Montecarlo, nessun rinvio: appuntamento al 2021

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Montecarlo, nessun rinvio: appuntamento al 2021

Zeljko Franulovic non nasconde il dispiacere per la cancellazione del torneo ma è già con la mente all’edizione del prossimo anno

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Zeljko Franulovic - Montecarlo 2019 (foto @Gianni Ciaccia)

Siamo ben abituati ai “tempi” diversi del Masters 1000 di Montecarlo: chiude le entry list 28 giorni prima invece di 42 e annuncia le wild card mentre stanno preparando l’urna per il sorteggio del tabellone (questa è un’iperbole, lo ammettiamo). In questo senso, è stato coerente il comunicato emesso mercoledì pomeriggio a proposito della possibilità di disputare l’evento a porte chiuse quando ormai mancava solo l’ufficialità riguardo alla sospensione del Tour per sei settimane da parte dell’ATP. A smentire questa tendenza, arriva la notizia da parte degli organizzatori che il torneo monegasco è cancellato, senza lasciare spazio a ipotesi – invero poco realistiche – di rinvio a una prossima data di questa stessa stagione.

Con comprensibile disappunto che certamente trascende il pur disastroso aspetto economico e citando il titolo di un’opera di Sartre, il direttore Zeljko Franulovic esordisce mesto: “Come potete immaginare, è con la morte nell’anima che abbiamo preso atto di questa decisione. È triste non solo per me, ma per tutta la mia squadra che ha lavorato così duramente per questa edizione 2020. È altrettanto triste per i giocatori, che amano il torneo, ma anche per i nostri partner, per il pubblico e i telespettatori di tutto il mondo”. E continua spiegando al quotidiano L’Équipe che “è la salute a venire per prima, non abbiamo voluto correre alcun rischio”.

Non c’è però solo sconforto nelle parole pronunciate giovedì da Franulovic. Dopo aver assicurato che i biglietti saranno rimborsati automaticamente e preso atto della dura realtà, getta lo sguardo verso la prossima edizione: Ci sarà una perdita, non è un segreto. Ma è molto difficile stimarla perché parliamo di biglietti, di accordi con i partner… Non è calcolabile in questo momento. Ciò, tuttavia, non mette in discussione il futuro finanziario del torneo, che non è in pericolo. Non chiederemo un’altra data. Incassiamo questa cancellazione e siamo già rivolti verso il 10 aprile 2021 con la massima motivazione”.

Se a Indian Wells gli organizzatori hanno messo l’accento sul “rinvio”, Franulovic assume la stessa posizione di James Blake, direttore del Miami Open: non esisterà un Monte Carlo Masters 2020, non vedremo Fabio Fognini all’opera per difendere il titolo e l’appuntamento è rimandato al prossimo anno.

 

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Il LIVESCORE di Ubitennis – sabato 15 agosto: si decidono le finaliste di Praga e Lexington

Seguite in diretta con noi le semifinali dei due WTA International. A Praga si parte alle 11, a Lexington alle 17. In campo Simona Halep e Coco Gauff

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Coco Gauff a Lexington 2020 (foto Wilson/TSOpen)

Con il ritorno del tennis ufficiale Ubitennis vi propone una piccola novità – una sperimentazione per tutto il mese di agosto. Ogni giorno ci sarà un articolo contenente un livescore che vi consentirà di seguire in diretta l’andamento delle partite in corso e di consultare facilmente il risultato degli incontri già conclusi e gli orari di quelli programmati per la giornata (o per la giornata successiva).

Lo trovate qui in basso: giocateci e consumatelo a dovere, ovviamente sono graditi feedback tra i commenti!

