Gli Outfit del Roland Garros 2020

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Gli Outfit del Roland Garros 2020

Vecchie collezioni e orrendi scaldamuscoli in questo Roland Garros d’autunno. Nadal in pigiama. Djokovic con Lacoste gioca in casa. Swiatek mai banale. Kenin in stile Chris Evert

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Iga Swiatek - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Questa ultima edizione del Roland Garros è stata completamente diversa da tutte le altre per diverse ragioni. A partire dal fatto che il torneo si è giocato tra fine settembre e inizio ottobre invece che a a cavallo tra maggio e giugno come da tradizione. Di come il clima parigino abbia inciso sulle condizioni di gioco, rendendole più pesanti e lente, si è parlato tanto, soprattutto ad inizio torneo. Meno si è detto dell’impatto di questo slittamento sui look dei tennisti e delle tenniste in campo.

Gli effetti sono stati principalmente due. In primo luogo, alcuni brand, su tutti Adidas e Nike, hanno deciso di non riproporre la collezione pensata originalmente per Parigi, facendo vestire i loro atleti con gli stessi completi visti agli ultimi US Open. In questo articolo, per evitare ripetizioni rispetto a quello sullo Slam statunitense, non ci soffermeremo ancora su questi outfit. Insomma, momento spoiler: non c’è Sinner. Sarà per la prossima volta.

Daremo invece spazio a brand più piccoli che non avevamo analizzato nell’articolo sullo Slam newyorkese. In secondo luogo, per coprirsi dal freddo, tanti giocatori e giocatrici sono scesi in campo con vestiario termico e tute. Non esattamente capi noti per la loro eleganza. Qui ne vedrete il meno possibile perché gli scaldamuscoli sono e sempre saranno la morte dello stile su un campo da tennis. Premesse finite. Si comincia.

 

Novak Djokovic e collezione Lacoste Roland Garros

Novak Djokovic – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Lacoste è sponsor del torneo parigino ormai da anni. E disegna una collezione apposita per l’evento, da far sfoggiare ai propri atleti. Inevitabile dunque la decisione di non passare la mano e mostrare gli stessi outfit che avremmo dovuto vedere in estate. E così Novak Djokovic, uomo di punta del marchio francese, è tornato a sfoggiare una polo con lo stesso stile di quella vista agli Australian Open. Cambia la stilizzazione del coccodrillo, che diventa meno invasiva fortunatamente. Cambia il colore, passando dal verde al rosso. Non una scelta proprio felicissima sui campi in terra battuta ma al quale Nole ci ha abituato con Lacoste. Scarpe ovviamente abbinate in rosso. Il serbo insomma ha giocato sul sicuro. Bene, ma in maniera un po’ prevedibile. Come nella finale in cui Rafa sembrava già sapere in anticipo dove andava la palla. 

Benoit Paire – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Per gli altri tennisti la casa d’abbigliamento francese ha invece riservato per l’appunto una collezione dedicata al Roland Garros, con tanto di logo sulle magliette e i pantaloncini. Indubbiamente molto elegante e appropriata. A cominciare dalla scelta dei colori, ovvero bianco, blu navy e carta da zucchero. Il tocco moderno nelle polo dei maschietti è dato dalla sfumatura tra il bianco e il blu scuro nella parte bassa e dal colletto a zip con bordino in contrasto. Benoit Paire, in foto, uno dei giocatori più attenti al look del circuito, azzecca ad occhi chiusi l’abbinamento del pantaloncino in blu. Il french touch c’è tutto. Assolutamente impeccabile. (Valerio Vignoli)

Rafa Nadal (Nike)

Rafael Nadal al Roland Garros 2000 (foto Twitter @Rolandgarros)

Rafael Nadal sul Philippe Chatrier si sente decisamente a casa, forse questa è la ragione che l’ha spinto a presentarsi al Roland Garros 2020 vestito con un completino tinta unita che ha ricordato a tutti un pigiama. L’azzurro chiaro di maglia e pantaloncini non è una scelta felice per Nike. Uniche varianti sono le strisce laterali bianche degli shorts, il famoso baffo e il simbolo del toro color fucsia. Il fucsia è ripreso dai polsini di Rafa, ma inspiegabilmente non dalla bandana che è arancione. A completare forse il peggior look parigino di Nadal le scarpe nere, con nome e numero 12. Non c’è pericolo quindi che queste scarpe possano essere riciclate poiché i 12 Roland Garros sono ormai storia, il presente porta il numero 13.

Bocciato l’outfit, ma promossa la mascherina fluo logata Rafael Nadal Accademy. Un fucsia acceso che ha saputo farsi notare, fino a quando con la coppa tra le mani Nadal ha riportato l’attenzione di tutti non più sulla mascherina, ma sui suoi occhi lucidi durante l’esecuzione dell’inno spagnolo. Lacrime che ci hanno ricordato che ciò che ormai Rafa fa sembrare ordinario è in realtà un’impresa sportiva a dir poco straordinaria. (Chiara Gheza)

Martina Trevisan (Le Coq Sportif)

Martina Trevisan – Roland Garros 2020 (foto via Twitter @rolandgarros

Le Coq Sportif, marchio di abbigliamento sportivo francese, forse non avrà lo stesso charme della connazionale Lacoste. Ma ha comunque scritto pezzi di storia del tennis con le polo e le magliette indossate dai propri atleti. Arthur Ashe, Yannick Noah e Justine Henin, hanno colto importanti successi con il galletto cucito sul petto. Memorabile in particolare la polo bianca e gialla con cui Noah divenne l’ultimo tennista francese in grado di conquistare il Roland Garros nel 1983.

