Gli Outfit del Roland Garros 2020

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Gli Outfit del Roland Garros 2020

Vecchie collezioni e orrendi scaldamuscoli in questo Roland Garros d’autunno. Nadal in pigiama. Djokovic con Lacoste gioca in casa. Swiatek mai banale. Kenin in stile Chris Evert

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Iga Swiatek - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Questa ultima edizione del Roland Garros è stata completamente diversa da tutte le altre per diverse ragioni. A partire dal fatto che il torneo si è giocato tra fine settembre e inizio ottobre invece che a a cavallo tra maggio e giugno come da tradizione. Di come il clima parigino abbia inciso sulle condizioni di gioco, rendendole più pesanti e lente, si è parlato tanto, soprattutto ad inizio torneo. Meno si è detto dell’impatto di questo slittamento sui look dei tennisti e delle tenniste in campo.

Gli effetti sono stati principalmente due. In primo luogo, alcuni brand, su tutti Adidas e Nike, hanno deciso di non riproporre la collezione pensata originalmente per Parigi, facendo vestire i loro atleti con gli stessi completi visti agli ultimi US Open. In questo articolo, per evitare ripetizioni rispetto a quello sullo Slam statunitense, non ci soffermeremo ancora su questi outfit. Insomma, momento spoiler: non c’è Sinner. Sarà per la prossima volta.

Daremo invece spazio a brand più piccoli che non avevamo analizzato nell’articolo sullo Slam newyorkese. In secondo luogo, per coprirsi dal freddo, tanti giocatori e giocatrici sono scesi in campo con vestiario termico e tute. Non esattamente capi noti per la loro eleganza. Qui ne vedrete il meno possibile perché gli scaldamuscoli sono e sempre saranno la morte dello stile su un campo da tennis. Premesse finite. Si comincia.

 

Novak Djokovic e collezione Lacoste Roland Garros

Novak Djokovic – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Lacoste è sponsor del torneo parigino ormai da anni. E disegna una collezione apposita per l’evento, da far sfoggiare ai propri atleti. Inevitabile dunque la decisione di non passare la mano e mostrare gli stessi outfit che avremmo dovuto vedere in estate. E così Novak Djokovic, uomo di punta del marchio francese, è tornato a sfoggiare una polo con lo stesso stile di quella vista agli Australian Open. Cambia la stilizzazione del coccodrillo, che diventa meno invasiva fortunatamente. Cambia il colore, passando dal verde al rosso. Non una scelta proprio felicissima sui campi in terra battuta ma al quale Nole ci ha abituato con Lacoste. Scarpe ovviamente abbinate in rosso. Il serbo insomma ha giocato sul sicuro. Bene, ma in maniera un po’ prevedibile. Come nella finale in cui Rafa sembrava già sapere in anticipo dove andava la palla. 

Benoit Paire – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Per gli altri tennisti la casa d’abbigliamento francese ha invece riservato per l’appunto una collezione dedicata al Roland Garros, con tanto di logo sulle magliette e i pantaloncini. Indubbiamente molto elegante e appropriata. A cominciare dalla scelta dei colori, ovvero bianco, blu navy e carta da zucchero. Il tocco moderno nelle polo dei maschietti è dato dalla sfumatura tra il bianco e il blu scuro nella parte bassa e dal colletto a zip con bordino in contrasto. Benoit Paire, in foto, uno dei giocatori più attenti al look del circuito, azzecca ad occhi chiusi l’abbinamento del pantaloncino in blu. Il french touch c’è tutto. Assolutamente impeccabile. (Valerio Vignoli)

Rafa Nadal (Nike)

Rafael Nadal al Roland Garros 2000 (foto Twitter @Rolandgarros)

Rafael Nadal sul Philippe Chatrier si sente decisamente a casa, forse questa è la ragione che l’ha spinto a presentarsi al Roland Garros 2020 vestito con un completino tinta unita che ha ricordato a tutti un pigiama. L’azzurro chiaro di maglia e pantaloncini non è una scelta felice per Nike. Uniche varianti sono le strisce laterali bianche degli shorts, il famoso baffo e il simbolo del toro color fucsia. Il fucsia è ripreso dai polsini di Rafa, ma inspiegabilmente non dalla bandana che è arancione. A completare forse il peggior look parigino di Nadal le scarpe nere, con nome e numero 12. Non c’è pericolo quindi che queste scarpe possano essere riciclate poiché i 12 Roland Garros sono ormai storia, il presente porta il numero 13.

