce del mitico Adriano De Zan che riepiloga la situazione nel gruppetto di testa (“Ecco Federer, poi a ruota Nadal, poi a chiudere il gruppo Djokovic…”), viene spontaneo chiedersi cosa ci riserveranno le prossime tappe di questa emozionante gara. Proviamo allora ad immaginarlo, almeno per i prossimi due appuntamenti Slam dell’anno.

La situazione dopo l’ultimo Australian Open vinto da Djokovic (fonte: The Journal)

La prossima frazione, l’Open di Francia, potrebbe portare a uno dei tre seguenti scenari. Il primo è quello che vede l’iberico fare tredici in tutti i sensi, sia come titoli al Roland Garros sia perché con la vittoria aggancerebbe a quota 20 Roger, esattamente ad undici anni di distanza da quando lo svizzero raggiunse la vetta eguagliando i 14 titoli di Sampras. Il secondo vede il bis parigino di Djokovic, che così si metterebbe a ruota di Nadal. Infine l’ultimo, quello classico della vittoria del terzo incomodo, il cui profilo più accreditato è quello di Thiem, finalista nelle ultime due edizioni e che dopo Melbourne sembra pronto a spodestare, novello Bernard Thévenet, il cannibale in terra (e soprattutto sulla terra) francese. Proprio come il ciclista francese fece da quelle parti nel 1975 con il cannibale per antonomasia, Eddy Merckx, conquistando il suo primo Tour de France. L’eventuale primo trionfo dell’austriaco consentirebbe a Federer, che salterà la tappa in terra francese in seguito all’operazione al ginocchio destro, di rimanere in testa alla classifica generale mantenendo immutato il vantaggio sui due inseguitori.

Subito dopo ci sarà quella che forse stavolta – questa frase viene infatti ripetuta regolarmente da sei Wimbledon a questa parte, dopo che Federer nel 2013 perse clamorosamente al secondo turno da Stakhovsky e nel frattempo ha vinto altri tre Slam, di cui due sul cemento australiano – potrebbe essere effettivamente l’ultima possibilità per il passista svizzero diventato giocoforza velocista con il passare degli anni (sì, lo sappiamo che di solito accade il contrario: ma c’è qualcosa di normale quando si parla di Roger Federer?) di alzare per l’ennesima volta – sarebbe la ventunesima – le braccia sotto lo striscione del traguardo.

Lo stop forzato dei prossimi mesi non dovrebbe influire sulle chances del fuoriclasse di Basilea di conquistare per la nona volta la classica londinese, o almeno questo è quello che si augurano tutti i tifosi del fuoriclasse di Basilea, che sperano anzi di ritrovarlo a Wimbledon nelle stesse scintillanti condizioni di forma che gli consentirono di trionfare a Melbourne nel 2017 al rientro dall’altro stop. Ma, a seconda di quale scenario parigino si sarà avverato nel frattempo in sua assenza, potrebbe anche consentire a Rafa di superarlo (il che vorrebbe dire vincere nuovamente a Wimbledon a dieci anni dall’ultima volta: ma anche in questo caso, vedendo di chi stiamo parlando, vi pare così impossibile?) o a Nole di affiancare l’iberico – vincendo il terzo titolo consecutivo, sesto in totale, sull’erba londinese – e a portarsi ad una sola incollatura da Federer.

Insomma, dopo più di dodici anni di scatti, allunghi, fughe e rimonte appassionanti, sembra proprio che questa gara debba riservarci ancora le emozioni più grandi. Chissà se uno dei tre tenterà uno scatto a sorpresa all’ultimo chilometro, quello che consente di fare il vuoto e permette di arrivare al traguardo alzando le braccia ben prima della linea, oppure questa gara finirà con il più classico degli sprint al fotofinish. Comunque vada e chiunque dei tre sarà il vincitore, dal ciglio della strada – mentre loro continuano a salire lungo i tornanti che portano all’immortalità tennistica – il nostro applauso di ringraziamento va a tutti e tre questi leggendari campioni per lo spettacolo sportivo e il pathos agonistico che la loro rivalità ha regalato e continua a regalare a tutti gli appassionati di tennis.