Il tabellone di Praga – Il tabellone di Lexington

 

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Sabato 15 agosto, il programma delle semifinali di Praga e Lexington

In Repubblica Ceca, Halep attende Begu o Sorribes Tormo. Derby USA per Coco Gauff nella semi di Lexington. Tutto in diretta su Supertennis

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Simona Halep - Praga 2020 (via Twitter, @Simona_Halep)

Giornata di semifinali nei WTA International di Praga e Lexington. In Repubblica Ceca si parte alle 11 con il match interrotto ieri per pioggia tra Irina-Camelia Begu e Sorribes Tormo. La vincente, si riparte dal punteggio di 6-2 0-1 per Begu, sfiderà in semifinale Simona Halep nel match che chiuderà il programma di giornata. Nella prima semifinale si affronteranno invece Elise Mertens e Kristyna Pliskova: 2-0 i precedenti in favore della belga. La prima semifinale di Lexington (in programma a partire dalle 17 italiane) vedrà di fronte la wild card Shelby Rogers, che ieri ha eliminato a sorpresa Serena Williams, e la svizzera Jil Teichmann. A seguire, derby USA tra Coco Gauff e Jennifer Brady.

IL PROGRAMMA DI OGGI A PRAGA

Centre Courtdalle 11
I.C. Begu vs S. Sorribes Tormo – dal 6-2 0-1
[3] E. Mertens vs Kr. Pliskova
[1] S. Halep vs I.C. Begu or S. Sorribes Tormo

IL PROGRAMMA DI OGGI A LEXINGTON

Center Courtdalle 17 italiane
[WC] S. Rogers vs J. Teichmann
J. Brady vs C. Gauff

 

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Puerta e il doping, il manager: “Era un grande giocatore, ma ha pagato per la sua arroganza”

Seconda parte del reportage de “La Naciòn” sul caso di Mariano Puerta. Dopo aver riportato le parole del diretto interessato, che ha ammesso di aver mentito sulle cause della sua positività, proseguiamo oggi con le versioni discordanti dei collaboratori del finalista del Roland Garros 2005

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Quella che segue è la traduzione integrale di un articolo pubblicato su ‘La Nacion’. Dopo le ammissioni di Mariano Puerta a Sebastian Torok, ecco le versioni dell’allenatore, del preparatore atletico e del manager di Puerta


L’INTERVISTA AL PREPARATORE ATLETICO LECMAN

“Parlo con un tono sommesso perché ho avuto un ictus”, dice Lecman non appena risponde alla chiamata. L’ex sollevatore di pesi, campione panamericano, ha subito un duro colpo otto anni fa e ha trascorso 20 giorni in coma, ma ha superato il peggio. Non poter camminare ed essere costretto a indossare i pannolini è un ricordo del passato. Si sta progressivamente riprendendo dall’afasia, il disturbo del linguaggio che deriva da una lesione cerebrale. Dice che adesso è felice, che ha un figlio di “un anno e tre mesi”, ha “tanto lavoro” e che insegna perfino per mezzo di Instagram. Inoltre, continua ad allenarsi quattro volte a settimana in modo da non “indurire il corpo”.

 

Durante la sua carriera nel sollevamento pesi e dopo vari inconvenienti nei suoi tentativi olimpici, il fantasma del doping ha aleggiato su Lecman. In un’intervista a La Naciòn del giugno 1999, quando gli venne stato chiesto perché gli atleti di questo sport fossero sempre stato sospettati, rispose così: Guarda, i casi di doping sono frequenti. C’è il doping, non te lo nego. Ora, dipende da ciascuno. Penso che quando raggiungi un certo livello devi assumerti delle responsabilità e devi comportarti da adulto”.

Il lavoro di Lecman con Puerta iniziò nel 2003. “Ti dico la verità: non lo sento da anni”, dice. E ascolta la nuova versione dell’ex tennista. Che un mio amico fabbricò le pillole in un laboratorio? No no no. Io non c’entro niente, risponde l’uomo che ha iniziato a sollevare pesi all’età di 14 anni, al Maccabi.

Questa spiegazione non è reale?
No no no. Io non c’entro niente. Non gli diedi niente.

Qualcuno dei tuoi amici ha fatto le pillole che Puerta ha consumato in quei sei mesi?
È una menzogna, scrivilo.

