Gli auguri di Ubitennis a lettori e tennisti. Riflessi del biennio 2019-2020 con vista sul 2021

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Gli auguri di Ubitennis a lettori e tennisti. Riflessi del biennio 2019-2020 con vista sul 2021

È d’obbligo essere ottimisti dopo l’annus horribilis segnato dal Covid-19. Un paio di azzurri (Berrettini, Fognini, Sonego, Sinner?) fra gli 8 delle ATP Finals a Torino e 10 nei top-100, l’ambiziosa lista dei desideri 2021. Federer sarà ancora lui? 4073 articoli pubblicati da Ubitennis

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Natale 2020
 
 

Cari lettori

so di rivolgermi ai più affezionati perché non può non esserlo chi venga a leggere Ubitennis nel giorno di Natale quando non c’è tennis, non ci sono le solite esibizioni natalizie alle viste e perfino lo Slam australiano è stato rinviato a febbraio come non era mai successo nella sua storia.

Quest’anno è stato durissimo per tutti e tutto. Spero si possano bruciare al più presto tutte le mascherine esistenti al mondo e restituirci quei sorrisi che ci sono tanto mancati insieme alla buona salute per tutti, all’abituale frequentazione degli affetti più cari, degli amici. Chi, come il sottoscritto, si considerava iper-fortunato per essere appartenuto alla prima generazione di italiani non incappata in una guerra, ha dovuto pagare inatteso dazio alla pandemia. In famiglia abbiamo contratto il virus in quattro su cinque e purtroppo uno di noi non c’è più. Né consola il fatto che fosse la persona più anziana, la nonna dei miei ragazzi, perché fino a fine novembre stava benissimo, sia pur con gli acciacchi inevitabili dovuti all’età avanzata. So bene che purtroppo c’è chi è stato colpito ancor più duramente, quindi guai a lamentarsi. Non serve a nulla farsi cattivo sangue.

 

La vita, per chi è rimasto, va avanti e parliamo allora con minor tristezza della nostra comune passione per il tennis. E il tennis non poteva restare al riparo dalla pandemia, anche se non essendo sport di contatto, a livelli dilettantistici è rimasto uno dei pochi sport che ha potuto continuare ad essere praticato. Il grande tennis professionistico invece ha “vissuto” meno di 6 mesi, fino a metà febbraio e al torneo di Indian Wells, e da agosto – neppur tutto – fino a novembre inoltrato. E va detto che, per come si erano messe le cose a un certo punto, quando si è temuto la cancellazione totale, è andata fin troppo bene. Per un centinaio abbondante di giocatori alla fine è stata una fortuna non da poco l’aver potuto partecipare a 3 Slam su 4, a 3 Masters 1000 su 9 più le finali ATP, a un discreto numero di tornei ATP. Alle giocatrici è andata un po’ peggio perché il circuito WTA è stato fortemente penalizzato dal prevalente rapporto del calendario autunnale con il circuito asiatico.

Per noi di Ubitennis abituati a seguire in più inviati i tornei sul posto è stato brutto, quasi doloroso per alcuni dovervi rinunciare. Nel mio caso si è trattato di interrompere una sequenza ininterrotta di 46 Wimbledon, 44 Roland Garros, 36 US open,  30 Australian Open (meno uno, “saltato” nel 2013). Per la grande maggioranza degli appassionati, cioè coloro che non hanno voglia e/o modo di seguire i tornei al di fuori che in tv (o streaming), è cambiato più il periodo di fruizione dello spettacolo tennistico che altro, anche se inevitabilmente si è ridotto.

Ubitennis avrebbe potuto pagare pesantemente tutto quanto è successo, ma grazie a voi ha – per così dire – contenuto le perdite in termini di traffico. Io presumo – e spesso sbaglio nel presumere – che i lettori più affezionati siano anche interessati a conoscere gli sviluppi del sito che spesso amano frequentare e che preferirebbero andasse bene piuttosto che male, in omaggio al cosiddetto spirito di appartenenza. Motivo per cui, parto dal sito per arrivare al tennis, sperando di non…presumere male, ma sapendo che altrimenti in fondo non arrivereste!

