Gli Outfit del Roland Garros 2020

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Gli Outfit del Roland Garros 2020

Vecchie collezioni e orrendi scaldamuscoli in questo Roland Garros d’autunno. Nadal in pigiama. Djokovic con Lacoste gioca in casa. Swiatek mai banale. Kenin in stile Chris Evert

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Iga Swiatek - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)
 

Questa ultima edizione del Roland Garros è stata completamente diversa da tutte le altre per diverse ragioni. A partire dal fatto che il torneo si è giocato tra fine settembre e inizio ottobre invece che a a cavallo tra maggio e giugno come da tradizione. Di come il clima parigino abbia inciso sulle condizioni di gioco, rendendole più pesanti e lente, si è parlato tanto, soprattutto ad inizio torneo. Meno si è detto dell’impatto di questo slittamento sui look dei tennisti e delle tenniste in campo.

Gli effetti sono stati principalmente due. In primo luogo, alcuni brand, su tutti Adidas e Nike, hanno deciso di non riproporre la collezione pensata originalmente per Parigi, facendo vestire i loro atleti con gli stessi completi visti agli ultimi US Open. In questo articolo, per evitare ripetizioni rispetto a quello sullo Slam statunitense, non ci soffermeremo ancora su questi outfit. Insomma, momento spoiler: non c’è Sinner. Sarà per la prossima volta.

Daremo invece spazio a brand più piccoli che non avevamo analizzato nell’articolo sullo Slam newyorkese. In secondo luogo, per coprirsi dal freddo, tanti giocatori e giocatrici sono scesi in campo con vestiario termico e tute. Non esattamente capi noti per la loro eleganza. Qui ne vedrete il meno possibile perché gli scaldamuscoli sono e sempre saranno la morte dello stile su un campo da tennis. Premesse finite. Si comincia.

 

Novak Djokovic e collezione Lacoste Roland Garros

Novak Djokovic – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Lacoste è sponsor del torneo parigino ormai da anni. E disegna una collezione apposita per l’evento, da far sfoggiare ai propri atleti. Inevitabile dunque la decisione di non passare la mano e mostrare gli stessi outfit che avremmo dovuto vedere in estate. E così Novak Djokovic, uomo di punta del marchio francese, è tornato a sfoggiare una polo con lo stesso stile di quella vista agli Australian Open. Cambia la stilizzazione del coccodrillo, che diventa meno invasiva fortunatamente. Cambia il colore, passando dal verde al rosso. Non una scelta proprio felicissima sui campi in terra battuta ma al quale Nole ci ha abituato con Lacoste. Scarpe ovviamente abbinate in rosso. Il serbo insomma ha giocato sul sicuro. Bene, ma in maniera un po’ prevedibile. Come nella finale in cui Rafa sembrava già sapere in anticipo dove andava la palla. 

Benoit Paire – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Per gli altri tennisti la casa d’abbigliamento francese ha invece riservato per l’appunto una collezione dedicata al Roland Garros, con tanto di logo sulle magliette e i pantaloncini. Indubbiamente molto elegante e appropriata. A cominciare dalla scelta dei colori, ovvero bianco, blu navy e carta da zucchero. Il tocco moderno nelle polo dei maschietti è dato dalla sfumatura tra il bianco e il blu scuro nella parte bassa e dal colletto a zip con bordino in contrasto. Benoit Paire, in foto, uno dei giocatori più attenti al look del circuito, azzecca ad occhi chiusi l’abbinamento del pantaloncino in blu. Il french touch c’è tutto. Assolutamente impeccabile. (Valerio Vignoli)

Rafa Nadal (Nike)

Rafael Nadal al Roland Garros 2000 (foto Twitter @Rolandgarros)

Rafael Nadal sul Philippe Chatrier si sente decisamente a casa, forse questa è la ragione che l’ha spinto a presentarsi al Roland Garros 2020 vestito con un completino tinta unita che ha ricordato a tutti un pigiama. L’azzurro chiaro di maglia e pantaloncini non è una scelta felice per Nike. Uniche varianti sono le strisce laterali bianche degli shorts, il famoso baffo e il simbolo del toro color fucsia. Il fucsia è ripreso dai polsini di Rafa, ma inspiegabilmente non dalla bandana che è arancione. A completare forse il peggior look parigino di Nadal le scarpe nere, con nome e numero 12. Non c’è pericolo quindi che queste scarpe possano essere riciclate poiché i 12 Roland Garros sono ormai storia, il presente porta il numero 13.