E cosa è successo?
Non lo so. Ti sto raccontando cosa è successo. Che strano, Mariano è un mio amico. Che strano. Non la vedo così. Appena finito gli manderò un messaggio WhatsApp. Lo chiamerò. Se lo ha fatto, è un peccato. Ma io non c’entro niente.

Prima della finale del Roland Garros eri andato a Parigi. Gli hai fornito nuove vitamine che avrebbero potuto risultare positive al test antidoping?
Non sono a conoscenza di questo. Lo allenavo. Era il migliore, era il migliore. Fece due anni senza potersi allenare. E nel 2007, quando è tornato, siamo andati insieme ai tornei. Quindi non sono a conoscenza di questo fatto.

Cosa pensi sia successo per essere risultato positivo al doping?
Non lo so. Io ero solo il preparatore atletico.

Non gli fornivi tu gli integratori vitaminici?
No no no. Vediamo… non era il mio lavoro.

Chi gli forniva allora gli integratori?
Non lo so.

Come hai reagito quando hai scoperto il doping?
Non ho capito niente e non ho capito cosa stesse succedendo. Dicevo: ‘È una pazzia. Cosa sta succedendo?’. Ero sorpreso. Sì sì. Inoltre, ero molto arrabbiato perché [Puerta] era una brava persona, a quel tempo.

Non hai mai chiesto in confidenza a Puerta cosa è successo?
No, è molto riservato.


LE PAROLE DELL’ALLENATORE SCHNEITER

Il legame giocatore-allenatore tra Puerta e Schneiter non è iniziato, secondo la testimonianza dell’attuale tecnico del cileno Cristian Garin [numero 18 ATP], con tutte le carte in tavola. Schneiter, N.62 ATP in doppio nel marzo 2003, era N.133 al termine di quella stagione, e valutò il ritiro da giocatore per allenare Puerta e Franco Squillari. “A dicembre iniziammo la pre-season e un giorno Puerta mi chiamò dicendomi che era risultato positivo in un controllo antidoping e che sarebbe stato fuori per nove mesi perché sospeso [da ottobre 2003 a luglio 2004]. Avrei dovuto saperlo prima di prendere una decisione così importante. Quello che ho fatto è stato restare con Squillari e continuare a giocare, fino al ritorno di Mariano”.

Quando Mariano tornò, nel luglio 2004, al Challenger italiano di San Benedetto, era N.384. Il rendimento di Puerta fu un crescendo. In quella stagione, dopo aver vinto quattro Challenger e un Futures, finì 133 in classifica. Nel 2005 arrivò l’esplosione, con la finale a Buenos Aires, le semifinali ad Acapulco, il titolo a Casablanca, l’ottavo a MonteCarlo e la finale al Roland Garros. Il lavoro di Gringo Schneiter proseguì per poche settimane dopo Parigi, fino a Cincinnati. E poi lo stesso Puerta [salito al nono posto] lo informò che voleva rompere la collaborazione.

Dopo aver appreso che Puerta aveva dichiarato che la teoria del bicchiere era falsa, Schneiter ha commentato: “Quando in un’intervista [del dicembre 2005, ndr] dissi che la teoria del bicchiere sembrava un film di fantascienza, Quique Estevanez mi chiamò per dirmi che mi avrebbe denunciato e portato in tribunale. Sapevo che stava mentendo. È un bene che lo dica. All’epoca era convinto che fosse accaduto un fatto del tipo, ‘sono andato un attimo negli spogliatoi, mia moglie ha avuto un problema mestruale, sono tornato, ho bevuto nel bicchiere, c’erano residui nell’acqua’. Wow. Era una roba da film”.