Da un paio di anni, Le Coq Sportif è tornato alla ribalta sul tour, sponsorizzando soprattutto atleti francesi come Richard Gasquet, Lucas Pouille e Ugo Humbert. Ma non solo. Anche la nostra Martina Trevisan, protagonista di una straordinaria avventura in questo Roland Garros, proseguita fino ai quarti di finale, è infatti una testimonial del marchio. Molto semplice il suo outfit con una gonna blu elettrica abbinata ad una maglietta a maniche lunghe bianca. L’outfit vero e proprio ma con un’altra colorazione, la toscana lo ha fatto vedere ad esempio agli assoluti di Perugia. Prevede una fantasia a raggiera nella canotta che va a finire nello stemma del marchio transalpino. Una mise molto sportiva ma senza trascurare del tutto lo stile. (Valerio Vignoli)

Lorenzo Sonego (Mizuno)

Lorenzo Sonego – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Non ha invece grande tradizione nel tennis Mizuno, brand giapponese, noto soprattutto per la qualità delle sue calzature per il calcio, la corsa, la pallavolo e la pallamano. Fatta eccezione per una parentesi di sponsorizzazione con Ivan Lendl all’inizio degli anni novanta che ha prodotto risultati che più nineties non si può, tra colori fluo e fantasie da fumetto manga. La polo con l’aquila indossata dalla leggenda ceca agli Australian Open del 1990 è stata rispolverata in chiave moderna per l’edizione di quest’anno, a testimonianza del revival di quell’epoca che sta imperversando ultimamente.

Mizuno sembra aver perso il pelo ma non il vizio. Di recente sul circuito, maschile soprattutto, ci ha infatti regalato collezioni all’insegna di tinte alquanto sgargianti. Ne è un esempio la maglietta indossata dal nostro Lorenzo Sonego in questa edizione del Roland Garros in cui si è issato fino agli ottavi di finale, per il suo migliore risultato Slam della carriera. Un look tutto in blu, elettrico peraltro. Strisce fucsia e bianche sulla maglietta. Outfit molto sportivo e che salta l’occhio. Ma l’effetto “power ranger” è innegabile purtroppo. (Valerio Vignoli)

Matteo Berrettini (Lotto)

Matteo Berrettini – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Lotto sceglie un colore classico ed elegante come il blu per vestire Matteo Berrettini a Parigi. Il colpo d’occhio è sicuramente di classe, anche perché Matteo è un testimonial perfetto per la linea d’abbigliamento italiana. Il pantaloncino tinta unita, molto semplice, è ravvivato dalla maglia sulla quale si mischiano varie gradazioni d’azzurro e di blu. I polsini azzurri donano luce e un tocco di leggerezza all’insieme. Decisamente promosso, quindi, il look di Berrettini su suolo francese in quanto perfino le scarpe sono coordinate in modo impeccabile con la maglietta. Siamo certi che Matteo saprà farci divertire in futuro con le sue prestazioni sul campo da tennis, così come Lotto saprà continuare a vestire con outfit di alto livello il tennista azzurro. Una menzione speciale meritano i completini Lotto pensati per le tenniste: il total fucsia scelto per lo Slam parigino è, a parere di chi scrive, semplicemente meraviglioso. (Chiara Gheza)

Collezione Fila

Diego Schwartzman al Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

Per Fila, la collezione maschile ha toni decisamente opposti a quella femminile. Il generoso Diego Schwartzman indossa un completo nero con delle fasce gialle nella parta bassa della T-shirt e dei pantaloncini. Se l’accostamento dei colori non è proprio dei più azzeccati, tuttavia, il quasi total black dona all’argentino poiché simboleggia la sua combattività e la sua infinita grinta. Le “fiammate” gialle invece rappresentano al meglio la sua esplosività, resistenza e rapidità. Insomma, un completo esteticamente da rivedere ma adatto a un gladiatore che in campo mette tutto il suo fuoco sacro.

Sofia Kenin – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Totalmente diversa la mise indossata da Sofia Kenin, semplice, delicata e un po’ vintage, che richiama le linee degli outfit anni Settanta. Deliziosa la canotta dalla fantasia scozzese con le tinte pastello dell’arancio e del rosa pallido, in pieno stile Roland Garros. Il gonnellino – molto corto e a trapezio – e la stessa canotta, inoltre, ricordano molto lo stile di una delle leggende americane dell’ocra parigina, Chris Evert. Certamente un outfit indovinato per la giovane Sofia. (Laura Guidobaldi)

Collezione Asics

La collezione Asics per lo Slam francese ha fatto centro. Incantevoli i colori, gli stessi per i modelli della linea maschile e femminile. Nei completi da uomo, come quello indossato dalla rivelazione francese Hugo Gaston, però, l’azzurro, l’arancio e il bianco della maglietta sono mischiati in geometrie un po’ “aggressive” e pesanti, e la lucentezza dei colori viene alquanto sminuita da una fantasia un po’ troppo anarchica.

