Uno contro tutti: la seconda parte del regno di Sampras, Rios unico re senza corona

Racconti

Uno contro tutti: la seconda parte del regno di Sampras, Rios unico re senza corona

Nel triennio 1996-1998 Pete è meno dominante rispetto al passato ma si conferma N.1 del mondo seppur con vari intervalli. Rios prende il N.1 per sei sole settimane ma unico di questa rassegna senza titoli Slam

Pubblicato

il

 

Nel lungo regno di Pete Sampras, caratterizzato dal record di sei stagioni consecutive chiuse in vetta al ranking, si alterneranno sul trono altri tennisti, diversi dei quali non faranno quasi in tempo a rendersi conto dei loro privilegi che già saranno stati scalzati. Nella puntata precedente abbiamo raccontato dell’avvento (il primo, a cui ne seguiranno altri) di Andre Agassi e del blitz di Thomas Muster. È proprio con la vittoria dell’austriaco a Estoril e la successiva abidcazione che avevamo chiuso ed è da lì che riprendiamo il filo del racconto.

Pete apprende di essere tornato re nel viaggio tutto orientale tra Hong Kong e Tokyo. In Giappone Sampras festeggia conquistando il titolo ma la prima parte dell’estate porta solo tempesta. Le due sconfitte con Ulihrach e Kafelnikov a Dusseldorf vengono archiviate come rodaggio mentre la scalata alla montagna del Roland Garros passa attraverso vittorie sofferte ma significative contro due ex-campioni del torneo (Bruguera al secondo turno e Courier nei quarti, quest’ultimo battuto recuperando da 0-2) nonché l’amico Todd Martin (di nuovo al quinto). La semifinale è il suo miglior piazzamento in carriera nello Slam rosso e il sogno di mettere a segno il Career Slam si fa ogni giorno più concreto ma è di nuovo Yevgeny Kafelnikov a fermarlo, peraltro senza attenuanti (7-6 6-0 6-2).

Se Parigi rappresenta sempre una sfida, Wimbledon è da tre anni una certezza che viene però incrinata dalle due magiche settimane di Richard Krajicek. Talento e potenza in egual misura, l’olandese gioca una grande partita nei quarti e interrompe a quota 25 la striscia di vittorie consecutive ai Championships. Con un best-ranking in carriera di n.4 e un numero di infortuni da record, Krajicek avrà il privilegio di essere quello (tra i 33 che hanno chiuso la carriera in vantaggio negli head-to-head) che ha battuto Sampras più volte: ben 6 in 10 confronti.

Smaltite le delusioni europee, per il n.1 del mondo è il momento di tornare a salire. Sconfitto dallo svedese Enqvist nei quarti a Cincinnati, Sampras prepara al meglio gli US Open conquistando a Indianapolis il 41° titolo. A New York c’è spazio per un altro incontro che resterà nell’epica della carriera di Pete, quello che lo vede opposto nei quarti di finale allo spagnolo Alex Corretja. Fino a quel momento, fatta eccezione per i cinque set disputati contro Jiri Novak, il suo torneo è stato abbastanza tranquillo. Quel giorno, però, Corretja, pur lontano dall’amata terra, ha due marce in più. Sampras non sta benissimo ma a “peggiorare” il suo stato contribuisce l’iberico, che lo tiene sul campo per ore e gli strappa secondo e terzo set per 7-5 dopo aver perso il primo al tie-break. La solita afa newyorchese non aiuta Pete, che pure fa suo il quarto parziale per 6-4 prima di affidarsi al servizio per restare aggrappato alla partita e trascinarla al tie-break.

Nelle fasi iniziali del gioco decisivo, Sampras è costretto a fermarsi e vomita sul campo ma non vuole arrendersi e continua, arrivando a match-point sul 6-5. Qui Corretja lo costringe all’errore e con un dritto vincente si porta a sua volta a un solo punto dal match. Pete si piega sulle ginocchia ad ogni scambio e la disperazione gli consiglia di attaccare appena possibile; Corretja gli mette un insidioso rovescio in back che Sampras si toglie dalle stringhe e sul passante successivo dello spagnolo si allunga nella volee di dritto del pareggio (7-7). È evidente che l’americano non ce la fa più ma ha già preso un warning per perdita di tempo e tira la prima senza caricare il movimento; la palla esce e sulla seconda, aspettandosela debole, Corretja fa due passi dentro il campo per aggredire.

