Gli Outfit del Roland Garros 2020

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Gli Outfit del Roland Garros 2020

Vecchie collezioni e orrendi scaldamuscoli in questo Roland Garros d’autunno. Nadal in pigiama. Djokovic con Lacoste gioca in casa. Swiatek mai banale. Kenin in stile Chris Evert

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Iga Swiatek - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Questa ultima edizione del Roland Garros è stata completamente diversa da tutte le altre per diverse ragioni. A partire dal fatto che il torneo si è giocato tra fine settembre e inizio ottobre invece che a a cavallo tra maggio e giugno come da tradizione. Di come il clima parigino abbia inciso sulle condizioni di gioco, rendendole più pesanti e lente, si è parlato tanto, soprattutto ad inizio torneo. Meno si è detto dell’impatto di questo slittamento sui look dei e delle tenniste tennisti in campo.

Gli effetti sono stati principalmente due. In primo luogo, alcuni brand, su tutti Adidas e Nike, hanno deciso di non riproporre la collezione pensata originalmente per Parigi, facendo vestire i loro atleti con gli stessi completi visti agli ultimi US Open. In questo articolo, per evitare ripetizioni rispetto a quello sullo Slam statunitense, non ci soffermeremo ancora su questi outfit. Insomma, momento spoiler: non c’è Sinner. Sarà per la prossima volta.

Daremo invece spazio a brand più piccoli che non avevamo analizzato nell’articolo sullo Slam newyorkese. In secondo luogo, per coprirsi dal freddo, tanti giocatori e giocatrici sono scesi in campo con vestiario termico e tute. Non esattamente capi noti per la loro eleganza. Qui ne vedrete il meno possibile perché gli scaldamuscoli sono e sempre saranno la morte dello stile su un campo da tennis. Premesse finite. Si comincia.

 

Novak Djokovic e collezione Lacoste Roland Garros

Novak Djokovic – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Lacoste è sponsor del torneo parigino ormai da anni. E disegna una collezione apposita per l’evento, da far sfoggiare ai propri atleti. Inevitabile dunque la decisione di non passare la mano e mostrare gli stessi outfit che avremmo dovuto vedere in estate. E così Novak Djokovic, uomo di punta del marchio francese, è tornato a sfoggiare una polo con lo stesso stile di quella vista agli Australian Open. Cambia la stilizzazione del coccodrillo, che diventa meno invasiva fortunatamente. Cambia il colore, passando dal verde al rosso. Non una scelta proprio felicissima sui campi in terra battuta ma al quale Nole ci ha abituato con Lacoste. Scarpe ovviamente abbinate in rosso. Il serbo insomma ha giocato sul sicuro. Bene, ma in maniera un po’ prevedibile. Come nella finale in cui Rafa sembrava già sapere in anticipo dove andava la palla. 

Benoit Paire – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Per gli altri tennisti la casa d’abbigliamento francese ha invece riservato per l’appunto una collezione dedicata al Roland Garros, con tanto di logo sulle magliette e i pantaloncini. Indubbiamente molto elegante e appropriata. A cominciare dalla scelta dei colori, ovvero bianco, blu navy e carta da zucchero. Il tocco moderno nelle polo dei maschietti è dato dalla sfumatura tra il bianco e il blu scuro nella parte bassa e dal colletto a zip con bordino in contrasto. Benoit Paire, in foto, uno dei giocatori più attenti al look del circuito, azzecca ad occhi chiusi l’abbinamento del pantaloncino in blu. Il french touch c’è tutto. Assolutamente impeccabile. (Valerio Vignoli)

Rafa Nadal (Nike)

Rafael Nadal al Roland Garros 2000 (foto Twitter @Rolandgarros)

Rafael Nadal sul Philippe Chatrier si sente decisamente a casa, forse questa è la ragione che l’ha spinto a presentarsi al Roland Garros 2020 vestito con un completino tinta unita che ha ricordato a tutti un pigiama. L’azzurro chiaro di maglia e pantaloncini non è una scelta felice per Nike. Uniche varianti sono le strisce laterali bianche degli shorts, il famoso baffo e il simbolo del toro color fucsia. Il fucsia è ripreso dai polsini di Rafa, ma inspiegabilmente non dalla bandana che è arancione. A completare forse il peggior look parigino di Nadal le scarpe nere, con nome e numero 12. Non c’è pericolo quindi che queste scarpe possano essere riciclate poiché i 12 Roland Garros sono ormai storia, il presente porta il numero 13.