Bocciato l’outfit, ma promossa la mascherina fluo logata Rafael Nadal Accademy. Un fucsia acceso che ha saputo farsi notare, fino a quando con la coppa tra le mani Nadal ha riportato l’attenzione di tutti non più sulla mascherina, ma sui suoi occhi lucidi durante l’esecuzione dell’inno spagnolo. Lacrime che ci hanno ricordato che ciò che ormai Rafa fa sembrare ordinario è in realtà un’impresa sportiva a dir poco straordinaria. (Chiara Gheza)

Martina Trevisan (Le Coq Sportif)

Martina Trevisan – Roland Garros 2020 (foto via Twitter @rolandgarros

Le Coq Sportif, marchio di abbigliamento sportivo francese, forse non avrà lo stesso charme della connazionale Lacoste. Ma ha comunque scritto pezzi di storia del tennis con le polo e le magliette indossate dai propri atleti. Arthur Ashe, Yannick Noah e Justine Henin, hanno colto importanti successi con il galletto cucito sul petto. Memorabile in particolare la polo bianca e gialla con cui Noah divenne l’ultimo tennista francese in grado di conquistare il Roland Garros nel 1983.

Da un paio di anni, Le Coq Sportif è tornato alla ribalta sul tour, sponsorizzando soprattutto atleti francesi come Richard Gasquet, Lucas Pouille e Ugo Humbert. Ma non solo. Anche la nostra Martina Trevisan, protagonista di una straordinaria avventura in questo Roland Garros, proseguita fino ai quarti di finale, è infatti una testimonial del marchio. Molto semplice il suo outfit con una gonna blu elettrica abbinata ad una maglietta a maniche lunghe bianca. L’outfit vero e proprio ma con un’altra colorazione, la toscana lo ha fatto vedere ad esempio agli assoluti di Perugia. Prevede una fantasia a raggiera nella canotta che va a finire nello stemma del marchio transalpino. Una mise molto sportiva ma senza trascurare del tutto lo stile. (Valerio Vignoli)

Lorenzo Sonego (Mizuno)

Lorenzo Sonego – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Non ha invece grande tradizione nel tennis Mizuno, brand giapponese, noto soprattutto per la qualità delle sue calzature per il calcio, la corsa, la pallavolo e la pallamano. Fatta eccezione per una parentesi di sponsorizzazione con Ivan Lendl all’inizio degli anni novanta che ha prodotto risultati che più nineties non si può, tra colori fluo e fantasie da fumetto manga. La polo con l’aquila indossata dalla leggenda ceca agli Australian Open del 1990 è stata rispolverata in chiave moderna per l’edizione di quest’anno, a testimonianza del revival di quell’epoca che sta imperversando ultimamente.

Mizuno sembra aver perso il pelo ma non il vizio. Di recente sul circuito, maschile soprattutto, ci ha infatti regalato collezioni all’insegna di tinte alquanto sgargianti. Ne è un esempio la maglietta indossata dal nostro Lorenzo Sonego in questa edizione del Roland Garros in cui si è issato fino agli ottavi di finale, per il suo migliore risultato Slam della carriera. Un look tutto in blu, elettrico peraltro. Strisce fucsia e bianche sulla maglietta. Outfit molto sportivo e che salta l’occhio. Ma l’effetto “power ranger” è innegabile purtroppo. (Valerio Vignoli)

Matteo Berrettini (Lotto)

Matteo Berrettini – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Lotto sceglie un colore classico ed elegante come il blu per vestire Matteo Berrettini a Parigi. Il colpo d’occhio è sicuramente di classe, anche perché Matteo è un testimonial perfetto per la linea d’abbigliamento italiana. Il pantaloncino tinta unita, molto semplice, è ravvivato dalla maglia sulla quale si mischiano varie gradazioni d’azzurro e di blu. I polsini azzurri donano luce e un tocco di leggerezza all’insieme. Decisamente promosso, quindi, il look di Berrettini su suolo francese in quanto perfino le scarpe sono coordinate in modo impeccabile con la maglietta. Siamo certi che Matteo saprà farci divertire in futuro con le sue prestazioni sul campo da tennis, così come Lotto saprà continuare a vestire con outfit di alto livello il tennista azzurro. Una menzione speciale meritano i completini Lotto pensati per le tenniste: il total fucsia scelto per lo Slam parigino è, a parere di chi scrive, semplicemente meraviglioso. (Chiara Gheza)

Collezione Fila

Diego Schwartzman al Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

Per Fila, la collezione maschile ha toni decisamente opposti a quella femminile. Il generoso Diego Schwartzman indossa un completo nero con delle fasce gialle nella parta bassa della T-shirt e dei pantaloncini. Se l’accostamento dei colori non è proprio dei più azzeccati, tuttavia, il quasi total black dona all’argentino poiché simboleggia la sua combattività e la sua infinita grinta. Le “fiammate” gialle invece rappresentano al meglio la sua esplosività, resistenza e rapidità. Insomma, un completo esteticamente da rivedere ma adatto a un gladiatore che in campo mette tutto il suo fuoco sacro.