Jannik Sinner – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Il 2019 era stato un anno record per Ubitennis, grazie ai soliti grandi nomi, i Fab-3, ai giovani emergenti, ai primi exploit dei tennisti italiani piazzatisi nei top-ten (Berrettini e Fognini) e le prime affermazioni di un certo livello di altri (Sonego, Sinner). Quasi cinque milioni di utenti unici, oltre 41 milioni di pagine visualizzate, oltre 21 milioni di visite. Numeri impressionanti per un sito “verticale” che segue uno sport minore…perché in Italia rispetto al calcio sono tutti minori. Anche se qualcuno più …minore di altri. (E’ un errore voluto il “più minore”, i “maestrini della tastiera” si astengano dal bacchettarmi eh eh). Considerando che, come dicevo, si è giocato a tennis per meno di 6 mesi, se ci fossimo mantenuti sul trend dello scorso anno, avremmo dovuto perdere il 50% su tutti quei dati. Non è stato così. E di ciò devo ringraziare tutto il folto gruppo dei collaboratori, quello più presente da casa sua cui devo ovviamente maggior riconoscenza – anche se nessuno è full time e alcuni magari fanno un articolo o mezza giornata in una settimana – e quello meno.

I dati di Ubitennis 2020 registrano infatti un calo di appena il 7% fra gli utenti unici, del 17% per le visite/sessioni, del 25% per le pagine viste. Insomma quasi 5 milioni di utenti unici, oltre 17 milioni di visite, oltre 30 milioni di pagine viste. Insomma, tenuto conto delle circostanze, siamo andati molto meglio dell’anno scorso. E qui non vorrei far le figura di quei “politici” che avendo perso le elezioni cercano di dimostrare di averle vinte. Ma se con 6 mesi di non tennis abbiamo retto a quel modo significa che chi ha ha collaborato ha fatto un eccellente lavoro e quindi devo ringraziare almeno una cinquantina di amici che mi hanno sostenuto in tempi così difficili.

Del resto c’è un articolo che ha raccontato esaurientemente tutte le iniziative che sono fiorite in tempi di crisi, con lo sviluppo di tutti i social d’appoggio, Instagram (cresciuto di oltre 5.000 follower negli ultimissimi mesi), Facebook (cresciuto di 11.000), più i podcast, UbiRadio e chi più ne ha più ne metta. Ma direi che è particolarmente significativo il fatto che si siano pubblicati nel 2020 fino al 24 dicembre ben 4073 articoli, cioè una media di 11 articoli al giorno! Un impegno collettivo clamoroso da parte di tanti, tantissimi amici.

I tre articoli più letti:

  1. Tabellone maschile Roland Garros (96K)
  2. Sonego strapazza Djokovic (95K)
  3. Carreno Busta polemico con Djokovic (92.3K)

Follower social

Martina Trevisan al Roland Garros

Si respira nuova aria nel tennis italiano e questo senz’altro contribuisce a questi risultati. Infatti fioriscono di continuo varie iniziative, libri, spazi televisivi, interviste favorite anche dall’enorme sviluppo dei sistemi di videoconferenza causa smart-working  (Skype, Zoom, Video Hangout, Go to Meeting i primi che mi vengono in mente) e in Italia ha certo contribuito l’attesa per le prossime finali ATP a Torino.Già se ne parla ogni volta che si avvicina Berrettini, Fognini, Sonego e Sinner e tutti loro fanno capire di sognare di parteciparvi, pur consapevoli della difficoltà dell’impresa e quindi preoccupandosi anche di mettere le mani avanti. Ma insomma 2 anni fa questo sarebbe stato del tutto impensabile. Così come non era prevedibile che otto tennisti italiani conquistassero un posto fra i top-100 e altri fossero in procinto di bussare a quella stessa porta per entrarci anche loro, giovanissimi come Musetti in testa, ma non il solo.

Di riflesso ecco nuovi sponsor affacciarsi al tennis, anche di insolite categorie merceologiche, ecco nuovi manager internazionali che hanno scelto testimonial italiani. Tutto ciò lascia ben sperare per il futuro del tennis in Italia. Già in tempi recenti avevo osservato come stesse funzionando in Italia una diversa mentalità rispetto ad anni fa, come i team privati si fossero dati via via una filosofia operativa e una solidità strutturale ben diversa, come la FIT avesse finalmente cambiato atteggiamento e comportamenti nei loro confronti mettendo a punto un sistema oggettivo di incentivazione, dopo anni in cui si favorivano sistematicamente gli amici degli amici.

Mi ha fortemente stupito nei giorni scorsi leggere che, di fronte ai continui insuccessi del tennis sardo, Angelo Binaghi ha suggerito di commissariare il comitato regionale sardo. “Questo comitato va commissariato, è il peggiore della storia. E’ il peggiore che esista in Italia…Sono 25 anni che la Sardegna non esprime un giocatore entro i primi 300 del mondo. E nemmeno fra i primi 100 d’Italia! La Sardegna in 50 anni non è mai stata a un livello così basso…Nei primi 200 abbiamo 16 giocatori provenienti da 13 regioni che sono anche il prodotto di un sistema di tornei internazionali tra i migliori del mondo e la Sardegna, guarda caso, è la regione dove la maggior parte di questo tornei si gioca, ma non ha neanche un giocatore compreso fra i 142 italiani presenti nelle classifche ATP”.