Tutto può aspettarsi, Alex, tranne un servizio che scheggia la linea laterale per schizzare lontano imprendibile; il pubblico non sta più nella pelle e adesso lo spagnolo, angosciato, vuole a tutti dare profondità alla sua battuta, per far colpire l’avversario senza dargli la possibilità di spingersi a rete. Ma la profondità è troppa e il doppio fallo lo mette in ginocchio, regalando la semifinale a Sampras. Mentre in campo Sampras non ha nemmeno la forza di esultare, lo fanno per lui in tribuna la fidanzata Delaina Mulcahy e Paul Annacone, che all’angolo del numero 1 ha preso il posto del povero Tim Gullikson. Passata la paura, Sampras si riprende e vince il torneo battendo in finale Chang in tre set.

 

Fatta eccezione per l’eliminazione al primo turno a Bercy, il finale di stagione di Pete è esaltante. Dopo il titolo a Basilea, Pete trova nel “vecchio” Boris Becker un avversario di grande spessore che lo batte in cinque set nella finale di Stoccarda e in due tie-break nel round-robin del Masters di Hannover. Qui però, proprio come accadde nel 1994, Sampras lo ritrova in finale e mette in bacheca la terza laurea da maestro imponendosi per 6-4 al quinto set in una delle più belle partite giocate nella storia della manifestazione.

Anno nuovo (il 1997), vita vecchia per il re Sampras che apre le ostilità mettendo a referto il nono titolo slam in quel di Melbourne. Nelle fasi centrali del torneo sono Dominik Hrbaty e Albert Costa a spingerlo fino al quinto set ma in realtà lo statunitense è in controllo per l’intera durata della manifestazione e l’atto conclusivo con il sorprendente Carlos Moya (l’altro spagnolo, insieme a Berasategui, ad aver giocato una finale Slam nell’Era Open senza essere testa di serie) è giusto una formalità. La fiducia del numero uno si esprime con altre due vittorie (a San Josè e Philadelphia) ma all’improvviso si smarrisce nel Double Sunshine: a Indian Wells si fa estromettere dal ceco Bohdan Ulihrach mentre a Miami incappa in un Bruguera eccellente anche lontano dalla terra rossa. Già numero 3 del mondo (in agosto 1994) e due volte campione al Roland Garros, il miglior risultato di Sergi sul duro rimane la finale persa contro Agassi ai Giochi Olimpici di Atlanta 1996 ma in Florida lo spagnolo è in gran spolvero e si impone in tre set molto tirati per poi cedere in finale a Muster.

Sul rosso europeo, per Sampras le cose vanno ancora peggio: tre sconfitte consecutive (Monte Carlo, Roma e Dusseldorf) accompagnano l’americano al Roland Garros dove uno dei tanti svedesi che sembrano tutti uguali, Magnus Norman, lo elimina al terzo turno. Il passaggio all’erba prevede una tappa al Queen’s ma il rodaggio pre-Wimbledon non è di quelli sperati dal leader del ranking, che batte Frana al debutto, salta il secondo turno per il forfait di Brett Steven e nei quarti cade vittima di uno dei pochi svedesi che amano l’erba, Jonas Bjorkman. A Wimbledon, dove per la prima volta in quattro anni Pete non difende il titolo, Sampras non incontra nessun avversario tra i primi 15 del mondo e i due a impensierirlo maggiormente sono Korda negli ottavi e Becker nei quarti, contro i quali perde gli unici tre set del suo torneo (tutti al tie-break, due il ceco e uno il tedesco) prima di dominare sia Woodbridge che Pioline.

Il decimo Slam restituisce il sorriso al campione statunitense che a Cincinnati, alla ripresa, spazza via la concorrenza mentre a Indianapolis conferma di soffrire il gioco di Larsson; lo svedese piazza diciotto ace e nel tie-break del terzo set si porta sul 6-0 prima di vedersi annullare cinque match-point e prevalere solo al sesto, quando la paura sembrava averlo attanagliato. I primi tre turni agli US Open scivolano via senza patemi ma agli ottavi sbatte contro un giocatore in grado di creargli più di un grattacapo: Petr Korda. Pur essendo in svantaggio negli H2H per 11-4, il ceco si è già reso protagonista di tre grandi partite contro Sampras terminate al quinto set: la vittoriosa semifinale della Grand Slam Cup ’93, la finale di Indian Wells dell’anno dopo e il già menzionato ottavo a Wimbledon qualche settimana addietro. A Flushing Meadows la storia si ripete e la conclusione non può che essere al tie-break decisivo, dopo che Sampras è stato avanti di un break (3-0) all’inizio del quinto set. Qui il mancino ceco si dimostra più freddo e il numero uno mondiale vede sfumare così la possibilità di centrare il tris consecutivo nello Slam di casa, dopo esserci riuscito invece a Wimbledon.

