Gli outfit dello US Open 2020

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Gli outfit dello US Open 2020

Bene (per una volta) Serena Williams. Benissimo Osaka. Agassi è di nuovo tra noi. Djokovic impeccabile… non come in campo. A Berrettini serve più fantasia

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Serena Williams - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Anche i tennisti sono rimasti loro malgrado in pigiama e pantofole per un sacco di giorni. Niente scarpe, fascette e polsini. Immaginiamo che avranno avuto una voglia matta di tornare a sfoggiare quelle che sono le loro uniformi, come il camice per il dottore, la toga per gli avvocati e la divisa per i poliziotti. A maggior ragione considerando che il primo Slam dell’era post-Covid è stato lo US Open, dove si sa, in termini di outfit, vale un po’ qualsiasi cosa. E noi siamo lieti, a pochi giorni dall’inizio del Roland Garros, di poter tornare a commentare quelli che sono riusciti a scegliere gli abiti migliori e quelli che invece, a forza di girare per casa con quello che trovavano, hanno perso il buon gusto in fatto di vestire.

Serena Williams – Nike

Finalmente! No, Serena non ha vinto il tanto agognato 24esimo titolo Slam – fermata in semifinale da un’ispiratissima Vika Azarenka – ma, per una volta, ha centrato la mise in campo. Nike le ha creato un abito elegante dalle linee abbastanza classiche, mettendo da parte gli eccessi di dubbio gusto. Molto graziosa la gonna dai volant asimmetrici ma senza esagerazioni. Azzeccati i colori: beige per la sessione diurna e rosso carminio per quella serale. Unico neo, l’elastico per capelli col doppio pon pon. Un po’ naïf e fuori contesto ma, trattandosi di un piccolo accessorio, glielo perdoniamo. (Laura Guidobaldi)

Serena Williams – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Novak Djokovic e Lacoste

Lacoste dimostra ancora una volta l’estrema eleganza nella scelta dei completi con i quali presentare a un torneo il suo uomo immagine: il numero uno del mondo Novak Djokovic. Le due versioni disegnate per lo US Open sono complementari: sfondo blu elettrico con il lato destro decorato da righe oblique candide, per i match serali e maglietta total white, con le medesime righe color blu elettrico, per i match giocati sotto il sole di Flushing Meadows. Il pantaloncino si intona di volta in volta al colore delle righe creando un effetto molto chic. Anche a New York, quindi, Lacoste si conferma indiscussa regina di stile nel mondo del tennis, senza strafare ma puntando su uno stile semplice e classico. Il bianco piace sempre molto. Certo il completo con la maglietta candida non passerà alla storia per aver però portato fortuna a Nole nel match contro Carreno Busta, ma questo è un altro discorso!

 
Novak Djokovic lascia il campo dopo lo squalifica – US Open 2020 (via Instagram, @djokernole)

Il coccodrillo colpisce nel segno però anche con la sua collezione “basic”, riservata a tutti coloro che non si chiamino Djokovic. La polo di Daniil Medvedev è ad esempio un riuscito gioco di linee (due verticali, bianche, spezzate a metà) e colori molto classici (il blu sulla spalla e il nero nel resto). Peccato per le scarpe verde acido Nike che ci stanno a dire ben poco. In ogni caso se il russo ha fatto un passo indietro nel risultato rispetto all’anno scorso, fermandosi in semifinale, ha fatto un passo in avanti nel look rispetto alla rivedibile fantasia a ragnatela che gli era stata appioppata nel 2019. (Chiara Gheza)

Daniil Medvedev – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Naomi Osaka – Nike

Nike si ispira a un quadro di Mondrian per infilare Naomi Osaka in una tuta da super eroina. Come consuetudine a New York il modello viene presentato in due diverse varianti: il colore dominante resta in entrambe le versioni il viola, ma le forme geometriche che completano il look sono in un caso salmone e arancione chiaro, nell’altro nere e giallo fluo. La tutina super aderente viene smorzata da un paio di short che Osaka indossa sopra quella che pare essere una seconda pelle. Un completo molto difficile da sfoggiare, ma che Naomi riesce a valorizzare al meglio trasformandolo in uno degli outfit più riusciti e originali di questa edizione dello US Open.