Ipse, Binaghi, dixit.

Detto che a suo tempo fra i primi 100 italiani c’erano arrivati lo stesso Binaghi (fra il 20mo e il 30mo posto a cavallo degli anni 80), Murgia e Spiga, va detto anche che il presidente Antonello Montaldo, un fedelissimo di Binaghi, è stato rieletto recentemente e da 24 anni è a capo di quel comitato. Le critiche di Binaghi, uscite sull’Unione Sarda, hanno stupito i più…perché non solo Montaldo, ma tutti quegli uomini che hanno diretto il comitato regionale sardo, sono uomini che ha voluto e appoggiato sempre lui. Molti amici mi hanno scritto, proprio dalla Sardegna, segnalandomi quell’incongruenza, chiedendomi come me la spiegassi. Ho loro risposto che non me la spiego, ma dicendo che se quelle dichiarazioni le avessi fatte io…come minimo mi sarebbe arrivata una querela da qualche parte. Certo è che, sotto il lodevole impulso dello stesso Binaghi (e dell’autonomia finanziaria della Regione Sardegna, regione a statuto speciale) l’attività organizzativa, fra Coppa Davis, Fed Cup, tornei ATP e Futures vari al Forte Village, non ha certo fatto mancare la promozione del tennis. E tutto questo dà ragione alle critiche avanzate dallo stesso Binaghi.

Ma prima che qualcuno mi scriva…ma che c’entra Binaghi e la Sardegna con un articolo sugli auguri?, io devo dare atto alla FIT degli ultimi anni di aver cambiato registro e di aver aiutato lo sviluppo del tennis italiano e probabilmente Binaghi sta dando la sveglia ai dirigenti della sua regione come a suo tempo l’ha data a quelli nazionali. Magari sarebbe più facile raggiungere lo scopo cambiandone alcuni, ma questo non rientra nella sua mentalità: da una parte gli amici che restano sempre dove stanno anche se incompetenti e dall’altra i nemici che restano tali anche se competenti. Per fortuna anche se la Sardegna fa acqua – e non si può nemmeno dire che è inevitabile solo perché si tratta di un’isola!, la Sicilia invece con il sempre più convincente Caruso e altri ragazzi che si distinguono nel campionato di serie A è invece regione all’avanguardia – l’Italtennis invece sta vivendo un momento felice ed è questo quel che più conta.

Salvatore Caruso – Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Io ho grande fiducia che i nostri migliori giovani tennisti, che sono in grande parte ottimi amici fra loro e con i rispettivi coach e spesso si scambiano utili informazioni, facciano notevoli progressi nel 2021. Berrettini, Sonego, Sinner, più degli altri che sembrano avere caratteristiche più da “terraioli” come ad esempio Cecchinato, paiono oggettivamente in grado di farli. Contemporaneamente per alcuni dei “vecchietti” – in particolare Federer per via dei suoi problemi al ginocchio e di una rentree che sulla soglia dei 40 anni non può essere come quella compiuta a 36 nel 2017 – ma anche Nadal e Djokovic, non sarà del tutto scontato ripetere risultati e classifica che nel 2020 è stata protetta anche dai risultati del 2019. I vari coach da Santopadre e Rianna, a Piatti e Volpini, a Arbino, Tartarini e Melaranci sono preparati e ambiziosi. Faranno bene. Insomma nelle fasi finali dei tornei che distribuiscono più punti, Slam, come Masters 1000, si dovrebbe trovare più facilmente la strada giusta, se ben preparati. E i nostri saranno sicuramente ben preparati.

Credo che anche le ragazze, Martina Trevisan in testa, con l’incognita delle condizioni fisiche di Camila Giorgi, e poi la Paolini, la Cocciaretto, la Pigato e le altre dovrebbero poter fare dei progressi significativi. L’onda azzurra maschile favorisce e trascina anche quella femminile, forse.

Sarà interessante anche constatare i progressi che altri ragazzi sicuramente faranno. I nomi li conoscete tutti. Thiem, Zverev, Tsitsipas, Shapovalov, Aliassime, Rublev, de Minaur, ma anche Coric, Humbert… e fra le donne il ritorno di Barty, Andreescu, le conferme di Kenin, Osaka, Pliskova, insieme alla Halep, alla Muguruza, la Swiatek, la Sabalenka, e le incertezze relative alle mamme, Serena Williams, Azarenka, Clijsters (sì, perché no?).