Prima di chiudere la stagione giocando sotto un tetto, Pete è protagonista nella vittoriosa semifinale di Davis Cup; a Washington, contro l’Australia di Rafter, Philippoussis e dei “Woodies”, gli Stati Uniti chiudono in vantaggio 2-0 la prima giornata e, dopo aver perso il doppio, è proprio Sampras a dare il punto decisivo al suo team imponendosi in quattro set al neo-campione degli US Open Patrick Rafter. Approdato in Europa, il n.1 del mondo fa (quasi) un sol boccone dei tornei indoor a cui partecipa: oltre alla prestigiosa, nonché unica nella storia, doppietta dei due Masters (a Monaco la Grand Slam Cup battendo di nuovo Rafter in finale e ad Hannover l’ATP World Tour Championship, conquistato nonostante il passo falso iniziale contro Moya e imponendosi in finale a Kafelnikov) Sampras vince anche a Parigi-Bercy e l’unico a causargli un dispiacere è la bestia nera Krajicek, che gli rifila un doppio 6-4 al terzo turno di Stoccarda.

Soddisfatto ma logorato nel fisico, il campione americano vola a Goteborg dove la Svezia attende gli USA per la finale di Coppa Davis. Allo Scandinavium si gioca sul taraflex e la mossa dei padroni di casa si rivela azzeccata: Jonas Bjorkman, che sta attraversando il momento migliore della sua carriera da singolarista, porta in dote il punto iniziale battendo Chang e nel secondo singolare un infortunio al polpaccio costringe Sampras al ritiro all’inizio del terzo set contro Larsson. Il giorno dopo la Svezia si aggiudica il doppio e festeggia anzitempo la conquista della sua sesta insalatiera d’argento.

Nell’Era Open, due mancini in finale agli Australian Open c’erano stati solo ventun anni prima, quando Vilas aveva sconfitto Tanner nella prima delle due edizioni disputate nel 1977. Il 1998 del grande tennis inizia dunque con il sorprendente successo di Petr Korda su Marcelo Rios a Melbourne. Mentre il ceco avrà quell’anno grossi problemi con la giustizia sportiva e verrà squalificato per un anno dopo essere risultato positivo a un controllo antidoping a Wimbledon, il bizzoso ed eclettico cileno meriterà i titoli in prima pagina per il suo redditizio blitz “coast-to-coast” tra la California e la Florida.

Ma, prima di incensare Rios, facciamo un passo indietro e torniamo a Sampras, sconfitto a Melbourne nei quarti da Karol Kucera e in finale a San Josè dal n.71 del mondo, un connazionale che sta faticosamente riemergendo dalle tenebre: Andre Agassi. A Philadelphia, finalmente, Pete torna al successo ma nel Sunshine Double rimedia due brutte battute d’arresto contro Muster e Wayne Ferreira. Quest’ultima, in particolare, brucia perché Sampras non capitalizza due match-point nel tie-break del secondo set (il secondo con un doppio fallo) e finisce per cedere al sudafricano 0-6 7-6 6-3 sul centrale di Crandon Park a Miami.

Di per sé, le sconfitte dello statunitense non avrebbero effetti collaterali se nel frattempo Marcelo Rios non mettesse a segno l’impresa di alzare il trofeo sia a Indian Wells (battendo Rusedski in finale) che a Key Biscayne (contro Agassi). Il cileno è il quarto nella storia ad alzare i due trofei nello stesso anno (ci sono già riusciti Courier nel ’91, Chang l’anno dopo e Sampras nel 1994) e i punti guadagnati lo fanno diventare, il 30 marzo 1998, il 14° numero 1 della storia. Nelle sue prime quattro settimane da leader, Rios giocherà un solo incontro (in Davis, battendo l’argentino Hernan Gumy) perché le storture del sistema che determina il ranking riconsegnano il trono a Sampras, nonostante Pete abbia subìto una batosta tremenda al secondo turno di Monte Carlo per mano del magico Fabrice Santoro (doppio 6-1).

L’americano rimedia alla figuraccia volando ad Atlanta per conquistare il suo terzo – e ultimo – titolo in carriera sulla terra rossa ma al ritorno in Europa lo attendono nuovi contrattempi: giustificabile quello di Roma, dove perde con Chang nei quarti, assai meno quello del Roland Garros, dove a eliminarlo al secondo turno è il paraguaiano Ramon Delgado. Il sudamericano, n.97 del ranking, chiuderà la carriera con una sola finale ATP (persa a Bogoità) e un record di 2-21 nei confronti dei Top-10 (l’altro successo lo otterrà al primo turno degli US Open 2003 contro Grosjean) ma il suo mercoledì da leone a Parigi resterà per sempre: 7-6 6-3 6-4 e per Pete è l’ennesima bocciatura nell’unico Slam che manca al suo palmares.