Bocciato l’outfit, ma promossa la mascherina fluo logata Rafael Nadal Accademy. Un fucsia acceso che ha saputo farsi notare, fino a quando con la coppa tra le mani Nadal ha riportato l’attenzione di tutti non più sulla mascherina, ma sui suoi occhi lucidi durante l’esecuzione dell’inno spagnolo. Lacrime che ci hanno ricordato che ciò che ormai Rafa fa sembrare ordinario è in realtà un’impresa sportiva a dir poco straordinaria. (Chiara Gheza)

Martina Trevisan (Le Coq Sportif)

Martina Trevisan – Roland Garros 2020 (foto via Twitter @rolandgarros

Le Coq Sportif, marchio di abbigliamento sportivo francese, forse non avrà lo stesso charme della connazionale Lacoste. Ma ha comunque scritto pezzi di storia del tennis con le polo e le magliette indossate dai propri atleti. Arthur Ashe, Yannick Noah e Justine Henin, hanno colto importanti successi con il galletto cucito sul petto. Memorabile in particolare la polo bianca e gialla con cui Noah divenne l’ultimo tennista francese in grado di conquistare il Roland Garros nel 1983.

Da un paio di anni, Le Coq Sportif è tornato alla ribalta sul tour, sponsorizzando soprattutto atleti francesi come Richard Gasquet, Lucas Pouille e Ugo Humbert. Ma non solo. Anche la nostra Martina Trevisan, protagonista di una straordinaria avventura in questo Roland Garros, proseguita fino ai quarti di finale, è infatti una testimonial del marchio. Molto semplice il suo outfit con una gonna blu elettrica abbinata ad una maglietta a maniche lunghe bianca. L’outfit vero e proprio ma con un’altra colorazione, la toscana lo ha fatto vedere ad esempio agli assoluti di Perugia. Prevede una fantasia a raggiera nella canotta che va a finire nello stemma del marchio transalpino. Una mise molto sportiva ma senza trascurare del tutto lo stile. (Valerio Vignoli)

Lorenzo Sonego (Mizuno)

Lorenzo Sonego – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Non ha invece grande tradizione nel tennis Mizuno, brand giapponese, noto soprattutto per la qualità delle sue calzature per il calcio, la corsa, la pallavolo e la pallamano. Fatta eccezione per una parentesi di sponsorizzazione con Ivan Lendl all’inizio degli anni novanta che ha prodotto risultati che più nineties non si può, tra colori fluo e fantasie da fumetto manga. La polo con l’aquila indossata dalla leggenda ceca agli Australian Open del 1990 è stata rispolverata in chiave moderna per l’edizione di quest’anno, a testimonianza del revival di quell’epoca che sta imperversando ultimamente.

Mizuno sembra aver perso il pelo ma non il vizio. Di recente sul circuito, maschile soprattutto, ci ha infatti regalato collezioni all’insegna di tinte alquanto sgargianti. Ne è un esempio la maglietta indossata dal nostro Lorenzo Sonego in questa edizione del Roland Garros in cui si è issato fino agli ottavi di finale, per il suo migliore risultato Slam della carriera. Un look tutto in blu, elettrico peraltro. Strisce fucsia e bianche sulla maglietta. Outfit molto sportivo e che salta l’occhio. Ma l’effetto “power ranger” è innegabile purtroppo. (Valerio Vignoli)

Matteo Berrettini (Lotto)