Caroline Garcia – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Il vestitino indossato da Caroline Garcia, invece, è un vero incanto, forse il più bell’abito visto in campo nel 2020 (anche se, certo, non si è giocato molto). Estremamente elegante il modello di “Caro”, con la parte superiore di un celeste fresco e brillante al tempo stesso e la gonna bianca, ampia, leggera e non troppo corta. La parte superiore e inferiore vengono spezzate da una fascia in vita alquanto larga, di un bel color salmone acceso, molto primaverile (anche se il torneo si è svolto in autunno). Bellissimo. Semplice ma sfizioso, delicato ma con grande personalità. Inoltre, la linea e la vaporosità dell’abito, non solo sembrano adattissimi ad un’atleta snella e leggera come la Garcia, ma fanno pensare ad un capo dalla grande comodità e praticità. (Laura Guidobaldi)

Stan Wawrinka – Yonex

Stan Wawrinka – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Siamo lontani dagli short a quadretti in stile pigiama indossati da Wawrinka quando ha trionfato al Roland Garros nel 2015. Per carità, quei pantaloncini sono diventati mitici perché simboleggiano uno dei più begli exploit mai realizzati sul Philippe Chatrier, da uno svizzero che non è Federer e per giunta nell’era Rafa Nadal! Quest’anno, invece, Stan “The Man” ha optato per una mise estremamente classica. Con il classico non si sbaglia mai e, infatti, in mancanza di Federer, il tennista di Losanna ha ripreso un po’ lo stile del raffinato Roger, con quella maglietta blu notte con colletto alla coreana e short rigorosamente bianchi. Outfit carismatico, composto e impeccabile, proprio come il tennis di Stan. (Laura Guidobaldi)

Bonus Off-Court: Iga Swiatek

Un abito lungo a righe verticali è sempre complicato da portare. La neocampionessa di Parigi, Iga Swiatek, però, nel suo shooting con la Coupe Suzanne Lenglen tra le braccia, sembra trovarsi a proprio agio con questo lungo “camicione” a righe. Un abito un po’ in stile vestaglia, è vero, ma complessivamente distinto, con un colletto di camicia, maniche lunghe e leggere e cintura molle in vita. Il tocco chic viene dato certamente dai colori, disposti in righe verticali: l’azzurro Tiffany, l’arancio, il rosa, il bianco e un po’ di grigio scuro per aggiungere un pizzico di grinta alla delicatezza delle tinte pastello. Laddove Iga inciampa clamorosamente, però, è nella scelta delle scarpe: un paio di mocassini rasoterra (come lo sono appunto i mocassini), nerissimi, troppo seriosi e, diciamolo pure, più adatti a una divisa da educanda anni Cinquanta piuttosto che a un abito lungo, leggiadro e così “parigino”. Peccato davvero. (Laura Guidobaldi)

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Gli auguri del mondo del tennis a Rino Tommasi

Da Steve Flink a Federico Ferrero, passando per Richard Evans e tanti altri. Pubblichiamo i messaggi d’auguri per Rino Tommasi ricevuti dal direttore Scanagatta

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Ieri, 23 febbraio, Rino Tommasi ha compiuto 87 anni e gli abbiamo reso omaggio in questo articolo. Nelle ultime ore, però, il direttore ha ricevuto tanti messaggi di auguri rivolti a Rino e abbiamo deciso di raccogliere i migliori e pubblicarli.


Andrea Gaudenzi 

Caro Rino,

Tanti auguri per il tuo ottantasettesimo compleanno! Una vera icona del giornalismo tennistico italiano, sei sempre stato in prima fila nell’uso delle statistiche e dei dati nel nostro sport, una cosa che ho sempre rispettato e ammirato nel corso della mia carriera di giocatore. Sebbene tu non sia più presente nel circuito, il tuo contributo al nostro sport non è certamente stato dimenticato.
Buon compleanno, ti auguro il meglio,

 

Andrea

Steve Flink 

Rino,

Ubaldo mi ha detto che oggi compi 87 anni, difficile crederlo! Gli anni passano così veloci. Nella mia testa ti ricordo a 45 o 50 anni, ma 87? Impossibile! Ho così tanti ricordi di noi durante gli anni. Ne condividerò giusto alcuni. Eravamo a Palm Springs nel 1978. Una mattina, prima delle partite, abbiamo giocato un po’ a tennis sui campi in cemento. Mi davi un vantaggio di 30-0 in ogni game. Ho subito capito perché lo facevi: perché eri molto più forte di me!

Gli scambi erano lunghi, ma mi hai battuto 6-1 6-2. Ero un po’ in imbarazzo, ma tu mi hai detto: “Steve, hai giocato molto meglio di quanto pensassi!” Abbiamo riso entrambi e poi hai detto una cosa che mi avresti ripetuto molte volte durante gli anni. Mi hai detto: “Non ho intenzione di essere modesto, perché non ho motivo di esserlo”. E poi sei scoppiato a ridere, con quella risata che è solo tua. Nessuno ride come te. Nessuno.

Ora sto pensando ad un momento veramente divertente nella sala stampa di Wimbledon nel 2009. Eri seduto al tuo solito posto, uno o due sedie distante da Ubaldo. Mi sono avvicinato e ho detto: “È così bello vedere lo scrittore italiano migliore di sempre”.

E tu hai sorriso, Rino, credendo stessi parlando di te ed eri già pronto a ringraziarmi. Poi mi sono girato verso Ubaldo, gli ho dato una pacca sulla spalla e ho detto “Sto parlando, naturalmente, del grande Ubaldo Scanagatta”. Ubaldo e io abbiamo riso di gusto. Tu hai fatto una smorfia, Rino. Ma poi hai sorriso, scosso la testa e ci hai guardato come se fossimo due pazzi senza speranza – e probabilmente lo eravamo. Allora hai messo le braccia intorno a me e a Ubaldo e hai detto: “Entrambi avete così tanto da imparare e così tanta strada da fare, ma vi accompagno io”.