Naomi Osaka – US Open 2020 (photo by Adam Glanzman/USTA)

Naomi a New York si dimostra una vera eroina, non solamente per aver conquistato il suo terzo titolo Slam, ma soprattutto per il coraggio di utilizzare la sua immagine a sostegno della lotta contro il razzismo. Osaka ha giocato sette match e a ogni ingresso in campo ha indossato una mascherina nera con scritto il nome di una vittima del razzismo. Naomi ha alzato al cielo la coppa indossato l’outfit viola, nero e giallo. Una volta rientrata nello spogliatoio è scivolata fuori dalla sua tutina per infilarsi la maglia di un altro eroe dello sport: Kobe Bryant. E così con il numero otto dei Lakers in bella vista è tornata sull’Arthur Ashe per le foto di rito. Perfetta anche nel cambio d’abito finale, insomma. (Chiara Gheza)

Collezione Nike Agassi

Un outfit nel segno dell’amarcord. La collezione dedicata al “Kid” di Las Vegas ci fa rivivere gli anni d’oro del giovane ex campione, rivoluzionario non solo nel maneggiare la racchetta con esasperato anticipo, ma anche nell’osare una mise inedita e “ribelle”. Ed ecco l’acrobatico Shapovalov indossare la celebre T-Shirt con maniche larghe giallo fosforescente, molto anni ’90, che staccano benissimo sul bianco della parte anteriore e il nero sulla schiena. E poi i mitici pantaloncini di jeans, portati sopra gli short aderenti giallo fluo. Il tutto è ovviamente molto psichedelico e futurista, in perfetto stile US Open. Il revival è una bella idea, tuttavia dal punto di vista prettamente estetico e dell’eleganza non era il massimo allora e non lo è neanche trent’anni dopo. Ma almeno “Shapo” non si è ossigenato i capelli e sfoggia un biondo naturale. E niente capelli a spazzola. Decisamente più classy il canadese anche se il cappellino portato al contrario sarebbe sempre da evitare.

Futurista, sgargiante e grintosa anche la collezione femminile. Vika Azarenka indossa magnificamente gli short di colore fucsia. I pantaloncini le portano decisamente bene, li indossava anche quando vinse il suo primo titolo Slam a Melbourne, nel 2012. La canotta, semplice e accollata, anch’essa fucsia, è variegata con “macchie” viola e righe diseguali bianche, con un pizzico di giallo fluo. Semplice ma accesa, essenziale ma esplosiva, proprio come il gioco di Vika in campo. (Laura Guidobaldi)

Vika Azarenka – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Collezione Adidas

Semplicità e sobrietà per la collezione Adidas di fine agosto, con un tocco di vivacità grazie al color ciclamino. Per Sascha Zverev pantaloncini dalla tinta accesa abbinati alla T-shirt grigio chiaro lievemente “spruzzata” di grigio perla, gli conferiscono un’aria un po’ sbarazzina. Anche la fascetta sulla fronte, dello stesso colore degli short, contribuisce a ravvivare un completo decisamente classico.

Alexander Zverev – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Anche la versione Adidas femminile è, come sempre, raffinata. Forse questa volta manca un po’ di originalità ma il gonnellino è comunque vezzoso con, inoltre, un tocco di “grinta”, grazie alla tinta “dégradé” del color ciclamino. Così come è di buon gusto la canotta bianca con il richiamo del colore viola chiaro della gonna sui bordi delle spalline. La fascetta è rigorosamente colorata, come il gonnellino. Tutto molto carino ma non eccezionale. (Laura Guidobaldi)

Karolina Muchova – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Collezione Fila

Fila sceglie un completo spezzato per vestire Sofia Kenin a New York: canotta blu in stile marinara e gonnellino a vita alta verde menta. La tonalità scelta per la gonna è accesa, allegra e fuori dagli schemi. Forse la forma della stessa si potrebbe rivedere poiché sembra troppo corta e troppo aderente, quasi scomoda per muoversi sul campo. Lo stesso outfit, ma con gonnellino svolazzante avrebbe potuto essere tra i più riusciti di questo Slam, in campo femminile.