Matteo Berrettini – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Lotto sceglie un colore classico ed elegante come il blu per vestire Matteo Berrettini a Parigi. Il colpo d’occhio è sicuramente di classe, anche perché Matteo è un testimonial perfetto per la linea d’abbigliamento italiana. Il pantaloncino tinta unita, molto semplice, è ravvivato dalla maglia sulla quale si mischiano varie gradazioni d’azzurro e di blu. I polsini azzurri donano luce e un tocco di leggerezza all’insieme. Decisamente promosso, quindi, il look di Berrettini su suolo francese in quanto perfino le scarpe sono coordinate in modo impeccabile con la maglietta. Siamo certi che Matteo saprà farci divertire in futuro con le sue prestazioni sul campo da tennis, così come Lotto saprà continuare a vestire con outfit di alto livello il tennista azzurro. Una menzione speciale meritano i completini Lotto pensati per le tenniste: il total fucsia scelto per lo Slam parigino è, a parere di chi scrive, semplicemente meraviglioso. (Chiara Gheza)

Collezione Fila

Diego Schwartzman al Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

Per Fila, la collezione maschile ha toni decisamente opposti a quella femminile. Il generoso Diego Schwartzman indossa un completo nero con delle fasce gialle nella parta bassa della T-shirt e dei pantaloncini. Se l’accostamento dei colori non è proprio dei più azzeccati, tuttavia, il quasi total black dona all’argentino poiché simboleggia la sua combattività e la sua infinita grinta. Le “fiammate” gialle invece rappresentano al meglio la sua esplosività, resistenza e rapidità. Insomma, un completo esteticamente da rivedere ma adatto a un gladiatore che in campo mette tutto il suo fuoco sacro.

Sofia Kenin – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Totalmente diversa la mise indossata da Sofia Kenin, semplice, delicata e un po’ vintage, che richiama le linee degli outfit anni Settanta. Deliziosa la canotta dalla fantasia scozzese con le tinte pastello dell’arancio e del rosa pallido, in pieno stile Roland Garros. Il gonnellino – molto corto e a trapezio – e la stessa canotta, inoltre, ricordano molto lo stile di una delle leggende americane dell’ocra parigina, Chris Evert. Certamente un outfit indovinato per la giovane Sofia. (Laura Guidobaldi)

Collezione Asics

La collezione Asics per lo Slam francese ha fatto centro. Incantevoli i colori, gli stessi per i modelli della linea maschile e femminile. Nei completi da uomo, come quello indossato dalla rivelazione francese Hugo Gaston, però, l’azzurro, l’arancio e il bianco della maglietta sono mischiati in geometrie un po’ “aggressive” e pesanti, e la lucentezza dei colori viene alquanto sminuita da una fantasia un po’ troppo anarchica.

Caroline Garcia – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Il vestitino indossato da Caroline Garcia, invece, è un vero incanto, forse il più bell’abito visto in campo nel 2020 (anche se, certo, non si è giocato molto). Estremamente elegante il modello di “Caro”, con la parte superiore di un celeste fresco e brillante al tempo stesso e la gonna bianca, ampia, leggera e non troppo corta. La parte superiore e inferiore vengono spezzate da una fascia in vita alquanto larga, di un bel color salmone acceso, molto primaverile (anche se il torneo si è svolto in autunno). Bellissimo. Semplice ma sfizioso, delicato ma con grande personalità. Inoltre, la linea e la vaporosità dell’abito, non solo sembrano adattissimi ad un’atleta snella e leggera come la Garcia, ma fanno pensare ad un capo dalla grande comodità e praticità. (Laura Guidobaldi)

Stan Wawrinka – Yonex

Stan Wawrinka – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Siamo lontani dagli short a quadretti in stile pigiama indossati da Wawrinka quando ha trionfato al Roland Garros nel 2015. Per carità, quei pantaloncini sono diventati mitici perché simboleggiano uno dei più begli exploit mai realizzati sul Philippe Chatrier, da uno svizzero che non è Federer e per giunta nell’era Rafa Nadal! Quest’anno, invece, Stan “The Man” ha optato per una mise estremamente classica. Con il classico non si sbaglia mai e, infatti, in mancanza di Federer, il tennista di Losanna ha ripreso un po’ lo stile del raffinato Roger, con quella maglietta blu notte con colletto alla coreana e short rigorosamente bianchi. Outfit carismatico, composto e impeccabile, proprio come il tennis di Stan. (Laura Guidobaldi)