Auguro a tutti i tennisti azzurri un 2021 denso di successi. Al di là della mia passione certamente “patriottica” per il tennis, Ubitennis ha tutto l’interesse a che i tennisti azzurri vincano il più possibile. Di certo l’ATP del presidente Andrea Gaudenzi e del CEO Massimo Calvelli – che jella hanno avuto al loro primo anno di dirigenza la pandemia! Di certo il precedente presidente Kermode si sarà rallegrato di non trovarsi più al comando della baracca – sarebbero contenti se il tennis italiano fosse presente a Torino con qualche suo elemento così come nei Masters 1000 nelle fasi finali.

Concludo prioprio come lo scorso anno: a voi tutti lettori i miei migliori auguri per un bellissimo Natale e per un Felice Anno nuovo, ringraziando coloro che hanno accolto il mio appello di 12 mesi fa, quando vi chiesi di aiutarci a crescere nel numero dei follower sui vari social condividendo quel che vi piace – ogni tanto vi piacerà qualcosa! – con i vostri amici che ancora non hanno scoperto alcuni nostri servizi. Speriamo di poter tornare a seguire con i nostri inviati il maggior numero di tornei possibile. Il tennis va seguito sul posto, non alla tv, se si vuole fare buon giornalismo. Anche se, come diceva Orson Welles “Il montaggio è tutto”. Se le telecronache talvolta non sono dei livelli di un tempo è anche per questo: è difficile farle davvero bene stando chiusi in una cabina a Milano o a Roma mentre si gioca a New York o a Parigi.

Ubitennis ha continuato a istruire nuove leve verso il giornalismo e io a questo proposito mi devo fortemente scusare con tutti coloro (tanti) che ci hanno inviato la loro disponibilità a collaborare e non ho ancora richiamato. Riprovateci.

Chi abbia voglia di provare, di cimentarsi, contatti direttaubitennis@gmail.com , mandi un CV più esauriente possibile, con tutti i propri contatti e abbia tanta pazienza, perché le nostre forze non disdegnano nuovi aiuti – per esempio per formare un team Instagram anche in versione inglese – e approfitto qui per ringraziare moltissimo il gruppo dei traduttori che ci consente di fornirvi contenuti eccellenti. Mi sono ripromesso di contattarli in questi giorni e lo farò.

Chiudo qui questo lungo, lunghissimo messaggio con gli auguri per un felice Anno Nuovo a tutti voi, alle vostre famiglie, a chi sta bene ma soprattutto a chi sta meno bene, ringraziandovi per esserci stati vicini. Vi trasmetto anche gli auguri di Rino Tommasi e Gianni Clerici con i quali sono sempre in contatto. Buon tennis a tutti, basta con le mascherine, speriamo di rivedere anche il pubblico attorno ai campi di tennis, è stato triste vedere spalti vuoti quasi ovunque, spero che per Roma e gli Internazionali si possa rivederlo (anche se probabilmente ancora “mascherato”), coraggio anche ai Don Abbondio che non ce l’hanno, non è vero che non se lo possono dare.

Ubaldo e tutta la squadra compatta di Ubitennis

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ATP

Medvedev: “Non importa se Nadal e Djokovic non ci sono, vincere è sempre una sensazione particolare”

Un rilassato Daniil Medvedev ha incontrato la stampa a Montreal: “Visto che non ho potuto giocare Wimbleodn ho fatto una intensa preparazione fisica”

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Daniil Medvedev - Los Cabos 2022 (foto Twitter @AbiertoLosCabos)

Un abbronzatissimo Daniil Medvedev, reduce dalla vittoria all’Abierto de Tenis Miftel di Cabo San Lucas, si è presentato per la consueta conferenza stampa pre-torneo all’Omnium Banque Nationale di Montreal con circa due ore di anticipo, dal momento che la pioggia aveva cancellato la sua sessione di allenamento e quindi si è “liberato” molto prima del previsto.

La mancata partecipazione a Wimbledon a causa del ban nei confronti dei giocatori russi ha permesso al n. 1 del mondo di prendersi un po’ di pausa in questo periodo che solitamente è molto intenso, e anche di lavorare molto dal punto di vista fisico. “Ho fatto una settimana di vacanza a Maiorca dopo il mio ultimo torneo, poi mi sono riposato a Monaco per qualche altro giorno, e successivamente ho fatto un blocco di preparazione fisica piuttosto intensa di circa tre settimane. Quando si hanno 16, 18 anni è bene lavorare sulla tecnica del gioco, perché è in quell’area che si possono fare miglioramenti importanti. Quando invece si è un po’ più vecchi è bene lavorare più sull’aspetto fisico, perché non ci sono più molti margini sull’aspetto tennistico. Mi sento molto bene fisicamente, sono contento di aver vinto a Los Cabos e spero di poter giocare delle buone partite qui”.