Djokovic, Nadal e Federer

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ATP

ATP Washington, il tabellone: torna in campo Nadal, presenti anche Sinner e Seppi

Dopo quasi due mesi di stop e l’assenza a Wimbledon e Tokyo, Rafael Nadal torna in campo a Washington. C’è anche Jannik Sinner, che cerca di riscattarsi

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Rafa Nadal - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Appena dopo il termine del Roland Garros, che per lui si è concluso in semifinale al cospetto di un sontuoso Novak Djokovic, Rafael Nadal ha annunciato che non avrebbe partecipato a Wimbledon e alle Olimpiadi di Tokyo 2020 per la necessità di recuperare le energie in vista della parte conclusiva di stagione.

Lo spagnolo, che vanta già due ori olimpici (in singolare a Pechino 2008 e in doppio a Rio 2016), ha compiuto una scelta tutto sommato comprensibile. Con l’approssimarsi del trittico Toronto-Cincinnati-US Open e il dichiarato obiettivo di rimettere tennis nelle gambe, dopo quasi due mesi di stop, Nadal sarà a Washington, dove parteciperà per la prima volta in carriera al torneo di categoria ATP 500. Per Nadal sarà anche la prima volta che gioca un torneo sul duro tra la stagione sull’erba e i due Masters 1000 estivi nordamericani.

Lo spagnolo avrà ovviamente la prima testa di serie sulle spalle e dopo un bye al primo turno affronterà il vincitore della sfida tra Sock e Nishioka. L’eventuale ottavo di finale, secondo proiezione del seeding, sarebbe contro Lloyd Harris che però non sta attraversando un periodo di forma eccellente (una vittoria negli ultimi tre tornei disputati). Ai quarti Nadal incrocerebbe probabilmente uno tra Bublik e Norrie, che stanno disputando la miglior stagione della carriera e non sono avversari da sottovalutare – anche se con Norrie, Rafa, avrebbe il vantaggio di giocare ‘allo specchio’ contro un mancino.

 

Di seguito la parte alta del tabellone dell’ATP 500 di Washingon, che vede Dimitrov come seconda testa di serie più alta e ipotetico avversari di Nadal in semifinale. Il bulgaro però non si esprime ai suoi livelli da diversi mesi, e la sensazione è che Evans e Fritz, in un periodo di forma decisamente migliore (Fritz sembra aver recuperato rapidamente dall’operazione al menisco), abbiamo più chance di spingersi avanti. Occhio anche a Nick Kyrgios, sconfitto nettamente da Norrie ad Atlanta e opposto al primo turno a McDonald; l’eventuale sfida contro Paire al secondo turno accenderebbe facilmente gli entusiasmi del pubblico di Washington.

(clicca per ingrandire)

Un italiano, il deluso Jannik Sinner reduce dalla brutta sconfitta di Atlanta contro O’Connell, si trova invece in cima alla parte bassa del tabellone. La strada che potrebbe portare Sinner, quinta testa di serie, ad affrontare il secondo favorito Auger-Aliassime in semifinale è però lastricata di difficoltà e lo scarso periodo di forma del tennista italiano (forse anche influenzato dalle critiche per la scelta di non andare a Tokyo) non contribuisce ad aumentare la fiducia. L’esordio di Sinner avverrà contro un qualificato o più probabilmente contro Emil Ruusuvuori; una sfida già non semplice, ma il livello di difficoltà si alzerebbe ulteriormente agli ottavi contro – probabilmente – Sebastian Korda. Ai quarti ci sarebbe poi de Minaur; insomma, non certo un sorteggio ideale per chi ha bisogno di ritrovare la vittoria, e magari anche più di una.

ll secondo italiano presente in tabellone, Andreas Seppi, potrebbe invece essere il primo avversario di Auger-Aliassime ma prima dovrà superare il primo turno contro un qualificato. In questa zona di tabellone è da tenere d’occhio anche a Opelka – reduce dai quarti di Atlanta.

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A.S.