Ubaldo Scanagatta premiato agli US Open 2018. Con lui l’Hall of Famer Steve Flink (foto Roberto Dell’Olivo)

Quindi una volta ancora ci hai mostrato la tua superiorità. Non sapevamo se dire “Game, set and match, Rino” o “Scacco matto!” Ho così tanti ricordi, ma ti lascio con quest’ultimo. Sampras e Rafter stavano giocando la finale di Wimbledon nel 2000 e io facevo avanti e indietro tra la sala dei media e il campo centrale, perché ero reporter del match per CBS Radio. Stavo salendo quei gradini nella sezione stampa del campo centrale con Rafter avanti 6-5 e servizio nel secondo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Mi hai visto stare in piedi con un’espressione seria e mi hai detto “Steve, non essere così depresso”.

Sapevi che speravo che Sampras vincesse il suo tredicesimo Major per superare Roy Emerson, cosa che ovviamente fece in 4 set. Quando mi hai detto di non essere depresso, l’hai fatto con sensibilità e non sarcasmo. Mi è sempre piaciuto di te che sapevi quando essere sarcastico e quando essere comprensivo con i sentimenti dei tuoi amici. E questo tratto del tuo carattere ti distingue da tanti.

Una volta mi hai dato anche un consiglio sulla mia scrittura e l’hai fatto in modo candido, come al tuo solito. Mi hai detto, “Steve, dovresti scrivere di più come parli”. E io ho preso a cuore il tuo consiglio.

Quindi Rino, brindo a te adesso per celebrare il tuo compleanno! Io ho delle buone ragioni per essere modesto, perciò dirò semplicemente che nessuno di noi potrebbe mai lontanamente essere alla tua altezza. Buon compleanno amico mio! Ti auguro il meglio.


Doris Henkel

Caro Rino,

Tanti auguri di buon compleanno. Devo ammetterlo, ho avuto bisogno del dizionario per questa frase :-))

Ricordo chiaramente i momenti con te in sala stampa, anche se ne è passato di tempo. Ti mando i miei migliori auguri e i miei saluti dal nord della Germania, e spero che passerai una bella primavera, che sembra stia arrivando.

Cordialmente, Doris


Marco Keller

Rino è unico nel suo genere, semplicemente un grande! Ho parlato con lui solo un paio di volte, ma ho letto in questi anni tanti suoi articoli su “La Gazzetta dello Sport” e mi sono piaciuti un sacco i suoi commenti da esperto di calcio a “La domenica sportiva”. Tanti auguri dalla Svizzera, Signor Tommasi!


Simon Cambers

Ciao Ubaldo,

non conosco Rino così bene, ma so di lui e di quanto è apprezzato da quelli che lo conoscono. Ho letto i suoi articoli su “La Gazzetta” durante questi anni. Fagli gli auguri da parte mia e digli che i suoi articoli mi hanno aiutato ad imparare l’italiano in questi anni! Grazie mille, Simon


Mike Dickson

Non ho storie su Rino, perché non l’ho mai conosciuto bene, ma per favore manda a lui e a Gianni i miei migliori auguri. Sono grandi e unici.


George Homsi

Amico Rino! Ti auguro un fantastico ottantasettesimo compleanno e ancora tanti a venire! Conservo vecchi ricordi dei nostri incontri e dei nostri dibattiti nelle sale stampa. Mi mancano la tua amichevole presenza e le tue opinioni da esperto. Mantieniti forte, come so che sei! Spero di poterti rivedere qualche volta e magari condividere anche un piatto di spaghetti! Al dentissimo naturalmente.


Guillermo Salatino

Ubaldo,
Grazie per avermi permesso di inviare i miei migliori auguri a Rino, augurandogli di restare forte com’è sempre stato. È stato uno dei miei grandi amici, uno di quelli con cui ho più parlato di tennis e ho molto discusso. Ovviamente è stato lo stesso con G. Clerici. Le mie origini italiane mi fanno avere uno speciale affetto per loro. Ricordo un aneddoto con Rino e approfitto del suo compleanno per condividerlo: Sabatini doveva giocare la semifinale dello US Open del 1990 contro M J Fernandez. Dissi a Rino, che era accanto a me, che non credevo alle statistiche. Mary Joe secondo i numeri era favorita, ma secondo me ogni partita era una storia a sé e che per questo motivo pensavo che le statistiche erano relative. Rino mi guardò e mi disse: “Ti ho ascoltato e sono arrivato alla conclusione di aver sprecato la mia vita dietro alle statistiche”. Ci guardammo e ridemmo. Rino faceva i pronostici ufficiali del torneo e dava come favorita Mary Joe. Io gli dissi che avrebbe sbagliato e così fu.

Con Rino siamo stati anche compagni di doppio a Roma e abbiamo vinto contro Gianni e Bud Collins. Quanti ricordi. Tanti anni. Più di 40. Tu ti sei ritirato, e io farò lo stesso. Probabilmente sarà il mio ultimo anno, se il Covid lo permette. Mi manca il tuo sorriso, il tuo tono di voce tanto particolare. Le tue fughe di un giorno nel “Concord” a Las Vegas per commentare un incontro di Leonard o Ali. Ti mando un forte abbraccio e voglio che tu sappia che fai parte dei grandi amici che porto con me dai miei 45 anni nel circuito.