Bocciato l’outfit, ma promossa la mascherina fluo logata Rafael Nadal Accademy. Un fucsia acceso che ha saputo farsi notare, fino a quando con la coppa tra le mani Nadal ha riportato l’attenzione di tutti non più sulla mascherina, ma sui suoi occhi lucidi durante l’esecuzione dell’inno spagnolo. Lacrime che ci hanno ricordato che ciò che ormai Rafa fa sembrare ordinario è in realtà un’impresa sportiva a dir poco straordinaria. (Chiara Gheza)

Martina Trevisan (Le Coq Sportif)

Martina Trevisan – Roland Garros 2020 (foto via Twitter @rolandgarros

Le Coq Sportif, marchio di abbigliamento sportivo francese, forse non avrà lo stesso charme della connazionale Lacoste. Ma ha comunque scritto pezzi di storia del tennis con le polo e le magliette indossate dai propri atleti. Arthur Ashe, Yannick Noah e Justine Henin, hanno colto importanti successi con il galletto cucito sul petto. Memorabile in particolare la polo bianca e gialla con cui Noah divenne l’ultimo tennista francese in grado di conquistare il Roland Garros nel 1983.

Da un paio di anni, Le Coq Sportif è tornato alla ribalta sul tour, sponsorizzando soprattutto atleti francesi come Richard Gasquet, Lucas Pouille e Ugo Humbert. Ma non solo. Anche la nostra Martina Trevisan, protagonista di una straordinaria avventura in questo Roland Garros, proseguita fino ai quarti di finale, è infatti una testimonial del marchio. Molto semplice il suo outfit con una gonna blu elettrica abbinata ad una maglietta a maniche lunghe bianca. L’outfit vero e proprio ma con un’altra colorazione, la toscana lo ha fatto vedere ad esempio agli assoluti di Perugia. Prevede una fantasia a raggiera nella canotta che va a finire nello stemma del marchio transalpino. Una mise molto sportiva ma senza trascurare del tutto lo stile. (Valerio Vignoli)

Lorenzo Sonego (Mizuno)

Lorenzo Sonego – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Non ha invece grande tradizione nel tennis Mizuno, brand giapponese, noto soprattutto per la qualità delle sue calzature per il calcio, la corsa, la pallavolo e la pallamano. Fatta eccezione per una parentesi di sponsorizzazione con Ivan Lendl all’inizio degli anni novanta che ha prodotto risultati che più nineties non si può, tra colori fluo e fantasie da fumetto manga. La polo con l’aquila indossata dalla leggenda ceca agli Australian Open del 1990 è stata rispolverata in chiave moderna per l’edizione di quest’anno, a testimonianza del revival di quell’epoca che sta imperversando ultimamente.

Mizuno sembra aver perso il pelo ma non il vizio. Di recente sul circuito, maschile soprattutto, ci ha infatti regalato collezioni all’insegna di tinte alquanto sgargianti. Ne è un esempio la maglietta indossata dal nostro Lorenzo Sonego in questa edizione del Roland Garros in cui si è issato fino agli ottavi di finale, per il suo migliore risultato Slam della carriera. Un look tutto in blu, elettrico peraltro. Strisce fucsia e bianche sulla maglietta. Outfit molto sportivo e che salta l’occhio. Ma l’effetto “power ranger” è innegabile purtroppo. (Valerio Vignoli)

Matteo Berrettini (Lotto)