L’assenza di Nadal e Djokovic in questo torneo non fa troppa differenza per Medvedev: “Sono qui per vincere. Ho sempre fame di vittorie, l’obiettivo è quello di vincere tutti i tornei ai quali partecipo. Ovviamente è più semplice se non ci sono loro, dato che vincono quasi tutti i tornei ai quali partecipano, ma l’obiettivo per me rimane vincere, sia che dall’altra parte ci sia il n. 2 del mondo, sia che ci sia un qualificato o una wild card. Certo le sensazioni sono diverse se si batte uno dei Big 3, anche se non ho mai battuto Federer, però vincere un torneo importante come questo è comunque un’ottima sensazione”.

 

Ora che la stagione si appresta a lanciare la sua tornata finale, con l’ultimo Slam alle porte che poi tirerà la volata verso le Nitto ATP Finals di Torino, si inizia a guardare con interesse chi può essere in corsa per il n.1 di fine anno, che oltre a costituire un titolo di grande prestigio tende anche a garantire bonus importanti nei contratti di sponsorizzazione. “Non seguo troppo le classifiche – ha detto Medvedev – per esempio quando a Los Cabos sono arrivato in finale l’intervistatrice sul campo mi ha detto che sarei arrivato sicuramente allo US Open da n. 1. Non ne avevo idea… In ogni modo ci sono 4000 punti in palio in questi tre tornei, e l’obiettivo è ottenere il massimo. So che Nadal e forse anche Alcaraz sono piuttosto lontani nella Race, tuttavia proverò ad ottenere il massimo che posso raggiungere”.

Medvedev esordirà probabilmente mercoledì dopo aver usufruito di un bye al primo turno e se la dovrà vedere con il vincente della sfida tra Sebastian Baez e Nick Kyrgios.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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WTA Toronto: una commovente Serena Williams torna al successo dopo un’astinenza di 430 giorni

Primo turno positivo per la due volte campionessa Halep e per la finalista in carica Pliskova, a cui va il derby ceco con Krejcikova. Rybakina fa sua una battaglia disumana con Bouzkova, Ostapenko in scioltezza

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Serena Williams – WTA Toronto 2022 (foto via Twitter @WTA)

Day 3 al National Bank Open presented by Rogers di Toronto, ma prima giornata di gare dedicata al tabellone principale dell’edizione 2022 della versione femminile del Canadian Open. Quest’anno il torneo di categoria ‘1000’ riservato alle donzelle del circuito è di scena nella metropoli che si estende lungo le rive del lago Ontario, un appuntamento del tennis femminile mondiale giunto alla 120esima edizione nel Paese della foglia d’acero.

Ad aprire il programma della sessione diurna, alle 11.00 locali – le 17.00 italiane – sul Centre Court è stata la testa di serie numero 15 e due volte campionessa del torneo (2016 e 2018, entrambe le volte a Montreal) Simona Halep. L’attuale n. 15 WTA si è imposta nettamente, quando l’orologio aveva appena visto scoccare il secondo minuto successivo alla prima ed unica ora di gioco del match, concedendo soltanto due giochi6-0 6-2 – alla qualificata croata Donna Vekic. Era il terzo confronto diretto tra le due giocatrici e, così come quello odierno, anche i primi due si erano tenuti in Nord America ma soprattutto in tutti e tre i casi si è sempre materializzato un risultato senza storia per l’ex n. 1 del mondo: nel 2013 allo US Open la rumena cedette soltanto un gioco in più rispetto allo scontro canadese, mentre la n. 82 del ranking riuscì a rendere meno amaro il ko subito ad Indian Wells cinque anni fa arrendendosi per 6-4 6-1.

UNA SOLIDA HALEP PARTE BENE NEL TORNEO – Primo set a dir poco a senso unico, con l’unico momento di equilibrio rappresentato dal primo game del match: Simona infatti dopo aver tenuto ai vantaggi il suo primo turno di servizio, ha lasciato per strada solamente cinque punti infliggendo il bagel alla 26enne di Osijek. Rapporti di forza che non sono per nulla cambiati nella seconda frazione, un 6-2 che poteva essere un altro cappotto se solo la giocatrice balcanica non avesse cancellato tre palle break nel secondo gioco e quattro sul 1-4. A fare la differenza la resa del servizio: Halep ha fatto registrare l’87% di punti vinti con la prima e il 63% con la seconda, al contrario Vekic rispettivamente il 52% e il 23%. Questi numeri testimoniano come la 30enne di Costanza oggi sia stata invalicabile alla battuta, difatti non ha offerto neanche un break point nell’intero scontro. Inoltre hanno pesato anche i quattro doppi falli della croata, commessi in momenti cruciali della partita.