Richard Evans

I migliori auguri a Rino per un felice compleanno! I miei primi ricordi risalgono al Foro Italico negli anni ’60 e sono legati alla sua gentilezza nei miei confronti, unita all’invito a scrivere articoli per la sua eccellente rivista “Tennis Club”. Come giustamente ricordi, Ubaldo, Rino è stato un’enorme presenza per i decenni seguenti e il migliore con le statistiche! Ha dato ai primi giorni della tecnologia nel tennis un volto umano – qualcosa che dobbiamo ricordarci di non perdere.

I miei migliori auguri, Richard


René Stauffer

Un buon compleanno a Rino, digli che anche il suo vecchio amico svizzero sente la sua mancanza. Ho tanti ricordi di Rino. Il primo risale a quando ci siamo conosciuti a Dallas nel 1982. Mentre visitavamo Southfolk Ranch mi disse: “Potresti essere mio figlio”. Giovane e spontaneo com’ero, risposi: “Saresti orgoglioso di avere un figlio come me…”Salutami anche Gianni. Mi manca anche lui. I migliori auguri anche all’Italia.


Eduardo Puppo

Un forte abbraccio a Rino, che leggo da quando iniziai con il giornalismo tennistico nelle riviste italiane. Una vita intera legata alle sue statistiche, consultate da tutti quelli che seguono questo sport e che hanno segnato un’epoca in cui i numeri hanno iniziato a governare. Rino è stato in gran parte colui che ha guidato questa parte tanto importante per la storia del tennis. Eduardo Puppo.

Sandra Harwitt

Caro Rino

Felicissimo ottantasettesimo compleanno! Ti ho incontrato agli inizi della mia carriera e sei sempre stato non solo un collega amichevole, ma anche un pozzo di informazioni preziose sul tennis.

Ti auguro una magnifica giornata.

Tom Tebbutt

Bingo Bingo Bongo – Rino, tu e Gianni avete portato nelle sale stampa un divertimento impertinente che nessun duo di altri Paesi avrebbe mai potuto eguagliare. La tua incredibile conoscenza del tennis e delle sue statistiche è leggendaria ed era la normalità prima che i programmatori iniziarono ad inserire i numeri nelle macchine (cioè i computer). E le tue divertenti previsioni durante lo US Open erano un must da leggere ogni giorno.

Gli italiani hanno sempre portato un tratto distintivo alla divulgazione del tennis e alle sale stampa, con te e Gianni a capo della classe. Ci manchi e ti ringraziamo per tutti questi anni. Alla tua salute e buon compleanno,
Tom T.

P.S. E dall’aldilà Bud Collins grida a gran voce “Rhino”.


Serge Fayat

Ciao Rino, Sei sempre il numero uno del ranking, lo sai. Al tuo cospetto, le 310 settimane di Federer e quelle che saranno presto le 311, 312 e 313 di Djokovic non sono niente!

Stammi bene.


Paolo Bertolucci

Mille auguri al più grande, al n.1! Enorme rispetto anche se non sempre vedevamo lo stesso mondo come quando affermava “Non esiste ristorante che valga il prezzo di una corsa in taxi”


Andrea Scanzi

Rino Tommasi è un gigante. Ha inventato un giornalismo profondamente suo, fatto di statistiche onniscienti, apparente “burberismo” e mitologici “circoletti rossi”. Un finto freddo, mai tifoso e sempre appassionato, con una voce unica e una sostanziale onniscienza in fatto (anzitutto) di tennis e boxe.
Le sue telecronache con Gianni Clerici hanno cresciuto, cullato e appassionato milioni di italiani. Di fatto sono state l’imprinting perfetto per tanti ragazzi. Ne ho un ricordo vivido. Coincidono, almeno per me, con gli anni d’oro del tennis. E lo dico da edberghiano fervente, divenuto tale anche per merito suo.
Quelli come me gli devono tantissimo.
Un maestro autentico, ma anche un prezioso compagno di viaggio.
Buon compleanno, Rino
.


Marco Gilardelli

Auguri Rino, amico di una vita, che come giocatore mi hai battuto, e come giornalista sei riuscito a parlare bene di me. Sei stato il mio mito come telecronista e da quando manca il tuo circoletto rosso, le telecronache hanno perso il senso del bello.

Un abbraccio affettuoso
Marco


Bill Scott

Ciao Rino, ti auguro un buon compleanno… grazie per essere il computer e il custode dei record… e senza un computer, solo quel grande taccuino. il tuo posto vicino al finestrino nella sala stampa di montecarlo sarà sempre disponibile.


Federico Ferrero

Accolgo volentieri l’invito di Ubaldo anche se, come ho avuto modo di dirgli, non credo di essere la persona giusta per celebrare la vita di Rino e il suo cammino, temo non ripetibile, nel giornalismo.

Quello che posso dire è che Rino è stato – inconsapevolmente – uno dei miei motivatori. Se mi sono appassionato al tennis, è anche grazie a lui. Se ho pensato che fare il giornalista, e magari di tennis, fosse la cosa più bella che potessi ottenere nel lavoro, è stato anche per merito suo. Purtroppo sono arrivato tardi e non ho mai potuto lavorare con lui. La prima volta che lo incontrai, nel 1994, ero un liceale in uscita, neanche tanto libera, al torneo di Monte Carlo. Lo fermai per chiedergli di aiutarmi a trovare Gianni Clerici. Lui non tirò dritto, non disse di arrangiarmi, ma mi scortò in sala stampa. Da imbucato, la prima voce che sentii fu quella di Ubaldo, in collegamento con una radio. In fondo alla sala, c’era Gianni. Col quale improvvisai una ridicola intervista: gli chiesi di fare “Il punto della situazione” e lui mi rispose “Sì, ma di quale situazione?” Il solo fatto di trovarmi seduto lì, in mezzo a loro due, era quanto di meglio potessi chiedere.