Matteo Berrettini – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Lotto sceglie un colore classico ed elegante come il blu per vestire Matteo Berrettini a Parigi. Il colpo d’occhio è sicuramente di classe, anche perché Matteo è un testimonial perfetto per la linea d’abbigliamento italiana. Il pantaloncino tinta unita, molto semplice, è ravvivato dalla maglia sulla quale si mischiano varie gradazioni d’azzurro e di blu. I polsini azzurri donano luce e un tocco di leggerezza all’insieme. Decisamente promosso, quindi, il look di Berrettini su suolo francese in quanto perfino le scarpe sono coordinate in modo impeccabile con la maglietta. Siamo certi che Matteo saprà farci divertire in futuro con le sue prestazioni sul campo da tennis, così come Lotto saprà continuare a vestire con outfit di alto livello il tennista azzurro. Una menzione speciale meritano i completini Lotto pensati per le tenniste: il total fucsia scelto per lo Slam parigino è, a parere di chi scrive, semplicemente meraviglioso. (Chiara Gheza)

Collezione Fila

Diego Schwartzman al Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

Per Fila, la collezione maschile ha toni decisamente opposti a quella femminile. Il generoso Diego Schwartzman indossa un completo nero con delle fasce gialle nella parta bassa della T-shirt e dei pantaloncini. Se l’accostamento dei colori non è proprio dei più azzeccati, tuttavia, il quasi total black dona all’argentino poiché simboleggia la sua combattività e la sua infinita grinta. Le “fiammate” gialle invece rappresentano al meglio la sua esplosività, resistenza e rapidità. Insomma, un completo esteticamente da rivedere ma adatto a un gladiatore che in campo mette tutto il suo fuoco sacro.

Sofia Kenin – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Totalmente diversa la mise indossata da Sofia Kenin, semplice, delicata e un po’ vintage, che richiama le linee degli outfit anni Settanta. Deliziosa la canotta dalla fantasia scozzese con le tinte pastello dell’arancio e del rosa pallido, in pieno stile Roland Garros. Il gonnellino – molto corto e a trapezio – e la stessa canotta, inoltre, ricordano molto lo stile di una delle leggende americane dell’ocra parigina, Chris Evert. Certamente un outfit indovinato per la giovane Sofia. (Laura Guidobaldi)

Collezione Asics

La collezione Asics per lo Slam francese ha fatto centro. Incantevoli i colori, gli stessi per i modelli della linea maschile e femminile. Nei completi da uomo, come quello indossato dalla rivelazione francese Hugo Gaston, però, l’azzurro, l’arancio e il bianco della maglietta sono mischiati in geometrie un po’ “aggressive” e pesanti, e la lucentezza dei colori viene alquanto sminuita da una fantasia un po’ troppo anarchica.

Caroline Garcia – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Il vestitino indossato da Caroline Garcia, invece, è un vero incanto, forse il più bell’abito visto in campo nel 2020 (anche se, certo, non si è giocato molto). Estremamente elegante il modello di “Caro”, con la parte superiore di un celeste fresco e brillante al tempo stesso e la gonna bianca, ampia, leggera e non troppo corta. La parte superiore e inferiore vengono spezzate da una fascia in vita alquanto larga, di un bel color salmone acceso, molto primaverile (anche se il torneo si è svolto in autunno). Bellissimo. Semplice ma sfizioso, delicato ma con grande personalità. Inoltre, la linea e la vaporosità dell’abito, non solo sembrano adattissimi ad un’atleta snella e leggera come la Garcia, ma fanno pensare ad un capo dalla grande comodità e praticità. (Laura Guidobaldi)

Stan Wawrinka – Yonex

Stan Wawrinka – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Siamo lontani dagli short a quadretti in stile pigiama indossati da Wawrinka quando ha trionfato al Roland Garros nel 2015. Per carità, quei pantaloncini sono diventati mitici perché simboleggiano uno dei più begli exploit mai realizzati sul Philippe Chatrier, da uno svizzero che non è Federer e per giunta nell’era Rafa Nadal! Quest’anno, invece, Stan “The Man” ha optato per una mise estremamente classica. Con il classico non si sbaglia mai e, infatti, in mancanza di Federer, il tennista di Losanna ha ripreso un po’ lo stile del raffinato Roger, con quella maglietta blu notte con colletto alla coreana e short rigorosamente bianchi. Outfit carismatico, composto e impeccabile, proprio come il tennis di Stan. (Laura Guidobaldi)