 

IL CUORE DI SERENA – Ma la grande notizia di giornata, che non può che riempire di felicità il cuore degli appassionati della racchetta, è il ritorno alla vittoria dopo la bellezza di 430 giorni di astinenza dell’irriducibile Serena Williams, che ha superato la qualificata spagnola Nuria Parrizas Diaz con lo score di 6-3 6-4 dopo una battaglia di poco meno di due ore. L’ultima gioia era arrivata il 4 giugno 2021 al terzo turno del Roland Garros con un doppio 6-4 su Danielle Collins. La 23 volte campionessa Slam era ritornata alle competizioni, dopo più di un anno di assenza con l’ultimo match disputato a Wimbledon 2021 contro la bielorussa Aliaksandra Sasnovich – nel quale la 40enne statunitense si ritirò uscendo dal campo in lacrime dopo uno strappo muscolare -, lo scorso 21 giugno in doppio affianco di Ons Jabeur nel WTA 250 di Eastbourne.

Quel rientro non è stato che l’antipasto, prima di ricalcare nuovamente in singolare il sacro prato dei Championships e subire però l’amara sconfitta in rimonta al tie-break finale per mano della francesina Harmony Tan. Oggi, invece, 8 agosto prendeva il via un nuovo capitolo della saga di Serena: probabilmente quello conclusivo della sua strabiliante carriera, con l’ultima apparizione nello swing sul cemento estivo e la last dance sui campi di casa a Flushing Meadows.

Lo spartiacque del duello, che ha letteralmente esondato gli argini del match spianando la strada verso il successo della minore delle Williams, è l’infinito ottavo game del secondo set. Un gioco che definire banalmente maratona o fiume è assolutamente inopportuno, dato che abbiamo assistito ad una lotta furibonda con pochi eguali nel recente passato: 18 minuti e mezzo la durata, 24 punti contesi, 4 palle break frantumate e sono servite addirittura 6 palle game alla leggenda a stelle e strisce per porre fine alla resistenza iberica. Come era abbastanza facile prevedere, gli strascichi di questo turning point si sono risentiti pesantemente indirizzando, difatti, l’esito della sfida. Questo perché la campionessa americana ha poi approfittato della scia favorevole e con il vento in poppa ha breakkato nel game successivo, piazzando così la spallata conclusiva alla partita, la quale è stata sigillata senza patemi con il fondamentale d’inizio gioco. Molto bene in battuta Serena, 7 ace scagliati per lei e un buon 67% con la prima sia per presenza in campo che per capacità di farla fruttare.

Ma ciò che ha avuto più impatto nell’incontro, è stata l’abilità di Serena di farsi trovare pronta quando la palla pesava maggiormente: 7 break point salvati su 8. Un dato che dimostra come l’ex n. 1 mondiale abbia fatto la differenza nelle fasi delicate del match, tant’è vero che ha vinto entrambi i parziali in volata. In conclusione possiamo dire di aver ammirato una commovente Williams, capace ancora di pressare le avversarie attraverso il peso specifico del suo nome, della sua storia e di quello che rappresenta. Non la miglior versione di sempre della “Regina”, non quella dominante in lungo e largo del prime della carriera, ma una tennista ancora vogliosa di combattere, di non piegarsi ai limiti fisici che l’età e i pochi match giocati nell’ultimo periodo le impongono: una splendida tennista, che è in grado tutt’ora di far emergere in toto il proprio invidiabile carisma, che ha l’umiltà di soffrire per superare le avversità come una qualunque e che più di tutto vuole che il microcosmo del tennis la ricordi nel modo più luccicante e non sbiadita e arrancante. Ora per la tre volte campionessa del torneo, fra l’altro vittoriosa sempre a Toronto – 2001, 2011 e 2013 – la vincitrice del confronto tra Bencic e Martincova.