Bonus Off-Court: Iga Swiatek

Un abito lungo a righe verticali è sempre complicato da portare. La neocampionessa di Parigi, Iga Swiatek, però, nel suo shooting con la Coupe Suzanne Lenglen tra le braccia, sembra trovarsi a proprio agio con questo lungo “camicione” a righe. Un abito un po’ in stile vestaglia, è vero, ma complessivamente distinto, con un colletto di camicia, maniche lunghe e leggere e cintura molle in vita. Il tocco chic viene dato certamente dai colori, disposti in righe verticali: l’azzurro Tiffany, l’arancio, il rosa, il bianco e un po’ di grigio scuro per aggiungere un pizzico di grinta alla delicatezza delle tinte pastello. Laddove Iga inciampa clamorosamente, però, è nella scelta delle scarpe: un paio di mocassini rasoterra (come lo sono appunto i mocassini), nerissimi, troppo seriosi e, diciamolo pure, più adatti a una divisa da educanda anni Cinquanta piuttosto che a un abito lungo, leggiadro e così “parigino”. Peccato davvero. (Laura Guidobaldi)

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ATP

Australian Open: Monfils domina Bublik, Zverev col vento in poppa. Sarà Sonego-Kecmanovic

Il tedesco non ha problemi con Millman, Kecmanovic supera Paul. Opelka, Khachanov e Albot avanti

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Gael Monfils - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)

Giornata ricca di sorprese all’Australian Open maschile. Anche se sono state poche le teste di serie ad abbandonare il torneo non sono mancate le partite combattute e dei vincitori fuori pronostico. Ecco la seconda parte dei risultati maschili di giornata dei match che non hanno visto impegnati giocatori italiani (qui la prima parte).

Kecmanovic b. Paul 7-6(7) 7-5 7-6(8)

Può essere definita sorprendente la vittoria ottenuta dal serbo Miomir Kecmanovic contro Tommy Paul. Il tennista americano era l’assoluto favorito della vigilia visto il periodo di forma non eccezionale di Kecmanovic e in generale la poca adattabilità del gioco del serbo alle superfici veloci. La giornata poco positiva al servizio è costata cara a Paul, che sullo scambio ha sofferto la grande regolarità e forza atletica del tennista serbo. Nonostante la giornata negativa l’americano ha avuto più chance per portare a casa un set, avendo avuto tre set point sia nel primo che nel terzo set. Kecmanovic raggiuge così il primo terzo turno Slam della sua carriera, approfittando dello spicchio di tabellone lasciato libero dal ritiro del suo connazionale Djokovic: affronterà Lorenzo Sonego nella notte italiana di giovedì per un posto negli ottavi di finale.

 


[28] Khachanov b. Bonzi 6-4 6-0 7-5
[Q] Albot b. [Q] Vukic 6-4 7-6(4) 6-4

[23] Opelka b. Koepfer 6-4 6-3 7-6(4)

È andata meglio al numero due americano Reilly Opelka, che ha battuto il sempre ostico Dominik Koepfer in una partita molto più sofferta di quanto dica il 6-4 6-3 7-6(4) finale. Il tennista tedesco ripenserà a questa partita con tanti rimpianti visto che si è trovato avanti di un break in avvio di primo set salvo poi farsi rimontare con due break subiti nel quarto e decimo game, con in mezzo tre palle break cancellate da Opelka con l’aiuto del servizio. Dopo un secondo set dominato dall’americano Koepfer si è rifatto sotto nel terzo set, guadagnandosi due set point non convertiti nel decimo game per poi subire la beffa nel tie-break con un solo minibreak subito che l’ha condannato alla sconfitta. Vittoria in tre set anche per Karen Khachanov, che ha battuto in due ore il francese Benjamin Bonzi, un avversario sicuramente ostico e che tanto bene aveva fatto nel circuito Challenger nel 2021. Passa anche il moldavo Radu Albot, messo in difficoltà dal padrone di casa Alexander Vukic ma che ha fatto valere la sua esperienza maggiore nel circuito nei momenti decisivi del match.