Qual è la tua versione dei fatti?
Io ero cosciente di quello che stava accadendo e lui era molto rilassato al riguardo. Sono successe due cose strane che sfuggirono di mano. Lecman non era con noi ai tornei e Darío ha una storia sportiva accidentata. Mariano, quando ha vinto la semifinale [contro Davydenko, ndr], ha invitato Darío a venire. Da quando Darío è arrivato a Parigi, ci sono state delle piccole cose che mi sono sfuggite, perché sono stati soli per molto tempo e di più non posso dire. In quel lasso di tempo non l’avevo sott’occhio. Nella partita con Davydenko, Mariano soffrì uno strappo di due millimetri alla gamba, e non so se gli sia stato dato qualcosa per questo. Mariano ha preso una pillola, tutto l’anno, di caffeina con ginseng che abbiamo usato per attivarci, mezz’ora prima di iniziare le partite. È vero che la faceva un laboratorio. Non che l’abbia comprato da un GNC, no. Ma l’ha presa tutto l’anno. Infatti, quando giocò con Nadal ad Acapulco, era notte, erano le quattro del mattino e Mariano era ancora sveglio; non riusciva a dormire. Se era un po’ giù, la prendeva. Io allenavo anche Squillari e prendeva la stessa pillola. Era consentita a livello di protocollo. Mariano era stato controllato cinque volte prima del Roland Garros. Perché è risultato positivo nella finale? Questa è la parte che non riesco a spiegare. Non lo so.

Puerta cosa ti ha detto?
Glielo chiesi. E mi disse che non lo sapeva. Ho rotto con lui dopo Cincinnati. Quando ritornammo in Argentina, mi lasciò un sabato mattina e la domenica sera successiva mi chiamò per andare a casa sua, dato che era risultato positivo al doping. Era una settimana prima dello US Open.

Quando ti ha detto che non lo sapeva, gli hai creduto?
No. Sapevo che mi aveva mentito. Dopo non so cosa dire, perché niente mi è sfuggito. L’unica cosa che mi è sfuggita è che Lecman arrivò a Parigi un giorno prima della finale e li ho persi di vista un po’ quel giorno. Non metto nemmeno un’unghia nel fuoco per nessuno dei due. Da parte mia, posso dirti che non prendeva nulla di strano. Controllavo tutto quello che potevo e non ci fu mai un problema. Infatti, l’anno precedente viaggiai due mesi con una bilancia, affinché potesse dimagrire. Ho fatto di tutto per dargli fiducia, per tirarlo su di morale. Era fuori peso forma, senza convinzione nei suoi mezzi. Poi ottenne questo, dal nulla mi lasciò, dal nulla risultò positivo al doping, dal nulla sono successe un sacco di cose, e non mi pagò. Oggi non ho rapporti con lui. Due cose mi hanno ferito: mi era vicino. Anche Guillermo Pérez Roldán era un mio amico e ho visto da dietro le quinte tutto quello che ha fatto per stare con Mariano. Ero molto arrabbiato con lui e con Pérez Roldán, con il quale anche non parlo più perché era mio amico e ho visto le e-mail che mandava a Mariano, chiedendogli di allenarlo di nuovo, dato che me le ha mostrate. Tutto scoppiò dopo il Roland Garros. È così: quando li prendi in una brutta situazione, nessuno vuole lavorare con loro; dopo quando sono bravi, sì.

Hai parlato con Lecman in quel momento?
Sì, ho parlato con Lecman. È un altro con cui non parlo più. Ebbi la sensazione che non fossero onesti in molte cose. Non gli ho creduto. Si sono detti di tutto, si sono incolpati a vicenda e due anni dopo, quando Puerta è ritornato a giocare, erano di nuovo insieme. Allora, lei cosa ne pensa? Sembrava un accordo tacito tra loro su qualcosa che non ho mai capito. Posso assicurarti che mi hanno lasciato fuori da questo ‘casino’. E posso assicurarti sui miei figli che non ho dato niente a Puerta.

Trasse vantaggio Puerta in finale con Nadal?
No, al contrario. Se fosse stato bene in finale, non avrebbe perso quella partita. Puerta giocò con una gamba. Ci furono mille palle dove lui non corse.