Sofia Kenin – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Per i maschietti il brand di Biella sceglie un abbinamento più sobrio. Il blu navy per la maglia viene confermato anche in versione uomo. La tonalità molto scura è illuminata da sottili linee orizzontali che decorano l’intera maglietta. Il pantaloncino è invece classico, bianco con un paio di inserti laterali blu e rosso. Diego Schwartzman abbina poi il polsino blu e rosso completando così un outfit perfetto e senza tempo. Non certo il look più originale visto a Flushing Meadows, ma decisamente di classe e, come insegna Chanel, lo stile e la classe non passano mai di moda. (Chiara Gheza)

Diego Schwartzman – US Open 2020 (photo by Mike Lawrence/USTA)

Matteo Berrettini – Lotto

Ennesimo outfit di Matteo Berrettini, firmato Lotto, molto lineare e semplice. Fin troppo lineare e semplice. Maglietta rosso fuoco con bordino navy e stemma dello storico marchio di Treviso in bianco. Pantaloncini navy a richiamo. Nessun fronzolo. Che ne so una striscia sulla maglietta, dei motivi nei pantaloncini. Nulla di nulla. Zero assoluto. Il risultato è inevitabilmente ordinario per non dire banale. E dire che in questi tempi di revival anni novanta Lotto potrebbe attingere ai meravigliosi completi indossati in quegli anni da Boris Becker e Thomas Muster, con i loro motivi colorati e sgargianti, rivisitandoli in chiave moderna. Ci riflettano per favore che cominciamo ad essere stanchi di vedere il nostro bel Matteo vestito in maniera così scialba. (Valerio Vignoli)

Matteo Berrettini – US Open 2020 (courtesy of USTA)

Andy Murray – Castore

Castore è il nome di una montagna del massiccio del Monte Rosa alta oltre 4mila metri e di un sistema stellare facente parte della costellazione dei gemelli. Non si sa a cosa i fratelli Beaton, Tom e Phil, nativi di Liverpool, ex sportivi di alto livello, rispettivamente nel Cricket e nel Calcio, si siano ispirati quando hanno fondato l’omonimo brand d’abbigliamento sportivo. In ogni caso l’obiettivo era puntare in alto. Molto in alto. A quello che probabilmente è uno degli atleti, se non l’atleta, più riconoscibile del Regno Unito, ovvero l’ex n.1 del mondo Andy Murray. Dall’inizio del 2019, il fenomeno scozzese veste infatti gli outfit di questo piccolo ma ambizioso brand locale, con un simbolo formato da due ali.

Andy Murray – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

La collaborazione era partita all’insegna della semplicità, con T-Shirt eleganti e semplici, in puro stile Murray, come quella indossata nello sportivamente drammatico match contro Roberto Bautista Agut agli Australian Open. In questi US Open post-Covid però c’è stato il salto di qualità, con uno degli outfit della seconda edizione della Andy Murray Collection (AMC). Raffinatissima e al contempo aggressiva la maglietta bianca con due righe blu notte abbinata a pantaloncini blu notte con laccetti bianchi. So British. Un outfit non per tutti. In tutti i sensi dato che la combo top-pantaloncini sul sito ufficiale costa in totale 150 euro. Ma si sa, lo stile ha un prezzo. (Valerio Vignoli)