[2] Zverev b. Millman 6-4 6-4 6-0

Albot avrà vita molto più complicata nel terzo turno contro Alexander Zverev, testa di serie numero 3 del tabellone e favorito assieme a Daniil Medvedev per la vittoria finale. Il tennista tedesco ha superato l’esame posto da John Millman, tennista sicuramente di molte categorie inferiore a Zverev ma che in passato ha dimostrato più volte di essere particolarmente indigesto ai top player specialmente quando gioca a casa sua in Australia. La risposta e la solidità da fondo di Millman hanno messo in difficoltà Zverev nel primo set, in cui l’australiano è riuscito a tenere competitiva la sfida con un controbreak immediato, vanificato dal break subito decisivo per le sorti del set nel game successivo. Millman ha avuto la possibilità del controbreak anche nella metà del secondo set, dopo aver subito un altro break in avvio, ma il servizio di Zverev fa buona guardia e trascina il tedesco al dominio del terzo set, in cui si toglie il lusso di infliggere un pesante 6-0 al tennista australiano.


[16] Garìn b. Martinez 6-7(1) 7-6(4) 2-6 6-2 6-2

[17] Monfils b. Bublik 6-1 6-0 6-4

Si è chiusa inaspettatamente in tre set anche l’ultima partita in ordine cronologico della mattinata italiana, la sfida tra la testa di serie numero 17 Gael Monfils e l’imprevedibile Alexander Bublik. Il kazako ha sofferto per tutta la partita l’estrema regolarità di Monfils, che ha continuato a mostrare l’ottima forma espressa nei tornei di preparazione all’Australian Open. Il tennista francese si è mosso con intelligenza, facendo giocare sempre il colpo in più ad un Bublik in evidente giornata negativa e togliendosi anche la soddisfazione di infliggere un 6-0 nel secondo set sfruttando i quattordici errori non forzati del suo avversario. Bublik ha provato a rientrare nel match nel terzo set, nonostante una seconda di servizio tirata alle velocità della prima ma spesso imprecisa, fattore che gli è costato otto doppi falli in tutto il match a fronte di “soli” quattro ace.

Neanche la verve ritrovata del kazako è bastata a scalfire il solidissimo Monfils in campo oggi. Il francese non ha fatto una piega e con passanti precisi ha messo in difficoltà Bublik durante le sue frequenti discese a rete nel terzo set, trovando il break decisivo nel settimo game. Il numero 37 del mondo ha provato ad instillare dubbi nel tennis di Monfils guadagnandosi due palle break nel game successivo, ma la solidità da fondo di Gael è bastata per scacciare il pericolo e regalare il terzo turno dell’AO al tennista francese. Delusione grossa per il kazako, che nonostante il talento evidente continua a dimostrare di non avere la forza mentale necessaria per competere a buoni livelli nei tornei dello Slam. Monfils sarà il favorito della sfida contro la testa di serie numero 16 Christian Garìn, che ha battuto in rimonta al quinto set in un thriller di quasi cinque ore un altro giocatore poco avvezzo al cemento come lui, lo spagnolo Pedro Martinez.

Qui i tabelloni completi dell’Australian Open 2022

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Australian Open

Australian Open: Kostyuk si regala la sfida con Badosa, prosegue il buon periodo di Madison Keys

Buona giornata per le tenniste americane, con Madison Keys e Jessica Pegula che avanzano al secondo turno, Kostyuk vince una sfida equilibrata con Sorribes-Tormo

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Poche sorprese per quanto riguarda le partite non di cartello dell’Australian Open femminile, con quasi tutte le giocatrici favorite dal pronostico che hanno superato l’ostacolo posto dalle loro avversarie. L’unica testa di serie che ha dovuto lasciare il torneo è stata la spagnola Sara Sorribes Tormo, caduta per mano della giovane e talentuosa ucraina Marta Kostyuk. La spagnola, sicuramente più a suo agio sulla terra rossa che sul cemento outdoor, ha sofferto per tutta la partita un servizio poco competitivo per questi campi. Nonostante la chiara differenza di velocità in battuta Sorribes ha avuto tante chance per chiudere il primo set, prima facendosi recuperare dopo essersi portata avanti di due break e poi subendo il break al momento di servire per il primo set.