A un certo punto, Rino mi chiese di dove fossi. “Ah, Cuneo… Il maestro Montevecchi!” Gianni gli fece eco: “Ma Rino, quale Montevecchi… Fenoglio! Questo ragazzo qui è di Alba, deve leggere Fenoglio!” “Gianni – ribatté – ognuno fa i riferimenti che può. In ogni caso, sappi che per molti anni sono stato l’unico lettore dei miei articoli. Quindi non ti scoraggiare”.

Non mi scoraggiai. Ci incrociammo qualche volta in sala stampa, ovviamente non poteva ricordare l’episodio del ‘94. Fu molto carino con me. Sapendo che non era persona da smancerie gratuite, ciò che mi disse ce l’ho nel cuore.

Finii a cena un paio di volte con lui, una durante la Davis a Marrakech, un’altra a Londra, in un ristorante italiano. Ricordo in particolare una sera, c’era anche Martucci della Gazzetta. Decidemmo di accompagnarlo a piedi in albergo, “tanto sono due passi”, gli disse Vincenzo. Rino gli rispose qualcosa come: “No, sono trecentoventidue dalla scala mobile della metropolitana”. Di fronte al nostro sconcerto, precisò: “Li ho contati. Trecentoventidue. In realtà, il dato è interpolato perché gli ultimi ottanta li ho fatti quando un gruppo di ragazzi mi ha riconosciuto per strada e, mentre contavo, stavamo parlando”.

Di Rino ho sempre apprezzato, tra le altre cose, il fatto che dicesse ciò che pensava, per quanto sgradevole potesse essere. O, ma solo per chi calcola ogni parola e basa i rapporti personali sulla convenienza, inopportuno. Quando sento dire che sì, è vero, ma lui se lo poteva permettere, rispondo che se ci si vuole creare una corazza che permetta di esprimersi liberamente, è meglio farlo con la propria credibilità. Se Rino sapeva di poter parlare a ruota libera senza subirne conseguenze, il merito era tutto suo. Perché nessuno avrebbe mai cacciato Rino Tommasi. La gente lo trattava alla stregua di un campione del tennis, gli chiedeva gli autografi e si faceva fotografare con lui, ed era giusto così.


Sebastian Fest

Better late than never!
Caro Rino, con un po’ di ritardo approfitto della grande proposta di Ubaldo per farti gli auguri di buon compleanno. Mi occupo di tennis da qualche anno, più di quanto avrei potuto immaginare, e questo mi ha permesso di incontrare persone come te, Gianni o Bud, persone dalle quali ho imparato molto. Spero che stiate bene e che vi godiate questo strano momento tennistico a distanza.
Abbracci

Craig Gabriel

Carissimo Rino,
I miei migliori auguri per il tuo ottantasettesimo compleanno, te ne mancano solo 13 (un numero fortunato) per arrivare a un secolo. Spero che sia stata una splendida giornata per te e per la tua famiglia. Ti penso spesso, sei unico.


Kaoru Takeda

Quando andai per la prima volta al Roland Garros nel 1985, mi ricordo che Rino era lì. Ogni volta che il compianto Eiichi Kawatei [giornalista e dirigente che ha contribuito a popolarizzare il tennis in Giappone, nonché uno dei promotori del ritorno del gioco alle Olimpiadi, ndr] mi raccontava del tennis dei suoi tempi, il nome di Rino veniva sempre menzionato assieme a quelli di JP, Bud Collins, Richard Evans e Russ Adams. Eiichi era anche un buon amico di Ken Rosewall, ed era quasi coetaneo di Rino (era nato nel dicembre del 1933).

“Non rovinare una bella storia con la verità” è un detto che lui usava spesso. La capacità di raccontare una storia è l’essenza della gioia della nostra professione, e credo che questo elemento abbia contribuito all’ascesa di tanti giovani tennisti italiani di talento. Auguro un buon compleanno a lui e alla sua famiglia, e spero di vederlo in futuro.

PS: il 23 era anche il compleanno dell’imperatore, e quindi qui in Giappone era festa nazionale.

Traduzione degli auguri in inglese e spagnolo a cura di Claudia Marchese

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ATP

ATP Montpellier: Sonego doma Korda, Bedene (e la schiena malconcia) eliminano Sinner

Sinner si arrende al tie-break del terzo set, anche per problemi alla schiena. Sonego alza il livello del suo tennis e supera l’insidia del talento statunitense

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Una delle migliori versioni della carriera sul cemento di Aljaz Bedene supera a sorpresa, dopo due ore e quaranta di battaglia, la testa di serie numero 5 del torneo – il nostro Jannik Sinner – al primo turno (3-6 6-2 7-6).

Le premesse sembravano ben diverse. Sinner è autoritario al servizio e in tutto il primo set lascia le briciole a Bedene nei suoi turni di battuta. Lo sloveno riuscirà a vincere solamente tre punti in risposta in tutto il primo set. L’aggressività di Sinner si sente anche in ribattuta e una seconda leggera condanna Bedene a subire il break nel quarto game. Da quel momento Sinner alza ulteriormente le marce e non si guarda più indietro.