Nemmeno l’erba del Queen’s è amica di Sampras, vittima dell’australiano Woodforde, ma a Wimbledon il giardiniere vuole affiancarsi a Borg nel numero dei titoli e la quinta coppa arriva dopo una sofferta finale contro Goran Ivanisevic. Mentre Pete torna negli States per preparare l’estate sul duro, Rios resta in Europa e i punti ottenuti sulla terra lo riportano in vetta al ranking il 10 agosto, data di inizio del torneo di Cincinnati. In Ohio il cileno perde subito con Vacek mentre a Indianapolis le cose vanno appena meglio ma la vittoria all’esordio su Bob Bryan non basta: nel turno seguente Rios perde con Byron Black e la sua breve esperienza sul trono si chiude lì. Sei settimane e appena quattro incontri fanno di Marcelo una meteora in questa rassegna, così come non depone a suo favore il primato di essere – ancora oggi – l’unico tra i 26 numeri 1 a non aver mai vinto un titolo dello Slam in carriera.

Nella prossima puntata chiuderemo il discorso relativo a Pete Sampras e ci spingeremo fino alle soglie del nuovo millennio.


TABELLA SCONFITTE N.1 ATP – QUINDICESIMA PARTE

1997SAMPRAS, PETEULIHRACH, BOHDAN67 57INDIAN WELLSH
1997SAMPRAS, PETEBRUGUERA, SERGI75 67 46MIAMIH
1997SAMPRAS, PETELARSSON, MAGNUS63 26 36MONTE CARLOC
1997SAMPRAS, PETECOURIER, JIM67 46ROMAC
1997SAMPRAS, PETEPHILIPPOUSSIS, MARK64 46 10 RIT.WORLD TEAM CUPC
1997SAMPRAS, PETENORMAN, MAGNUS26 46 62 46ROLAND GARROSC
1997SAMPRAS, PETEBJORKMAN, JONAS63 36 46QUEEN’SG
1997SAMPRAS, PETELARSSON, MAGNUS67 64 67INDIANAPOLISH
1997SAMPRAS, PETEKORDA, PETR76 57 67 63 67US OPENH
1997SAMPRAS, PETEKRAJICEK, RICHARD46 46STOCCARDA INDOORS
1997SAMPRAS, PETEMOYA, CARLOS36 76 26MASTERS H
1997SAMPRAS, PETELARSSON, MAGNUS63 67 12 RIT.DAVIS CUPS
1998SAMPRAS, PETEKUCERA, KAROL46 26 76 36AUSTRALIAN OPENH
1998SAMPRAS, PETEAGASSI, ANDRE26 46SAN JOSEH
1998SAMPRAS, PETEMUSTER, THOMAS57 36INDIAN WELLSH
1998SAMPRAS, PETEFERREIRA, WAYNE60 67 36MIAMIH
1998SAMPRAS, PETECHANG, MICHAEL26 67ROMAC
1998SAMPRAS, PETEDELGADO, RAMON67 36 46ROLAND GARROSC
1998SAMPRAS, PETEWOODFORDE, MARK36 26QUEEN’SG
1998SAMPRAS, PETEAGASSI, ANDRE76 16 26CANADA OPENH
1998RIOS, MARCELOVACEK, DANIEL36 26CINCINNATIH
1998RIOS, MARCELOBLACK, BYRON75 16 57INDIANAPOLISH

Uno contro tutti: Nastase e Newcombe
Uno contro tutti: Connors
Uno contro tutti: Borg e ancora Connors
Uno contro tutti: Bjorn Borg
Uno contro tutti: da Borg a McEnroe
Uno contro tutti: Lendl
Uno contro tutti: McEnroe e il duello per la vetta con Lendl
Uno contro tutti: le 157 settimane in vetta di Ivan Lendl
Uno contro tutti: Mats Wilander
Uno contro tutti: Lendl al tramonto e l’ultima semifinale a Wimbledon
Uno contro tutti: la prima volta in vetta di Edberg, Becker e Courier
Uno contro tutti: sale sul trono Jim Courier
Uno contro tutti: il biennio 1993-1994, da Jim Courier a Pete Sampras
Uno contro tutti: Agassi e Muster interrompono il dominio di Sampras

Continua a leggere
Commenti

evidenza

Francesco Passaro e un 2022 da favola: quasi 500 posizioni scalate e un sogno chiamato Next Gen

Francesco Passaro raggiunge Lorenzo Musetti e si qualifica per le Next Gen ATP Finals. Chi l’avrebbe detto ad inizio anno?