Molte meno opportunità nel tie-break, in cui Kostyuk ha preso subito il comando delle operazioni con due minibreak e chiudendo senza troppi problemi. Molto più netto il percorso per Kostyuk nel secondo set, con la tennista ucraina che questa volta è la prima a trovare il break e piega la resistenza della spagnola, che pure si era riportata sul 3-3, con due break consecutivi nel finale che fissano il punteggio sul 7-6(5) 6-3. La tennista ucraina sfiderà un’altra spagnola, la sua amica e testa di serie numero 8 Paula Badosa. Destino migliore per un’altra delle quattro tenniste spagnole presenti in tabellone, la 30enne Nuria Parrizas-Diaz. La numero 63 del mondo ha approfittato del ritiro della belga Maryna Zanevska, comunicato poco prima di scendere in campo.

Parrizas-Diaz sfiderà nel terzo turno dello Slam australiano Jessica Pegula, che ha sconfitto Bernarda Pera nel derby americano del secondo turno. La numero 21 del mondo è stata brava a riprendersi dopo un avvio stentato, in cui si è trovata sotto di un break e costretta a dover salvare tre palle break nel quarto game. Il pericolo scampato ha suonato la sveglia per Pegula, che ha trovato due break consecutivi tra il settimo e il nono game chiudendo il primo set a suo favore. Molto più semplice la pratica nel secondo set, con un doppio break di vantaggio preso da Pegula nei primi due game di risposta che hanno indirizzato definitivamente la partita sul doppio 6-4 finale e proiettato la tennista americana al terzo turno dell’Australian Open.

 

Sorride anche la connazionale di Pegula e semifinalista in Australia nel 2015 Madison Keys, che ha continuato a mostrare la sua forma ritrovata in questo avvio di stagione battendo nettamente la rumena Cristian per 6-2 7-5. Successi anche per Qiang Wang, giustiziera di Coco Gauff al primo turno, sulla belga Van Uytvanck e per la russa Veronica Kudermetova su Ruse, che al primo turno aveva battuto la nostra Jasmine Paolini.

Qui i tabelloni completi dell’Australian Open 2022

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Australian Open

Fabio Fognini che cosa pensi di fare da grande? Berrettini e Sinner sono da semifinale?

Sognare costa poco, ma dando retta al ranking, Berrettini è il primo candidato a un posto in semifinale così come Sonego lo è per i quarti…contro Matteo. E Sinner, dopo il forfait di Ruud, lo è per i quarti: contro Tsitsipas?

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Dal record di partecipazione, 10 azzurri nel tabellone maschile, si passa al record degli eliminati al primo turno, sette su dieci, ma direi che il record che conta è il primo e non il secondo che è più una boutade.

E poi dopo aver visto il sorteggio direi che era tutto abbastanza prevedibile. Berrettini, Sinner e Sonego sono i nostri migliori giocatori, tutti e tre compresi fra le teste di serie, n.7, n.11 e n.25 ed è normale che abbiano superato il primo turno. Il solo ad aver perso un set è stato Berrettini che incontrava in Nakashima il giocatore più forte, il solo compreso fra i primi 100, e dopo aver perso ill primo set ha rischiato forte di cederne un altro perché non stava neppure bene, ma ha dimostrato anche in questa occasione una solidità di nervi non comune per venir fuori da una situazione preoccupante. Prima di dire che cosa mi aspetto dai nostri 3 tenori – vabbè, non è una definizione originale, ma mica potevo chiamarli Fab 3 – mi pare si debba spendere qualche commento su Fabio Fognini.

La sconfitta che fa più male forse è la sua. Anche perché è stata nettissima e contro un giocatore, Griekspoor, che anni fa lui avrebbe ridicolizzato. Invece Fabio ha raccolto 9 miseri game in tre set in un’oretta e tre quarti di tennis da dimenticare. La metà del suo avversario.

 

Non intendo assolutamente infierire nei confronti di Fabio. Mi aspetto che qualche maligno pensi che non si aspettasse altro che di farlo, visti i rapporti spesso polemici tenuti da Fognini nei confronti miei, di Ubitennis e dei suoi collaboratori, però mi pare che Fabio da un bel po’ non sia più lui.

a 35 anni è difficile tornare ad essere quello che si era se non si ha – o quantomeno si mostra di non avere – più neppure grande fiducia nelle proprie possibilità. E forse neppure la voglia di continuare a giocare. Tanto Murray appare irriducibile, tanto Fabio pare sconsolato, sfiduciato, quasi rassegnato.