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ATP

Kyrgios perde ad Atlanta e bisticcia con Ruud su Twitter

L’australiano cede a Norrie con un netto 6-1 6-4 e poi polemizza con il norvegese sui social. “Stai rubando punti nei tornei minori”

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Nick Kyrgios ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis on Twitter)

Altro giorno, altra polemica che coinvolge Nick Kyrgios. Ad Atlanta l’australiano è stato eliminato da Cameron Norrie con un netto 6-1 6-4, senza di fatto mai entrare in partita, e si è poi reso protagonista dell’ennesima scaramuccia social. Da quando le sue apparizioni sul Tour si sono fatte più rare, si sono invece moltiplicate le discussioni sui social o le dichiarazioni controverse, anche se forse è solo il fatto che certi sassi siano lanciati da lontano che amplifica poi l’effetto. Il teatro della nuova diatriba è stato Twitter, coprotagonista del dramma Casper Ruud. Tra i due non corre buon sangue dal (tristemente) noto episodio della squalifica di Kyrgios a Roma 2019: l’australiano fu punito e multato per aver lanciato una sedia in campo (tra le altre cose), mentre il norvegese accolse la sanzione esultando platealmente per il passaggio del turno, ricevendo poi gli sberleffi di Nick per tale gesto.

Stavolta il norvegese, che attende di giocare a Kitzbuhel la sua terza semifinale consecutiva dopo aver vinto i tornei di Bastad e Gstaad, ha risposto ironicamente a un Tweet del profilo ufficiale dell’ATP nel quale si chiedeva di formulare qualche domanda per Kyrgios. “Qual è il suo torneo su terra preferito?” ha scritto Ruud con intenti evidentemente ironici (se non apertamente polemici).

La risposta, anzi, le risposte dell’australiano non hanno tardato ad arrivare. Ufficialmente infatti la replica di Nick è un commento sferzante, ma pacato: “Questo è un classico. Casper Ruud sei un buon giocatore, ma sappiamo tutti che stai rubando punti grazie a quei tornei“. Il riferimento è ovviamente alla finora trionfale campagna del norvegese nei tornei minori su terra post-Wimbledon, storicamente più poveri di concorrenza e frequentati per lo più da amanti del rosso in cerca di punti. In precedenza Kyrgios aveva anche commentato con un “facepalm” (la faccina che si batte la fronte con la mano in segno di disappunto) l’elenco dei quattro semifinalisti del torneo di Kitzbuhel.

 

C’è però il sospetto che questa sia soltanto la seconda risposta di Kyrgios, perché su Twitter è stato diffuso uno screen che riporta una frase molto meno elegante, un laconico “tua mamma“. Il commento non è più reperibile o perché cancellato rapidamente o perché mai esistito. Non sarebbe impensabile infatti che lo screen possa essere stato allestito ad arte e non ci sono conferme attendibili della veracità del commento. Tuttavia per dovere di cronaca vale la pena menzionare la cosa.

Qui il tabellone aggiornato di Atlanta e degli altri tornei di questa settimana

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Flash

Si può giocare a tennis in Moncler? Courmayeur ospiterà un torneo WTA

La Val d’Aosta aprirà una mini-stagione indoor italiana che includerà Next Gen Finals, ATP Finals e Coppa Davis. La WTA annuncia anche altri tre tornei: Chicago, Portoroz e Tenerife

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Courmayeur, dove si svolgerà un torneo WTA 250 in ottobre (Photo Courtesy of Courmayeur Mont Blanc)

Grandi novità per il tennis italiano: Courmayeur, nota meta sciistica ai piedi del Monte Bianco, organizzerà un WTA 250 sul cemento indoor fra il 23 ed il 31 ottobre. Il torneo al Courmayeur Sport Center e avrà un montepremi di 235.238 dollari, e sarà il primo evento femminile indoor a disputarsi in Italia dai tempi del sintetico di Cesena 1992 (l’anno prima si era invece giocata l’unica edizione WTA del torneo di Milano).