Bonus Off-Court: Iga Swiatek

Un abito lungo a righe verticali è sempre complicato da portare. La neocampionessa di Parigi, Iga Swiatek, però, nel suo shooting con la Coupe Suzanne Lenglen tra le braccia, sembra trovarsi a proprio agio con questo lungo “camicione” a righe. Un abito un po’ in stile vestaglia, è vero, ma complessivamente distinto, con un colletto di camicia, maniche lunghe e leggere e cintura molle in vita. Il tocco chic viene dato certamente dai colori, disposti in righe verticali: l’azzurro Tiffany, l’arancio, il rosa, il bianco e un po’ di grigio scuro per aggiungere un pizzico di grinta alla delicatezza delle tinte pastello. Laddove Iga inciampa clamorosamente, però, è nella scelta delle scarpe: un paio di mocassini rasoterra (come lo sono appunto i mocassini), nerissimi, troppo seriosi e, diciamolo pure, più adatti a una divisa da educanda anni Cinquanta piuttosto che a un abito lungo, leggiadro e così “parigino”. Peccato davvero. (Laura Guidobaldi)

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ATP

ATP Colonia 2: Zverev si prende la rivincita, Sinner si arrende in due set

Jannik si porta avanti un break all’inizio poi è sempre in ritardo nel punteggio. Il tedesco di nuovo in finale a Colonia, una settimana dopo

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[1] A. Zverev b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3

Non l’aveva digerita quella sconfitta negli ottavi a Parigi, Alexander Zverev contro il ragazzino, stavolta ci ha messo tutta l’attenzione del caso. Il tedesco vince con merito la semifinale del secondo ATP di Colonia e torna in finale. Sinner gioca un buon match, parte a razzo portandosi avanti di un break nel terzo gioco ma poi non riesce a mettere in difficoltà negli scambi da dietro il N.7 del mondo che avrebbe potuto chiudere il primo set molto prima del tie-break resosi poi necessario. Sascha ha servito per chiuderlo due volte prima sul 5-4 e poi sul 6-5, senza successo.

Nel tie-break però Jannik perde il filo del discorso con un paio di errori di rovescio di troppo e in pochi minuti cede il gioco decisivo per 7 punti a 3. Al di là di qualche demerito del nostro giocatore, è più che altro l’incidenza del servizio a fare la differenza sebbene Zverev non risparmi i consueti doppi falli. Nel primo parziale il tedesco raccoglie il 76% con la prima contro il 58% del suo avversario e sono quei pochi punti in più a fare la differenza.

 

Nel secondo set Zverev, sullo slancio prende subito un break di vantaggio e si invola rapidamente 4-1 senza concedere nulla a Jannik che rischia di affondare quando nel sesto gioco concede un’altra palla break. Si salva e poi nel settimo gioco dà tutto quello che ha per riaprire la partita: un game fiume che dura 16 punti in cui si issa due volte a palla break senza però avere particolari rimpianti in entrambe le occasioni.

La partita più dura affrontata da Zverev in questa serata è quasi comica: già più volte in precedenza ma in particolare nel sedicesimo punto del gioco, il tedesco, incurante del fatto che in questo torneo non ci siano i giudici di linea in campo ma solo Hawk-Eye “LIVE“, continua a lamentarsi delle chiamate della macchina che pure gli mostra in continuazione come abbia puntualmente torto. Persino il glaciale Sinner non ne può più quando il suo avversario va a guardare la riga su un servizio fuori nettamente. Zverev non gradisce e dice al “bambino” di stare tranquillo, gli spara un ace di seconda e poi continua a parlarci mentre va a sedersi per il cambio campo. Non proprio un comportamento elegantissimo, ma che testimonia quanto Sascha sentisse l’incontro dopo la sconfitta in 4 set al Roland Garros. Tiene poi a zero il servizio e centra la seconda finale consecutiva. Sa bene però che nei prossimi anni, il “bambino” migliorerà ancora e a quel punto avrà di che preoccuparsi.