RYBAKINA VINCE LA LOTTA TITANICA CON BOUZKOVA – Sul secondo campo per importanza dell’Aviva Centre, la National Bank Grandstand, la prima sfida di giornata vedeva fronteggiarsi la fresca trionfatrice a Church Road Elena Rybakina e la talentuosa ceca Marie Bouzkova. La kazaka che a causa della mancata assegnazione dei punti a SW19 non ha potuto fare il proprio ingresso nella Top Ten mondiale, dopo la sorprendente cavalcata che le aveva garantito il primo Major della sua giovane carriera, era rientrata nel circuito la scorsa settimana al WTA 500 di San José. Ma proprio per via dell’attuale classifica di cui dispone (n. 27) si è trovata a dover affrontare un primo turno molto ostico, venendo eliminata con tanto di 6-0 nel terzo set dalla futura campionessa del torneo – nonché finalista in carica – Kasatkina. Ebbene anche in Canada il sorteggio non è stato benevolo nei suoi confronti, mettendola subito di fronte ad una delle giocatrici più in forma del momento, che da poco aveva firmato il primo titolo nel Tour a Praga.

Ne è venuto fuori uno scontro titanico, degno delle imprese di Leonida e dei suoi 300 fedeli spartani sull’eroico suolo del passo delle Termopili: 3h3 di match, con due set durissimi e decisi sul filo del rasoio che di conseguenza hanno dato vita ad una frazione finale condizionata dalla fatica accumulata. Elena alla fine si è imposta per 7-5(3 )6-7 6-1, prevalendo con il proprio tennis fluido e pulito e facendo leva sulla stanchezza della n. 47, che è dovuta passare anche dalle qualificazioni. La 23enne di Mosca ha mostrato le sue solite doti in battuta: 6 ace scaraventati ed un ottimo 70% di realizzazione con la prima, Marie eliminata nonostante un più che dignitoso 68% sulle palle break salvate (15/22).

OSTAPENKO SI CONFERMA CON KALININA – Ritrova il sorriso anche la campionessa del Roland Garros 2017 Jelena Ostapenko, che non calcava un campo da tennis dagli ottavi di Wimbledon quando si arrese alle affettate di mamma Maria. La lettone, tds n. 16, ha battuto nel secondo match sul Court 1 per la seconda volta in meno di tre mesi l’ucraina Anhelina Kalinina, con il punteggio di 6-4 6-2 in poco oltre l’ora di gioco. Le due infatti si erano già incrociate a Eastbourne, anche in quel caso comoda affermazione dell’ex n. 5 del mondo. Jelena ha messo in cascina il set iniziale nel rush finale, strappando quando l’avversaria serviva per rimanere nel set. Partenza invece a razzo nel secondo per la 25enne di Riga, che però poi si fa riprendere dal 3-0 salvo risvegliarsi dal torpore in tempo e rimettere tutto apposto con altri due break tra il sesto e l’ottavo game, l’ultimo della gara. Uno straordinario 81% di realizzazione con la prima per Ostapenko, ed un altrettanto meraviglioso 83% (5/6) sul salvataggio delle palle break.

NON C’E’ DUE SENZA TRE, ANCORA PLISKOVA – Altro incontro che prometteva spettacolo, e che certamente suscitava un appetitoso languorino d’interesse era il derby ceco – secondo incontro in programma sulla Grandstand – tra la tds n. 14 Karolina Pliskova e la vincitrice dello scorso Open di Francia Barbora Krejcikova. S’incontravano per la terza volta, dopo proprio un duello a Bois De Boulogne nel 2018 vinto da Karolina in due set ed uno l’anno passato alle Finals di Guadalajara, con affermazione sempre dell’ex n. 1 ma in rimonta dopo aver subito un bagel. La 26enne di Brno non ce l’ha fatta neanche questa volta, quasi succube della più esperta connazionale: 6-3 6-4 in un’ora e mezza per la due volte finalista Slam.

Non sono tuttavia mancati vari ribaltamenti dell’inerzia, mai sopita, con la quattordicesima forza del seeding che è salita immediatamente 3-0, in seguito la furia inondante di Barbora ha rimesso il tutto sui binari dell’equilibrio. Infine a chiusura di una frazione dove ci sono stati addirittura 5 break su 9 game totali, Pliskova ha saputo trovare dentro di sé la forza per l’ultimo scatto verso il traguardo. Stesso identico avvio nella ripresa, ancora parzialotto della 30enne di Louny e di nuovo break nell’ottavo gioco, quello che aveva deciso il primo set. La differenza è che quest’ultimo, stavolta, viene messo a referto dalla mancina in campo; ma è soltanto un acuto che non può mettere in discussione l’esito della partita. Ragguardevole bottino di ace (7) per Karolina, ma anche importante dato sui break point sventati: 67% (6/9). Continua quindi la crisi di Krejcikova, che a Praga difendeva il titolo ma ha abdicato ad Hibino (n. 251) mentre Pliskova risentendo l’aria canadese riparte da dove si era fermata, ovvero dalla finale persa contro la nostra Giorgi.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI TORONTO