Jan-Lennard Struff – Diadora

Da un paio di stagioni Diadora, marchio iconico nel mondo del tennis, basti pensare alle scarpe di Bjorn Borg o alle polo di Gustavo Kuerten, si è riaffacciata nel tennis che conta. Lo ha fatto con una scelta di testimonial non di primissimo piano ma comunque interessanti: l’esperto olandese Robin Haase, l’esplosivo tedesco Jan-Lennard Struff e il giovane spagnolo Alejandro Davidovich Fokina. Gli outfit sono un trait d’union tra passato e presente. Tagli e fantasie un pò retrò, colori e vestibilità assolutamente contemporanee. La collezione del marchio veneto per questi US Open era tutta giocata sul verde, nelle su diverse sfumature: verde bosco (nel chevron sulla maglietta e nei pantaloncini), verde acceso (nella parte superiore della t shirt) e verde lime (nelle finiture). Un look riconoscibile e di impatto che riporta dritto dritto Diadora al top nel settore. (Valerio Vignoli)

Jan-Lennard Struff – US Open 2020 (courtesy of USTA)

Bonus Off Court – Non sappiamo chi sia e chi abbia fatto l’abito ma vorremmo saperlo al più presto

Per quanto ci si possa vestire in maniera stravagante per seguire una partita di tennis è difficile farsi riconoscere tra la folla. Soprattutto tra quella immensa dell’Arthur Ashe Stadium. Ma quest’anno era tutto diverso come ben sappiamo. E così abbiamo potuto apprezzare come merita questo fenomenale completo a pois multicolori con la cravatta in tinta sfoggiata da uno dei pochissimi spettatori. Non è dato sapere chi sia quest’individuo e cosa ci facesse sugli spalti mentre Medvedev e Rublev se le davano di santa ragione. Dai commenti su Twitter pare possa essere uno degli Chef presenti nella bolla newyorkese. Così come non è dato sapere dove abbia comprato il suo outfit. Fatto sta che è magnificamente kitsch. Numero uno vero. (Valerio Vignoli)

Il calendario compresso di questo 2020 ci impone di darvi appuntamento già tra tre settimane, quando commenteremo le scelte compiute dai vari marchi per il Roland Garros pronto a cominciare: saranno lanciata nuove collezioni o verranno ‘riciclati’ i completini dello US Open, con i quali i giocatori sono scesi in campo anche a Roma? Non molto è trapelato sinora, tranne le scelte di Nike già rese note a maggio – Nadal dovrebbe vestire così; si tratta però di una collezione estiva, pensata prima del rinvio del torneo a settembre. Non resta che attendere la prova del campo.

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Perché quello delle wildcard è un sistema ingiusto

Il Guardian ha raccontato l’uso delle wild card come merce di scambio per giocatori e federazioni. Diversi casi noti, da Tsitsipas a Clijsters, da Osaka a Djokovic

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Stefanos e Petros Tsitsipas - ATP Rotterdam 2021 (foto via Twitter @abnamrowtt)

Qui il link all’articolo originale

Allo scorso torneo di Marsiglia, conclusosi a metà marzo, scorrendo i nomi presenti al primo turno ne risaltava uno piuttosto blasonato: Tsitsipas. Anziché riferirsi al numero 5 al mondo Stefanos [già al secondo con un bye, ndr], però, il cognome era quello del fratello minore (numero 970 del ranking), che era solito competere ad un livello ben inferiore nel circuito ITF. Petros Tsitsipas, 20 anni, ha infatti ricevuto una wild card per il tabellone principale: il suo esordio nel torneo, tuttavia, è stato da dimenticare, visto che è stato annientato in 45 minuti circa dal numero 52 al mondo, Alejandro Davidovich Fokina; la distanza in classifica tra i due non a caso era abissale, circa 920 posizioni di differenza in favore dello spagnolo. ADF ha uno dei peggiori servizi dell’intero circuito maschile, come evidenziato dalla centosettesima posizione (su 111 totali analizzati) per numero di turni di battuta mantenuti nella scorsa stagione [secondo i dati ATP, ndr]: ebbene, contro di lui Petros è stato in grado di vincere solo tre punti in risposta nell’intero match.