Per quanto riguarda Sinner i miglioramenti auspicabili sono sempre quelli: una resa migliore della prima di servizio e un miglioramento almeno parziale del gioco di volo che anche oggi ha mostrato più di una lacuna. Impossibile però “fare le pulci” a un ragazzo di 19 anni che in un anno disastrato come il 2020 è riuscito a portarsi già a ridosso dei primi 40 del mondo. Ora si va a Vienna dove il tabellone sarà ostico ma con la chance di un palcoscenico di altissimo livello.

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WTA

Dominio bielorusso a Ostrava: Azarenka e Sabalenka volano in finale

Vika passeggia contro una Sakkari molto fallosa, Aryna regola in due set Jennifer Brady. Terzo confronto diretto tra le due connazionali

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Finale tutta bielorussa a Ostrava, penultima prova del calendario WTA 2020, con Vika Azarenka e Aryna Sabalenka pronte a sfidarsi domenica per il titolo. Entrambe hanno vinto le rispettive semifinali in due set e entrambe senza soffrire particolarmente, nonostante il nome delle avversarie potesse destare ben più di qualche timore.

Azarenka ha dominato contro Maria Sakkari, una delle giocatrici più in forma del periodo post lockdown. Certo la greca le ha dato una grossa mano, perché, dopo aver mancato ben quattro palle break nel primo gioco dell’incontro, è di fatto sparita dal campo fino a metà secondo set incartandosi in una lunga serie di errori non forzati. Preso atto della brutta giornata dell’avversaria, Azarenka si è limitata a mantenere un buon palleggio profondo senza rischiare più di tanto, lasciando a Sakkari il compito di tentare dei cambi di ritmo. Sotto 6-1 4-0, la greca ha annullato la palla del 5-0, trovando poi la forza di strappare la battuta a Vika – a zero peraltro – per la prima volta nel match.

A questo punto la partita si è accesa un po’. Sakkari ha annullato tre consecutive palle del controbreak e si è data la chance di raggiungere la propria avversaria sul 4-4. Una volta sfumata quest’opportunità però, anche quelle poche scintille di resistenza che sembravano essere riaffiorate si sono spente e Azarenka ha potuto chiudere il secondo set per sei giochi a tre.

 

Partita di grande sostanza anche per Sabalenka che ha eliminato con un doppio 6-4 la semifinalista degli US Open, Jennifer Brady. La partita si è subito messa sui binari giusti per la bielorussa che è scappata subito avanti 5-1, mostrando una discreta superiorità negli scambi da fondocampo. Al momento si servire per chiudere il parziale Sabalenka si è però fatta strappare la battuta permettendo a Brady di rimettersi in scia. La bielorussa non si è però sgomentata e ha intascato il set alla successiva occasione. Nel secondo, Sabalenka si è presa un immediato break di vantaggio, difeso fino alla fine della partita con un solo momento di titubanza sul 4-3 quando ha concesso (e annullato) due palle break consecutive.

Per Sabalenka quella di domenica sarà l’undicesima finale della carriera (6-4 il bilancio), la seconda del 2020 dopo il successo ottenuto a febbraio nel Premier 5 di Doha. Azarenka invece centra la terza finale su cinque tornei disputati dopo la ripartenza del circuito e andrà a caccia del 22° titolo in carriera (21-18 il suo bilancio nelle finali). Due i precedenti, entrambi giocati agli US Open: nel 2019 vinse Aryna, quest’anno ha avuto la meglio Vika.

Risultati:

[4] V. Azarenka b. M. Sakkari 6-1 6-3
[3] A. Sabalenka b. J. Brady 6-4 6-4

Il tabellone completo

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Flash

La straordinaria adolescenza di Iga Swiatek: “Se non sfondo vado al college”

Campionessa Slam a diciannove anni, eppure la vita non gira attorno a una pallina. “Fare tutto alla perfezione è il mio segreto e il mio cruccio”. La regina del Roland Garros si confessa a Behind the Racquet

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Ci sono eventi che tendono a indirizzare un’esistenza, inevitabilmente o quasi. Vincere un torneo del Grande Slam a diciannove anni, per esempio. Stavolta Iga Swiatek finisce dietro la racchetta, non certo dietro la lavagna visti gli ottimi voti raccolti in campo e sui banchi. Normalmente vite come la sua ruotano intorno a una palla di feltro giallo, e in molti casi, non di rado dolorosi, il progetto-campione è stato elaborato nel laboratorio familiare quando il pargolo riusciva a malapena a impugnare l’attrezzo del mestiere. Ma la parabola di Iga Swiatek non è stata disegnata a tavolino.