Figurarsi se mi permetto di dargli consigli. Anche perché lui farebbe certamente il contrario di quel che io gli consigliassi. Ma giocare senza pensare di poter vincere non ha molto senso. Sono abbastanza sicuro che a lui non piaccia viaggiare, lasciando Flavia e tre bambini a Arma di Taggia, o anche in Spagna, per fare figure che non avrebbe mai fatto.

C’è il doppio, meno male, e l’amicizia con Bolelli che può essere uno stimolo a continuare. Qualche risultato, abbiamo visto, lì arriva ancora se non si affrontano i più forti della specialità come quelli che non gli hanno dato scampo in Davis a Torino, e questo lo può tenere su di morale.

Del resto tanti tennisti che non si sentivano di lasciare da un momento all’altro il tennis, l’agonismo, il circuito, gli amici frequentati per anni (nel caso di Fabio quasi una ventina d’anni fra carriera junior e adulta), si sono rifugiati nel doppio e hanno continuato a giocare e anche a guadagnare dei bei soldini fino a 40 anni e oltre.

Ovviamente quello dei soldi per Fabio è l’ultimo dei problemi, beato lui.

Fra moglie e marito – senza mettere il dito – i Fognini hanno guadagnato 30 milioni di dollari (lordi) di soli premi ufficiali.  Quanto da  sponsor, esibizioni, gettoni di presenza in Davis e Fed Cup non ho idea. E mica sono l’agente delle tasse. Ma la coppia Fognini potrà mantenere serenamente i 3 figli e i figli dei figli, forse anche i pronipoti.

Fabio è stato il miglior tennista che abbiamo avuto dal tramonto di Panatta e&. Miglior come talento puro dei tre migliori tennisti italiani di oggi, quei tre tenori che abbiamo visto essere ancora in gara a Melbourne.

Sono contento per lui che proprio poco prima che l’anagrafe e qualche problema fisico gli facessero pagare dazio, Fabio si sia tolto la soddisfazione di entrare finalmente fra i top-ten (n. 9 il 15 luglio– dopo essere stato n. 13 del mondo per un breve periodo nell’estate di 9 anni fa: chiuse l’anno a n.16) e di vincere un Masters 1000 a Montecarlo 2019. A febbraio perderà la seconda metà di quei 1000 punti congelati da allora e il suo ranking peggiorerà notevolmente.

Con Montecarlo ha vinto 9 tornei, ma purtroppo negli Slam non ha raggiunto grandissimi traguardi, un solo quarto di finale a Parigi 2011 quando battè annullando caterve di matchpoint Montanes negli ottavi ma facendosi così male da non poter disputare i quarti contro Djokovic.

Si fosse programmato meglio sarebbe probabilmente riuscito a qualificarsi una volta per un Masters che invece ha solo sfiorato.

Gli sono mancati dei centimetri per servire meglio, in tempi in cui i più forti tennisti oggi sono quasi tutti più vicini ai 2 metri che al metro e 90, ma forse ancora di più una testa per uno sport che è durissimo proprio per gli aspetti psicologici che comporta.

Non avendo mai avuto la continuità dei Fab Four, quelli sì veri fenomeni e stiamo constatando anche in questi giorni di cosa sia capace Andy Murray, i 35 anni di Fognini pesano di più, sono quasi come i 40 di un Federer. Nadal e Djokovic, vaccino a parte, reggono ancora alla grande, ma da Fognini ormai non credo ci si possa più aspettare vittorie in qualche torneo che conta. Qualche exploit magari ancora sì, perché di talento ne ha da vendere e quindi qualche bella giornata gli potrà anche capitare. Ma tre di fila non credo proprio. Il mio non vuole assolutamente essere un De Profundis, perché una partita ben giocata da Fognini varrà sempre il prezzo del biglietto, ma quante di queste partite riuscirà ancora a giocare? Cosa vuoi fare da grande caro Fabio? Ai posteri…  

E sempre posteri saranno anche quelli che vedranno a che punto del ranking mondiale sarà capace di issarsi Lorenzoo Musetti.