Un episodio del genere ha chiaramente attirato le ire degli addetti ai lavori (e non solo), i quali puntavano il dito contro il minore dei due fratelli, reo di aver guadagnato un posto in tabellone soltanto grazie alla sua famiglia. Stefanos è prontamente sceso in campo a difendere l’onore del fratellino, descrivendo l’intera discussione come “ingiusta”, ma il direttore del torneo, Jean-Francois Caujolle, ha in seguito ammesso che Petros ha ricevuto la wild card in virtù del supporto che la sua famiglia ha garantito all’organizzazione.Penso sappiate che Stefanos ha richiesto la metà di quello che avrebbe potuto guadagnare altrove”, sono state le sue parole.

 

Quello appena riportato è solo un esempio dell’assurdo sistema delle wild card assegnate nel tennis, dove gli slot in tabellone sono utilizzati come vere e proprie merci di scambio per fare favori ai colleghi organizzatori o alle federazioni amiche, e dove a perderci sono sempre tennisti promettenti provenienti da Paesi “minori”.

Il nepotismo è radicato nel mondo del tennis. Marko Djokovic, il fratello minore di Novak con un best-ranking in carriera di N.571, ha ricevuto ben otto wildcard in tornei ATP, perdendo tutte le volte. Elke Clijsters, la sorella dell’ex numero uno Kim ed attuale concorrente della versione belga di “The Bachelorette”, ne ha ricevute sette (anche qui tutte sconfitte), nonostante in carriera non si sia mai spinta oltre la posizione N.389. Jaslyn Hewitt, sorella del campione australiano Lleyton, ne ha ricevute una dozzina su suolo amico e quattro oltreoceano. Nel 2019 Mari Osaka, sorella di Naomi e recentemente ritiratasi dall’attività professionistica, ha ricevuto una wild card nel torneo di Miami grazie all’affiliazione con la IMG, proprietaria del torneo che annovera l’Osaka più famosa tra i suoi clienti.

La strategia che si è vista per alcune di queste “concessioni” è molto simile a quella usata con la famiglia Tsitsipas (ossia attirare un numero di giocatori importanti al proprio torneo 250 o 500, risparmiando sul gettone di partecipazione). In alcuni casi i giocatori sono stati letteralmente ingaggiati dalla propria famiglia, come nel caso del torneo di Belgrado organizzato dai Djokovic e dove Marko ha ricevuto varie WC, oppure in quello della N.492 al mondo, Emma Navarro, beneficiaria di una wildcard al recente torneo di Charleston organizzato dal padre, il miliardario Ben Navarro.

Voci di compravendite di wild card, o del loro utilizzo per secondi fini, ci sono sempre state, in particolare per gli eventi ATP 250; spesso questo discorso si intreccia con quello delle squalifiche. Lo scorso febbraio, al torneo 250 di Cordoba, in Argentina, due wild card su tre sono state assegnate a Nicolas Kicker e Nicolas Jarry: ebbene, il primo aveva appena scontato una squalifica per match-fixing, il secondo per doping (Ubitennis ne aveva parlato in questo articolo, ndr).

Nicolas Jarry – ATP 250 Cordoba (foto via Twitter @CordobaOpen)

Il nocciolo della questione è che questo sistema dovrebbe aiutare le nazioni emergenti dello sport, e invece finisce per arricchire sempre gli stessi. Gli Stati con un maggior numero di tornei offrono le migliori opportunità ai giocatori; il Roland Garros, l’Australian Open e lo US Open si organizzano in proprio e si scambiano favori a riguardo ogni anno.