Sofia Kenin – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Totalmente diversa la mise indossata da Sofia Kenin, semplice, delicata e un po’ vintage, che richiama le linee degli outfit anni Settanta. Deliziosa la canotta dalla fantasia scozzese con le tinte pastello dell’arancio e del rosa pallido, in pieno stile Roland Garros. Il gonnellino – molto corto e a trapezio – e la stessa canotta, inoltre, ricordano molto lo stile di una delle leggende americane dell’ocra parigina, Chris Evert. Certamente un outfit indovinato per la giovane Sofia. (Laura Guidobaldi)

Collezione Asics

La collezione Asics per lo Slam francese ha fatto centro. Incantevoli i colori, gli stessi per i modelli della linea maschile e femminile. Nei completi da uomo, come quello indossato dalla rivelazione francese Hugo Gaston, però, l’azzurro, l’arancio e il bianco della maglietta sono mischiati in geometrie un po’ “aggressive” e pesanti, e la lucentezza dei colori viene alquanto sminuita da una fantasia un po’ troppo anarchica.

Caroline Garcia – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Il vestitino indossato da Caroline Garcia, invece, è un vero incanto, forse il più bell’abito visto in campo nel 2020 (anche se, certo, non si è giocato molto). Estremamente elegante il modello di “Caro”, con la parte superiore di un celeste fresco e brillante al tempo stesso e la gonna bianca, ampia, leggera e non troppo corta. La parte superiore e inferiore vengono spezzate da una fascia in vita alquanto larga, di un bel color salmone acceso, molto primaverile (anche se il torneo si è svolto in autunno). Bellissimo. Semplice ma sfizioso, delicato ma con grande personalità. Inoltre, la linea e la vaporosità dell’abito, non solo sembrano adattissimi ad un’atleta snella e leggera come la Garcia, ma fanno pensare ad un capo dalla grande comodità e praticità. (Laura Guidobaldi)

Stan Wawrinka – Yonex

Stan Wawrinka – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Siamo lontani dagli short a quadretti in stile pigiama indossati da Wawrinka quando ha trionfato al Roland Garros nel 2015. Per carità, quei pantaloncini sono diventati mitici perché simboleggiano uno dei più begli exploit mai realizzati sul Philippe Chatrier, da uno svizzero che non è Federer e per giunta nell’era Rafa Nadal! Quest’anno, invece, Stan “The Man” ha optato per una mise estremamente classica. Con il classico non si sbaglia mai e, infatti, in mancanza di Federer, il tennista di Losanna ha ripreso un po’ lo stile del raffinato Roger, con quella maglietta blu notte con colletto alla coreana e short rigorosamente bianchi. Outfit carismatico, composto e impeccabile, proprio come il tennis di Stan. (Laura Guidobaldi)

Bonus Off-Court: Iga Swiatek

Un abito lungo a righe verticali è sempre complicato da portare. La neocampionessa di Parigi, Iga Swiatek, però, nel suo shooting con la Coupe Suzanne Lenglen tra le braccia, sembra trovarsi a proprio agio con questo lungo “camicione” a righe. Un abito un po’ in stile vestaglia, è vero, ma complessivamente distinto, con un colletto di camicia, maniche lunghe e leggere e cintura molle in vita. Il tocco chic viene dato certamente dai colori, disposti in righe verticali: l’azzurro Tiffany, l’arancio, il rosa, il bianco e un po’ di grigio scuro per aggiungere un pizzico di grinta alla delicatezza delle tinte pastello. Laddove Iga inciampa clamorosamente, però, è nella scelta delle scarpe: un paio di mocassini rasoterra (come lo sono appunto i mocassini), nerissimi, troppo seriosi e, diciamolo pure, più adatti a una divisa da educanda anni Cinquanta piuttosto che a un abito lungo, leggiadro e così “parigino”. Peccato davvero. (Laura Guidobaldi)

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Coppa Davis

Coppa Davis, Hewitt: “Siamo gli underdog e mi è sempre piaciuto esserlo. L’Italia contro gli USA è stata eccezionale”

Sconsolato Cilic dopo la sconfitta con De Minaur: “Avevo ancora un po’ di scorie del match contro Carreno”. Capitan Hewitt si gode i suoi ragazzi: “Orgoglioso di tutti”

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Lleyton Hewitt – Davis Cup by Rakuten Finals 2022 (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Quanti avrebbero pronosticato una vittoria dell’Australia contro la Croazia prima dell’inizio della sfida? Forse in pochi ma alla fine dopo il doppio conclusivo sono gli australiani a raggiungere la finale. I primi a mettere piede in sala stampa invece sono i croati, capitanati da Vedran Martic e Marin Cilic, oltre naturalmente anche Ante Pavic e Nikola Mektic.

Nikola, Ante, il fatto di giocare contro Thompson e Purcell vi ha destabilizzato? Oggi il match è stato dominato dai servizi con poche chance di break. Che ne pensate?
[PAVIC/MEKTIC] No, alla fine ci aspettavamo che giocassero loro; è stato un match tirato; effettivamente in risposta si è giocato poco; in alcuni game ci siamo andati vicino, ma alla fine non ce l’abbiamo fatta. Alla fine nel terzo set hanno azzeccato un paio di buone risposte e hanno portato a casa il break decisivo. Forse sono stati un po’ fortunati in alcune circostanze ma dobbiamo congratularci con loro.

Poi è stato il turno di Cilic, sconfitto con un doppio 6-2 da de Minaur. Marin, ci puoi raccontare qualcosa del tuo match? E adesso che per quest’anno la vostra corsa è finita ci puoi dare qualche riflessione sul fatto che la Croazia in questi anni ha fatto benissimo?

 

[CILIC] Sì, oggi è stata veramente dura; giocare contro Alex non è mai facile, è una sfida mentale e fisica. Avevo ancora un po’ di scorie del match dell’altro giorno contro Carreno (maratona di 3 set finita al tie break del terzo) e non sono riuscito a fare in campo quello che avrei voluto. In ogni caso credito ad Alex che ha giocato un match molto solido. Parlando poi del nostro percorso in Davis in questi anni sono molto felice di giocare in questa squadra, c’è un’ottima atmosfera fra di noi. Anche quest’anno siamo arrivati fino alle semifinali che comunque è un gran risultato. Borna ha giocato dei grandi match, sia qua che a Bologna. In generale siamo orgogliosi di quanto abbiamo fatto in questi anni

Con tutt’altro piglio si sono presentati in sala stampa gli australiani, guidati dal loro comandante in capo Lleyton Hewitt, il cui carisma evidentemente non si discute.

LLeyton ci puoi descrivere come ti senti in questo momento?
[HEWITT] Semplicemente orgoglioso. Di tutta la squadra, i giocatori, gli sparring partner, il team che ci segue, tutti quanti. Sono tutti ragazzi che fanno dei sacrifici e li voglio ringraziare. Siamo arrivati qua da sfavoriti (underdog) e questa è una posizione che mi è sempre piaciuta, anche da giocatore.

Lleyton ci puoi spiegare coma mai hai fatto il cambio in corsa?
[HEWITT] E’ stata una cosa decisa sul momento; Ebden aveva un problema alla caviglia e così abbiamo dovuto trovare un piano B. Thompson aveva già giocato in precedenza in doppio e per questo mi ha dato fiducia, e Purcell è diventato il leader della coppia e lo ha fatto splendidamente. I ragazzi hanno dimostrato di avere un’ottima chimica.

Jordan (Thompson) eri scontento per non giocare il doppio?
[THOMPSON] No, io faccio tutto quello che mi viene chiesto. e aver giocato il doppio decisivo e averlo vinto è un’emozione indescrivibile. Con Max (Purcell) abbiamo giocato assieme quando lui era più giovane a Sydney e si stava formando come giocatore. è incredibile che siamo qua ora.

Lleyton, quale team fra Italia e Canada ha mostrato più cuore e più voglia di vincere? Ci puoi dire qualcosa su questi due team?
[HEWITT] Non ho visto granché dei loro match ad essere onesto, mi sono concentrato sulla mia parte di tabellone. Ovviamente domani guarderò le partite e vedremo chi vincerà, in ogni caso sarà durissima perché sono due grandi team. Più in concreto l’Italia contro gli Stati Uniti ha fatto qualcosa di eccezionale (hell of an effort) e stanno giocando con grande passione e determinazione. Il Canada invece ha dei grandi giocatori, e hanno una potenza di fuoco incredibile. E il loro doppio lo conosciamo, perché nel 2019 ci abbiamo giocato contro e abbiamo perso.

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Coppa Davis

Coppa Davis, preview Italia-Canada: a caccia di un’altra impresa con leggerezza, entusiasmo e… puntando sulla cabala

La formazione canadese, ripescata dopo l’esclusione della Russia, è forse la prima candidata al successo finale. Ma la vittoria sugli Stati Uniti ha dimostrato che in Davis tutto è possibile

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Nazionale Italiana - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Canada e Stati Uniti, Auger-Aliassime e Fritz, Shapovalov e Tiafoe, Sock e Pospisil. Tra questi binomi ci sono tantissimi aspetti in comune – li vedremo. E poi ci siamo noi, o meglio la squadra capitanata da Filippo Volandri che dovrà essere uguale alla versione di se stessa mostrata nella sfida contro gli Stati Uniti. Lo sarà, di sicuro, nominalmente: gli interpreti non cambieranno, con i due Lorenzo nei singolari e i due Chicchi in doppio. Berrettini c’è e si fa sentire, si allena ogni giorno più intensamente, ma per assistere alla sorpresa più attesa (un ossimoro sì, ma di questo si tratta) di questa Coppa Davis bisogna quantomeno arrivare alla finalissima di domenica. La formazione azzurra, però, dovrà essere uguale a se stessa soprattutto dal punto di vista emotivo e caratteriale: per superare anche il Canada, che non può non essere considerata favorita, non si può prescindere dalla stessa leggerezza mista a energia messa in campo contro gli americani.

Le somiglianze tra i nostri prossimi avversari e quelli appena sconfitti nei quarti di finale partono proprio dal loro status di favoriti rispetto all’Italia. Passiamo infatti dall’affrontare, nei due singolari, i numeri 9 e 19 del mondo ad avere di fronte il numero 6 e il numero 18: dalla padella alla brace insomma. Andando più nel dettaglio, ad accomunare Aliassime e Fritz c’è il fatto che entrambi sono reduci da un finale di stagione piuttosto impegnativo, essendo stati protagonisti della corsa agli ultimi posti per qualificarsi alle Finals ed avendo centrato l’obiettivo. Contro Musetti, Taylor è contro riuscito a gestire bene le scorie. Sulla carta, il compito del carrarino sarà proibitivo anche con Felix, da cui ha perso in maniera netta e di recente a Firenze, su una superficie tra l’altro non troppo diversa da quella dove si sta giocando a Malaga. Nelle sfide precedenti, però, Lorenzo ha sempre messo in difficoltà Aliassime vincendo in due occasioni (Lione nel 2021 e Montecarlo quest’anno) e perdendo in una (in tre set a Barcellona).

La statistica più benaugurante, sebbene di per sé negativa, per gli azzurri è però un’altra: gli head-to-head tra Sonego e Shapovalov sono sullo 0-1, esattamente come lo erano con Tiafoe prima della sfida di giovedì. La sconfitta di Lorenzo contro il canadese risale al maggio di quest’anno, quando Denis prevalse al terzo set sul Grandstand del Foro italico. Non si tratta però di semplice scaramanzia: che il giocatore nato a Torino riesca ad alzare il livello del suo tennis quando riveste il ruolo di underdog non è più un mistero e di conseguenza presentarsi a questo match con un bilancio dei precedenti in negativo potrebbe togliergli ulteriore pressione dalle spalle, rimpiazzandola con energia positiva.

 

L’obiettivo realistico consiste nel portare a casa un punto dai due singolari e poi affidarsi al doppio, di norma più imprevedibile. Una somiglianza rispetto all’incontro con gli Stati Uniti c’è però anche qui: la coppia avversaria sarà infatti formata da uno specialista (Pospisil) e da un singolarista adattato (con ogni probabilità Shapovalov), sulla falsariga del duo Sock (che è stato a lungo compagno di Vasek nel circuito vincendo sette titoli tra cui Wimbledon) Paul. Il livello dei due canadesi dovrebbe comunque essere più alto (Shapo è di gran lunga più adatto a questa specialità rispetto a Tommy Paul), o almeno così porta a pensare la loro vittoria – decisiva per l’approdo in semifinale – su due esperti doppisti come Krawietz e Puetz.

L’ultimo elemento in comune tra Stati Uniti e Canada (lasciando da parte la loro collocazione geografica) è da ricercare nell’archivio storico della Coppa Davis. Queste due nazionali rientrano infatti nel ristretto novero di quelle con cui l’Italia ha un record negativo: se si escludono quelle con cui si è giocato solo una volta (perdendo), oltre alle rappresentative nordamericane ne restano solo cinque. Il Canada, però, rappresenta – si spera solo per il momento – un tabù assoluto: due scontri diretti e due sconfitte, la prima nei quarti di finale del World Group del 2013 e la seconda nel girone di qualificazione alle fasi finali del 2019 (l’anno di esordio della nuova formula).

Nel 2013 il Canada dell’emergente Raonic si affacciava alla ribalta della Davis affrontando a Vancouver nei quarti di finale l’Italia di Fognini e Seppi, con Bolelli assente per infortunio e Daniele Bracciali pronto a far compagnia a Fabio nel doppio del sabato (stiamo naturalmente parlando del vecchio format). Nel primo singolare Andreas Seppi riuscì nell’impresa di rimontare due set a Vasek Pospisil che era in un buon momento di forma come singolarista. Sull’1-0 Italia Raonic con il suoi tennis esplosivo liquidò in tre set Fognini per l’1-1 dopo la prima giornata. Sarebbe stato (ma questo lo si sapeva dall’inizio) decisivo il doppio. Da una parte Daniel Nestor e Vasek Pospisil e dall’altra Fabbio Fognini e Daniele Bracciali. Primi due set canadesi, terzo e quarto set azzurri, quinto set drammatico e lunghissimo. I nostri arrivano ben sette volte a due punti dal match, ma alla fine la spuntano i padroni di casa con un rocambolesco 15-13. Nonostante il solito encomiabile impegno di Andreas Seppi nel primo singolare della domenica Raonic si impose in 4 set portando così in semifinale il Canada (poi sconfitto dalla Serbia di Djokovic).

Nel 2019 le due nazionali si ritrovano nello stesso gruppo delle Finals di Madrid insieme agli Usa. Sono proprio gli azzurri e i canadesi ad aprire le danze. Stavolta siamo favoriti, con il nuovo format (2 singolari ed un doppio) e con la presenza di Matteo Berrettini che sta scalando il ranking con grande sicurezza, Pospisil e Shapovalov non sembrano ostacoli così ostici. Ma invece come per magia Vasek Pospisil torna per una settimana quello dei tempi d’oro e batte in due set Fabio Fognini. Completa l’opera Shapovalov che batte in 3 set durissimi proprio il nostro Matteo dando così il 2-0 al suo team. Finirà poi 2-1 perché Berrettini e Fognini vincono il doppio che sarà però ininfluente. Il Canada raggiungerà poi la prima finale Davis della sua storia venendo sconfitto dalla Spagna padrona di casa nell’atto conclusivo

Per l’Italia sarà la 12esima semifinale in Davis e a distanza di due match vinti c’è la possibilità di disputare l’ottava finale della sua storia (l’ultima è datata 1998). Il Canada è invece alla sua quarta semi e punta alla seconda finale dopo quella raggiunta tre anni fa sempre su suolo spagnolo (e persa proprio contro la Spagna). Soprattutto, però, la squadra capitanata da Dancevic proverà a fare doppietta, avendo conquistato la già defunta ATP Cup a inizio stagione. Lo scorso anno la Russia completò il cerchio, semplicemente perché era la squadra più forte (con distacco). Il sospetto è che la formazione più forte in questo 2022 sia proprio il Canada (che in realtà non aveva superato nemmeno la prima fase di qualificazione a marzo, orfana dei suoi big, salvo poi essere ripescata per il bando nei confronti della Russia) ma se c’è una competizione in cui emerge a pieno che il tennis è lo sport del diavolo quella è la Davis. Altrimenti non avremmo eliminato gli Stati Uniti.

Con la collaborazione di Stefano Tarantino

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Coppa Davis

Coppa Davis, De Minaur sempre più leader dell’Australia: “Sono sceso in campo per compiere la mia missione”

Il demone australiano rivela anche qual è stata la motivazione in più a spingerlo nel match vinto contro Marin Cilic: “Avevo grande voglia di vendicarmi della sconfitta subita lo scorso anno a Torino”

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Alex de Minaur – Davis Cup Finals 2022 (foto: Roberto dell'Olivo)

Alex De Minaur doveva regolare alcuni conti, nel secondo singolare della semifinale della parte bassa delle Davis Cup Finals By Rakuten 2022, risalenti esattamente ad un anno fa. Correva infatti il 25 novembre 2021 e nel teatro del PalaAlpitour di Torino, il demone australiano veniva sconfitto da Marin Cilic per 6-1 5-7-6-4 nella sfida tra i numeri uno di Australia e Croazia. Quel KO sancì la fine del tie a favore dei balcanici, che si erano intascati anche il primo rubber grazie al successo di Borna Gojo su Alexei Popyrin. Poiché si trattava della fase a gironi, con solamente la prima di ogni raggruppamento che si qualificava per i quarti di finale, a punteggio acquisito Alex scese in campo al fianco di John Peers venendo battuto nettamente con lo score di 6-3 6-1. Lo scontro perso al cospetto della compagine croata si rivelò effettivamente decisivo per porre fine ai sogni di gloria di Hewitt e dei suoi ragazzi, visto che a nulla servì il successo per 2-1 sull’Ungheria dopo la sonora debacle della prima giornata di gare.

Ma perché, direte voi, stiamo riavvolgendo il nastro: un semplice desiderio di vendetta per una sconfitta che valse un’eliminazione precoce. No c’è molto di più, il figlioccio di Lleyton oramai da diversi anni – anche per via della dipartita dai massimi livelli del Tour, almeno fino a quest’anno, di Nick Kyrgios – ha assunto stabilmente il ruolo di prima punta dell’Australia nelle competizioni a squadre. E pur avendo ancora 23 anni, dopo un’esplosione precoce, sembra abbia raggiunto la maturità necessaria per ricoprire quello status di leadership che serve per poter essere l’ancora di salvezza del gruppo e il punto di riferimento in ogni situazione, specialmente – come nella sfida odierna – quando si ritrova con le spalle al muro non potendo permettersi di sbagliare.

Ebbene dopo l’investitura del suo capitano, giunta nella conferenza stampa post successo sull’Olanda, anche l’ultima maledizione è stata spezzata. Difatti, in seguito alla celeberrima sconfitta torinese contro il campione dello US Open 2014, De Minaur ha giocato ben 7 match di singolare in Coppa Davis vincendone altrettanti. E se ciò non bastasse, andando a spulciare anche i risultati nella manifestazione, precedenti al match con Cilic del 2021: ci sono da sommare altri quattro successi. Nonostante poi sia pur vero che molte di queste affermazioni sono arrivate contro avversari non proprio irresistibili, è stato comunque in grado di ottenere scalpi come quello contro Shapovalov nel quarti del 2019 – l’anno in cui il Canada si sarebbe spinto sino in finale -.

 

Quindi 11 vittorie nelle ultime 12 partite disputate in Davis, sostanzialmente si può riassumere con: da quando è stato introdotto il nuovo format quattro anni fa, è praticamente imbattuto in singolare salvo il famoso match contro il gigante buono dei Balcani. Escludendo quel KO, per trovarne un altro – sempre per quanto riguarda i match di singolare – bisogna ritornare al Play Off del 2018: battuto in quattro set da Thiem prima, e da Novak poi.

D: Alex [De Minaur], come ti sei sentito ad affrontare questa partita? Tutta la pressione era su di te. Dovevi necessariamente vincere, altrimenti saresti stati eliminati

Alex De Minaur: “Sì, hai perfettamente ragione. E’ stato proprio così. Per fortuna avevo già vissuto in passato un paio di esperienze di questo tipo, mi era già capitato di trovarmi in questa posizione in Coppa Davis. Una posizione scomoda, in cui sei con le spalle al muro e devi per forza trovare un varco per fare breccia nel gioco avversario; se vuoi continuare a tenere vive le speranze della tua squadra. La chiave per poter affrontare nel migliore dei modi questa situazione è cercare di dare tutto in ogni singolo punto del match. Ero pienamente consapevole di quale fosse il mio compito, una volta terminato l’incontro di Thanasi [Kokkiankis, ndr] ed appurato che fossimo in svantaggio. Il mio obbiettivo era quello di tenerci in vita, darci ancora una possibilità. Sono riuscito a farlo e ne sono molto felice. Faccio sempre tutto ciò che mi è possibile, tutto ciò che è in mio possesso per il bene del mio Paese”.

D: Quanto sei rimasto impressionato dal livello del tuo gioco? Anche considerando che i tuoi scontri diretti contro Marin [Cilic, ndr] recitassero, prima di oggi, un bilancio negativo per te (2-1 in favore del croato). È la prima volta che riesci a batterlo in due set, nell’unica precedente occasione in cui lo avevi sconfitto, infatti, l’incontro era stato molto lottato e deciso al set finale.

Alex De Minaur: “Si è vero. In realtà io oggi avevo una gran voglia di vendicare la mia sconfitta contro di lui dello scorso anno in Coppa Davis a Torino, visto che a parte quella sono praticamente imbattuto in singolare nelle ultime tre edizioni della competizione. Era qualcosa che mi continua a ronzare in testa, ed è stata quindi ulteriore fonte di motivazione. Volevo cancellare quel KO. Perciò, sono sceso sul campo per compiere la mia missione, e sono riuscito ad esprimere un grande tennis dando così alla mia squadra, ai miei compagni e all’Australia; un’altra possibilità per combattere”.

D: Congratulazioni per la vittoria, Alex [De Minaur, ndr]. Volevo soffermarmi su un aspetto in particolare, ovvero sia il fatto che Marin sia stato l’unico giocatore a batterti in Coppa Davis nei match di singolare in questi ultimi anni.  Come ti sei preparato, nello specifico, per affrontare questo match dal sapore speciale per te qualora ovviamente tu fossi riuscito a vincerlo? Infine volevo avere da parte tua un’ultima considerazione, quali sono le tue sensazioni per il doppio che di fatto sarò uno spareggio per decidere chi dei due team staccherà il biglietto per la finale?

Alex De Minaur: “Ha centrato la situazione su tutta la linea, il vantaggio per me è stato quello di conoscere molto bene Marin [Cilic, ndr] e le sue caratteristiche tecniche. È un tennista davvero ostico da affrontare, quando lui è in forma è veramente un inferno dover giocare un match contro di lui. E’ un veterano del nostro sport, un tennista capace di realizzare imprese incredibili nella sua carriera. Sapevo perfettamente cosa avrei dovuto aspettarmi dalla partita e quale sarebbe stato il piano tattico che lui avrebbe attuato, ed ero assolutamente conscio che non sarebbe stato per nulla facile. Avevo preparato la sfida, sapendo di dover mettere sul campo tutta l’intensità che potevo esprimere, rimanendo però sempre costantemente solido. Ma allo stesso tempo, dovevo far sì che questo non provocasse come effetto collaterale la perdita di aggressività. Anzi, non potevo permettermi minimamente di lasciare a lui l’iniziativa. Dunque, avevo il mio piano di gioco: sono stato in grado di metterlo in campo permettendomi di giocare molto bene. Quindi direi che abbia funzionato. Ora però abbiamo il doppio, e dobbiamo concentrarci su quello. Credo che siano i croati, coloro che abbiano tutto da perdere. Possono contare su una delle migliori coppie di doppio del mondo. Noi, non dobbiamo fare altro che andare là fuori e vincere. Ho un’immensa fiducia nei miei compagni di squadra, e so che faranno tutto ciò che è in loro potere per ottenere la vittoria e il passaggio del turno. Questo è ciò che questa squadra incarna, con il nostro motto che recita: ‘mai dire mai, fino alla morte’, il nostro atteggiamento lo rispecchia alla perfezione”.

D: È una delle partite, tra quelle vinte, più veloci che ricordi di aver mai giocato?

Alex De Minaur: “No, non credo. Non penso sia una delle partite più rapide di sempre, tra quelle vinte in carriera. Ma al di là di questo, ciò che per me è importante è che sono stato capace di fornire una grande prestazione esprimendo un ottimo tennis. Perché alla fine, tornando al tema della durata, anche se appunto il tempo può ingannare in realtà nel corso del match ci sono stati diversi games lunghi che si sono decisi ai vantaggi. Sono stato molto bravo in quei frangenti, a mantenere intatta la mia compostezza in campo anche quando non riuscivo a portare a casa quei punti delicati. Ha dovuto lottare in un sacco di circostanze, perché il game si prolungava ad oltranza. Continuavo a ripetermi che dovevo solamente rimanere attaccato ad ogni momento, che non avrei dovuto mollare mai, neanche un singolo punto. Mi dicevo che se avessi continuato a giocare nei turni di risposta come stavo facendo, senza calare un attimo né in termini di tenuta mentale né in quelli di natura tecnica, il match sarebbe venuto nella mia direzione”.

D: Di tutte le tue vittorie conquistate in Coppa Davis, e che hai ottenuto in sequenza, in questo arco di tempo; la ritieni la migliore che tu abbia giocato? Credo che tu abbia commesso soltanto tre errori gratuiti in tutto il primo set. È la tua migliore performance?

Alex De Minaur: “Penso che se l’analizziamo e la prendiamo in considerazione dal punto di vista del punteggio e della situazione emotiva a cui ho dovuto far fronte, probabilmente sì; lo è. Ripeto, quello che ho detto prima: ho avuto un paio di situazioni ambientali simili a quella odierna nella mia carriera in Davis, due grandi momenti dove sono stato con le spalle al muro. Significa che devi andare oltre i tuoi limiti e mettere tutto sul campo, facendo tutto quello che puoi per tenere in corsa il team. Conosco perfettamente qual è il mio ruolo in questa squadra. Il mio compito è quello di essere il giocatore duro, quello che deve e vuole ottenere quelle vittorie dure. Mi sono calato in questa parte già da un bel po’, e sono molto contento di questo oltre che estremamente orgoglioso di me stesso”.

D: Proprio su quest’ultima tua riflessione, preferisci vincere quelli partite che domini praticamente dal primo gioco fino alla fine; oppure un dramma sportivo incredibile, come quello dell’altro giorno contro Van De Zandschulp, contraddistinto da un sali e scendi?

Alex De Minaur: “Al 100% preferisco di gran lunga vincere come oggi. Voglio dire, è assolutamente bello, entusiasmante e decisamente stimolante giocare delle grandi battaglie agonistiche da più di tre ore l’una. Tuttavia, dammi la possibilità di poter vincere 6-0, 6-0, 6-0 ogni singolo giorno della settimana. Perché ciò significherebbe poter riposare e recuperare al meglio, senza così che il fisico e la mente debbano accelerare il processo di recupero ed incontrare ulteriore problemi e fatica. Ora però pensiamo al doppio, e speriamo che i ragazzi possano portarlo casa”.

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