Pubblicato

il

Francesco Passaro, Napoli 2022 - Credit: Riccardo Lolli - Tennis Napoli Cup

Dall’8 al 12 novembre Milano sarà il teatro delle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals, il torneo di fine anno dedicato agli otto migliori giocatori Under 21 del circuito ATP. Quest’anno, per la prima volta nella storia della competizione, saranno presenti due italiani, vale a dire Lorenzo Musetti e Francesco Passaro, rispettivamente numeri 3 e 9 della race (n°1 e n°7 se si escludono Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, che non saranno di scena nel capoluogo lombardo).

Musetti si trova senza ombra di dubbio nel miglior momento della sua giovane carriera, fresco vincitore dell’ATP250 di Napoli – secondo successo in carriera e in stagione dopo il ‘500’ Amburgo – e del best ranking di n°23, raggiunto lunedì 24/10. È d’obbligo però spendere qualche parola anche per Francesco Passaro, che nonostante abbia un anno in più del 20enne di Carrara è esploso più tardi. Ma, si sa, ognuno ha i suoi tempi.

Francesco Passaro Next Gen ATP Finals
Francesco Passaro, Challenger Forlì 2022 – credit: Uff. Stampa Forlì

Francesco Passaro, gli inizi: i titoli junior e le difficoltà Slam

Chissà cosa avrebbe pensato il 21enne Passaro se, un anno fa, gli avessero detto che tra pochi giorni si sarebbe giocato il titolo di miglior under 21 del 2022. Ad inizio stagione infatti – precisamente il 3 gennaio – vicino al suo nome in classifica c’era il numero 605. Un giovane di belle speranze, certo, che tuttavia non aveva ancora vinto un match neanche a livello Challenger. Ma facciamo un passo indietro.

 

Francesco Passaro nasce a Perugia il 7 gennaio 2001 e, degli otto next gen milanesi, è chiaramente il meno next. Inizia a giocare a tennis all’erà di sei anni, divertendosi però anche con il calcio. A 12 anni, come raccontato ad atptour.com, decide di appendere momentaneamente la racchetta al chiodo ed indossare esclusivamente guanti e scarpe con i tacchetti, visto il ruolo da portiere.

Un anno dopo, però, capisce di voler soltanto giocare a tennis, riprendendo ad allenarsi con continuità. Dal 2017 al 2019 – quindi dai 16 ai 18 anni – gioca nel circuito ITF riservato agli Junior, gli U18. Il 6 maggio 2019 raggiunge il best ranking di n°31, conquistando in quei tre anni altrettanti titoli, non riuscendo però mai ad andare oltre il primo turno in cinque partecipazioni agli Slam Juniores tra il 2018 e il 2019.

Tennis calcio risultati
Francesco Passaro – Torneo internazionale under 18 “Città di Santa Croce” Mauro Sabatini (foto di Massimo Covato)

2021, l’anno delle prime volte (con un nome nel destino)

Già dal 2017 comincia a giocare tra i “grandi”, mentre nel 2020 disputa il suo ultimo incontro junior e passa definitivamente al tennis adulto. Il primo salto arriva nel 2021, quando il perugino conquista i suoi primi due titoli ITF, negli M15 di Il Cairo e Xativa, entrambi sulla terra rossa (sua superficie prediletta).

Il 5 luglio entra per la prima volta nel main draw di un Challenger, perdendo nel torneo di casa a Perugia da Zhizhen Zhang. La (doppia) rivincita, un anno più tardi, sarà dolcissima. Il 2021 è l’anno del primo grande balzo in classifica: Passaro passa dal n°981 del 4 gennaio al già citato n°605 di inizio 2022, ma non si accontenta.

Francesco Passaro risultati titoli
Francesco Passaro – Australian Open Junior 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Dalla cavalcata di Sanremo a Roma, inizia l’ascesa di Francesco Passaro

La seconda – e certamente la più vistosa e complicata – scalata nel ranking avviene in questa stagione. Si tratta di un cambiamento radicale, non soltanto nel numerino vicino alla dicitura “Francesco Passaro” sul sito ATP, ma una metamorfosi che investe gioco (più offensivo e verticale), prestazioni e risultati e, conseguentemente, regala al classe 2001 anche un diverso prestigio negli avversari affrontati.