Va detto che non sempre le wild card equivalgono a un successo sicuro, anzi, come dimostrano le 71 opportunità concesse all’ex promessa del tennis a stelle e strisce Ryan Harrison. Per i giocatori provenienti da Paesi meno “importanti” non resta che accettare la situazione e magari usarla come motivazione per trovare il successo in altro modo. Clara Tauson, una delle giovani tenniste più interessanti nel panorama WTA, oltre che unica rappresentante dei colori danesi nelle prime 800 posizioni del ranking WTA, dice: “Si assiste a queste scene ogni settimana, di giocatori che ricevono wild card in continuazione e tu pensi, ‘perché non a me?’ Ma alla fine credo che questa cosa mi faccia bene, perché mi spinge a lavorare duro per guadagnarmi il posto in tabellone… credo sia meglio così. In questo modo tutto dipende da me e nessun altro”.

Il Paese scandinavo, abbastanza a sorpresa, ha prodotto due ottimi prospetti recentemente, ma mentre Tauson si è sudata la scalata alla Top 100, Holger Rune, diciassettenne e N.323 al mondo, si vede facilitato il compito. Infatti, sin dal mese di marzo si è visto assegnare ben sette wild card (su otto partecipazioni complessive a tornei ATP), di cui una per il prestigioso 1000 di Montecarlo. Il motivo di questa “predilezione” si spiega nell’influenza esercitata dai suoi sponsor e dalla rinomata Academy francese dove il ragazzo si allena.

In uno sport individuale come il tennis, dove la differenza tra i guadagni degli atleti è enorme, ogni posto in tabellone conta, per cui i tennisti che hanno una classifica più deficitaria si danno battaglia per conquistarne uno. Affinché lo sport possa funzionare in modo più professionale possibile, le decisioni importanti dovrebbero tenere un certo standard. Ecco perché, così come gli atleti sono tenuti a giustificare il ritiro da un torneo, allo stesso tempo anche gli organizzatori dovrebbero essere tenuti a spiegare le ragioni delle loro scelte sulle wildcard. L’auspicio è per una maggiore regolamentazione dell’intero sistema, e per uno sforzo maggiore al fine di garantire ai giocatori più talentuosi, ma senza le “conoscenze” adatte, di giocare partite di livello più alto, di modo da far sì che il tennis sia davvero uguale per tutti.

Traduzione a cura di Antonio Flagiello

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WTA Bad Homburg: Azarenka rischia grosso con Cornet, avanti Kvitova e Kerber

Le tre campionesse Slam danno smalto alla prima edizione di questo torneo raggiungendo i quarti di finale. Oggi tutte in campo

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Un po’ in controtendenza con quanto accade di solito nei tornei femminili ricchi di exploit e colpi di scena, nel torneo WTA 250 che si sta disputando nella piccola cittadina di Bad Homburg sono arrivate in fondo tutte le principali favorite. Questa comunque non è una vera e propria sorpresa perché alcune di loro hanno un palmares davvero degno di nota. La testa di serie n. 1 è Petra Kvitova, una che sull’erba di Wimbledon ha raccolto i maggiori successi della sua carriera con due trionfi e ora nel cuore della Germania sta ritrovando la fiducia necessaria per tentare un altro assalto Slam. Nei giorni scorsi ha vinto due partite entrambe al terzo set mostrando gande personalità nel parziale decisivo senza mai correre il rischio di perdere. Oggi nei quarti di finale affronterà l’argentina t.d.s. numero 5 Nadia Podoroska (24 anni, n. 39).

Altrettanto convincenti sono state le prestazioni della seconda favorita del seeding Victoria Azarenka la quale dopo aver superato la qualificata Hatouka, ieri ha portato a casa una grande battaglia durata quasi tre ore contro l’altrettanto battagliera Alize Cornet col punteggio di 6-4 3-6 7-6(7) salvando persino quattro match point di cui due nel tie-break decisivo. Nel terzo set sembrava che un infortunio alla coscia sinistra potesse comprometterle il resto della gara ma dopo un lungo medical time-out è riuscita a proseguire. Per la bielorussa ex n. 1 del mondo oggi ci sarà la sfida con la spagnola Sara Sorribes Tormo.