I miei genitori mi hanno messa a giocare a tennis quand’ero piccolissimaha confessato Iga a Behind the Racquet -, solo perché ero una bimba vivace, piena di energie. Mi piaceva, ma non ne ho mai fatta una malattia, anche perché non avevo idea di quanta importanza avrebbe finito per avere nella mia vita“. Eppure più di qualcuno deve aver sospettato che di ordinario c’era ben poco, osservandola con la racchetta in mano. “Sapevo di avere potenziale, di essere la ragazza polacca con la classifica migliore, ma vedevo i miei orizzonti piuttosto incerti. Sarei stata abbastanza costante, preparata, dedicata da diventare una professionista? Poi ho giocato a quindici anni il Roland Garros Junior e lì, per la prima volta, ho capito di volerci provare seriamente“.

Certamente la strada verso “il mestiere” è lastricata di insidie, quelle che stracciano le ambizioni di molti ragazzi e ragazze provvisti di larghi talenti. “La paura di infortunarmi mi tormenta da quando sono ragazzina, da prima che finissi per la prima volta sotto i ferri a sedici anni. Alla vigilia del terzo turno al Roland Garros 2019 mi sono fatta male alla schiena. Sono scesa in campo disperata; sapevo che avrei perso e non poter competere al meglio nel mio torneo preferito aveva assunto i contorni del dramma. Credevo di non riuscire nemmeno a piegarmi, e ho perso il primo set 6-0. Poi ho avuto l’illuminazione: gran parte del dolore era prodotto dai miei pensieri e da null’altro. Sono rientrata in campo con una diversa prospettiva e ho girato quella partita. Credo si possa parlare di svolta“.

 

Prima di guardare i sorteggi, i tabelloni e gli avversari occorre fare i conti con sé stessi, e nel complicato viaggio verso la conoscenza del proprio io la teenager di Varsavia è già piuttosto avanti, nonostante gli appena diciannove anni. Come più volte orgogliosamente sottolineato, Iga collabora da un paio di stagioni con la psicologa Daria Abramowicz, personalità a quanto pare decisiva per la giovane carriera della polacca. “In molti pensano che uno psicologo sia utile solo a chi ha problemi specifici, ma non penso sia così. Il mio percorso è iniziato aprendomi sul modo di vedere il mondo, sul rapporto con i miei genitori, con la realtà circostante. Sono sentimenti magari schermati, ma che influiscono sul lavoro quotidiano, dunque nel mio caso sull’approccio alla partita di tennis. Ho lavorato su me stessa, accompagnata da una grande professionista. Noi tennisti siamo obbligati a stare molto da soli, è importante passare del tempo con persone di cui ci fidiamo“.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma colpire una pallina non è l’unica cosa che intriga Iga Swiatek. Per ora le vicende sul rettangolo di gioco vanno alla grande, ma se il livello dovesse scendere è già pronto il piano B. “Qualche mese fa mi sono diplomata con un ottimo voto. Voglio essere perfetta in tutto ciò che faccio e questo approccio a volte ha costituito un problema, su cui ho lavorato insieme a Daria. Lo scrupolo di raggiungere l’eccellenza spesso diventa il primo ostacolo da superare per conquistarla, ed è una difficolta che ci poniamo noi stessi, non necessaria“. Il fatto è che i grandi risultati, qualunque sia il campo, sembrano piovere tra le mani di Iga.

Il voto di diploma mi permetterebbe di iscrivermi a qualsiasi università polacca, oppure di ottenere una borsa di studio negli Stati Uniti. Per ora voglio concentrarmi sul tennis e non è semplice conciliare sport professionistico e studio, ma se non dovessi vincere un altro Slam ed entrare nella top 5 a breve potete stare sicuri che mi iscriverò al college“. Non ci stupiremmo, dovessimo ritrovarla tra qualche anno laureata e con una mezza dozzina di Slam in bacheca.

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