Al terzo torneo del 2022 l’azzurro raggiunge subito una finale, perdendo 6-4 7-5 da Mattia Bellucci all’M15 di Monastir, dove un mese dopo conquista il suo terzo ITF in carriera, il primo stagionale.

Il vero exploit, tuttavia, avviene ad inizio aprile al Challenger di Sanremo, torneo che ha svoltato la sua stagione e, chissà, forse anche la sua intera carriera. Partendo dalle qualificazioni – dove elimina l’ex top10 Gulbis al primo turno – Passaro ottiene la sua prima vittoria in un Challenger, sconfiggendo Borna Gojo.

Nei giorni successivi il perugino betterà anche A. Muller, Valkusz e Gianluca Mager, raggiungendo una clamorosa finale che gli vale il best ranking di n°354. Qui gioca a viso aperto e rischia l’impresa contro Holger Rune – oggi n.25 ATP e seconda testa di serie a Milano – cedendo solo 6-4 al terzo set dopo essere stato avanti di un break nel parziale decisivo. “Non mi sarei mai aspettato di arrivare dove sono arrivato, aveva dichiarato il giovane italiano ai nostri microfoni dopo la finale.

L’ascesa è appena iniziata. Nelle settimane successive il 21enne di Perugia supera le prequalificazioni per gli Internazionali BNL d’Italia e ottiene la wild card per il tabellone principale. L’8 maggio fa il suo esordio nel circuito ATP, ma l’avversario, considerata la superficie, è dei più tosti in circolazione. Passaro non sfigura, ma deve arrendersi 6-3 6-2 al cileno Cristian Garin.

Passaro chi è risultati
Francesco Passaro (a destra) e Holger Rune (a sinistra) – ATP Challenger Sanremo (foto Tullio Bigordi)

Lo scalpo di un top100 e il primo titolo Challenger

Un mese più tardi l’azzurro raggiunge la seconda finale Challenger in poco tempo, schiantando in semifinale al ‘125’ di Forlì Jaume Munar, allora n.87 del mondo. È la prima vittoria contro un top100 della carriera per l’umbro, che abdicherà solo in finale di fronte a Lorenzo Musetti.

Milano sembra essere nel suo destino: un altro grande torneo non basta, perché a fine giugno la corsa di Passaro si ferma ancora in finale, battuto 7-6(2) 6-4 da Federico Coria. Il grande risultato conseguito gli vale comunque l’entrata in top200, che sublima la settimana dopo con la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo, tanto in singolare quanto in doppio (in coppia con l’amico Matteo Arnaldi).

Il quarto tentativo è finalmente quello buono. Ricordate Zhizhen Zhang? Il cinese lo aveva battuto a Perugia a luglio 2021, alla prima partita dell’italiano in un Challenger. Poco più di un anno dopo, a metà luglio 2022, Francesco Passaro è il re di Trieste, conquistando il primo torneo in carriera a livello Challenger: a soccombere in finale è proprio il 26enne cinese, sconfitto 4-6 6-3 6-3. Questo successo vale l’ingresso tra i primi 150 giocatori del mondo, con il nuovo best ranking di n°144.

Passaro Next Gen
Francesco Passaro – Trieste 2022 (foto Tennis Events FVG)

New York, Firenze e Milano, altre tre meravigliose prime volte

Gli straordinari risultati della prima metà di 2022 permettono al perugino di volare a New York, destinazione US Open. In una spedizione record di 23 italiani al via tra tabellone principale e qualificazioni, Passaro supera 6-4 7-6(2) l’australiano Polmans al primo turno. Abdica solo ad Hugo Grenier due giorni dopo, dal quale perde 7-6(12) 6-1 non sfruttando tre set point nel primo parziale.

Neanche il tempo di disperarsi che, una settimana dopo, l’azzurro raggiunge una nuova finale a Como – la quinta stagionale – cedendo solo al tedesco Stebe in due set lottati. Il 26 settembre si issa al numero 122 ATP, al momento il suo best ranking.

Due settimane più tardi c’è ancora Zhizhen Zhang nel suo destino. Passaro riceve una wild card per l’ATP250 di Firenze, dove pesca il cinese al primo turno e lo sconfigge ancora: 7-6(4) 7-6(6). È la prima vittoria in assoluto a livello ATP per lui, arrivata curiosamente non sulla terra battuta ma sul cemento, superficie su cui ha dichiarato ai nostri microfoni di voler migliorare ancora molto.