Il match più atteso dal pubblico di casa però è sicuramente quello che vedrà protagonista la t.d.s. numero 4 Angelique Kerber. La tedesca da diversi mesi a questa parte sembra aver difficoltà ad ottenere buoni risultati, ma un po’ di sostegno dagli spalti abbinati ad una superficie tutto sommato a lei congeniale sono stati una ricetta efficace per farle ritrovare il sorriso. La n. 28 del mondo ha perso solamente quattro game finora (due per match) contro due avversarie abbastanza modeste (la n. 478 Yashina e la n. 90 Blinkova) mentre oggi nei quarti di finale se la vedrà con Amanda Anisimova.

Il programma di gioco verrà aperto invece da un’altra giocatrice teutonica: Laura Siegemund la quale in questo torneo ha ottenuto il miglior risultato in carriera su questa superficie. Cercherà di impedirle di migliorarlo la ceca Katerina Siniakova.

 

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ATP

ATP Maiorca: Travaglia cede in due set a Bautista Agut

L’azzurro gioca un buon match ma non riesce a far breccia nelle difese dello spagnolo. Humbert si ritira e lascia via libera a Querrey. Avanti anche Carreno Busta e Thompson

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Stefano Travaglia - Antalya 2021 (via Instagram, profilo ufficiale del torneo)

[3] R. Bautista Agut b. S. Travaglia 6-3 7-5

Finisce agli ottavi l’avventura di Stefano Travaglia al torneo ATP 250 di Maiorca. Nonostante nel complesso non abbia giocato male, l’azzurro non è stato in grado di trovare le chiavi in risposta contro Roberto Bautista Agut e ha finito poi per rimanere invischiato nella rete dell’avversario, che oltre ad essere un tennista di alto profilo sa anche come fare bene sull’erba (è semifinalista in carica di Wimbledon).

Nel primo set Travaglia fa quello che ci si aspetta da lui ovvero servire bene e prendere l’iniziativa col dritto appena possibile. Di là dalla rete Bautista è il solito metronomo, ma ancora non sembra aver ingranato alla perfezione. L’italiano ne approfitta per tentare l’allungo nel terzo gioco, ma nessuna delle due palle break ottenute si trasforma effettivamente in un break. Nel game successivo tocca a lui difendere il proprio servizio dall’assalto dell’avversario, recuperando addirittura da 0-40 e impattando sul 2-2. Bautista però è definitivamente entrato in partita e comincia a muovere lo scambio a piacimento, soffrendo pochissimo alla battuta. Lo strappo decisivo avviene nell’ottavo game quando lo spagnolo riesce a centrare il break e a far suo il set con il terzo turno di servizio consecutivo tenuto a zero.

 

Sul 2-2 30-30 con Travaglia al servizio, il gioco si ferma e Lahyani proclama una pausa di quindici minuti (che poi saranno in effetti sono una decina) per un malfunzionamento di Hawk-Eye. Al rientro in campo, l’azzurro è bravo a chiudere senza farsi troppo condizionare dall’interruzione. Entrambi dominano i propri turni di battuta fino al 5-5, quando Travaglia si incasina con un doppio fallo e presta il fianco al break. Con le spalle al muro, l’italiano gioca il miglior game in risposta dall’inizio del match, pescando anche una bella risposta anticipata di rovescio, ma non riesce a spingersi oltre il 30-30 e Bautista chiude al primo match point. Ai quarti, lo spagnolo troverà Sam Querrey che ha passato il turno senza giocare in virtù del ritiro di Ugo Humbert.

Negli altri match di giornata si segnalano le vittorie piuttosto agevoli di Pablo Carreno Busta e Jordan Thompson, entrambe maturate con un doppio 6-4 rispettivamente ai danni di Jiri Vesely e Lukas Klein. I due si affronteranno nei quarti di finale.

Il tabellone completo

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