Speravo proprio che Lorenzo ce la facesse contro de Minaur e invece dopo un illusorio primo set, vinto in rimonta come avrete constatato dalla nostra cronaca e dalla sua intervista , è purtroppo sceso di intensità, ha perso sempre più campo. Tuttavia, anche se era certamente dispiaciuto, non credo possa avere troppi rimpianti.

De Minaur, classe 1999, fra meno di un mese compierà 23 anni. Ha cioè 3 anni più di Lorenzo (che è nato nel marzo 2002) e a quest’età tre anni di differenza sono un abisso.

Ho fiducia che fra tre anni Lorenzo sarà un altro giocatore.

Questa, come le altre sconfitte degli altri 6 azzurri eliminati ci stavano tutte. E salvo Travaglia che ha lottato parecchio, fino ai crampi, con Bautista Agut, e ha almeno vinto un set quando avrebbe potuto vincerne anche due –nel primo ha servito per il set ma ha perso il game a 15 – tutti gli altri hanno perso 3 set a zero. Dominati.

Ho scritto questo editoriale quando i “tre tenori” dovevano scendere in campo e spero di non portare loro male se dico che in teoria potrebbero arrivare tutti e tre nei quarti.

Se ciò accadesse, visto che per centrare quel traguardo Sonego e Berrettini, i gemelli diversi, si troverebbero l’un contro l’altro armati, avremmo la certezza di uno di loro due in semifinale. Roba da stropicciargli gli occhi, perché a seguito del ritiro di Ruud testa di serie n.8 nel settore di Sinner, Jannik è rimasto come il miglior classificato lì.

Quindi Sinner è il maggior candidato a raggiungere i quarti, proprio come Berrettini, ma senza avere sul suo cammino tennisti del calibro di Alcaraz e Korda che invece Matteo potrebbe dover affrontare. Per carità, il Braveheart Murray che ha vinto al quinto con Basilashvili e che a fine anno scorso  battè proprio Sinner non sarà certo avversario arrendevole, ma secondo me Sinner è più solido di Basilashvili…sebbene quando c’è da chiudere un set con il servizio a disposizione tende un po’ troppo spesso a irrigidirsi e a perderlo.

Forse sarebbe stato meglio per lui incontrare  Murray subito, già al secondo turno, perché lo scozzese sarebbe ancora stanco per la battaglia del primo turno, dopo la finale di domenica scorsa. Invece dovrà giocare contro il giapponese Taro Daniel e probabilmente avrà modo di recuperare.

C’è anche de Minaur nel settore di Sinner, ma Sinner oggi come oggi è ben più forte di Musetti. E De Minaur è comunque un tennista con limiti ben definiti.

Sinner giocherà da favorito i prossimi 3 match con Johnson, Murray e de Minaur. Se li vince eccolo nei quarti, probabilmente contro Tsitsipas, il n.4 del seeding e il più abbordabile rispetto a Medvedev, Zverev e secondo me anche rispetto a Nadal (che è n.6).

Sinner ha battuto a Tsitsipas a Roma, dove ci ha anche perso. E per quanto con il greco abbia perso 2 volte su 3 potrebbe – se arrivassero entrambi a scontrarsi – il traguardo della semifinale non sarebbe un traguardo impossibile.

Ben più difficile sarebbe l’eventuale semifinale con Medvedev, nonostante il matchpoint avuto a Torino…quando però il russo un momento sbadigliava (o si fingeva disinteressato) e un altro momento faceva numeri e recuperi da prestigiatore.

Lo so che mi sono spinto troppo in là, nemmeno io fossi parente del Mago Ubaldo, però se ho detto del tutto illogiche fatemelo pure presente. Non mi offendo. E non ho scritto che due italiani giocheranno due semifinali eh. Diciamo che, sebbene io guardi soprattutto a Berrettini contro Alcaraz con grandissima preoccupazione, quasi maggiore di quella che proverei alla vigilia di un Sonego-Monfils – ma attenzione già stanotte a Otte perchè a New York mi impressionò e non sarà facile domarlo, batte molto bene – magari sotto sotto ci spero. Voi no?

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