Nel giro di una settimana sarà due volte lo statunitense Mackenzie McDonald a fermarlo, al secondo turno nel capoluogo toscano e al primo round all’ATP 250 di Napoli, dov’è entrato superando le qualificazioni. I risultati straordinari gli consentono, ufficialmente, di giocarsi le sue carte a Milano contro gli altri migliori sette U21 del 2022. La certezza matematica arriva il 26 ottobre, con la sconfitta di Dominic Stricker a Basilea contro Pablo Carreño Busta.

859 posizioni scalate in due anni, 483 solo nel 2022. E chissà, a questo punto, che il meglio non debba ancora venire.

US Open 2022
Francesco Passaro – US Open 2022 (foto Ubitennis)

Continua a leggere

ATP

A Seoul la presenza di Kim Seokjin regala uno storico numero di interazioni per i social dell’ATP

Curiosità: la presenza del cantante della band coreana BTS fa scatenare i fan sul profilo Twitter dell’ATP

Pubblicato

il

Kim Seok-jin - ATP Seoul 2022 (via Twitter, @atptour)

Solitamente sul Twitter dell’ATP a produrre la maggior parte dell’engagement e della viralità dei post sono i video di un colpo eclatante, un match point storico, uno scambio incredibile. Ma un tweet pubblicato giovedì 29 settembre in occasione dell’esordio al Korea Open di Seoul del n.2 al mondo Casper Ruud (che con la vittoria ha tra l’altro centrato la qualificazione alle Finals per il secondo anno di fila) ha fatto registrare un record di interazioni, un numero altissimo di like e risposte, oltre che di retweet. E non per la bravura del tennista norvegese, ma per la semplice presenza di un personaggio nel pubblico, inquadrato improvvisamente dalle telecamere. Di chi si tratta?

Il ragazzo in foto, a primo acchito difficile da riconoscere a causa della mascherina, è Kim Seok-jin, meglio conosciuto semplicemente come Jin, uno dei quattro cantanti (nello specifico un tenore) della nota band sudcoreana BTS, conosciuti anche come Bangtan Boys, formatasi nel 2013 a Seoul. Un gruppo di vero e proprio culto in Corea del Sud ma non solo, considerando che su Youtube hanno ben due video da più, e non di poco, di un miliardo di visualizzazioni, e che un altro membro della band, Suga, di recente è anche apparso sul Twitter di Stephen Curry. Dunque, mescolando questi elementi, e considerando che il torneo dove Jin era presente a vedere il n.2 del mondo si giocasse in Corea, è facile capire anche il motivo di questi numeri social da capogiro: quasi 83.000 like per un tweet, 569 risposte, e più di 29.000 retweet, per un picco di interazioni che fa storia per quanto riguarda il profilo Twitter dell’ATP.

 

Continua a leggere

evidenza

Lo Slam racconta: US Open 1938, il Grande Slam del Dragone Rosso

Il 24 settembre 1938 Don Budge – God, come lo chiamava Tilden – completa per primo il Grande Slam della racchetta. Nemmeno uno dei più devastanti uragani della storia fermò l’uomo nato per giocare a tennis ed essere il migliore

Pubblicato

il

Donald Budge - White City Stadium, Sydney, 1937

Il Great New England Hurricane si era formato il 9 settembre 1938 sulle coste dell’Africa Occidentale. Raggiunse il picco di intensità il 19 alle Bahamas con venti fino a 260 kmh e le isole lo deviarono verso la costa est. Quando investì la zona di New York prima di dissiparsi in Ontario l’uragano aveva perso intensità ma fu comunque sufficiente a procurare sette giorni da tragenda.

Anche quella mattina Don Budge guardò fuori dalla finestra, pioveva ancora e tenere a bada l’inquietudine cominciava a essere difficile. La finale degli US National Championships, l’incontro più importante della vita, continuava a sfuggirgli, come la tartaruga da Achille. Giorno dopo giorno. Al momento del match poi il centrale del West Side Tennis Club sarebbe stato fradicio e questo poteva favorire Gene e il suo tennis fatto di precisione e leggerezza.

“Forse gli dei del tennis non vogliono un novellino fra loro…” pensò nel forse unico accesso di superbia della sua vita, subito spento da una smorfia.

 

Forest Hills, 24 settembre 1938. Doveva vincere, doveva farlo adesso e contro il suo amico fraterno. Ora o mai più.