Quando Lecman arrivò a Parigi avesti dei timori?
No. Quando Mariano ruppe con me mi chiamò un giorno per dirmi che era risultato positivo, e fu una sorpresa. Non riuscivo a capire. In quel Roland Garros prese le massime precauzioni. Prima di iniziare il torneo Mariano accusò un mal di denti e il medico del torneo ci consigliò di andare da un dentista che però era lontano. Puerta non volle andare, ne trovammo un altro, andammo, gli prescrisse tre farmaci da prendere e io gli dissi: ‘Resisti fino a domani con qualunque cosa, fatti un sorso di alcol, o qualcosa di simile. Domani andrò molto presto a parlare con il medico del torneo’. E così fu. Il giorno successivo, il dottore tirò fuori un libro, si mise a controllare i farmaci, disse che era consentito e che poteva acquistare il farmaco prescritto. Puerta lo prese alle 10 del mattino del giorno successivo. Quando saltò fuori la faccenda del doping, Mariano mi chiese se mi ricordassi cos’aveva preso. Non ne avevo idea, ma il medico del Roland Garros controllò e si ricordò. Comunque, non aveva niente a che fare con la sostanza dopante.

È passato molto tempo dall’ultima volta che hai parlato con Puerta?
Quanto tempo fa è successo il fatto della positività al doping?

Quindici anni.
Dunque, sono quindici anni che non parlo con lui.

Se mai lo incontrassi, cosa gli chiederesti?
Che mi dica cosa ha preso e perché prese qualcosa. Penso che abbia preso qualcosa senza saperlo e che ci sia stata negligenza. Non era qualcosa che ha preso apposta e ha detto: ‘Prendo questo e se funziona, funziona’. Era tipico di lui: pensava di essere immortale e io ero agitato, perché vedevo che era rilassato. Gli dicevo: ‘Idiota, non possiamo risultare positivi al doping’. E lui non sembrava conscio del rischio. Ed era un recidivo! Stavo impazzendo ed ero stressato.

Quindi, il tuo più grande sospetto si concentra sull’arrivo di Lecman prima della finale.
Darío lo puoi incastrare facilmente da quel lato, dato che aveva già avuto problemi in passato. È capace di avergli detto: ‘Prendi questo, sarai tirato come un violino, non sentirai niente nella gamba, non succederà niente’. E quel ‘non succederà niente’ erano quei milligrammi di etilefrina che furono trovati facendolo risultare positivo. O forse fu lui a dire a Lecman, a cui non fregava nulla: ‘Darío, dammelo, giocherò come mi viene’. Non so cosa sia successo di preciso, ma sembra che ci fosse qualcosa di simile, perché dopo hanno continuato a lavorare insieme.

Lecman non era solito accompagnare Puerta ai tornei?
Mai. Quella fu la prima volta. E poi ci accompagnò a Montreal e Cincinnati. Quella domenica sera Mariano mi chiamò per dirmi che era risultato positivo all’antidoping, andai nel suo appartamento, in realtà quello di Estevanez, che stava nello stesso palazzo, là a Sucre e Figueroa Alcorta. Entrai, e stavano tutti riuniti e lui mi disse: ‘Sono risultato positivo all’antidoping al Roland Garros’. E mi venne spontaneo di chiedere: ‘Cosa?! Cos’hai preso?’. E lui mi disse: ‘Non lo so’. So che quella risposta era una bugia. So che mi mentì.

Lo sai o lo sospetti?
Abbiamo condiviso cose come marito e moglie. Tutti i giorni, per un anno e mezzo. Ci conoscevamo, sapevamo quando uno mentiva o diceva la verità. Gli dicevo: ‘Hai mangiato quella cosa?’. Mi diceva di no, ma sapevo che mi stava mentendo. Abbiamo fatto questo giochetto 4000 volte insieme e sapevo quando mi mentiva o no. Percepisco che non si sia comportato onestamente con quella risposta.

Segue a pagina 2: la versione del manager

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