La musica cambia nel secondo set, sia per colpa del calo di Sinner che per un Bedene oggi extralusso nei colpi offensivi. Il numero 34 del mondo cala di quantità e qualità di prime e i suoi turni di battuta ne risentono. Il nativo di Lubiana nota il calo di livello dell’avversario e prende fiducia al servizio e nel gioco da fondo. Il break è una naturale conseguenza: il tennista sloveno sfrutta gli errori di Sinner e guadagna tre palle break. L’azzurro è bravo a rimontare lo 0-40, ma Bedene non fallisce la quarta palla break e passa avanti per la prima volta nel match. Ora Sinner è in confusione e al momento di servire per restare nel set paga l’ennesimo passaggio a vuoto che chiude il secondo set. 6-2 Bedene.

 

Il terzo set si apre all’insegna dell’equilibrio. Entrambi hanno l’opportunità di breakkare ma i servizi reggono e si arriva al tie-break. Il parziale decisivo arriva e Sinner va subito avanti di un mini-break. L’inizio sembra promettente ma per il tennista italiano arrivano subito i guai. Già dopo il secondo punto Sinner comincia a toccarsi la schiena e dopo tre dritti consecutivi steccati è costretto a chiamare il medical time-out per dolori lombari. Dopo il trattamento la situazione non migliora e Bedene chiude senza problemi il tie-break per 7-3. Sinner perse al primo turno del torneo di Montpellier anche lo scorso anno, quella volta contro Mikael Ymer. Sarà direttamente nel tabellone di Rotterdam senza wild card, a causa del forfait di Matteo Berrettini. Andrà però valutata la gravità dell’infortunio alla schiena che lo ha limitato al momento decisivo.

A cura di di Giorgio Di Maio


SONEGO VA

La versione francese di Lorenzo Sonego si conferma più convincente di quella australiana. Il torinese si è guadagnato in sicurezza i quarti di finale del 250 di Montpellier, onorando la settima testa di serie del tabellone. A differenza di quanto accaduto all’esordio, stavolta gli sono bastati due set per risolvere l’insidioso incrocio con Sebastian Korda (6-3 6-2).

La stellina statunitense, ormai in top 100, arrivava da soli sei ko negli ultimi 31 match. Pratica rischiosa. Il numero quattro d’Italia è però cresciuto in sicurezza rispetto a quanto mostrato all’esordio contro Gaston, quando comunque, nel parziale decisivo, non c’è stata storia.

Per battere il figlio d’arte, gli è servita appena un’ora e un quarto. Trovando la chiave per far girare a proprio favore ciascuno dei due set. In quello d’apertura, ha sofferto nel corso del terzo turno di servizio in cui si è fatto riprendere da 40-0, trovandosi costretto ad annullare due palle break. Ostacolo però superato, con il break risolutivo piazzato nel game successivo. Frizzante ma discontinuo il tennis con cui Korda ha approcciato la partita: efficace il rovescio, meno brillante in generale la lettura delle situazioni. Facendo base sulla solidità del suo servizio, Lorenzo ha chiuso 6-3 vincendo 11 degli ultimi 13 punti in battuta.

Il secondo set inizia con lo statunitense più ordinato, attento a limitare gli svolazzi per non regalare punti al numero 36 del mondo. Ma il quinto game, quello del break che ha sostanzialmente chiuso i conti, Sonego se l’è preso anche d’esperienza. Bravo a non deconcentrarsi su una palla di Korda chiaramente fuori sulla quale, però, si è continuato a giocare. Doppia palla break, la seconda capitalizzata punendo con un passante chirurgico una delle non impeccabili discese a rete del giovane Sebastian. Il 4-2, che ha spaccato definitivamente la partita, si è concretizzato nel game successivo quando il servizio (più efficaci sia le prime, sia le seconde) l’ha fatto risalire agevolmente da 0-30.

Arriva così il quarantesimo successo a livello ATP e il quarto di finale numero quattro in carriera. Dopodomani, la sfida al vincente tra Benjamin Bonzi e un David Goffin che di questi tempi non pare invulnerabile. “Non è stato semplice – ha commentato a caldo l’azzurro, 36 ATP – ho giocato meglio rispetto alla prima partita. Il mio servizio mi aiuta, sto lavorando per completare il mio tennis anche in risposta“. Per diventare sempre più universale. Sul veloce indoor, dalla super settimana di Vienna a ottobre, sembra sia scattata la magia.

A cura di Pietro Scognamiglio

Il tabellone completo di Montpellier

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ATP

Cecchinato sorride a Cordoba: “Sto tornando a esprimere un buon tennis”. Marcora supera Gulbis a Singapore

Il siciliano batte Dellien e se la vedrà con Schwartzman. Mager si fa sorprendere dal fratello meno promettente della famiglia Cerundolo. Marcora non concede nulla a Gulbis

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Marco Cecchinato - Cordoba 2021 (via Twitter, @CordobaOpen)

ATP 250 Cordoba – terra rossa (montepremi $393.935)

Il torneo argentino giunto alla sua seconda edizione ha visto scendere in campo tra ieri e oggi due tennisti italiani: Marco Cecchinato e Gianluca Mager. Solo il primo è riuscito ad ottenere una vittoria superando al terzo set il boliviano Hugo Dellien per 6-2 4-6 6-1 in poco meno di due ore. Il rovescio è il colpo che in questo match ha funzionato di più per il siciliano, il quale ha sì avuto un passaggio a vuoto che gli è costato il secondo set (break subìto nel nono game) ma ha dominato sin da subito nel parziale decisivo. Adesso per Cecchinato c’è l’impegnativa sfida contro la testa di serie n. 1 Diego Schwartzman, tennista che ha battuto una sola volta in carriera, nella finale dell’ATP 250 di Buenos Aires del 2019.