Era stato un lungo viaggio e mentre la pioggia batteva incessante sui vetri Don tornò a quella cena di quasi un anno prima quando l’amico campione Ellsworth Vines ( “…quando Ellie era in forma eri fortunato a toccare la palla” Jack Kramer dixit) cercava in tutti i modi di dissuaderlo dall’idea di tentare il Grande Slam, senza riuscirci. In qualche modo sapeva di potercela fare.

I ricordi si affastellavano uno sull’altro, il viaggio in nave dall’altra parte del mondo scandito dalle note di Benny Goodman, il caldo soffocante, l’erba australiana traditrice e le sconfitte in serie nei test match che precedevano gli Australian Championships. Poi quello più dolce, la vittoria in finale ad Adelaide contro John Bromwich per 6-4, 6-2, 6-1. Un massacro.

Parigi e Londra erano state conquistate sulle ali dell’entusiasmo, 13 games persi nelle due finali contro Menzel e Austin. Solo il barone Von Cramm avrebbe potuto contrastarlo validamente al Roland Garros ma da una prigione nazista era difficile giocare…

Non potendolo piegare alla svastica il regime lo aveva condannato a un anno di prigione per omosessualità e esportazione di valuta. Fu Budge stesso a promuovere una lettera di protesta firmata da 25 grandi atleti e consegnata nelle mani del fuhrer. La condanna fu ridotta a cinque mesi.

Aveva fatto il giro del mondo ma il viaggio vero era cominciato molto tempo prima.

I Budge erano scozzesi, e scozzesi delle Highlands, gente dura e scabra come le scogliere su cui batte incessantemente quel mare.

Il padre di Don è una giovane e dotata ala destra ventenne dei Glasgow Rangers quando durante un allenamento cade in un contrasto, sbatte la testa e sviene. L’azione si sposta altrove, la nebbia scozzese vela tutto e incredibilmente l’allenamento termina senza che nessuno noti l’assenza di John Budge. Passa un’ora prima che lo trovino ancora esanime a terra, la testa è a posto ma la pioggia gelida gli rovina per sempre i polmoni. Il medico consiglia climi miti e Budge senior sceglie Oakland, California settentrionale. Qui, il 13 giugno 1915, nasce Don, il Dragone Rosso.

Il colore dei capelli lo prese dalla madre Pearl Kinckaid anche se il figlio non li vide mai. Le erano diventati completamente bianchi per lo spavento durante il terremoto di San Francisco del 1906, quando il suo lettino era stato sbattuto da una parte all’altra della stanza.

Oakland è una mecca del baseball e Don gioca in ogni momento libero; è in quei pomeriggi che prende forma il più grande rovescio della storia del tennis. Il giovanotto è ambidestro e sul diamante batte da mancino. Quando il fratello maggiore lo porta su un campo da tennis impugna invecela racchetta con la destra ed è naturale per lui ricalcare esattamente lo stesso movimento memorizzato con la mazza da baseball. Stessa linearità, eleganza ed efficacia. Considerando poi che Budge giocò sempre con una Wilson Ghost da quasi mezzo chilo senza cuoio sul manico la differenza non era poi troppa.

I colpi vengono assimilati con una dedizione assoluta e quando in una sola estate cresce fino a un metro e ottantacinque il suo gioco diventa devastante.

L’ultimo tassello è la scoperta dell’anticipo. Nel 1935 Don era stato invitato ad arbitrare un’esibizione fra Perry e Vines e dal seggiolone era rimasto strabiliato da come Fred, ex campione mondiale di ping pong, colpiva la palla un attimo dopo il rimbalzo. Budge impiegò quell’inverno imparando ad abbinare la potenza all’anticipo e “… dopo aver colpito per settimane ogni centimetro delle reti di recinzione” riuscì nell’impresa.

Ecco la testimonianza di Julius Heldman, ex tennista, poi gran penna dello sport statunitense:

“Io sono cresciuto e ho giocato all’epoca di Don Budge e per quelli come me lui non era solo intoccabile ma il più grande giocatore di ogni tempo. Non consentiva a nessuno di entrare in partita e la sua potenza devastante non calava mai.”

Ormai era solo questione di tempo e il tempo era arrivato.

Quel 24 settembre tutti i dubbi e le paure vennero spazzati via da quel rovescio che era un dono degli dei. Solo nel secondo set Gene Mako riuscì a cogliere di sorpresa l’amico sottraendogli con un passante alla Rocambole l’unico set del torneo.

Negli altri tre non ci fu storia, come sempre quando The Big Red scendeva in campo.

24 settembre 1938, West Side Tennis Club, Forest Hills

John Donald Budge b. Gene Mako 6-3, 6-8, 6-2, 6-1

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement