Nadal dribbla il GOAT: "Parliamone alla fine delle nostre carriere"

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Nadal dribbla il GOAT: “Parliamone alla fine delle nostre carriere”

Lo spagnolo in una lunga intervista al sito ATP si dichiara onorato di aver raggiunto Federer a quota 20 Slam. E racconta come è arrivato al successo numero 13 a Parigi: “Vincere non è mai la normalità”

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Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

C’è chi sogna di rimetterli l’uno contro l’altro, nel posto meno prevedibile. Herwig Straka, direttore dell’ATP 500 di Vienna, vorrebbe portare in Austria anche Rafael Nadal dopo aver strappato il sì di Novak Djokovic. “Stiamo cercando di fare il possibile – le sue parole -, sarà a lui a decidere se vorrà ottenere più punti per provare a inseguire il numero uno del ranking“. Anche Djokovic, del resto, ha scelto Vienna (anche) per ragioni di contabilità. L’agenda di Nadal da qui alla conclusione dell’assurdo 2020 non è ancora nota, ma la lunga intervista concessa al sito ATP è stata per il maiorchino l’occasione per metabolizzare il trionfo di Parigi. Analizzarlo alle radici, ponderarlo sul piano statistico, aprire una prospettiva. A partire da una sintesi di apprezzabile efficacia: “Ho disputato un ottimo torneo, date le condizioni. Facendo passi avanti ogni giorno, giocando abbastanza bene da vincere le partite fino a interpretare poi quella perfetta in finale“.

IL PRECEDENTE – Tenendo a margine l’ultimo testa a testa dell’ATP Cup, Nadal e Djokovic si erano ritrovati l’ultima volta su terra nella finale di Roma 2019. “Mi è servito il ricordo di un anno fa – ha raccontato – anche a maggio 2019 arrivavo da un periodo non positivo (tre ko in semifinale a Montecarlo, Barcellona e Madrid, ndr) ma alla fine ho giocato bene e ho vinto. Domenica avevo preparato un piano partita, la cosa più difficile era metterlo in atto e ci sono riuscito, ha funzionato tutto al meglio”. Con la spinta, al solito determinante, della forza mentale: “Ogni volta che arrivo al Roland Garros non penso a priori di vincere, ma sono eccitato dall’idea di poterlo fare. So bene che riuscire a sollevare un trofeo non è mai la normalità. E sono molto soddisfatto della concentrazione mantenuta per tutto il torneo, non semplice nel periodo che stiamo vivendo e con la preoccupazione per la situazione dei contagi in Spagna”.  

IL PERCORSO – L’attenzione alle news dal mondo è stata costante nelle due settimane del Roland Garros, vissute a stretto contatto con i tecnici Carlos Moya e Rafael Maymo. Anche perché Nadal alla semi-clausura in hotel non ci era abituato, al punto da aver ripreso in mano una Playstation dopo tre anni. Le giornate extra campo andavano accorciate, in qualche modo. Al netto della quotidianità parigina, nel racconto del maiorchino spiccano le pagine del diario dei mesi scorsi. La vera costruzione del successo. Il trionfo di Parigi è stato frutto di programmazione, ma anche di letture congiunturali e mai decontestualizzate dal momento. “La mia preparazione in termini di partite giocate è stata pressoché inesistente“, ricorda, facendo riferimento ai soli tre match romani (ko ai quarti contro Schwartzman) dal rientro post lockdown.

 
Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

C’è stato però un ampio e complesso dietro le quinte, vissuto in gran parte sui campi di casa. “Quando ho ripreso ad allenarmi dopo lo stop il corpo non ha risposto nel migliore dei modi – riavvolge il nastro -, con l’assenza di un obiettivo chiaro per il rientro che complicava la pianificazione del lavoro. Lo sport è una questione di risultati, tutto viene giudicato giusto o sbagliato in base a essi. Ma io sono anche molto contento del percorso e del team che ho avuto al mio fianco: mi hanno spinto a dare tutto quando necessario ma anche concesso la giusta libertà quando era giusto staccare“. Dinamiche gestionali collaudate negli anni, che hanno ammortizzato gli effetti di una stagione imponderabile nelle sue coordinate spazio-temporali.

GOAT, MA A TEMPO DEBITO – L’immediato riflesso del Roland Garros numero 13 è stato anche raggiungere Roger Federer a quota 20 Slam, dato che alimenta l’aspetto strettamente aritmetico del dibattito sul più grande di tutti i tempi. “È una cosa di cui parlate molto voi giornalisti – è il punto di vista di Nadal -, in ogni caso ho eguagliato un record che sembrava impossibile. Mi onora condividerlo con Roger, abbiamo un grande rapporto anche fuori dal campo e questo rende tutto più bello. I numeri dovrebbero essere analizzati da chi ha una buona conoscenza della storia del tennis, onestamente non ci penso molto. Bisognerà vedere cosa succederà nel prosieguo anche per Djokovic e per Federer, quando tornerà. Avremo il tempo di analizzare il tutto quando le nostre carriere saranno finite”. Lo stimolo per tenere il piede sull’acceleratore, evidentemente, è ancora un altro. “Adesso, più che contare i successi, fa la differenza l’entusiasmo con cui mettersi a lavorare ogni giorno per mantenersi ai massimi livelli. Quando questo verrà meno, sarà giusto fermarsi e guardare ad altro“.

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ATP

Vienna: Sonego strapazza Djokovic, è la peggior sconfitta di sempre per Nole

Prestazione sontuosa di Lorenzo Sonego, che confeziona la settima impresa di un italiano contro un numero uno del mondo

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

[LL] L. Sonego b. [1/WC] N. Djokovic 6-2 6-1

È un Lorenzo Sonego strepitoso quello che batte il numero 1 del mondo Novak Djokovic lasciandogli appena tre giochi e infliggendogli la peggior sconfitta in carriera nei match giocati al meglio dei tre set a livello ATP. 6-2 6-1 in sessantotto minuti, un risultato mai in discussione nonostante da un momento all’altro fosse attesa la reazione di Djokovic, che è effettivamente salito nel corso del secondo set, ovviamente non ai livelli di colui che ha vinto 38 match in stagione e mercoledì scorso si era già assicurato il numero 1 di fine stagione.

Tanto merito dell’azzurro, autore della prestazione della vita (finora, gli auguriamo), tirando 26 vincenti complessivi, tenendo in campo tantissime risposte e concedendo appena quattro errori non forzati di rovescio. Lo avevamo visto in ottima forma già dal primo turno contro Lajovic, con i piedi molto rapidi che gli permettevano di giocare dritti filanti, dimostrando di meritare la fortuna del ripescaggio come lucky loser, poi confermandosi contro Hurkacz. Nel venerdì viennese, si è preso la semifinale contro – lo ribadiamo così cominciamo a crederci – contro Djokovic. È anche il primo successo contro un top 10 al quarto tentativo.

 

IL MATCH – Nei primi due incontri, Djokovic è stato piuttosto passivo e relativamente impreciso nel set iniziale; anche se in entrambi i casi Nole è riuscito a a far suoi quei parziali grazie anche alla tensione degli avversari di fronte alla possibilità di prenderseli, sarebbe importante per Lorenzo rimanere aggrappato al servizio e quindi al punteggio. Evidentemente questa parte gli sta stretta perché comincia addirittura con un break a favore, l’azzurro, che incamera due macroscopici errori serbi – uno smash e un dritto comodi – su altrettante difese disperate. Il dritto di Lorenzo fila che è una meraviglia, il rovescio tiene, Djokovic ancora non è entrato in partita e si fa sorprendere da solidità e intensità di un avversario che per il momento non accenna a tremare, come dimostrano anche un paio di buone smorzate. Quando il numero 1 del mondo tiene un turno di battuta mettendo a referto il suo primo game, Sonego ne ha già incamerati quattro e non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Lorenzo Sonego – ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

Aiutato anche dal servizio, il venticinquenne di Torino si assicura la possibilità di servire due volte per il set, mentre Novak insegue a fatica, con meno di metà di prime in campo e un punto su tre vinto sulla seconda. Il momento della verità non rallenta né il braccio né i piedi di Lorenzo che chiude 6-2, vincendo il suo primo set contro un top ten dopo le sconfitte con Isner, Federer e Thiem del 2019. Ci si aspetta la reazione veemente del campione e, invece, si ricomincia dall’inizio, con il break in apertura di Sonego che risponde quasi sempre, prende il campo e continua ad approfittare delle imprecisioni di un Djokovic un po’ perplesso un po’ dimesso – e non può essere altrimenti se l’altro consolida il vantaggio con tre ace.

Comincia a salire, il rendimento del fenomeno di Belgrado, il quarto gioco si allunga e arrivano le prime opportunità di strappare il servizio, ma Lorenzo le cancella tutte e tre con coraggio. E, nel game successivo, si concede pure il lusso di fallire una palla facile con Djokovic battuto, perché si prende ugualmente un altro break con un bel passante dopo il servizio e volée serbo. Djokovic preme sull’acceleratore e va sullo 0-40 in risposta, ma Sonego annulla anche queste, una grazie anche a una smorzata inguardabile dell’altro (zero punti su quattro con i drop shot, alla fine), per poi prendersi il game dopo due gran recuperi, con tanto di smash non chiuso da parte di Nole. Finisce in bellezza, trafiggendo il più forte del 2020 con un serve al quale non può seguire la volley. Sarà allora semifinale, la prima nel circuito maggiore sul cemento indoor, contro il vincente della sfida tra Grigor Dimitrov e Daniel Evans.

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ATP

Rublev spodesta Thiem a Vienna: sfiderà un ottimo Anderson, che batte Medvedev

Tredicesima vittoria di fila in un ATP 500 per il russo, contro un Thiem non al top. Anderson ritrova la semifinale in un torneo ATP dopo quasi due anni

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Nella parte bassa del tabellone di Vienna giocheranno la semifinale i due sfavoriti (sulla carta) dei quarti di finale. Kevin Anderson e Andrey Rublev. A dirla tutta la vera sorpresa è la vittoria del sudafricano, che ha sbarrato la strada a Daniil Medvedev nel primo incontro in programma sui campi dell’ATP 500 austriaco. Rublev invece è ormai una certezza e nonostante Thiem non perdesse in Austria da 11 partite (ha vinto il titolo qui a Vienna e a Kitzbhuel lo scorso anno), la sua non può nemmeno definirsi un’impresa: quest’anno solo Novak Djokovic ha vinto più partite di lui (39 contro le 37 del moscovita).

Anderson e Rublev si sono sfidati un mese fa al terzo turno del Roland Garros. Il russo ha vinto agevolmente, ma è lecito aspettarsi tutta un’altra partita a Vienna e non solo per via della superficie. Kevin Anderson è tornato finalmente a brillare, ritrovando la semifinale dopo quasi due anni di attesa (l’ultima risaliva all’ATP di Pune di gennaio 2019). La sofferta vittoria del primo turno contro Dennis Novak ( tre match point annullati nel finale) l’ha sbloccato. Al secondo turno ha dato due set a zero a Carreno Busta e nei quarti ha riservato lo stesso trattamento a Daniil Medvedev, non di certo uno che non digerisce il cemento indoor.

La partita si è messa subito sui binari giusti per il numero 111 ATP (con questo risultato salirà almeno nei primi 90 del mondo). Con il break di vantaggio sin dal primo game, il sudafricano ha dovuto annullare solo una palla break nel primo set e nonostante Medvedev non abbia perso nemmeno un punto con la prima in tutto il set, il punteggio della prima frazione recita 6-4 Anderson, in 35 minuti. Anche all’inizio del secondo set il copione è rimasto lo stesso: la profondità in risposta di Anderson si è rivelata decisiva e il russo ha dovuto correre rischi enormi per poter salvare la battuta nei primi due game (quattro palle break salvata, con rovesci sulla riga e seconde di servizio sopra i 180 orari).

 

Alla fine è stato il tie-break a dare la semifinale ad Anderson. Dopo essere scivolato sotto 2-0, ha trovato tre mini-break per portarsi 6-3. Con un vincente di dritto e un solido passante Medvedev ha provato ha rientrare in partita, ma al servizio per portarsi sul 6-6 ha spedito lungo un rovescio non impossibile. Vittoria assolutamente meritata per Kevin, che non batteva un top 10 dal 2018 (Nishikori alle Finals). Allo stesso anno, proprio contro Nishikori in finale, risale il suo successo a Vienna, il suo primo successo a livello di ATP 500 in carriera.

ANDREY… IN SEMI – E parlando della categoria ‘500’ non possiamo che ricollegarci alla striscia di 13 vittorie consecutive di Andrey Rublev nella categoria d’argento (ha trionfato a San Pietroburgo e ad Amburgo). Oggi ha battuto per la seconda volta in carriera Dominic Thiem, per la prima volta sul duro e l’ha fatto addirittura a casa sua, dove difendeva il titolo. Ci si aspettava una partita entusiasmante, e così è stato. Ma solo nel primo set. Thiem ha avuto l’opportunità di fare gara di testa nel terzo game, ma ha mancato due palle break. Da lì in poi entrambi hanno infilato una lunga striscia di game rapidissimi, ma pieni di vincenti di alta qualità. E alla fine si è arrivati al tie-break, altrettanto spettacolare: dopo due punti in difesa, Rublev ha beneficiato di un dritto sparato lungo di qualche spanna da Thiem e con un ace si è preso il primo parziale.

L’austriaco ha iniziato a dare segnali non incoraggianti all’inizio del secondo. Infatti non riusciva più a muoversi così rapidamente come nel primo set, complice un fastidio al piede destro. Rublev, impassibile e costante nel suo martellamento da fondocampo, si è trovato avanti non di uno, ma ben due break, sul 5-1. Impossibile per questo Thiem, lontano dalla sua miglior forma atletica, anche solo tentare una rimonta. Avanza perciò in semifinale per la quinta volta in stagione il russo, dopo un’ora e 34 minuti. Negli ultimi quattro tornei vanta un impressionante bilancio di 17 vittorie e una sconfitta.

Risultati:

[PR] K. Anderson b. [4] D. Medvedev 6-4 7-6(5)
[5] A. Rublev b. [2] D. Thiem 7-6(5) 6-2

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ATP

Parigi-Bercy, le entry list aggiornate: ci sono Nadal e Berrettini. Sabato alle 12 il sorteggio

Il torneo si disputerà nonostante il lockdown nazionale in vigore in Francia, ma senza pubblico. Al via anche Lorenzo Sonego, assente Novak Djokovic. Tutto quello che c’è da sapere sull’ultimo Masters 1000 della stagione

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Rafael Nadal - Bercy 2019 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

La prossima settimana avrà luogo l’ultimo Masters 1000 della stagione, vale a dire Parigi-Bercy (Rolex Paris Masters), l’unico a disputarsi indoor e soltanto il terzo ad avere luogo nel 2020. In virtù delle nuove disposizioni in vigore da oggi, il torneo sarà a porte chiuse ma si dovrebbe disputare salvo decisioni dell’ultimo minuto da parte del governo francese.

Le qualificazioni inizieranno domani, sabato 31 ottobre, alle 10, mentre il tabellone principale (quest’anno allargato a 56 giocatori rispetto ai consueti 48) verrà inaugurato lunedì 2 novembre alle 11; il sorteggio di quest’ultimo avrà luogo a sua volta sabato a partire dalle 12. Il prize money, già ridotto in precedenza per chi dovesse raggiungere le ultime fasi del torneo, è stato ulteriormente ridimensionato per via della chiusura definitiva al pubblico (ricordiamo che ci sarebbero dovute essere 1000 persone durante la sessione diurna).

 

RAFA PER LA DOPPIETTA PARIGINA – L’unico presente fra i Big Three sarà Rafa Nadal, che ha appena vinto il suo tredicesimo Slam nella capitale francese ma non ha mai conquistato il titolo alla AccorHotels Arena. Mai come quest’anno il maiorchino sembra avere la posizione giusta per riempire il buco nel palmarès e completare la doppietta parigina nel corso della stessa stagione, impresa riuscita solo ad Ilie Nastase nel 1973 e ad Andre Agassi nel 1999 – curiosamente, l’unico campione del torneo presente è Karen Khachanov, che qui vinse il suo unico Masters 1000 nel 2018.

Non ci sarà invece Novak Djokovic, che è sicuro di mantenere i 1000 punti dello scorso anno e ha quindi deciso di inseguire (con successo) la certezza matematica del N.1 di fine anno a Vienna; per sperare di superarlo, Nadal dovrebbe vincere qui, accettare una wildcard a Sofia e vincere anche a Londra, ma solo nel caso in cui Djokovic perdesse oggi con Sonego e chiudesse le Finals a bocca asciutta, scenario abbastanza improbabile.

Mentre gli altri big saranno tutti presenti (a parte il lungodegente Federer), la corsa alle ATP Finals sarà meno centrale rispetto ad edizioni precedenti del torneo, visto che molti potenziali concorrenti si sono chiamati fuori, da Monfils a Shapovalov a Bautista Agut. Gli unici a giocarsi realisticamente gli ultimi due posti fra gli otto finalisti saranno quindi Andrey Rublev (ragionevolmente certo), Diego Schwartzman e il nostro Matteo Berrettini, che però ha 200 punti in scadenza dallo scorso anno e ha saltato tre tornei di fila. Qui le entry list aggiornate, con Lorenzo Sonego direttamente in tabellone come secondo rappresentante italiano.

(clicca per ingrandire)

WILDCARD – Tutti francesi gli invitati al torneo. Nel tabellone principale ci saranno Benjamin Bonzi, Hugo Gaston, Pierre-Hugues Herbert e Corentin Moutet, mentre i nomi delle qualificazioni sono Antoine Cornut-Chauvinc, Hugo Grenier, Alexandre Muller e Arthur Rinderknech.

COPERTURA TV – Il torneo verrà trasmesso su Sky Sport per quanto riguarda la television, e su TennisTV (nonostante il nome controintuitivo) in streaming.

Tutte le entry list aggiornate del Masters 1000 di Parigi-Bercy

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