“Sembrava un match in controllo e poi si è un po’ complicato” ha affermato Cecchinato nella conferenza post-partita svoltasi prima in italiano e poi in spagnolo. “Ho perso un set un po’ strano però sono molto contento perché sono rimasto lì. A inizio terzo set ho avuto tante palle break e una volta conquistato ho iniziato a esprimere un buon tennis“. Mentre sul suo prossimo avversario ha detto: Dopo tanto tempo sono molto contento di giocare nuovamente contro un top 10, uno dei migliori al mondo. Io sto tornando a giocare bene e ad allenarmi bene quindi non ho nulla da perdere”. 

La scorsa estate Marco è diventato padre e ovviamente, come sottolineato da tanti altri giocatori in passato, la cosa influisce sulla carriera: “Mi ha cambiato la vita perché è stata la più grande emozione della mia vita. Un cambiamento in positivo perché ora ho imparato ad avere maggior pazienza in campo e ho priorità diverse“. E una delle priorità di quest’anno è “giocare tante partite, come 70, 80 match in stagione, pensando sempre al gioco e allenandomi bene”. E non c’è modo migliore per farlo che vincendo come fatto oggi.

 

Un po’ inaspettatamente invece è incappato in una sconfitta Gianluca Mager. Il n. 99 del mondo si è fatto sorprendere da Francisco Cerundolo, n. 135 del ranking e beneficiario di una wild card. Il 26enne di Sanremo sembrava nel primo set aver trovato le contromisure giusto da opporre al giocatore argentino, tanto da essersi portato avanti 5-2; Cerundolo è invece riuscito a risalire salvo poi cedere 7 punti a 3 nel tie-break. Il secondo parziale è stato dominato da Cerundolo per 6-1 grazie a due break e all’evidente stanchezza accumulata da Mager per portare a casa il primo set. Nel terzo poi si è tornati ad avere molto equilibrio soprattutto nella parte centrale dove una serie di break lunghi e lottati ha visto emergere in testa l’argentino, quasi sempre in controllo degli scambi, che ha poi chiuso 6-4 in 2 ore e 3 minuti.

Piccola curiosità: oltre al 22enne Francisco, nel tabellone principale a Cordoba è presente anche suo fratello 19enne Juan Manuel Cerundolo, mancino e dotato di maggior tocco. Superate le qualificazioni da n. 335 ha battuto egregiamente Thiago Seyboth Wild e ora agli ottavi se la vedrà con Miomir Kecmanovic.

Risultati:

M. Cecchinato b. H. Dellien 6-2 4-6 6-1
R. Carballes Baena b. J. Sousa 6-3 6-1
F. Coria b. [6] D. Koepfer 6-1 6-4
[Q] J. Cerundolo b. T. Seyboth Wild 7-5 7-6(3)
F. Bagnis b. N. Kicker 6-1 6-4
[Q] T. Etcheverry b. A. Martin 6-3 7-6(4)
[5] A. Ramos b. J. Londero 4-6 6-2 6-2
[WC] F. Cerundolo b. G. Mager 6-7(3) 6-1 6-4
[8] F. Delbonis b. P. Sousa 6-4 6-4
[7] T. Monteiro b. [LL] J. Menezes 6-3 6-3

Il tabellone aggiornato

ATP 250 Singapore – cemento (montepremi $361.800)

La prima edizione del torneo di Singapore sorride al tennis azzurro e in particolare a Roberto Marcora. Il 31enne attuale n. 191 del mondo infatti è tornato a vincere un match nel tabellone di un torneo ATP dopo oltre un anno (quando nel 2020 a Pune raggiunse i quarti di finale da qualificato) battendo niente meno che Ernests Gulbis. La partita è stata dominata dal servizio (tanto che Marcora ha chiuso con l’85% di punti vinti con la prima e Gulbis con il 79%, cifra elevatissima per uno sconfitto) e fatali per il lettone sono state due sole palle break concesse. Quella che ha deciso il primo set è arrivata sul 5-5 che ha permesso a Marcora di chiudere 7-5. Mentre il secondo set si è aperto con un altro break a favore del 31enne, che non ha concesso letteralmente nulla al suo avversario e ha chiuso 6-4. Ora per lui ci sarà la sfida contro la t.d.s. numero 1 Adrian Mannarino. Da segnalare anche la fitta preparazione del n. 81 del mondo Soonwoo Kwon, che tre giorni fa batteva Musetti nella finale del Challenger di Biella e poi è volato a oltre 10.000 km di distanza, trovando un’altra vittoria al primo turno contro lo statunitense Thai Son Kwiatkowski.

Risultati:

[8] K. Soonwoo b. [Q] T. Kwiatkowski 4-6 6-3 6-4
R. Marcora b. E. Gulbis 7-5 6-4
[WC] M. Ebden b. [PR] Y. Bhambri 6-3 7-6(3)
[3] M. Cilic vs T. Daniel
M. Cressy vs [5] Y. Nishioka
[4] A. Bublik vs A. Celiklilek
A. Popyrin vs A. Andreev

Il tabellone aggiornato

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