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WTA Toronto, Trevisan subito eliminata da Haddad Maia

Non riesce la rimonta a Martina Trevisan, sconfitta in tre set dalla brasiliana

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Martina Trevisan - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

B. Haddad Maia b. M. Trevisan 6-2 2-6 6-2

Finisce subito il National Bank Open presented by Rogers di Martina Trevisan. L’azzurra si arrende in tre set alla brasiliana Beatriz Haddad Maia che la precede di due posizioni nel ranking (è n. 24 WTA), ma è certamente più a suo agio della nostra sulle superfici rapide. Brava Martina a reagire nel secondo parziale approfittando di un calo nella percentuale di prime dell’avversaria (comunque appena sopra il 50% nel corso dell’intero match) e a farle perdere sicurezza da fondo soprattutto con il dritto spedendo colpi carichi e profondi con abbondante margine sopra la rete. Nulla da fare però nel terzo set, contraddistinto da un inizio estremamente falloso di Trevisan.

PRIMO SET – Nel primo game Martina annulla ben quattro palle break prima che Haddad Maia le strappi il servizio alla quinta occasione utile. Nel gioco successivo Trevisan ha possibilità di tornare in parità nel punteggio ma la brasiliana è brava ad annullare le due chances di break. L’italiana è molto fallosa da fondo campo, pare non reggere l’intensità messa in campo dall’avversaria che nel frattempo si è portata avanti di un altro break; si gira sul 4-1. Il servizio di Haddad Maia ha fatto soffrire Martina per tutta la durata del primo set che si è chiuso con il punteggio di 6-2.

 

SECONDO SET – Haddad Maia continua imperterrita nella sua marcia anche in apertura di secondo set, macinando punti con la sua prima di servizio alla quale Trevisan non riesce a rispondere. Martina comunque è dentro alla partita e adesso tenta di tenere l’avversaria lontana dalla linea di fondo cercando di toglierle le soluzioni più comode. L’azzurra riesce nell’intento di breakkare Haddad Maia nel quarto gioco complice un turno di battuta con poche prime della brasiliana. Qualche brivido per Trevisan arriva sul 4-2 quando da sotto 15-40 riesce a riaggiustare un game che poteva rimettere la brasiliana in corsa per il set. L’azzurra chiude il secondo 6-2 strappando nuovamente il servizio alla brasiliana. Si deciderà tutto nel terzo.

TERZO SET – Dopo aver conquistato il secondo set, una doccia fredda risveglia Trevisan riportandola alla magra realtà che aveva contraddistinto l’intera frazione inaugurale. Martina complice delle evidenti difficoltà al servizio, in particolar modo un fastidioso fallo di piede, sprofonda in una spirale negativa di errori grossolani messi in fila in serie. L’azzurra va costantemente fuori giri con entrambi i fondamentali, ha totalmente perso le misure del campo, e se ciò non bastasse si dimostra alquanto provata dall’aver smarrito sicurezza nel suo gioco. Così i nervi della mancina toscana non possono che gradualmente ed inesorabilmente iniziare a vacillare: s’inginocchia dopo i gratuiti come segno di disprezzo nei confronti delle proprie maldestre esecuzioni, oltre ad esibirsi in continui dialoghi introspettivi, i quali a volte sfociano verso il suo angolo nel tentativo, da parte della 28enne fiorentina, di trovare supporto alle proprie tesi.

Haddad Maia si limita a rimandare la palla dall’altra parte e a spingere maggiormente la risposta, forte del vantaggio accumulato. Infatti la n. 24 WTA parte nel set decisivo con un parziale a lei favorevole di 16 punti a 5, che fa da contro altare a quello con cui l’italiana aveva chiuso la seconda partita – filotto di 8 punti consecutivi – e che a livello di punteggio corrisponde ad un inequivocabile 4-0, frutto di due break di vantaggio. La n. 1 del tennis italico però non molla, rimane nel match, e anche grazie a qualche verticalizzazione in più ma soprattutto per via della tensione che colpisce la brasiliana al momento di dare la spallata definitiva all’incontro; prima interrompe l’emorragia e poi aiutata da due doppi falli della giocatrice verdeoro si riporta in scia a due game di distanza. Ma purtroppo Trevisan non sfrutta la chance per accorciare ulteriormente e dopo due unforced in uscita dal servizio, a completare la frittata è un comodo dritto in avanzamento affossato malamente in rete, che regala di nuovo il doppio break di vantaggio a Beatriz. La nativa di San Paolo non trema, e a 30 chiude i giochi dopo poco più di due ore di partita.

Ha collaborato Cipriano Colonna

Il tabellone del WTA 1000 di Toronto

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