Non è da escludere che diversi nomi di spicco possano decidere di partecipare, visto che sarà l’ultima occasione di andare a punti in ottica WTA Finals; qualora le ultime posizioni fossero ancora in bilico, quindi, è presumibile che le contendenti possano decidere di darsi al tennis alpino come tappa finale per volare a Shenzhen. Ricordiamo che quest’ultime (e l’Elite Trophy di Zhuhai) sono gli unici eventi dello swing asiatico a non essere stati cancellati, motivo per cui si è resa necessaria la creazione di nuovi tornei autunnali.

Il torneo sarà operato da Makers, gruppo che si occupa dell’organizzazione di eventi (fra cui il Challenger di Milano), ma stando al comunicato ufficiale è stato fondamentale anche l’apporto dell’amministrazione comunale, in un luogo digiuno di tennis dal 2011, quando si svolse l’unica edizione del Challenger maschile vinta da Nicolas Mahut.

 

“Il ritorno del grande tennis a Courmayeur Mont Blanc è una conferma per la nostra località”, ha detto il sindaco Roberto Rota. “Ci candidiamo a ospitare eventi che possano attrarre non solo pubblico in presenza, ma anche accendere i riflettori del grande sport sulle nostre strutture e sulla località in generale. Siamo felici e orgogliosi che Courmayeur e i suoi campi da tennis indoor siano stati scelti dalla WTA per una competizione del circuito in un mese come ottobre, fondamentale per il nostro turismo e per la nostra idea di destagionalizzazione e promozione di stagioni come l’autunno, meravigliose per le attività sportive e outdoor. Courmayeur Mont Blanc è per tradizione e natura la culla dell’alpinismo e degli sport di montagna, ma è anche dotata di infrastrutture all’altezza, come il Courmayeur Sport Center che ospiterà l’evento, e di una sensibilità particolare nei confronti delle altre discipline sportive, questo evento ne è la prova”.

IL TRIANGOLO DEL TENNIS

Si prospetta dunque un autunno italocentrico dal punto di vista tennistico, visto che il torneo di Courmayeur farà da apripista alle Next Gen Finals di Milano (non svoltesi lo scorso anno) e soprattutto alla prima edizione torinese delle ATP Finals; successivamente il capoluogo piemontese ospiterà anche due gironi delle finali di Coppa Davis. A questo encore si aggiungono i tornei sul rosso già giocatisi a Cagliari (maschile), Parma (femminile e maschile in settimane consecutive), Roma (combined) e Palermo (femminile); nonostante alcuni di questi tornei siano probabilmente destinati ad essere dei monouso, è innegabile l’attestato di fiducia della comunità del tennis internazionale nei confronti del tennis italiano.

NUOVI TORNEI WTA

Oltre a Courmayeur, tre nuovi tornei rimpolperanno la programmazione femminile, come detto orfana di quasi tutti i tornei orientali. Questo il calendario post-US Open (i nuovi tornei sono evidenziati in rosso):

  • La settimana del 13 Settembre si giocherà in Lussemburgo e a Portoroz in Slovenia (entrambi WTA 250)
  • La settimana del 20 settembre si giocheranno il 500 di Ostrava e il 250 di Seoul
  • La settimana del 27 settembre si disputerà il nuovo 500 di Chicago
  • Nelle due settimane che vanno dal 4 al 17 ottobre si giocherà Indian Wells
  • Nella settimana del 18 ottobre si disputeranno il 500 di Mosca e il 250 di Tenerife
  • Dal 25 ottobre (le qualificazioni iniziano il 23) avrà luogo per l’appunto Courmayeur.

Nelle due settimane successive si dovrebbero giocare prima Zhuhai (dal primo novembre) e poi Wuhan (dall’8); in questo momento però non sono confermati sul sito della WTA. Steve Simon, il chairman del circuito, ha rilasciato una breve dichiarazione in merito, inclusa nel comunicato ufficiale: “Quest’ultima fase del calendario del WTA Tour porterà il numero dei tornei sopra i 50, continuando ad offrire una piattaforma globale per promuovere il tennis femminile […]. Siamo felici del novero di tornei che abbiamo organizzato per la fine della stagione e non vediamo l’ora di poter dare maggiori informazioni riguardanti le WTA Finals”.

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